contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
30/07/2009

Qui in Toscana siamo messi benissimo ... in Italia un po' meno

Qui in Toscana siamo messi benissimo. Ovvero, tanto per chiacchierare di cultura locale e legami con il territorio, noialtri abbiamo Dante, Petrarca e Boccaccio, così, per gradire. E poi possiamo affiliarci tutti i boss della italica cultura che, nel corso dei secoli, volenti o nolenti, al toscano si sono piegati: da Ariosto a Leopardi, da Alfieri a Pascoli passando per Manzoni, fedifrago, che, pur essendo lùmbard, i panni, com'è noto,  per necessità se li risciacquò in Arno.

Ma lasciamo perdere queste piacevolezze campanilistiche. Signori, l'emendamento proposto dalla Lega  si collega al famigerato (ma non altrettanto famoso, evidentemente) disegno di legge Aprea, in discussione in queste calde giornate estive. Del suddetto disegno Aprea qualcuno di coloro che si strappa le vesti
per l'attentato leghista all'integrità nazionale sa qualcosa? Perché, come autorevolmente ha scritto Tuttoscuola, si rischia altrimenti di guardare il dito dimenticando la luna.

Io devo ancora capire il senso vero della proposta leghista: vogliono smarcarsi dall'Aprea? oppure è un diversivo per far sì che la riforma (e magari una riforma persino peggiore di quella proposta da Aprea) sia alla fine approvata più velocemente e fatta passare per la salvezza rispetto ai nefandi attacchi leghisti? Ma lo sapete che cosa mette in discussione il progetto Aprea? Nientepopodimeno che l'integrità della scuola pubblica, le modalità di reclutamento dei docenti, la carriera, etc etc

In ogni caso mi sono fatta l'idea che si voglia, forse, buttare a mare l'iniziativa Aprea (che nel corso della discussione in Commissione aveva subito diverse modifiche e vari ridimensionamenti) per propinare alla scuola italiana un altro bel piattino preparato  da Gelmini con l'avallo della Lega. Mi spiegate altrimenti il senso di queste parole di Cota, che stempera così la polemica (forse mai nata davvero) con il MInistero:
«Sono assolutamente d'accordo con il presidente Cicchitto. Le proposte di riforma della scuola le deve fare il ministro Gelmini e non devono essere affidate a estemporanee proposte anche se provenienti da presidenti di Commissione»? Estemporanee? E' più di un anno che si discute del disegno Aprea ... anche se nell'indifferenza dei mass media comunque orientati (e quindi nella perfetta assenza di dibattito davvero pubblico e consapevole). Insomma, attenzione: c'è dietro qualcosa di più sottile del solito razzismo che è troppo facile attribuire in automatico ai leghisti.

Staremo a vedere.
postato da floria1405 alle ore 23:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: politica, scuola, razzismo, attualità, gelmini




27/07/2009

Non sperate di liberarvi dei libri: qualche riflessione sugli ebook

Vi dirò, la scelta di Amazon di cancellare dai terminali Kindle dei clienti proprio i testi di Orwell per imprecisate ragioni di copyright (una cosa parecchio orwelliana, come nota opportunamente il Corriere), nonostante le scuse, mi ha parecchio inquietata. Sarà che proprio in questi giorni stavo leggendo l'ultimo d Umberto Eco, "Non sperate di liberarvi dei libri", una conversazione con Jean Claude Carrière a cura di Jean Philippe de Tonnac, e che pur non potendo vantare la competenza da bibliofili dei due illustri interlocutori, ho riconosciuto nelle loro parole lo stesso feticismo dell'oggetto libro che mi anima (e che in fondo anima ogni vero, appassionato lettore). Non è che io tratti particolarmente bene i libri che ho (e del resto nessuno è particolarmente prezioso): sono ammucchiati ovunque, gratificati da strati più o meno alti di polvere, ma non riesco proprio a concepire l'idea di liberarmene, nemmeno di quelli più vecchi, meno interessanti, o superati. E' un'interessante perversione. Ad esempio non sono capace di leggere libri presi in prestito, con l'idea di doverli prima o poi restituire: il libro deve essere "mio", a disposizione in ogni circostanza, debitamente maltrattato e spiegazzato. Ma lasciamo perdere.

