contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
30/12/2008

Che cosa si condivide, quando condividiamo



Il mare di PiombinoQuesto è lo scorcio di Piombino che amo di più. Ho scattato la foto questa mattina, così, con il cellulare, presa da una sorta di ispirato entusiasmo, in sottofondo la musica di Bruce Springsteen. Quando sono uscita di casa, avevo un umore abbastanza cupo, ma poi, come si fa? Avessi avuto la sfortuna di abitare, che so, a Milano (non me ne vogliano gli amici milanesi), mi sarei tenuta il mio nervosisimo e chissà, alle prese con il traffico, la confusione, la folla, mi sarei sentita pure peggio. E se ci fosse stata la nebbia? ah, meteoropatica come sono, meglio non pensarci. Ma io sto sul mare, signori miei, sono figlia e sorella di marinai, e quando vedo il mare, questo mare, anche se piove o tira vento, sento che il mio animo ... respira.

Lo so che basta dare un'occhiata dall'altra parte della città e il paesaggio non è più così elegiaco. Ma chi se ne frega: io qui ci sono cresciuta, fra queste colline immaginavo le mie impossibili avventure infantili, mi arrampicavo fra le rocce intorno alla casamatta del Falcone, e quando cominciarono i miei risibili deliri poetici mi inventai come soprannome "la ragazza delle ginestre", abbastanza disinteressata, come tutte le adolescenti, all'impressione di ridicolo che certe estasi paraletterarie potevano suggerire.

Ecco, stamattina mi sono chiesta se, visto che da un pezzo in qua "floria1405", ovvero il mio alter ego digitale, si disperde allegramente nei tanti social network della Rete, quei luoghi virtuali dove la gente "condivide" (ma poi che cosa condividiamo davvero?), fosse possibile condividere, sia pure in differita, quel particolare momento, quell'immagine, quella musica, i ricordi che mi si affollavano in testa e anche il fatto che, grazie al cielo, il mio malumore si fosse dissolto e mi sentissi, magari per poco,  piena di umana comprensione e di grata serenità. Con un pensiero accorato rivolto a tutti coloro che, in quel medesimo istante, stavano litigando per il parcheggio in qualche soffocante  e sovraffollata città, senza nemmeno il mare a portata di mano..

Beh, almeno proviamoci.
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|categoria: personale, piombino




30/12/2008

I miei 80's, fra musica e altro

Il 2008 sia avvicina alla conclusione e, come mi accade di solito in queste giornate, sono colta da una botta di nostalgia: del tipo "la vita passa e non s'arresta un'ora" (Petrarca), i figli crescono e le madri imbiancano (saggezza popolare), si stava meglio quando si stava peggio (idem).

Si stava meglio quando si stava peggio ... già. Sono dichiaratamente una figlia degli anni Settanta ma la verità è che le cose importanti mi sono accadute nel decennio successivo,  gli stralunati anni Ottanta, che non ricordo con particolare trasporto,  ma insomma, se devo fare un bilancio da lì, in un modo o nell'altro, devo partire.

Avevo vent'anni ed ero un po' cretina. Certo, queste affermazioni sono pericolose, perché qualcuno potrebbe osservare: "Non crederai mica di essere così migliorata?" Beh, ma la stupidità  della mezza età, grazie a Dio, è di segno diverso. Prima di tutto in quei tempi scrivevo ancora poesie, sintomo indiscutibile di idiozia (post)adolescenziale, e nutrivo l'insana speranza di una folgorante carriera letteraria o, in alternativa, accademica. Poi avevo un'autodistruttiva tendenza ad innamorarmi, rigorosamente in solitario, di persone sbagliate. Infine mi circondavo sistematicamente di amici più sfigati di me, che, chissà perché, mi consideravano una sorta di guru ispirata o di alter ego di Donna Letizia: e quindi ero sempre molto occupata a risolvere le altrui tragedie sentimentali ed esistenziali, ricavando da questa attività un esiziale alimento al mio  (quasi) inguaribile narcisismo. Peccato che, come da copione, ero piuttosto goffa per quanto riguardava le mie personali tragedie.

