contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
31/05/2007

Twitter indiscreto

Qualche sera fa, dopo una dura giornata di faccende varie, tutte più o meno insulse e logoranti, intorno alle dieci di sera sono letteralmente crollata. Ho salutato la famiglia e via, a letto. Immediatamente, il sonno del giusto. Mio marito ha acceso il computer finalmente libero dall'ingombrante presenza della sottoscritta.

Ora, avevo avuto la cattiva idea di installare Google Talk per ricevere gli aggiornamenti di Twitter. Non appena connesso si è aperto tutto l'ambardàn. Perplesso, il mio ignaro consorte viene in camera e mi fa: "ma che è Twitter? " Io, in stato semicomatoso, apro un occhio e faccio: "Niente niente. Chiudilo chiudilo" e bum, ripiombo nel torpore, dimenticando che non basta chiudere ma che bisogna proprio uscire da quel genere di applicazioni.

Mio marito navigava e gli aggiornamenti dei Twitters non gli davano tregua. Chiudeva e loro, ostinati, riapparivano. Con quei nick improbabili (mi perdonino i miei compagni di twitt, ma sto cercando di mettermi nei panni del consorte) e quelle frasette spezzettate e incoerenti. Ora lui conosce e sopporta la mia infausta passione per il blog ma chiedere ad uno che odia Internet, PC e quant'altro di comprendere di botto i bizzarri meccanismi mentali degli adepti del Web 2.0 senza saperne niente o quasi, è francamente eccessivo.

Tanto più che la figlia maggiore, proprio quella sera, aveva deciso di rientrare in ritardo rispetto a quanto comunicato (perché ignorava che la terza parte della saga dei Pirati dei Caraibi dura tre ore) e di non rispondere al cellulare in tempo debito. Insomma, vengo bruscamente risvegliata nel cuore della notte (più o meno era l'una): "Quella demente della tua figliola non è ancora arrivata e non risponde al cellulare. E poi, ma che cavolo è Twitter? Ma chi sono quelli?"

Beh, provate voi a spiegare in modo lucido ed esauriente che cosa sia il microblogging dopo essere stati brutalmente strappati dalle braccia di Morfeo. Da brava prof ho fornito adeguata bibliografia ( per l'appunto era uscito un articolo sul tema su "Donna" di Repubblica) ma mica devo essere apparsa convincente. La figlia intanto non arrivava e il marito continuava ad inveire contro le donne di casa, che gli apparivano inguaribilmente rincoglionite, chi per un verso, chi per un altro.

Quando finalmente l'erede è rincasata, lei è stata in grado di giustificare il ritardo, mentre io continuavo ad arrancare nel tentativo di spiegare Twitter a uno che continuava ad accusarmi di essere completamente rimbecillita con questi giochini fatui che gli sembravano popolati da ... beh, lasciamo perdere. Naturalmente la prole ha datto man forte al padre, sostenendo che in effetti stavo sempre attaccata al computer (ah si? e se avessero a che fare con Catepol che direbbero?) e che evidentemente mi mancava qualcosa se perdevo la vita dietro a un ruzzino che in fondo non era molto diverso da una chat ( e parla lei che è Msn addict!).

Alla fine mi sono un tantino alterata. Può darsi che Twitter sia una moda anche un po' cretina destinata a passare così com'è arrivata, ma se sono un tipo curioso e devo sperimentare, sperimentare e poi ancora sperimentare, che ci posso fare? Mi sono limitata a disattivare l'Instant Messanger in modo che il desktop non fosse colonizzato da notifiche a raffica e indiscreti cinguettii.

Naturalmente ho pensato all'accaduto in termini più generali. In effetti tutti questi arnesi che stanno velocemente popolando la Rete possono apparire incomprensibili ai non iniziati. Non è che ci stiamo tutti abbandonando ad una deriva ludica che ci fa apparire all'esterno come ragazzini infatuati delle ultime novità in fatto di gadget tecnologici, consumatori un po' sciocconi di trappole comunicative vagamente demenziali, gente che picchia picchia sulla tastiera compulsivamente senza, in effetti, comunicare niente di serio? Aria fritta in formato digitale, insomma.

