So che qualcuno di voi capita periodicamente da queste parti per controllare a distanza che cosa mai stia combinando la prof di italiano e latino durante le sue vacanze (indiscreti!)
In attesa che mi arrivino numerose le vostre versioni di latino (per ora pochi hanno aderito al caloroso appello che vi avevo fatto alla fine dell'anno scolastico, rendendo disponibile la mia mail per ricevere e correggere gli esiti dei vostri sforzi estivi ... ), vi invito a studiare anche altro: le meraviglie del web 2.0 e le fulgide prospettive comunicative che si stanno spalancando in Rete. Non ignoro che siete tutti o quasi MSN addict e qualche volta capito sui vostri luccicanti blog targati Windows Live Space ( sono indiscreta anch'io, ovviamente) ma vorrei far presente che il fantasmagorico mondo di Internet non finisce lì. C'è ben altro e non mi riferisco solo al cazzeggio on line via Twitter.
Potreste cominciare da questo progetto: 2.0 per tutti che mira a spiegare la logica e i termini del web 2.0 in modo semplice e accessibile. E domani, se ve la sentite di sacrificare l'usuale "vasca" serale in Corso Italia (ma esiste il podcast!), potreste ascoltare questa conversazione su Radio 2
Coraggio, che poi, quando ci si rivede, vi interrogo!!!
P.S. Scherzo, naturalmente, niente interrogazione. Però la conoscenza passa anche di qui, mica solo nelle aule del nostro vetusto liceo!!!
Sempre a proposito di scuola scriveva ieri Francesco Merlo su "Repubblica"( a commento di una notizia che comunque meriterebbe miglior verifica):
La verità è che è finita ormai fuori controllo la scuola italiana. Non è più il luogo del sapere depositato e neppure della vecchia, cara contestazione libro contro libro, figli contro padri, ma è il luogo dei poteri volgari, del sesso maltrattato, del videotelefonino che sembra promuovere ogni cretino in un Fellini o in uno "scoopista" alla Corona, del professore ridotto a travet sformato e malinconico da un salario da poveraccio, è il luogo delle denunzie penali come prassi quotidiana, ma anche come devastante spauracchio. [...] Oggi la scuola italiana è l'imperio del luogo comune, è il trionfo della cecità mentale che ti porta a biasimare e a umiliare il diverso. La scuola in Italia è diventata il suo contrario. Da luogo di formazione dell'é lite a luogo di deformazione di massa.
La scuola, eh? E del resto che dire? Dai Palazzi della politica ai luoghi di gestione del potere economico, dalle redazioni dei giornali fino alle aule universitarie, per non parlare di televisione e affini e stendendo un velo pietoso sulla deriva della famiglia. Se dobbiamo giocare al massacro, facciamolo fino in fondo.
In ogni caso, ammettendo che la scuola italiana sia l'imperio del luogo comune, come afferma Merlo, anche il suo articolo si difende bene (a proposito: "travet sformato e malinconico" a chi? e allora i giornalisti sono tutti pennivendoli mediocri imbottiti di banalità e schiavi degli editori, beccati questa).
se per due volte di seguito ho scritto un post meraviglioso sugli esiti dell'Esame di Stato e la propaganda trionfalistica di Fioroni e per due volte di seguito ho cliccato il tasto sbagliato cancellando tutto.
Fioroni non merita i miei sforzi dialettici?
Fa troppo caldo per dedicarsi ad argomenti tanto profondi?
Beh, ora mi sono stufata e quindi, senza ricorrere a lunghe disquisizioni, osservo che:
il 6,6% di bocciati di quest'anno (a fronte del 3,3% dell'anno passato) risulta dalla somma dei non ammessi (4%) dai loro stessi professori (dato che non si discosta significativamente da quello dei respinti del 2006, quando l'ammissione non esisteva e le commissioni erano interne) e dei bocciati in corso d'esame (2,6%), il cui numero è stato sicuramente condizionato dal giro di vite sui privatisti (gente per lo più già espulsa dalla scuola pubblica) e dalla conseguente diminuzione del numero di diplomati nelle scuole paritarie, come da dati dello stesso Ministero. Se questo è vero, sulla supposta ritrovata serietà dell'esame le raffazzonate commissioni miste (con commissari falsamente esterni che magari vivono nel medesimo Comune dove sono stati nominati come esaminatori, con conseguenze facilmente intuibili in realtà medio - piccole) non c'entrano né tanto né poco. La minestra è sempre la stessa, variamente riscaldata.
Non si comincia dal tetto. Si vogliono davvero riqualificare gli studi superiori e premiare il merito? Si proceda a verificare seriamente l'adeguamento dei singoli Istituiti ad accettabili standard, ad appurare l'effettiva preparazione dei docenti e a valorizzarli di conseguenza, a rendere credibili i criteri valutativi, a migliorare strumenti, metodologie e strutture. Fioroni può effettivamente affermare non dico di aver realizzato tutto questo in un anno, ma di aver almeno cominciato? No? E allora stia zitto, per favore.
Noi non fumiamo in casa, per rispetto dei figlioli. Durante l'inverno ci rintaniamo nel bagno, a finestra spalancata. Il bagno è il luogo di conversazione della famiglia (oltre che sala di lettura, ovviamente in momenti, uhm, critici e naturalmente solitari: come molti sapranno, le letture lassative non mancano, di questi tempi, e se ne potrebbe fare argomento per un gruppo su Anobii, perché no?); d' estate si sta in terrazzo, ma di sdraio ne era rimasta una sola, che appartiene rigorosamente al coniuge, mentre io mi appollaiavo su una decrepita seggioletta di plastica. Stanca della discriminazione, mi sono autonomamente comprata, in Conad, una poltrona pieghevole, con annesso poggiatesta tubolare, di uno squillante colore arancione. Ero molto fiera del mio acquisto, ma mi hanno fatto ricredere
"Ma che troiaio hai comprato?"
"E' da vecchia"
"Prende mezzo terrazzo"
"Finirai per rompere la persiana"
"Fa veramente schifo"
"Buttala via"
Io ho difeso strenuamente (e mi sono sentita pure un po' offesa dalle insistenti critiche familiari) la mia ingombrante poltrona arancione, anche se il poggiatesta tubolare ha la sgradevole tendenza a scivolarmi dietro la schiena e, tutto sommato, non è poi così comoda, senza contare che ogni volta che la apro, effettivamente rischio di rompere qualcosa.
Però, l'altra sera, complice un'assenza del marito, mi ero accomodata sulla sua sedia a sdraio. Accanto a me, la poltrona arancione era rimasta aperta. L'ho guardata distrattamente, poi l'ho osservata meglio, nel dettaglio. E a questo punto mi è venuto da ridere. No, mi correggo, ho avuto una vera e propria crisi di ridarella isterica. Mai vista una cosa più brutta. E' veramente orrida. Anzi, direi di più: è squallida, degna di una casa di riposo di periferia, di quelle assediate dall'afa e dalle mosche. L'ho vista nella sua nuda verità. E' stata, come dire, un'epifania
Fa talmente schifo che, volendo, si potrebbe persino rintracciare in lei una sorta di fascino perverso: che so, equipararla a qualche oggetto paragozzaniano del terzo millennio. Se Nonna Speranza vivesse oggi, quella potrebbe essere la sua poltrona.
Ma tu guarda dove si va a nascondere la letteratura. No, non butterò via la mia poltrona arancione. Ne sono quasi fiera, ora che l'ho culturalmente riscattata. Dopotutto usiamo come portacenere un aggeggio con ventola incorporata per cacciare il fumo, ovviamente rotto da anni: che cos'è peggio?
Gli argomenti non mancherebbero. Ho in testa almeno una decina di post, da quelli seriosissimi al puro cazzeggio on line. Però: mi alzo tardi; mi trascino sul divano e mi lancio nello zapping spinto per almeno un'oretta; con molta calma mi dedico al duro compito di nutrire la famiglia (e menomale che la spesa la fa il coniuge provvidenzialmente in ferie); faccende e faccenduole domestiche; mare mare mare (e letture frenetiche sotto l'ombrellone); si torna, abluzioni varie, cena, chiacchiere sul terrazzo fra una sigaretta e l'altra, magari la passeggiata serale (ma non è essenziale), ancora libri, se capita un film. Al blog giusto una controllatina ogni tanto, e qualche volta manco si accende il computer. Embè, sono in vacanza , no?
(Eppure, ogni anno giuro che durante i mesi estivi, visto che non lavoro, butterò giù il primo abbozzo del famoso romanzo che da trent' anni o giù di lì progetto di scrivere. Ma figurati! Vuoi mettere il gusto sottile di immaginarsi capace di un capolavoro senza doverlo dimostrare?)
Ringrazio Presveva per avermi segnalato in questa catena e volentieri aderisco, anche perché diffondere feed significa diffondere informazioni e contenuti, in armonia con lo spirito autentico del Web 2.0
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... però, evidentemente, suggerisco l'impressione sbagliata. Altrimenti non si spiegherebbe perché amici o semplici conoscenti, incontrati casualmente (per la strada, al centro commerciale, in spiaggia, all'edicola) abbiano la tendenza ad attaccare bottone con me sui tremendi guai che gli immigrati, di qualsiasi etnia o provenienza, stanno causando al fragile tessuto sociale della mia città. Ora, è vero che il cambiamento è stato repentino e spiazzante. Nelle strade attorno a casa mia è più facile sentire conversazioni in ucraino, polacco, albanese o moldavo che in genuino vernacolo toscano. Ci sono quartieri letteralmente colonizzati dai nord-africani. Donne velate e intabarrate fino ai piedi non sono più un' esotica eccezione. Gruppi di senegalesi se ne vanno parlottando fitto fitto fra loro nel corso principale. E siamo in provincia. Figurarsi quello che avviene in una grande città.
Lo confesso: a volte provo disagio. L'estraneità di gesti, abiti, linguaggi, atteggiamenti mi disorienta. Mi chiedo da dove vengano, cosa pensino mentre camminano per le nostre strade, si soffermano ad osservare i negozi, colgono, probabilmente con la nostra medesima diffidenza e sorpresa, forse con la stessa istintiva antipatia, il nostro modo di fare, di muoverci, parlare, gridare, ridere. Chissà. Immagino paesaggi che probabilmente non vedrò mai, ma che per loro erano i paesaggi dell'infanzia, rimpianti, odiati, rifiutati, sognati ancora e ancora, qualche impolverato villaggio in Africa, le città grigie del socialismo di stato, montagne, deserti, mari da attraversare, sfidare, sconfiggere per arrivare ... dove? in un sonnolento paesone della provincia italiana, con i suoi pettogolezzi, le sue chiacchiere, la sua cronica mancanza di fantasia, lo struscio del sabato, le discoteche, il cinema della domenica sera, i supermercati, la fabbrica che da sempre incombe, vera madre - matrigna, i negozietti, la stazione dei carabinieri, la piazza protesa su un mare cilestrino e all'orizzonte lo scuro profilo dell' Isola d'Elba.
E così, a volte immagino di essere uno di loro. Un passato che non si vuole più alle spalle, un presente che si sbriciola nel tentativo di capire quello che inesorabilmente sfugge, e qualche vaga attesa di una possibile riscossa in un futuro che talvolta sembra a due passi, a volte sfuma in lontananze che non possono essere nemmeno pensate, figurarsi previste.
Però ai miei casuali interlocutori, maschi o femmine che siano, che si lamentano delle donne ucraine che rubano i mariti o dei nord africani ladri, spacciatori e delinquenti, o della gente dell'est, disonesta e inaffidabile, mica posso raccontare queste fantasticherie. Potrei discutere, obiettare, fare lezione di tolleranza, tenere il punto, ribattere: ma come si fa, nelle corsie di un supermercato affollato, quando è già tardi e ti vorresti solo sottrarre al prevedibile cicaleccio infarcito di luoghi comuni dell'inossidabile uomo (o donna) qualunque, a difendere le questioni di principio, ragionare, dimostrare, citare, rammentare fatti ed esperienze? Allora ti limiti a qualche sorrisetto sghembo, qualche cenno del capo, un paio di osservazioni lasciate cadere lì senza averne l'aria, una rapida occhiata all'orologio, un frettoloso saluto, una fuga veloce verso la cassa.
E così, l'ignaro conoscente magari resta convinto che tu gli abbia dato pure ragione, mentre, in fondo, lo hai solo guardato negli occhi, ascoltandolo a metà, mentre lui si compiaceva di ascoltare l'eco soddisfatta della sua voce
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?