
PROCESSO ALLE TECNOLOGIE DIDATTICHE
Riusciranno i nostri baldi a tenerlo nella primavera 2008? Tutto dipende dai riscontri e dalle adesioni.
Dopo lunga ibernazione (tutto era iniziato allo Zenacamp) , è partito il "processo alle tecnologie didattiche" con l'avvio dell'istruttoria
.
E' stato attivato un wik
i per raccogliere elementi utili al "processo" : prove a sostegno delle tesi dell'accusa e della difesa; testimoni e testimonianze, candidature per i diversi ruoli e per ospitare l'evento.
Un piccolo gruppo bipartisan di "promotori" a garanzia della neutralità dell'istruttoria e della corte. Adesioni al gruppo dei promotori (chi si impegna attivamente a promuovere e costruire l'iniziativa) ancora aperte fino a metà settembre.
Sono benvenuti anche "semplici" contributi nella giornata del "processo" (tutti potranno intervenire, purchè segnalati) e spettatori (il processo, come nelle migliori tradizioni democratiche, si terrà a porte aperte ....).
Attendiamo vostri contributi nel wiki (password per editare le pagine nella sidebar del wiki).
Rilanciate l'iniziativa nei vostri blog.
Fatevi, comunque, vivi. Si cerca il collegio giudicante, PM, avvocati, testimoni ....
A fine ottobre definiremo i dettagli logistici ed organizzativi dell'evento. Si tratterà certamente di un Barcamp tematico.

Che cosa accadrà il 4 settembre? Le tracce e gli indizi sul misterioso evento potrete trovarli nei post di Morgan, Antonella, Samuele, Pibua, Balenebianche, Hermansji, Kinozen, Giulianissima , Piggio, e, naturalmente, 365albe. Beh, sapete che sono una prof. Leggo sui giornali gli articoli che riguardano la scuola. Ascolto i servizi televisivi. Seguo le fiction che hanno come protagonista un maestro,un insegnante, o chiunque altro possa vagamente richiamarsi alla categoria. Guardo i film sul tema. E non mi riconosco.
Sono una tranquilla signora di quarantasei anni, felicemente sposata da quasi venti, tassativamente monogama, con due figli a carico, lavoratrice dipendente, elettrice prevedibilmente delusa del centrosinistra, insegnante un po' provincialotta lontana dal centro e da qualunque luogo io possa far sentire davvero la mia voce. Un' illustre madama nessuno. Analizzo tutte le rappresentazioni pubbliche, giornalistiche o fictional, delle varie categorie cui appartengo, rappresentazioni talvolta elaborate su base rigorosamente statistica, talaltra basate sulle impressioni dell'esperto (sociologo, scrittore, intellettuale, sceneggiatore, regista, opinionista o, più semplicemente, pennivendolo ... ) di turno, e non mi riconosco.
Che diavolo ne sanno, questi qui, di me? E della gente come me? Dove sta la verità e dove comincia invece la manipolazione, più o meno consapevole, più o meno orientata? Quale ruolo ha il desiderio di solleticare i pregiudizi di un pubblico dal palato grosso, o la fretta legata alle esigenze di mestiere, ai prevedibili tòpoi (leggi: luoghi comuni o automatismi comunicativi) che governano l'informazione e, ancora di più, il cosiddetto infotainment?
Beh, allora ci penso da sola. Mi leggono in quattro gatti? Me ne farò una ragione. Sono destinata a scomparire sommersa dalla merda narcisistica che inevitabilmente finisce per affliggere buona parte dei blogger italiani, probabilmente anche la sottoscritta? Pazienza, almeno mi sarò divertita: c'è chi gioca a scacchi, chi pratica gli sport estremi, e chi scrive su un blog.
Ma c'è l'altra faccia della medaglia. Continuo a leggere i quotidiani, a seguire le trasmissioni televisive, ad andare al cinema. In più, leggo i blog. Degli amici. Dei nemici. Degli amici degli amici. Dei nemici degli amici. Dei nemici dei nemici. Opinioni, rappresentazioni che si incrociano, si mescolano, si contaminano. Tutte egualmente attendibili? ma certo che no. Alcune francamente urtanti. Del resto accade lo stesso anche nel caso di llustri (e strapagati) opinionisti. Mamma mi ha fatto studiare. Garanzia forse fragile del mio spirito critico, ma tant'è, ci accontenteremo. Quello che conta è la possibilità di attingere a punti di vista che altrimenti sarebbero irraggiungibili. Forse per questo mi tengo in genere lontana dai blog dei già famosi. A me interessa sapere come la pensano i piccoli, quelli come me, quelli che nessuno rappresenta per come sono davvero.
E va bene. Devi sciropparti, spesso, un' umanità monotona, prevedibile, conformista. Ma capita, capita più spesso di quanto uno creda, l'incontro imprevisto con l'originalita. il pensiero divergente, l'informazione che non avresti trovato in un altro luogo. Ecco perché sostengo che al di là del numero di accessi, o di link in entrata, il vero impatto comunicativo non è legato al singolo blog della singola blogstar, ma alla rete di relazioni che si instaura fra utenti piccoli o mediopiccoli come la vostra Floria. Insomma il valore del passaparola di cui parla Luca De Biase in questo post, anche se io lo intendo, evidentemente, in senso prevalentemente comunicativo e culturale.
Resterebbe da dire che la parte abitata della Rete è come una città: i quartieri sono tanti, ognuno con la sua fisionomia, con il suo centro d'interesse, i suoi luoghi di ritrovo. C'è chi non mette il naso fuori dalle quattro strade che conosce e chi si trasforma in un vero flâneur della Rete, e vagabonda ora qua ora là, a seconda dell'umore e dell'intensità della sua curiosità. Ma ne parlerò, se ne avrò voglia (perché anche questo è bello: la possibilità di non mantenere le proprie promesse), un'altra volta.
RADIO NOWHERE
I was trying to find my way home
But all I heard was a drone
Bouncing off a satellite
Crushing the last lone American night
(Chorus:)
This is Radio Nowhere
Is there anybody alive out there
This is Radio Nowhere
Is there anybody alive out there
I was sitting around a dead dial
Just another lost number in a file
Dancing down a dark hole (some say it’s “Been in some kind of dark cove”)
Just a-searching for a world with some soul
(Chorus)
I just wanna hear some rhythm
I just wanna hear some rhythm
I just wanna hear some rhythm
I just wanna hear some rhythm
I want a thousand guitars
I want pounding drums
I want a million different voices
Speaking in tongues
(Chorus)
I was driving through the misty rain
Just a-searching for a mystery train
Bopping through the wild blue
Trying to make a connection with you
(Chorus)
I just wanna hear some rhythm
I just wanna hear some rhythm
I just wanna hear your rhythm
I just wanna hear your rhythm
(repeat until end).
Aspettiamo fiduciosi il nuovo Cd "Magic", con la EStreet Band al completo, in uscita il prossimo 28 settembre

Mentre cercavo di capire come consentire a mio figlio l'accesso al gioco in rete con la sua PSP Sony e mi facevo una cultura sul mondo a me ignoto degli homebrew , del custom firmware e del downgrade, mi sono imbattuta in un esperimento didattico sicuramente interessante: ovvero A scuola con la Playstation.
Cito direttamente dal post::
Dario Zucchini, insegnante di mestiere e tecnico informatico per vocazione presso l'Istituto tecnico Majorana di Grugliasco, ci racconta di come gli è saltato in mente di sfruttare la Psp, la Play Station Portatile della Sony, per scopi didattici.
di Dario Zucchini
Da due anni circa, gli studenti stanno adottando un nuovo dispositivo: la PSP – Play Station Portatile. Si tratta di un computer palmare molto potente, dotato di un display eccezionale e di connettività wireless. La PSP costa meno di un palmare e condivide con questi dispositivi l’assenza della tastiera; ma può eseguire giochi, riprodurre musica, filmati e navigare su internet molto meglio di qualsiasi palmare o telefonino. Ecco perché gli studenti se la comprano e se la portano dietro nello zainetto...anche a scuola!
