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Tifo indiavolato ...
... ieri sera in casa mia per la finale di X Factor. Come prevedevo, nonostante le spocchiose previsioni della Sala Stampa che sembrava tifare in modo sfacciato per la brutta copia di Amy Winehouse, aka Giusy, hanno vinto gli Aram Quartet: siccome io non frequento gli addetti ai lavori ma i ragazzini delle scuole, tutti bellamente provvisti di cellulare per eventuale televoto, dai miei sondaggi personali sapevo con quasi granitica certezza che questo sarebbe stato l'esito. E poi Giusy avrà pure carisma, come dice la Ventura, ma tanto simpatica non è, ammettiamolo (in più la canzone scritta per lei da Tiziano Ferro era abbastanza insignificante).
Finché è rimasto in gara, ho tifato Emanuele Dabbono, com'era logico data la mia anima rockettara old fashion: senza contare che è l'unico che si è scritto il pezzo da solo. In seconda battuta gli Aram. Ovviamente, nel corso delle diatribe fra Morgan e la Ventura, io e gli eredi, stravaccati sul divano del salotto, applaudivamo senza ritegno le performance di Morgan, vero mattatore della trasmissione.
E' stato un bel momento di affratellamento fra generazioni se si eccettua il palese disgusto del consorte che mi ha accusato di avere un atteggiamento diseducativo nei confronti dei figli, visto che incoraggio simili frequentazioni televisive da popolo bue. Ci ha diffidato dall'acquisto di qualunque prodotto legato a X Factor, compreso il singolo dei vincitori, frutto dell'estro creativo di Morgan e Gaudi ("non fatemi vedere quel cd che ve lo butto dalla finestra": testuale). Naturalmente disobbediremo (ma insomma non si ha più nemmeno il diritto al proprio quotidiano quarto d'ora - beh, un po' di più: la trasmissione si è conclusa ben oltre la mezzanotte! - di sano idiozia da palinsesto?).
Vabbè, vabbè, il passaggio da Virgilio a Morgan. per quanto riguarda la sottoscritta, seriosissima prof di Latino, può apparire quantomeno incongruo. Mio marito avrà pure ragione quando dice che questi programmi sono fatti apposta per rincitrullire il volgo (e allora le sue sieste domenicali cullato dal calcio in tv?). Però era da tanto che non mi divertivo così davanti al piccolo schermo. E poi ...
... E poi, visto che la mattina in classe avevo spiegato le affinità fra Barocco e Postmoderno, con abbondanza di riferimenti alla Pop Art, alla globalizzazione e alla cultura di massa, mi sento anche culturalmente giustificata. Uao.
Non c'è due senza tre
Insomma, sì, sto trascurando il blog. Travolta da faccende impellenti, incombenze familiari e scolastiche, letture rimaste indietro che richiamano attenzione e cura, non mi applico alla scrittura come vorrei, sento l'ispirazione languire, la noia incombere. Proviamo a fare breve riassunto.
La mitica scassatissima Punto, vero emblema della mia confusione mentale, la "macchina del cenciaio", come ormai era ovunque conosciuta (cumuli di cicche nel portacenere, cenere ovunque, cartacce a profusione, puzza di muffa visto che ad ogni temporale l'abitacolo si trasformava in mini - piscina) è andata, kaputt, defunta. Sostituita da nuovissima, profumata Toyota Yaris Now, il cui merito maggiore pare essere, agli occhi miei e degli eredi, il lettore cd/mp3. Per evitare di trasformarla in una pessima imitazione del Vesuvio, per il momento mi trattengo dal fumo. No smoking e Arbre Magique all'aroma di pompelmo. Controllo maniacalmente eventuali sportellate, temo prima o poi inevitabili nei ristretti parcheggi a spina di pesce davanti casa. Quanto durerà? E comunque ...
... e comunque, per risolvere almeno in parte lo stress da parcheggio (vedi qui), mi sono munita di nuovissimo ciclomotore, dal quale, peraltro, sono rovinosamente caduta a tre giorni dall'acquisto. Dovevo andare a vedere il film Time, del coreano Kim Ki Duk, nell'ambito del progetto "Intersezioni Culturali" sul tema dell' Identità, curato dal mio Liceo. Può darsi che la pessima impressione che mi ha fatto suddetto film sia stata condizionata dai postumi della caduta, visto che mi sono praticamente frantumata il piede sinistro, tuttora dolorante, in nome della cultura. Non sprecherò ulteriori parole. MI sono sentita sorella di Fantozzi e se "La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca" non vi dirò che cosa mi è sembrato il cervellotico, intellettualoide, contorto, imbarazzante "Time". I ragazzi hanno sghignazzato dall'inizio alla fine: dopo averli blandamente rimproverati, ho avuto la tentazione di unirmi ai loro sghignazzi. E non mi dite, come ha fatto un collega, che bisogna immedesimarsi nello spirito dell'oriente. Il re talvolta è nudo e quella che poteva essere l'affascinante storia di un'ossessione è sfilata davanti al mio sguardo attonito come la vicenda risibile di una coppia di fissati dementi. Per di più, mi stava gonfiando il piede.