Mah, intanto che ci penso, faccio un salto su Twitter.

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30/05/2007

Dov'ero finita?

Pur essendo turbata dall'idea che la comunicazione globale, altrimenti detta "big conversesciòn", potesse andare avanti senza l'insostituibile apporto della sottoscritta, sono stata costretta ad assentarmi dal blog, annessi e connessi (Twitter, Tumblr, Fuoridiclasse, Aggregatori e Classifiche varie) da irrinunciabili e improrogabili  impegni di lavoro.

Fra orrori di ortografia, improbabili traduzioni dal latino in cui Apolllo suona la chitarra e Marsia finisce squoiato (sic!) vivo, compiti di storia che trasformano la lotta per le investiture in una risibile telenovela con Matilde da Canossa nella parte di Stephanie Forrester, analisi del testo  dove Beatrice  se la tira manco l'avesse inventata lei  e Dante fa la figura del  povero locco che sospira ma intanto guarda le altre con la scusa della donna dello schermo, la mia ispirazione è andata in tilt, mentre mi assaliva il dubbio atroce: "Ma tutto questo ha un senso?"

Ragazzi miei, miei preziosissimi alunni, fatemi una domanda, una sola, anche stupida, scontata o ingenua, dimostrate un minimo di curiosità per quello che con tanta fatica cerco di ficcarvi in quelle testacce oziose, non limitatevi a fissarmi a bocca aperta come tanti baccalà, con l'aria di chi pensa: "ma questa maniaca da dove sbuca? Che caxxo frega a me di tutte queste chiacchiere insulse, fanculo la squola (se Marsia finisce squoiato ... n.d.r.) e i professori, ma quando finisce questa agonia?"

Sbaglio qualcosa, ne sono certa. MIo marito afferma che invecchiando mi sto trasformando nello stereotipo della prof moralista: mancano solo gli occhiali con la catenella e il filo di perle attorno al collo. Forse è così. Gli errori di grammatica sono come stilettate nel mio povero cuore. La Turco vuole spedire i Nas nelle scuole, preoccupata per l'emergenza droga? Ah, mandatemi piuttosto una squadra di agenti antistrafalcioni, campioni in lotta contro gli anacoluti, strenui difensori della logica argomentativa, del lessico pertinente, della punteggiatura sensata. Che volete che sia una canna rollata a ricreazione di fronte a questo sfacelo morfosintattico, questa débacle della lingua italiana, questa Roncisvalle del pensiero astratto, questa totale o quasi incapacità di sfuggire ai luoghi comuni, agli stereotipi concettuali, all'immaginazione preconfezionata? Ma i nostri ragazzi pensano davvero nel gergo degli SMS? Sono davvero convinti che i glitter siano la più alta espressione di arte contemporanea e le banalità zuccherose delle catene in Power Point manifestazioni di elevata letteratura nonché di profonda metafisica?

I nostri adolescenti non sono affatto stupidi. Mi sembrano piuttosto straordinariamente annoiati e sconsolatamente approssimativi. Una generazione di gente che fa qualunque cosa pensando ad altro. Distratti, frettolosi e scarsamente inclini a mettersi in discussione. Imitatori maldestri di mode preconfezionate da altri, di vecchi riti ormai insensati, ciarpame postmoderno raffazzonato da adulti furbastri e cinici. Trasgressori del sabato sera, tutti uguali nel loro presunto anticonformismo di massa, che punge con coda di scorpione i pochi che non si adeguano (frequentando di tanto in tanto l'ormai tristemente famoso "Scuolazoo.com", nei video scaricati su YouTube a testimonianza perenne di presunte prodezze parascolastiche, quel che mi colpisce è l'ebetudine dell'inevitabile sottofondo di risatine, ridono come dementi, sempre sulla stessa nota ansimante, che a tratti pare quasi un rantolo d'agonia: non c'è niente di più malinconico, a pensarci bene, di questi sghignazzamenti forzati, di quest'ilarità sempre uguale a se stessa).