Naturalmente ho picchiato le mie brave musate contro l'impietoso muro della realtà. Una su tutte: la disintegrazione del matrimonio dei miei genitori i quali, troppo occupati a litigare fra loro, si sono dimenticati di sostenere i miei sogni letterari e/o accademici. Il che mi ha costretto ad accelerare scelte radicalmente diverse: laurea di corsa nel 1983, inglorioso ritorno nella mia città d'origine, ripetizioni a cottimo, assunzione in una scuola privata con relativi rospi e rospetti da inghiottire pressoché quotidianamente. Per curare la nausea perenne che mi assillava in quei giorni le ho provate tutte: dal tuffo nella politica extraparlamentare di sinistra, immagino per dichiarare il mio esplicito disprezzo verso il credo familiare, alle frequentazioni discotecare, abbastanza inusuali per una cresciuta a dosi massicce di Bob Dylan e Neil Young. E ho smesso, definitivamente, di scrivere poesie.

Bene, parliamo di musica. Che cosa ascoltavo in quella fase così confusa? A partire da "Infidels", perdonai Bob Dylan della sua fase mistica e ripresi a seguirlo con discreta regolarità.  L'amore per il mai dimenticato Bob riprese nuova linfa dal concerto del Mitico a Roma con Santana (del quale non mi poteva fregare di meno, sia detto per inciso), esperienza che mi lasciò in uno stato di estasi dylaniana per i successivi due mesi (il Ratto dovrebbe ricordare il fatto, compreso il furto della nostra cena ad opera di poco educati spettatori). Aggiungiamo il Boss, Neil Young (altro concerto, a Viareggio, se non erro durante la Festa dell'Amicizia), Suzanne Vega e qualche italiano, tipo Alberto Fortis, Vasco Rossi (visto a Livorno, mescolata ad una sconcertante folla di gente "fuori come un terrazzo", e, ovviamente, non si trattava ancora del Vasco che riempe gli stadi) e, uh uh, Claudio Baglioni ( e anche lui suonò a Livorno e figurarsi se me lo potevo perdere). Ma confessiamo l'inconfessabile: se non mi piegai ai Duran Duran, allora all'apice della carriera, concepii tuttavia un'insana passione per gli Spandau Ballet e i Frankie Goes to Hollywood, nonchè per tutta una serie di motivetti da discoteca che accompagnavano i miei (relativamente) trasgressivi sabato sera. Comunque il peggio, da questo punto di vista, doveva ancora arrivare.

Insomma, dalla mia playlist di quegli anni si capisce che ero parecchio confusa. A un certo punto dovetti darmi una mossa. O continuare a piangere sul destino cinico e baro che mi legava ad una città che amavo poco e che, di conseguenza, mi amava di meno, o trovare una qualche soluzione. Io poi sono una che si muove a fatica ma quando si muove fa tutto di corsa. Dunque, vediamo: 1984-1985, comincia la mia travagliata storia d'amore con l'attuale consorte; 1986, di ruolo nella scuola media, abbandono la pallavolo  e mi fidanzo ufficialmente; 1987,  entro di ruolo nel liceo della mia città  e mi sposo; 1988, nasce la prima figlia; 1989 crolla il muro di Berlino ... va bene, questo non c'entra con la mia storia privata, però fu un bel botto lo stesso. Il segno della maturità? Non ascoltare più Bob Dylan o qualunque altra cosa avessi ascoltato fino ad allora, ma solo, rigorosamente, Cristina D'Avena, indovinate perché. I pezzi cult in casa mia diventarono "Teddy Ruxpin" e "Alla ricerca della pietra azzurra". Il peggio, come si vede, era arrivato, almeno musicalmente parlando, e durò pure un bel po' (tenete conto che il secondo figlio è nato nel 1994 e con lui ... rewind)

Vedete,  i miei figli hanno rispettivamente venti e quattordici anni. Gli anni della loro infanzia sono stati meravigliosi ma, grazie a Dio, sono passati. Almeno possiamo condividere qualcosa di più significativo degli "strani ometti blu" (i Puffi) e di Sailor Moon ... tipo i Queen, per dire. A parte questo, è vero che finché i figli sono piccoli tocca vivere buona parte del tempo in apnea: e se la genitorialità è esperienza preziosa, credete sul serio che le pappine, le bizze e Cristina D'Avena (aggiungiamo anche i più attuali Gormiti: io, per fortuna, ho già dato) siano più appaganti delle buone letture, gli ottimi film e la musica che si ama davvero (senza contare il blog)?

