contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
30/01/2008

Nell'ipotesi che il tentativo di Marini non arrivi a nulla ...

 e si vada al voto in tempi brevi con l'odierna legge elettorale, che ne pensate di questa proposta del Ratto?  Secondo me è bella ma, probabilmente, impraticabile.

Per il momento mi limito ad una sconsolata osservazione: vivo in mezzo agli adolescenti e, vi assicuro, questa generazione ha un'idea assolutamente distorta del significato autentico della parola "democrazia".
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30/01/2008

Il navigatore ubriaco

Ho sempre snobbato i navigatori satellitari: sono figlia di un capitano di lungo corso, io, e so usare una cartina. Anzi, con l'età mi sono pure scoperta un invidiabile senso d'orientamento ( e non date retta a certi vieti luoghi comuni) . E allora che me ne faccio di un navigatore? Ma mio marito, ossessionato dagli autovelox, non ha voluto sentire ragioni: peccato che, dopo averlo comprato in previsione della nostra trasferta ad Arezzo della scorsa settimana, non abbia poi caricato  la mappa aggiornata, appunto, degli autovelox. Siamo in fervida attesa delle probabili multe.

In compenso il navigatore ci ha fatto morir dal ridere. Abbiamo scoperto che l'unico modo di arrivare a destinazione in un lasso ragionevole di tempo è quello di fare esattamente il contrario di quello che il malefico aggeggio suggerisce (tenete conto che lo stavamo sperimentando in zone relativamente note: che cosa potrebbe accadere in località sconosciute, a questo punto non voglio nemmeno immaginarlo). Quando l'abbiamo seguito in modo pedissequo, ci siamo ritrovati in un parcheggio, mentre lui/lei continuava ad esortarci: "Pre-e-enda la pros-sima a de - stra  e poi la pros-si-ma a de-stra". Avessimo obbedito, saremmo stati ancora lì a girare in tondo.

Lo abbiamo immaginato mentre prendeva vita e, permaloso, ci mandava a quel paese per la nostra ostinata difesa della libertà di scelta. Gli abbiamo prestato una voce prima depressa, poi imbestialita. Lo abbiamo fatto scendere in sciopero. Abbiamo immaginato la vocina mentre gridava: "E allora fate un po' come vi pare, dementi!" Insomma, alla fine il nostro tecnologico compagno di viaggio era diventato un simpatico amico un po' bizzarro, anche se a più riprese, verso Cortona, ha cercato di farmi svoltare in direzione del cimitero: si sarà poi offeso davvero? e fino a questo punto?

A proposito di donne che non sanno leggere le cartine (ma io lo so fare!) e di uomini che non si fermano mai a chiedere (e io invece mi farei accoltellare prima di chiedere un'indicazione a un passante): provate a fare questo test, per scoprire il "
probabile livello di ormone maschile che il cervello ha ricevuto intorno alla sesta-ottava settimana di gestazione". Pare che questo livello influenzi praticamente tutto il corso della vita e vi condanni, se basso, allo smarrimento perenne in città sconosciute in balia di navigatori satellitari completamente sciroccati.
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30/01/2008

Tempo di duro lavoro

Tempo di scrutini, tempo di duro lavoro. Il blog langue ma la verità è che, con la scusa di correggere i compiti, in effetti faccio altro. Per esempio. Sono reduce dalla visione di due film apparentemente molto diversi, in realtà in qualche modo imparentati fra loro. Dico subito: uno mi è piaciuto, l'altro no. Uno è I'm not there  di Todd Haynes, l'altro è Into the wild di Sean Penn.

In che senso sono imparentati? Perché ambedue parlano di fuga, del tentativo di sottrarsi alle regole, di non lasciarsi incasellare, di ritrovare se stessi oltre il giudizio precostituito degli altri. In un caso come nell'altro, splendido montaggio, ottima regia, fotografia efficace e, naturalmente, superba colonna sonora (ma nel caso della vita di Bob Dylan si tratta di un'osservazione scontata). Solo che I'm not there è spiazzante, visionario, inquietante come la vita dell'artista da cui trae ispirazione. Into the wild è stato per me un insopportabile polpettone (peraltro girato benissimo, anche se non mancano inutili lungaggini): la storia di un ingenuo che ha preso troppo sul serio i suoi libri preferiti, (confermando fra l'altro la mia teoria: a qualcuno dovrebbe essere impedita una lettura troppo intensa) e ha fatto la fine del coglione, con tutto il rispetto. Non mancano gli ingredienti soliti: i genitori stronzi e perbenisti, gli hippy alternativi, buoni e tormentati, la simpatica canaglia, l' eremita ex alcolizzato, la città violenta e alienante, la natura crudele e incontaminata. Qualche scena risibile, tipo quella dell'orso che annusa il povero protagonista ormai ridotto al lumicino, lo schifa (troppo magro? troppo malato? presumibilmente indigesto?) e se ne va. Insomma, retorica in pieno stile Thoreau, condita dei soliti tòpoi "on the road", americanata d'autore, inno alla libertà estrema, ma a che pro?

Ribelle per ribelle, meglio il gioco delle identità multiple evocato da Io non sono qui. Meglio la disperazione, l'incoerenza, l'incapacità di fermarsi, l'impossibilità di riconoscersi. Meglio l'ironia che sfiora la morte ma comunque riesce a sfuggire il suo abbraccio. Questo film non racconta Dylan, lo evoca senza spiegarlo, te lo getta in faccia come un riflesso inafferrabile, un sogno, forse un incubo e poi ti dice che ti ha preso in giro, che nulla è vero e se anche lo fosse non sarebbe così importante. Non quanto le canzoni, comunque. Che, tuttavia, sono solo canzoni. Solo?

Aggiornamento:

Io e l'erede più grande siamo quasi giunte alla rissa sul film di Sean Penn. In risposta alle mie critiche impietose, Annalivia ha scritto la sua recensione che, per doverosa par condicio, pubblico di seguito. Spiega molto bene perché questo film piace ai ragazzi e forse lascia fredde le vecchie canaglie come la sottoscritta: al punto che, leggendola, quasi quasi mi sono ricreduta. Che abbia giudicato con eccessiva leggerezza?

Alla scoperta delle terre selvagge con Sean Penn

Al suo quarto lavoro da regista, Sean Penn dimostra di essere una personalità versatile e brillante anche dietro la macchina da presa.

Il film “Into The Wild”, adattamento del best seller omonimo di Jon Krakauer (uscito nel 1996), racconta la vera storia di Christopher McCandless, giovane benestante, che nel 1990, dopo ottimi risultati accademici, decise di abbandonare famiglia e sicurezza economica per intraprendere un viaggio “on the road” alla scoperta dei luoghi più incontaminati d’America. Un viaggio durato due anni, fino al tragico epilogo sullo sfondo delle montagne innevate dell’Alaska.

 

“Into the wild”, fortemente lodato dalla critica, in America ha incassato pochissimo al botteghino; questo fatto non stupisce: il film è abbastanza lungo, e certamente non facile. La vicenda del protagonista, è di per sé esposta a critiche certamente non immotivate, fatto che viene del resto riconosciuto da Krakauer nelle pagine del suo libro. In più di un occasione, McCandless ha dimostrato sconsideratezza ed imprudenza. Abbiamo più di una volta l’impressione che il ragazzo si sia buttato a capofitto in una situazione più grande di lui, e il fatto che poi non sia stato in grado di gestirla non è particolarmente spiazzante. E’molto facile criticare il giovane, accusarlo di aver peccato di presunzione e, perché no, pure di ingenuità al limite della stupidità. La vicenda presenta inoltre una serie di cliché: la famiglia borghese e bigotta che soffoca il figlio ribelle ed idealista, la ricerca della libertà nella natura, il tema stesso del viaggio come mezzo per scoprire sé stessi (tema certamente molto caro alla cultura americana). Tutto questo, unito alla lunghezza della pellicola, può in parte spiegarci perché il film non abbia avuto un grande successo di pubblico, ma di certo non è sufficiente per giudicare nel suo complesso l’opera (e la vicenda stessa).

Penn più volte ha sottolineato di essersi rivolto principalmente ad un pubblico giovane; i giovani d’oggi dispongono di un numero pressoché illimitato di comfort, a cui non è facile (e indispensabile) rinunciare. Talvolta faticano a distinguere ciò che è veramente necessario da ciò che è superfluo ed inutile. I giovani, e non solo loro, hanno paura della solitudine, di isolarsi dai propri coetanei; solitudine spesso equivale ad emarginazione. In questo senso McCandless è una personalità anomala e controcorrente. E’ un giovane che ha scelto prima di allontanarsi volontariamente dalla vita a cui si era adeguato nel corso degli anni, e poi dalla vita sociale in sé per vivere l’ultima e più importante parte del viaggio, “la grande avventura in Alaska”, senza curarsi delle conseguenze che sarebbero potute scaturire da questa decisione. L’ardore di Chris non corrisponde ad un capriccio, ma all’esigenza consapevole di andare oltre tutto ciò che viene considerato canonicamente indispensabile dalla società, ma che a lui non basta più (“più che l’amore, i soldi, la fama, datemi la verità”)

La scelta di Chris è estrema, e Penn lo riconosce: non necessariamente un giovane deve immergersi nella natura selvaggia senza soldi e senza precauzioni, troncando ogni possibile contatto con i propri cari, per capire che qualcosa deve essere cambiato nel suo atteggiamento verso gli altri e verso la vita.

E’ quasi impossibile, per un giovane, non riconoscersi almeno un po’ nella passione di Chris, nella sua voglia di vivere fino in fondo, di sperimentare, di andare contro le restrizioni della società. Ed è quasi impossibile non ammirarlo per esserci riuscito, per aver avuto il coraggio di seguire coerentemente i suoi ideali e le sue più intime ambizioni, dando ascolto a cosa era meglio secondo lui e non secondo gli altri. Chris ha seguito alla lettera quello che gli diceva il cuore, senza eccezioni o incertezze, e forse è proprio qui che sta il suo errore. Con un po’ di amarezza, bisogna riconoscere che come è sbagliato affidarsi troppo alla ragione, è altrettanto errato fidarsi ciecamente dell’istinto. E’ proprio questo che ci insegna il film; nella vita (e a maggior ragione quando si è giovani ed impetuosi) ci vuole equilibrio, sia da un lato che dall’altro.

 

 

Il cast scelto da Penn è di eccezione, a partire dall’attore protagonista, il promettente Emile Hirsch, che è stato in grado di rappresentare Chris in modo intenso e oggettivo, senza farne né un martire né un eroe. Anche i vari personaggi che Chris incontra, e che verranno toccati indelebilmente dalla sua personalità travolgente, sono interpretati da attori a tutto tondo, quali William Hurt, Marcia Gay Harden (che già aveva lavorato con Penn in Mystic River), Vince Vaughn, Catherine Keener e Hal Holbrook (nominato come miglior attore non protagonista agli oscar 2008).

 

Sean Penn è stato abilissimo nel farci emozionare e riflettere, creando un’opera in cui ciascuna inquadratura è un piccolo ma inestimabile gioiello finalizzato a dipingere con sensibilità e oggettività quanto accade nell’interiorità del ragazzo e in ciò che lo circonda.

Nulla, insomma, è lasciato al caso; la straordinaria colonna sonora, firmata da Eddie Vedder già leader dei Pearl Jam, accompagna Chris nelle sue peregrinazioni, traducendo in musica quanto il ragazzo fa, vede, prova.

