contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
30/06/2009

Lezioni di giornalismo


Dunque il nostro beneamato lider màximo è stato contestato per ben due volte in poche ore, da un capo (Napoli) all'altro (Viareggio) della Penisola. Ma che cosa è veramente successo in quei momenti? Diciamo che ognuno la racconta come gli pare.

Di seguito un video (non televisivo) della contestazione viareggina





Straordinari i resoconti giornalistici della contestazione.
Libero:
Momenti di tensione si sono registrati al suo arrivo: un gruppo di persone lo ha contestato urlando "buffone" e "vergognati" e fischiandolo. Erano però presenti anche alcuni sostenitori del premier che lo hanno applaudito. Per cercare di stemperare gli animi, la conferenza stampa in programma alle 17 è stata annullata.

Il Giornale: Qualche contestatore ma anche molte persone che lo applaudivano avevano accolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi anche durante il sopralluogo. Quando il premier è uscito dall’auto è partita una salva di fischi da uno sparuto gruppo di contestatori, che sono stati poi allontanati da altri presenti che invece applaudivano.

L'Unità:
A Viareggio è giunto il capo della protezione civile Guido Bertolaso e nel primo pomeriggio Silvio Berlusconi che già in mattinata aveva annunciato: "Vado a Viareggio per prendere in mano la situazione". Appena arrivato sul luogo della tragedia però il premier è stato accolto soprattutto da fischi e da urla di buffone. Poi è andato al municipio e la scena si è ripetuta. Applausi ma anche fischi.

Il Corriere (che peraltro riporta anche servizi audio e video non così coerenti con il testo): Il premier si è soffermato con i vigili del fuoco chiedendo spiegazioni sul tipo di intervento che si sta realizzando ed è passato davanti alle abitazioni che sono crollate e dove si cercano ancora alcuni dispersi. Al suo arrivo nella zona dell’incidente in Largo Risorgimento Berlusconi è stato contestato da un piccolo gruppo di cittadini. Dopo momenti di tensione tra chi protestava e alcuni gruppi di sostenitori del premier, il presidente del Consiglio è stato applaudito. Poi diretto al Municipio. La visita è durata circa 15 muniti.

La Repubblica: Accolto dalla contestazione di un gruppo di persone, con fischi e urla di "buffone". Una protesta che coinvolge alcune centinaia di persone; ci sono anche momenti di tensione con la gente che invece lo sostiene.  "Sono stato al telefono finora con Bertolaso - aveva detto Berlusconi in mattinata, da Napoli - abbiamo già provveduto a trasferire i feriti più gravi negli ospedali e poi subito andrò a Viareggio a prendere in mano la situazione". Ma al suo arrivo le cose si fanno difficili. Un gruppo di cittadini presenti nella zona dell'incidente, in largo Risorgimento, non gradisce la sua presenza e gli grida a lunfo "vergogna", "vai a casa, i morti sono nostri" e frasi simili. Dopo momenti di tensione tra contestatori e sostenitori, il presidente del Consiglio riceve anche degli applausi, e si dirige poi al Municipio. La visita dura circa 15 minuti. La gente, fuori, continua a protestare. "Nel prossimo Consiglio dei ministri dichiareremo lo stato d'emergenza", annuncia il capo del governo. Poi esce dal retro. Mentre il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli esce sul davanti, e viene anche lui investito da urla e fischi dalla gente. Che nel frattempo è aumentata.

Insomma, voi ci capite qualcosa? Quanti erano i contestatori? Quanti i sostenitori? Mi appello ai viareggini che eventualmente leggano questo blog.

Di telegiornali ne ho seguiti quattro: su Sky, su Rai2 (dove si è parlato di contrapposizioni fra "fazioni"), su La7 (che ha dato più spazio alla contestazione napoletana e al commento abusato del premier sulla "sinistra" che rema contro) e, naturalmente su Canale 5. Il TG5, in ogni caso, ha sfiorato il sublime. L'inviato ha più o meno commentato così: "Unico neo in una giornata che avrebbe dovuto essere dedicata al silenzio: un gruppetto di facinorosi che ha contestato Berlusconi, zittiti da comuni cittadini" (Il sito del TGCom in confronto è molto più neutrale).

Insomma, sappiatelo:  nel concetto del giornalista del Tg5, se contestate verbalmente Berlusconi, siete  dei facinorosi, se lo appaludite, siete dei comuni cittadini.
 
