contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
29/10/2008

Per quel che serve ...

... domani manifesteremo. Visto che sono appena tornata da un controllo dell'ottico che, ahimé, mi ha imposto i tristissimi occhiali da presbite, mi chiedo se questi tardivi rigurgiti "facinorosi" non siano per la sottoscritta un po' patetici. Può essere che, fidandomi delle esternazioni di Cossiga, che salverebbe i "docenti anziani" ma bastonerebbe a sangue le "maestre ragazzine", possa evitare, per meriti di età, le eventuali manganellate. Naturalmente scherzo e mi preparo spiritualmente alla levataccia di domani mattina con la ragionevole speranza che partecipare ad una manifestazione ufficialmente organizzata da tutti i sindacati della scuola non comporti particolari rischi.

Ma ... naturalmente c'è un ma. Il cosiddetto "decreto Gelmini" è diventato legge dello Stato solo oggi. Ma la legge 133, quella per la quale le Università (e non solo) si sono infiammate, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 21 agosto 2008, convertendo in legge il decreto  112 del 25 giugno 2008. Guardate bene le date. GUARDATE BENE LE DATE. Il 29 luglio 2008, su questo blog, la sottoscritta scriveva: In queste settimane, nell'indifferenza pressoché generale  e nella quasi totale inconsapevolezza della maggioranza dei cittadini, è in atto una vera e propria macelleria educativa, ovviamente con il pretesto della necessaria razionalizzazione del sistema dell'istruzione nel nostro Paese e sulla base di statistiche abbondantemente taroccate.

In un post successivo (31 luglio 2008) ribadivo: Ora, sarà bene rendersi conto che per quanto riguarda la scuola non ci sono soldi, anzi, per la verità non ci sono più nemmeno gli occhi per piangere (e la responsabilità del disastro, sia chiaro, è rigorosamente bipartisan). Però di questo nessuno si scandalizza. Una prova? Leggete qui: "Nei prossimi tre anni, per alleggerire la spesa della Pubblica amministrazione, la scuola dovrà lasciare sul campo 87 mila posti di insegnante e 42 mila e 500 di Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario). Sono previsti alcuni interventi strutturali non ben definiti (il ritorno al maestro unico alle elementari?) e non viene esclusa una nuova "razionalizzazione della rete scolastica italiana" che tradotto dal burocratese significa tagliare e accorpare scuole". 87 mila cattedre in meno: il che significa cancellare e accorpare scuole e classi, ritrovarsi con trenta o più alunni in aula, alleggerendo magari nel contempo il tempo scuola, come propone la leggiadra Gelmini (voglio proprio vedere da quale misterioso cilindro tirare fuori la fantomatica "didattica personalizzata" quando si fa fatica anche a ricordarsi il nome degli alunni di chi ti sta davanti: pensate a quei docenti - scienze, storia dell'arte ... - che si ritrovano sul groppone dieci o più classi).

Perdonate le autocitazioni. Aggiungo dunque un richiamo al post di Giofilo sull'Università, post del 30 luglio 2008.  E ora mi chiedo: in quegli afosi giorni estivi, quando si ponevano le premesse della situazione odierna, e chi aveva occhi per vedere si rendeva perfettamente conto che il risveglio autunnale sarebbe stato amarissimo, la cosiddetta opposizione dov'era? Dov'erano i sindacati? Dov'era l'informazione indipendente? Si allenavano già a quelle vacanze che qualche giorno fa il nostro beneamato premier consigliava a Veltroni? Perché sì, domani per dovere e per coerenza parteciperò alla manifestazione di Roma. Ma la manifestazione arriva tardi: e non perché il Decreto Gelmini sia stato approvato oggi, ma perché le scelte fondamentali sono state operate, nell'indifferenza generale, almeno cinque mesi fa. E perché la fase finale della macelleria educativa di cui parlavo nei miei post estivi è iniziata già con Padoa Schioppa e Fioroni ( al quale, a suo tempo, dedicavo la mia solita lettera aperta destinata a non essere mai letta dal destinatario di turno).

Ora Veltroni grida a gran voce: "Referendum Referendum!" Ho la spiacevole sensazione di essere presa in giro. Perché l'eventuale referendum sul decreto Gelmini, ammesso che una strada del genere sia davvero praticabile,  non toccherebbe affatto tutto il resto. E ora dirò qualcosa che forse scandalizzerà qualcuno. Quando il già citato Cossiga, nella famigerata intervista al QN, definisce il PD "un ectoplasma guidato da un ectoplasma", a parte l'immagine piuttosto pittoresca, non è che abbia tutti i torti. E quando Gelmini, nell'intervista al Corriere del 27 ottobre, alla domanda "Ieri Veltroni ha chiesto il ritiro del suo decreto e la relativa modifica della Finanziaria. E' possibile?" replica "Scusi, ma non ne vedo la ragione. La manovra economica è legge da giugno. IL PD è fuori tempo massimo." dal suo punto di vista dà l'unica risposta possibile.

E dunque noialtri domani andremo in corteo, perché a questo punto sembra la sola alternativa ad un silenzio che è stato imposto, a suo tempo, non solo da Berlusconi e la sua corte dei miracoli ma anche da un'opposizione evidentemente incapace di fare il suo mestiere. Andremo in corteo, e speriamo di essere in tanti, non perché strumentalizzati e illusi ma, al contrario, nel tentativo di far comprendere un disagio che va ben oltre lo sterile teatrino politico che questa classe dirigente, da una parte e dall'altra, recita a beneficio dell'ipnotizzato pubblico della TV. Andremo in corteo perché altrimenti, a questo punto, ci resterebbero solo il silenzio e il progressivo, irreparabile istupidimento davanti a qualche reality, in attesa del disastro finale.
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26/10/2008

La molte strade dell'informazione

E' vero, non nascondiamoci dietro un dito. Molti di coloro che in questi giorni stanno manifestando contro la progettata (contro)riforma del sistema pubblico di istruzione in Italia hanno poche informazioni e si basano sostanzialmente sul sentito dire (del resto, medesimo appunto potrebbe essere rivolto a coloro che difendono la Gelmini). Come sempre accade, è facile parlare (Berlusconi e Gelmini, puntualmente, non si fanno sfuggire l'occasione) di manipolazione della verità, di strumentalizzazione in chiave ideologica, di propaganda scorretta da parte della sinistra. Ma in questo quadro c'è un nuovo attore del quale mi pare non si tenga sufficientemente conto: Internet.

Al di là delle semplificazioni e banalizzazioni proposte dall'informazione ufficia
le o dagli organi di partito, è possibile (e molti lo hanno fatto) accedere ai documenti ufficiali, al testo dei provvedimenti attualmente in corso di approvazione, alle dichiarazioni pubbliche dei protagonisti (in primo luogo la Gelmini e Berlusconi) dello scontro in atto. I siti istituzionali sono, ovviamente, a portata di clic.

E non solo. La cosiddetta "piazza" (che il nostro Presidente del Consiglio vuole forzatamente collocare sotto l'etichetta dei "facinorosi" e degli asini) è estremamente variegata e composita. Le differenze si riflettono puntualmente nelle discussioni che si possono seguire nei forum, nei blog, nei commenti. Le testimonianze dirette di singoli studenti, insegnanti, genitori sono più eloquenti di qualsiasi slogan ideologico preconfezionato. Quando la mobilitazione è cominciata, i media hanno dato scarso rilevo alla protesta. Ma la protesta, per rendere visibili i propri argomenti, ha seguito altri canali: i più efficaci fra tutti, naturalmente, sono stati il passaparola telematico e la documentazione diretta e autoprodotta (post, video ... ) in Rete di quello che stava accadendo: fino a quando anche a giornali e telegiornali non è stato più possibile ignorare o minimizzare la situazione. A mio giudizio, la svolta comunicativa decisiva, in questo senso, si è avuta con i pacifico assedio ai server di posta del Quirinale: la gran quantità di messaggi ha  costretto il Presidente Napolitano ad una presa di posizione ufficiale che, per quanto prudente e attenta a non incrinare difficili equilibri istituzionali, è coincisa di fatto con il riconoscimento che il disagio esisteva ed era politicamente rilevante.

E' una realtà relativamente nuova in Italia, al punto che chi ancora detiene il potere comunicativo (per quanto?) insiste nella demonizzazione, banalizzazione, interpretazione pregiudiziale dei fenomeni sociali in Rete, dai blog a Facebook a Youtube etc etc (l'ultimo caso è l'ormai tristemente famoso articolo del Corriere, riguardo al quale può essere utile leggere il post di Webgol ed ascoltare il relativo podcast di Quinta di Copertina). L'ignoranza è una brutta bestia. Pensare che la Rete sia il luogo di elezione del cazzeggio fine a se stesso, del narcisismo vuoto, dell'insignificanza elevata a post e non possa essere altro, ad esempio uno straordinario strumento di cittadinanza attiva, una spina nel fianco di coloro che hanno fatto della propaganda e della manipolazione il loro mestiere, è un errore grave che stanno commettendo in molti, a destra e a sinistra. Qualunque ne sarà l'esito, le proteste di questi giorni avranno, in prospettiva, il significato di una trasformazione profonda negli equilibri tradizionali della comunicazione pubblica. 

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22/10/2008

A che serve?

Vorrei proprio avere uno scambio di idee con la docente universitaria che Crylan cita nel suo commento al post precedente. Se intere classi liceali, all'unisono, dopo la sua presentazione del corso di Laurea in Storia, le hanno chiesto "A che serve?", forse qualcosa non ha funzionato nella sua presentazione, forse qualcosa non ha funzionato nel tipo di insegnamento che questi ragazzi hanno ricevuto. Perché a una domanda del genere, bisognerebbe solo rispondere, provocatoriamente ma non tanto: "Beh, cari ragazzi, la verità è che non serve assolutamente a niente. Come la maggior parte delle cose che vi piacciono, del resto: la musica, il cinema, lo sballo del sabato sera, il sesso, le sigarette, le porcherie che probabilmente qualcuno di voi prenderà, persino cose serissime come l'amore o l'amicizia. E anche tutto ciò che pare così straordinariamente utile: il lavoro, in primo luogo ma anche, se sarete fortunati, i soldi o il potere. E ciascuno di voi: a che cosa pensate di servire, voi? Siete numeri, siete microbi nel grande Oceano dell'umanità. E per dirla tutta, se quest'aula, questa città, questa nazione, il mondo intero sparissero, credete che questa ipotetica apocalisse scuoterebbe di un millimetro l'universale indifferenza? Vedete a quali eccessi porta la smania di trovare ad ogni costo un' utilità pratica, immediatamente spendibile, a quello che si fa? Si finisce seppelliti dalle risate degli dei. L'unica cosa che ci salva, alla fine, è proprio la meravigliosa gratuità di tutto ciò che siamo in grado di studiare, comprendere, creare. Non siamo formichine obbedienti, accidenti, anonimi ingranaggi nell'insensato meccanismo della produzione e del consumo. Quello che è davvero utile è ciò che amiamo, la passione che riusciamo a mettere nella nostra vita, l'entusiasmo che ci guida nelle nostre azioni. E tutto questo è l'unica vera rivoluzione possibile, come dire, la madre di tutte le rivoluzioni che vengono, se vengono, solo dopo".

Stamattina ho svolto attività di orientamento con i ragazzini delle medie. Ho illustrato la mia bella presentazione in PowerPoint, ho fatto, ovviamente, un po' di teatro, com'è mia consuetudine e ho concluso citando Cioran (via Italo Calvino "Perchè Leggere i Classici"): " Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un'aria sul flauto. "A cosa ti servirà?" gli fu chiesto. "A sapere quest'aria prima di morire". Non so davvero se hanno capito quello che l'aneddoto voleva significare ma visto che nel raccontarlo ci ho messo tutto il mio spirito e il mio buonumore, spero  abbiano capito che comunque significava parecchio per me.

Sono una prof preoccupata. Ma mi rifiuto di essere una prof depressa.
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21/10/2008

Meditazione (sulla scuola, sulla protesta e altro)

Avevo bisogno di prendere fiato. Di riflettere. Come sempre, il mestiere che indegnamente svolgo mi ha aiutato. Ragionare con i miei studenti sul Faust di Goethe e sul Doctor Faustus di Thomas Mann, sul disincanto di Weber, sull' Umanesimo  di Salutati, Bracciolini, Valla e Bruni, sul bàlteo di Pallante nell'Eneide e la Venere del De rerum natura. Volare alto, oltre e nonostante le molte ragioni della protesta. Lavorare per l'orientamento, per convincere i ragazzini delle medie che latino e greco non sono solo polverosi fossili di un mondo che fu. La passione di una vita. E, ancora una volta, una fuga altrove.

Altrove, sì. Ma non troppo lontano, in fondo. Giusto il tempo di recuperare l'opportuno distacco critico, lasciar decantare l'indignazione, non permettere che l'irritazione offuschi la capacità di analisi.  Perchè oggi più che mai, nel momento in cui si sta giocando una partita decisiva per i destini della scuola pubblica italiana, occorre essere onesti e riconoscere che nell'opera di sistematico sfascio del sistema  dell'istruzione stiamo solo assistendo all'ultimo atto di un processo che ha radici lontane. Gelmini. E prima di Gelmini, Fioroni. E prima di Fioroni, Moratti. E prima di Moratti, Berlinguer. E prima ... Da destra e da sinistra.  Velleitarie pretese di rinnovamento. Follie pseudopedagogiche. Ideologismi d'accatto. Finanziamenti a pioggia, progetti e progettini che nessuno ha mai seriamente verificato. Clientelismo. Interessi corporativi. La furbizia di alcuni, la dabbenaggine di tanti, l'ignavia di molti. Tutti sulla stessa barca, i bravi, i mediocri, i furbetti, gli opportunisti. Chiunque abbia frequentato negli ultimi anni quelle bizzarre riunioni solennemente battezzate collegi dei docenti, veri psicodrammi collettivi dove ognuno recita il suo stereotipo, sa di che cosa parlo. Ora ci viene presentato il conto: è un conto salato, fatto di tagli indiscriminati, di facile demagogia e, ancora una volta, di incompetenza mascherata da efficientismo, di slogan pomposi, di sostanziale indifferenza verso i problemi reali e le possibili soluzioni concrete. E quello che esaspera è la sensazione che si stia osando tanto perché convinti che dall'altra parte non ci sia più niente da difendere, nessuno che creda ancora davvero in quello che fa, che la cancrena sia ormai così profonda e irreversibile che non valga più la pena curara la grande malata, la scuola: tanto vale darle il colpo definitivo e affossarla una volta per tutte.

Maledizione, io amo questo mestiere. E oggi vivo un curioso senso di sdoppiamente fra la gioia che, nonostante tutto, provo quando racconto ai ragazzi quello che mi appassiona e la desolazione nel  seguire la cronaca delle proteste, delle risposte dei politici, delle inevitabili strumentalizzazioni di chi cavalca la situazione da una parte e dall'altra. Forse andrò a Roma il 30 ottobre ma, lo confesso, senza nessuna ebbrezza particolare, perché sono convinta che, comunque andrà a finire, i conti non torneranno e là dove si decide non ci sarà nessuno che abbia a cuore davvero il miglioramento del nostro sistema formativo. Si può solo sperare che i danni non siano troppo gravi, che qualcosa si salvi, che alla cultura, alla conoscenza, all'educazione, alla ricerca venga comunque concesso un margine di sopravvivenza.