Abbiamo la sensazione di assistere a qualche cosa di compatto, ad un’opera veramente completa su tutti i fronti, in cui ciascun elemento, dalle immagini, alle battute, alla colonna sonora, contribuisce a rafforzare il significato del film e l’impatto che esso ha sullo spettatore.

 

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23/01/2008

La Memoria di un Libro

Aderisco volentieri all'invito di Angelo che mi ha coinvolto in una catena, di sicuro meno vacua del solito, promossa dalla Penna che Graffia, volta costruire una sorta di ideale biblioteca virtuale dell'Olocausto, in occasione della Giornata della Memoria.

Come richiesto, copio a mo' di introduzione il post originale di Riccardo Gavioso.

Oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte.
Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia.
Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile.
Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli.

Di libri ne vorrei segnalare addirittura quattro, perché in occasioni del genere, se è possibile, è bene non risparmiarsi:

La Notte di Elia Wiesel e il bellissimo, perché mai retorico e, a tratti, assolutamente straniante, Essere senza destino di Imre Kertèsz. Di questo libro avevo già scritto in passato e vorrei riportare qui le parole che avevo utilizzato allora:

"Scrivere, per alcuni, non significa altro che testimoniare la brutale insensatezza della vita. Vita che, come racconta Kertész, riesce a procurarsi insospettabili pretesti per continuare persino nelle condizioni piu' estreme. Di ritorno da Buchenwald, dopo aver gia’ sperimentato l’impossibilita’ di comunicare agli altri, a quelli che non sanno, l’insostenibile banalita’ del male che sostiene e olia, per vittime e carnefici, il meccanismo truce dei campi, il giovanissmo Gyurka, il protagonista di Essere senza destino pensa: Io ci sono e so bene che, pur di poter vivere, il prezzo che pago e’ di accettare qualunquepunto di vista. E mentre lascio vagare il mio sguardo sulla piazza che riposa tranquilla nella luce del tramonto, sulla strada provata dal temporale eppure piena di mille promesse, gia’ avverto crescere e lievitare in me questa disponibilita’: proseguiro’ la mia vita che non e’ proseguibile".

La Notte e Essere senza destino hanno in comune fra l'altro il fatto di raccontare in prima persona le storie durissime di due quindicenni. Penso che il testimone del ricordo debba passare soprattutto ai ragazzi, a quelli per il quali la memoria dell'Olocausto ha l'odore stantio di cose troppo remote per essere degne di essere rammentate con un minimo di partecipazione. Questi libri possono essere utili.

Gli altri due libri che vorrei segnalare sono due saggi: I sommersi e i salvati di Primo Levi, una lucida analisi del sistema del terrore instaurato nei lager e altrove,  e Memoria del Male, Tentazione del Bene, Inchiesta su un secolo tragico di Tzvetan Todorov. Quest'ultimo testo tratta in generale delle persecuzioni e degli ostracismi che alcuni spiriti illuminati (fra i quali anche Primo Levi) hanno dovuto subire per aver rifiutato di piegarsi al violento conformismo delle ideologie dominanti e totalitarie (sia rosse che nere). Sono "eroi del XX secolo" che, in un modo o nell'altro, hanno fatto proprio il motto di Guglielmo d'Orange (che giusto ieri sera rileggevo in un libro autobiografico di Marguerite Yourcenar): Il n'est pas nécessaire d'espérer per entreprendre.

Ricordo (anche a me stessa, perché, a dire la verità, non l'ho ancora letto) il libro di Pier Vincenzo Mengaldo, La vendetta è il racconto. Testimonianza e riflessioni sulla Shoah. Vedete bene che il titolo di questo libro ben si adatta all'odierna occasione.

Melius abundare quam deficere,
dicevano i Latini. Lo so che si chiedeva di parlare di libri, ma voglio segnalare un film, per me bellissimo nella sua drammatica leggerezza (pare che abbia rappresentato l'ispirazione per il ben più noto "La vita è bella" di Benigni): Train de vie

Per non limitare le possibilità di arricchimento di questa "biblioteca virtuale" passo il testimone a chiunque voglia contribuire. Ma mi piacerebbe conoscere l'opinione di Licenziamento del Poeta, di Pesce Vivo e di Remo Bassini.
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|categoria: libri, memoria, shoah, web 20, virale




23/01/2008

E se si provasse con una bella moratoria contro le morti per fame?

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.

Fabrizio De André "Il Testamento di Tito"

"Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso; percentuale che nei paesi meno sviluppati arriva ad uno ogni tre; cinque milioni di bambini sotto i cinque anni d'età muoiono di malnutrizione o fame. L'allarme dell'Unicef non risparmia poi le madri, la cui condizione non è certo incoraggiante: mezzo milione di donne ogni anno muoiono per complicazioni di parto o di gravidanza. E il rischio aumenta per le più giovani: le ragazze sotto i 15 anni di età hanno cinque volte più possibilità di morire rispetto alle ventenni durante il parto".

Questi i dati dell'Unicef:  nel mondo muoiono ventiseimila bambini al giorno, e la metà dei decessi avviene per fame. E val la pena di ricordare il numero altissimo di donne, anche giovanissime, che muoiono per complicazioni legate al parto e alla gravidanza. Un'ecatombe

I moralisti dell'ultimo minuto, gli atei devoti che mascherano il loro nauseante cinismo con un buonismo opportunista e ipocrita, i chiacchieroni che tacitano la loro piccola coscienza con i richiami all'ordine (validi sempre e solo per gli altri) dell'etica e del "diritto alla vita", senza compromessi, perché sennò si fa peccato,  perché non provano a scacciare i fumi ideologici e a parlare di questo? A fare qualcosa per questo?.
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|categoria: politica, donne, bambini, religione, diritti umani, società




23/01/2008

Ripristinare almeno la decenza

Non è che  nepotismo e arroganza baronale non ci fossero anche prima nell'Università italiana. Ma diciamo pure che negli ultimi anni certi fenomeni hanno abbondantemente sfondato la soglia minima della decenza. Adesso la rivolta sembra inesorabilmente estendersi, a macchia d'olio, come racconta questo indicativo articolo di Repubblica. E mi auguro che non si tratti di un effimero fuoco di paglia, che l'arroganza sia giustamente punita e repressa, che si tratti di una reale inversione di tendenza. La decadenza di un Paese si misura anche sulla base della decadenza delle possibilità reali di studio e di ricerca.

Altro che discorso del Papa,  e tutte le vacue chiacchiere che ne sono seguite, specialmente da parte dei politici, sempre pronti ad aprire bocca e a tentare l'ottusa carta della propaganda.  Sono queste le cose che dovrebbero accendere la vera indignazione.
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|categoria: cultura, politica, cronaca, attualità, università




23/01/2008

Danzando sull'orlo dell'abisso

E' da qualche tempo che ci penso. Ammettiamo pure che il mondo dello spettacolo, dello show business, sia quanto di più effimero e inutile possano generare i nostri confusi tempi moderni. C'è la crisi politica. C'è l'emergenza rifiuti. C'è le difficoltà di tante famiglie ad arrivare decentemente a fine mese. Ci sono guerra, fame, disoccupazione, disperazione, terrorismo. Sulla scena della storia, insomma, c'è tutto il peggio del peggio. E con tutto ciò, danziamo sull'orlo dell'abisso. A molti di noi, specialmente se giovani, più di tutto questo, più della serietà e, oserei dire, dello squallore della quotidianità, interessano le emozioni che possono donare una canzone o la scena di un film o, magari, un video. Ovviamente.

Io non so perché  Heath Ledger si sia suicidato e se si sia suicidato. So però che stamattina, nell'abituale e sconfortante panorama dell'informazione, la notizia che più mi ha colpito è stata quella della sua morte. Certo, la morte prematura e misteriosa di un giovane bello, ricco e talentuoso non può non colpire violentemente l'immaginario di quel pubblico anonimo del quale anch'io faccio parte. Tanto più se le interpretazioni di questo giovane, come accade in Brokeback Mountain, avevano una rara intensità, quella scintilla in più che  turba e  fa pensare. C'è, in fondo, qualcosa di mitologico in eventi del genere: il fiore reciso prematuramente, "muore giovane chi al cielo è caro ... " e via citando e sproloquiando.

Mi dispiace davvero. Abbiamo bisogno di sogni. E forse, sotto sotto, pensiamo che i sogni abbiano una grande responsabilità nei nostri confronti. Magari è così. Magari è vero che un film, un accordo musicale, la pagina di un libro ("facili" o "impegnati" in questo senso non ha importanza) hanno il grande e insostituibile merito di alleggerire, anche per poco, la nostra vita.  Quando il sogno si spezza, ci restiamo male.

(Qui le reazioni della Warner Bros e le preoccupazioni per futuro del film "The Dark Knight": the show must go on).

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|categoria: cinema, personale




22/01/2008

La Terza Guerra Mondiale secondo la V A (ovvero come ti affondo l'Alaska)

Nell'aula dov'era ospitata la quinta A di due anni fa, c'era una cartina dell'...Europa? Asia? America? Non ricordo. Forse dell'America del Nord. Facciamo finta fosse l'America del Nord, tanto è lo stesso. Era una di quelle cartine plastificate e in rilievo, dai colori un po' sbiaditi, che stanno appese buone buone ai muri delle aule senza che nessuno le guardi mai. A un certo punto, tuttavia, i miei baldi alunni decisero di inaugurare un nuovo sport: il tiro all'Alaska. Si trattava di colpire l'Alaska da distanze via via maggiori con proiettili di vario tipo, dalle palline di carta alle gomme per cancellare, dai tappi delle penne ai bric accartocciati dell'Estaté, fino a bucarla e a cancellarla dalla carta geografica, condendo il tutto con evoluzioni e acrobazie di vario genere. Affondata l'Alaska, passarono via via ad altri Stati, fino a trasformare la cartina in una desolata distesa di crateri, dietro ai quali si intravedeva il muro. Credo che organizzassero, nel corso della ricreazione e durante la pause dalle lezioni, dei veri e propri campionati. Resta un mistero il motivo per il quale giovanotti a un passo dall'Università, peraltro in genere tranquilli e disciplinati, esercitassero questo insano accanimento verso una povera carta geografica forse un po' sgarrupata ma che non aveva fatto male a nessuno.

Della vicenda Occhionero, accaduta nella medesima classe, già ho raccontato in un vecchio post che merita di essere riportato per intero.

"Nel 2001, presumibilmente, era studente dell'ITC di Casacalenda (CB). Oggi, sempre che non si tratti di omonimia, una rapida ricerca su Google me lo da' come giornalista o collaboratore del Quotidiano del Molise. Il punto e' che i suoi saggi brevi, risalenti alle sue frequentazioni scolastiche, fanno bella mostra di se' in un paio di quei siti rivolti a studenti lazzaroni che non hanno voglia o tempo di buttar giu' un paio di idee originali e ripiegano sui compiti bell'e fatti: la prof (io) assegna un'esercitazione, lo studente (e dai, ma non lo sai che esiste Internet?) naturalmente copia. Dico: ma potrebbe copiare qualcosa di meglio. Qualche anno fa mi capitavano alunni che copiavano i compiti di letteratura direttamente dalla Storia della Letteratura Italiana del De Sanctis. Oggi copiano da Fabrizio Occhionero. O tempora o mores. La stupidita' era patente in un caso come nell'altro ma almeno il De Sanctis, con tutto il rispetto per Occhionero, era piu' attendibile.

Oggi ho riportato i compiti e abbiamo fatto quattro risate sulla faccenda (oddio, i tontoloni che avevano copiato ridevano a denti stretti: non avevano certo fatto la figura delle aquile): abbiamo deciso di considerare Fabrizio Occhionero membro onorario della classe.

(naturalmente in questo aneddoto c'e' una morale: prof, non siate abitudinari, che' altrimenti la figura dei tontoloni tocca a voi)".

Resta da aggiungere che qualche tempo dopo mi contattò su Splinder, via messaggio privato, lo stesso Occhionero, che aveva scoperto di essere stato citato nel mio blog e, per quanto avesse preso simpaticamente tutta la faccenda, citazione compresa,  mi sembrò un po' urtato perché non avevo giudicato bene il suo saggio. Beh, di sicuro era difficile che uscisse vincente dal confronto con Francesco De Sanctis, ma tant'è ... beata gioventù ... e, ancora una volta, imprevidibilità di Internet.

Ma certo è che la V A 2005 - 2006 era una classe sui generis. C'era il barzellettaro cronico: le sue barzellette erano talmente insulse che facevano ridere solo per questo motivo (a parte il fatto che mi tratteneva regolarmente a fine lezione perché proprio non poteva fare a meno di raccontarmi l'ultima che gli era venuta in mente). C'era il rosso e c'era il nero, ambedue  accomunati dalla tendenza incoercibile allo smoccolamento (leggi: bestemmia) da perfetti toscanacci doc. Il rosso, poi, cercava sempre di indurmi a dire male del Papa, di Berlusconi e di Bush, qualche volta riuscendoci, a dire il vero. C'era anche, precisiamo, l'alunno più bravo della scuola, che però non era per niente supponente: anzi tutti, senza malanimo, lo giudicavano un gradino sopra, il che rendeva difficile presentarlo come modello, perché si sapeva che comunque sarebbe stato irraggiungibile. C'era pure quello che, per qualche misterioso motivo che non mi è mai stato del tutto chiaro, non stava mai in classe quando io spiegavo ma poi, quando avevo un'ora di buco, mi veniva dietro dietro chiedendomi le più strane delucidazioni e gli approfondimenti più imprevisti (e quindi non era mai in classe nemmeno nelle ore degli altri). C'era un tale soprannominato Fuzzy (come la logica fuzzy) e, sotto un certo profilo, mai soprannome fu più azzeccato, almeno a giudicare dai compiti di latino.

In terza, se non erro, c'era il club dell' ARCI (S)CACCIA, i cui soci erano drammaticamente single loro malgrado (con il tempo comunque hanno risolto). Una volta arruolarono in classe perfino Platone (o era Aristotele?): utilizzando la copertina del libro di filosofia come faccia, improvvisarono con cappello, sciarpa e giacchetto una sorta di manichino e mi indussero a convincere la severissima prof di scienze ad accogliere, obtorto collo, il nuovo alunno. Durante una gita a Pisa per ritirare un premio, salirono tutti contenti e assai chiassosi in treno, ognuno con un palloncino di McDonald, del tutto incuranti degli sguardi perplessi di una scandalizzata e seriosissima scolaresca delle elementari. Una volta tentarono ai miei danni uno scherzo davvero di pessimo gusto: schiaffarono sulla mia sedia un assorbente tinto di rosso con il pennarello, aspettando eccitati che mi abbattessi sul sedile con la mia abituale mancanza di grazia. Solo che quel giorno proprio mi dimenticai di mettermi a sedere e alla fine, dopo un quarto d'ora di appassionata lezione in piedi, una ragazza mi scongiurò: "Professoressa, la prego, si sieda!" Naturalmente mangiai la foglia e, scoperto l'innominabile oggetto, lo presi con due dita, feci: "E questo? Che vuol dire? O perché?" Poi, imperturbabile, lo gettai nel cestino e continuai a spiegare, nell'imbarazzato silenzio del mio uditorio che, forse, si sarebbe aspettato una sfuriata dei quelle epiche: ovviamente, nei giorni successivi,  mi vendicai appioppando nel compito una perfida versione di latino sulla buona educazione dei giovani. Ma non so se compresero l'allusione, visto che non capirono un acca del testo. 

Se volete avere un'idea del clima che si respirava in quella classe, andate a leggere questo vecchio post (Ultimo giorno di scuola) su Fuori di Classe

Ma la verità è che era una buona classe.  Ciascuno di questi episodi, se filmati con il cellulare e caricati su YouTube, farebbe la gioia di ScuolaZoo e, probabilmente, scandalizzerebbe, poco o tanto, i benpensanti. Ecco perché è difficile giudicare dal di fuori quello che avviene nello strano universo parallelo chiamato "scuola" (o bisognerebbe dire SKUOLA?).

E lo sapete perché ho scritto questo post? Perché un ex alunno, ora serissimo studente universitario (ma sarà vero che è diventato così serio?), nonché lettore del mio blog, me lo ha chiesto, forse perché assalito da un sentimento di imprevista nostalgia. E il bello è che la nostalgia ha preso anche me, per loro e per tutti gli altri alunni che si sono susseguiti nel corso degli anni, anche per quelli che mi hanno fatto sputare sangue ed eccedere in qualche urlata di troppo. Date retta, il mio è un bel mestiere, checché se ne dica.

 


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21/01/2008

I paradossi di Internet: appello a Peppe

Allora: io vivo in una casa di 75 m², invasa da libri, dvd, cassette, dischi e altro. Me ne sto qui, in un salotto incredibilmente incasinato, a digitare  sul mio notebook le usuali insulsaggini blogghettare.

Nel frattempo, nell'altra stanza, la figlia bazzica la sua allegra combriccola su MSN. Fra i suoi contatti c'è una ragazzo di Santa Maria Capua Vetere, Peppe, che, pare, capita spesso sul mio blog, legge e non commenta mai, non qui almeno. Però informa costantemente mia figlia su quello che vado raccontando. Riassumendo: Annalivia si disinteressa allegramente dei miei deliri via Internet, non ne vorrebbe sapere niente,  però viene aggiornata in dettaglio sui post che la sottoscritta scrive, a meno di cinque metri  di distanza da lei, da un simpatico lurker, che abita a moltissimi chilometri da qui e non osa commentare direttamente (forse pensa che anche sul blog usi la mia impietosa matita rosso - blu, l'arma impropria che adopero per far sputar sangue ai miei disgraziati alunni: ma no, Peppe, quaggiù siamo tutti amici, più o meno, ehehehe).

Allora: vediamo se Peppe, che dopo tutto è un rockettaro post punk, trova il coraggio di commentare questo post che, peraltro, contiene un preziosissimo link al  pezzo del suo gruppo, Oh Oh Horny (e poi non dite che non sono disinvolta!), pubblicato sul mio Tumblelog. 

P.S. Annalivia, alla quale ho chiesto doverosamente il permesso per la pubblicazione, afferma che non è vero che si disinteressa di quello che scrivo. Ma forse dice così solo per cortesia nei confronti della decrepita sottoscritta.
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20/01/2008

Ancora sul "Gran Rifiuto" del Papa - La petizione dei laici

Dopo aver seguito in televisione la diretta sulla "prova di forza" che il Vaticano, su ispirazione del Cardinal Ruini, ha voluto offrirci oggi, pubblico, dopo averlo firmato, il testo dell'appello presente sul sito PetitionOnline.com a favore dei 67 cosiddetti "cattivi maestri".

Io non mi sento affatto una mangiapreti e ho grande rispetto per la fede sinceramente professata e per la grande tradizione della Chiesa Cattolica. Appunto per questo, le bieche strumentalizzazioni politiche della religione alle quali si assiste, sempre più di frequente, in questa Italietta povera di spirito e di spinte ideali, mi scandalizzano e mi deprimono.

To:  Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarini

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.

Sincerely,

The Undersigned

http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

postato da floria1405 alle ore 14:46 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, cronaca, laicità




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