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29/06/2009

Pregiudizi

Mi sono divisa fra correzione delle prove d'esame e discussioni in Rete sui medesimi, nello specifico sul famoso (o a questo punto dovrei dire famigerato?) tema sui Social Network. Si capirà che a questo punto l'argomento mi ha saturato.  Vagabondando, correggendo e conversando, una cosa però l'ho capita. C'è una bella quantità di teste pensanti che ancora non si è accorta che:
a) l'esame non si chiama più di "Maturità" dal 1997, ma la dicitura corretta è "Esame di Stato";
b) la prova di italiano, sempre dal suddetto 1997, non è più la medesima sulla quale noi anzianotti sudavamo all'epoca delle nostre fatiche di studenti, ovvero il buon vecchio tradizionale tema, ma è cambiata nella forma e nella sostanza (si parla di "analisi del testo", si parla di "saggio breve" o "articolo di giornale" in quattro ambiti differenti, artistico-letterario, socio-economico, storico.politico, scientifico-tecnologico, e solo due tracce su sette corrispondono all'antica fisionomia del tema); inoltre le tracce sono uguali per tutti gli indirizzi di studio;
c) parlare di scuola è come parlare della Nazionale: tutti si sentono commissari tecnici. A me, che so di latino, oltre che di Social Network, verrebbe da dire: "Sutor, ne ultra crepidam". Ma non lo dico: siamo in democrazia, no? e questa è la "big conversesciòn", bellezza!

Su questi argomenti, ottima disamina dello Scorfano, non a caso intitolata: "Di cosa parliamo quando parliamo di temi d'esame". Ho idea che non tutti parliamo della medesima cosa.

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29/06/2009

Statistiche

Io non mi intendo granché di statistiche e non voglio fare la catastrofista, ma se questa (da me ascoltata nel corso del Tg5, ovviamente celebrata in toni trionfalistici, e ritrovata online sulle pagine del Quotidiano Net) è vera, ossia che il 47% dei turisti in visita nel nostro Paese giudica l'Iitalia un paese stupendo (e per il 43% gli Italiani sono un popolo meraviglioso e per il 37% le nostre città sono bellissime), non è che all'altro 53% (più di uno su due, quindi) facciamo un po' schifo?
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28/06/2009

Come volevasi dimostrare (caro Vittorio Zambardino e C., un po' ve la cercate)

Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.

Vittorio Zambardino (che arriva addirittura a parlare di "emergenza correzione" , nei commenti al suo ultimo post, si è tirato giustam
ente dietro le ire di prof che dell'argomento ne sanno quanto e più dei pargoli. Giovanni Boccia Artieri, di sicuro più equilibrato (ma forse un momentino sviato della sua imprevista ascesa nell'olimpo delle fonti per il compito, accanto a Italo Svevo e a ... Francesco Alberoni) si lancia nella proposta, peraltro condivisibile, di usare i temi (saggi brevi, in realtà, o articoli di giornale) come campione statistico per misurare la consapevolezza di sè  e del loro vissuto che i nativi digitali hanno: ovvia, facciamolo! Mi sa che uscirebbe qualche sorpresa per gli entusiasti della mutazione in atto: magari che i ragazzi sono molto più passivi e convenzionali e banali e, sì, ignoranti, di quanto i vati della "tecnica che si fa cultura" (uào) non pensino. Che i nativi digitali, con tutto il rispetto, rischino di identificarsi con gli I.A.P. (Idioti Abbastanza Preparati) di cui qualche anno fa parlava Savater? 

Per quanto mi riguarda, preferirei un altro genere di statistica: come è andato il compito di matematica? Perché le chiacchiere sono chiacchiere, ma la scienza è scienza, to' (aggiungo
un link, per gradire: ma siccome l'articolo di Ruggero Zanin è riccamente argomentato e non so quanto adatto alla lettura rapida e sincopata tipica della Rete, chissà se  il mio riferimento potrà essere utile ai profeti delle cosiddette "conversazioni dal basso", quelle stesse conversazioni che diffondono, ahimé, con efficacia virale, il contagio esiziale della banalità)

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25/06/2009

Come t'annacquo la prima prova (2)

Già li sento i paladini dell'innovazione internettiana plaudire al tema sui social network e new media.
Domanda: ma lo sapete che a conclusione dell'esame i pacchi dei documenti, verbali, compiti e quant'altro vada inviato all'Ufficio Scolastico Provinciale  vengono sigillati con la ceralacca? Sì, dico, con la ceralacca: usando la candela e il piattino con l'acqua.