Ora, come scuola, abbiamo due possibilità: sfruttare l’occasione o ignorare il fenomeno e vietare. Ignorare l’esistenza di questo dispositivo ci farà soltanto passare per matusa senza nessun altro beneficio, sfruttare l’occasione ci farà entrare nel mondo degli studenti potendo stimolare usi proficui e didattici delle nuove tecnologie. Gli strumenti tecnologici, infatti, non sono di per sé negativi o positivi, ma è l’assenza di linee guida, di stimoli e di idee a consentirne un uso scorretto e non istruttivo.
Presso l’ITI Majorana di Grugliasco (TO) si è tentato di non ignorare il fenomeno e di dare alcune risposte per coinvolgere gli studenti dotati di PSP.
- Per prima cosa abbiamo offerto a tutti gli studenti dotati di PSP, di palmari e di Notebook l’accesso wireless ad internet. La navigazione è ovviamente protetta, gli studenti per avere l’accesso sottoscrivono la PUA (Politica Uso Accettabile della rete) e vengono messi in guardia circa i rischi che possono derivare da un uso scorretto della rete.
- Poi abbiamo invitato gli studenti interessati alle PSP nelle attività del DopoScuola In Rete che prevedono l’apertura pomeridiana di un laboratorio connesso in rete. Al DopoScuola In Rete possono partecipare, su prenotazione, tutti gli studenti dell’Istituto per svolgere vari tipi di attività che richiedono l’uso delle TIC. Pur non essendo consentiti i giochi (la scuola non è una sala giochi) gli studenti dotati di PSP partecipano volentieri per scaricare software, aggiornamenti e contenuti.
- Dal prossimo settembre avvieremo il corso IG2 per diplomare periti in informatica esperti nella realizzazione di grafica e videogame. Per consentire agli studenti di non essere solo utenti passivi di queste tecnologie ma veri e propri creativi in un settore che vede fatturati da record in tutto il mondo.
- L’ultima idea è quella di fornire contenuti adatti alla PSP, di "iniettare" all’interno del terminale dello studente i contenuti che la scuola produce, i materiali di studio, ecc… ecc... L’ambiente web di lavoro cooperativo della scuola si è rivelato subito compatibile con la PSP e questo ha semplificato le cose.
La prima realizzazione di questo processo, che è appena iniziato, è un ebook sulla deportazione realizzato digitalizzando documenti originali, di alto valore storico, di un partigiano deportato a Mauthausen. Questo ebook è disponibile in versione adatta ai palmari, ai cellulari ed alla PSP.
Chissà quante copie ha venduto in Italia Il mago dei numeri di Hans Magnus Enzesberger? Non so se ve lo ricordate, ma trattavasi di un incantevole libretto dove un bambino sbuffava sul solito problema di quanti pasticceri ci vogliono per fare ottantotto ciambelle, e il demone dei numeri appariva spiegandogli che la matematica era un’altra cosa.
Ci ripensavo leggendo, questa mattina, dell’ allarme lanciato dall’inclito ministro Fioroni, il quale sottolineava come il 44% degli studenti italiani delle superiori abbia seri problemi con la matematica.
Ci ripensavo ritrovando un’intervista ad Enzensberger dove il medesimo diceva:
“Le ragioni emotive per questo rigetto della matematica si trovano nel modo di insegnare, perché, in fondo, la matematica è una cosa di un grande fascino, di una grande attrazione, che non ha niente a che fare con la routine, lo schematismo e la noia
E poi pensavo anche ad altre cose.
