contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
31/07/2008

Aria Fritta

Apro BlogBabel. Prima discussione in homepage, titolo: "Scuola, la sinistra perbene tutta schierata per la conservazione". Incuriosita, seguo il link. Qual è il problema? Le critiche della Garavaglia all'articolo 15 del decreto 112 del 25 giugno, quello che contiene disposizioni sui testi scolastici.
Credo di non dover dimostrare la mia incrollabile fede nelle possibilità conoscitive, informative e didattiche della Rete. Ma personalmente non baratterei con tanta disinvoltura il buon vecchio libro cartaceo con l'equivalente download (presumibilmente a pagamento), né come insegnante, né come genitore. 

Viceversa sogno una scuola (pubblica e sostanzialmente gratuita, beninteso) in cui tutte le aule siano dotate di computer, videoproiettore, lavagna luminosa e i docenti siano abbastanza aggiornati da muoversi disinvoltamente nei meandri di Internet guidando i ragazzi (questi ultimi convenientemente addestrati, fra l'altro, all'uso dell'inglese) laddove si nascondono i contenuti più interessanti e meno banali. Una scuola interattiva e aperta, connettiva e intelligente,  flessibile e collaborativa, nella quale i laboratori  siano moderni e funzionali, le biblioteche ( sì, le biblioteche, quelle con i libri stampati e ben rilegati) ricche, aggiornate e ospitali e, at last but not at least,  per guardare un dvd con una classe non ci si debba litigare come iene l'unico lettore disponibile.

Qualcuno dirà: ma questo provvedimento può essere un primo passo nella direzione giusta. Penso, invece, che questo provvedimento sia sostanzialmente aria fritta, già vecchio prima di nascere,  con buona pace di quelli che discettano di E Ink E Book E ... cetera. Perché, utopia per utopia, è proprio la nozione di "libro di testo" che dovrebbe essere rivista alla radice: ma questo è possibile solo in uno scenario fantascientifico come quello che ho precedentemente tentato di descrivere. Altrimenti teniamoci i libri come sono, magari rendendoli meno presuntuosi e farraginosi di quanto non siano adesso ( e sicuramente meno pesanti: io andavo a scuola legando i libri con la cinghia al portapacchi del motorino, e non è che sia venuta su più ignorante dei ragazzi di oggi).

Ora, sarà bene rendersi conto che per quanto riguarda la scuola non ci sono soldi, anzi, per la verità non ci sono più nemmeno gli occhi per piangere (e la responsabilità del disastro, sia chiaro, è rigorosamente bipartisan). Però di questo nessuno si scandalizza. Una prova? Leggete qui:
"Nei prossimi tre anni, per alleggerire la spesa della Pubblica amministrazione, la scuola dovrà lasciare sul campo 87 mila posti di insegnante e 42 mila e 500 di Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario). Sono previsti alcuni interventi strutturali non ben definiti (il ritorno al maestro unico alle elementari?) e non viene esclusa una nuova "razionalizzazione della rete scolastica italiana" che tradotto dal burocratese significa tagliare e accorpare scuole". 87 mila cattedre in meno: il che significa cancellare e accorpare scuole e classi, ritrovarsi con trenta o più alunni in aula, alleggerendo magari nel contempo il tempo scuola, come propone la leggiadra Gelmini (voglio proprio vedere da quale misterioso cilindro tirare fuori la fantomatica "didattica personalizzata" quando si fa fatica anche a ricordarsi il nome degli alunni di chi ti sta davanti: pensate a quei docenti - scienze, storia dell'arte ... - che si ritrovano sul groppone dieci o più classi).

L'obiettivo dichiarato: alzare di un punto il rapporto alunni - docenti per avvicinarlo alla media OCSE. La verità è che se sottraiamo dal totale dei docenti gli insegnanti di religione (in Italia pagati dallo Stato, a differenza di quanto avviene altrove) e quelli di sostegno (non conteggiati come personale docente negli altri Paesi europei), già si ottiene lo scopo. E poi i numeri vanno interpretati con criterio. Se avete pazienza dovreste leggere per intero questo dossier, altrimenti accontentatevi di questa citazione: "Va prima di tutto tenuto presente che il rapporto numerico alunni - insegnanti è un dato matematico ottenuto dividendo il numero degli studenti per il numero degli insegnanti e non, come si è portati a pensare in modo pressoché automatico, un indicatore della grandezza della classe. Il fatto che un paese abbia un rapporto numerico alunni - insegnante più basso di altri non significa che vi siano meno alunni per classe".


Ma perché la faccio così lunga? Quali che siano le ragioni, e io penso che siano solo ragioni di cassa, non sorrette dalla minima consapevolezza culturale e critica, i tagli ci sono, ci saranno, riguarderanno non numeri astratti, ma persone in carne ed ossa, e ne vedremo gli effetti deleteri a settembre.

Ma non ci pensiamo, e continuiamo a trastullarci, anche qui, fra le elette menti dell'italica blogosfera, con problemini  graziosi e trendy come l'impatto pedagogico degli e book e la cecità tecnologica della Garavaglia. .
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|categoria: politica, libri, scuola, economia, internet




29/07/2008

Porca Miseria ...

... sono vecchia. Sono vecchia dentro (anche fuori, va, ammettiamo: mica ho quindici anni). Il fatto è che ho visto troppi film, letto troppi libri, accumulato troppe esperienze e sfogliato troppo spesso le pagine di cronaca nera perché Il Cavaliere Oscuro potesse impressionarmi davvero. Come ha impressionato lui, che peraltro ha scritto una signora recensione.

Intendiamoci, il film mi è piaciuto e per una volta non ho rischiato di appisolarmi sulla poltroncina del cinema, cosa che da un pezzo in qua tende a capitarmi con una certa frequenza, da zietta avvizzita quale sto diventando. E l'interpretazione di Heath Ledger conferma che con la sua morte il cinema ha perso davvero un grande protagonista. Però, via, andiamoci cauti con la definizione di "capolavoro": se questo film è un capolavoro, allora i romanzi di Dostojevskij che cosa sono? Sarà che a una certa età gli eroi ci annoiano. Persino gli eroi del male e i campioni del caos. E per quanto intricato fosse il plot, stringi stringi, ad ogni svolta della narrazione sapevo in partenza che cosa mi sarei trovata davanti. L'ho detto: letto troppo, visto troppo. Accidenti.

Un altro giudizio sul film (con una piccola sorpresa nel finale)

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|categoria: segnalazioni, cinema, personale




29/07/2008

I tagli alla scuola

In queste settimane, nell'indifferenza pressoché generale  e nella quasi totale inconsapevolezza della maggioranza dei cittadini, è in atto una vera e propria macelleria educativa, ovviamente con il pretesto della necessaria razionalizzazione del sistema dell'istruzione nel nostro Paese e sulla base di statistiche abbondantemente taroccate.

Nel frattempo, il Ministro Gelmini appare quotidianamente in televisione, sponsorizzando le più svariate iniziative di immagine, dall'introduzione della divisa scolastica come "segno forte di appartenenza" (appartenenza a cosa? A scuole che vengono sistematicamente smembrate dai burocrati degli Uffici Scolastici?) alla proposta di settimana corta, passando attraverso il sette in condotta e la musica di Gaber, del quale evidentemente il Ministro è fan,  indicata come argomento di studio e approfondimento. Senza far mancare un chiacchiericcio fastidiosamente demagogico sulla presunta valorizzazione del merito.

Intanto, classi intere vengono fatte scomparire con un tocco di bacchetta magica, le cattedre svaniscono nel nulla, un po' ovunque la continuità didattica viene tranquillamente scavalcata. Fra accorpamenti e cancellazioni, che interessano anche  classi intermedie e terminali, i ragazzi sono costretti a modificare il loro piano di studi, a trasferirsi in istituti talvolta significativamente distanti dalla città di appartenenza, ad affrontare spese,  incertezze e improvvisi mutamenti di rotta. Nel caso della mia scuola, i tagli previsti mettono fortemente in discussione la sopravvivenza stessa del Liceo Classico (in una Città di trentaquattromila abitanti, non in uno sperduto paesino di montagna!) e ridimensionano drammaticamente le possibilità di sviluppo e di qualificazione della sezione scientifica.

Ma non è della situazione specifica che voglio parlare, perché la questione non riguarda solo il Liceo di Piombino o la nostra Provincia. In realtà mentre l'informazione si trastulla con le dichiarazioni sempre un po' populiste del politicante di turno, i cittadini (che siano professori, studenti o genitori) sono costretti a subire le conseguenze di scelte miopi, che ragionano solo in termini brutalmente economici, senza considerare affatto la specificità delle singole situazioni, le aspettative dell'utenza, gli impegni già assunti dalle Istituzioni Scolastiche e, soprattutto, il tanto decantato merito e la sempre esaltata (a parole) “qualità del servizio”. Non parliamo poi del diritto allo studio e della lotta all’abbandono scolastico, formulette vuote, buone giusto per  pessime esercitazioni retoriche alle quali non crede più nessuno.


Questa è la situazione. Sarebbe auspicabile che ad essa venisse dato giusto risalto, confinando ai margini le discussioni balneari sul look degli studenti, utili evidentemente a gettare fumo negli occhi e a distogliere l’attenzione dei cittadini dal sistematico e perverso impoverimento della scuola pubblica nel nostro Paese.

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|categoria: politica, scuola, piombino




19/07/2008

La cattiveria dell'italiano medio

Mi ero fermamente proposta di non scrivere niente sul caso di Eluana Englaro, perché sono  nauseata dal can can assolutamente strumentale che si è sollevato intorno alla questione. Tuttavia ho seguito commenti, discussioni, interventi e, com'è normale, anch'io ho la mia opinione in merito: ma è un'opinione che non vale nulla davanti al dolore concreto di una famiglia intrappolata in una situazione tanto difficile e, immagino, tormentosa. Quindi non merita di essere espressa.

Ma c'è qualcosa che mi ha colpito, forse solo perché, nonostante tutto, sono un'inguaribile ingenua: la cattiveria  di tanti, troppi piccoli uomini che non possono trattenersi dallo spalancare quella specie di fogna che hanno al posto della bocca e vomitare tutta la loro meschinità. Senza possibilità di catarsi. Non mi riferisco ai vip, che siano politici, cardinali o semplici opinionisti: quelli fanno il loro mestiere, che spesso è uno sporco mestiere. Di loro parlerò a fine post. Penso a tutti quelli che di fronte a una tastiera e a uno schermo non sentono la minima vergogna, non hanno alcun scrupolo: gente che accusa il padre di Eluana di avere magari inconfessabili interessi economici o ipotizza innominabili dietrologie; tutti quelli che hanno la verità in tasca e la brandiscono come un'arma impropria; i tanti che si sentono già santificati, che immaginano di avere un filo diretto con Dio e, se potessero, con quello impiccherebbero chi non la pensa come loro. Gente che non conosce misericordia o perdono e che evidentemente ignora il Vangelo, perché altrimenti ricorderebbe quelle frasette che una volta si insegnavano al catechismo, tipo "chi è senza peccato, scagli la prima pietra" o, ancora, "non giudicare se non vuoi essere giudicato". E anche chi, dall'altra parte, usa il pretesto di Eluana per dare libero sfogo al proprio anticlericalismo di bassa lega o all'antipatia che nutre, che ne so, per Ferrara o Berlusconi.

E' lecito pensare qualsiasi cosa, ci mancherebbe: che la sentenza sia giusta o sbagliata, che la vita sia sacra sempre e comunque, oppure che certe condizioni non siano vita, che in un'analoga situazione le nostre scelte sarebbero diverse o simili a quelle della famiglia di Eluana. Ma la violenza, per quanto solo verbale e spesso mascherata da un'untuosa e farisaica (ma questi, lo sapranno chi erano i farisei?) ipocrisia, ecco, non è sopportabile.