Stamattina, da prof di letteratura italiana e latina e, nel contempo, blogger più o meno costante da sei anni a questa parte, mi sentivo curiosamente scissa. Da una parte il rito dell'esame, peraltro ormai spogliato della sua residua sacralità appunto di "rito di passaggio", con i fogli protocollo firmati uno ad uno dai commissari, la consegna preventiva dei telefonini, i verbali, le firme, le fotocopie delle tracce (e la fotocopiatrice doverosamente bloccata verso la fine del suo duro lavoro). Dall'altro titoli che inneggiavano all'innovazione e alla creatività, alla cultura giovanile, alla Rete. Per non peccare di eccessivo entusiasmo nei confronti del futuro, agli anonimi estensori delle tracce deve essere parso opportuno aggiungere fra gli argomenti l'accattivante "Innamoramento e Amore", con relativa citazione di Alberoni, il cui omonimo saggio viene presentato come edito nel 2009 (sbaglio, o la prima edizione risale al 1979?). Alberoni, per quanto mi riguarda, è il Mike Bongiorno della sociologia: qualunque cosa dica o scriva, ti fa sentire immediatamente al di sopra del livello di un professore universitario, il che, se vogliamo, può essere persino gratificante. Alla mia saggia collega di filosofia è parso sconsolante che nelle tracce manchino in pratica citazioni e riferimenti filosofici. In effetti sembra che a questo giro sia stato celebrato il trionfo della sociologia e della divulgazione giornalistica. Ma non solo.


La traccia di ambito socio-economico riguardava la creatività e l'innovazione. E va bene. La traccia di ambito tecnico-scientifico verteva, appunto, sui social network e sui new media. Siamo proprio sicuri che quest'ultima traccia, così com'è stata formulata,  riguardasse scienza e tecnica? In effetti si chiedeva di riflettere sui cambiamenti "sociali" che l'uso di determinati strumenti comunicativi comporta. Insomma: di scienza, per davvero, non si parla e, a ben vedere, anche gli aspetti tecnologici che sono sottintesi all'utilizzo della Rete sono lasciati assolutamente in ombra. Ancora una volta si prende atto che la cultura scientifica ( anche nei suoi aspetti epistemologici) non è patrimonio dei nostri giovani all'uscita della scuola secondaria di secondo grado. Però si presume che grossomodo sappiano che cosa sia facebook.

Da frequentatrice assidua della Rete, dotata di blog, account su Twitter, Facebook, FriendFeed, Anobii, LastFm e qualche altro social network che non ricordo, mi sono sentita piacevolmente sdoganata, senza contare che ho potuto millantare con i miei alunni la presenza fra i miei contatti di almeno un paio delle auctoritates citate nelle tracce (compreso il prof. De Kerchove la cui citazione fuori contesto rischiava di trasformarlo in un passatista, cosa che evidentemente non è). Che per una volta si ragioni dell'innovazione comunicativa in atto senza necessariamente demonizzarla mi pare senz'altro positivo, intendiamoci. Mi fa tuttavia una certa impressione che se ne parli in una circostanza che non è possibile immaginare più vecchia e arretrata di così: in una scuola dove il cambiamento fatica a farsi strada, dove i docenti più giovani sono condannati al precariato a vita indipendentemente dai loro meriti,  dove i fondi vengono tagliati, la didattica non si rinnova o, se prova a farlo, lo fa in un modo raffazzonato e improvvisato ... e per di più durante lo svolgimento di un esame ormai superato nelle modalità e nelle finalità, che poco ha a che fare con l'esperienza quotidiana dei ragazzi,  comunque costretti a vivere in un Paese per vecchi, che mortifica sistematicamente ogni sforzo orientato al cambiamento, governato da una classe dirigente gerontocratica, peraltro anche abbastanza ignorante. Ecco: in una parola, le tracce di oggi mi sono sembrate ipocrite, un tentativo poco riuscito di rincorrere i giovani su quello che presumibilmente dovrebbe essere il loro terreno, di facilitare e assecondare la loro prevedibile tendenza al luogo comune e alla chiacchiera in scolastichese. Approfondimento, poco. Bla bla modaiolo, fin troppo.

