contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
28/02/2008

I'm not there (here)

Ma Lui c'è (scoperto su You Tube grazie a quella vera miniera di materiale per tutti i dylanologi - o dylanisti - che è il sito Maggie's Farm: Universo Bob Dylan)

Bob Dylan - 2004 - "60 minutes" interview (prima e seconda parte)

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|categoria: musica, personale




26/02/2008

Dove si nasconde il mio spirito critico

Ogni tanto vado al cinema. Mica tanto spesso, s'intende, perché se andiamo tutti e quattro al cinema partono minimo trenta euro fra biglietti, popcorn e varie. E poi qui siamo a Piombino, i film passano con una certa lentezza e quasi mai quelli che mi interessano. Poi uno dice: il cinema è in crisi. Per forza: con il prezzo che è esoso e la scelta che è quella che è, una si arrangia come può, fra videonoleggio, Sky e qualche scorciatoia informatica, alla faccia degli spot antipirateria.

Beh, ma negli ultimi tempi il cinema mi ha visto cliente un po' più assidua. E ho fatto una scoperta inquietante. Il mignolo del mio piede destro è un critico cinematografico impietoso. Se il film si rivela una boiata, un dolore acuto, continuo e martellante al mignolino in questione mi avverte sin dalle prime inquadrature. Se il film è bello, non succede niente, il mio piede se ne resta tranquillo e inavvertito.

Con tutto il rispetto. American Gangster, da molti ritenuto un capolavoro o quasi, ha avuto questo discutibile effetto sulle mie estremità. Tutto già visto, già sentito, digerito, metabolizzato. L'aspetto più interessante, la perturbante attrazione fra il malvivente e il poliziotto, ridotto a poca cosa e solo verso la fine, quando uno è già stato costretto a sorbirsi una sorta di riassunto abbastanza caotico del genere gangsteristico (fra un sonnellino e l'altro, lo ammetto, ditino permettendo). E poi si vedevano i microfoni

Non parliamo di Sogni e Delitti, bignami della tragedia greca in salsa proletaria. Macchinoso, snob, zeppo di citazioni mal digerite. E' come se Woody Allen volesse farci vedere che ha studiato. Bravo, mi complemento per la diligenza, ma il mio mignolino protesta.

Lo confesso. Ho rinunciato a Sweeney Todd, e magari ho sbagliato (ci sono andati gli eredi e hanno detto che non era male): ma il timore del mal di piedi era troppo (dopo tutto lo sceneggiatore era lo stesso del Gladiatore e - vi assicuro, Ridley Scott non mi ha fatto niente di male - quel polpettone parastorico è di certo nella top ten della mia personale classifica di demenzialità). Ma quando lo vedrò a casa, e presto o tardi accadrà, comodamente seduta sul mio divano, potrò sostituire i miei minacciosi Caterpillar con più comode pantofole, se il mignolino tornasse a fare i capricci.

 

postato da floria1405 alle ore 22:30 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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|categoria: cinema, personale




26/02/2008

Al volo

Come i miei venticinque lettori sanno, negli ultimi giorni non è che frequenti assiduamente la blogosfera. Comunque. Domenica scorsa, scopro con  inorridito divertimento l'indignazione degli italici blogger per le improvvide dichiarazioni a "Porta a Porta"  di Vespa e della sublime Graziottin su blog e affini (equiparati tout court a pornografia, prostituzione, etc etc). Cerco di accedere al video su YouTube. Impossibile.
Oggi scopro che la colpa è del Pakistan: a causa della censura pakistana (dettata da motivazioni religiose ... o forse no: di certo condotta con notevole imperizia), per qualche ora nessuno al mondo ha potuto accedere a YouTube. Ma tu guarda le coincidenze.
postato da floria1405 alle ore 08:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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|categoria: blog, internet, televisione, giovani, giornalismo, media e comunicazione, censura, libertà




