contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
31/08/2008

A proposito di segni e segnali ...

Segnale straordinariamente preoccupante quello lanciato dalla giunta di Comiso, con la scelta di cancellare l'intitolazione dell'aeroporto a Pio La Torre. Tanto più che viene lanciato con apparente candore e sconcertante faccia tosta.

Richiamo l'attenzione sull' 'intervista al figlio di Pio La Torre (sito dell'associazione "Articolo 21 Liberi di ...") e sul bel post di Alessandro Di Benedetto.

Invito inoltre a firmare questo appello on line contro la damnatio memoriae che si vorrebbe infliggere a un eroe evidentemente non più di moda.
postato da floria1405 alle ore 12:21 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, politica, memoria, attualità




29/08/2008

Di Rane, Papi e altre amenità

Malvino ha certo ragione quando scrive: "Io, dal minuscolo spazio di questo blog, lancio una proposta che è rivolta a tutti i blogger che ritengano vergognosa questa storia: un post che riproduca l’opera di Martin Kippenberger, anche senza commento. Personalmente, non la ritengo un capolavoro, anzi, mi pare anche bruttina, ma essa assume il valore di un simbolo, quella della libertà di espressione (in questo caso artistica) aggredita dalla millenaria arroganza di chi pretende di poter decidere per tutti, oltre che per il suo gregge di bestie ottuse e belanti, cosa debba o non debba poter essere visto, letto, sentito.
Se solo per un giorno o due La Rana Crocifissa
girasse in internet, sarebbe un segno – piccolo, senza dubbio – ma un segno".

E tuttavia va detto:al di là dei roboanti proclami in difesa della libertà di espressione, la faccenda è davvero surreale. Al punto che, quando su "Repubblica" di ieri ho letto questo articolo dal titolo emblematico, "Il Papa non vuole la rana in croce", ho avuto il dubbio che si trattasse di un fake, uno scherzo. O della sceneggiatura di un film satirico e ampiamente sperimentale. No, dico, quando si leggono affermazioni di questo genere:
«La Rana deve essere inserita in un costruttivo dialogo socio-politico. L' opera non deve essere estrapolata dal contesto», che cosa si dovrebbe credere? Sarà che sono una toscanaccia  e qui in Toscana la gente smoccola (bestemmia) ogni due parole, e non per cattiveria, ma quasi con affetto nei confronti della Madonna e Tutti I Santi. Insomma, più che un moto di indignazione, mi è venuto da ridere.

Leggete la parte finale dell'articolo di Repubblica: Sono ormai tre mesi che in Alto Adige ci si accapiglia intorno all' opera di Kippenberger, che voleva simboleggiare l' ipocrisia di una società la quale, corrotta nel suo profondo, mantiene un' immagine irreprensibile all' esterno. La chiave sta tutta nelle prossime elezioni provinciali di fine ottobre, con il partito di maggioranza assoluta, la Svp, che teme di perdere la decennale supremazia e cerca di riacquistare credibilità nelle frange integraliste. L' eroe della lotta contro la Rana è l' esponente riconosciuto di questa frazione della Svp, Franz Pahl, che in realtà dovrebbe baciare il ranocchio, perché potrebbe tramutarsi in un bel gruzzolo di voti. Dalla sua parte il sindaco di Bolzano, il presidente della Provincia Durnwalder, il Pdl, il vescovo Wilhelm Egger. A favore della Rana in croce la direzione del Museion e i partiti di sinistra. A inizio giugno le prime bordate: «La Rana deve essere inserita in un costruttivo dialogo socio-politico. L' opera non deve essere estrapolata dal contesto», suggerisce l' assessore alla Cultura, Kasslatter Mur. Pahl inizia lo sciopero della fame. Il museo reagisce fornendo ai visitatori dépliant informativi sull' opera di Kippenberger. Il 28 luglio arriva in Alto Adige il Pontefice e immediatamente il vescovo gli espone la «questione». Il senatore centrista Gubert annuncia un esposto in procura, mentre la stampa locale - soprattutto quella di lingua tedesca - attacca ad alzo zero l' opera «blasfema». Il museo fa una piccola, ma non sufficiente ritirata: sposta la statua al terzo piano, accanto a opere dello stesso artista, e la copre in parte con gli articoli di giornale usciti in quei giorni. Pahl interrompe lo sciopero della fame, ma promette: «La mia battaglia non è conclusa». E quando ha in mano la lettera del Papa, scatena l' ultima offensiva.