Basta. E' il momento di rimettermi a lavoro, armata di matita rossoblu e di un'inossidabile, almeno per il momento, ironia. Perché poi, alla fine, va detto che siamo stati ggiovani tutti e che i padri (e le madri!) hanno sempre trovato da ridire sulla svagatezza dei figli. Ma come dovremme affrontare il qualunquismo spicciolo dei "grandi", le banalità che popolano le nostre dotte dissertazioni, il nostro scandalizzarci a buon mercato, la nostra puerile irresponsabilità mascherata di buone intenzioni? 

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17/05/2007

Torniamo a parlare di cose serie ...

... per esempio del mito. Voglio dire: ho bazzicato abbastanza l'attualità, in queste ultime settimane. Ora vediamo di studiare. E se la faccenda sembrerà noiosa, pazienza. Internet è grande: c'è spazio anche per questo.

E' on line il secondo video prodotto da "Fuori di Classe", sul tema "La problematica attualizzazione del mito".  Il video contiene la parte introduttiva della conferenza del 9 marzo 2007 tenuta dal dott.Andrea Taddei (Università di Pisa) sulla Medea di Euripide.

D'accordo con il relatore abbiamo deciso di circoscrivere la discussione al rapporto che il mito intrattiene con il presente e all'approccio metodologicamente più corretto per ricostruire i dati di realtà relativi ai testi antichi.

Sono graditi interventi e commenti (se didattica fuori di classe deve essere, che sia).

A breve seguirà la pubblicazione, sempre sul mio blog di lavoro,  dei video relativi alle conferenze successive.

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17/05/2007

Nostra signora dell'ipocrisia

Visto che in questo momento non ho né tempo né testa per partorire pensieri orignali, mi servo delle parole altrui. In particolare di queste che, anche se scritte in altro tempo e in altra occasione (tempo e occasione che sembrano così remoti, adesso), mi sembrano comunque adatte alle attuali circostanze.

Nostra Signora dell'Ipocrisia (Francesco Guccini 1993)

Alla fine della baldoria c'era nell' aria un silenzio strano,
qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano;
alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria
ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un' ombra di malattia.
Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimar già si scorgeva
e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva
e poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta,
ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa...

Il mercoledì delle Ceneri ci confessarono bene o male
che la festa era ormai finita e ormai lontano il carnevale
e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio
ruttando austeri: "Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!"
E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell' Ipocrisia
perchè una mano lavasse l' altra, tutti colpevoli e così sia!
E minacciosi ed un po' pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io...

La domenica di Mezza Quaresima fu processione di etere di Stato
dai puttanieri a diversi pollici dai furbi del " chi ha dato ha dato "
ed echeggiarono tutte le sere, come rintocchi schioccanti a morto,
amen, mea culpa e miserere, ma neanche un cane che sia risorto
e i cavalieri di tigri a ore e i trombettieri senza ritegno
inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno:
si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono sobri milioni
e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni...

Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa,
quel lungo mese della quaresima, rise la iena, ululò la lupa,
stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni,
mulini bianchi tornaron grigi, candidi agnelli certi ex-leoni.
Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l' usato passo
fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là, in basso!
Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare,
solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare
...

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13/05/2007

La cruna dell'ago e l'autostrada del temporalismo.

Io non sono una fan sfegatata di Eugenio Scalfari. Per essere sincera raramente mi piacciono i suoi toni e le sue argomentazioni. Ma questa volta mi sembra difficile non essere d'accordo con lui quando scrive (le sottolineature in grassetto sono mie):

In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.

Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché
quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.

Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia.
Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la lai
cità.

E Scalfari conclude:

Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.

Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi.
Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.

Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.

(L'intero editoriale potrete leggerlo qui)

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10/05/2007

Dove sta la verità?

Io non so dove stia la verità. So di certo dove non sta. Non sta nelle cronache dei giornali, prima pronti a strillare l'orrore e poi, pian piano, costretti a ritirarsi, a dire e a non dire, per parare almeno un po' la prevedibile brutta figura. Non sta nelle chiacchiere della gente, di quelli che dicono, a prescindere: "Eh, ma qualcosa deve essere successo ... ". Non sta in quei servizi televisivi demenziali, quelli in cui si ferma il primo venuto e gli si chiede, a bruciapelo: "Ma lei cosa ne pensa?" a testimonianza dell'antico adagio Vox Populi Vox Dei che evidentemente ispira i nostri fervidi intervistatori. Non sta, evidentemente, nella morbosità di certi speciali di Studio Aperto. Non sta nelle nostre paure, nelle paranoie diffuse, nella supponenza dei cosiddetti specialisti, nelle indagini svolte in modo approssimativo, nelle chiacchiere a vuoto, nella facile indignazione di chi grida "al rogo al rogo !!!" senza farsi domande, senza dubbi, senza perplessità di sorta, perché noi siamo buoni e i mostri sono altri, vanno schiacciati, annientati e non si possono avere esitazioni, non si può rischiare di apparire indecisi o, peggio, complici. Non sta di certo nelle parole che il MInistro Fioroni ha speso a suo tempo, dando per scontato l'esito della vicenda, parole che suonano quantomeno imprudenti, considerando gli sviluppi odierni.

Rispetto. Attenzione, Saggezza. Buon senso. Cautela. Sono evidentemente virtù difficili. Non conosciamo ancora le motivazioni della scarcerazione dei cinque accusati di Rignano, ma certo i conti non tornavano sin dall'inizio, e non ci voleva un grande acume per compenderlo. Ma vuoi mettere un bello scoop che pare tirato fuori direttamente da un horror satanico? Sai che godimento titillare gli istinti forcaioli della massa, pur di vendere qualche copia in più? E rovistare nei dettagli raccappriccianti e magari condirli con un po' di pepe in più? Spettacolarizzare l'orrore. Calcare la mano. Incupire le tinte. Scusatemi tanto, ma a me questa pare vera pornografia mediatica, se non peggio.

 

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10/05/2007

Caro ministro Fioroni ...

Caro ministro Fioroni,

le sono grata per la gentile lettera con la quale invita me, e tutti gli altri docenti che giornalmente si danno da fare per garantire il decente funzionamento della scuola italiana, a rendere visibili i propri sforzi durante un'iniziativa ad hoc, "La scuola siamo noi: una settimana per raccontare come si vive e si lavora nelle scuole italiane": Le sono grata anche se non credo che tanto basti per scuotere via le pesanti ombre mediatiche  che  si sono addensate sulla scuola italiana negli ultimi mesi: certo, metteremo in mostra le nostre belle iniziative sul sito che l' ex - Indire si appresta a dedicarci, ma ho il fondato sospetto che le aule scolastiche, nell'immaginario dei più, continueranno ad ospitare una variegata fauna di bulli, tossici, depressi, inetti, incompetenti e finanche pedofili.

Vede, lei conclude la lettera così: "Sono certo di poter contare come sempre sul Suo impegno e sulla Sua collaborazione".Ma certo, Ministro. Continui pure a contare sul mio impegno e sulla mia collaborazione. Non solo in questa occasione. Ma ogni benedetta mattina. Lei lo sa, lo dovrebbe sapere. Mica siamo tutti fancazzisti come i prof che questi ragazzi descrivono. Non sono sciocca, né mi posso permettere di idealizzare più di tanto l'intera categoria: lo so bene che ci sono quelli che se ne fregano, quelli che tanto che differenza fa, quelli che i ragazzi sono tutti stronzi, le signore che lavorano a scuola per l'argent de poche tanto il marito fa il professionista e loro di problemi economici non ne hanno, i delusi, gli stupidi, i vagabondi, gli incolti, i meleducati e quelli che dio solo sa come ci sono arrivati dietro una cattedra. Fosse per me, Ministro, in barba a tutte le tutele sindacali, lascerei campo libero alla ramazza e butterei fuori, senza se e senza ma, le mele marce di ogni tipo e natura.

Detto questo, Lei sa tanto bene quanto me che la Scuola Italiana, in un modo o nell'altro, continua a funzionare. Zoppica zoppica ma va avanti. Lo sa perché? Perché il docente medio italiano, quello che magari non è un'aquila ma nemmeno un perfetto imbecille e si sforza di fare il suo lavoro come sa e come può, non riesce a liberarsi del senso di responsabilità. Lo ammette anche lei quando sottolinea:  "La scuola italiana merita di essere conosciuta per questo, per la ricchezza e la varietà del lavoro che quotidianamente viene svolto con sacrificio, dedizione, professionalità e senso di responsabilità". Forse Lei ha inteso usare solo una bella frase ad effetto però nel topos che ha adoperato c'è parecchio di vero.