24/02/2008

Frasi

Su questi frammenti ho puntellato le mie rovine ... mi pare che T.S. Eliot scrivesse così, chiudendo La Terra Desolata.
I miei frammenti sono meno nobili dei suoi. Quando avevo diciassette, diciotto anni, scrivevo ovunque (sul diario, sull'astuccio, sullo zaino ...): I don't know who I am, but life is for learning. La frase l'avevo ascoltata in Woodstock di Joni Mitchell nella versione dei CSNY, e poco importava se Woodstock allora era già preistoria e la frase sfiorasse pericolosamente il luogo comune. In effetti, vista l'età e la confusione mentale tipica dell'adolescenza non sapevo, non potevo sapere chi fossi, ma credevo fermamente che comunque prima o poi la mia verità sarebbe uscita fuori, l'esperienza mi avrebbe rivelato a me stessa, e la rivelazione sarebbe stata folgorante e felice.

Ma c'era un'altra frase d'autore che già allora mi piaceva citare.
There's no success like failure and the failure's not success at all, naturalmente di Bob Dylan
Era abbastanza paradossale che parole di questo genere mi colpissero tanto, visto che in apparenza ero una ragazza piuttosto ambiziosa e nessuno di quelli che mi circondavano sembrava avere dei dubbi sul fatto che il mio futuro sarebbe stato meno che radioso. Ma devo ammettere che già allora l'idea del fallimento aveva un fascino particolare ai miei occhi, per quanto non apertamente ammesso.
Sui motivi di questa oscura attrazione non importa approfondire: un misto di romanticismo mal digerito, di ribellismo giovanile irrisolto, di filosofia da quattro soldi buttata lì ... e forse l'idea non del tutto insana che effettivamente ci fosse qualcosa di più importante, una verità che valeva la pena di cercare sotto copertura, senza rivelarsi troppo per non rischiare di perdere la presa.

Ci pensavo stasera, mentre, di ritorno da casa di mia madre, facevo in auto per la quarta volta il giro del palazzo alla ricerca di un parcheggio impossibile. Ci sono quelle due e tre cose che allora volevo fare e che ancora non mi sono riuscite, visto che, a quanto pare, ho rinunciato ancora prima di cominciare. Un uomo non diventa vecchio fin quando i rimpianti non sostituiscono sogni. Non ricordo chi ha pronunciato questa frase ma solo che era stampata in uno dei bigliettini che periodicamente ci distribuivano le suore del pensionato dove ho abitato quando studiavo a Pisa (e che, per inciso, è lo stesso pensionato dove in questo momento si trova mia figlia, già al secondo anno di Università). Se la frase è vera, potrei dire che per certi aspetti sono diventata vecchia abbastanza precocemente, a dispetto del mio atteggiamento perennemente giocoso. Ma non prendetemi troppo sul serio: sotto sotto penso che sia ancora possibile buttare a monte l'intera partita.

Insomma, stasera continuavo a girare a vuoto e pensavo che quella ricerca era una metafora abbastanza azzeccata di quello che prima o poi diventa la vita ... o di quello che era diventata la mia vita, visto che non avevo trovato il modo di fermare l'auto nella quale imprudentemente ero salita tanti anni fa, scendere e proseguire, con nuovi ritmi e mezzi diversi, per altre strade, di sicuro più interessanti di quelle che mi è toccato percorrere in tondo per così tanti anni. E mi è venuta in mente un'altra sentenza, di quelle decisive, che allo stato attuale mi pare esprima compiutamente il mio punto di vista: Io accetto il caos, non sono sicuro che il caos accetti me. Ancora Bob Dylan.

Come dire: col cavolo che ho imparato chi sono e che cosa voglio davvero. E arrivata a questo punto, dubito proprio che una cosa del genere sia possibile o che valga la pena di darsi da fare per ottenerla. Insomma, la vita sarà pure fatta per imparare, ma bisogna vedere che cosa. Forse che è meglio evitare previsioni e definizioni. Accettare la contraddizione. Non avere paura di essere smentiti.

