Poche parole per spiegare il senso complessivo della nostra iniziativa e la motivazione che ci ha spinto a scegliere per quest’anno il tema del Mito. “Incontri con il Classico” nasce con l’intento di sottolineare il ruolo comunque attuale che forme e temi caratteristici degli autori cosiddetti “classici” hanno nel nostro presente. Non parole anacronistiche e polverose ma semi vitali per la consapevolezza e la coscienza dell’uomo moderno. Una pianta strappata dalle sue radici inevitabilmente muore. Recidere il rapporto con il nostro passato equivale, allo stesso modo, ad una sorta di suicidio culturale: necessariamente conduce all’alienazione, alla perdita di identità, alla banalizzazione della conoscenza, allo smarrimento della speranza e dello slancio verso il futuro. Sono consapevole che queste affermazioni possono apparire scontate fino alla banalità. Ma è proprio il convincimento che esse, al contrario, siano profondamente vere che ci ha spinto ad organizzare questi eventi, con tutti i loro limiti ed imperfezioni organizzative: eventi che partono dalla scuola verso la città, perché non pensiamo sia giusto che certi argomenti siano imprigionati nelle aule scolastiche o nelle discussioni fra specialisti, lontano dalla vita quotidiana delle persone comuni. La marmellata massmediatica che ci circonda con tutta la sua rozzezza e banalità è fin troppo pervasiva. Si dà per scontato che certi argomenti siano troppo difficili, o noiosi, o eruditi perché possano interessare un pubblico più ampio, o giovani alle prese con le contraddizioni di un’epoca dedita piuttosto alla chiacchiera che alla ricerca di un senso nella “selva oscura” delle contraddizioni e delle ansie che ci tormentano. Ma perché? Perché la saggezza, la bellezza, la vitalità, la profondità delle questioni proposte da generazioni e generazioni dovrebbero oggi valere niente, non avere più nulla da dire e da insegnare, aver perso il loro potere di coinvolgimento, il loro incanto, la loro meraviglia? Noi pensiamo, al contrario, che esse possano avere il loro pubblico, trovare corrispondenza, suscitare interesse anche in chi non è specialista e si avvicina a certe questioni da semplice appassionato, magari spinto solo dalla curiosità.
E questo è tanto più vero nel caso del mito. Tutti noi conosciamo almeno qualche esempio delle belle storie con le quali i poeti greci o latini abbellivano le loro opere (dalla tela di Penelope alla lupa di Romolo e Remo, dal tallone di Achille al giudizio di Paride), ma non sempre riflettiamo sul modo in cui quelle favole antiche hanno continuato a vivere nei secoli, incarnandosi nelle molteplici forme che altri artisti e intellettuali hanno voluto loro attribuire, fino alle moderne e modernissime trasfigurazioni operate nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella pubblicità, dalla cultura di massa. Forse gli eroi hanno altri nomi, l’eros si traveste diversamente, gli dei nascondono il loro volto: ma la forza della rappresentazione mitica, anche se spesso banalizzata e sottoposta a discutibili metamorfosi, continua a coinvolgerci, a proporci i suoi non facili interrogativi sulla fragile e ambigua condizione umana, sulla vita, sulla morte, sul nostro rapporto con la religione, con la natura, con la civiltà. Ed ecco che storie remote, se indagate con gli strumenti più moderni della critica letteraria, filosofica, antropologica, rivelano un’imprevista attualità.
Mercoledì 20 febbraio ore 16.00 Prof Bruno Centrone (Università di Pisa)
I Miti Platonici. Tipi e Funzioni.
Venerdi 14 marzo, ore 16.00 Prof. Donatella Puliga (Università di Siena)
Sguardi su Orfeo e Euridice fra passato e presente.
Venerdì 18 aprile ore 16.00 Dott. Andrea Taddei (Università di Pisa)
Miti e Riti nei Tribunali di Atene
Domenica 20 aprile ore 21.00 Recital di Fabio Carraresi
Ombre: il mito nella poesia di Cesare Pavese
Mercoledì 23 aprile ore 16.00 Prof. Riccardo Di Donato (Università di Pisa)
Mito e Ideologia. Lavoro e Tecnica nella Grecia Antica
Gli incontri si svolgeranno presso l’Auditorium del Centro Giovani, viale della Resistenza, Piombino
L' illuminismo é l' uscita dell' uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità é l' incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi é questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude ! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza ! - é dunque il motto dell' illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall' eterodistinzione ( naturaliter maiorennes ), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l' intera vita; e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E' tanto comodo essere minorenni ! Se ho un libro che pensa per me,un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero da me. Purchè io sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione. A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini ( e con essi tutto il bel sesso ) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltrechè difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l' alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. (I. Kant 30 settembre 1784)Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu