oh well i love you pretty baby
you’re the only love i’ve ever known
just as long as you stay with me
the whole world is my throne
down here lies nothing
nothing we could call our own
well, i’m moving after midnight
down boulevards of broken cars
don’t know what i’d do about it
without this love that we call ours
down here lies nothing
nothing but the moon and stars
down in the street
there’s a window
and it a window made of glass
we’ll keep on loving
pretty baby for as long as love will last
down here lies nothing
but the mountains of the past
well my ship is in the harbour
and the sails are spread
now listen to me pretty baby
lay your hand upon my head
beyond here lies nothing
nothing done and nothing said
La totale assenza di democrazia, il cesarismo carismatico, il culto della personalità: forse sono un illuso, ma fortemente credo che un giorno anche gli italiani si renderanno conto di quello che hanno fatto.
E vai. E' andata. Cosa io pensi di queste occasioni che dalla Rete approdano alla vita reale è noto: l'ho dichiarato solo pochi giorni fa, su questo blog e altrove.
In all other countries, listening to Last.fm Radio will soon require a subscription of €3.00 per month. There will be a 30 track free trial, and we hope this will convince people to subscribe and keep listening to the radio. Everything else on Last.fm (scrobbling, recommendations, charts, biographies, events, videos etc.) will remain free in all countries, like it is now.
Naturalmente molti parlano di discriminazione, di colonialismo (nella prima stesura mi era scappato un refuso: colionalismo ... in effetti, questa scelta sembrerebbe proprio una "colionata") culturale (perché americani, inglesi e tedeschi possono continuare ad usufruire gratuitamente di un servizio che il resto del mondo è cpstretto a pagare?) e di altre dietrologie. Mi pare, dopo una rapida indagine, che la motivazione più credibile possa essere questa: nelle zone costrette all'abbonamento, LastFm non raggiungerebbe un traffico tale da generare gli introiti necessari a coprire i costi delle licenze. Qualunque sia la ragione, c'è chi ha già deciso di salutare LastFm e, francamente, anch'io ho la tentazione di chiudere l'account, che pure mi aveva visto entusiasta adepta.
Fra l'altro la decisione di LastFm (nel 2007 acquisita trionfalmente dalla CBS ) rischia di avere delle conseguenze poco piacevoli per gli artisti indipendenti che utilizzano la piattaforma allo scopo di promuovere e far conoscere la loro musica. A questo proposito, cito dalla pagina del gruppo "Free for Free" che si è appena costituito in Italia (e al quale invito ad aderire) ed è per lo più formato appunto da artisti emergenti:
Il punto focale di questa proposta si basa sul dato di fatto che diversi artisti presenti su Last.fm donano la propria musica permettendone l'ascolto integrale e/o il download. Attualmente l'unico compenso per tale scelta è il pagamento delle royalties, recentemente introdotte da Last.fm. Tale compenso è ovviamente puramente simbolico specie per artisti che, non avendo una grande quantità di ascolti, trovano il loro vero compenso esclusivamente nel poter condividere la propria arte. Stando a quanto annunciato forse ci si troverebbe addirittura di fronte al paradosso che, essendo tali artisti anche utenti, si troverebbero a dover pagare per poter ascoltare la propria musica. Tra l'altro bisogna considerare che nella maggioranza dei casi utenti paganti preferiranno sempre rivolgere l'uso del proprio denaro all'ascolto di artisti già affermati e di cui conoscono sia la musica che le capacità preferendo questa strada a quella della scoperta di nuovi artisti e nuova musica. Cosa che fa decadere l'originaria promessa di Last.fm che ha spinto tanti di noi, artisti indipendenti a scegliere Last come piattaforma su cui rendere disponibile la propria musica, ovvero la possibilità di essere ascoltati insieme ai Big della musica internazionale.
Il gruppo Free for Free ha dunque elaborato una proposta di mediazione, ovvero:
1 - I brani che sono resi disponibili gratuitamente da parte dei titolari dei loro diritti non devono essere vincolati alla necessità di essere utenti paganti per poter essere ascoltati.
2 - Per brani disponibili gratuitamente si intendono quei brani che, oltre ad essere disponibili per l'ascolto integrale e/o il download gratuito, non generino alcun genere di royalties nei confronti dell'autore.
3 - Gli utenti che in qualità di artisti propongono la propria musica nei termini esposti al punto precedente acquisiscono il diritto di ascoltare una quantità di brani non gratuiti pari al numero di ascolti che hanno ricevuto.

L'etimologia della parola "crisi" non necessariamente rimanda a qualcosa di negativo: "crisi", in definitiva, significa un punto di svolta decisivo che può preludere anche ad un cambiamento in meglio. L'attuale crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo, al di là delle transitorie oscillazioni in alto o in basso delle borse, può rappresentare il necessario pedaggio da pagare in direzione di nuove, inattese opportunità.
Ho già annunciato su piombino.blogolandia che domenica prossima saranno ospiti della nostra Città Mauro Gasparini e Guido Catalano con il loro reading "Una motosega per Brandon Sclero". Però in quel post mi lancio in considerazioni più generali sul rapporto fra la Rete e la letteratura (ufficiale, ufficiosa, clandestina) che mi pare utile riproporre anche qui. Scrivevo:[...]
Ma una cosa va detta: se la premessa è corretta (e penso che lo sia), allora il gioco della scrittura (o la scrittura in gioco, che poi è lo stesso) oggi va cercato dove davvero si fa, nella nuova piazza telematica, dove giullari, trovatori, buffoni, mangiatori di fuoco, giocolieri e acrobati della parola, sorridenti o malinconici, beffardi o teneri, irriverenti o sognatori, fanno la loro strada in compagnia di un pubblico di certo esigente, stanco com’è di essere menato per il naso dalla tetra combriccola della Kultura cosiddetta ufficiale, professionale e professionistica.
Soffermiamoci sull'ultima frase , quella in cui parlo male della "tetra combriccola della Kultura cosiddetta ufficiale". Sia chiaro: non voglio sparare ad alzo zero sul lettore di professione (leggi: critico) e in generale sul cosiddetto establishment letterario (a pensarci bene, tuttavia, analoghe considerazioni potrebbero essere svolte a proposito del mondo musicale o della critica cinematografica). In un certo senso, anch'io sono una "lettrice di professione", visto che con la letteratura lavoro nelle aule scolastiche e per scelta non mi sono mai limitata ad una mera rimasticazione di opinioni altrui: può essere che le mie elucubrazioni blogghettare non siano poi così peregrine, tanto più che non appartengo a nessuna conventicola o parrocchia. E quel che vale per me, vale per altri. Insomma, qualcosa, piaccia o non piaccia, si muove (non è più nemmeno questa gran novità, a pensarci bene) e rapidamente erode le rendite di posizione che qualcuno pensava di aver stabilmente acquisito senza bisogno di ulteriore impegno, se non qualche periodica frase fatta stampata qua e là sui giornali (a proposito, leggete questo bel pezzo di Matteo Sacchi, da Vibrisse)
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Come si saranno resi conto tutti coloro che mi leggono via feed, ieri sera Mr Splinder ha avuto un momento di perfetta, surreale follia. O forse è colpa dei Cinesi, che ne so, visto che il post fantasma, ripetuto dodici volte nel feed e in realtà completamente scomparso dal blog, riguardava proprio la censura cinese nei riguardi di YouTube. Grosso modo scrivevo che la Cina è vicina, visto che le affermazioni del Ministro degli Esteri Cinese ( Dall' Unità: Certo è soltanto che sollecitato a rispondere sulle ragioni del blocco, il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito che la Costituzione afferma «chiaramente la libertà d'espressione», ma stabilisce alcuni limiti «attingendo alle esperienze di Paesi come gli Usa e il Regno Unito». «Molte persone -ha poi aggiunto Qin - hanno la falsa impressione che il governo cinese tema Internet», ma la cifra degli internauti cinesi, 300 milioni, e 100 milioni di blog, la comunità di utenti più grande del Mondo, dimostra «che è esattamente l'opposto») potrebbero tranquillamente essere condivise da tutti quei politici italiani che blaterano di sicurezza, Rete e quant'altro, senza sapere esattamente di che cosa parlano (ma nella conclusione mi chiedevo: " O forse lo sanno anche troppo bene?"). Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu