Sabato 30 ottobre 2004
I post che non ho scritto durante la settimana, in una botta sola
Durante la settimana ho pensato (e dimenticato) numerosi post che avrei voluto condividere con i miei affezionati venticinque lettori. L'oblio ne ha sancito l'evidente irrilevanza. Provo a riassumere quel che la mia memoria ha faticosamente ritenuto
Insonnia
Sono sveglia dalle quattro, ossessionata dal lavoro arretrato e da qualche domanda di troppo. Ognuno ha i suoi tormenti. I miei, ahime', hanno a che fare soprattutto con la letteratura. La frequento, la insegno, la amo, ma ancora ( e chissa' mai se sara' possibile) non ho risolto le domade fondamentali: che cos' e' la letteratura? a che cosa serve, se serve? cosa andiamo cercando nei libri? se diciamo che la letteratura e' qualcosa di utile, che cosa intendiamo per utilita'?
Ho appena terminato di leggere il saggio di Amedeo Quondam, Petrarca, l'Italiano dimenticato, e sono stata costretta a fare i conti con qualche mio pregiudizio, legato non tanto a Petrarca, o a Dante (il libro di Quondam racconta le vicende alterne della fortuna di questi nostri antenati in relazione alla costruzione del paradigma identitario della Nazione a partire dall'Ottocento), quanto all'idea che nel corso degli anni mi sono fatta sul ruolo che il letterato ha, o dovrebbe avere, all'interno della societa'. Dante, lo scrittore impegnato, il fustigatore dei vizi pubblici e privati della sua epoca, il genio che non ha disdegnato di abbassarsi fino alla folla indifferenziata dei lettori di ogni tempo, che ha voluto parlare a tutti, fin nelle piazze e nelle taverne, purche' avessero occhi e orecchie per intendere; e Petrarca, tormentato e ansioso, poeta sdegnosamente aristocratico, letterato di professione, prototipo dell'umanista, iniziatore di un nuovo rapporto con il mondo antico, un rapporto geloso, esclusivo, forzatamente per pochi. Ma soprattutto: Dante, l'artista che si sporca le mani con le contraddizioni del mondo reale, Petrarca, letterato fino al midollo e nobilmente orgoglioso della sua autonomia, appunto, di letterato ... e per questo padre di ogni manierismo, primo, inconsapevole colpevole di quel fossato che in Italia ha sempre separato letteratura e vita. Classicismo, petrarchismo, culto della bella forma fine a se stessa, retorica asfittica, parole che inseguono solo altre parole: contro questi vizi la letteratura in Italia ha dovuto combattere, spesso risultando sconfitta. Storia vecchia ma anche, disgraziatamente, storia nuova, nuovissima. In questo ho creduto fermamente fino a non molto tempo fa.
Non mi rendevo conto che la polarizzazione estrema del mio giudizio era frutto, comunque, di una dinamica storica (ed ideologica) ben precisa (che Quondam indaga dettagliatamente, sia pure con qualche punta polemica di troppo, e per questo rimando al suo libro quanti dei miei venticinque lettori siano interessati ad approfondire la questione ). Ma soprattutto non volevo ammettere che in realta' ero assai piu' contraddittoria di quanto non volessi riconoscere. E, in fondo, alla letteratura intesa esclusivamente come "impegno", o come specchio della realta', non ho mai creduto davvero. Altre sono le qualita' che mi affascinano: la leggerezza, il gioco, la sottigliezza, l'equilibrio formale, l'accuratezza stilistica, persino una certa carenza di puntigliosa serieta'. E mi ritrovo ad essere petrarchista mio malgrado. Anzi, peggio: callimachea, se ho potuto definire Callimaco, in riferimento alle mie antiche passioni di diciottenne inquieta, "amatissimo"
Perché quando all'inizio posi la tavoletta
sulle mie ginocchia, mi disse Apollo Licio:
"Carissimo cantore, quanto più grasso il sacrificio
devi allevare, ma la Musa, amico caro, sottile!
E in più anche ciò ti comando, che dove non passano i carri
tu cammini, e non lungo l'orme altrui
spinga il cocchio, né lungo via larga, ma per strade
non toccate, pur se ne passerai di troppo strette!"
Gli obbedii: perché cantiamo tra coloro che amano l'acuto suono
della cicala, e non amano lo strepito degli asini.
Come la bestia orecchiuta si metta a ragliare
un altro: ma io possa essere l'insetto lieve e alato,
ah, sul serio, affinché la vecchiaia, affinché la rugiada io canti,
mangiando cibo che stilla dall'aere divino,
e poi me ne spogli, che tanto è su di me il peso,
come l'isola tricuspide sul funesto Encelado!
Non c'è da indignarsi: perché quanti le Muse da giovani guardaron con sguardo
non bieco, da vecchi non li escludono dall'amicizia.
(E sarò come il cigno che, quando non) può più muovere l'ala,
(col suo canto) allora è più solerte.
Lo ripeto: ognuno ha i tormenti (e le insonnie) che si merita.
Sono fuori di testa ...
o meglio, il blog mi ha dato alla testa. A [Fuori di Classe] e "Lo zoo delle idee", che sono legati al lavoro che svolgo nelle mie classi, si è aggiunto un nuovo blog: Sismogramma, il blog di HPC, il giornale degli studenti liceali di Piombino. Per lunghi anni sono stata responsabile del giornale della scuola: nel 2003 mi sono presa, come dire, un "anno sabbatico", ma ora il giornale è tornato e naturalmente ho convinto la redazione a sfruttare pienamente la risorsa blog. Staremo a vedere come andrà a finire. Per ora siamo agli inizi e c'e' ancora tutto o quasi da costruire e/o ricostruire (per questo "Contaminazioni" langue un poco). Ma sono sempre più convinta che oggi la pratica della scrittura nella scuola debba passare anche per Internet ( e basta con la banalità della cosiddetta "alfabetizzazione informatica": si impara ad usare il computer appunto usandolo, e usandolo quanto piu' possibile normalmente nella quotidiana prassi didattica): per cui provo e faccio esperimenti (poi, naturalmente, ho anche da correggere una cinquantina di compiti tradizionali su tradizionali fogli protocollo: ma vuoi mettere il divertimento ... )
I miei ragazzi ci stanno provando ...
"Lo zoo delle idee" sta lentamente arricchendosi di contributi. Insomma, "piccoli blogger crescono". Qualcuno vuole contribuire alla discussione? Abbiamo bisogno di ampliare la nostra platea!
Lodoli, l'uomo triste
Tutte le volte che leggo qualcosa di suo (come questo articolo, peraltro abbondantemente commentato nei vari blog, segno che il catastrofismo in qualche modo paga) mi viene una gran tristezza. Mi ispira compassione. Quasi quasi mi dimentico che facciamo il medesimo mestiere, e che, guardacaso, si tratta di un mestiere che, fra un' incazzatura e l'altra, mi tira ancora moltissimo.
Io le mutande Dolce e Gabbana non le porto, per raggiunti limiti d'eta', ma gli ultimi jeans (mia divisa canonica, da brava ex-ragazza degli anni Settanta) che mi sono comprata hanno la vita bassa, anche perche' e' complicatissimo trovarne di altro genere: spero molto nella prossima collezione vintage della Levi's.
D'altra parte, com'e' che cantava Guccini a proposto dell' eskimo? "Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per necessita' ... ", segno evidente che gia' ai tempi di "Amerigo" l'eskimo, da fiera divisa politica, era diventato semplicemente una moda come un'altra.
La mia fase trasgressiva l'ho vissuta dai ventidue anni ai ventiquattro, gia' laureata dunque, ed e' consistita, piu' o meno, nel frequentare discoteche e nel "fare la scema", come criticava mamma', in pieno delirio da disimpegno e sbornia da superficialita': una fase che, prima o poi, andava attraversata. Del resto, eravamo ormai arrivati agli sciagurati anni Ottanta (gia' l'epoca degli yuppies, se non erro) e le alternative erano poche.
Ovvia, i ragazzi sono ragazzi e l'istinto del branco li accompagna inesorabilmente anche quando giocano a fare gli alternativi. E' vero ora, era vero trent'anni fa. Ma gli adolescenti, comunque, conservano un minimo di ingenuita'. Ancora hanno la possibilita' di cambiare strada, se vogliono. Ancora riescono a vergognarsi un po' del loro conformismo. Sono gli adulti che in questo peccano senza pudore. La colpa peggiore? Le frasi fatte.
Negli anni Sessanta mio padre comprava il Borghese, la rivista del duo Mario Tedeschi e Gianna Preda. Io mi divertivo moltissimo con le vignette di Fremura. Al centro della rivista c'era un inserto fotografico, nel quale, non senza un certo pruriginoso compiacimento (tipicamente "borghese",appunto) si mettevano alla berlina le degenerazioni morali dei ruggenti Sixties: dalle facce cadenti e decomposte di certi politici alle fanciulline senza pudore che osavano far salire l'orlo della gonna fin quasi alle mutandine. O tempora o mores, almeno a giudicare dalle didascalie, ma intanto la foto non nascondeva, non alludeva, ma istigava, come dire, un certo voyeurismo alla Scarpia (Tosca, mi fai dimenticare Iddio!).
Mia madre mi proibiva la minigonna, perche' "avevo le gambe troppo lunghe e sarei risultata volgare". Se le gambe lunghe erano una controindicazione, che dire di quelle corte a barilotto e del culo basso? Una domanda che spesso mi sono posta. Tornando all'attualita', i rotolini di ciccia nei pressi del bellìco, sono provocanti oppure no?
Questa polemica sulla "vita bassa" mi ha riportato indietro di qualche decennio. Mi sa che anche a quei tempi i problemi erano altri.
P.S. Su Lodoli, leggi anche qui
Bocciati in storia ( anche in geografia)
Nella malinconica assemblea di genitori ed insegnanti della quale do notizia nel post precedente, fra le altre cose ci sono stati mostrati dei tristissimi volumetti di aggiornamento (sic!) dei programmi di storia e geografia in accordo con la neonata riforma Moratti. In sintesi: l'anno prossimo, alla scuola media, i ragazzini inizieranno il programma di storia dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Visto che non affronteranno piu' la storia antica prima del loro ingresso nella secondaria superiore, qualche bello spirito ha pensato di aggiustare la faccenda, obbligandoli a ristudiare in quinta elementare le medesime cose che gia' hanno affrontato in terza e quarta (l'anno scorso si sono fermati alla scoperta dell'America), naturalmente con il medesimo linguaggio e con la stessa insegnante: dalla preistoria fino ai Romani. Stessa cosa per la geografia: l'anno scorso hanno studiato le regioni d' Italia? E quest'anno le ristudiano, pari pari, visto che la media prevede di fornire, in tre anni, solo nozioni sulla vecchia Europa. Qualcosa del genere, pare, anche nell'aritmetica: con i nuovi programmi dalle elementari scompare lo studio delle frazioni. E chi gia' lo ha cominciato? Peggio per lui, che smetta.
Le maestre hanno deciso, in linea di massima, di ignorare il diktat ministeriale e di continuare, almeno con i bambini gia' arrivati alla fine del ciclo elementare, con i programmi avviati. Come buon senso suggerisce, fra l'altro (non e' forse normale prevedere che i nuovi contenuti siano presentati a partire dalla terza elementare e chi ha cominciato in un modo finisca cosi' come ha iniziato?): ma la gatta frettolosa, come si dice, partori' i gattini ciechi e qui di fretta ce n'e' stata parecchia, forse indotta dal timore che rimandare l'applicazione immediata delle linee programmatiche previste dalla riforma avrebbe condotto ad un loro progressivo svuotamento dall'interno, viste la resistenza e la perplessita' con cui esse sono state accolte dalla maggior parte degli operatori scolastici.
Che poi la toppa fosse peggiore dello strappo, questo non importava, naturalmente (mi chiedo, inoltre: il costo degli aggiornamenti al sussidiario su chi ricade? Come la faccenda dei libri di testo sia partita male sin dall'inizio, comunque, e' spiegato anche qui)
Smoke
Sono le 11.21 della mattina. Sono a casa. Non ho ancora fumato e non ho il minimo desiderio di farlo. Immagino che accenderò la prima sigaretta dopo pranzo. Durante la settimana, effettivamente, fumo di più. Quando sono a scuola, in genere, una sigaretta a ricreazione. In auto. Dopo cena. Prima di andare a letto. In ogni caso, mai nella stessa stanza dove si trovano i miei figli: d'estate, si fuma in terrazzo; d'inverno, nel bagno, con la finestra spalancata nonostante il freddo. I miei massimi giornalieri, non così frequentemente raggiunti, si attestano sulle dieci sigarette al giorno
Fumare fa male, lo so. Ma non smetto. Potrei: capitano giorni in cui mi dimentico, letteralmente, di accendere la sigaretta. Da questo punto di vista sono un'autentica viziosa: non soffrendo di dipendenza fisica da nicotina, fumo soltanto per il piacere di farlo. Forse la mia e' una dipendenza psicologica, non so. Qualunque sia il motivo, e di certo si tratta di un motivo irrazionale, non ho intenzione di entrare a far parte della sempre più nutrita schiera dei fautori dell'astinenza.
In classe di mio figlio (quinta elementare) alcuni bambini sono stati sorpresi a far finta compravendita con finti euro di finte sigarette di carta. Ansia e preoccupazione delle maestre e dei genitori: si sa, i rischi dell'emulazione, l'eta' delicata... Un tempo (o esistono sempre, anche se non politicamente corrette?) c'erano le sigarette di gomma americana o di cioccolata. Alcuni dei bambini sorpresi sono, guarda guarda, figli di non fumatori. Il caso e' stato illustrato con dovizia di dettagli nell'ultima assemblea di genitori ed insegnanti. Tutto un fiorire di pietosi casi familiari: padri, madri, parenti e amici vari che fumavano, inesorabilmente defunti per cancro fra atroci sofferenze. I genitori che fumano costretti in un angolo dalla potenza degli exempla addotti: eppure, ingiustificabili, continuano a fumare nonostante moniti e appelli. E pensare che il fumo, per di piu', puzza. I nostri figli sono stati prontamente reclutati nella crociata antivizio: "Mamma, perche' fumi?" Difficile rispondere. Il peso della colpa ci opprime. Comunque, uscita dalla scuola, senza esitazione mi sono accesa una sigaretta.
Banalmente, e forse stupidamente, il fumatore incallito riponde ai rimbrotti cosi': Tanto di qualcosa bisognera' pure morire. Sciocca giustificazione, d'accordo. Pero' vera. Smettiamo pure di fumare: ma non per questo verremo a patti con la nostra mortalita'. I rischi cui siamo esposti sono tanti, troppi e per di piu' incontrollabili. I moniti iettatori che appaiono stampati su ogni pacchetto danno l' illusione che il cipiglio severo possa qualcosa contro l'incertezza che sotterranea ci lima. Il salutismo si e' rapidamente trasformato in un deviante moralismo. E l'esigenza di controllo, alla fine, si nasconde dietro ogni moralismo, persino quello piu' in buona fede. Non possiamo reagire contro le minacce, vere o presunte, che quotidianamente ci spaventano e allora cerchiamo di rifarci contro bersagli piu' alla nostra portata. E chi oserebbe negare che il fumo, oggettivamente, nuoce gravemente alla salute?
Solo che, in ultima analisi, e' vivere che nuoce gravemente alla salute. Anche senza sigarette.
Pacifismo/pacifismi
Adriano Sofri su "Repubblica" dell' undici ottobre racconta la storia di Jean- Sélim Kanaan. La vicenda completa la potremo trovare in questo libro, scritto dallo stesso Kanaan. Jean - Sèlim Kanaan, funzionario ONU, che aveva definito la guerra americana in Iraq "illegale e vile", e' morto a 33 anni nell'attentato a Bagdad che uccise Sergio Vieira de Mello. Kanaan era nato nel 1970 da un padre egiziano di religione greco - cattolica e da una madre francese e protestante. Cresciuto in Italia, aveva studiato a Parigi, aveva trascorso l'adolescenza a Pechino e si era laureato a Harvard. Aveva vissuto in prima persona i drammi di Mogadiscio, di Sarajevo, di Pristina. E infine l'Iraq. Cittadino del mondo, cittadino di nessun luogo del mondo, esponente di quel meticciato di culture ed esperienze che fa tanta paura a chi, alla ricerca fanatica di una sicurezza identitaria, qualunque essa sia (dall'integralismo fanatico dei tagliatori di teste fino al pacifismo ideologizzato senza se e senza ma) rifiuta di accettare la complessita' e l'ambiguita' inesauribili del nostro tempo.
Dall'articolo di Sofri: "So - scrive Kanaan - che l' immagine che ho dato delle Ong e' lontana mille miglia dall' idea romantica e idealista che se ne puo' avere all'esterno: queste organizzazioni sono anche il luogo in cui si affermano ambizioni dubbie, ego ipertrofici ... Ma anche luoghi in cui si esprimono, come da nessuna altra parte, cameratismo e fraternita', e si incontra la gente piu' formidabile del mondo". Quanto alle Nazioni Unite, "la critica e il dissenso - dice Kanaan - non vi sono ben viste. Bisogna sopportare e stare zitti, niente liberta' di espressione. Ma io decido di dirlo, perche' il nostro lavoro e' nobile e sono persuaso che l'Onu puo' fare meglio". "So - conclude - che un giorno tornero', un po' come Ulisse, nella Roma in cui sono nato. Ma prima mi resta un lungo cammino da fare: arrivato a quello che mi sembrava il traguardo, mi accorgo, scrivendo questo libro, che sono appena all' inizio".
Un ricordo, qui
Guerre vinte
Questo preside spara seriose circolari. Qualcuno lo informi, pover' uomo, che la guerra contro i pantaloni a vita bassa, comunque, e' gia' vinta (quella contro il burqa, direi di no).
Leggi sull'argomento anche Michele Serra
Incazzature
La giornata di ieri era cominciata abbastanza bene. Prima di tutto ero a casa, complice un' Assemblea di Istituto con annessa manifestazione contro la Riforma Moratti. Poi mi sentivo ispirata, poeticamente ispirata, come dimostra questo primo post.
Il mio umore e' peggiorato subito quando mia figlia e' tornata e mi ha fatto sintetico resoconto dell'assemblea. Tanto per avere un minimo di contraddittorio, era stato invitato un esponenente di Forza Italia che, naturalmente, non si e' visto. A un certo punto e' intervenuto, a difesa della Riforma Moratti, un alunno di seconda (quindici anni), subito zittito da un'assordanta salva di fischi e improperi vari. D'altra parte, durante il corteo, sembra che uno degli slogan piu' gettonati fosse "La Moratti fa i pom ...i, Berlusconi gli scontrini": no comment. Tutta questa faccenda mi ha fatto montare il sangue alla testa. Cosa penso della Riforma Moratti e' noto. Ma che questi ragazzini, per lo piu' abbastanza ignoranti in merito all'intera questione ( e' provato, ve l'assicuro), abbiano impedito ad un loro coetaneo di parlare solo perche' stava esprimendo, magari goffamente, un punto di vista diverso dal loro, e tutto questo in presenza di alcuni insegnanti, mi ha, senza mezzi termini, disgustato. Conformisti sin da piccoli. E pronti a farsi forti del numero contro chi, per una ragione o per l'altra, non condivide i diktat della maggioranza.
E intanto, da queste parti, andava avanti la discussione sulla natura e le finalita' del blog.
Poi ho accompagnato mio figlio agli allenamenti di scherma. Quando sono andata a riprenderlo, tutto aggrondato mi fa:
" Tizio mi ha picchiato"
"E perche' ti ha picchiato?"
"Perche' gli sto antipatico"
"Ma cosa gli hai fatto?"
"Niente. Gli sto antipatico perche' dice che sono un secchione e che uso un linguaggio che lui non capisce"
"Un linguaggio come?"
"Un linguaggio troppo ... ehm articolato"
Non e' la prima volta che succede. Siccome sono una mamma non molto politicamente corretta, a dispetto delle apparenze, esplodo:" Vuoi un consiglio? La prossima volta digli cosi: - Vaffaculo, stro..o testa di caxxo. Questo linguaggio lo capisci? E' sufficientemente al tuo livello?- Magari ti picchia lo stesso perche' e' piu' grosso, ma perlomeno ti levi una soddisfazione. E se ti riesce, mollagli una ginocchiata dove fa piu' male". (Nota bene: Francesco e' uno che le parolacce non le dice nemmeno per sbaglio, e che piuttosto che difendersi le prende ogni volta di santa ragione. La sua filosofia: "Mamma, la violenza non e' mai una soluzione". Di conseguenza e' la vittima designata del bulletto di turno. E la faccenda comincia a preoccuparci davvero, alla vigilia dell'entrata alla scuola media). Naturalmente Francesco mi ha guardato stralunato e si e' messo a ridere, tanto gli e' parso inverosimile il consiglio applicato alla sua persona. Ma io credo che se in quel momento avessi avuto fra le mani il prepotente della sala di scherma, lo avrei sicuramente preso per il collo.
E intanto, da queste parti, continuava la discussione sulla natura e sulla finalita' del blog.