Su Repubblica di oggi Adriano Prosperi scrive a proposito dell'Università (ma il ragionamento potrebbe applicarsi benissimo al resto della scuola):
Riuscirà la protesta degli studenti a frenare la deriva italiana? La giovinezza e la speranza di cambiare in meglio il mondo sono sorelle. Speriamo, dunque. Quanto ai compagni di strada che i giovani in agitazione e le loro famiglie stanno incontrando, la loro solidarietà non potrà esimerli da qualche esame di coscienza. Sulla protesta dei sindacati gravano quei limiti corporativi che tanto hanno pesato in passato nell´ostacolare l´avanzata dei docenti migliori e la rimozione dei peggiori e nel sostituire pressioni e contrattazioni alla logica del concorso pubblico senza limitazioni, senza fasce protette o categorie riservate. Ma è ai docenti e al sistema che governa l´università come luogo di insegnamento e di ricerca che oggi si chiede una prova speciale di credibilità. Ne saranno, ne saremo capaci? C´è da dubitarne.  E conclude: Ora siamo arrivati al rendiconto finale. Lo sforzo degli studenti in agitazione per coinvolgere i docenti e di riceverne pacche sulle spalle è patetico. Ci fa misurare la distanza dalle aspre e irridenti satire del ´68, quando l´apparizione di un professore in un´assemblea studentesca faceva scattare cori di derisione. I giovani di allora oggi sono vecchi. Molti di quelli che allora dominarono le assemblee studentesche occupano o hanno occupato cattedre, ministeri seggi parlamentari. Pesa sulle loro spalle un fallimento che non hanno saputo evitare, che hanno spesso contribuito ad accelerare. Il loro eventuale appoggio andrebbe esorcizzato come una minaccia da chi vuole veramente che la scuola e l´università italiana riprendano la loro funzione di cuore pulsante della società. Lo tengano presente i giovani che oggi, timidamente, cominciano a uscire dal torpore di un paese gravemente malato.

Come dargli torto?

 

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17/10/2008

L'indignazione è un gioco facile. Specialmente in Rete

Su Facebook ricevo quotidianamente non so quanti inviti per le più svariate cause. Ad alcuni rispondo, altri li ignoro. Sono tuttavia abbastanza numerosi da indurre qualche dubbio. Indignarsi a parole è facile. Manifestare la propria indignazione con un semplice clic del mouse è ancora più facile. Uno si sente appagato, "politicamente corretto", felicemente partecipe di un'opinione pubblica affamata di giustizia e verità. Quale sia l'utilità concreta di tutti questi appelli, comunque, resta un mistero ... e fatalmente si insinua un dubbio: non è che sia un modo come un altro per sterilizzare le pur legittime aspirazioni ad un mondo migliore? Un po' come i bravi cristiani che si mettono la coscienza a posto con una distratta elemosina. E tutto resta come prima. Così i nostri "clic" solidali: di certo non mutano lo stato delle cose, però, come dire, ci fanno sentire felicemente dalla parte giusta, qualunque essa sia. Una specie di distorto "consumismo della solidarietà".

E poi ... Poi una si trova a leggere il post di Gian Paolo Serino su Saviano, nonché la chiosa da parte di Corrado Ruggiero sul medesimo blog, e soprattutto la sequela di commenti successivi, specialmente quelli in disaccordo con l'assunto del pezzo: tutti più o meno irosi, tutti più o meno sopra le righe. Saviano non si tocca. Saviano è al di là di ogni possibile dubbio, o critica, o giudizio anche solo velatamente perplesso. Saviano è un eroe, ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di crederci. Saviano è l'agnello sacrificale che si è offerto spontaneamente per compensare la nostra ignavia, il nostro disinteresse, la comodità delle nostre vite ormai da tempo prive di grandi slanci e fulgidi ideali. Puntualmente su FB mi arriva l'invito alla causa " Tutti con Roberto Saviano". E il cerchio si chiude.

In questa sede non voglio entrare nel merito "Saviano sì, Saviano no" ma limitarmi ad osservare la straordinaria fenomenologia di questa appassionata adesione a base di bit e nick. Può essere che la camorra si senta minacciata, ma sarei più propensa a credere che i suoi traffici, già descritti proprio da Saviano, possano procedere indisturbati nonostante il romanzo. E nonostante tutti i nostri appelli via Facebook o altro strumento comunicativo. Con tutto ciò, ho consigliato "Gomorra" ai miei alunni e abbiamo preso spunto dalle dichiarazioni di Saviano sul mestiere di scrittore per discutere questo tema, tanto più che alcuni di loro, alla domanda "Prendendo un autore a tua scelta della letteratura italiana o contemporanea, spiega quale sia il ruolo che ha rivestito nella società del suo tempo e in che modo egli si sia fatto interprete delle istanze e della cultura della sua epoca" proposta in un compito, hanno seraficamente scelto Moccia, e forse a ragione. Forse Moccia è davvero il migliore interprete "delle istanze e della cultura" della nostra epoca se anche lui, dopo tutto, è riuscito a vendere tutto quello che ha venduto in un processo di identificazione collettiva che, emotivamente, vive della stessa passione che qualifica anche i fan di Saviano.

Saviano, Moccia, Hosseini, la Rowling ... pensate che sto mettendo insieme cose troppo diverse? In un modo o nell'altro si tratta sempre della lotta fra il bene e il male, fra l'idealizzazione dei sentimenti e l'arida malvagità della vita. In un modo o nell'altro, che siano pure e semplici fiction o affondino la loro radice nella cronaca, si tratta sempre di semplificazioni che offrono riparo al dubbio e, soprattutto, la possibilità di proiettare le proprie buone intenzioni nelle pagine scritte da qualcun altro, senza rischi e inutili apprensioni. Fenomeni che appartengono più al dominio del "fandom" che a quello della critica motivata e dell'autentico impegno.

Per quanto mi riguarda Saviano è certamente migliore di Moccia: almeno ho letto "Gomorra" fino all'ultima pagina mentre Moccia mi ha causato un impeto di irrefrenabile ilarità più o meno a pagina 3 del suo primo romanzo. Ma mi viene comunque da pensare che la letteratura sia altro, anche la letteratura di impegno civile: che la santificazione non giovi in primo luogo a Saviano e alla sua causa, visto che impedisce ogni discussione, ogni analisi, ogni possibilità di distinguo o critica, per costruttiva che possa essere. Chiunque osi affermare, per esempio, che non ama la qualità della scrittura di Saviano viene immediatamente tacciato di essere un meschino invidioso o, peggio, un indifferente cinico o disimpegnato. Se qualche abitante della Campania si azzarda a dire che, nonostante "Gomorra", la situazione non è cambiata né poco né punto, si ritrova investito da secchiate di pessima ironia sulla sua incapacità di fare la stessa cosa che ha fatto Saviano. Se un critico o un recensore non si uniscono al coro estatico di ammirazione che accompagna costantemente libro e film, vengono automaticamente accusati di essere in malafede se non addirittura conniventi con il crimine organizzato. E pure un po' stupidi.

In questi casi si cita normalmente la frase di Brecht "Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi", veri o costruiti che siano. Anche perché dietro gli eroi è facile nascondersi. E nascondere la propria impotenza. 
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12/10/2008

Un SMS per la scuola

Se i mezzi di comunicazioni tradizionali ci impongono l'invisibilità, noi usiamo la Rete

Circola sui cellulari e in Rete questo messaggio:
“Vai sul sito del Quirinale, scrivi al Presidente di non firmare il decreto Gelmini. Siamo già in tanti. Diffondi questo SMS”

Facebook ci ha messo del suo

Blog e Forum stanno facendo la loro parte (esempio 1 e esempio 2)

E tu che cosa aspetti?

Il testo dell'appello che può essere spedito a Napolitano

LA PREGHIAMO SIG. PRESIDENTE DI NON FIRMARE IL DL 137 9 OTTOBRE 2008 PER IMPEDIRE DI:

trasformare, attraverso la progressiva privatizzazione della scuola pubblica, le singole scuole pubbliche in istituzioni private

effettuare tagli selvaggi nella scuola pubblica

far assumere docenti dai dirigenti

far sparisce il tempo-scuola di pomeriggio

aumentare gli alunni per classe

chiudere le scuole più piccole

ritornare al maestro unico

ridurre gli insegnanti d’inglese

ridurre gli insegnanti di sostegno

cacciare i precari

ridurre il personale ATA

regionalizzare completamente il sistema scuola.



CONTRO

la fine della scuola della Repubblica uguale in tutto il Paese

il dopo-scuola pagato dalle famiglie

i libri e servizi aggiuntivi pagati dalle famiglie

la fine della scuola PUBBLICA per tutti

Aggiornamento.  Il testo di cui sopra è uno dei tanti possibili che circolano in Rete e non il migliore. Per rispondere almeno in parte alle obiezioni del secondo commento a questo post, riporto un'altra formulazione:
"Caro Presidente,

mi unisco a coloro che Le stanno rivolgendo un appello affinché Ella non
apponga la propria firma alla conversione in legge, ottenuta per voto di
fiducia alla Camera (e lo stesso sembra profilarsi al Senato) del
Decreto Gelmini sulla scuola.
E' una vera anomalia, sintomo di arroganza e di grave insensibilità
giuridica, introdurre una modifica ordinamentale sulla scuola per mezzo di un decreto, strumento legislativo che la nostra Costituzione, all'art. 77, prevede solo per " casi straordinari di necessità e
d'urgenza".
L'anomalia è tanto più grande, se si considera che l'art. 1 dello
stesso decreto prevede che lo studio della Costituzione sia oggetto di
particolare attenzione e di sensibilizzazione dei docenti, per una
ricaduta educativo-didattica nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale.

Confido nella Sua alta funzione di garanzia costituzionale affinché
l'azione del governo, e dei suoi membri pro tempore si renda conforme al nostro ordinamento giuridico".

Esiste anche la versione minimale: "
Esimio Presidente della Repubblica, come docente/genitore e soprattutto cittadino italiano le chiedo di fermare lo smantellamento della scuola statale ad opera del Decreto Legge 137.
In fede ....."

Ora, posto che l'iniziativa ha in pratica un valore simbolico, che il Presidente della Repubblica  non può fare un colpo di Stato, che rispetto alla sua azione esistono dei precisi vincoli costituzionali (cfr. art.74 della Costituzione), resta il fatto che una valanga di messaggi che intasano il sito del Quirinale avrà pure un suo preciso significato e una sua valenza politica. Anche rispetto alle dischiarazioni sconsiderate di certi sindacalisti o al muro di silenzio contro cui si infrange ogni tentativo di dissenso, alle oscillazioni dell'opposizione. 


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12/10/2008

Caro Ministro Gelmini

(continua la tradizione di "Contaminazioni": scriviamo lettere aperte a destinatari che non le leggeranno mai)

Caro Ministro Gelmini,
ieri a San Patrignano la sua espressione era tesa. Una ruga solcava la sua fronte, lo sguardo era serio dietro alle lenti. Si è detta dispiaciuta per le manifestazioni: "
Ho visto alcuni insulti - ha commentato - addirittura alcuni episodi di violenza che mi hanno molto rammaricato. Rispetto le opinioni diverse ma credo che oggi il Paese abbia bisogno di uno sforzo comune, di una grande responsabilità per migliorare la scuola". Io credo al suo rammarico, sono sincera. L'hanno piazzata, Dio solo sa per quali meriti o competenze, a capo di uno dei Ministeri più spinosi, probabilmente senza avvertirla delle difficoltà del compito che l'attendeva. Come molti, presumo che lei avesse le sue ideuzze benpensanti sulla crisi della scuola italiana. Poi è arrivata l'estate, e sono arrivate le sue molte apparizioni televisive sugli argomenti più disparati. Nessuno la incalzava seriamente. Sui giornali si discettava amabilmente di grembiulini e divise. Del resto parlavano in pochi e a voce bassa. Deve aver pensato che la faccenda, tutto sommato, fosse semplice. 