Alla fine ho trovato parcheggio, ci credereste? proprio davanti al portone di casa.

P.S.
A proposito di Bob Dylan, del quale ho finalmente recuperato all'ascolto i vecchi vinili in mio possesso, riaccendendo una passione mai sopita, non mi pare strano averlo riscoperto in questa fase.

Now when all the clowns that you have commissioned
Have died in battle or in vain
And you're sick of all this repetition
Won't you come see me, Queen Jane?
Won't you come see me, Queen Jane?

postato da floria1405 alle ore 23:10 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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|categoria: personale, scritture




20/02/2008

Oddio, sto precipitando!

La mia posizione su BlogBabel sta precipitando ai minimi storici. Per forza, non posto o quasi. Il che pone interessanti questioni. Se blogghi, la tua vita virtuale prospera (prova ne è l'ascesa in classifica), ma quella reale subisce consistenti decurtazioni di tempo. Se vivi, e fai altro, bloggare diventa complicato, la fantasia viene meno, la scrittura si impalla, e il tuo piccolo, piccolissimo spazio virtuale comincia a languire, ignorato, obliato, non più letto, commentato, frequentato, linkato. Non parliamo di tutto il resto, Tumblelog, Anobii, Twitter, Jaiku e compagnia bella. Sono pressoché scomparsa e mi chiedo se sia un bene o un male: perché di certo, in questa smania di provare ogni strada del Web 2.0 c'è anche una certa dose di compulsione nevrotica. Uhm, però il blog mi manca. Stasera ho fatto capolino e naturalmente ho trovato questa recente diavoleria alla quale non potevo sottrarmi.

Però devo andare a preparare il questionario sull'Orlando Furioso e gli esercizi per il corso ECDL di domani. Devo anche sparecchiare e riprendermi dallo stress della prima conferenza (che è andata bene, ma di questo parleremo altrove) di Incontri con il Classico. Magari potrei anche rileggere i passi di Platone che sono stati citati oggi e meditare su quello che ho imparato.

Che ci faccio qui? E visto che ci sono, perché mai non scrivo qualcosa di più intelligente? Qualcosa che aiuti la mia depressa e deprimente posizione in classifica?
postato da floria1405 alle ore 21:52 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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|categoria: blog, personale, internet, web 20, anobii




20/02/2008

Domani, si comincia

Quelle che seguono in corsivo sono le parole che ho intenzione di pronunciare come introduzione al ciclo "Incontri con il Classico" che ho organizzato e che parte domani. Sono in fibrillazione, perché mica è facile mettere d'accordo tutti, Comune, Scuola, Stampa Locale, Colleghi, Studenti (doverosamente minacciati di orribili ritorsioni se non si faranno vedere) e sperare anche in un briciolo di pubblico estraneo al Liceo e che possa interessarsi seriamente alle questioni che proporremo. Io, comunque, a quello che dirò, ci credo davvero. Che Dio me la mandi buona.