Discussione nel corso della quale sono stata accusata di varie cosette: di essere una lagnosa, di essere una dilettante, di essere una prof in vena di bacchettate, di essere troppo "politically correct" o di esserlo troppo poco. Qualcuno (nick del primo "Puzzaculo" nick del secondo "Profumo al naso": sublimi, davvero) si e' messo a contare le ripetizioni in un mio intervento su Tiziano Scarpa in casa di Giulio Mozzi: ho risposto (sempre all' ora di cena) e per l' agitazione e la furia ci ho ficcato un' altra ripetizione. Alla fine ho scritto un commento piuttosto adirato qua da me e un altro abbastanza velenoso in casa d'altri che suona cosi': "Gente, continuate a guardare il dito, ma non vedete la luna. Se vi basta ... ". Poi ho chiuso tutto e, finalmente, sono andata a letto, ormai doverosamente incazzata.
Mi sono ripresa. E ho concluso che la risposta migliore alle mie "provocazioni" era stata quella di Squonk. Almeno era giustamente moderata e doverosamente buonista: "Lorenza, il blog è, sempre di più, "sign o' the times". Questi, siamo. La stessa gente che incontri per strada. Aver pensato che il blog fosse uno strumento rivoluzionario (cioè, utile per una rivoluzione) porta oggi a questa disillusione. Chi non si era illuso, valuta il buono che trova per quello che è: non una pepita d'oro, forse, ma nemmeno bigiotteria delle più scarse". Condivido, Sir.
E tuttavia nessuno di coloro che in questa discussione sono intervenuti ha compreso una cosa fondamentale: non stavo parlando solo di blog. Insomma tutti hanno fissato la loro attenzione sul dito e hanno perso di vista la luna, appunto. Cito: Ma il problema non e' limitato ai blog, evidentemente: si allarga ad una societa' che fingendo di incoraggiare una pretesa "creativita' individuale", esaltando a parole il diritto di critica e la "liberta' di espressione" di ciascuno, predicando il diritto ad essere quello che si e' senza se e senza ma, in realta' ci irreggimenta e devia ogni possibile spunto originale in direzione di una sconfortante omologazione e di un deleterio consumismo che, ahime', non si applica solo agli oggetti ma anche, disgraziatamente, alle idee. Insomma, tutti li' a difendere il sacrosanto diritto allo skazzo blogghistico, tutti li' ad esaltare la ricchezza e la varieta' del mondo blog, tutti ad accusarmi di voler addirittura entrare, da vera impicciona, nel merito delle scelte altrui, senza accorgersi che alla fine stavo dicendo una cosa abbastanza diversa.
Ovvero: che questa presunta "varieta'" e' solo apparente (rileggete il passo che ho riportato sopra, per favore), che tanti si illudono di essere originali, speciali, spiritosi e divertenti. o magari profondi ed impegnati, ma in realta' sono solo desolatamente omologati, che non sono io a mettere in discussione la liberta' di scelta (e come potrei, del resto? non sono cosi' idiota, ne' cosi' potente) ma questa liberta' di scelta e' gia' coartata a monte, da una serie di meccanismi mediatici che conformano gusti, decisioni, linguaggi, scelte e persino idee politiche. E vedere all'opera questa trappola anche nel mondo blog che, dopotutto, e' ancora un fenomeno di nicchia (siamo tanti, ma non cosi' tanti e non cosi' noti, sapete?), frequentato da persone doverosamente acculturate e in grado di aprire prospettive diverse, mi dispiace. Insomma, tanto per parafrasare Dahlgren: non e' il blog ad essere merda, e' il nostro mondo ad essere merda e, disgraziatamente, tutti puzziamo un po', ci piaccia o meno.
Poi, personalmente, continuo a guardare la televisione (Beautiful e Centovetrine included) e a leggere i giornali: e, naturalmente, ho intenzione di continuare con il blog a dispetto di coloro che mi hanno consigliato di smettere se davvero mi fa tanto schifo (cosa che non ho mai detto). Quel che e' peggio e' che, mentre mi ammannivano tali elevati consigli, le loro argomentazioni non uscivano dallo scontatissimo: " Oh quanto ci divertiamo, oh quanto siamo bravi, oh quanto siamo belli, oh quanto siamo diversi, oh quanto siamo liberi, oh come ci piace fare quello che ci pare ..." O Santo Patrono dei pisquani (qualcuno lo ricorda?), ma siete sicuri di fare davvero quel che vi pare?
(naturalmente esiste un filo conduttore fra l'assemblea di istituto, le disavventure di mio figlio in sala di scherma e gli scontri virtuali a proposito di blog e non solo: indovinate quale)
Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu