contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
31/03/2009

E' Tornato

Ora, io lo so che quando parlo di Dylan, per molti non risulto attendibile: perché la mia passione è di quelle totali e il Nostro potrebbe scrivere qualunque ciofeca, io direi sempre che è inarrivabile (riesco a farmi piacere persino le astrusità di "Selfportrait"). Ma l'anteprima che il Nostro ha gentilmente concesso al suo pubblico, "Beyond here lies nothin'" a me pare comunque strabiliante: un pezzo teso, aspro, per niente accattivante, con quella voce di cartavetrata che Dylan si ritrova adesso, accompagnata da una musica che sembra venire da un altro tempo, da luoghi remoti, (e probabilmente è così: leggete qui) assolutamente estranei alle mode, alle note plastificate che ci accompagnano ovunque con ipocrite pretese di originalità: qualcosa che non ti aspetti e che ti inquieta, e ti cattura. Lui se lo può permettere, certo. E non fatevi ingannare dall'apparente sentimentalismo del testo: la muisca lo nega, lo stravolge, lo incrina. Straordinario.


oh well i love you pretty baby
you’re the only love i’ve ever known
just as long as you stay with me
the whole world is my throne
down here lies nothing
nothing we could call our own
well, i’m moving after midnight
down boulevards of broken cars
don’t know what i’d do about it
without this love that we call ours
down here lies nothing
nothing but the moon and stars
down in the street
there’s a window
and it a window made of glass
we’ll keep on loving
pretty baby for as long as love will last
down here lies nothing
but the mountains of the past
well my ship is in the harbour
and the sails are spread
now listen to me pretty baby
lay your hand upon my head
beyond here lies nothing
nothing done and nothing said

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|categoria: musica, personale, bob dylan




31/03/2009

Inquietante 2

La totale assenza di democrazia, il cesarismo carismatico, il culto della personalità: forse sono un illuso, ma fortemente credo che un giorno anche gli italiani si renderanno conto di quello che hanno fatto.
da Piovono Rane di Alessandro Gilioli

Si, ma intanto in Rete circola roba così:
Capi ci vogliono, altro che! Capi che sappiano dare l'esempio. Capi che indichino degli obiettivi. Che siano di sprone per gente che altrimenti "da sola" non ce la fa…
E se prima potevamo credere che si trattasse solo di qualche esaltato nostalgico, ora è lecito porsi qualche interrogativo in più: e preoccuparsi, altroché.
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|categoria: politica




29/03/2009

Una motosega per Brandon Sclero a Piombino

E vai. E' andata. Cosa io pensi di queste occasioni che dalla Rete approdano alla vita reale è noto: l'ho dichiarato solo pochi giorni fa, su questo blog e altrove.

Ora, per scrivere questo post di resoconto, avevo pensato di riportare una delle poesie lette da Guido, oppure un passo delle narrazioni di Mauro.
Ma siamo sicuri che renderei giustizia ai due autori? Mah, forse no. Da sempre sono convinta che la parola detta, esibita, recitata, giocata a diretto contatto con il pubblico abbia comunque un'efficacia tutta particolare. E questo pomeriggio mi ha ulteriormente confermato nella mia idea. E' strano davvero. Questo evento è nato  dalla Rete, da quel mondo virtuale che rappresenta il cuore pulsante di questo primo decennio di XXI secolo (wow, come sono aulica!) ma poi si è trasformato in una cosa antichissima eppure insostituibile: non solo un momento di teatro (va da sé) ma un incontro diretto fra chi scrive e chi legge, per una volta trasformato in complice diretto degli equilibrismi verbali di Guido e Mauro, in bilico fra ironia, un pizzico di rimpianto, una spruzzata di malinconia, sorrisi e memorie. Non c'è stato bisogno di effetti speciali, musica, giochi di luce, cambi di scena, complesse operazioni di regia: due leggii, due microfoni, qualche foglio e la parola che creava mondi, situazioni, scene, personaggi, evocando amori, ricordi, strade, piazze, treni, viaggi, stelle, canzoni. Accidenti, è stato bello.

Insomma, se Mauro e Guido capiteranno anche dalle vostre parti nel loro tour, andate a trovarli. Perchè vi divertirete, riderete e magari penserete anche un po', al nostro presente e al nostro recente passato.