Perché, come accennavo sopra, il mitico docente medio, senza infamia e senza lode, si lascia ingannare proprio dal topos, che lei tanto efficacemente ha inserito nella sua lettera. Che stupido. E' pagato poco, magari è sbattuto senza riguardo da una sede all'altra, è considerato da famiglie e opinione pubblica un povero fallito, è bistrattato da pomposi dirigenti che si sentono d'un tratto investiti dal carisma del manager, è dimenticato dalla politica che riesce solo a riempirsi la bocca con belle parole sulla "centralità della scuola pubblica":  ma, nonostante tutto, il docente medio non riesce, nella maggioranza dei casi, a fregarsene. I ragazzi sono lì, sono veri, aspettano di sapere il voto del loro ultimo compito, e lui come fa a dire: "Beh, scusatemi tanto, mi sono rotto le scatole"? Che figura. Il suo residuo senso del decoro glielo impedisce.

Fossimo tutti  irresponsabili, bloccheremmo scrutini, esami e, già che ci siamo, le adozioni dei libri di testo. Faremmo un bello sciopero bianco e lavoreremmo tanto per quanto ci pagano, evitando rientri pomeridiani, corsi di recupero, iniziative varie e correzioni di compiti oltre le ore ufficiali. Fossimo tutti irresponsabili ci intestardiremmo a voler essere considerati dei professionisti e butteremmo a mare con tanti saluti l'ingannevole richiamo alla "missione". 'fanculo il sacrificio, la dedizione, la professionalità e, appunto, il senso di responsabilità.

Lei ci scrive: Far conoscere il vostro lavoro ed il lavoro dei vostri studenti è il modo migliore per valorizzare e far crescere la stima nei confronti della nostra scuola e l'apprezzamento per quello che è e che fa.  Mi permetta, non è vero. In una società che ti valuta sulla base del quattrino, il modo migliore per "valorizzare e fra crescere la stima nei confronti della nostra scuola" sarebbe quello di pagare decentemente chi a scuola ci lavora e trasformare questo mestiere da un ripiego per laureati falliti in una professione appetibile socialmente ed economicamente.
Lei ribadisce:  è fondamentale far capire alla società come può essere affascinante e positiva l'esperienza dell'imparare e del crescere insieme, studenti e insegnanti.  Ah sì, sono d'accordo, il mio è il più bel mestiere del mondo: il punto è che talvolta lo dimentico, perché con il fascino del crescere insieme  non ci si paga il mutuo, non si mette la pagnotta in tavola, non si cambia l'automobile e nemmeno  si possono comprare i libri necessari all'aggiornamento, né si possono frequentare cinema e teatri o aggiornare le proprie obsolete strumentazioni informatiche.
Sa qual è il problema? Il giochino si sta rompendo. Non saranno le vetrine improvvisate e le belle lettere a risolvere la questione. Non è possibile continuare a scaricare il peso dell'intero sistema sulle spalle dei docenti, evitando nel contempo di coinvolgerli davvero nelle scelte che li riguardano. Non saranno le prese di posizione ideologiche e la demagogia di bassa lega a sanare le innumerevoli pecche del nostro sistema scolastico. Non saranno le chiacchiere, per dire, a rimettere in sesto l'edilizia scolastica, a pagare i supplenti, le fotocopie e la tassa sull'immondizia, a finanziare i progetti e a permettere l'avvio degli esami di Stato in un clima di decorosa decenza. Non prendiamoci in giro, per favore. I prof si stanno stancando e non perché, come qualcuno scrive, gli alunni non sono più quelli di vent'anni fa, ma perché svuotare l'oceano con un bicchiere sfondato alla lunga è quantomeno demotivante. E se verrà meno anche la buona volontà dei singoli, il sistema, dall'asilo fino all'Università,  collasserà sul serio. Forse sta già collassando.
Ministro, non dubiti, parteciperò alla sua bella iniziativa. Mentre lei percorrerà felice le strade di Roma nel corteo dedicato al Family Day, sentendosi un bravo cristiano e uno strenuo difensore dell'etica della famiglia, io, che non ho nobili cause da sposare se non quella della dignità del mio mestiere, mi sollazzerò con la preparazione delle ultime lezioni dell'anno. E penserò a che cosa inserire nella sua preziosa rassegna. Alle volte potesse servire.
Per il momento la saluto e, visto che è il mio giorno libero, me ne vado a correggere i compiti arretrati. Non vorrei che si dicesse che manco di senso di responsabilità.
 

