Appelli
Su segnalazione di Amina, invito a firmare l'appello di Amnesty International e di Avaaz a favore del Tibet. Sempre sul blog di Amina, merita di essere letto questo interessante post a proposito degli attacchi informatici dei cinesi contro chi simpatizza per la causa del Tibet.
Il narcisismo è una brutta bestia 2
Certo che BlogBabel mi manca, in particolare la sua homepage. Ma visto che le ultime settimane avevano registrato il lento e inarrestabile sprofondamento in classifica di "Contaminazioni" (e non c'entrano nulla il ranking di Google, i criteri di attribuzione del punteggio o altro ... il fatto è che ho scritto poco e male), tutto sommato la sparizione della famigerata lista non mi è dispiaciuta: almeno non devo più assistere in diretta al triste appannamento della mia già mediocre fama di blogger. Scopro con orrore che la classifica, da qualche parte, esiste ancora.
Io posso anche non saperlo, ma un occhio implacabile continua a registrare gli effetti della mia ignavia in Rete. Mi sento osservata. E giudicata.
Il narcisismo è una brutta bestia
Ho appena terminato l'acquisizione del materiale video per il corto che sto girando con una delle mie classi. Le protagoniste sono due ragazze albanesi che raccontano la loro esperienza scolastica in Italia. L'intento (forse) è nobile, ma certo è che vedermi sullo schermo mentre interrogo è stato ... scioccante. Roba da paralisi per il resto della mia carriera di insegnante. Mi sa che taglio via la mia performance.
Ma che ti devo dire ...
Se c'è una persona che mi sembra caratterizzata dalla totale insignificanza politica è Boselli. Eppure, a dar retta al test semiserio di Repubblica , praticamente mi ritrovo in braccio a lui con lo sguardo (virtualmente) rivolto a Bertinotti. Non fidatevi.
Sono depressa
Primo: domani torno a scuola e ho passato l'ultimo giorno di vacanza correggendo (pessimi) compiti di latino.
Secondo: a parte il fatto che BlogBabel è temporaneamente sospesa, le discussioni sull'argomento che ho letto piluccando qua e là non contribuiscono a tirami su di morale.
Terzo: ho appena visto il video pro - Veltroni.
Just like a woman
Se l'interprete più convincente di Bob Dylan nel film "I'm not there" è stata Cate Blanchett, perché meravigliarsi se Bob, al termine della fase sudamericana del suo Neverending Tour, abbia deciso di godersi in bicicletta le bellezze di Punta del Este travestito da donna per sfuggire all'assalto dei fan e della stampa? Riuscendoci perfettamente, pare. Dopo la gita, ha tenuto regolarmente il suo concerto davanti a 4000 spettatori.
Come si chiama il personaggio interpretato da Dylan in "Pat Garrett e Billy the Kid"? Ma tu guarda, Alias.
Non ho ancora capito, comunque, se notizie di questo genere rafforzano ai miei occhi il mito o un pochino (pochino pochino, eh) lo intaccano.
La mia Babele
E così BlogBabel ci ha (momentaneamente, si spera) abbandonato. Mi manca, non per la classifica (fra l'altro stavo inesorabilmente sprofondando a motivo della mia scarsa assiduità sul blog), ma perché la sua homepage mi permetteva di tastare il polso delle varie conversazioni e quindi di raccogliere qua e là spunti interessanti. Babele: nomen omen, come si dice. Chi, come me, è estraneo ai motivi del contendere, ha l'impressione che i protagonisti abbiano sostanzialmente litigato sul niente e utilizzando linguaggi reciprocamente incomprensibili: come di solito accade quando ci si impunta su questioni di principio. Tanto per dar fiato ad un consueto pregiudizio, potremmo dire che noialtri italiani, popolo assai poco pratico, siamo specialisti appunto in questioni di principio. Fino all'autolesionismo.
La torre (in mattoni) fu costruita nel Sennaar (in Mesopotamia) dagli uomini con l'intenzione di arrivare al cielo e dunque a Dio. Secondo il racconto biblico, all'epoca gli uomini parlavano tutti la medesima lingua. La torre era anche un simbolo di unità degli uomini gli uni con gli altri e tutti insieme con Dio. Ma Dio creò scompiglio nelle genti e, facendo sì che le persone parlassero lingue diverse e non si capissero più, impedì che la costruzione della torre venisse portata a termine. (da Wikipedia).
La vicenda potrebbe dar ragione agli apocalittici che già da tempo sostengono che in Italia i blog sono per lo più m***a o, nella migliore delle ipotesi, pura fuffa: contenuti annacquati e risibili, referenziale narcisismo, contemplazione del proprio ombelico, proliferazione incontrollata di meme e catene. Che esista, oltre alla beneamata intelligenza collettiva e/o connettiva, anche una più brutale e scontata stupidità collettiva, dalla quale nessuno di noi, in fondo, è completamente esente, mi pare innegabile. Buttare via il bambino con l'acqua sporca, tuttavia, mi sembra eccessivo.
Forse occorrerebbe, chissà, scendere dal pero, e non prendersi troppo sul serio. Quando la mia attività di blogger, a un certo punto, mi è apparsa più che sciocca, noiosa, semplicemente ho smesso. Quando ho ritrovato un senso al fatto di perdere tempo, più o meno quotidianamente, scrivendo in Rete, ho ricominciato.
BlogBabel è utile? Sì, dal mio punto di vista lo è. Anche per quanto riguarda la famigerata classifica: come generico colpo d'occhio su umori e idiosincrasie dell'italica blogosfera, alla fine, funzionava abbastanza, persino nei vizietti che involontariamente rivelava (trucchi e imbrogli vari per scalare posizioni: ma a che pro?).
Possiamo sopravvivere senza BlogBabel? Ma certo che sì. Dispiace un po' che in una circostanza del genere l'utopia di un onesto scambio di contenuti significativi fra gente diversa ma similmente motivata tenda a venir meno, che la rissa da cortile sostituisca la volontà di comprendersi reciprocamente e di migliorare.
Tanto per fare sfoggio di cultura, consiglio vivamente la lettura del saggio di George Steiner Dopo Babele, che insegna come "capire" significhi sempre "decifrare", anche all'interno di una medesima lingua.
Autostop con Buddha
Non è che io sia una fanatica dei libri di viaggio: i viaggi preferirei farli, piuttosto che leggere quelli altrui. E poi questo Autostop con Buddha è lungo 454 pagine, senza contare che il Giappone non rientra nelle mie mete agognate. La faccenda è andata così. Mio figlio, alle prese con la preparazione dell'esame di terza media, deve inventarsi un cosiddetto "Geoviaggio" (abbiamo già dato in prima media con la Liguria e in seconda con il Regno Unito): in sintesi, costruire un viaggio virtuale attraverso un paese x, approfondendo inoltre in prospettiva pluridisciplinare altre materie che non siano la geografia. A lui, poverello, per qualche misterioso, insondabile motivo è toccato il Giappone. Mmmm. Vagabondando su Anobii, scopro questo libro: "Perfetto - mi sono detta -, itinerario già bell'e fatto e poi chissà, magari è pure interessante, non si sa mai".
Insomma, Francesco deve ancora leggerlo, e chissà poi se la sua prof di lettere apprezzerà lo spunto ma io, finalmente, l'ho terminato. E devo dire che mi sono divertita. Si tratta di una sottile, feroce vendetta del gaijin (straniero) Ferguson ai danni di un Giappone che, pare, nonostante la squisita cortesia dei suoi abitanti non riesce mai veramente ad accettare gli estranei e, probabilmente, non ci prova nemmeno. E allora il nostro amico, con la scusa dell'autostop, si fa caricare da cortesi automobilisti, del tutto ignari, ovviamente, che i loro vizi, tic, ingenuità, debolezze, sciocchezze e svarioni saranno alla fine immortalati dalla sua penna impietosamente ironica, a tratti perfino un po' sarcastica.
Mentre leggevo mi è venuta in mente una scenetta risalente alla mia adolescenza: io, al Louvre, in un angolino della sala che ospita la Gioconda, a guardare un po' stupita la fila di piccoli nipponici che sfilavano ordinatamente davanti alla tela di Leonardo, con le loro faccine compunte tutte uguali e il loro inconfondibile look da turisti giapponesi ... e mi chiedevo: "Ci capiranno qualcosa? Hanno solo una minima possibilità di capirci qualcosa?" E del resto anch'io sapevo bene che mai avrei avuto la capacità di comprendere davvero l'arcana bellezza di un tempio shintoista o, che ne so, del teatro Noh: ma avevo solo diciassette anni e in fondo ero piena di pregiudizi.
Io non so se questo libro può aiutare a comprendere meglio il Giappone: probabilmente no, perché alla fine quello che ti rimane è la sensazione di aver infilato, capitolo dopo capitolo, una serie di stereotipi, esattamente come perline di una collana (e siccome non è che provi tutta questa simpatia per i Giapponesi, più di una volta ho sghignazzato di gusto). Poi forse non è così. Ma chissà, è come se il racconto di questo improbabile viaggio all'inseguimento del "fronte dei fiori di ciliegio" sancisse l'impossibilità di un incontro, di una vera comprensione ... come se l'unica cosa che l'autore avesse scoperto, alla fine, fosse stato un pezzo di sé e tutto il viaggio non fosse sta altro che un girare attorno alla propria solitudine. Forse è così per ogni viaggio: Non si va mai da qualche parte. Si torna sempre a noi stessi.
Detto questo, comunque vale la pena di leggerlo, specialmente se si ha intenzione di visitare il Paese del Sol Levante: l'itinerario seguito dal protagonista non è biecamente turistico e le informazioni sulla cultura e la tradizione del Giappone sono esaurienti e, quel che più conta, narrate in modo avvincente.
Nel frattempo, per vedere se capisco qualcosa in più, ho iniziato a leggere Murakami Haruki. Chissà se la letteratura può aiutarmi dove l'autostop ha fallito.
Sto per fare affermazioni ...
che attireranno molte critiche, già lo so. Accendo la televisione, seguo distrattamente il telegiornale. Eccoli lì, i nostri politici: facce giallastre, un po' flaccide, borse sotto gli occhi, l'aria malsana invecchiata dall'esercizio frenetico del potere ... o del suo simulacro. E non c'è lifting, o televisivo cerone, che tengano. Si sbracciano, sudano, fanno promesse, affermano, controbattono, polemizzano, accusano, contrattaccano. Una fatica di Sisifo.
Da qualche giorno li ascolto appena. Immagino che il mio sentimento di totale estraneità sia pericolosamente affine al qualunquismo o alla demagogia della cosiddetta "antipolitica". Ma non vedo come il volto bolso di Veltroni o i capelli falsi di Berlusconi che lo fanno somigliare ad un Big Jim invecchiato possano entusiasmare o appassionare chicchessia. Di certo non me.
Ho lavorato abbastanza in queste settimane. Lavorare per me significa leggere testi e immaginare come potrei presentarli a lezione, correggere compiti, impegnarmi nella realizzazione delle iniziative che sto seguendo per la mia scuola. Per questo motivo frequento assiduamente Dante, Ariosto, Virgilio, Orazio, Ovidio, Cicerone. Sto rileggendo Luciano, così, per sfizio personale e per vedere se mi ricordo a sufficienza il greco. Poi ascolto molta musica, per lo più quella della mia adolescenza, e a volte mi sento come se un cerchio si stesse chiudendo.
Leggere, che ne so, un passo delle "Georgiche", magari alternandolo con il libro sul Giappone che mi tiene compagnia nei momenti vuoti ("Autostop con Buddha"), mi fa sentire bene: respiro aria pulita e non me ne frega niente di tutto il resto. "Vivi nascosto", esortava Epicuro, e io devo proprio essere una sua seguace in ritardo di qualche millennio. O almeno mi piace pensarla così, qualche volta.
Magari sono eccentrica. Anche un po' buffa, credo. Beauty walks a razor's edge, someday I'll make it mine. Non prendetemi troppo sul serio. Non lo faccio nemmeno io.
La "cricca" del Dalai Lama e la faccia tosta di Pechino
Il Tibet è in rivolta. E' presumibile che il popolo tibetano, al di là di generiche attestazioni di solidarietà, sarà sacrificato, come già quello birmano, sull'altare dell'interesse economico da un Occidente che non fa nemmeno finta di credere ai suoi buoni propositi e ai suoi stanchi ideali. Ci prendiamo in giro da soli.
Ma vendere l'anima al diavolo, sia pure con gli occhi a mandorla, non è mai un buon affare.
Da mesi questo blog è in rosso per la Birmania.
Adesso il TIbet.
Sono nauseata. E seguirò questo consiglio, per quel che serve. Farò il mio piccolo boicottaggio.
Passate parola.

Contaminazioni
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di
Lorenza Boninu
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