contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
31/10/2007

Oggi, per me, è cominciato un ponte ...

che sembra un viadotto. Ma non sia mai che mi dimentichi del mio lavoro. Specialmente dopo che la collega di matematica, inorridita, mi ha messo sotto il naso un "all'ineate"(sic!) tratto dal compito di fisica di una nostra comune allieva. Che devo dire? Che l'insegnamento dell'ortografia non rientra nei miei doveri di docente liceale ma in quelli, remoti, delle maestre elementari? Io ci provo, giuro: accanto a queste delizie, quando mi capitano, disegno faccine inorridite   di tutti i tipi e misure, traccio pesanti ghirigori blu, aggiungo punti esclamativi a iosa, scrivo commenti sarcastici ... i miei alunni, almeno alcuni, trovano tutto ciò molto divertente e continuano, tranquillamente, a tralasciare l'acca, a dimenticare apostrofi o a metterne dove non servono, a scambiare la c con la q, etc etc.

Eppure, secondo me, c'è di peggio. L'uso di un linguaggio inutilmente pesante e retorico. La confusione dei registri. L'abitudine di non consultare mai, nemmeno per caso, il vocabolario, per controllare se il lessico sia appropriato oppure no. La caduta nel "burocratichese", tanto per dare una patina di solennità ai propri scritti. L'uso e l'abuso dei luoghi comuni, delle frasi fatte, delle espressioni scontate. La mancanza di semplicità e la convinzione (errata, erratissima!!!) che la complicazione sia  sorella della profondità, e che essere fumosi significhi dimostrare la dimensione eccelsa della propria intelligenza (mentre l'eccesso di fumo non fa altro che dichiarare la mancanza di arrosto). Mica è colpa dei ragazzini, sia chiaro. Ci sono adulti,  veri virtuosi nell'arte di non dire nulla scrivendo troppo,  che tuttavia (o proprio per questo?) godono di  pubblico, e immeritato, successo.

Rivolgo un accorato appello agli amici che passano di qua: troppo facile dare addosso agli adolescenti; segnalate, nei commenti e altrove, i colpevoli presenti e passati  (e con nomi e cognomi, quando possibile) della degenerazione linguistica delle giovani generazioni. Date un segno di rivolta. La posterità ve ne sarà grata.
postato da floria1405 alle ore 09:07 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
|
|categoria: lingua italiana, scuola, personale, scritture




30/10/2007

Ciofeche

Non riesco a togliermi dalla testa che Second Life sia una ciofeca. L'ho provata? No. Anche se sono una curiosa patologica, SL non mi attira affatto. E poi sono quasi sicura che mi impallerebbe il notebook che, poverino, comincia ad avere una certa età. Perché poi? Per svolazzare qua e là a colpi di mouse? Per chattare in 3D, tenendo conto che in linea generale ODIO LE CHAT? Che me ne faccio di un avatar? La mia identità è già plurima (convivo pacificamente da anni con la mia inoffensiva schizofrenia) nella vita reale, perché mi devo complicare le cose inventandomi alter ego per di più abbastanza bruttini? Non ho mica cinque anni: non ho bisogno di "far finta che ... " . Non in questi termini, almeno.

No, dico. Prendete Dante. Avrebbe avuto bisogno di SL, lui? Io dico di no. Dante "agens" (il Dante personaggio che agisce e si muove negli spazi oltremondani, vede Lucifero e ne rimane agghiacciato, si arrampica sui peli del  suddetto, approda alle rive del Purgatorio e scala l'arduo monte nonostante gli abiti poco pratici, arriva al Paradiso Terrestre e di lì "trasumana" schizzando verso l'alto a velocità inconcepibile - Odifreddi, se non erro, ha matematicamente dimostrato l'impossibilità per la Madonna di essere stata assunta in Cielo corpo e anima: ma che ne sa Odifreddi di mondi virtuali?) non funziona un po' come un avatar rispetto al Dante autore e al Dante narratore? E quanto è più varia la fantasia del Sommo rispetto al pallido surrogato della vita parallela su SL ... Si, va bene, mica tutti ci chiamiamo Dante Alighieri. Ma nemmeno possiamo giocare a essere Pippi Calzelunghe per tutta la vita.

Può darsi che mi sbagli (qualche assiduo frequentatore di SL può smentirmi?) ma mi sa che questi giochini deprimano immaginazione e creatività, piuttosto che esaltarle ( risponde a verità che le Aziende non ritengono produttivo investire in pubblicità su SL?).
postato da floria1405 alle ore 23:21 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
|
|categoria: tecnologia, personale, internet, web 20, second life




29/10/2007

Consigli agli aspiranti scrittori

Volete risparmiare tempo e fatica evitando le "scuole di scrittura creativa" tanto di moda? Bene, acquistate Undici solitudini di Richard Yates (minimum fax, € 10,00) , leggete tutti i racconti tanto per capire come si affronta una short story (per esempio, mai contemplare il proprio ombelico, mai usare otto parole se ne basta una, mai lasciarsi trascinare in orge di aggettivi, ebbrezze di avverbi, costruzioni sintattiche arditamente improbabili) e poi soffermatevi, a lungo e con attenzione, sull'ultimo, quello che si intitola "Costruttori".

Costruttori di storie, costruttori di vita. Le storie sono come case: a volte un po' sbilenche, e gli abitanti vivono scomodi e infelici in stanze malsane, scarsamente illuminate e poco ospitali. Il che non significa che la loro esistenza non abbia comunque una particolare bellezza, a dispetto di qualunque facile  happy end. Yates non usa una parola di troppo, non vuole consolare o ammaliare il lettore, non gli interessano i messaggio scontati  e i lirismi artificiosi. Racconta, e basta. Racconta la solitudine, il fallimento, la mediocrità. Non si fa illusioni e non vuole che se le faccia il suo pubblico. Lo scrittore è un tizio qualunque, "maldestro e importuno", che non vanta altolocate conoscenze sulle vette del Parnaso, non si fa scudo con una raffinata ed estenuata sensibilità, non corteggia l'arte, non gioca con intellettualismi fini a se stessi, non esibisce il suo genio ma, semplicemente, come tutti, cerca una via d'uscita, un po' di luce, un soffio d'aria pulita. Lo cerca fra le parole, e forse non è il luogo migliore, di certo non il più comodo. Per lui, se è onesto, e per noi, se accettiamo di condividere la sua onestà.

Di Richard Yates meritano di essere letti anche Disturbo della quiete pubblica e Revolutionary Road, sempre di Minimum Fax.



postato da floria1405 alle ore 22:24 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, libri, personale, scritture




29/10/2007

Certe cose, non c'è niente da fare, mi commuovono

Anobii, gruppo di discussione "La biblioteca di Alessandria". Uno dei thread verte su questo argomento: "La scuola uccide la voglia di leggere?". Belli e tutti interessanti gli interventi. Ma uno mi ha colpito in particolare, quello in cui Daisy, insegnante di lettere in una scuola media, narra la sua esperienza. Con il suo permesso lo riporto qui su "Contaminazioni". Perché, non c'è niente da fare, chiamatemi vile sentimentale deamicisiana, ma  certi racconti mi commuovono davvero:

Ciao!
Racconto una mia esperienza personale.
Sono anch'io un'insegnante di lettere, ma alle medie inferiori. Ho una prima quest'anno e due settimane fa decido di portare i ragazzi (o meglio i bambini) a visitare la biblioteca della scuola, molto fornita e gestita benissimo da genitori e nonni volontari. Sciamano fra gli scaffali, io me ne sto in disparte, li osservo passarsi di mano in mano i libri, vedo che li sfogliano, poi vanno verso il tavolo del bibliotecario per registrare il volume scelto, poi cambiano idea, tornano agli scaffali e ne prendono un altro...così per più di un'ora. C'è una bella atmosfera, l'aria profuma di libri e di bambini. Io non intervengo mai, tranne in due casi in cui mi è stato chiesto un parere. Almeno servo a qualcosa! Alla fine li riporto in classe, tutti con un libro in mano, e durante il percorso li sento dietro di me che si dicono a vicenda i titoli. Arriviamo in classe, manca mezzora al suono della campana, decido di dedicarla alla lettura silenziosa, ognuno del proprio libro. Acconsentono con entusiasmo. Io prendo un pacco di compiti arretrati (uff!) e la biro rossa. Ah...no, mi dico. Che stai facendo! E' così che dai l'esempio? Per fortuna ho sempre un libro nella borsetta. Così nascondo i compiti e mi metto a leggere anch'io. Non si sente una mosca volare. 26 ragazzini di undici anni che leggono! Quando suona l'intervallo hanno tutti le facciotte contente...anche la mia lo è, me la sento. Da quella mattina ogni giorno c'è qualcuno che mi chiede il permesso di andare in biblioteca a prendere un altro libro.