E perché "non c'è due senza tre"? Perché quella non è stata l'unica caduta, ma nel giro di tre giorni mi sono ritrovata lunga distesa a terra almeno altre due volte (e, quel che è peggio, semplicemente camminando). Può essere che gli accidenti dei miei allievi, in questa fase di frenetiche verifiche e interrogazioni, siano arrivati tutti insieme, e inesorabili. Qualunque cosa mi stia accadendo, non mi sento molto bene. E fra doloretti veri o frutto di suggestione, si sta manifestando un lato del mio carattere che non mi conoscevo: un'intollerabile ipocondria. Me ne vado in giro dicendo: "Ahimé, son vecchia, l'ho avuta". Tenete conto che domenica prossima sarà il mio compleanno, e siccome son già quarantasette, inevitabilmente mi guardo attorno con aria lugubre e commento: "Quarantasette, morto che parla". Menopausa in agguato? Diffido chiunque da ventilare nei commenti questa ipotesi: ci penso da sola e l'idea non mi consola, visto che fino a ieri supponevo di essere comunque una fanciulletta (ma l'umiliante caduta dal ciclomotore mi ha traumaticamente dissuaso).
A proposito di compleanni. Abbiamo festeggiato, in data ventiquattro maggio, il compleanno di Bob Dylan. Siccome mia figlia mi ha costretto per anni a festeggiare il genetliaco di Colin Farrell (31 maggio) e Sean Penn (17 agosto), acquistando paste e brindando alla loro salute, stavolta anch'io ho preteso analogo trattamento per il sessantasettenne Dylan. Si invecchia, certo, e per di più si rimbambisce, come ha commentato acidamente il consorte, riferendosi, io credo, non a Dylan ma alla sottoscritta. Le paste erano ottime, in ogni caso.
Mi sono parzialmente tirata su con la lettura di Delitti Pitagorici del greco Tèfkros Michailìdis. Trama inconsistente, ma piacevole riassunto di un pezzetto di storia della matematica in salsa narrativa.
E per ora basta. Mi sono rimessa in pari.
Fatemi il favore ...
... leggete con particolare attenzione il post precedente. Per scriverlo ho rischiato di dar fuoco alla casa, visto che, presa dal mio delirio recensorio, mi sono dimenticata il ferro da stiro acceso ai piedi del letto (fra l'altro vicino ad un'instabile pila di libri: per un pelo non ne ho fatto un bel rogo, stile Fahrenheit). Tanto poté il mio furor di lettrice.
Ho spento il focolaio e, dato il puzzo, spero di non trovarmi in casa i pompieri, messi in allarme da qualche vicino spaventato (in questo momento sento una sirena avvicinarsi a questi lidi).
Consigli a un giovane ribelle
Consigli a un giovane ribelle, e non solo: consigli anche a tutti coloro che, magari non più giovani, si sono stancati di essere presi per il naso dall'ennesima manipolazione ideologica o manovra populistica. Pensare contro, pensare con la propria testa, pensare creativamente, pensare e, soprattutto, agire in modo da testimoniare la propria libertà di giudizio. Detto in altri termini: accettare di essere considerato un inguaribile rompiscatole.
Ho consigliato la lettura di questo libro ai miei alunni, ricevendo in cambio sguardi perplessi, allarmati o semplicemente vuoti. Il fatto è che questi adolescenti proprio non se la sentono la vocazione del ribelle e un titolo come questo li disorienta o, peggio, li irrita. La loro silenziosa ribellione consiste piuttosto in una resistenza passiva a tutto ciò che potrebbe scuoterli dal comodo nido di conformistiche certezze (o incertezze) che scuola, famiglia, società hanno amorevolmente (ma, allo stesso tempo, in modo sottilmente perverso) arredato attorno a loro: in primo luogo la cultura o meglio, quel particolare genere di cultura che ti prende a scappellotti e ti dice: "Ragiona! Anche contro di me, se necessario".