(Una notazione personale. Qualche giorno fa ho postato su Facebook l'immagine del quadro di Ensor "L'entrata di Cristo a Bruxelles", intitolandola "L'entrata di Cristo in Facebook". Un mio studente mi ha chiesto se poteva citarla in questi termini. E un altro mi ha confessato di essersi in parte ispirato al mio post di ieri sera. Mi auguro di non avere troppe responsabilità per quello che uscirà fuori da queste impreviste relazioni educative via Rete)
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25/06/2009

Come t'annacquo la prima prova (1)

Divertiamoci a fare le pulci alla Prima Prova e cominciamo con un'occhiata alle cosiddette "consegne".

Esame di Stato, anno scolastico 2008 - 2009

TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”
(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)
CONSEGNE
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», interpretando e confrontando i documenti e i dati forniti.
Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell'«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.
Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.


Esame di Stato, anno scolastico 2007 - 2008 (e tutte le edizioni precedenti)


TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”
(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)
CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano.

Se scegli la forma del  “saggio breve”,  interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).

Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo.

Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo’.

Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

 

Notate le differenze? Per quanto riguarda la redazione del cosiddetto "saggio breve", quello che si richiede quest'anno è, in pratica, la stesura di un temino generico: non è prevista da parte dello studente la scelta della destinazione editoriale, ovvero una riflessione del candidato sulla diversità dei registri linguistici implicati da differenti destinatari, E' intutivo che, nel caso di una scrittura saggistica,  tono e  lessico varieranno, anche in modo significativo,  se ci si rivolge, per dire, a studenti del liceo, a un pubblico indifferenziato, a una platea di specialisti. Poco male, direte. Ma ricordiamo che questa tipologia di prova è stata a suo tempo introdotta proprio per evitare la genericità di una scrittura ibrida ed irreale come quella del tema tradizionale. Perché sì: un temino scolastico è una cosa, un "saggio" breve un'altra, un articolo di giornale un'altra ancora. Io credo che l'omissione sia dovuta semplicemente alla fretta e all'approssimazione: come se ci si fosse stancati di credere ad una pratica didattica mirata ad un articolato "curriculum di scrittura" (pratica che l'introduzione dell'articolo di giornale e del saggio breve fra le tipologie di testi oggetto di prova doveva in qualche modo incoraggiare) e nella consapevolezza che i professori di italiano non sono, in genere, né giornalisti né saggisti, si sia ritornati di fatto, distrattamente, ai santi vecchi.

Chiamatelo "saggio breve", se vi va, ma se non si dice a chi  sia indirizzato e perchè, si trasforma inesorabilmente nel vieto tema scolastico
. Tutti sono rassicurati: gli studenti che smetteranno di giocare agli "esperti", i professori che non proveranno imbarazzo nel correggere prove velleitarie ipoteticamente indirizzate alle destinazioni editoriali più incredibili (dal cosiddetto "fascicolo scolastico di ricerca e documentazione" - dicitura misteriosa che nessuno ha mai capito cosa significasse in realtà - alla rivista Le Scienze - se non addirittura Nature - , passando per Focus, il libro di testo per gli alunni del biennio, la raccolta di saggi di livello universitario) e che, in prospettiva, potranno tranquillamente evitare ogni sforzo per ragionare in termini di "didattica della scrittura"( lo fanno già in molti, ma ora non sono più tenuti nemmeno a sentirsi in colpa). Resta il cosiddetto "articolo di giornale" ... ma si può sempre ricorrere alla facile scappatoia del "giornalino scolastico", come possibile destinazione, e uno sconosciuto studente liceale non si sentirà in obbligo di  fingersi un premio Pulitzer (oddio, potrei citare almeno un paio di testate nazionali che, in quanto a dilettantismo, non hanno niente da invidiare a nessuno, e che quindi si prestano ottimamente alla necessità, ma evitiamo).
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24/06/2009

La "maturità" nell' era di Facebook

I telegiornali hanno trasmesso i loro usuali servizi fotocopia sugli Esami che domani cominceranno. Immagino che moltissimi studenti siano, come sempre accade, a caccia di improbabili anticipazioni sui titoli  della prova di Italiano. Il Ministro ha fatto i suoi auguri e ha pronunciato pubblicamente le solite paroline di raccomandazione e consolazione. Io, per quanto mi riguarda, sono reduce da uno straordinario tour de force su Facebook e Gmail per correggere e discutere con i miei studenti i loro lavori di ricerca e approfondimento. E fra una tesina e l'altra leggevo un istruttivo saggio, "Nati con la Rete. la prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l'uso" di John Palfrey e Urs Gasser.  Checché ne pensi Luca Sofri (autore dell'introduzione all'edizione italiana, con il quale ho avuto un'interessante discussione sui cosiddetti "nativi digitali" proprio qui, su Contaminazioni), si tratta di un testo problematico, non semplicemente entusiastico,  che sottolinea sia le straordinarie potenzialità della Rete, sia i pericoli che un uso acritico e non meditato dello strumento Internet può comportare tanto per i cosiddetti nativi quanto per gli immigrati digitali come noialtri (assai interessantii, da questo punto di vista, i capitoli sulla sicurezza e sulla privacy).

La Rete è un meraviglioso strumento di aggregazione e un infinito contenitore di informazioni. Ma la buona  qualità dei rapporti che si costruiscono in questo ambiente e dei materiali che il Web ospita, naturalmente, non è automatica. Sembra un'affermazione lapalissiana ma a volte ho l'impressione che in alcuni l'entusiasmo faccia velo allo spirito critico, mentre ad altri una diffidenza preconcetta giochi pessimi scherzi. I cambiamenti vanno governati, non subiti. Certo, possiamo lasciare i nostri figli e i nostri studenti soli davanti allo schermo dello computer: prima o poi  ne tireranno fuori qualcosa di buono, anzi, con tutta probabilità, alcuni di loro lo  stanno già facendo. E tuttavia, leggendo per esempio le pagine di "Nati con la Rete" dedicate a Wikipedia, sono stata colta da un pensiero fulminante: i contenuti che rendono attendibile e autorevole un lemma qualsiasi della geniale enciclopedia collaborativa da dove provengono? E, cosa altrettanto importante, come si forma quella capacità di discernimento e di critica che permette ad un utente qualsiasi della Rete di individuare le informazioni corrette fra gli innumerevoli risultati proposti dall'algoritmo di Google?

Esiste una differenza non da poco fra i tanti, giovani o più anziani, che si limitano a "scaricare" la prima cosa che sembra loro utile (o divertente) e chi affronta l'ambiente virtuale in maniera attiva e partecipata. La Rete dissemina intelligenza ma, ahimé, diffonde anche l'insanabile imbecillità che spesso contraddistingue l'umanità. Una volta c'erano i Bignami. Oggi una maggioranza poco accorta di ragazzini utilizza Internet come una sorta di Bignami formato gigante: non è certo l'utilizzo più indovinato, ma si tratta di un esito scontato se si continua a rispondere a nuove esigenze (ed emergenze educative) con un atteggiamento vecchio. Le "tesine interdisciplinari" e i "percorsi" che imponiamo ai nostri studenti sono la riedizione delle vecchie ricerchine che noi copiavamo dall'Enciclopedia dei Ragazzi o da "I Quindici". Non ci scandalizziamo se loro le scaricano da Internet: almeno non faranno fatica a copiare a mano.

Lascio scorrere lo sguardo sulla mia incasinatissima libreria e penso che no, non rinuncerei a nessuno dei libri che ho letto o che ancora devo leggere. Piuttosto posso provare a mettere in comune con altri l'esperienza culturale accumulata nel corso degli anni grazie alla lettura, utilizzando a questo scopo uno strumento veloce, collaborativo, flessibile. Posso dimostrare disponibilità nei confronti di nuove forme di relazione, accettando fra l'altro di ridefinire anche il mio ruolo di insegnante oltre gli angusti confini dell'aula scolastica. Posso tentare di  insegnare un metodo e, al tempo stesso, posso io per prima sperimentare e imparare, integrando le mie competenze (che, sia chiaro, non giudico affatto obsolete) con quelle necessarie ad interagire nell'ambiente virtuale. Posso, in una parola, mettermi in gioco.

Domani celebreremo per l'ennesima volta l'abusato rito dell'esame, quest'anno condito da moralistici richiami alla ritrovata serietà e plausi alla fine ingloriosa della cosiddetta scuola del lassismo (quella del '68, come ha ribadito serafica la Gelmini). E mentre la solita propaganda si trastulla con una poco credibile riedizione del maestro Perboni di deamicisiana memoria (quello che a un certo punto sbatte fuori dall'aula l'incorreggibile Franti), i nostri alunni si destreggiano come possono fra le nostre pretese abbastanza anacronistiche e le loro abituali frequentazioni virtuali, in genere poco meditate.

In questi ultimi giorni mi sono divertita moltissimo. Come racconto rapidamente nel post precedente a questo, ho mantenuto un contatto diretto e costante, via mail e via facebook, con la maggior parte dei miei alunni per revisionare i loro lavori e, se possibile, fornire loro informazioni e suggerimenti, senza tralasciare un sano e sdrammatizzante cazzeggio. L'ho chiamata, scherzosamente, "interessante interazione didattica". In realtà è semplicemente  accaduto perchè tutti noi utilizziamo abitualmente, senza tanto clamore, il social network per comunicare. Fa ormai parte delle nostre abitudini, di adulti e di giovani insieme: c'è poco da sperimentare, casomai è indispensabile utilizzare questo strumento con la stessa tranquillità con la quale, nelle aule, entrano ormai da anni lettori dvd e videoregistratori.

Quali sono state le osservazioni che mi hanno fatto più piacere? L'affermazione di un mio studente: "Ho usato Internet come una biblioteca multimediale, così come lei ci ha insegnato" e l'inusuale ringraziamento, a conclusione di tesina, di un altro: a Facebook, "un social network che è ormai diventato parte stessa del metodo di lavoro di noi studenti".




 


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17/06/2009

Sto sperimentando ...

un'interessante interazione didattica. Un'invasione di tesine e/o percorsi da parte dei miei studenti nella mia casella di posta, con correzione in tempo reale + commenti scherzosi riguardo l'intera faccenda sulla bacheca di facebook (persino uno studente che afferma: "Piergiorgio - Odifreddi n.d.r. - mi attizza"). Una classe virtuale semipubblica (si vuole aggiungere qualcuno dall'esterno? ben venga, così realizziamo in pieno la mia utopia della scuola "fuori di classe" e ... fuori di testa!). Beh, non male. E ancora non mi arrendo all'uso di msn!
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17/06/2009

Verrebbe da dire: andate a lavorare ...

... se non fosse che questa furibonda lite via blog è persino divertente: se le dicono di tutti i colori e se le danno (virtualmente, s'intende!) di santa ragione. Chi? Ma Luca Sofri, fiero paladino della consorte Daria Bignardi, e Marco Travaglio, con il suo consueto stile tagliente e provocatorio. Oggetto della disputa? La mai trasmessa intervista di Bignardi a Vauro e Beatrice Borromeo. Di seguito le puntate della telenovela blogghettara
Qui, la feroce difesa della moglie da parte di Sofri.
Qui la sarcastica risposta di Travaglio, che rilancia.
Qui una valutazione da parte di Beatrice Borromeo sul ruolo della Bignardi nella faccenda (Cosa ha combinato Daria Bignardi, perché sei arrabbiata con lei? Perché non ha fatto un cazzo).
Ovunque la blogosfera si spacca.


Dovete sapere che quando torno da scuola, dopo cinque o sei ore trascorse sulle vette del Parnaso, ho in genere bisogno del mio quarto d'ora di sana idiozia: e mi riprendo dagli sforzi intellettuali con una dose di soap (di Ridge e Brooke so praticamente tutto). La pausa estiva mi preoccupava: le repliche non mi accontentano. Ma vedo bene che il luccicante mondo del giornalismo italiano continuerà a garantirmi il consueto, rilassante, divertimento.
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13/06/2009

La privacy e la reputazione non hanno prezzo. E infatti, chi se ne frega?

Scusatemi tanto se, mentre in Rete ci si accapiglia sugli esiti potenzialmente nefasti dell'articolato riguardante Internet all'interno del disegno di legge sulle intercettazioni (ottima sintesi ne viene offerta su Punto Informatico), io mi soffermo su una problematica evidentemente marginale, legata non tanto alla minaccia che incombe sulla libertà di espressione di noialtri comunicatori via Web (almeno in apparenza), quanto al vissuto concreto della gente comune.

In effetti una violazione del copyright in un filmato pubblicato su You Tube o Facebook, anche se soltanto presunta, comporta la rapida rimozione del contenuto sospetto, qualunque ne sia l'origine o la finalità. Mi è personalmente capitato: sono stata costretta a rimuovere da Google Video almeno tre video didattici, dal momento che contenevano materiale protetto da copyright (ovvero frammenti di note canzoni a commento delle immagini), a seguito di relativa notifica da parte del team di Google. Francamente non mi sono strappata i capelli, anche se mi pare abbastanza risibile che un pezzettino di una canzone di Mika usato come sottofondo alla presentazione  degli indirizzi di un oscuro liceo di provincia rappresenti questo immedicabile danno al diritto d'autore. Ma tant'è, si sa che la legge va rispettata e di fatto l'avevamo violata.

Ma ipotizziamo un altro scenario: un video diffamatorio su un perfetto sconosciuto, magari minorenne (e quindi vittima inconsapevole di uno strisciante cyberbullismo),  o ancora un gruppo di buontemponi su facebook che insultano un malcapitato esposto al pubblcio ludibrio con tanto di foto scattata a sua insaputa. Provate a segnalarli, usando l'apposito tastino, vero monumento all'ipocrisia. Passano i giorni, le settimane, i mesi: nessuno rimuove nulla. Puoi consumarti il dito ripetendo compulsivamente la segnalazione. E non esiste uno straccio di mail, su Youtube o Google o Facebook, che ti permetta di contattare direttamente un responsabile. Ovvio: esiste la possibilità di denuncia alla polizia postale. Eppure non sempre è una strada praticabile o opportuna, almeno in prima battuta, per i più svariati motivi: ad esempio per tutelare la vittima, che magari non si è accorta di niente, e quindi per evitare contraccolpi psicologici, ovvero che il rimedio sia peggiore del male; oppure perché prima di rovinare un ragazzino con una denuncia, preferiresti fargli capire in altro modo che ha sbagliato.
In ogni caso, occorrerebbe monitorare a priori l'esistenza di contenuto del genere che fra l'altro scatena la dubbia fantasia dei commentatori (di ogni età), se non altro perché comunque la segnalazione può arrivare con notevole ritardo, dopo mesi dall'avvenuta pubblicazione del contenuto diffamatorio, quando il danno è già stato fatto, e da tempo.

Ne parlavamo a scuola qualche giorno fa e naturalmente la reazione di qualche collega non particolarmente esperto di scenari digitali è stata drastica: "Sarebbe meglio oscurare tutto". Ecco quindi il nesso con tematiche più ampie, quelle stesse tematiche alle quali accennavo in apertura di post. Il bavaglio alla Rete che la blogosfera politicamente più accorta giustamente paventa ed esecra trova la sua giustificazione propagandistica nelle quotidiane violazioni alla privacy e alla reputazione che l'idiozia della plebe pratica.  Date ad un adolescente (ma anche a qualche maggiorenne privo di criterio) un telefonino e un computer senza controllo e  rischiate di trasformarlo in un'arma letale. L'adulto spaventato, genitore o educatore che sia, preferirà azzerare anche il buono che in Rete esiste, pur di non correre rischi. D'altra parte, per dire, Facebook o You Tube dimostrano di preoccuparsi più del diritto d'autore che dell'onorabilità degli anonimi cittadini: chissà perché.

Io non sono una tecnica, e non so se sia effettivamente possibile studiare delle soluzioni accettabili in grado da un lato di non castrare irrimediabilmente il diritto di espressione e di libera opinione, dall'altro di evitare il gran numero di abusi che di fatto l'anarchia della Rete consente. Mi piacerebbe confrontarmi su questo tema con qualcuno che lavori sul campo, magari nell'ufficio legale in Italia dei network multinazionale più noti: ma sono personaggi sconosciuti e irraggiungibili per gli utenti comuni come la sottoscritta, al punto che sono arrivata a dubitare della loro esistenza. Quando mi ritroverò a fronteggiare situazioni come quelle che ho descritto, continuerò ad insistere, ma senza grandi speranze, con il tasto "segnala". 


postato da floria1405 alle ore 23:03 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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|categoria: tecnologia, internet, comunicazione, giovani, censura, web 20, youtube, facebook




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Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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