Su suggerimento di Dario "Twist of Fate" provo anch'io a fare il verso al numero di febbraio di Rolling Stone e a stilare la mia personale classifica: cento voci sono decisamente troppe per i miei poveri mezzi e le mie insufficienti conoscenze, senza contare che di certo i miei gusti personali e le mie altrettanto personali idiosincrasie non possono certo aspirare all'universalità. Ma una cosa voglio dirla: la mia classifica (o la classifica di chiunque altro) ha, in fondo, lo stesso valore di quella di Rolling Stone, per autorevole che sia la rivista. Vale la stessa considerazione per qualunque hit parade in qualunque settore dello sterminato territorio della cultura (occidentale). Gli anglosassoni sono maestri in questo genere di giochetti: lo hanno fatto, ad esempio, anche per i dieci libri più belli di tutti i tempi ( e la lista che ne è risultata esclude, per dire, la Divina Commedia). Una volta, tanti anni fa, ho provato a proporre un sondaggio del genere in una delle mie classi: i tre film del cuore. Era il 1993 o il 1994, non ricordo con precisione, e i vincitori, se non erro, furono "Mamma ho perso l'aereo", "Ghost" e "La Guardia del Corpo", evidentemente non capolavori assoluti, con tutto il rispetto: ma erano i film "di cassetta" del periodo. D'altra parte la classifica del Time dei 100 migliori film di ogni tempo, nella quale, se ho visto bene, mancano 2001 Odissea nello Spazio o Kagemusha, pecca per analogo arbitrio. Alla fine il problema è meno ozioso di quanto sembri. Ogni antologia letteraria in adozione nelle scuole è una sorta di classifica, entro la quale, peraltro, il professore compie per necessità le sue scelte personali, spesso drammatiche quanto più ci si avvicina ai tempi attuali: su che base, ad esempio, si conclude che Italo Svevo è imprescindibile, mentre Gadda può essere tranquillamente bypassato? Perché il tempo mi costringe a tagliar via, che so, Pasolini ma ad ammettere nel mio personale Parnaso Calvino? D'altra parte sono anni che, in spregio al nome del mio Liceo, "salto" Carducci, magari per ragionare più diffusamente di autori stranieri come Flaubert o Baudelaire: faccio bene? faccio male?
Questo è un post scritto in preda ad un delirio parainfluenzale, a conclusione di una giornata trascorsa correggendo compiti di latino, per la precisione la parte che mi compete delle maledette "simulazioni di Terza Prova" in previsione dell'Esame di Stato. Non sapete di che si tratta, a meno che non siate alunni di Quinta Liceo? Buon per voi. In pratica si tratta di questo, visto dalla parte del docente: inventarsi tre domande alle quali gli alunni dovranno rispondere in non più di cinque - sette righe, valutare la "pertinenza della risposta", l' "utilizzo corretto del lessico specifico", la "capacità di sintesi", attribuire a ciascuna voce un punteggio, dal punteggio ricavare la valutazione in quindicesimi, fare la media, e infine tradurre il tutto in decimi per riportare il voto sul registro. Che cosa tutto questo abbia a che fare con la Cultura (quella con la C maiuscola, di cui parecchi discettano in questi giorni), con il "sapere", "saper fare", "saper essere" di berlingueriana memoria, e infine con Orazio o Lucrezio, resta un mistero. Si deve fare, si fa.
Da Punto Informatico: Secondo quanto riferito dall'ufficio stampa di Carlucci, l'estratto che ad esempio è stato pubblicato sul blog dell'esperto Stefano Quintarelli dovrebbe ricalcare il testo del progetto di legge.
Un paio di giorni fa "Contaminazioni" ha compiuto sei anni. Per l'occasione sono andata a rileggere il mio primo post, anzi il primo post di Floria, questo scomodissimo alter ego che in verità ha poco a che fare con la sottoscritta (o no?). Un post assolutamente casuale, buttato giù in pochi minuti da una che non aveva la più pallida idea di quello che stava dicendo e che, soprattuto, non prevedeva affatto che quest'avventura comunicativa sarebbe durata tanto a lungo e con esiti assolutamente imprevisti.

Il problema è che lui e quelli come lui - maggioranza in Parlamento - sono serenamente in buona fede, e convinti di fare del bene al Paese togliendo di mezzo i siti Internet che non obbediscono.
Il problema è che lui e quelli come lui non si rendono neppure lontanamente conto delle enormità che dicono (e che fanno), della loro drammatica appartenenza culturale a un altro secolo e a reticoli concettuali premoderni.
Ignoranza, dunque, congiunta ad una buona dose di arroganza intellettuale e di pregiudiziale faciloneria. Ma il miscuglio è micidiale. Su Facebook ci sono quattro imbecilli che inneggiano a Riina? Basta, va chiuso, in barba ai milioni di utenti che lo usano in tutta correttezza, facendosi tranquillamente i fatti propri. Sulla base di quali considerazioni? Ma naturalmente in virtù delle approssimazioni giornalistiche, del comune "buon senso", della morale spicciola, del perbenismo un po' isterico che chiacchiera solo per sentito dire. Che poi, qualunque sia la presumibile buona intenzione, tutto questo diventi di fatto complice di un disegno autoritario che puzza di censura lontano un miglio, che il cittadino venga trattato come un suddito un po' rincoglionito da difendere in primo luogo da se stesso, ebbene, questo dovrebbe preoccuparci davvero.
Perché di Facebook possiamo anche fare a meno. Ma di altro, proprio no.
(ah, a proposito, fra i tag inserirò anche "Birmania" e "Cina": indovinate perché)
Ho ripreso in mano il Vangelo, ho sentito il bisogno di sfogliarlo, di cercare qualcosa, una parola di consolazione, di riconciliazione. Una parola, forse, di verità. Perché qui tutti si fanno schermo delle loro fedi, del loro livore. Si fa finta di parlare del caso Englaro, in realtà si parla d'altro. Smanie di potere. Opportunismo politico. Esibizionismo dell'argomentazione. Isterismi comunicativi. Snobismo dell'opinione. Persino sondaggi taroccati: ma già l'idea del sondaggio on line, per tastare il polso di un'opinione pubblica comunque eccitata da un'informazione in un senso o nell'altro sopra le righe pare, in questo contesto, insopportabilmente frivola. Tutti, in un modo o nell'altro, abbiamo sputato sentenze. Forse il silenzio era impossibile, magari non era nemmeno auspicabile. Ma è certo che se la decenza, il pudore, il rispetto imponevano un limite, questo limite è stato abbondantemente valicato.
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Lorenza Boninu