Aggiungo un'ultima nota, del tutto personale: visto che io sono una blogger non così presenzialista e i vari barcamp, litcamp e quant'altro me li perdo tutti perchè abito troppo in periferia, è stato davvero straordinario non solo conoscere di persona Guido e Mauro, ma anche avere fra il pubblico Antonio Sofi (Webgol), arrivato appositamente da Firenze (è lui che ha scattato la foto che segue). E così eravamo quattro blogger impenitenti in compagnia: insomma, ho avuto anche il mio mini litcamp personale al Castello di Piombino.



(via, il link a una poesia di Guido lo posto lo stesso, per chi non c'era)


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|categoria: letteratura, blog, personale, internet, scritture, piombino, web 20




29/03/2009

Inquietante

La confusione è tanta sotto il sole. Mentre Fini, almeno a parole, sembra più "a sinistra" di Franceschini (e vi garantisco che le sue prese di posizione non piacciono affatto a molti dei suoi ex camerati che, non a caso, si riconoscono più e meglio nel carisma populista di Berlusconi), e la kermesse mediatica del nuovo soggetto politico si avvia a conclusione, da giorni circola in Rete l'inquietante video di Borghezio che dà consigli ai neofascisti francesi (video approdato fino al sito di Repubblica). Fossi nell'opposizione, non farei tanto assegnamento sull' "illuminismo" finiano: così, a naso. Le persone si giudicano, fra l'altro, anche sulla base dei loro compagni di strada (e magari Fini è davvero sincero, anche se qualche dubbio è legittimo: ma che cosa suggerisce la "pancia" della maggioranza di centro-destra?).



 


Vedi anche qui
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|categoria: politica, attualità




29/03/2009

Stringi stringi ... si deve pagare!

Sta creando una notevole agitazione fra gli appassionati di musica la decisione di LastFm di obbligare gli utenti al pagamento di 3 euro mensili per l'ascolto della radio, escludendo chi abita negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Germania: in quei paesi la radio verrà mantenuta gratis. Questo il testo della notizia, così come pubblicato sul blog ufficiale di LastFm.

Today we’re announcing an upcoming change to the way Last.fm Radio works in some parts of the world. In the United States, United Kingdom and Germany, nothing will change.

In all other countries, listening to Last.fm Radio will soon require a subscription of €3.00 per month. There will be a 30 track free trial, and we hope this will convince people to subscribe and keep listening to the radio. Everything else on Last.fm (scrobbling, recommendations, charts, biographies, events, videos etc.) will remain free in all countries, like it is now.

Naturalmente molti parlano di discriminazione, di colonialismo (nella prima stesura mi era scappato un refuso: colionalismo ... in effetti, questa scelta sembrerebbe proprio una "colionata") culturale (perché americani, inglesi e tedeschi possono continuare ad usufruire gratuitamente di un servizio che il resto del mondo è cpstretto a pagare?) e di altre dietrologie. Mi pare, dopo una rapida indagine, che la motivazione più credibile possa essere questa: nelle zone costrette all'abbonamento, LastFm non raggiungerebbe un traffico tale da generare gli introiti necessari a coprire i costi delle licenze. Qualunque sia la ragione, c'è chi ha già deciso di salutare LastFm e, francamente, anch'io ho la tentazione di chiudere l'account, che pure mi aveva visto entusiasta adepta.

Fra l'altro la decisione di LastFm (nel 2007 acquisita trionfalmente dalla CBS ) rischia di avere delle conseguenze poco piacevoli per gli artisti indipendenti che utilizzano la piattaforma allo scopo di promuovere e far conoscere la loro musica. A questo proposito, cito  dalla pagina del gruppo "Free for Free" che si è appena costituito in Italia (e al quale invito ad aderire) ed è per lo più formato appunto da artisti emergenti:

Il punto focale di questa proposta si basa sul dato di fatto che diversi artisti presenti su Last.fm donano la propria musica permettendone l'ascolto integrale e/o il download. Attualmente l'unico compenso per tale scelta è il pagamento delle royalties, recentemente introdotte da Last.fm. Tale compenso è ovviamente puramente simbolico specie per artisti che, non avendo una grande quantità di ascolti, trovano il loro vero compenso esclusivamente nel poter condividere la propria arte. Stando a quanto annunciato forse ci si troverebbe addirittura di fronte al paradosso che, essendo tali artisti anche utenti, si troverebbero a dover pagare per poter ascoltare la propria musica. Tra l'altro bisogna considerare che nella maggioranza dei casi utenti paganti preferiranno sempre rivolgere l'uso del proprio denaro all'ascolto di artisti già affermati e di cui conoscono sia la musica che le capacità preferendo questa strada a quella della scoperta di nuovi artisti e nuova musica. Cosa che fa decadere l'originaria promessa di Last.fm che ha spinto tanti di noi, artisti indipendenti a scegliere Last come piattaforma su cui rendere disponibile la propria musica, ovvero la possibilità di essere ascoltati insieme ai Big della musica internazionale.

Il gruppo Free for Free ha dunque elaborato una proposta di mediazione, ovvero:

1 - I brani che sono resi disponibili gratuitamente da parte dei titolari dei loro diritti non devono essere vincolati alla necessità di essere utenti paganti per poter essere ascoltati.

2 - Per brani disponibili gratuitamente si intendono quei brani che, oltre ad essere disponibili per l'ascolto integrale e/o il download gratuito, non generino alcun genere di royalties nei confronti dell'autore.

3 - Gli utenti che in qualità di artisti propongono la propria musica nei termini esposti al punto precedente acquisiscono il diritto di ascoltare una quantità di brani non gratuiti pari al numero di ascolti che hanno ricevuto.

La padrona di casa di  "Contaminazioni",  com'è noto, si sta interessando da un po' appunto di musica emergente, nella convinzione che proprio la Rete e il meccanismo del passaparola possano contribuire a quel rinnovamento del panorama musicale del quale, in effetti, si avverte un gran bisogno. E dunque si sente di sponsorizzare in pieno la richiesta. Cancellare l'account su LastFm per una questione di principio (ovvio che non vado in rovina per 3 euro al mese!) non mi costerebbe niente, i miei cd li potrei ascoltare comunque: ma perderei di sicuro uno strumento prezioso di conoscenza e informazione,
postato da floria1405 alle ore 00:14 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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|categoria: musica, web 20, lastfm




28/03/2009

La Carlucci la fa facile ...


... e risponde come può e come sa (cioè male), esponendosi a critiche più o meno gentili ed educate (vedi commenti al post
di Gilioli). Nel frattempo in Europa viene approvata a larga maggioranza la Raccomandazione sulle libertà fondamentali su Internet. Comunque in Italia c'è qualcuno che si batte a favore della neutralità della Rete, grazie a Dio. La battaglia è aperta, l'esito ancora non è deciso, ma non tutto è perduto. Stiamo in campana.
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|categoria: segnalazioni, tecnologia, internet, censura, attualità, libertà, web 20, net neutrality




26/03/2009

Non è solo utopia

L'etimologia della parola "crisi" non necessariamente rimanda a qualcosa di negativo: "crisi", in definitiva, significa un punto di svolta decisivo che può preludere anche ad un cambiamento in meglio. L'attuale crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo, al di là delle transitorie oscillazioni in alto o in basso delle borse, può rappresentare il necessario pedaggio da pagare in direzione di nuove, inattese opportunità.

Vi invito a procurarvi, scaricare, leggere, diffondere, "liberare" (come chiede la stessa autrice) il bel libro di Anna Maria Marrocco, Ripartiamo da noi. Anna, architetto, attualmente ricopre il ruolo di assessore della Provincia di Livorno per la Difesa del suolo e delle coste, Parchi, Aree protette e forestazione, Protezione civile e antincendio, Pesca e Cooperazione internazionale, ma al di là del ruolo istituzionale di chi l'ha scritto, questo libro è animato da un'autentica passione politica nel senso più alto del termine, passione che, come dovrebbe essere sempre, si sposa con qualcosa che oggi viene spesso citato a sproposito e altrettanto spesso disatteso nei fatti: l'etica, ovvero quell'insieme di valori che, se condiviso, dovrebbe condurre a privilegiare l'interesse comune  rispetto al bieco egoismo individuale, a quella "veduta corta" della quale parla l'ultimo libro di Padoa Schioppa.

La tutela del territorio, l'amore per l'ambiente nel quale viviamo, la cura della bellezza che ci circonda non sono solo fisime di ecologisti  snob pervicacemente impegnati nel dire sempre no a qualunque ipotesi di sviluppo e progresso. In realtà la nostra società si sta via via rivelando sempre più dissociata e schizoide: si continua ad esortare al consumo, perché solo così, si dice, è possibile sostenere l'economia ed uscire dall'impasse, ma a parte che non si sa proprio dove precari, disoccupati, cassaintegrati, categorie in costante aumento,  possano trovare gli strumenti per proseguire questa insensata corsa ad un benessere solo materiale, cosa accadrà quando non ci sarà più niente da consumare? quando le nostre città saranno diventate del tutto simili al condominio evocato da Ballard (se già non lo sono), soffocate dall'immondizia e dalla violenza? quando la possibilità della "convivialità" evocata da Illich venisse definitivamente smarrita?

Il modello di uno sviluppo sfrenato, senza regole, senza controlli, senza rispetto, ci ha portato esattamente dove siamo ora, a un punto di (quasi) non ritorno. In Italia, se possibile, la situazione è anche più critica e paradossale: la frittata futuriste di cui parla Pirani nell'odierno editoriale di Repubblica, a proposito del "piano casa" sbandierato dal premier come panacea di ogni male, è l'esito di una perdita complessiva di valori condivisi, di uno smottamento della coscienza civile dei cittadini,  di una nefasta miopia spacciata per lungimiranza, di una diffusa ignoranza travestita da buon senso, di un modo di pensare rozzo e supponente, di un cinismo esibito populisticamente come paternalistica difesa di interessi piccini picciò.

Il libro di Anna, ottimamente documentato,  si articola in cinque parti, intitolate rispettivamente la Bellezza, il Senso del Limite, la Speranza, la Politica, Alcune Proposte Operative, e si conclude in appendice con la proposta di un Patto per il Clima.  Non solo, quindi, belle parole o generici richiami al rispetto della Natura, ma un percorso concreto, un richiamo realistico alle cose da fare subito, un tentativo di costruire una costellazione di idee dalle quali ripartire per dare un senso non ideologico, di mero rifiuto o polemica sterile, ad un'alternativa (un moderno ecologismo inteso come terza via rispetto ad un liberismo sfrenato e deleterio e ad un marxismo ormai inattuale) che possa davvero dare fiato al futuro nostro e dei nostri figli. Il fatto che queste parole vengano da un amministratore alle prese, quotidianamente, con le contraddizioni e le difficoltà legate all'esercizio attivo della politica, e che questo amministratore illustri con chiarezza in che modo proprio questa esperienza abbia contribuito a rafforzare la sua visione e a convincerla della necessità di trovare un nuovo punto di partenza, riaccende almeno una fiammella di speranza. L'antipolitica, lo sappiamo, non è una soluzione. Ma abbiamo un disperato bisogno di politici veri, che sappiamo fare proposte e non solo spacciare chiacchiere.

p.s. E' forse un caso che Anna sia una donna?

 

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|categoria: politica, ecologia, ambiente e natura




25/03/2009

Dal "virtuale" al "reale": una riflessione sulla letteratura e la Rete

Ho già annunciato su piombino.blogolandia che domenica prossima saranno ospiti della nostra Città Mauro Gasparini e Guido Catalano con il loro reading "Una motosega per Brandon Sclero".  Però in quel post mi lancio in considerazioni più generali sul rapporto fra la Rete e la letteratura (ufficiale, ufficiosa, clandestina) che mi pare utile riproporre anche qui. Scrivevo:

Mentre la televisione ci propina le solite pappette più o meno prevedibili e predigerite, in Rete c’è, come dire, tutto un mondo che scrive, colloquia, conversa, fa cultura (prendendosi più o meno sul serio) e sempre più spesso tracima dal virtuale nella realtà, nelle città, nelle piazze, nei festival, nelle rassegne,  nelle tante occasioni di scambio e confronto, persino sulle pagine dei media “old style” e, ovviamente, nelle stanze degli editori, in maniera imprevedibile, anarchica, fuori dai circuiti usati e abusati, lontana dalle dinamiche perverse dell’auditel,  conquistandosi  una platea di fan, lettori, spettatori, ascoltatori via via sempre più numerosa, influente e appassionata.

[...]

Ma una cosa va detta: se la premessa è corretta (e penso che lo sia), allora il gioco della scrittura (o la scrittura in gioco, che poi è lo stesso) oggi va cercato dove davvero si fa, nella nuova piazza telematica, dove giullari, trovatori, buffoni, mangiatori di fuoco, giocolieri e acrobati della parola, sorridenti o malinconici, beffardi o teneri, irriverenti o sognatori, fanno la loro strada in compagnia di un pubblico di certo esigente, stanco com’è di essere menato per il naso dalla tetra combriccola della Kultura cosiddetta ufficiale, professionale e professionistica.