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di ebook, appunto. Solo due esempi: Data Manager Online ha messo a disposizione dei suoi lettori un entusiasta e documentatissimo approfondimento, "Ebook:  né Carta né Web", che per certi versi sfiora l'estasi visionaria. Garamond ha pubblicato online, sotto forma ovviamente di ebook, l'intero dibattito sull'argomento "Ebook a scuola" che si è tenuto su Facebook fra gli iscritti al gruppo "Garamond: per l'innovazione nella scuola" (ci sono anch'io!). Non troverete nessuno, o quasi, in Rete che non sia innamorato, a prescindere, dell'idea del libro digitale: è il feticcio del momento, l'oggetto del desiderio, la sfida cognitiva più alla moda. Sarà per questo che da queste parti pressoché tutti i recensori del testo di Eco e Carriére lo hanno interpretato nel modo più riduttivo, come un attacco passatista al nuovo che avanza, attacco condotto in nome di uno snobismo bibliofilo in perfetto stile antico regime (vedi ad esempio questo commento di Roberto Maragliano). Insomma un caso pressoché esemplare di "apocalittico" messo in croce dai cosiddetti "integrati".

Ma Eco è anche quello che anni fa coordinò il grande sforzo di Encyclomedia, una vera miniera di materiale digitale e multimediale sull'età moderna dal Cinquecento all'Ottocento: che tuttavia io non posso più consultare sul mio Mac (e mi dava qualche problemino anche con Windows XP) ... e in effetti con molta della roba che ho accumulato nel corso degli anni su supporto elettronico ho medesime difficoltà (esito a buttar via tutti i miei floppy, ma dovrò decidermi, prima o poi). Ovvero: Eco non è un attardato professore che frequenta solo incunaboli e non sa come si accende un pc; quando riflette sulla fragilità delle memorie digitali, continuamente messe sotto scacco dall'evoluzione della tecnologia (più o meno manovrata dalla logica del consumo ad ogni costo) non parla a vanvera. Encyclomedia no, non la posso consultare: ma la mia vecchia traduzione cartacea dell'Iliade, ormai vetusta, sì. Persino sulla spiaggia, per dire.

Ma la vera questione non è poi questa. Il libro (di carta) è un libro. L'ebook non è un libro. L'ebook può essere altro, e non ne voglio mettere in discussione l'eventuale validità, ma non si può ragionevolmente pensare che possa sostituire l'impatto cognitivo ed educativo del libro tradizionale. E' come dire che guardare il film ti esenta dal leggere il libro da cui il film medesimo è tratto: siamo ormai tutti abbastanza smaliziati per capire che letteratura e cinema si affiancano, si integrano, si ibridano, ma  l'uno non può sostituire in toto l'altra. Non si capisce perché anche in questo caso non dovrebbe essere lo stesso.  "Non sperate di liberarvi dei libri", per l'appunto, parla di libri: e non solo, se non marginalmente, di cultura libresca vs cultura digitale. Francamente non capisco tutta questa smania di buttare al macero i contenuti delle nostre librerie in nome dell'innovazione ad ogni costo, attaccando con virulenta polemica chi semplicemnete dichiara il suo amore per le pagine di carta. E questo slancio profetico è sbandierato senza riflettere adeguatamente su quello che potremmo perdere o rischiare (vedi il caso del Kindle che citavo a inizio di post: a voi piacerebbe che qualcuno controllasse o indirizzasse in remoto le vostre letture? L'episodio, in definitiva, spalanca uno scenario di questo genere).

Attenzione. La strada non è così lineare. Il ritorno del vinile accanto all'Ipod, per esempio, non è dettato solo dalla smania di alcuni fanatici nostagici di scricchiolii e fruscii: il fatto è che la riproduzione analogica della musica è migliore rispetto alla compressione digitale. Tanti cominciano ad accorgersene.  E se anche la lettura su carta fosse qualitativamente migliore rispetto all'interattività, alla multimedialità etc etc,  di solito associate all'idea dell'ebook? Per esempio garantisce una concentrazione e un approfondimento concettuale forse destinati altrimenti a smarrirsi. E questa perdita sarebbe un bene? Un male?