Poche parole per spiegare il senso complessivo della nostra iniziativa e la motivazione che ci ha spinto a scegliere per quest’anno il tema del Mito. “Incontri con il Classico” nasce con l’intento di sottolineare il ruolo comunque attuale che forme e temi caratteristici degli autori cosiddetti “classici” hanno nel nostro presente. Non parole anacronistiche e polverose ma semi vitali per la consapevolezza e la coscienza dell’uomo moderno. Una pianta strappata dalle sue radici inevitabilmente muore. Recidere il rapporto con il nostro passato equivale, allo stesso modo, ad una sorta di suicidio culturale: necessariamente conduce all’alienazione, alla perdita di identità, alla banalizzazione della conoscenza, allo smarrimento della speranza e dello slancio verso il futuro. Sono consapevole  che queste affermazioni possono apparire scontate fino alla banalità. Ma è proprio il convincimento che esse, al contrario, siano profondamente vere che ci ha spinto ad organizzare questi eventi, con tutti i loro limiti ed imperfezioni organizzative: eventi che partono dalla scuola  verso la città, perché non pensiamo sia giusto che certi argomenti siano imprigionati nelle aule scolastiche o nelle discussioni fra specialisti, lontano dalla vita quotidiana delle persone comuni. La marmellata massmediatica che ci circonda con tutta la sua rozzezza e banalità è fin troppo pervasiva. Si dà per scontato che certi argomenti siano troppo difficili, o noiosi, o eruditi perché possano interessare un pubblico più ampio, o giovani alle prese con le contraddizioni di un’epoca dedita piuttosto alla chiacchiera che alla ricerca di un senso nella “selva oscura” delle contraddizioni e delle ansie che ci tormentano. Ma perché? Perché la saggezza, la bellezza, la vitalità, la profondità delle questioni proposte da generazioni e generazioni dovrebbero oggi valere niente, non avere più nulla da dire e da insegnare, aver perso il loro potere di coinvolgimento, il loro incanto, la loro meraviglia? Noi pensiamo, al contrario, che esse possano avere il loro pubblico, trovare corrispondenza, suscitare interesse anche in chi non è specialista e si avvicina a certe questioni da semplice appassionato, magari spinto solo dalla curiosità.

 

E questo è tanto più vero nel caso del mito. Tutti noi conosciamo almeno qualche esempio delle belle storie con le quali i poeti greci o latini abbellivano le loro opere (dalla tela di Penelope alla lupa di Romolo e Remo, dal tallone di Achille al giudizio di Paride), ma non sempre riflettiamo sul modo in cui quelle favole antiche hanno continuato a vivere nei secoli, incarnandosi nelle molteplici forme che altri artisti e intellettuali hanno voluto loro attribuire, fino alle moderne e modernissime trasfigurazioni operate nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella pubblicità, dalla cultura di massa. Forse gli eroi hanno altri nomi, l’eros si traveste diversamente, gli dei nascondono il loro volto: ma la forza della rappresentazione mitica, anche se spesso banalizzata e sottoposta a discutibili metamorfosi, continua a coinvolgerci, a proporci i suoi non facili interrogativi sulla fragile e ambigua condizione umana, sulla vita, sulla morte, sul nostro rapporto con la religione, con la natura, con la civiltà. Ed ecco che storie remote, se indagate con gli strumenti più moderni della critica letteraria, filosofica, antropologica,  rivelano un’imprevista attualità.

postato da floria1405 alle ore 00:03 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, cultura, letteratura, scuola, personale, filosofia, classici




15/02/2008

Incontri Pericolosi

Ovvero "Incontri con il Classico", il ciclo di conferenze che sin dall'anno scorso sto organizzando per la mia scuola. Siamo alla seconda edizione e se nel 2007 tutto è stato piuttosto artigianale (tipo l'orrida grafica di locandine e inviti a cura della sottoscritta), quest'anno ci siamo allargati: la collaborazione del Comune è stata più fattiva, l'ambiente sarà diverso, ci cimenteremo persino con un recital di poesia. E dunque timori e ansie per questa mia creatura aumentano. E' per questo che latito dal blog e la mia posizione in classifica BlogBabel sta rapidamente precipitando.
L'edizione di quest'anno verte sul tema del Mito. Fra l'altro stiamo preparando anche una piccola pubblicazione, I Quaderni di "Incontri con il Classico". Insomma c'è parecchia carne al fuoco.

Questo il programma:

Mercoledì 20 febbraio  ore 16.00  Prof Bruno Centrone (Università di Pisa)

     I Miti Platonici. Tipi e Funzioni.

Venerdi  14 marzo, ore 16.00   Prof. Donatella Puliga (Università di Siena)

    Sguardi su Orfeo e Euridice fra passato e presente.

