Avete presente il famoso detto "la madre dei cretini è sempre incinta e, quel che è peggio, ne partorisce due alla volta"? Com'è noto, io sono una strenua sostenitrice della socialità in Rete. Internet mi ha dato tanto, in termini di conoscenza, condivisione di informazione e, anche perchè no? di sano, liberatorio cazzeggio. Però però però ... ci sono degli aspetti che mi fanno allibire. Sono un'ingenua, lo so, e parto dal presupposto che la media delle persone sia dotata di intelligenza media. Ma alla mia non più verdissima età, dovrei pure aver capito che ciascuno di noi alberga in sè zone oscure di perfetta idiozia.
... ma ogni tanto devo pure tornare a fare la professoressa. Si tratta della riscrittura di un mio intervento in preparazione dell'incontro con il senatore Pancho Pardi, incontro che si è tenuto a Piombino lo scorso 21 aprile per presentare il libro di Aldo e Giuseppe Bozzi, Domenico Gallo, Raniero La Valle, Pancho Pardi, Federica Resta, La Dittatura della Maggioranza, a cura di Patrizia Cecconi, Edizioni Chimienti. La presentazione era stata congiuntamente organizzata dal locale circolo di Libertà e Giustizia e dall'Associazione Democrazia e Territorio.
Fra l'altro Morgan ha cantato anche "Morire per delle idee". Straordinaria: bene che gli adolescenti l'abbiano ascoltata, ignari come sono di De André (e di Brassens). E magari può aver fatto bene anche a qualche adulto, un po' troppo aduso alla retorica, il grande male del nostro popolo, sempre pronto alla chiacchiera e all'indignazione a comando ma poco alla coerenza e all'impegno veri.
Concludo postando uno dei video che sono riuscita a riprendere. Magari, dopo De André, qualche giovane andrà anche ad informarsi su chi sia stato Piero Ciampi, perché no?
Prima nota stonata. Non ne parla quasi nessuno, a parte Il Giornale e pochi altri. Ma il licenziamento in tronco di 29 dipendenti di All Music (su 37), a seguito dei pessimi risultati economici della televisione del Gruppo Editoriale L'Espresso, fa pensare. A casa non vanno i volti noti, beninteso, ma il personale tecnico, gente da 1500 euro al mese. Chiudono gli studi di produzione, ma il lavoro sarà affidato ad agenzie esterne: una canzone vecchia. I dipendenti in agitazione sostengono che la responsabilità non è da attribuire alla crisi mondiale ma ad un'errata gestione che ha finito per penalizzare gravemente i lavoratori: insomma, com'è tristemente usuale, le ultime ruote del carro pagherebbero, e molto salato, le colpe del management. I soldi sono soldi, e non c'è progressismo che tenga: Carlo De Benedetti non fa una bella figura. Si invocano le normative esistenti, ci si scusa sentitamente, si sbandiera il doveroso rammarico, ma intanto la gente va a casa. Tutte le informazioni sulla vicenda sono pubblicate sul sito aperto dai dipendenti in lotta per il loro posto di lavoro: FALL MUSIC. Il silenzio dei media è quasi assordante: forse 29 licenziamenti sembrano poco significativi, stante la difficile situazione economica, ma badate bene, si tratta di una televisione, il che rappresenta un dettaglio non trascurabile.
Ah che barba, che noia, che barba, che noia! Gente, cerchiamo, se possibile, di scrollarci di dosso lo stereotipo del fan di Dylan deluso, incazzato, scontento o, al contrario, estatico, entusiasta, perennemente in crisi mistica davanti al Vate. Sai che risate si farebbe Dylan se solo potesse leggere le troppe parole sprecate per ogni sua singola performance, per ogni gesto o tic o smorfia che si lascia scappare quando è sul palco, per ogni vezzo della sua voce, per ogni occhiata che rivolge alla band o in direzione del pubblico. Se potesse … probabilmente non vorrebbe. Dylan, maledetto arrogante.
Mettete insieme l'articolo di Bernardo Valli pubblicato su Repubblica di oggi ("E Le Monde scopre che crticare l'Italia non si può", vedi anche qui, Il pdf integrale dell'articolo è qui), la piccata reazione della Farnesina, l'illuminante video di un'intervista a Berlusconi che ha fatto il giro del mondo ma che Rai e Mediaset hanno doverosamente censurato, il Giornale che fa il funerale a gente viva e vegeta, l'ultima lezione di giornalismo di Montanelli pubblicata sulla Stampa, e poi tirate le vostre conclusioni. A questo punto non so più se si tratti davvero di censura autoritaria e di bavaglio all'informazione o se possiamo parlare, molto più semplicemente (e tristemente), di sconfortante cialtroneria e abituale servilismo (cortigiani, vil razza dannata).
Insomma, alla fine pare proprio che il concerto del 19 luglio del Boss si farà. Perchè Springsteen è per Maroni passione di vecchia data. Sentite che cosa dice il nostro Ministro: "Le canzoni di Bruce Springsteen sono state le prime che suonavo da giovane con la mia band. Ho visto il suo primo concerto a Milano, credo fosse l'82, la sua canzone The river è in assoluto una delle mie canzoni preferite. E conservo ancora i vinili. Quando ho letto la notizia sul giornale, che il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza poneva il problema della concomitanza del concerto con i Mondiali di nuoto, sono rimasto molto colpito. Non ero stato informato e ho deciso di chiamare il prefetto Pecoraro".
Vi risulta che un concerto del Boss abbia mai causato problemi di ordine pubblico (a parte il risicato comitato di cittadini che ha montato una causa a Claudio Trotta della Barley Arts per lo sforamento dell'orario durante l'ultimo concerto dell'artista americano a San Siro)? Alla Prefettura di Roma sono convinti di sì, visto che la concomitanza con i mondiali di nuoto renderebbe ingestibile la situazione, pena una militarizzazione dei luoghi assolutamente improponibile data la natura dell'evento sportivo. E dunque il concerto del prossimo 19 luglio a Roma sarebbe a rischio.
Ha ragione Adriano Sofri nel bel pezzo pubblicato ieri su Repubblica quando scrive "per chi non abbia il conforto o l'illusione della religione, noi abbiamo Leopardi. Anche il sole di Foscolo, finché risplenderà sulle sciagure umane. Ma abbiamo soprattutto Leopardi. Abbiamo la luna". Può forse sembrare inutilmente dotto mettersi a citare Leopardi davanti a questa tragedia, davanti alle tante tragedie che la natura impone all'umanità, che l'umanità impone a se stessa. Ma se la scuola serve a qualcosa, dovrebbe forse servire a questo: offrirci un punto di vista diverso, più ampio, più alto, rispetto alla retorica scontata con la quale i media ci stanno bombardando in queste ore. Leopardi è un poeta straordinariamente polemico, pugnace, combattivo. E nella Ginestra, che Sofri cita, non parla solo di generica solidarietà fra gli uomini davanti alla tirannia della natura, "madre di parto e di voler matrigna": ma delle illusioni, degli inganni, delle mistificazioni con le quali ci autoassoviamo rispetto alle nostre responsabilità. Pregare, dopo, non basta, come non basta battersi il petto davanti a un Dio del quale non sappiamo misurare l'abisso (o l'indifferenza?). Che cosa è stato fatto prima?
Sono stata zitta, seguendo alla televisione e su Internet le notizie sul terremoto in Abruzzo. Non sono stata sola, lo so: tanti hanno avvertito il medesimo pudore. Ma intanto molti altri parlavano: giornalisti, politici, commentatori, esperti, blogger. E quindi al terremoto si è aggiunto, come da copione, il solito diluvio di parole più o meno insensate: la ricerca delle testimonianze, gli articoli strappalacrime, le promesse della ricostruzione, le polemiche trite e ritrite. E qui, in Rete: gli aggiornamenti in tempo reale su Twitter, la facile solidarietà su facebook, i gruppi demenziali, sempre su facebook (quelli che quando c'era il terremoto, dormivano, quelli che hanno sentito la scossa, mamma che paura), i thread su Spinoza.it sull'opportunità o meno di fare satira a partire dal terremoto, il facile sarcasmo sulla foto sbagliata nell'homepage del Corriere ... Francamente, a parte qualche lodevole eccezione, un mucchio di chiacchiere da parte di chi, è evidente, non aveva meglio da fare. Da ogni singolo post, un diluvio di commenti, citazioni, altri post, rimandi, link. Emotività? Voglia di esserci? Sincera partecipazione? Esibizionismo? Le persone sanno essere molto leggere, fatue, inconsistenti, anche quando sbandierano la più compita serietà. Siamo così: ci sono gli eroi, ci sono gli sciacalli, reali o metaforici, consapevoli o inconsapevoli. Per quanto realmente turbati, la nostra attitudine dominante rischia di essere quella dello spettatore destinato a commuoversi, a indignarsi, a brontolare a comando. Può essere che la bulimia dell'informazione, e il conseguente dilagare dei commenti, alla fine attutiscano proprio la nostra capacità di sentire davvero la sofferenza degli altri (che dire dei video di Repubblica preceduti dall'inserzione pubblicitaria? Quale cortocircuito cognitivo si attiva a partire dalla compresenza dei bambini morti sotto le macerie e della schiuma da barba di ultima generazione?). Contaminazioni
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Lorenza Boninu