Comunque sia,  vi consiglio il libro di Eco e Carriére, anche se di ebook non vi frega niente. Soprattutto se non ve ne frega niente. Ci troverete altro: un piccolo assaggio di storia del libro che si fa storia della cultura.




postato da floria1405 alle ore 23:44 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, libri, scienza e tecnologia, intersezioni culturali




25/07/2009

Buttare m...a nel ventilatore (sentendosi nel contempo buoni cristiani)

Sia chiaro. Io non ho questo gran acume politico  e ne sono consapevole. Prima di esprimermi su qualunque cosa, ci penso bene, mi documento e comunque, anche così, non escludo di sbagliare. Una cosa la so di sicuro. Il mio atteggiamento non è quello normalmente in uso nelle redazioni dei giornali e finanche nei blog, amatoriali o meno, commenti inclusi. Quello che conta è la rapidità. Arpionato lo scoop, qualunque esso sia e di qualunque qualità, buttarsi a pesce, rilanciare, polemizzare, ironizzare, smontare. Questa è la regola, le cui conseguenze possono essere dirompenti:  perché, ovviamente, niente è più difficile da riconquistare della credibilità perduta, anche quando essa sia stata compromessa ad arte da qualche malevolo. E nel villaggio globale i pettegolezzi delle comari telematiche hanno, ahimé, l'andazzo della pandemia.

Le rivelazioni del Foglio sui presunti illeciti amministrativi perpetrati da Ignazio Marino quando lavorava per l'Università di Pittsburgh e per il collegato centro trapianti di Palermo sembrano esattamente di questa specie: della serie buttiamo un po' di merda dove capita, qualcosa resterà (e sarebbe interessante conoscere la fonte della lettera dell'Università di Pittsburgh, lettera che, pare, già da qualche tempo circolava per le redazioni dei giornali come una sorta di mina vagante sulla strada precongressuale di Marino). Ovviamente tutti si sono immediatamente  lanciati in spericolati commenti (figurarsi se i giornali di destra, con tutto l'imbarazzo che provano nel gestire le note faccende del premier, si lasciavano sfuggire la ghiotta occasione) e numerosi sono quelli che hanno sposato entusiasti il facile detto: "ahaha, l'avevo detto io. eccolo qui, il moralista d'accatto, a suo tempo sputtanato per 8000 dollari di rimborsi taroccati (5000 euro, no dico, vi rendere conto della cifra?)": non ultima la gentile Paola Binetti che si lancia in complicate argomentazioni in cui si dice e non si dice (o non c'era Qualcuno che ordinava di dire Sì se è Sì e No se è NO? Senza contare le travi e le pagliuzze già giustamente evocate da Gilioli ...), per concludere che insomma, quasi quasi sarebbe meglio che Marino ritirasse la sua candidatura (non vorrei dire ma questa sua intervista ha quasi il sapore dell'avvertimento) . Mmmm, pochi coloro che hanno sospettato del tempismo: Marino presenta il programma, e voilà, primi strali velenosi, velenosissimi.

Ora, non è che da queste parti si voglia per forza giocare all'avvocato difensore di Ignazio Marino. Mi pare che, in ogni caso, la sua risposta sia esauriente (vedi anche qui), anche se naturalmente c'è chi scuote la testa non convinto, ma si tratta di gente che, una volta trovato l'appiglio, non si convincerebbe nemmeno di fronte all'evidenza.  E, valutate le varie argomentazioni in campo, pro e contro Marino, mi pare anche che la diagnosi più esatta sia questa (da Affaritaliani.it):

Una vicenda che, letta la lettera di "allontanamento" scritta dall'ospedale americano al famoso trapiantologo e ascoltate le spiegazioni del medesimo, ha tutto il sapore di una bufala. Magari ci sbaglieremo ma non è credibile l'idea che Marino si sia sputtanato per 5 mila euro di note spese taroccate quando amministrava 20 milioni di euro in spese correnti annue e gestiva appalti da 100 miliardi di vecchie lire interfacciandosi con aziende paramafiose.

Molto più verosimile che sia un documento estrapolato e burocratico dentro una chiusura di rapporto che divenne estremamente dialettica, come spesso accade in questi casi, per volontà del professore che aveva deciso di lasciare accettando le offerte della concorrente università di Philadelphia
. Ha tutta l'aria, insomma, di essere un siluro precongressuale quello consegnato a Il Foglio (che peraltro ha fatto bene a pubblicarlo, visto che circolava nelle redazioni e ammorbava). Un boccone avvelenato di quel filone della lotta politica sempre più invalso in Italia che Rino Formica definì "buttare merda nel ventilatore", verso un uomo che, evidentemente, per il suo profilo personale e professionale fatto di competenza e merito (e dunque di indipendenza), per le sue posizioni ideologiche ed etico- filosofiche controcorrente (vedasi il caso Englaro), per la sua piattaforma programmatica, per gli equilibri che sposta nel Pd, nel Centrosinistra, nella politica italiana, nei palazzi del potere, è temuto ed esorcizzato.