Pare che la storia della Rana sia finita bene (vedi questo post di SegnaVia), per la Rana, s'intende. Ma la faccenda, mi sembra, ha a che vedere con il Vaticano solo marginalmente (beh, come vi aspettate che reagisca il Papa in un caso del genere?): resta la brutta impressione suscitata da una strumentalizzazione politica che non ha temuto di ricoprirsi di ridicolo per ragioni con tutta evidenza di bassa cucina demagogica.
postato da floria1405 alle ore 18:45 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
|
|categoria: religione, attualità, laicità




27/08/2008

Test Ocse - Pisa: un mito?

Premessa doverosa. I risultati delle rilevazioni effettuate tramite le batterie di test OCSE PISA nella mia scuola collocano gli studenti del Liceo Carducci di Piombino oltre la media europea. Lo preciso per evitare equivoci.

Detto questo, mi pare straordinario che nessuno, né fra gli addetti ai lavori né nei mass media, salvo qualche timida eccezione, sollevi il benché minimo dubbio su metodologia, scopo, efficacia delle rilevazioni in oggetto. Sono verità. Sono vangelo. Indiscutibili. Inossidabili. In un'epoca di  dirompente relativismo, i test OCSE PISA sono un assoluto metafisico. Non hanno bisogno di distinzioni, contestualizzazioni, interpretazioni. Sono così, e basta. E sanciscono la dolorosa inferiorità degli studenti italiani rispetto ai coetanei in Europa.

Non di tutti, comunque, e non in tutte le situazioni. Bene i Licei e male i Professionali. Bene il Nord, passabile il Centro, male il Sud. Bene la scuola pubblica, molto male quella privata (e perché le ultime polemiche innescate dall'ineffabile Gelmini non mettono adeguatamente in luce questo dato, che forse sarebbe utile per sgombrare la discussione da parecchi pregiudizi ideologici su pubblico vs privato che ci sollazzano da qualche anno a questa parte?).

Va sottolineato che i test in questione misurano non le conoscenze ma le competenze operative dei quindicenni. Vogliamo richiamare l'attenzione anche sull'età dei soggetti esaminati? Sono ragazzi al secondo anno di scuola superiore, il che significa che quello che viene testato è soprattutto l'efficacia didattica dei gradi inferiori di scuola, ovvero elementari e medie. Sulla base di questa semplice considerazione,  forse certi risultati si spiegano meglio: chi si iscrive al liceo? chi a un professionale? Non sarà che gioca anche una tradizionale ghettizzazione, una selezione sotterranea che si radica soprattutto nelle differenze sociali e familiari? E se questo è vero, quanto incideranno sulla situazione  gli attacchi all'obbligo scolastico?

Attenzione. I test OCSE PISA misurano competenze (non conoscenze o contenuti), ovvero la capacità di applicare nozioni apprese in contesti concreti. La nozione di competenza va naturalmente contestualizzata: sono fondamentali le variabili ambientali, familiari, psicologiche, motivazionali. E' importante verificare che cosa si valuta e come: perché se i nostri studenti sono abituati ad un altro genere di compiti, è presumibile che si trovino spiazzati di fronte a prove strutturate diversamente (non necessariamente peggiori o meno attendibili: magari valutano, com'è intuibile, competenze diverse) rispetto a quelle usuali. Non sto dicendo che la scuola italiana vada bene così com'è e che le rilevazioni internazionali vadano sottovalutate. Ma il disagio che da esse emerge va comunque interpretato e, prima di improvvisare in un ambito che da anni patisce le conseguenze appunto di improvvisazioni selvagge sulla base di modelli estranei mal digeriti, bisognerebbe ragionare, e ragionare molto bene, sulla reale situazione







postato da floria1405 alle ore 00:09 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
|
|categoria: cultura, scuola, attualità




25/08/2008

Buon Compleanno, Annalivia, Nel segno dei Queen

Cara Annalivia, cara figlia, sono vent'anni che ti sopporto/mi sopporti. Facciamo festa anche sul blog, condividendo virtualmente con i lettori la tua torta di compleanno.



P.S. La vera festa, comunque, sarà a Roma, il 26 settembre, con il concerto dei Queen + Paul Rodgers.
postato da floria1405 alle ore 10:16 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
|
|categoria: personale, divertimento




24/08/2008

Contare fino a dieci ...

e poi aprire bocca.

Caro Ministro Gelmini, vorrei rispettosamente ricordarle che lei non è una professionista delle ospitate ma un Ministro della Repubblica. Quindi le parole hanno un peso e quando propone corsi di recupero per gli insufficienti professori di Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia, non può poi affermare impunemente di essere stata fraintesa. "E' un dato oggettivo il livello scadente della scuola nelle regioni del Sud. Andremo a fare dei corsi intensivi agli insegnanti in Sicilia, in Puglia, in Calabria, in Basilicata". Queste sono state le sue testuali parole (ricavate dal video trasmesso durante il  TG5 delle 13.00 e non da qualche lancio di agenzia). E come dovevano essere interpretate, scusi, queste due frasi? Quali erano le corrente inferenze che dovevano essere ricavate dall'accostamento fra l'espressione "dato oggettivo" e il proposito di realizzare "corsi intensivi per gli insegnanti"? Quindi stia attenta, per favore, a quello che dice e non lo dica, se non lo pensa davvero.

postato da floria1405 alle ore 18:29 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
|
|categoria: politica, scuola, attualità




23/08/2008

La travagliata navigazione della scuola italiana su Internet

postato da floria1405 alle ore 23:39 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, scuola, internet, società, web 20




22/08/2008

LIbertà a/dalla/della scuola

Ho appena terminato di leggere un bel saggio di Luigina Mortari, A scuola di libertà, sottotitolo "Formazione e pensiero autonomo": non un testo di pedagogia, si badi, ma un saggio filosofico che si ispira alla lezione di Hannah Arendt e, prima ancora, al metodo maieutico di Socrate e in generale alla filosofia dei Greci per suggerire quale dovrebbe essere il corretto atteggiamento di chi si assume l'ardua responsabilità di educare per favorire lo sviluppo dell'autonomia di giudizio e di critica.

Ora, almeno in parte è  vero quello che si dice  in questo commento al post precedente, ovvero che
l'istruzione oggi (ma forse è sempre stato così) ha il ruolo di adattare una persona a un ruolo sociale, non di favorire il senso critico o il senso creativo del singolo studente.  E si tratta di una contraddizione vissuta da ogni insegnante che non voglia sentirsi mero esecutore di un programma  o dell'ultimo diktat pedagogico di moda, ma che pretenda di avere, contro ad ogni evidenza, un ruolo intellettuale.  Eppure, da questo punto di vista, non conosco mestiere che, nonostante tutto, possa offrire margini di intervento più ampi: se non altro perché, alla fine, quando ti chiudi alle spalle la porta dell'aula, sei comunque solo con i tuoi alunni e in quel momento quello che decidi di fare o di non fare, di dire o di non dire, dipende unicamente da te. Responsabilità non piccola, a guardar bene, che dovrebbe far tremare le vene e i polsi molto più di quanto comunemente non faccia. E non esistono alibi o giustificazioni che tengano (tipo le lamentazioni futili su come sono cambiati i ragazzi di oggi rispetto a quelli di un tempo, lamentazioni che puntualmente e meccanicamente si ripetono anno dopo anno, generazione dopo generazione).

In quest'ottica il libro di Luigina Mortari offre diversi interessanti spunti di riflessione, specialmente nell'ultima parte, quando si insiste sulla politicità intrinseca agli atti di insegnare, di apprendere e, in ultima analisi, di pensare: ovviamente una politicità intesa in senso alto, come arte di gestire responsabilmente la rete di relazioni che configurano lo spazio della nostra esistenza.  In questo senso, secondo Mortari, sono tre le virtù politiche fondamentali da praticare e insegnare, non come  vincoli impositivi ma come "modi di esserci che danno qualità estetica ed etica all'agire" (pag.116): il coraggio di parlare, l'umiltà, il rispetto. Come si vede, si tratta di nozioni semplici, se vogliamo scontate, eppure troppo spesso tacitate sotto il diluvio di sterili precettistiche parapedagogiche e discorsi vuoti  demagogicamente atteggiati che ci affliggono ogni giorno.

Coraggio di parlare, umiltà, rispetto presuppongono  necessariamente la disponibilità ad usare il linguaggio con rigore e chiarezza, la volontà di riconoscere e disattivare quei consolanti pregiudizi che ingessano il pensiero nell'armatura delle soluzioni preconfezionate da altri, la ricerca mai dogmatica ma sempre problematica di un senso autentico per l'azione e la conoscenza. Io credo che questi semplici avvertimenti dovrebbero essere tenuti presenti soprattutto oggi, in una fase di autoritarismo strisciante che viene  gloriosamente sbandierato come panacea per ogni male possibile: perché comodo, perché facile, perché non implica la fatica di interrogarsi sulle cause e di chiamare in causa la propria personale responsabilità.

Concludo con una citazione abbastanza lunga che, tuttavia, mi pare si adatti perfettamente non solo al contesto educativo ma anche alla pubblica agorà nella quale, come blogger, ci picchiamo di intervenire quotidianamente, a dimostrare che tutto si tiene, e che quanto accade in un'aula non può essere così diverso da ciò che accade all'esterno: Andare alla ricerca di parole vere significa assumere l'impegno, e accettare il rischio connesso, di stare in una relazione di franca onestà con se stessi e con gli altri. Significa evitare di mimetizzarsi nell'ovvio e sapersi liberare dalla reticenza che non ci fa azzardare il nominare le cose secondo direzioni non previste dall'ordine esistente. Significa impegnarsi a parlare in prima persona, evitando di accomodarsi in discorsi precostituiti nei quali nulla mettiamo in gioco di noi, limitandoci a fare da cassa di risonanza del pensiero di altri. Significa anche svincolarsi da ogni ansia di ricorrere a forme retoriche accattivanti  e preferire la sfida dell'elaborare argomenti rigorosamente fondati, lasciandosi guidare unicamente dal desiderio di stare in un registro di libertà. (pag.102)


postato da floria1405 alle ore 11:42 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, cultura, libri, scuola, scritture, giovani, attualità, libertà




21/08/2008

Pensierini sulla scuola


Spesso gli Americani riescono davvero a lasciarci a bocca aperta. Leggo con piacere che, secondo una dotta ricerca made in USA, chi non copia ha più personalità. Per la precisione: Pavidi, disonesti, ipocriti e tutt'altro che generosi, i "copioni" sarebbero ragazzi privi di personalità. Ben altro discorso varrebbe per gli studenti abituati a fare da sé, che non solo sarebbero tendenzialmente allegri e ottimisti ma anche dotati di una forte personalità.

Wow! La rivincita di noialtri saputelli (anche se potremmo definirla la scoperta dell'acqua calda o del brodo di pollo). Nella mia carriera scolastica, ho copiato poco, forse nulla: in compenso ho fatto copiare parecchio, anche se, a dire il vero, ho passato fasi di assoluta stronzaggine, con pile di libri erette stile muro di Berlino attorno al mio preziosissimo compito. Diciamo che essere ritenuta una secchiona sfigata nel corso della normale routine, per poi essere ricercata, ricattata, talvolta minacciata e insultata da alcuni se non passavo informazioni, non è che proprio  mi esaltasse: e allora sceglievo chi gratificare del mio aiuto e chi escludere  a priori da possibili suggerimenti salvifici. In ogni caso ero sufficientemente manesca per difendermi da qualunque ritorsione.

Le aule sono sempre state giungle, diciamolo chiaro, ambienti che amplificano le distorsioni in qualche modo presenti all'esterno: astuzie di bassa lega, piaggeria, prepotenza, piccole e grandi bugie, abusi di potere, invidie, rivalità, frustrazioni. Da quando poi sono state introdotte pratiche docimologiche distorte (docimologia: scienza che studia metodi e criteri di valutazione del profitto scolastico e delle prove d'esame, secondo la definizione del De Mauro. Una delle branche della moderna pedagogia più fraintesa, sopravvalutata e usata a sproposito, aggiungo io) è tutto un contare punti, confrontare risultati, protestare e farsi gli affari altrui, senza nemmeno provare a capire che cosa si è sbagliato e perché. La generale tendenza al vittimismo che affligge gli Italiani si manifesta sin dalla più tenera età: c'è sempre di mezzo un professore preteso incompetente o mal disposto ("gli sto antipatico/a!" l'alibi più gettonato),  e mai, per dire, il fatto che si è studiato poco e male. Insomma, secondo l'abituale vezzo italico, è sempre colpa di qualcun altro, tanto più che da qualche anno va di moda la formuletta "successo formativo", che, pare, la scuola dovrebbe garantire sempre e comunque: ma, se uno è proprio una rapa, come si fa?