Dica la verità. Convinta che  la scuola italiana fosse sostanzialmente quella descritta dai video su YouTube e che i docenti fossero una manica di incapaci ormai privi di qualunque forma di dignità, pagliacci in ginocchio davanti al bullismo di ragazzini esagitati, deve aver pensato che rimettere a posto le cose non fosse un compito poi così gravoso. lei ha visto troppa televisione, davvero. Ho avuto la netta impressione che non si attendesse la reazione autunnale. Può essere che non se l'aspettasse nemmeno l'opposizione, peraltro, come sempre tiepida e incerta. Gli organi di informazione, poi, continuano a far finta di niente. Lei ha l'aria di una che cada dalle nuvole. Una che non si aspettava di essere contestata, perché in fondo credeva di essere considerata simpatica, rassicurante e diligente

Vede, MInistro, la sua ingenuità mi sorprende. Chiede collaborazione. Chiede responsabilità. Chiede di non andare a protestare in piazza. Insinua che chi protesta sia a favore della conservazione e di interessi corporativi. Non è così. La verità è che i docenti sono stanchi del gioco al massacro che è stato perpretato alle loro spalle senza mai, sottolineo mai, coinvolgerli davvero nella discussione. Anche in questo caso: quale collaborazione ci può essere se il cosiddetto "decreto Gelmini" viene fatto passare di forza a colpi di fiducia? E' sicura di aver misurato per intero l'abisso di insoddisfazione, frustrazione, incertezza in cui versa la scuola? Crede davvero che sventolando sulla faccia degli insegnanti l'ipotetica gratificazione di quattro soldi in più se solo si comportano bene, i professori, in particolar modo quelli più preparati e motivati, si lascino menare per il naso? Crede sul serio che il siparietto del 2 ottobre sull'innovazione tecnologica e sulle fantomatiche LIM ci convinca che stiamo andando in direzione di un fulgido destino pedagogico? Crede che non sappiamo in che cosa consista il nostro lavoro, che non conosciamo e non sappiamo interpretare le valutazioni internazionali, che possiamo davvero credere che insegnare in classi di trenta o più alunni significhi innalzare il livello dell'educazione?

Senta, MInistro. Io ho quarantasette anni e insegno da quando ne avevo ventidue. Sono entrata di ruolo quando avevo venticinque anni e per concorso (mi scusi la punzecchiatura: non sono andata a cercarmi la sede più facile per passare l'esame). I miei primi alunni hanno quasi la mia età. Figlia di una maestra elementare, ho respirato aria di scuola da quando sono nata. Durante gli anni, ho sempre studiato, letto, mi sono sforzata di aggiornarmi, per lo più a mie spese. Ma non voglio fare di me stessa un ritratto agiografico: non sono "santa Prof". Sono una che ha sempre considerato il suo mestiere un privilegio e non per le lunghe vacanze estive o perché si lavora poco: è che insegnare mi piace, mi piace proprio, mi tiene sveglia, è una sfida continua alla mia capacità di cambiare, innovarmi, esplorare insieme ai miei ragazzi strade impensate, le strade della cultura e del pensiero. Di sbagli ne ho fatti tanti, è ovvio, e qualche volta ho saputo riparare, spesso non ne sono stata capace. Lei pensa che la prospettiva di qualche euro in più possa farmi effetto? O possa fare effetto a tutti coloro (e sono tanti) che comunque hanno sempre compiuto il loro dovere nei limiti delle loro attitudini e capacità? O sia capace di trasformare un incompetente fannullone (perché sì, esistono, e chi lo nega?) in un mago della didattica?

Lasci che sia io, MInistro, a darle un consiglio. Studi, si informi, si aggiorni. Lasci perdere i grembiulini e le trasmissioni televisive dove la gratificano con un mazzo di fiori e la canzoncina di Vasco Rossi, cem'è successo domenica scorsa. Venga a parlare con gli insegnanti e gli studenti, quelli veri, non quelli addomesticati dal conformismo e dai luoghi comuni.. Affronti la piazza, anche se non le è amica. Ascolti le nostre ragioni. Si svincoli dalla pericolosa tutela di Tremonti e Brunetta. Dimostri la sua buona fede e il suo carattere, se li ha davvero. Accetti il confronto e sia disposta a difendere davvero la scuola nei fatti e non a parole (quelle nobili parole che ha speso nel discorso di inaugurazione dell'anno scolastico).

Perché noi di belle parole non ne possiamo più. E non le faremo sconti. 
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10/10/2008

Un fatto che non diventa notizia non è mai accaduto

La scuola italiana soffre e protesta. Oggi, manifestazioni degli studenti in tutta Italia. Anche qui, anche a Piombino. Mio figlio, nemmeno quattordici anni, matricola del Ginnasio, alle prese con le primissime esperienze di scioperi e manifestazioni, ha deciso di entrare in classe. Mi sono limitata a consigliare: "Fa' quello che ti sembra più giusto. Se vuoi protestare, protesta. Se vuoi entrare a scuola, entra. L'importante è che tu ragioni con la tua testa. Non ti dirò mai quello che dicono tanti genitori: - Guarda quello che fa la maggioranza, e fallo anche tu - Se so che hai usato il tuo cervello, e non quello degli altri, sarò sempre dalla tua parte, qualunque decisione tu prenda". Minuscole pillole di  materna saggezza. Lui ha concluso che una protesta limitata e invisibile non è una protesta. Che bisognerebbe inventare altri strumenti. Trovare la strada della visibilità. Un fatto che non diventa notizia, e soprattutto notizia televisiva, non è mai accaduto. E dunque ha rinunciato ad una bella passeggiata al sole e si è sorbito cinque ore di lezione.

E' ben vero che oggi esiste la Rete e che YouTube, i blog, i social network sono in grado di ripensare i criteri di notiziabilità. Guardate questi video, i primi due relativi alle proteste dei giorni scorsi a Pisa, il terzo al "flash mob" di Firenze (.quest'ultimo via ArtAut, blog al quale rimandiamo per ulteriori informazionii)




Credo che i vari cortei non dovrebbero dirigersi soltanto verso gli Uffici Scolastici, i Rettorati delle Università o il Ministero della Pubblica Istruzione. Penso che dovrebbero concentrarsi davanti alle Redazioni dei giornali e delle Televisioni. Occupare quei luoghi, costringere chi è deputato all'informazione a prendere atto che qualcosa sta succedendo, che il disagio è tanto, che grembiuli e voto in condotta, argomenti sui quali giornalisti ed intellettuali ci hanno deliziato per mesi,  sono solo fumo negli occhi, che il pensiero unico e il morbo dei reality ancora non hanno avvelenato l'intera società italiana, che le proteste non sono solo le manovre subdole di un'opposizione senza immaginazione ma il sintomo di un profondo e trasversale malessere che attraversa l'intero sistema formativo.
postato da floria1405 alle ore 16:39 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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08/10/2008

La Lavagna Interattiva Multimediale: una storia vecchia

Qualche giorno fa, il nuovo, trionfale (e tronfio) annuncio: "Porteremo l'innovazione nella scuola". Addio lavagna d'ardesia e gessetti. Arriva la panacea della didattica: la lavagna interattiva multimediale. Erano tutti e tre lì, Berlusconi, Brunetta e Gelmini, a gloriarsi della loro lungimiranza. Hanno stanziato un mucchio di quattrini per l'innovazione (in tutto 83 000.000 di euro se ho fatto bene i conti) in particolare 18.000.000 di euro per 10.000 Lavagne Interattive Multimediali, il nuovo (ma non troppo) gadget pedagogico del momento. A essere sinceri, non si tratta proprio di una novità. Ci aveva già provato la Moratti: qual è stata la fine di questo progetto? Quanti soldi sono stati spesi? Chi ha verificato i risultati? Mistero.

Io vorrei sapere. Vorrei sapere chi guadagnerà da questa operazione, per quanto riguarda forniture, corsi di aggiornamento, spese logistiche e varie (sai com'è, dopo le  chiacchiere sul digitale terrestre, una è portata a non fidarsi). Vorrei sapere i criteri con i quali saranno soddisfatte le richieste dei vari istituti. Vorrei sapere quante LIM saranno distribuite a ciascuna scuola. Vorrei sapere com'è stata scelta la ditta fornitrice. Vorrei sapere le caratteristiche tecniche delle macchine che verranno consegnate.

Vorrei trasparenza. Vorrei chiarezza. Vorrei informazione. E vorrei che la stampa, in particolare la stampa specializzata, si ponesse le stesse domande che mi pongo io e magari si sforzasse di trovare le risposte.

Ho il sospetto che verranno consegnate a poche scuole (comunque meno della metà entro il 2010) al massimo un paio di LIM cadauna, destinate fatalmente a essere sottoutilizzate o del tutto dimenticate: perché la LIM è davvero un ottimo ausilio, a patto di usarla normalmente in ogni classe nella pratica didattica quotidiana. Se devo litigarmela con i colleghi per poterla usare quando capita (cosa che oggi già accade con i laboratori informatici), grazie tante, ne faccio a meno.

Oppure no. Magari me la costruisco da sola e non la presto a nessuno. Si dice che sia possibile. In Rete circola questo video: che dite, proviamo?



Aggiornamento: che l'installazione e l'utilizzo delle LIM non siano faccende così scontate, mi pare dimostrato anche da questo post che affronta in modo dettagliato problematiche tecniche. Si badi bene: le difficoltà logistiche si traducono sempre in difficoltà didattiche

Aggiornamento 2: Alcune delle mie domande trovano parziale risposta in questo post
che ha riscontro sul sito dell'ex Indire (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica).

Riporto anche per intero il commento di Maestrogiuseppe:
Si, è brodo che si rimesta da ormai un paio d'anni e più.
Ora gli intellettuali e i ricercatori non sono al massimo della credibilità, però già tempo fa avevo pescato in rete queste slide di Bonaiuti che mettono a fuoco lo strumento da un punto di vista almeno minimamente critico (e l'interrogativa del titolo è tutta un programma)
http://scuola8.scuole.bo.it/atti/bonaiuti_lavagne_bologna.pdf

C'è poi anche chi si è provato a sperimentare l'uso e a definire i contorni di buone pratiche nel liceo scientifico, applicandola all'insegnamento della lingua inglese
http://lnx.funteaching.it/moodle/file.php/1/dossier9giugno.swf
Questo per correttezza professionale.