Scusate il lungo post, ma mi premeva sottolineare come i bambini e i ragazzini siano ancora curiosi e quindi si possa facilmente stimolare in loro il desiderio di leggere. Poi, crescendo, diventa più difficile, come per altre cose.

Il racconto di Daisy non ha bisogno di commenti: è bellissimo, nella sua semplicità. Anche se un paio di dettagli saltano agli occhi: prima di tutto la presenza di una biblioteca ben fornita in una scuola media. Non pensate che sia una cosa così scontata e naturale (per esempio, nella scuola di mio figlio non mi risulta che esista una biblioteca d'Istituto: in classe di Francesco, infatti, l'insegnante ha supplito organizzando un sistema di scambio libri fra ragazzi ).  Ma una scuola senza libri che scuola è? Certo, io sono appassionata di tecnologia, altrimenti ora non sarei alla tastiera: ma il miglior laboratorio di informatica non sostituirà mai una bella, ricca e ordinata biblioteca. E poi il fatto che lì dove lavora Daisy ci siano genitori e nonni disponibili a far funzionare le cose: a me pare una bella prova di collaborazione virtuosa fra scuola e famiglia, mentre troppo spesso docenti e genitori tendono a guardarsi in cagnesco senza nemmeno provare a capirsi.

P.S. A me questa discussione su Anobii piace parecchio. Se passate di là, perché non vi unite?

postato da floria1405 alle ore 21:37 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, libri, letteratura, scuola, personale, web 20, anobii




28/10/2007

Questa storia non mi convince

La faccenda di tale Guillermo "Habacuc" Vargas, sedicente artista nicaraguense, che avrebbe fatto morire "artisticamente" di fame un cane randagio durante un'esposizione, mi sa di fake. O di qualcosa abilmente costruito dallo stesso Vargas, che pare non abbia lesinato provocatorie dichiarazioni sull'accaduto (tipo che decine di cani muoiono per la strada senza che nessuno si sconvolga più di tanto e che il cane in questione, povero bastardo, sarebbe morto comunque). Circola una petizione per boicottare l'artista, la blogosfera internazionale si indigna. E anche qualche giornale più o meno influente e benpensante

Chissà. Dopo una ricerca su Internet di una decina di minuti ho trovato questa dichiarazione da parte della Galleria Nicaraguense dove sarebbe avvenuto (ad agosto, non l'altroieri !!!) il fattaccio.

Uno de los trabajos expuestos consistió en presentar a un perro famélico que Habacuc recogió de la calle, y durante la exposición aparecía amarrado con una cuerda de nylon, que a su vez estaba sujeta a otra cuerda que pendía de dos clavos en una esquina de la Galería. Habucuc nombró al perro “Natividad” en homenaje al nicaragüense Natividad Canda (24 años) quien murió devorado por dos perros Rottweiler en un taller de San José, Costa Rica, la madrugada del jueves 10 de noviembre de 2005.

El perro permaneció en el local tres días, a partir de las 5 de la tarde del miércoles 15 de agosto. Estuvo suelto todo el tiempo en el patio interior, excepto las 3 horas que duró la muestra, fue alimentado regularmente con comida de perro que el mismo Habucuc trajo. Sorpresivamente, al amanecer del viernes 17, el perro se escapó pasando por las verjas de hierro de la entrada principal del inmueble, mientras el vigilante nocturno quien acababa de alimentarlo limpiaba la acera exterior del mismo.

La Galería Códice se reserva el derecho de velar por la calidad de los trabajos expuestos, respetando en todo momento la creatividad del artista y jamás ha pretendido ejercer ningún tipo de censura, siempre y cuando no atenten contra los principios elementales de la ética y mucho menos que impliquen la vida de un ser viviente, sea humano o animal. Yo pensaba quedarme con “Natividad”, pero él prefirió retornar a su propio habitat.

Celebro el que tantas personas en el nivel internacional se hayan mostrado molestas por las declaraciones brindadas por Habacuc, en las que sostenía que su intención era dejar morir al perro de inanición, lo que es de su absoluta responsabilidad. Al cumplir con informar la verdad de los hechos, espero que todas esas mismas personas hayan elevado también su voz de repudio cuando Natividad Canda fue devorado por los Rottweiler.

Allora, io lo spagnolo lo capisco così così, ma mi sembra di arguire che:

Nei tre giorni durante i quali il cane è stato ospite della Galleria è stato nutrito regolarmente, eccettuate le tre ore dell'esposizione, che, qualunque fosse il suo effettivo valore artistico, voleva essere una provocazione, legata fra l'altro all'uccisione, avvenuta nel 2005, di un giovane di 24 anni, sbranato per la strada da cani Rottweiler in libertà. Il cane, alla fine, è fuggito proprio mentre il guardiano incaricato di nutrirlo stava lavando la ciotola. Le successive dichiarazioni dell'artista ricadono esclusivamente sotto la sua responsabilità e, in ogni caso, pur rifiutando ogni forma di censura, la Galleria ha sempre rispettato i principi essenziali dell'etica ( e, immagino, sia sia guardata bene da violare la legge).

Insomma, si sarebbe trattato a tutti gli effetti di un esperimento sociale: le vere cavie sarebbero stati prima i visitatori della mostra, che non avrebbero in pratica reagito alla supposta tortura, e poi il vasto pubblico della Rete, prontissimo a dispensare la propria indignazione senza controllare l'effettiva veridicità della notizia e forse addirittura manipolato dallo stesso Vargas (al quale lo scandalo non può che fare pubblicità).

In quest'ottica, le fotografie della povera bestia "in agonia", foto pubblicate un po' ovunque in Rete rientrerebbero a pieno titolo in quello che ho avuto modo di definire altrove "voyeurismo politicamente corretto".



postato da floria1405 alle ore 23:40 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
|
|categoria: cultura, arte, blog, attualità, virale




28/10/2007

Generazioni

La lettura di questo simpatico post di Robba mi ha, come dire, illuminato: improvvisamente mi sono resa conto che io non so quasi niente di Winx o di Gormiti perché i miei figli, ormai, sono cresciuti. Un tempo ero esperta di Minipony e di Cristina D'Avena, di Orsetti del Cuore e di Teddy Ruxpin; successivamente si sono affacciati sulla scena i Backstreet Boys, i Five,  le Spice Girls e Britney Spears. Il vortice del tempo ha inesorabilmente inghiottito la mia necessaria esperienza genitoriale in merito. Grazie a Dio al figlio più piccolo non sono mai piaciuti giochi di ruolo o altro: la Play Station, nelle varie versioni, era ed è l'unica, Anche in questo momento l'inimitabile Crash Bandicoot ruota sullo schermo. Ma che tristezza quando anche lui sbiadirà nel ricordo (ora che ci penso è un po' che non vedo Dante e Virgil di Devil may cry).


postato da floria1405 alle ore 11:10 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
|
|categoria: personale




27/10/2007

Per ricordarci della Birmania ...

abbiamo bisogno dell'orrore? Abbiamo bisogno del pulp? Non sapevamo che questo è ciò che è accaduto? Non potevamo immaginarlo? Diffondiamo pure l'appello di Asia News: del resto questo blog ha costantemente partecipato alla campagna pro Myanmar. Ma per ravvivare la nostra stanca indignazione c'è davvero bisogno di diffondere l'immagine della testa di un monaco affettata come un cocomero (non è ironia, sia chiaro, è solo amarezza)? E no, il link alla foto non lo metto e non avverto nessuno che "si tratta di immagini forti, non adatte a stomaci delicati": il voyeurismo "politicamente corretto" non mi piace e mi rattrista.
postato da floria1405 alle ore 15:14 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, giornalismo, birmania, censura, libertà, myanmar, free burma




26/10/2007

Diversamente abili

Per ragioni del tutto personali ho riletto dopo vent'anni il libro di Oliver Sacks L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Allora, nella mia giovinezza spensierata (più o meno), lo avevo considerato un testo piacevole, a tratti toccante, spesso curioso. Ma non mi aveva coinvolto più di tanto. Oggi, com'è naturale, l'ho riletto con più attenzione e partecipazione, in particolar modo nell'ultima parte, dedicata ai casi di autismo.

Sarà perché questo è il secondo anno che nella mia classe è "inserito" (si fa per dire) un ragazzino con problemi di questo genere (anche se nessuno, nel corso delle riunioni del PEI - Progetto Educativo Individualizzato - ha chiarito quale fosse esattamente la sua patologia e quale il modo migliore per noi docenti di interagire con lui). Sarà perché quando leggi riflessioni di questo genere, ti fermi un attimo a pensare, per esempio a quale sia, e sia stato, il tuo rapporto con i tuoi figli normodotati. Sarà che non ti è piaciuto affatto, quando hai avuto a che fare direttamente con loro, il modo supponente e standardizzato con cui certi medici, dall'alto del loro supposto sapere, trattano la malattia, specialmente quando quest'ultima si trascina dietro delle conseguenze non piccole di ordine psicologico, per il paziente e per chi gli sta vicino.

Il ragazzino borderline che dovrebbe integrarsi nella mia classe, per forza di cose se ne sta zitto e buono nel banco mentre io tiro avanti con gli altri il programma di Letteratura Italiana. E' una situazione che mi imbarazza. Perché, tutto sommato, abbiamo un buon rapporto, ogni tanto chiacchieriamo, gli altri ragazzi gli vogliono bene. Ma per la maggior parte del tempo, quando non è altrove con la sua insegnante di sostegno, la sua presenza è all'incirca quella di un soprammobile poco fastidioso (per fortuna nostra e sua). Voi la chiamereste integrazione? A che cosa gli serve fare la bella statuina mentre noialtri chiacchieriamo amabilmente di Dolce Stil Novo? Le nostre affettuose pacche sulle spalle lo fanno sentire davvero meglio? Tre insegnanti di sostegno diverse in tre anni hanno davvero incrementato le sue  cosiddette capacità metacognitive?

Io me le faccio queste domande, spesso.  Tutta la faccenda mi pare davvero un monumento all'ipocrisia. E non mi piace affatto sentirmi ipocrita.

Sacks non chiama i suoi pazienti autistici "diversamente abili": li definisce, semplicemente, ritardati. Ma sa come scoprire in loro talenti nascosti, spesso insospettabili e insospettati, che vanno rispettati e incoraggiati. Uno sguardo diverso sulla realtà è necessariamente qualcosa da censurare, da normalizzare? Il tentativo di adeguare le prestazioni di queste persone al nostro criterio di accettabilità sociale non finisce, inevitabilmente, per frustrarle e impoverirle?

Empatia non significa concedere un distratto buffetto sulla guancia, per poi voltarsi dall'altra parte e lasciar perdere.


 

postato da floria1405 alle ore 23:46 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
|
|categoria: scuola, personale




25/10/2007

Mi sto cominciando a preoccupare

Dopo gli attacchi alla Net Neutrality, ho scoperto pure il buzz marketing: Che cosa sia è spiegato benissimo qui.

Cito il passaggio più significativo: Buzz marketing 
significa, appunto, comprare le libere opinioni e i liberi spazi comunicativi degli individui (più influenti essi sono, meglio è, ovviamente), per poi temporizzarli, coordinarli e pianificarli al fine di mettere in atto delle campagne pubblicitarie apparentemente virali a favore di una data marca o prodotto. E il foro boario principale in cui si svolge questa mercatura è, ovviamente, la blogosfera. (...) Ci sono agenzie che affiliano, cioè nei fatti comprano, i blogger.
Questi blogger svolgeranno, a loro discrezione e remunerati, un servizio per queste agenzie: parlare ai propri lettori di un marchio o prodotto “a comando”, ovvero quando l’agenzia glielo chiederà. Ovviamente, quanto più il blogger è influente (rispettato, credibile e con molti lettori), e quanto più sarà bravo a propagare un messaggio positivo sul marchio o prodotto, tanto più l’agenzia ricorrerà a lui e lo premierà per i suoi servizi. E viceversa. Per cui al blogger di nome il premiuccio di valore. Alla massa degli “sfigati” (in senso tecnico-numerico, sia chiaro) contentini altrettanto sfigati
.

La cosa che mi ha fatto orrore, letteralmente, è stata la sensazione di essere caduta con tutte le scarpe in questo trappolone. Insomma, tanto per fare un esempio di vita vissuta: chi nella blogosfera è ben più influente di me "sponsorizza" il "gadget tecnologico del momento" (si, proprio quell'affarino con le orecchie lunghe e dal nome impronunciabile, quel coso che assume strani atteggiamenti se collegato a Internet via wi fi: a questo punto mi risparmio il link); io leggo e sbavo, con l'occhio fisso della drogata di tecnologia; guarda caso l' aggeggio in questione diventa l'agognato premio in un prestigioso (almeno per noi scribacchini della Rete) concorso per blog; e io che faccio? ma ovviamente ci faccio su il post del giorno. Insomma eccomi qui, a sostenere la parte della blogger sfigata manipolata ben bene da un oscuro trucchetto pubblicitario. E con me parecchi altri, su Twitter e altrove. Da soli siamo niente, tutti insieme, grazie al previsto meccanismo del passaparola virale, siamo i testimonial migliori, e per di più aggratis.

Ora, io voglio essere ottimista, proprio come Gaspar che qui scrive: In internet è quasi impossibile che una campagna di buzz rimanga segreta, e la segretezza è l'ingrediente principale senza il quale diventa una pubblicità qualsiasi, e quindi saltata a prescindere. Il problema è quel quasi. Tanto per dire: quanti simpatici blogger dopolavoristi e debitamente ignoranti come la sottoscritta sono al corrente, effettivamente, di che cosa sia questo enigmatico buzz? Leggiamo velocemente i nostri feed, saltabecchiamo da un sito all'altro, da un aggregatore all'altro, siamo presi dalla frenesia della scrittura e dall'ansia di conquistarci un link in più: pensiamo davvero a quello che facciamo? E d'altra parte, come lascia intendere Mafe nei commenti al post di Gaspar, noialtri siamo consapevoli dell'effettivo potere che il passaparola potrebbe avere come strumento di controllo dal basso dell'effettiva qualità di un prodotto?

Insomma, sono ottimista, sì, ma un pochino mi preoccupo.

postato da floria1405 alle ore 23:06 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
|
|categoria: tecnologia, blog, attualità, pubblicità, web 20, virale




25/10/2007

Della cultura e del gioco

Scrive Giulia, una mia alunna, in un commento al post, di poco precedente a questo, sul libro di Eio e di Stark: "Forse Mirko ha ragione, a studiare sulla Parodia della Divina Commedia ci si divertirebbe di più ma addio cultura...invece per lei che praticamente deve leggere lo stesso canto 3 o 4 volte in una mattina (povera profe) è giusto che ci sia un momento di piacere dove riprendere fiato ^^ ".  Vorrei risponderle qui.

Giulia sa bene quanto tempo perdo a dissertare seriamente sulla Divina Commedia, sul "Purgatorio" trito e ritrito come ha scritto il suo compagno Mirko. Ci mancherebbe: a parte che è il mio mestiere, amo appassionatamente Dante e, se potessi, concentrerei l'intero corso di letteratura sullo studio della Commedia (indovinate un po' quale libro mi porterei sulla proverbiale "isola deserta"?). Ma, contestualmente, credo che la letteratura sia, prima di tutto, entusiasmante, coinvolgente e sconvolgente gioco intellettuale: serissimo come può essere quello di un bambino, ma comunque gioco. Da questo convincimento nasce il mio interesse per tutte quelle esperienze ( e ce ne sono tante, nel corso dei secoli) che si legano ad una concezione ludica della scrittura. A questo proposito segnalo  l'ottima antologia di Guido Davico Bonino (un altro parente?) Così per gioco - Sette secoli di poesia giocosa, che può essere utile per farsi un'idea.

Sono una prof. Figurarsi se potevo non guardare a Sempre cara mi fu quest'ernia al colon con gli occhi di una prof. E devo dire che il merito di questa folgorante raccolta di fincipit sta, a mio giudizio, nel farci intendere con chiarezza quanto il sublime (anche quando si tratti di sublime vero) confini con il ridicolo. Se accade ai grandi, figurarsi ai piccoli e ai mediocri. Attraverso la parodia, d'altra parte, si impara molto (più di quanto si creda) su quello che si vuole prendere in giro.


Capita ai ragazzi, che in certi casi sono molto più seriosi degli adulti, di avere una concezione quasi sacrale della cultura. Ma il riso, lo sberleffo, il rovesciamento carnevalesco, la trasgressione, l'ironia, la leggerezza fanno parte a  pieno titolo  proprio di quella cultura alla quale l'istituzione scolastica, spesso, vorrebbe attribuire esclusivamente un volto arcigno e cupo. Chi si fa alfiere di una letteratura accademica e paludata è il peggior nemico della letteratura, perché la riduce a moralismo di accatto e formuletta buona giusto per citazioni di second'ordine (significa forse questo "farsi una cultura?").

Concludo citando Stefano Bartezzaghi, dall'introduzione al Libro dei Fincipit: Secondo un detto popolare basta un dettaglio per passare dal ruggito al raglio: anche qui il confine fra la finezza e la mera stronzata è impalpabile, e probabilmente varia secondo valutazioni personali. Basta tener conto che c'è la matita Carioca e c'è il tecnico Fininzio (per capire a che cosa si riferisce Bartezzaghi, comprate il libro e leggete l'introduzione, tiè): a volte è la letteratura stessa che si nutre di giochi come questi, e variare le parole dei grandi può essere sia un modo per farsene beffe sia un modo per conoscerle meglio. Proprio Carducci, forse il poeta più parodiato della letteratura italiana, disse: "Parodia è riconoscimento della poesia". Tutto si gioca in quel riconoscimento, se c'è, quando c'è.

Ne riparliamo in classe. Dopotutto stiamo studiando Luigi Pulci, no?






postato da floria1405 alle ore 08:51 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
|
|categoria: cultura, letteratura, scuola, personale, divertimento




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


Site search Web search

powered by FreeFind


Sottoscrivi il feed


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feedbox

Add to Technorati Favorites

Elfa Promotin

MigliorBlog.it

Enhanced with Snapshots
Per disabilitare SnapShot, cliccare su "Opzioni" nell'angolo destro in alto dell'anteprima del link

Posta

lboninu at gmail.com

Technorati Profile

Badges



Profilo Facebook di Lorenza Boninu

Un'occhiata fuori

Blog Aggregator 3.3 - The Filter

Links

>Skip Intro
After2000
Ali d'argento
Artaut
Bakis
Barbabianca
Blog Didattici
Blublog
Bookcafè by G.G.
Brodoprimordiale
Buba
Caporale Reyes
Captain's Charisma
Catepol 3.0
CenerAntola
Censura Rossa
Classico e Moderno
Cosette, Casette
Currenti Calamo
Daisy
Diego Petrucci' s blog
Donna Bissodia
E io che mi pensavo
Ecate
Elfluxusvomitato
Errore 404 - Uno strappo nella Rete
Eva Carriego
Far finta di essere sani
Gidibao
Giovy
Glob
Haramlik
heteronymos
I compagni del fuoco
Il Blog di Ivo Riccardo Forni
Il Gossip di Giulia
Il Mazziniano
Inconnuaubataillon
Korus
La torre di Babele
Letture e Riletture
Licenziamento del Poeta
Lipperatura
Lu
Madame de Bergerac
Maria Strofa
Marsilio black
Mauro Gasparini
Minimo Karma new
Momoblog
Nessun giorno senza una riga
Newbrigand
Paese d'ottobre
Pasta al tonno
Pesce Vivo
Peter Sauerkirsche
Phoebe
Pix & Stef
Placida Signora
Polenta e Cammelli
Remo Bassini
Roquentin
Schegge del Tempo
Senza Qualità
shymay
Sichiamamassimo ...
Sole Luminoso
Squonk
Succede@catepol (trasferito)
Temporalia
The Rat Race
Vaghe stelle dell'orsa (Caracaterina)
Venti gocce per tre
Vincenzo Russo
Webgol
Why Don't You Eat Carrots?
Yaub
ZetaVu
Zeus Blog
Zoro
[Quablog]

I miei spazi
Piombino su Blogolandia Contaminazioni Tumblelog
My Twitter Page
My Jaiku Page
Fuori di classe
La mia pagina su Last.fm
La mia libreria

Fortza Paris
Cut & Paste
Gilgamesh
Grande Onda
Squonk
Contaminazioni
YAUB
Maria Circassa

Strumenti
Accademia della Crusca
Roots Highway
Griseldaonline
Il Mestiere di scrivere
Il portale di filosofia
Il sito di Piergiorgio Odifreddi
Liber Liber
I Corsi del MIT
Osservatorio della ricerca
Punto Informatico
Risorse per classicisti
Origine - Scritture in movimento

La cassapanca delle vecchie cose

Partecipano

Contatori

visitato *loading* volte

Site Meter

Who Links Here

Contatore Sito
Bpath Contatore

Banner

GeoURL

Search For Blogs, Submit Blogs, The Ultimate Blog Directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Radioblog


Bob Dylan widget by 6L & Daxii