Oggi, si inneggia alla ritrovata serietà degli studi e nel contempo si plaude agli impietosi tagli del personale previsti per i prossimi anni. Sentite un po' cosa ha scritto Feltri un paio di giorni fa: "Da quando il numero degli insegnanti è cresciuto a dismisura in rapporto agli allievi i risultati sono decaduti: la scuola è come Alitalia, se non si taglia si fallisce, e intanto sprofonda. Dinanzi ai deputati della sinistra, lacrimosi come vitelli per i tagli di 90000 dipendenti tra docenti e non docenti previsti nei decreti approvati, il ministro ha tenuto ferma la necessità di prosciugare le paludi della cattiva educazione, attaccando una concezione sindacale e assistenzialistica della scuola come luogo per trovare un posto con scarso impegno e poca fatica. Non ha difeso il proprio orto dalle forbici dei tagli. Anzi ha benedetto la potatura, meritandosi il rispetto dell'opposizione. Ovvio: non si eliminano dall'oggi al domani 90000 posizioni lavorative. Ci sarebbero dei contraccolpi non solo sociali per quanti vengono mandati a spasso, ma per l'inizio regolare e lo svolgimento utile dell'anno scolastico". (corsivi miei).

Il discorso di Feltri avrebbe una sua validità se i 90mila spediti a casa fossero effettivamente i più demotivati, fannulloni e incompetenti (e qui parla l'antica secchiona). Non sarà così, perché l'unico criterio possibile è quello dell'anzianità  e la potatura sarà puramente quantitativa, non certo qualitativa. Si attuerà tramite accorpamenti selvaggi (le classi, non solo quelle iniziali, potranno essere composte anche da trentadue elementi), cancellazione di istituiti e indirizzi anche in corso d'opera, interruzione della continuità didattica, mancata erogazione di servizi essenziali (ad esempio la nomina di insegnanti d'appoggio per alunni disabili). Mentre ci si commuove davanti al prospettato ritorno della deamicisiana maestra unica, non posso fare a meno di chiedermi come se la vedranno le sopravvissute (ai tagli) docenti delle elementari alle prese in solitudine con classi di trenta o più alunni, stipati in aule fatiscenti, e magari per metà stranieri di etnie e tradizioni differenti ( se non erro anche il numero dei mediatori culturali è stato già ampiamente ridimensionato), con in aggiunta un paio di disabili senza insegnante di sostegno, ovviamente avendo l'obbligo di garantire a tutti il già citato successo formativo. Per tornare all'argomento di partenza, immagino che, se qualcuno copierà, chiuderanno per forza di cose un occhio, forse tutt'e due

Insomma. Le chiacchiere si sprecano, da destra e da sinistra, (se vi va, leggete il lirico pezzo di Ernesto Galli Della Loggia sulla scuola italiana: è quasi commovente) e, badate bene, destra e sinistra sono parimenti colpevoli dello smantellamento, negli anni, della scuola pubblica italiana.
Quello che avremo, entro poco, sarà un sistema dell'istruzione classista, e della peggior specie: chi potrà, pagherà e (forse) avrà un'istruzione qualitativamente adeguata; gli altri, i più, continueranno a sopravvivere in qualche modo nel maleodorante recinto pubblico. Se qualcosa reggerà, sarà solo grazie agli sforzi individuali di chi comunque sa di aver scelto un mestiere che comporta responsabilità. Come sempre è accaduto, del resto.





.

postato da floria1405 alle ore 23:29 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
|
|categoria: politica, scuola, personale, società




19/08/2008

Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento troppo bene ...