Per esempio, a come nella nostra scuola e nella nostra cultura si continui a privilegiare la letteratura, anzi, la scrittura, ma circondandola di quella malefica aura sacrale che provocherà in molti la consapevolezza di essere nato scrittore (di essere nato “grande scrittore”, anzi), e la futura convinzione che basterà raccontare della propria infanzia, della proprie scopate e delle proprie frustrazioni per entrare nell’olimpo. L’adozione di questo libro nelle scuole superiori è un’utopia, suppongo.
Per adesso, dicevo. Perche' e' chiaro che, per ragioni di tempo, gli standard disciplinari si sono naturalmente abbassati. E comunque la societa' chiede a gran voce che la scuola si faccia carico di compiti che, fino a non moltissimi anni fa, erano affidati, naturalmente, alla famiglia. Ma la famiglia, evidentemente, non ce la fa piu'. Oppure a un liberalismo economico sempre piu' spinto e impietoso, fa da riscontro una tendenza dello stato a diventare sempre piu' invasivo e paternalista per quanto riguarda la sfera personale dei singoli individui: ecco che la scuola deve insegnare come mangiare, come consumare, come manternersi attivi e in buona salute, come gestire la propria sessualita', etc. etc. Non penserete che io abbia usato casualmente la parola "catechizzare" poche righe sopra?
Alla base di questa prassi, c'e' da un lato la convinzione diffusa che quello che normalmente si studia (si studiava) a scuola sia un mucchio di nozioni astratte, staccate dalla vita e poco interessanti ai fini della comprensione dell'attualita': ecco quindi che occorrono opportune integrazioni e doverosi correttivi in senso "educativo"; dall'altro credo che alla fine la svalutazione implicita della cosiddetta cultura a favore di una generica educazione risponda al sotterraneo desiderio di rendere meno libere le persone.
Perche' non e' vero che parlare di Seneca o della Guerra del Peloponneso significhi tralasciare quello che accade oggi: anzi, guardate cosa e' successo con Paolo Rossi (anche se su questa storia degli Ateniesi maestri di democrazia ci sarebbe non poco da obiettare; in ogni caso vale la pena di leggere anche che cosa ne pensa Camillo, e poi, se uno sa il Greco, non sarebbe male consultare il testo originale); non e' vero che insegnare la matematica significhi mortificare la personalita' degli alunni: forse la matematica allena piu' delle chiacchiere generiche e buoniste al rigore nel pensiero e alla capacita' di scelta; e aggiungerei che una buona conoscenza della chimica e della biologia suggerisce considerazioni piu' pertinenti sulla buona alimentazione degli opuscoletti della Coop o dell'ASL, con tutto il rispetto.
Ma le discipline, tutte le discipline, implicano naturalmente la presa di distanza critica. I predicozzi, no. Ecco perche' alla fine conviene che i cittadini siano infarciti di luoghi comuni (il cui implicito moralismo, fra l'altro, instilla nei ragazzi la quasi inevitabile tentazione di fare esattamente il contrario) e preferibilmente a scuola, in modo che sia garantita la necessaria uniformita' (meglio sarebbe dire: l' indispensabile conformismo). E poi i predicozzi sono piu' facili, non vanno studiati, basta ascoltarli con un orecchio solo mentre magari si sta pensando ad altro (se poi uno si porta il walkman puo' fare a meno anche di ascoltare, se riesce a non farsi notare), nessuno ti interroga e la mattina trascorre cosi', tutto sommato piacevolmente, senza, come dire, un grosso impegno di tipo intellettuale.
Oh come sono d'accordo con la "vecchia" Floria, specialmente ora, che sto cominciando a pensare alla programmazione prossima ventura! E, al tempo stesso, come sono stanca di tutte le chiacchiere che di anno in anno si riproducono, perversamente, sempre uguali a se stesse.
Contaminazioni
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di
Lorenza Boninu