Insomma, il 2008 si è chiuso. Non ho più vent'anni, e nemmeno trenta, e nemmeno quaranta. Magari ho qualche acciacchetto e il mio tentativo  di tornare a giocare a pallavolo insieme alle "vecchie glorie" è miseramente fallito. Però prendiamo quello che viene e recuperiamo quello che si può: mica è poco. E, ovviamente, auguri di Buon Anno!

(Negli anni Ottanta ascoltavo anche loro. Poi li ho persi di vista e mi sa che è stato un peccato. Comunque dedico a tutti Kayleigh)







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|categoria: musica, personale, auguri, piombino




27/12/2008

Il Premio Dardos a Contaminazioni



Floria sentitamente ringrazia
Susy Specchi e Neupaul Palen aka Paolo Palmacci
per aver assegnato a "Contaminazioni"
il PREMIO DARDOS
che premia i blog
che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere
valori culturali, etici, letterari o personali
”.


Il regolamento di questo premio prevede di:

1) Accettare e comunicare il relativo regolamento visualizzando il logo del premio
2) Linkare il blog che ti ha premiato
3) Premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio

Ora, non so se farò un piacere ai magnifici quindici che mi accingo a premiare a mia volta, anche perché questo genere di catene, se accettate, si traducono in una bella mole di lavoro. Comunque, sia che aderiscano, sia che lascino perdere, sappiano che la mia citazione vale come un attestato di imperitura stima da parte mia. E come una specie di augurio di (post)Natale.

Mauro Gasparini
Haramlik
The Rat Race
Licenziamento del poeta
Vaghe Stelle dell'Orsa
Remo Bassini
Eva Carriego
Far Finta di Essere Sani
Placida Signora
Momoblog
Squonk
Paese d'Ottobre
La Stanza di Phoebe
Caporale Reyes
I Compagni del Fuoco

Ho picchiato sulla prosa, più o meno letteraria, come si può vedere. La lingua batte sempre dove il dente duole, si fa per dire. 
postato da floria1405 alle ore 23:29 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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|categoria: blog, personale, web 20, virale




27/12/2008

Migrazioni

Dunque, è fatta. Dopo mesi e mesi di attesa, esitazione, dubbi e ripensamenti, questo Natale, visto che sono stata molto buona, mi ha portato in dono un bel Macbook Pro. E se non ho risposto a tutti gli amici che mi hanno fatto gli auguri, la colpa è di questo aggeggio malefico che mi ha proiettato di  botto in un mondo abbastanza diverso da quello al quale ero abituata. Ma non sono state tanto le difficoltà tecniche, tutto sommato facilmente superabili, a tenermi lontana dal blog e dai miei innumeri network.

In realtà la questione è un'altra. Nel fedele Toshiba, da tempo ribattezzato "vecchia ciofeca", in realtà ancora (più o meno) funzionante, sono comunque custoditi quattro anni di vita ... e non si tratta di una vita "virtuale", come gli ingenui e gli incauti possono pensare, ma di un bel pezzo di esistenza concreta: musica, tanta musica, filmati (alcuni realizzati dalla sottoscritta con i ragazzi della scuola), moltissimi documenti di tutti i generi, indirizzi, mail, segnalibri, foto ... E dunque era necessario fare, con un minimo di discernimento, qualche bagaglio da portarsi dietro in questa migrazione, complice un buon disco rigido esterno. Perchè seduta davanti a questa tastiera passo tanto tempo e lo voglio passare in compagnia di ciò che amo, come se mi trovassi in un ipotetico salotto, con i libri preferiti, le giuste canzoni in sottofondo, un bel fuoco virtuale (quello sì) nel caminetto e i miei amici più cari.

Ci sono più o meno riuscita. Ho importato tutti i preferiti da Firefox, gli indirizzi mail, e l'intera discografia di Dylan (ovviamente). Restano altrove una discreta quantità di deliri paraletterari e un bel po' di roba relativa al lavoro, ma per quello ci sarà tempo.

Tempo, già. Esplorare un vecchio disco rigido significa appunto viaggiare nel tempo, rintracciare gli itinerari di viaggi smarriti nella memoria, quella umana, ma inesorabilmente conservati nei cluster dell' hard disk: scaffali elettronici che non si aprivano da tempo ma che pure hanno continuato fortunosamente a custodire frammenti di identità. E ancora: persone con le quali hai condiviso un tratto di strada e che poi si sono smarrite nei labirinti della Rete: e ti pareva di conoscerle bene anche se non le avevi mai viste  ... le avevi poi dimenticate ed ecco che ora fanno capolino fra files e cartelle ... chissà che fine avranno fatto e com'è strano questo incrociarsi casuale di storie fra bit e pixel.

Tutto sommato farò un po' di posto sull'ingombra scrivania di Floria per la "vecchia ciofeca" ... e non la formatterò, non ancora almeno.

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|categoria: personale, internet, mac , web 20




21/12/2008

Non capisco ma mi adeguo

Certo che questo di Franz Krauspenhaar su Nazione Indiana (Siamo i Fangio della cultura che non paga) è un gran bel pezzo, scritto bene, con foga giusta e giusto sgomento. Vale la pena di citarne qualche passo.

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|categoria: cultura, libri, letteratura, personale, internet, scritture, attualità, società, anobii




19/12/2008

Il decrepito Dylan e i pregiudizi duri a morire

Il video che segue è relativo ad una versione alternativa di Born in Time, di Bob Dylan (Under the red sky, 1990), peraltro eseguita anche da Eric Clapton.

E'una delle canzoni che amo di più, forse perché sono un'inguaribile romantica, e queste storie di amori disperati e impossibili mi feriscono ineviitabilmente al cuore. E l'ultima strofa poi ... "In the hills of mistery, in the foggy web of destiny, you can have what's left of me, when we were born in time"... ah, pura poesia.  Ma non è con queste svenevolezze che voglio intrattenervi. Piuttosto, da dylaniana convinta quale sono, mi piacerebbe soffermarmi su un altro aspetto.

Dylan tornerà in Italia ad aprile e, come da copione, mi sto dando da fare per organizzare una spedizione di fan duri e puri a Firenze il 18 aprile. Un collega, dopo avermi sentita prendere accordi con una mia amica a questo proposito, sghignazzando mi fa: "Ahaha, vai a  vedere quel decrepito, quella mummia con l'artrite e la dentiera..." o qualcosa del genere.

Ora, ammettiamo pure che Dylan non sia più un ragazzino e che, effettivamente, risulti ora come ora un po' "sfiatato".
Il punto è che il mio amico saputello è fermamente convinto che Dylan non abbia scritto altro a parte Blowing in the wind e Like a rolling stone. E va bene, mica uno deve conoscere tutto, lo so. Ma su Dylan, con me, toccano un tasto estremamente sensibile. Gentilmente ho osservato che la produzione di Dylan è pressoché sterminata e che, buon per lui, lo hanno anche insignito del Pulitzer."Ah sì - mi fa lui - per il suo impegno pacifista, immagino ...".

Impegno pacifista? Ahimé, povero Bob, proprio non ce la fa a scrollarsi l'etichetta di dosso, nemmeno a distanza di più di quarant'anni. Ho deviato il discorso sul Festival di Sanremo, che mi pareva più consono al livello della conversazione. E il tipo che mi fa? Perfettamente ignaro, dopo Orietta Berti e José Feliciano, si mette a citarmi ... Antoine! Che "Pietre" sia una cover di Dylan è un'informazione che lo ha colto totalmente impreparato.

Voi dovete capire che eravamo reduci da un estenuante e sconclusionato Collegio de Docenti. L'ignoranza supponente del mio (peraltro simpatico e in altri campi coltissimo)  collega  è stata per me, decisamente,  il colpo di grazia.
 
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|categoria: personale, bob dylan




18/12/2008

Post altamente contaminato: da Pino Scotto alla Gelmini

Beh, l'ineffabile Pino Scotto direbbe "non confondiamo  la cioccolata con ..." qualcos'altro.  La signora Gelmini si paragona implicitamente con Giovanni Gentile. Solo che il filosofo aveva davvero un'idea organica di scuola, discutibile forse, ma coerente. Nella "riforma" odierna, confezionata come un pacco natalizio nella speranza, immagino, che le vacanze imminenti smussino l'ardore della protesta e mettano a tacere qualunque perplessità proveniente da chi nella scuola vive e lavora, ancora una volta allegramente scavalcato, non vedo niente di tutto questo. In attesa di conoscere con più precisione le intenzioni ufficiali in merito a orari e organizzazione della scuola secondaria superiore, visto che sul sito del Ministero ci sono solo delle slides trionfalistiche e generiche, mentre altrove trovo solo bozze clandestine e non confermate,  mi limito ad osservare che la recente esultanza dell'opposizione e dei sindacati sulla presunta "marcia indietro" del Governo per le pressioni della piazza, alla luce dell'annuncio odierno appare quantomeno intempestiva e, se vogliamo, piuttosto ingenua (o peggio?)
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|categoria: politica, scuola, personale, attualità




17/12/2008

Natale si avvicina ...

Oddio, siamo a Natale. Mica lo so se sono contenta. Questa città ha un'aria maliconica. Sarà la crisi che incombe, i tanti in cassaintegrazione o in ferie forzate, la frana di Cittadella, i negozi storici che chiudono e io che mi sento un po' ... così. Cazzeggio qua e là in Rete, controllo la posta, sbircio su Facebook. La musica nelle orecchie. Poi, la solita telefonata a mia madre, sempre più vecchia, sempre più lontana, anche se lei pensa che in fondo non siamo mai state così vicine. Ma sì, era meglio quando litigavamo, ci insultavamo senza tanti complimenti e magari lasciavamo passare intere settimane senza sentirci, chiuse nel nostro reciproco rancore. La sua fragilità mi inquieta. La sua dipendenza mi spaventa.

Non so se ha senso abbandonare queste frasi, qui, in Rete, darle in pasto agli sconosciuti che magari capitano per caso, ingannati da zio Google che li spinge su questa pagina promettendo risposte che non posso dare. Io, la caciarona, quella che chiacchiera sempre troppo, la pasticciona, la "sotuttoio", che parla sempre fuori dai denti e ride, inciampa, scherza, polemizza, discute, per niente riservata, l'estroversa, ma per qualcuno solo malata di protagonismo,  che rovescia inutili fiumi di parole nel blog e altrove. Io sono così, ma sono anche molto altro. E nessuno, o quasi, lo sa.

Ma forse è giusto. In Rete siamo tutti così dannatamente trasparenti e, dopotutto, così invisibili. Anche quando sputtaniamo i nostri umori più segreti.
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|categoria: personale, internet, scritture




15/12/2008

1975 - Che anno!

Eva mi perdonerà, spero, se le rubo il thread: beh, forse "rubare" non è il termine giusto. Diciamo che lo prendo in prestito, così parlo un po' di me. Insomma Eva ha pubblicato su Facebook una sua foto del 1975 e da lì i commenti di chi è intervenuto hanno ricostruito una sorta di anatomia del "1975", anno che per tanti di noi, ex-babyboomers, deve essere stato davvero cruciale. Cito a caso, riprendendo da tutto quello che ci è venuto in mente (diciamo pure che qualcuno ha barato e ha attinto a piene mani da Wikipedia):



L'Eurocomunismo di Berlinguer
Il Belfagor di Juliette Greco
"Qualcuno volò sul nido del cuculo" con il mitico Jack Nicholson
"Professione reporter" di Michelangelo Antonioni con Jack Nicholson e Maria Schneider
"Barry Lyndon" di Stanley Kubrick
anno di nascita di Anita Dark, attrice porno ungherese
Nascono gli Iron Maiden
"I tre giorni del Condor"
"Profondo Rosso" con Clara Calamai riflessa nello specchio
"Il vento e il Leone"
"Picinic a Hanging Rock"
"Tommy"
"Nashville"
Bohemian Rapsody (mitico il videoclip)
1975 Salò o le 120 giornate di Sodoma
... ma Pasolini viene ucciso
Dylan, Rolling Thunder Revue (bootleg series vol 5).
1975 Guccini scrive l'Avvelenata e Bertoncelli passerà alla storia come quello che "spara cazzate" insieme ai preti (tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete, a sparare cazzate)
La racolta di firme per il referendum abrogativo delle norme penali contro l'aborto.
Sergio Ramelli, Fronte della Gioventù, ucciso a Milano da militanti di Avanguardia Operaia.
24 gennaio - Empoli, a seguito di una perquisizione alla sede del Fronte nazionale rivoluzionario Tuti uccide due agenti.
27 gennaio - Catanzaro: inizia il terzo processo per la strage di Piazza Fontana.
18 febbraio - un commando delle Brigate Rosse guidato da Mara Cagol fa evadere Renato Curcio dal carcere
8 marzo -Approvata la legge che abbassa la maggiore età da ventuno a diciotto anni
9 aprile - Fellini vince il suo quarto Oscar con il film Amarcord
16 aprile - Milano: a conclusione di una manifestazione il diciottenne Claudio Varalli viene ucciso a colpi di pistola da un neofascista di Avanguardia Nazionale.
17 aprile - Milano: durante la manifestazione per l'omicidio Varalli scoppiano scontri tra le forze dell'ordine e i dimostranti: Giannino Zibecchi, muore travolto da un camion dei Carabinieri
30 aprile - Vietnam, le truppe americane abbandonano Saigon.
29 maggio - Milano: Alberto Brasili è ucciso a coltellate e la fidanzata Lucia Corna ferita. Saranno arrestati cinque fascisti
5 giugno - Acqui Terme: nel blitz delle forze dell'ordine viene uccisa Margherita Cagol.
15-16 giugno: Le elezioni amministrative e regionali fanno segnare un forte avanzamento del PCI, al 33% e a soli 3 punti dalla DC.
30 settembre - Italia: tre giovani neofascisti rapiscono e seviziano Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez, di 17 e 19 anni. Quest'ultima verrà uccisa
2 novembre - Milano: viene costituito da Roberto Formigoni il Movimento popolare contro la laicizzazione della società e della politica.
Gli Inti Illimani
Orietta Berti, nel 1975, faceva cose ben più serie: spopolava col "Eppure ti amo", pietra miliare e icona della musica. Ma Eugenio Montale vinceva il Premio Nobel per la Letteratura mentre quello per la pace viene assegnato a Sakharov.
E i Pink Floyd "Wish you were here"
E non dimentichiamo, come da commento sotto, il capolavoro del Boss ... "Born to run"

E via così.

Beh, se ora dico che il 1975 ( o era il 1976?) è stato l'anno in cui ho incrociato per la prima volta la musica di Bob Dylan, capirete che per me è stato un anno davvero fondamentale. Ma no, non voglio mentire. Col cavolo che tornerei indietro. Io non stavo per niente bene nel 1975, e non a caso la canzone che mi convinse al culto dylanista si intitola "Shelter from the storm", Rifugio dalla Tempesta.