Per di più pare che sia morta anche l'opinione pubblica, o comunque versi in condizioni piuttosto critiche. Qualche giorno fa un mio amico piuttosto a sinistra in una mail mi ha scritto:

“Una modesta proposta": vendiamo tutto dell'Italia, dividiamo i soldi
tra gli Italiani e poi ognuno si aggreghi alla nazione che più gli
piace. Ho perso ogni speranza e voglia di cambiare, perché è tutto
assolutamente inutile.

Percezioni diffuse, specialmente in questi tempi di berlusconismo trionfante, sintomo di un profondo malessere.

Se a sinistra non ci si sente bene, non è che a destra la situazione venga vissuta con tranquillità: Scrive Marcello Veneziani su "Libero" oggi in edicola: "L'opinione pubblica forse non è morta ma certamente è smorta. E' decomposta e distratta, non esiste traccia di un pensiero civile, è ridicolizzata la presenza di idee e riferimenti culturali, non c'è tensione ideale e morale verso niente. Solo Euro, Gnocche e Vacanze. La memoria poi non ne parliamo, basta il microchip a ricordarci nomi e cose interessanti, il resto ciccia. O per dirla poeticamente oblio. E' il deserto che avanza". Ma mi pare interessante la domanda che Veneziani si pone in conclusione: E se invece fosse morta la costra politica da sinistra a destra, e non l'opinione pubblica?

Ecco, appunto. A parte che bisognerebbe intenderci sulla nozione di opinione pubblica e magari anche su quella di cittadinanza. Le astrazioni fanno comodo per amor di retorica (che bella la "mucillagine"di De Rita) ma se scaviamo scaviamo, dietro le etichette troviamo gente comune, in carne ed ossa, gente come me e voi, con problemi, difficoltà, speranze, illusioni, disillusioni. E per essere precisi mi suona abbastanza stonato il titolo dell'editoriale di Scalfari: L'opinione pubblica è rimasta senza voce. E da cosa, o chi, dipenderebbe, questa improvvisa afasia, secondo l'illustre giornalista?

No, non è vero che l'opinione pubblica o è morta o è muta. Il fatto è che nessuno è disposto davvero ad ascoltare. Magari gli Italiani parlano troppo e a volte a sproposito, magari il cosiddetto "uomo della strada" non è un prodigio di cultura, magari il nostro spirito civico lascia spesso (non sempre) a desiderare, ma per favore, non raccontiamoci che quando le opinioni (e i voti) erano manovrate dalla cellula di partito o dalla parrocchia le cose andassero poi tanto meglio.

L'opinione pubblica non è muta. E' la politica ad essere sorda, ad ogni livello, e con la politica i vari buffoni di corte, i giornalisti ignoranti, gli intellettuali spocchiosi: un'accozzaglia di mediocri omuncoli voltagabbana che tentano di rimbambirci di chiacchiere, di forzare la nostra esistenza reale nelle cifre taroccate dei sondaggi, gente che non ha idee, memoria, prospettive se non quelle del proprio risibile tornaconto personale o di bottega. Perché, vi risulta che nei partiti, da destra a sinistra,  vengano scelti e incoraggiati i migliori, gli onesti, i competenti, gli intelligenti, gli idealisti? E non mi si venga a dire che la mia è "antipolitica". Io nella politica ci credo, una politica che sia responsabile delle scelte e delle parole che usa, una politica che sia coerenza e impegno, accoglienza e mediazione, lavoro e servizio. Ma non è esattamente quello che i cittadini hanno davanti.

Noialtri, presi dalla disperazione, tentiamo con i blog, i forum, i social network,  persino con le vetuste "lettere al direttore". Facciamo rete, ci confrontiamo,  cerchiamo soluzioni. La voce è flebile, irrisoria, ma c'è. Segnali fragili di una tentativo, emersione confusa di identità, non necessariamente di individuali egoismi. Dispersi, frammentati, ma reali. Poi, chissà.

postato da floria1405 alle ore 23:54 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
|
|categoria: politica, blog, internet, attualità, società




18/08/2008

Computer in condominio

Quando i figli ti tolgono la gioia di vivere (si fa per dire)

Commento semiserio all'articolo sull'Espresso di questa settimana: "Ma i figli danno la felicità?"

