Qui in Toscana siamo messi benissimo. Ovvero, tanto per chiacchierare di cultura locale e legami con il territorio, noialtri abbiamo Dante, Petrarca e Boccaccio, così, per gradire. E poi possiamo affiliarci tutti i boss della italica cultura che, nel corso dei secoli, volenti o nolenti, al toscano si sono piegati: da Ariosto a Leopardi, da Alfieri a Pascoli passando per Manzoni, fedifrago, che, pur essendo lùmbard, i panni, com'è noto, per necessità se li risciacquò in Arno.
Sia chiaro. Io non ho questo gran acume politico e ne sono consapevole. Prima di esprimermi su qualunque cosa, ci penso bene, mi documento e comunque, anche così, non escludo di sbagliare. Una cosa la so di sicuro. Il mio atteggiamento non è quello normalmente in uso nelle redazioni dei giornali e finanche nei blog, amatoriali o meno, commenti inclusi. Quello che conta è la rapidità. Arpionato lo scoop, qualunque esso sia e di qualunque qualità, buttarsi a pesce, rilanciare, polemizzare, ironizzare, smontare. Questa è la regola, le cui conseguenze possono essere dirompenti: perché, ovviamente, niente è più difficile da riconquistare della credibilità perduta, anche quando essa sia stata compromessa ad arte da qualche malevolo. E nel villaggio globale i pettegolezzi delle comari telematiche hanno, ahimé, l'andazzo della pandemia.
" Chi ha oggi un maggior spirito democratico? Colui che si accontenta, o chi non si accontenta dello stato di salute delle nostre democrazie?" E' questa la domanda che campeggia sulla copertina del bel saggio di Massimo L.Salvadori "Democrazie senza democrazia" (Laterza 2009, € 14.00). Libro agile, ben scritto, documentato ma non eccessivamente specialistico: da leggere e meditare senza preconcetti. Viviamo in una strana epoca: da un lato la democrazia di matrice liberale sembra celebrare ovunque i suoi fasti, accompagnata non di rado da una retorica trionfalistica via via sempre più in difficoltà nel nascondere i motivi di una profonda crisi di credibilità e condivisione; dall'altro i comuni cittadini vivono sempre più spesso un disagio profondo, l'inquietante sensazione di vedere i loro più elementari diritti, che si immaginavano stabilmente acquisiti, gradualmente e irriversibilmente erosi da poteri forti e incontrollabili, rispetto ai quali mancano validi strumenti di azione e reazione.
L'idea di una folla di prof con il coltello fra i denti, pronti a vendicarsi di bulli e somari grazie ai provvidi strumenti approntati per loro dalla serafica Gelmini nella sua crociata contro la scuola figlia del '68, mi turbava un po'. Più che altro, le lodi innalzate all'aumento delle bocciature e alla riconquistata serietà mi puzzavano di propaganda a buon mercato.
E' un tentativo di uscire dalle solite logiche. O una speranza, se preferite. Intanto, anche in Toscana ci stiamo organizzando (Io scelgo Marino. Toscana). C'è bisogno di contributi, suggerimenti, commenti, interventi. Facciamo Rete. Che ognuno di noi dia quello che può.
Giuro che non l'ho fatto apposta. Complici gli esami di Stato e il conseguente lavoro che hanno comportato, il blog languiva e il ranking su ShinyStat si era pericolosamente abbassato. Come ho avuto un po' di tempo, ho ripreso il mio abituale ritmo grafomane. E tuttavia, il ranking continuava a intristire. Finché, giusto ieri, cinque minuti prima di chiamare la famiglia a cena, presa da improvvisa ispirazione ho scritto un post piccino piccino, nemmeno così intelligente, sui megamanifesti catechistici in quel di Brescia. Bingo! Accessi in vertiginosa ascesa, impetuosa risalita del ranking, e nel misero giro di un paio d'ore.
Ecco, non è che voglio fare polemica a tutti i costi. Sia chiaro: massimo rispetto per ogni credo. Ma proprio non mi riesce capire perché il cosiddetto "bus ateo" a Genova è stato ritenuto tanto scandaloso e provocatorio, mentre i megamanifesti a Brescia che inneggiano al messaggio evangelico "utilizzando le più moderne tecniche comunicative"(?) suscitano l'entusiasmo mistico del TG5. Va bene che siamo un paese cattolico, ma visto che nel famoso messaggio "La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne abbiamo bisogno" non c'era niente di offensivo, blasfemo o particolarmente irritante per chi non condivide, non si capisce perché ai non credenti non vengano offerte le medesime possibilità di farsi pubblicità. E comunque è triste che la teologia sia ridotta a una faccenda di marketing.
Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli? "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno) è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".
(una dedica speciale ad Alex Badalic, per pagare un vecchio debito, visto che nel suo a Copywriter's Blues mi ha ricordato come una sua amica un po' bluesy: e in quale contesto poi! in un post su Rick Danko e Paul Butterfield). Contaminazioni
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Lorenza Boninu