E che tempesta ... in uno dei commenti che ho lasciato sul thread di Eva ho scritto:
Anni cupi, anni strani, anni che si rimpiangono, ma anche no. C'era un sacco di "impegno" politico, di sicuro, ma siccome allora, per eredità familiare, militavo dalla parte "sbagliata" della barricata, le cose per me non erano per niente facili: e se gli altri manifestavano, se c'era sciopero, io ostinatamente entravo a scuola, da sola, magari beccandomi pure qualche partaccia dai miei insegnanti  che avrebbero voluto andare a casa prima e che invece erano costretti a badare alla pecora nera. Uhm, con questo non voglio dire che fossi particolarmente discriminata o che mi sia mai trovata a correre rischi reali per quanto riguardava la mia incolumità fisica. Ma insomma, per gli altri, bene o male ero la figlia fascista di una famiglia fascista, e tanto bastava: quattordici anni, e l'anticonformismo era un fardello duro da sopportare. Niente da recriminare, comunque: mi sono fatta le ossa, e ossa robuste.

Poi si cresce, si cambia, e la realtà ha il sopravvento. Per me e per tutti gli altri. Ieri, seguendo il filo dei commenti, mi rendevo conto che avevo poco da condividere con chi aveva avuto una storia tanto diversa dalla mia. O forse molto, moltissimo, ma da un altro punto di vista. Eravamo giovani e come ci prendevamo sul serio ... Poi i fatti si sono incaricati di farci scendere dal piedistallo e quaggiù il tanfo di disillusione è forte, per tutti.  A distanza di anni, La Rete è riuscita a far incrociare le strade di chi, un tempo, nel migliore dei casi si sarebbe ignorato. Nel peggiore, forse, i conti si sarebbero regolati a colpi di chiave inglese.

A me sono rimasti  il vecchio Dylan, che da decenni ormai non canta più canzoni di protesta (a parte Hurricane, non le cantava già più negli anni Settanta), qualche libro, una bella faccia tosta e il mio personale "rifugio dalla tempesta". Che non sto a spiegare quale sia, ché tanto si capisce da tutto quello che scrivo.



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|categoria: musica, personale, storia, scritture, società, bob dylan, facebook




13/12/2008

Quel vampiro del web 2.0

La verità è che il Web 2.0 è un vampiro. Non sono una catastrofista, non è questione di addiction o dipendenza. Ma la "socialità" in Rete rischia sul serio di divorarti. Negli ultimi due anni non me ne sono persa una: twitter, jaiku, pownce, anobii, lastfm, finetune, hi5, friendfeed  e il più dirompente di tutti, facebook. Poi ci sono i forum: quello del mio Liceo, dove dovrei essere più assidua, e un altro paio, ai quali partecipo saltuariamente. Qualche collaborazione, sospesa nel limbo. E il blog, il primo amore: a parte Contaminazioni, il mio figlio prediletto, Piombino su Blogolandia, il povero Fuoridiclasse, un'idea tanto carina ma  da tempo agonizzante, e qualche altro, che aspetta fiducioso le mie prime mosse.

Dovessi seguire tutti i flussi di conversazione nei quali mi sono simultaneamente impegnata, non farei altro dalla mattina alla sera. E già così, il multitasking mi travolge. Ieri sera, per esempio
, in contemporanea rispondevo alle mail, smanettavo su facebook, chiacchieravo su Lastfm nel mio inglese maccheronico con un amico tedesco appassionato come me di Bob Dylan, davo un'occhiata alla televisione, meditavo sul compito di latino di lunedì prossimo.  In casa mia, fra noi, non parliamo più: chattiamo da una stanza all'altra. Insomma una perfetta follia.

Sperimentare è sempre un bene. Ma da qualche tempo mi tormenta un dubbio, anche in considerazione del fatto che conosco qui in Rete persone messe peggio di me: si chiacchiera, si sproloquia, ma abbiamo veramente qualcosa da dire? Riusciamo davvero a pensare prima di aprire bocca o tempestare freneticamente la tastiera? Qualcuno potrebbe dire: "Floria, pensa per te". Beh, è giusto, oserei dire sacrosanto. E pensando per me, per oggi passo e chiudo.
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Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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