Dunque. Mia figlia ed io ci siamo ritrovate con il computer in condominio, il che genera litigi e discussioni a non finire. Contraddicendo ogni sano principio pedagogico, mi comporto come una sorella gelosa che non vuole cedere il suo amato giocattolo alla piccola  rompiballe. Siccome mi voglio male, le ho decantato le bellezze dell'account su Facebook, che naturalmente lei si è affrettata a creare: il browser, com'è naturale, impazzisce nel tentativo di tener dietro a due profili, due accessi, due password. Gli scampanellii di MSN mi buttano fuori di testa. Sul mio profilo di  LastFm appaiono ascolti improbabili.

Embè, che difficoltà c'è? Un altro computer e il problema è risolto. Mmmm, anche il "piccolo" (si fa per dire: un metro e ottantacinque a nemmeno quattordici anni) manifesta chiare ambizioni informatiche, senza contare che il povero notebook della sottoscritta è ormai vecchiotto e ansimante. Insomma, di macchine ne dovremmo comprare almeno tre, possibilmente ben accessoriate e potenti (per intenderci, un Asus Eee non ci basta). Di fronte a questo delirio tecnologico il consorte scuote la testa, scoraggiato.

Tenete conto che il 26 settembre partiremo in quattro per il concerto dei Queen + Paul Rodgers a Roma, e fra biglietti, viaggio, albergo, annessi e connessi, se ne andrà via una discreta sommetta (il culto per Brian May e Roger Taylor sta raggiungendo a queste latitudini punte preoccupanti ed era obbligatorio andare tutti). Aggiungete tasse universitarie e spese di soggiorno a Pisa. Mettiamoci anche l'acquisto recente e irrinunciabile dell'auto nuova. Le spese correnti, che non sono certo irrisorie. Dovrei anche rifarmi le lenti a contatto. E poi, e poi, e poi ...

Insomma, qui dicono che I Figli Non Danno La Felicità. La Felicità? Non saprei. Di certo sono parecchio costosi. Se poi aggiungiamo il fatto che anch'io ho gusti e passioni non proprio ispirati alla parsimonia (che so ... mi piace comprare libri, dischi, gadget elettronici etc etc) e che, ovviamente, gli Ipod non sono commestibili, la situazione economica della famiglia potrebbe rischiare il tracollo.

Credo che alla fine, in tempi relativamente brevi, rinnoveremo il parco tecnologico, nonostante lo scetticismo del rispettivo padre e marito. Il blog rifiorirà, arricchendosi di contributi originali e culturalmente elevati (ehm). La mia pagina su LastFm tornerà a popolarsi di canzoni di Bob Dylan. Io, Annalivia e Francesco colloquieremo da una stanza all'altra del medesimo appartamento usando la chat di Facebook. I miei ragù ricominceranno a puzzare di bruciato perché sarò troppo occupata a navigare in Rete per curare adeguatamente la cena. Smetterò di fumare nevroticamente in terrazzo in attesa che la figlia abbandoni la postazione e le sue interminabili conversazioni su MSN.

Rileggo e noto con soddisfazione che casa mia può apparire agli estranei come una sorta di kindergarten per alienati: esattamente l'impressione che volevo suggerire, in risposta all'articolo dell'Espresso testé citato. Il punto è che, a mio modesto avviso, i ruoli non vanno presi troppo sul serio. Non conosco la formula della felicità, ci mancherebbe, e per quanto possa apparire scanzonata, ho i miei autentici momenti di cupa serietà, se non di vera e propria disperazione. Credo  però che si possa essere genitori con la giusta dose di allegria e la doverosa autoironia, e che non sia possibile trasformarsi in qualcosa che non si è.

Non cucinerò mai torte e pasticcini, non so nemmeno attaccare i bottoni e stiro (male) una volta ogni tre mesi, se mi gira. Quando ho accettato la mia genetica impossibilità di essere una supermamma secondo stereotipo, le cose sono andate decisamente meglio per tutti. Del resto, penso di essermi sempre presentata senza finzioni.

I  figli non sono appendici del nostro narcisismo irrisolto. Non dovremmo pretendere di realizzarci tramite loro. Il padre che racconta la sua assoluta beatitudine quando la figlia di tre anni, senza motivo apparente, gli dice "Ti voglio bene, paparino"(nei commenti all'articolo sull'Espresso) non si rende conto del rischio (soprattutto per la figlioletta ignara, caricata dell'insano dovere di garantire la felicità del padre sempre e comunque!): la bambina crescerà, diventerà un'adolescente inquieta e prima o poi esploderà nel canonico "ti odio" che, con questi presupposti, lo butterà di sicuro nella più tremenda angoscia.