Se poi vuoi sapere cosa ne penso personalmente

http://lnx.reteuropaistruzione.net/blog/?m=200707&paged=3

mentre sull'operazione mediatica del governo stendiamo un velo pietoso.
postato da floria1405 alle ore 23:50 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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06/10/2008

Una botta di celebrità (la prof, l'alunno, Facebook e il distacco critico)

Questo blog ha vissuto una repentina escalation degli accessi a motivo del post precedente. Bene, benissimo. Fra l'altro ho d'un botto scalato la classifica, ma questo in fondo è solo un dettaglio: la mia posizione su BlogBabel languiva da tempo, sebbene i lettori sembrassero  comunque aumentare  rispetto al periodo d'oro, quello in cui, tanto tempo fa,  "Contaminazioni" si aggirava nell'ambito delle prime duecento posizioni. Si potrebbe dire: pochi link, molti feed. Quel che conta è che qualcuno sappia che in Rete ci sei. E gli strumenti sociali, evidentemente, lapalissianamente, servono anche a questo: a promuovere i tuoi esperimenti di scrittura.

Ho lasciato sbollire l'euforia e ora, a bocce più o meno ferme, torno sull'argomento, anche perché qua e là ho avuto l'impressione di essere stata fraintesa. Io non esorto, come qualcuno ha pensato, i cosiddetti "nativi digitali" ad un sano distacco critico rispetto alla Rete, vecchia argomentazione con la quale i docenti di un tempo tartassavano i loro alunni ad esempio nei confronti della televisione, vista come il "male" rispetto alla comunque assai poco praticata lettura di libri e giornali (in Italia poco praticata da sempre, anche quando la televisione e Internet non esistevano affatto). Se non altro il cosiddetto "distacco critico" lo predico sempre e comunque. Riferimento colto d'obbligo: i maestri del sospetto secondo Paul Ricoeur. Terra terra: le stronzate sono in agguato ovunque, anche nei testi (a stampa) più dotti e profondamente atteggiati. Persini nei "classici". Quindi, occhio ragazzi, ché qui ci fregano.

No, non si tratta, nello specifico, di "distacco critico" ma, se vogliamo, di un uso costruttivo della Rete, forse addirittura più intensivo. FB è un ottimo esempio e un'illuminante metafora. Mi sono rifiutata di aderire alla perversa Pet Society che laggiù impazza (figurarsi se posso perder tempo dietro a un cucciolo virtuale che, se non viene curato, finisce divorato da mosche elettroniche) ma, a dirla tutta, di giochini demenziali ne ho fatti parecchi, in modo quasi compulsivo. Si dice: "lasciamo uscire il nostro spirito ludico". Ottimo, ma cerchiamo anche di non regredire del tutto ad uno stadio prelogico. Con la Rete, nel suo complesso, è un po' la stessa cosa. Il marketing la sta colonizzando, com'è ovvio: uno crede di informarsi, e invece si ritrova ad essere manipolato, e neppure in modo così sottile (ricordate i deliri della blogosfera che conta per l'orrido nabaztag che anch'io, a suo tempo, ho fervidamente desiderato? evidentemente  il mio "senso critico" aveva subito un improvvido obnubilamento). Ma, grazie a Dio, in Rete si possono battere altri percorsi: e, per dire, invece di limitarsi a subire i contenuti altrui (come fatalmente accade con altri media, per così dire, unidirezionali), tentare di produrre e condividere contenuti propri, se si ha voglia e tempo. E così FB: vanno bene i giochini e le carrambate, ma guarda guarda cos'è accaduto ad esempio con la pubblicazione dello scambio di mail fra me e Mirko ... la discussione  è uscita allo scoperto, oltre il rapporto docente - allievo, e ha coinvolto, in luoghi diversi (il blog, i feed, FB ... ) altri attori: il giornalista, il curioso, il docente universitario, l'informatico, e comunque un'audience anonima e silenziosa che si sarà fatta pure una sua idea sull'argomento.

Sto trascinando le mie classi su FB. Spero di non incidere sul rendimento degli alunni e di non inimicarmi i colleghi: i ragazzini finiranno per passare il tempo aggiornando il loro stato e magari si dimenticheranno di studiare matematica?  La verità è che sto sponsorizzando l'uso delle Rete Sociali perché sono convinta che: a) a scuola si debba fare cultura; b) la cultura e la conoscenza passino anche e soprattutto attraverso una condivisione e una possibilità di confronto che siano più ampi possibili
; c) la Rete sia un ottimo strumento in questo senso, basta saperlo usare.
Vi sembrano tre verità scontate? Per forza, siamo tutti qui, su Internet, a discuterne: e se siete arrivati fino al mio blog, e a questo post, forse passando appunto per FB, immagino che sappiate esattamente di che cosa sto parlando. Ma non pensate che per altri (giovani, vecchi, nella scuola e altrove) la faccenda sia altrettanto evidente e scontata. MSN, e sia. EMule, d'accordo. Il blogghettino su Windows Live Spaces, va bene. Provate tuttavia a chiedere in giro, per le aule di un anonimo liceo di provincia come il mio, a docenti o allievi (supposti "nativi digitali"), se per caso sanno che cosa siano (vado a caso). un feed rss e relativi reader, un aggregatore, Technorati, un tag, un trackback, chrome, la "coda lunga", il web 2.0 ... etc etc Non dubito che in futuro queste nozioni si diffonderanno e diventeranno patrimonio comune. Per ora siamo, in generale, ancora un po' lontani dalla meta.
postato da floria1405 alle ore 19:03 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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