 

 

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09/05/2007

Continuiamo a farci male ...

Ricordate le trionfalistiche affermazioni di Fioroni dopo aver promosso la riforma dell'Esame di Stato? Se avete la memoria corta, la vostra amica Floria provvede:

Abbiamo voluto ripristinare una prova d'esame seria, credibile e spendibile di fronte al mondo dell'Università e del lavoro, in grado di premiare i più meritevoli e riconoscere agli studenti gli sforzi fatti nei cinque anni di studio. Un esame che dia la consapevolezza ai ragazzi di non aver sprecato tempo ma di aver fatto qualcosa di importante per la propria vita.

Wow!!!

Peccato che per questa prova di esame seria, credibile e spendibile di fronte al mondo dell'Università e del lavoro manchino i soldi. Insomma la copertura finanziaria è del tutto insufficiente e in queste condizioni è probabile che molti commissari esterni semplicemente rinuncino (per esempio i precari il cui contratto scade il 30 giugno. Sono stati obbligati a presentare domanda ma pare che non siano tenuti a partecipare alle commissioni d'esame: d'altra parte perché dovrebbero lavorare in perdita?).

Maggiori informazioni potrete trovarle qui. Riporto i punti salienti del comunicato della FLC CGIL:

Ricapitolando: soldi insufficienti, debiti pregressi ancora da ripianare, commissari esterni, adeguamento necessario ( tanto più se il compenso fosse contrattualizzato).
Conseguenza: servono più soldi.
Di fronte a tutto ciò la legge 11 gennaio 2007 (Riforma degli esami di Stato) ha stanziato 138 milioni di euro, accorpando tutti capitoli di spesa precedentemente gestiti dagli uffici scolastici regionali.
Risultato: l’Amministrazione è costretta ad arrampicarsi sugli specchi per fare tornare i conti.

Prima arrampicatura: le commissioni
Erano stimate in finanziaria in circa 12.000 ( oltre 70.000 commissari dunque), ma in realtà sono 12.274. I 138 milioni di euro sono stati stanziati in base prima cifra e adesso devono essere suddivisi sulla seconda.
Dunque una prima sottostima.

Seconda arrampicatura: la destinazione alle scuole
Si danno alle istituzioni scolastiche 4.000 euro a scuola, inseriti nel “capitolone”, ma si sa già che sono insufficienti. E si aspetta di vedere a consuntivo quanto sarà il buco da riempire. In altre parole, come è già successo, toccherà alle scuole con i propri fondi di istituto, già stremati, di colmare il “buco” almeno in via provvisoria, una via provvisoria che non si sa quanto durerà! (l’ultima, solo per la parte relativa agli esami è durata 3 anni!)

Terza arrampicatura: i compensi ai docenti
Allo stato dei lavori sono in campo due ipotesi.
Secondo una di queste gli aumenti per i commissari sarebbero di appena 5 euro, mentre i compensi resterebbero immutati per i presidenti.
In una seconda ipotesi i compensi potrebbero addirittura diminuire per commissari interni e presidenti.
In entrambe le ipotesi diminuirebbero i limiti dei compensi gli esami preliminari dei candidati esterni (i quali fra l’altro quest’anno dovrebbero essere più impegnativi in quanto si prevede l’esame anche sul programma dell’ultimo anno).

Questa la situazione. Ma stamattina la vostra amica Floria ha trovato nella sua casella di posta elettronica una lettera ... indovinate di chi? Ma dell' on. Fioroni in persona, che si è preso la briga di scrivere a tutti i docenti iscritti alle piattaforme di formazione dell'ex-Indire ...

E che cosa mi dice, l'ineffabile Fioroni?