Soffermiamoci sull'ultima frase , quella in cui parlo male della "tetra combriccola della Kultura cosiddetta ufficiale". Sia chiaro: non voglio sparare ad alzo zero sul lettore di professione (leggi: critico) e in generale sul cosiddetto establishment letterario (a pensarci bene, tuttavia, analoghe considerazioni potrebbero essere svolte a proposito del mondo musicale o della critica cinematografica). In un certo senso, anch'io sono una "lettrice di professione", visto che con la letteratura lavoro nelle aule scolastiche e per scelta non mi sono mai limitata ad una mera rimasticazione di opinioni altrui: può essere che le mie elucubrazioni blogghettare non siano poi così peregrine, tanto più che non appartengo a nessuna conventicola o parrocchia. E quel che vale per me, vale per altri.  Insomma, qualcosa, piaccia o non piaccia, si muove (non è più nemmeno questa gran novità, a pensarci bene) e rapidamente erode le rendite di posizione che qualcuno pensava di aver stabilmente acquisito senza bisogno di ulteriore impegno, se non qualche periodica frase fatta stampata qua e là sui giornali (a proposito, leggete questo bel pezzo di Matteo Sacchi, da Vibrisse)
postato da floria1405 alle ore 21:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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|categoria: libri, letteratura, personale




25/03/2009

Flaubert è vivo ...

... ed è un troio (dicesi "troio" in quel di Piombino giovane ganzo, pieno di donne e di carisma: che la definizione sia poco politicamente corretta, visto il significato che l'analogo femminile ha, va da sé). Scambio di battute su Facebook fra la sottoscritta, l'alunna Serena (che giocava ad indentificarsi con Emma Bovary in una di quelle folli catene che stanno imperversando sul social network al momento più gettonato) e l'amico Alessandro (scriviamo tutti e tre in vernacolo piombinese, quindi immaginatevi il tono)
.

Alessandro: Scusa Sere, eh, lungi da me l'insultarti, ma la risposta 7 mi lascia perplesso... Emma Bovary era un po', come dire, zoccola...!
ora, e' vero che io di Flaubert non e' che ne sappia troppo; si ricorda sempre una mia epica interrogazione su Flaubert: la prof mi chiese di parlarle di Flaubert; io iniziai "Flaubert nacque... ... ... Flaubert nacque."
fine dell'interrogazione.
Lei mi fa "Melillo, lo sai che hai preso cinque?"
e io "Pazienza."... 
si incazzo' come una iena perche' secondo lei io mi sarei dovuto dispiacere... te lo immagini?
quindi, partendo dal presupposto che possa benissimo essere che io di Emma Bovary non c'abbia capito una mazza, me la spieghi questa??? :-)


Serena. Ma no dai, non era mica una zoccola xD! Aveva solo sposato un uomo noioso che non riusciva a darle quelle stesse emozioni che trovava in alcuni romanzetti che leggeva e di cui si nutriva. Si ritrova quindi a compiere adulterio per quella stessa ricerca di romanticismo e passione. (Guarda anche qua per avere un'idea: http://it.wikipedia.org/wiki/Emma_Bovary)
Come personaggio non è sicuramente un modello da imitare però quello che di lei mi piace è il lato sognatore e romantico che la spinge a cercare di vivere le stesse passioni che animano le eroine delle sue letture, a fare della sua vita una sorta di storia da romanzo. E' comunque affascinante ;).

Ahahah, ma ormai lo dovreste sapere che io sono un'esteta e l'edonismo viene di conseguenza :P. Che poi rimanga platonico è tutto un altro paio di maniche!
... 
Ale, dimenticavo: complimentoni davvero per l'interrogazione! Che poi ti è andata pure bene, 5 è un
votone considerando il niente che le avevi detto :D!


Alessandro de', ma io so' un fine retore, un lo sapevi? ;-)
tra l'altro mi ricordo anche che le dissi "de', ho preso cinque, pazienza, la prossima volta andra' meglio. mica mi posso impiccare perche' ho preso cinque..."
si incazzo' ancora di piu'.
del resto fare incazzare chi mi rompe le palle e' una delle mie occupazioni preferite :-)
... 
tornando alla sfitinzia Bovary - e a parte wikipedia, che l'ho letto, il libro eh! - la nostra Emma fa piu' o meno quello che farebbe oggi una fogata di Beautiful, che per inseguire gli ideali pseudoromantici della finzione si ripassa i mariti di tutte le amiche... ;-P


Io Bada, Ale, non sottovalutare Serena. Ricorda che Flaubert (genio assoluto) ebbe a dire: Madame Bovary c'est moi.
(P.S. L'ho sempre pensato che la tua prof fosse troppo tenera: cinque? ma doveva essere tre, altroché. Tanto le vene 'un te le tagliavi lo stesso :))

Alessandro no, aspetta, prima di Flaubert ebbe a chiedermi qualcos'altro che non ricordo e che evidentemente sapevo. comunque, si', le vene non me le tagliavo di certo. chi se ne frega dei votacci, mi intressa il giudizio (anzi, l'opinione) di persone intelligenti e basta.

l'aforisma del vecchio Gustave e' noto. quello che lui non sapeva, invece, e' che in realta' Madame Bovary sarebbe stata Serena, un secolo e mezzo dopo, e che lui avesse limpide doti di chiaroveggenza tanto potenti quanto poco evidenti :-)

ora, dopo le citazioni dantesche in cittadella, attendo trepidante la scritta "Flaubert e' vivo ed e' un troio" da qualche parte, in centro.


Serena: Che blasfemo che sei Ale, altro che Beautiful xD!
Povero Flaubert, non poteva essere così lungimirante. Gli renderò omaggio scrivendo su qualche muro la frase che mi suggerisci :P!

Io:  Flaubert è vivo ed è un troio ... uhm, mercoledì lo scrivo alla lavagna, giuro :)


In verità sono stata di parola, e partendo da questo spunto ho impostato un'intera lezione sul romanzo dell'Ottocento, il realismo, l'impersonalità, le tecniche narrative, il narratore omodiegetico e extradiegetico, etc etc:  da Manzoni, attravero Flaubert e Zola, fino a Verga, con un paio di riferimenti a Melville e a Joyce. Tutto questo simpaticamente litigando con un altro alunno che sosteneva che Madame Bovary è una delle cose più brutte mai scritte. Beh, che dire sono gli effetti collaterali di Facebook ( e il segno evidente dei tempi: come cambiano le relazioni educative nell'era del social network)

Completiamo il ragionamento con questo video: Signora Bovary di Francesco Guccini (beninteso, Alessandro di mestiere fa l'architetto ... avete presente quando Guccini dice: "battute argute di architetti postmoderni"? tutto si tiene)


postato da floria1405 alle ore 15:55 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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|categoria: letteratura, scuola, blog, personale, giovani, divertimento, facebook




25/03/2009

La Follia di Splinder

Come si saranno resi conto tutti coloro che mi leggono via feed, ieri sera Mr Splinder ha avuto un momento di perfetta, surreale follia. O forse è colpa dei Cinesi, che ne so, visto che il post fantasma, ripetuto dodici volte nel feed e in realtà completamente scomparso dal blog, riguardava proprio la censura cinese nei riguardi di YouTube. Grosso modo scrivevo che la Cina è vicina, visto che le affermazioni del Ministro degli Esteri Cinese ( Dall' Unità: Certo è soltanto che sollecitato a rispondere sulle ragioni del blocco, il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito che la Costituzione afferma «chiaramente la libertà d'espressione», ma stabilisce alcuni limiti «attingendo alle esperienze di Paesi come gli Usa e il Regno Unito». «Molte persone -ha poi aggiunto Qin - hanno la falsa impressione che il governo cinese tema Internet», ma la cifra degli internauti cinesi, 300 milioni, e 100 milioni di blog, la comunità di utenti più grande del Mondo, dimostra «che è esattamente l'opposto») potrebbero tranquillamente essere condivise da tutti quei politici italiani che blaterano di sicurezza, Rete e quant'altro, senza sapere esattamente di che cosa parlano (ma nella conclusione mi chiedevo: " O forse lo sanno anche troppo bene?").

Niente,  il post non voleva partire, il server rispondeva "niet". Poi ho scoperto che in realtà avevo pubblicato la stessa cosa non so quante volte, più una serie di "ppppp ... prova", che ora, ahimé, inquinano il feed. Ho cancellato, ma c'è voluta tutta la notte perché il pasticcio scomparisse, e non del tutto. Il Grande Fratello ci osserva e ci sabota i blog.
postato da floria1405 alle ore 15:18 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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|categoria: politica, cina, blog, giornalismo, media e comunicazione, censura, libertà




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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