Tanto più che spesso si confondono i termini (chi di noi è esperto di "stato vegetativo permanente", di procedure di rianimazione, o davvero si è fermato a riflettere sulla differenza fra "eutanasia" e "accanimento terapeutico", oppure conosce la legislazione in vigore altrove su questi temi?) e non si riesce ad ammettere che la nostra ignoranza è pilotata, che siamo spinti a parlare di cose di cui sappiamo solo quello che altri vogliono che noi sappiamo, che davvero bisognerebbe avere il buon senso, tutti, di fare un passo indietro e riconoscere, molto semplicemente, che per nostra fortuna ignoriamo quello di cui ci picchiamo di discettare in modo così convinto e intollerante. Che la triste vicenda di Eluana meriterebbe, a questo punto, un po' di silenzio e di rispetto e che, casomai, bisognerebbe discutere seriamente e serenamente, senza pregiudiziali ideologiche, di un sistema di regole che garantisca i cittadini, rispettando nel contempo i loro personali convincimenti.
 .
Naturalmente per tutto questo c'è una ragione: qui in Italia abbiamo l'abitudine di trasformare ogni problema in scontro sui massimi sistemi, di assolutizzare, a parole, idee e convincimenti, laddove nella pratica siamo poi pronti a qualunque porcheria. E la nostra classe dirigente, che ne è perfettamente consapevole, ci gioca su, solletica i bassi umori, ci distrae con proclami e slogan sui sacrosanti principi e intanto cura con soddisfatto cinismo  il proprio ingiustificato (perché dietro non c'è niente: né cultura, né senso di responsabilità, né vera coerenza morale) potere.

P.S. Per una volta mi trovo in assoluto accordo con quello che scrive sull'argomento Filippo Facci

Aggiornamento: via BlogBabel (lo vedete che serve!), ho scoperto questa storia e questa bella lettera. L'autrice, evidentemente, parla con piena cognizione di causa e con un tono ben diverso rispetto ai tanti che si sono sentiti in dovere di esprimere, e pure con una certa protervia, la loro (non richiesta) opinione.

Cito dalla lettera di Marina Garaventa (sottolineatura mia):
Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l'ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?
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|categoria: politica, diritti umani, attualità, società, sanità, laicità




18/07/2008

BlogBabel

Insomma, io sono contenta che BlogBabel abbia riaperto. MI mancava. E poi è uno strumento. Non sarà perfetto, ma serve. A tener traccia. A scoprire nuovi blog. Nuovi spunti. Poi, da blogger di antico corso, so benissimo che l'utopia non abita più qui. E allora? Vedete altrove qualche traccia di vera, inossidabile purezza?
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|categoria: blog, internet, classifica, web 20




17/07/2008

Campagna contro le distorsioni della pubblicità e l'incultura diffusa dagli spot

Visto che i ragazzini sono autorizzati a pensare che la musichetta di questo spot sia giusto un jingle creato per l'occasione (come lascerebbero intendere  i commenti  su You Tube), provvedo a fare chiarezza. No, dico, come ex ragazza degli anni Settanta, quel biondone obeso con la vocina da eunuco che esce fuori da un' ostrica di plastica pensando di essere la Venere del Botticelli mi fa proprio senso.



 


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|categoria: cinema, personale, pubblicità




17/07/2008

Diventerò papà

Conoscendo i polli del mio pollaio (e le galline del mio gallinaio), come si suole dire, mi meravigliavo che ancora nessuno avesse protestato per lo spot Tim, quello del "diventerò padre", ambientato in un'improbabile camping hippy in un'epoca altrettanto improbabile, spot che evidentemente strizza l'occhio agli anni Settanta, a Woodstock, a Hair,  etc etc. Eccomi servita.

Naturalmente le parlamentari del PDL denunciano l'offesa alle donne, visto che lo spot offrirebbe un'immagine mortificante e superficiale della maternità.
Non poteva mancare il Moige (ma questi qui, chi diavolo rappresentano?) che ovviamente polemizza violentemente  con il fatto che nello spot si propone "un comportamento sessuale disinibito e privo di sicurezza" vanificando anni di campagne rivolte agli adolescenti per promuovere prevenzione (o la castità?)

Allora. Fate conto che questo mio post sia il completamento comico del mio intervento precedente, che era di sicuro un po' più apocalittico nei toni e nel contenuto. Certo è che la mancanza di ironia è piuttosto preoccupante.


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|categoria: politica, televisione, giovani, pubblicità, politicamente corretto




16/07/2008

Voglia di Obbedienza

... e di Autorità. Di Sicurezza. Di Buoni Pensieri e Ottimi Sentimenti. Bambini vestiti con lindi grembiulini, che si fanno ordinatamente il segno della croce prima di cominciare la lezione mentre la signora maestra, seduta in cattedra con la sua bacchetta in mano, sorride gentile.

Sognare il ritorno al passato è solo un delirio. E poi, quale passato? Alle cartoline edificanti non crede più nessuno. Sono buone giusto per la pubblicità delle merendine.

Fuori dalle nostre illusioni, il mondo è esploso. Esplode. Esploderà. Non è detto che sia necessariamente un male. E tuttavia. Ci si attacca ai principi per sconfiggere la paura. E' così facile: basta usare la lettera maiuscola e qualunque astrazione diventa certezza. La Difesa della Vita. La Patria. La Famiglia. La Religione. Le Brave Signore Borghesi che giocano a fare le Dame di Carità, purché la loro ipocrisia non sia turbata troppo da vicino dagli straccioni delle periferie.

La paura, appunto, non va sottovalutata. Nemmeno l'istintivo egoismo di chi non vorrebbe essere disturbato nel suo tranquillo tran tran. Ma il caos del mondo entra quotidianamente nella sua casa attraverso la finestra televisiva, incautamente lasciata sempre spalancata. Qualcuno tiene al guinzaglio umori e malumori, li guida, li orienta, li plasma, li sveglia e li addormenta.

Usare la propria testa comporta una certa fatica. Di certo il nostro è un tempo di grande pigrizia.

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|categoria: personale, scritture, attualità




14/07/2008

Fenomenologia della cazzata d'autore

Prima di tutto il protagonista: il cattivo per definizione, uno che peggio di così non si può, e che proprio per questo si è dimostrato nel tempo capace di attirare ogni sorta di morbosa curiosità. Aggiungiamo la doverosa spruzzata di sesso, naturalmente perverso e sufficientemente disgustoso. Non può mancare l'usuale condimento a base di esoterismo da quattro soldi, arricchito da qualche ovvia provocazione parateologica. Collochiamo il tutto nella scontata cornice storica, tanto per dare l'impressione che alla base ci sia una pensosa e travagliata Weltanschauung. Che non manchino riferimenti letterari  tali da soddisfare il palato di lettori di media ma comunque pretenziosa cultura. Sull'intera operazione va appiccicato un nome che  goda di giusta e meritata notorietà. Perché, in ogni caso, il meccanismo è oliato da una capacità di scrivere di sicuro straordinaria, sebbene meritevole di miglior causa. Avremo come risultato un best seller, urtante, superfluo, e per di più  presuntuoso, visto che il romanziere, a più riprese, pare identificarsi con le oscure forze del Male che muovono i destini di omuncoli smarriti negli oscuri labirinti della Storia ... o, più semplicemente, della storiella che il suo paranoide delirio autoriale ci propina. 

Il titolo?  Il Castello nella foresta. L'autore? Duole parlar male di uno scrittore recentemente defunto, tanto più che questo è il suo ultimo romanzo,  ma si tratta di Norman Mailer che, come la bibliografia in fondo al volume indica con chiarezza, ha cercato disperatamente di emulare il Thomas Mann del  Dr. Faustus, e magari anche il Milton di Paradide Lost,  rimanendo, purtroppo per lui, molto al di sotto di siffatti ingombranti modelli. Il che aprirebbe un'interessante prospettiva interpretativa su uno scrittore che forse, alla conclusione della sua vita mortale, ha tentato di innalzarsi fino all'Olimpo, inciampando miserevolmente nei suoi stessi piedi.

Mi permetto un consiglio. Se decidete comunque di leggere questo improbabile mattone, quando vi sarete ripresi dall'inevitabile attacco di tedio, a parte altri numerosi titoli meritevoli di giusta ammirazione,  provate a rivalutare Mailer con I duri non ballano (il libro, non il film), geniale rivisitazione del genere noir.
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|categoria: segnalazioni, libri, letteratura, personale, scritture




13/07/2008

E la colpa di chi sarebbe?

Chi ha umiliato sistematicamente la scuola italiana, rendendola una sorta di refugium peccatorum per falliti o illusi, smantellandola una anno dopo l'altro con riforme controproducenti e demagogiche, aumentando oltre il tollerabile il precariato, inducendo alla fuga i migliori e i più motivati, disprezzando la professionalità docente, rendendo assolutamente inappetibile il lavoro nelle aule scolastiche per i giovani?

Di chi è la colpa?

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|categoria: politica, scuola




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

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Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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