Gentile Professoressa, caro Professore,            
 
            È grazie a persone come Lei che ogni giorno migliaia di bambini e di giovani sono aiutati a crescere, mettendo a frutto le proprie capacità, attraverso un percorso di conoscenza in grado di aprirli in modo costruttivo alla realtà e agli altri.
La scuola italiana merita di essere conosciuta per questo, per la ricchezza e la varietà del lavoro che quotidianamente viene svolto con sacrificio, dedizione, professionalità e senso di responsabilità.
E' profondamente ingiusto omologare tutta la scuola ai gravissimi fatti di cui si è tanto parlato in questo anno. E' necessario, da parte di tutti, un impegno forte nel prevenire questi episodi, ma è fondamentale far capire alla società come può essere affascinante e positiva l'esperienza dell'imparare e del crescere insieme, studenti e insegnanti.
Raccontare quello che si è fatto nel corso di un anno scolastico significa narrare il mondo, la storia, la realtà attraverso gli occhi dei bambini e dei ragazzi che li hanno scoperti con l'apporto decisivo di voi insegnanti.

Da qui è nata l'idea di ritagliare nell'arco dell'anno scolastico una settimana dedicata alla presentazione della ricca quotidianità della nostra scuola.[...]

Far conoscere il vostro lavoro ed il lavoro dei vostri studenti è il modo migliore per valorizzare e far crescere la stima nei confronti della nostra scuola e l'apprezzamento per quello che è e che fa. Questo è lo spirito dell'iniziativa: "La scuola siamo noi: una settimana per raccontare come si vive e si lavora nelle scuole italiane" che si svolgerà tra il 19 ed il 25 Maggio.
Non vi chiedo di fare nulla di più, né di essere nulla di diverso da quello che quotidianamente siete e vivete: vi chiedo di raccontarlo ai genitori dei vostri alunni, alle istituzioni, alla società, alla comunità locale in cui la scuola quotidianamente lavora. Tutti insieme, poi, lo presenteremo alla nostra comunità nazionale.
La nostra scuola può fare e farà di più, ma sicuramente non è all'anno zero e ha una ricchezza che va scoperta e di cui il Paese può essere orgoglioso.
Sono certo di poter contare come sempre sul Suo impegno e sulla Sua collaborazione.
Ora, se metto insieme le due cose (la cronica mancanza di soldi per far funzionare la scuola e la candide parole  del MInistro per sponsorizzare un'iniziativa di pura vetrina), a me scappa da ridere.
Ma siccome la lettera dell'on.Fioroni è indubbiamente gentile, anch'io mi prenderò la briga di rispondergli con altrettanta gentilezza, sebbene dubiti che il MInistro capiterà mai sul piccolo blog di un'ignota professoressa di provincia. Domani, però. Con calma e con pazienza (continua)
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09/05/2007

La generazione perennemente in ritardo

Dal dibattito scatenato con la pubblicazione in Lipperatura di un estratto del libro di Alessandro Bertante Contro il '68, emerge un dato significativo: se gli ex - sessantottini, ora sessantenni, hanno finito per occupare le posizioni chiave nella geografia del potere (in Italia come in Europa), mentre i loro figli trentenni si arrabattano come possono fra delusioni, precarietà e assenza di futuro certo, che fine hanno fatto quelli della mia generazione, quelli che all'epoca di Valle Giulia andavano ancora alle elementari e negli anni Settanta erano fuori dai circuiti della controcultura residuale? Quelli che, come la sottoscritta, hanno frequentato l'Università durante gli anni Ottanta dell'edonismo, del disimpegno, della corruzione diffusa? 