La realtà impone dei limiti, ovvio. Assunzioni di responsabilità. Consapevolezza. La nostra imperfezione, e quella dei nostri figli, non sono colpe, sono soltanto dati di fatto. Arginiamo quello che possiamo come possiamo e per il resto affidiamoci all'imprevedibilità del destino. Dovremmo semplicemente ammettere che le chiacchiere sulla felicità sono solo chiacchiere regressive (non torneremo mai a nuotare nella beatitudine dell'amnio, proprio non si può) e che possiamo solo aspirare ad una passabile serenità, volendoci bene con un sorriso.



postato da floria1405 alle ore 23:44 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
|
|categoria: bambini, personale, scritture, giovani, attualità, società




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


Site search Web search

powered by FreeFind


Sottoscrivi il feed


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feedbox

Add to Technorati Favorites

Elfa Promotin

MigliorBlog.it

Enhanced with Snapshots
Per disabilitare SnapShot, cliccare su "Opzioni" nell'angolo destro in alto dell'anteprima del link

Posta

lboninu at gmail.com

Technorati Profile

Badges



Profilo Facebook di Lorenza Boninu

Un'occhiata fuori

Blog Aggregator 3.3 - The Filter

Links

>Skip Intro
After2000
Ali d'argento
Artaut
Bakis
Barbabianca
Blog Didattici
Blublog
Bookcafè by G.G.
Brodoprimordiale
Buba
Caporale Reyes
Captain's Charisma
Catepol 3.0
CenerAntola
Censura Rossa
Classico e Moderno
Cosette, Casette
Currenti Calamo
Daisy
Diego Petrucci' s blog
Donna Bissodia
E io che mi pensavo
Ecate
Elfluxusvomitato
Errore 404 - Uno strappo nella Rete
Eva Carriego
Far finta di essere sani
Gidibao
Giovy
Glob
Haramlik
heteronymos
I compagni del fuoco
Il Blog di Ivo Riccardo Forni
Il Gossip di Giulia
Il Mazziniano
Inconnuaubataillon
Korus
La torre di Babele
Letture e Riletture
Licenziamento del Poeta
Lipperatura
Lu
Madame de Bergerac
Maria Strofa
Marsilio black
Mauro Gasparini
Minimo Karma new
Momoblog
Nessun giorno senza una riga
Newbrigand
Paese d'ottobre
Pasta al tonno
Pesce Vivo
Peter Sauerkirsche
Phoebe
Pix & Stef
Placida Signora
Polenta e Cammelli
Remo Bassini
Roquentin
Schegge del Tempo
Senza Qualità
shymay
Sichiamamassimo ...
Sole Luminoso
Squonk
Succede@catepol (trasferito)
Temporalia
The Rat Race
Vaghe stelle dell'orsa (Caracaterina)
Venti gocce per tre
Vincenzo Russo
Webgol
Why Don't You Eat Carrots?
Yaub
ZetaVu
Zeus Blog
Zoro
[Quablog]

I miei spazi
Piombino su Blogolandia Contaminazioni Tumblelog
My Twitter Page
My Jaiku Page
Fuori di classe
La mia pagina su Last.fm
La mia libreria

Fortza Paris
Cut & Paste
Gilgamesh
Grande Onda
Squonk
Contaminazioni
YAUB
Maria Circassa

Strumenti
Accademia della Crusca
Roots Highway
Griseldaonline
Il Mestiere di scrivere
Il portale di filosofia
Il sito di Piergiorgio Odifreddi
Liber Liber
I Corsi del MIT
Osservatorio della ricerca
Punto Informatico
Risorse per classicisti
Origine - Scritture in movimento

La cassapanca delle vecchie cose

Partecipano

Contatori

visitato *loading* volte

Site Meter

Who Links Here

Contatore Sito
Bpath Contatore

Banner

GeoURL

Search For Blogs, Submit Blogs, The Ultimate Blog Directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Radioblog


Bob Dylan widget by 6L & Daxii