Venerdì 18 aprile ore 16.00 Dott. Andrea Taddei (Università di Pisa)

    Miti e Riti nei Tribunali di Atene

Domenica 20 aprile ore 21.00 Recital di Fabio Carraresi

    Ombre: il mito nella poesia di Cesare Pavese

Mercoledì 23 aprile ore 16.00 Prof. Riccardo Di Donato (Università di Pisa)

    Mito e Ideologia. Lavoro e Tecnica nella Grecia Antica

Gli incontri si svolgeranno presso l’Auditorium del Centro Giovani, viale della Resistenza, Piombino

 


Insomma, mi sto divertendo. Se capitate a Piombino in queste date, venite a divertirvi anche voi. E comunque prometto video e aggiornamenti (se volete avere un'idea di come andò l'anno scorso, fate un salto su Fuori di Classe)
postato da floria1405 alle ore 22:51 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, letteratura, scuola, personale, università




13/02/2008

Pagelle, censure e amenità varie

Causa precedenti impegni scolastici, domani non potrò recarmi a ritirare la pagella dell'erede più piccolo. Poco male: andrà la sorella maggiorenne. Macché: sebbene mi sia presentata a scuola di persona per avvertire del disguido, ho scoperto che, in ottemperanza alla legge sulla privacy, dovrò munire la fanciulla di doverosa e ufficiale delega, nonché di fotocopia del mio e del suo documento di identità. Potrebbe andare il marito, se riuscisse a liberarsi nel pomeriggio. Ma anche in quel caso, gli impiegati della segreteria dovrebbero informarsi, sia pure a porte chiuse, della nostra situazione familiare (siamo separati? siamo in lite perenne? ci contendiamo i figli come un bottino di guerra? no, no e no): alla faccia della privacy. Che poi, da quando c'è la legge, è violata in modo più subdolo e pervasivo di prima: ma questa è un'altra storia ... o è la stessa?

Eh no, non viviamo in un paese normale.Saltando di palo in frasca, vorrei ricordare che l'altra sera il TG5 ha dato nell'ordine tre servizi:  la miracolosa sopravvivenza del bambino prematuro di  21 settimane; i ragazzi ex tossicodipendenti che si recano a Lourdes per ringraziare la Madonna di averli liberati dal vizio (con interviste  e approfondimenti vari); informazioni sul carteggio fra Papa Wojtyla e Padre Pio. E non è che gli altri telegiornali che ho visto su Reti diverse si siano distaccati granché da questo modello. Poi uno si meraviglia se i vescovi mettono bocca ovunque, anche sul cinema (ma hanno mai visto Sex and the City? Speriamo di no: altrimenti qualcuno penserà bene di bannare la serie dai palinsesti, sia pure in ritardo di qualche anno!).  E se i poliziotti irrompono in un policlinico alla ricerca di ipotetici feticidi,  manco si trattasse di una retata per mafia.

Figlia del baby boom degli anni Sessanta, mi illudevo che su certi argomenti non ci fosse più motivo di discussione. Vedo, al contrario, che la spirale si sta vorticosamente avvitando all'indietro e la faccenda non mi piace affatto. Credevo fervidamente che l'individuo fosse ormai uscito da quel nefasto stato di minorità di cui, tanto tempo fa, all'epoca dell'Illuminismo, parlava quel famoso rivoluzionario e pericoloso estremista che risponde al nome di I. Kant. Macché: con aria svagata e innocente, ci stanno ricacciando sotto le ali ingombranti di chi pretende di decidere al posto della nostra coscienza. E, sinceramente, dubito che questo accada per il nostro bene. E' solo, e sempre, questione di potere.

Da questo blog, in maniera del tutto involontaria, è partita una catena di incazzati. Avrei preferito una catena di gente che rivendica, nel nome di Kant, la propria capacità di scelta. Leggetevi un po' questo, e ditemi che ne pensate.