La trasgressione, se c'è, consiste per lo più nello sfregio vandalico, nello sballo privato del sabato sera, nel mugugno tacito, nella lamentazione fine a se stessa: se per caso subiscono un sopruso da chi è più forte di loro, al massimo brontolano, ma difficilmente si alzeranno in piedi per difendere i loro diritti; se, al contrario, si trovano davanti chi è più debole, sono protervi, sfacciati, prepotenti (per questo, sia detto per inciso, la scuola sta diventando un caos: i docenti sono figure fragili, svalutate, attaccabili e attaccate un po' da tutti, a prescindere dai loro meriti individuali o dalle loro qualità culturali e didattiche. Ricordo una giovane insegnante preparata, intelligente, straordinariamente sensibile e colta, letteralmente messe in croce dai suoi studenti quattordicenni che, giorno dopo giorno, sistematicamente, scientificamente, la sbeffeggiavano soltanto per quello che era: espressione di una cultura e di una passione completamente estranee a questi ragazzini e al loro orizzonte di valori, seppure ne avevano uno). Non sempre riesco a sottrarmi alla triste impressione che siano già persi, a meno di diciotto anni, già inquadrati nello spaventoso esercito dei consumatori di massa, non più individui ma solo gente, anzi la ggente, tristemente fiera della propria ignoranza e dei propri pregiudizi da quattro soldi. Magari si tratta di un sorta di distorta volontà di sopravvivenza, chissà, in tempi tanto confusi e contraddittori. O semplicemente del fatto che la mediocrità è immedicabile.
Non è così, naturalmente: le eccezioni esistono, e in ogni caso vale la pena darsi da fare per arginare il conformismo ovunque dirompente. Ecco perché consiglio caldamente di leggere queste 19 lettere immaginarie a uno studente altrettanto immaginario ( e uno e molti direbbe Eliot), che illustrano le gioie insostituibili dell'essere se stessi a dispetto di tutti, anche quando può sembrare inutile o, peggio, dannoso.
Christopher Hitchens, Consigli a un giovane ribelle, Einaudi 2008
I Quaderni di Incontri con il Classico
Se siete interessati, potete scaricare da questo post il pdf della rivista "I Quaderni di Incontri con il Classico" da me curata per il mio Liceo in occasione dell'omonimo ciclo di incontri. C'è qualche difetto di impaginazione e la grafica non è granché, ma insomma, faccio la prof di italiano e latino, e in definitiva sono solo una dilettante di successo (più o meno).
Qualche giorno fa una mia collega (che a suo tempo ha avuto il dubbio onore di essere mia insegnante in quinta ginnasio) mi ha detto, ridendo sotto i baffi, che ho, e ho sempre avuto, come dire, l'atteggiamento tipico da "prima della classe". Cosa avrà voluto significare? Saccente? Secchiona? Egocentrica? Ammalata di "primadonnismo"? Presuntuosa? Diligente? Narcisista? Inquadrata? Sfacciata? Saputella? Tutte queste cose insieme?
La ho risposto che, al contrario, ero consapevole della mia profonda e ormai immedicabile (per ragioni anagrafiche: la vita passa e non s'arresta un'ora) ignoranza, persino nel campo che dovrebbe essere il mio. Mi ha risposto amabilmente che non mi dovevo buttare troppo giù.
Ebbene, l'etichetta di "prima della classe", con l'inevitabile aura di antipatia che la definizione si porta dietro, mi è stata appiccicata sin dalla prima elementare e dubito che potrò (vorrò) mai liberarmene, a dispetto delle mie periodiche crisi oblomoviane. Soprattutto sono rimasta incastrata per la vita in un'aula scolastica e l'ambiente non favorisce certo la giusta maturazione: sono talmente rincoglionita e infantile che, guarda caso, tengo pure il blog, come un'adolescente in crisi di crescenza.
Con le riviste, le conferenze, i video, cerco di darmi un'aria un po' più seria, da professionista dell'intelletto. Macché. Agli occhi della mia vecchia insegnante, sotto sotto, resto sempre la quattordicenne testarda e complessata che stava sulle scatole dei suoi compagni di classe per la sua intollerante supponenza.
Domande senza risposta
Nuove conoscenze
Oggi ho conosciuto Carla Maria Russo nell'ambito di un incontro con i ragazzi organizzato dalla collega Franca Cocchi nel nostro Liceo. La scrittrice ci ha raccontato di sé, dei suoi libri, della sua vita. Piacevole esperienza, davvero. E molto istruttiva. Di Carla Maria Russo ho letto Il Cavaliere del Giglio, biografia romanzata di Farinata degli Uberti. Scrivere di Farinata è una bella sfida, considerando che il confronto con il monumentale personaggio costruito da Dante è inevitabile ( e non è forse vero che Dante ci ha già detto, appunto, tutto quello che c'è da sapere sul grande ghibellino?). In ogni caso la lettura mi ha tolto un paio di curiosità che i commenti scolastici alla Divina Commedia non avevano saputo soddisfare. Lettura da consigliare, specialmente ai ragazzi.
Quanto a me, mi è venuta voglia di scrivere un romanzo su Brunetto Latini. Particolarmente intrigante questa pagina. Ma io amo soprattutto la rilettura eliotiana dei Quattro Quartetti.
Magari è una persona capace
... ma Mariastella Gelmini, nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca, che ne saprà mai di scuola? Poco, a giudicare dalle sue note biografiche.
E va bene, il vero ministro, presumibilmente, sarà ancorauna volta Valentina Aprea, già sottosegretario con Letizia Moratti.
Non sono particolarmente ottimista.
Aggiornamento
Pare che le intenzioni siano queste. Non mi pronuncio, anche se continuo ad avere qualche dubbio (più di uno, ad essere sincera). Una cosa è certa: sono entrata in ruolo nel 1986 (nel 1987 nel Liceo) e tutte le supposte innovazioni dei vari ministri (destra o sinistra pari sono) le ho beccate in fronte. Al punto da non poterne più, ma davvero. Nel frattempo la scuola italiana non è certo migliorata, anzi. Ben venga la valorizzazione del merito anche per i docenti. Ma con quali strumenti? Secondo quali parametri? E a chi verrà affidata la valutazione? Staremo a vedere.
Se c'è una cosa ...
per la quale i libri di Galimberti sono utili è il repertorio di facili citazioni che contengono.
Questa sta all' inizio dell'ultimo capitolo de "L'ospite inatteso. Il nichilismo e i giovani". Da sottolineare (se fossi adolescente, me l'appunterei sul diario, anche se poi, a pensarci bene, non è che Nietzsche abbia fatto una bella fine).
No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa - da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è vòlto alla conoscenza - e non un dovere, non una fatalità, non una fede. [...] La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. (F.Nietzsche "La Gaia Scienza" 1882 §324).
Ora, c'è qualcosa in questo libro di Galimberti che mi ha fatto prima "gioiosamente ridere" e poi pensare, appunto: "Non si finisce mai di imparare".
Galimberti è costretto a citare correttamente Nietzsche, ci mancherebbe. Ma per altri autori, è evidentemente più disinvolto. Qui si scusa con Giulia Sissa per aver "saccheggiato" parti del testo di quest'ultima "Il Piacere e Il Male" ( della serie "non l'ho fatto apposta" ... ma via, nemmeno i miei figli a cinque anni si giustificavano così per le loro marachelle) proprio ne "L'ospite inquietante"; e qui (scorrete la pagina per trovare il materiale cui mi riferisco nel link) le prove che il vizietto (ovvero la tentazione di copiare) di Galimberti non è una novità, visto che ne è stato vittima anche Salvatore Natoli e non solo. Dopo queste edificanti letture, mi è venuta voglia di scrivere una lettera aperta al filosofo
Caro professor Galimberti,
io sono una di quegli insegnanti di scuola media superiore che lei crocifigge (magari a ragione, chissà) quasi in ogni pagina del suo libro sui giovani. A differenza di quanto fa lei, forse a motivo della sua sovraesposizione mediatica che non le lascia il tempo di "curare i dettagli", cerco nella mia pratica didattica di essere precisa e di trasmettere ai miei alunni il senso di questa precisione, anche in una cosa apparentemente così "formale" come l'uso corretto dei virgolettati: e non per inutile pedanteria ma perché l'onestà intellettuale passa anche (soprattutto) da questi particolari. MI piace insegnare ai miei allievi che appropriarsi del lavoro altrui senza citare la fonte non è solo segno di maleducazione ma, quel che è peggio, di irrispettoso disconoscimento dell'altro. Ammettendo pure che i numerosi incidenti in cui, stando alle fonti giornalistiche, lei è incorso, siano frutto non di malafede ma di distrazione, resta il fatto che l'approssimazione non è certo un valore da insegnare ai nostri giovani (concorderà con me che di cialtroni, in ogni campo e mestiere, ce ne sono fin troppi), mentre lo è la cura (che riflette la passione) con la quale si realizza il proprio lavoro in ogni singolo particolare. Abbia pazienza, ma lei indirizza così tanti pistolotti a noialtri insegnanti che non mi sono potuta trattenere da fargliene uno io, qua sul mio blog, anche su una questione che, preso dal suo furor predicatorio, lei giudicherà sicuramente secondaria rispetto alla bontà del suo messaggio. Beh, mi consenta almeno di avere qualche dubbio sul fatto che "predicare bene e razzolare ... uhm così così'" (e poi giustificarsi come una ragazzino colto sul fatto mentre ruba la marmellata: sono più divertenti, e credibili, le fantasiose scuse dei miei ragazzi quando non hanno studiato per l'interrogazione) sia il miglior biglietto da visita per accreditarsi presso i nostri smaliziati adolescenti come profondo e partecipe maître à penser.
Contaminazioni
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di
Lorenza Boninu
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