Anche se abbarbicati tenacemente alla nostra gioventù nutrita di miti che non ci appartenevano davvero, in realtà siamo troppo vecchi per comprendere lucidamente l'entità e la portata dei cambiamenti in atto. I nostri figli adolescenti ci sono incomprensibili;  le nostre famiglie si disintegrano;  alcuni di noi, che si cullavano nell'antico e rassicurante mito piccolo - borghese del "posto fisso" si ritrovano precari o disoccupati alle soglie dei cinquant' anni, quando diventa difficile persino immaginare una diversa prospettiva lavorativa. Ci siamo cullati nelle nostre crisi esistenziali di piccolo cabotaggio, chiusi in una individualità conformista e nevrotica. La nostra cultura è fragile, la nostra capacità di cambiare e di rimetterci in gioco inesistente. Abbiamo rimasticato senza comprenderli gli slogan dei fratelli maggiori, li abbiamo poi rinnegati perché giustamente delusi dalla loro demagogia e dal loro opportunismo, ma siamo stati incapaci di imparare da ciò che ci aveva preceduto e ci siamo ripiegati stancamente su noi stessi. Abbiamo rinuciato allo slancio ideale per timore del velleitarismo che avevamo già visto in azione ma il nostro disincantato realismo si è tradotto alla fine in  passiva e colpevole acquiescienza,

Forse non poteva andare diversamente. Eravamo stretti fra la nostalgia per un passato che ci veniva presentato come mito "formidabile" e la malinconia un po' colpevole per l'inevitabile "riflusso nel privato", fra le sirene di una demagogia dura a morire  e le paillettes scintillanti della trionfante cultura di massa, fra il sogno di una rivoluzione che si era esaurita nella sterile violenza del terrorismo  e le attrazioni irresistibili di un consumismo ormai vittorioso. Ciò non toglie che ci siamo accomodati sulle nostre contraddizioni, che abbiamo evitato persino di tentare una soluzione, che abbiamo chiuso gli occhi di fronte all'evidenza. Alla fine ci stava bene così. E ancora adesso speriamo di cavarcela in un modo qualsiasi, anche se abbiamo il sospetto di aver pagato un conto salato, la cui entità resta ancora tutta da misurare.

Non è una bella eredità da lasciare a quelli che verranno.

postato da floria1405 alle ore 18:51 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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|categoria: cultura, politica, personale, società




08/05/2007

Dell'ispirazione e di altre amenità

Raccolgo il testimone che mi è stato passato da Vaghe Stelle dell'Orsa. Domanda: a che cosa mi ispiro per scrivere?

Ora, l'ispirazione è una faccenda strana. A volte l'urgenza di scrivere è insostenibile, come se la Musa mi tirasse, letteralmente, per i capelli. Ma non è che il risultato sia dei migliori: in genere tronfio e gonfio, con buona pace di Calliope.

A volte mi impongo la scrittura con lo stesso atteggiamento disciplinato dell'atleta che vuole mantenersi in allenamento. Ispirazione non ce n'è, ci sono piuttosto qualche vago interesse, una certa curiosità, il desiderio di sapere dove diavolo si andrà a parare, la soddisfazione nel constatare che il mestiere funziona e le parole scorrono via comunque. Esiti discreti, buon apprezzamento, una po'di fatica e non pochi dubbi. .

Ma a volte un tema cresce pian piano, a lato dei soliti pensieri. Si conquista il suo angolino, cova silenzioso la sua nidiata di frasi ed argomenti, si fa strada inavvertito e poi ... eccolo lì, pronto a saltar fuori armato di tutto punto come Minerva dalla testa di Giove. In apparenza sembra figlio della più irresponsabile spontaneità. In realtà è vecchio e giovane allo stesso tempo. Si è preparato, quatto quatto, senza farsi notare e poi, zac, salta fuori e colpisce con insospettata energia. Ispirazione? Non direi. Piuttosto un lento fluire che a un certo punto diventa cascata. Le mie cose migliori.

Molto ci sarebbe da dire sui contenuti. Alla fine va bene tutto, compresi il puro cazzeggio e le sacrosante pisquanate, se il momento è  giusto e la congiunzione astrale propizia. Naturalmente uno potrebbe chiedersi (e io me lo sono chiesta spesso): "A che pro?" Diciamo che ho la sindrome della scrittrice fallita: ma piuttosto che pubblicare (a mie spese) un libro destinato ad essere letto solo da parenti stretti (e forse nemmeno da loro) mi son fatta (gratis) il blog. Il narcisismo è salvo.

E ora, a voi: The Rat Race, Caporale Reyes e Quablog.

postato da floria1405 alle ore 10:28 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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|categoria: blog, personale, scritture, divertimento




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Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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