L' illuminismo é l' uscita dell' uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità é l' incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi é questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude ! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza ! - é dunque il motto dell' illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall' eterodistinzione ( naturaliter maiorennes ), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l' intera vita; e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E' tanto comodo essere minorenni ! Se ho un libro che pensa per me,un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero da me. Purchè io sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione. A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini ( e con essi tutto il bel sesso ) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltrechè difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l' alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. (I. Kant 30 settembre 1784)
postato da floria1405 alle ore 13:33 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
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|categoria: politica, scuola, personale, filosofia, cronaca, attualità, libertà, società, laicità




12/02/2008

I knew all the rules, but the rules did not know me
Esercitazione letteraria

Ci sono dei momenti in cui ti senti un po' così. Basterebbe un pretesto, leggero come un refolo di vento, e senti che potresti volartene via, aggrappata come capita al fumo della tua ultima sigaretta, a cavalcioni dell'accordo finale della tua canzone preferita, appesa a una frase qualsiasi, una frase esile come un filo e fragile come un pezzo di vetro

Senti sulla punta delle dita la verità, o almeno la tua verità, in quel preciso momento, in quel luogo esatto dove la tua esistenza si è incagliata e continua a girare a vuoto.
Le fermate utili sono ormai poche. Se non ti decidi a scendere dalla giostra, continuerai a girare in tondo fino a quando le luci non si spegneranno e il luna park chiuderà.

Ma ancora una volta sono solo parole. Le parole ti danno la nausea, forse perché l'unica cosa che sai fare è sguazzarci dentro senza prenderle sul serio fino in fondo. Le tue, quelle degli altri. Disperanti per la loro mediocre ovvietà. Immagini di alzare la mano, gridare: "Basta!" Al mondo ci deve essere, per forza, qualcosa di meglio.

C'è il rischio che tu ti senta un po' idiota, a digitare su una tastiera pensieri spezzati, dispersi fra gente che nemmeno conosci, che probabilmente non conoscerai mai.
postato da floria1405 alle ore 23:03 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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|categoria: personale, scritture




10/02/2008

Il Piacere di Scoprire

Il Piacere di Scoprire di Richard Feynman è stato uno dei libri che ho letto con maggior piacere negli ultimi mesi.

Oggi, sul supplemento domenicale del Sole 24 ore, un bell'articolo di Luciano Maiani così ricorda Feynman: "Ma Feynman scelse un altro profilo, che se non era originale, di certo lui ha interpretato con grande originalità: quello dello scienziato in grado di assumere la sua responsabilità civile come un sentiero che corre sempre accanto alla sua grande strada maestra della ricerca. E' il Feynman che si confronta con la cultura umanistica, artistica e mediatica del suo tempo rispondendo agli inviti per i convegni di sociologia o esponendo nelle gallerie. E' il Feynman che con un pezzo di gomma in mano e un bicchiere di acqua ghiacciata davanti a sé spiega alla nazione come e perché lo shuttle Challenger è esploso poco dopo il lancio. E lo spiega grazie a una indagine da detective scientifico, andando a parlare con gli operai che producevano i pezzi dell'astronave con le loro mani, e non solo con i responsabili finali (e lontani) della produzione".

Su Feynman è possibile leggere anche questo contributo di Silvie Coyaud, che rimanda a molte altre risorse presenti in Rete.

Mi sembrava opportuno segnalare questo materiale, anche per ribadire quanto ho scritto nel mio post precedente: "
La cultura è apertura, ibridazione, contaminazione, perplessità, ricerca, curiosità, discussione, sfida. Credo che gli insegnanti, di qualunque disciplina, non dovrebbero dimenticarlo mai".

A proposito, che ne direste di un professore di fisica così?

postato da floria1405 alle ore 15:48 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, libri, scuola, scienza e tecnologia




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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