Sembra un marziano, Marino, nell'Italia politica di oggi. Dalle potenzialità dirompenti. Che, forse, a parere di avversari nascosti nell'ombra va stroncato nella culla prima che faccia danni. Questa è, a pelle e viste le carte, la nostra sensazione e la nostra congettura. Seguiremo gli sviluppi e daremo massima informazione, pronti a ricrederci e a scusarci con i lettori se, popperianamente, la nostra verità verrà falsificata.

(P.S. Chiunque passi di qui, se lo ritiene opportuno, prima di lanciarsi nel consueto sport del commento immediato a quello che scrivo, per una volta mi faccia il piacere: segua i link e li metta a confronto, come ho fatto io prima di sceglierli e di inserirli come parte decisiva dell'argomentazione).
postato da floria1405 alle ore 15:00 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
|
|categoria: politica, giornalismo, ignazio marino




22/07/2009

Democrazie senza democrazia

" Chi ha oggi un maggior spirito democratico? Colui che si accontenta, o chi non si accontenta dello stato di salute delle nostre democrazie?" E' questa la domanda che campeggia sulla copertina del bel saggio di Massimo L.Salvadori "Democrazie senza democrazia" (Laterza 2009, € 14.00). Libro agile, ben scritto, documentato ma non eccessivamente specialistico: da leggere e meditare senza preconcetti. Viviamo in una strana epoca: da un lato la democrazia di matrice liberale sembra celebrare ovunque i suoi fasti,  accompagnata non di rado da una retorica trionfalistica via via sempre più in difficoltà nel nascondere i motivi di una profonda crisi di credibilità e condivisione; dall'altro i comuni cittadini vivono sempre più spesso un disagio profondo, l'inquietante sensazione di vedere i loro più elementari diritti, che si immaginavano stabilmente acquisiti, gradualmente e irriversibilmente erosi da poteri forti  e incontrollabili, rispetto ai quali mancano validi strumenti di azione e reazione.

Massimo L. Salvadori descrive bene la situazione: "Il cittadino politicamente attivo ha così ceduto alla figura del consumatore, il cui voto, la cui scelta fra gli schieramenti e il cui atteggiamento di fronte ai loro programmi si esprime nel dire "mi piace" o "non mi piace", "compro" o "non compro" sulla base, oltretutto, di una diffusa incapacità di comprendere quali siano gli ingredienti e gli effetti dei prodotti che vengono offerti" (pag. 65, grassetto mio).

Su questo aspetto mi vorrei soffermare. Il libro di Salvadori, per quanto breve, si basa su un'attenta analisi storica della nascita, dell'ascesa, dell'affermazione e della crisi del modello liberaldemocratico, a partire dal XVIII secolo fino a oggi. Non si creda che si tratti di puro sfoggio erudito. Il punto è che la conoscenza storica è fondamentale per comprendere le forze che oggi sono in campo: ad esempio, gli effetti pervasivi della demagogia, il potere delle oligarchie economiche, la personalizzazione della politica, la decadenza dei partiti politici di massa, l'influenza dirompente dei mass media, il logoramento quasi irreversibile degli strumenti di controllo e di indirizzo, la svuotamento dall'interno di quelli che sono i capisaldi dell'impostazione democratica.

La complessità angoscia. E' più facile ricorrere agli slogan, alle formulette che tutti, almeno in apparenza, comprendono con facilità. E' più sicuro ricorrere all'appiattimento del pensiero critico, un meccanismo che finisce invariabilmente nel trasformare l'individuo in uomo-massa, in cliente da blandire e persuadere, con la differenza che, in questo genere di contesto, la clausola "soddisfatti o rimborsati" non vale più di tanto: tornare indietro quando l'acquisto è stato incauto può risultare quasi impossibile. Oggi viviamo nella cosiddetta "età dell'informazione": ma mai come oggi l'nformazione appare manipolata, frammentata, difficile da verificare e confrontare. E non è una considerazione che riguardi solo i mezzi di comunicazione "mainstream": persino qui, nella Rete, nel luogo dove, almeno in apparenza, l'utente medio dovrebbe essere produttore "attivo" di critica e contenuti, si assiste da un lato a reiterati tentativi di imbavagliamento, dall'altro a una diffusione preoccupante, virale, di pregiudizi, sciocchezze, banalità. Insomma: la Rete non come arena del libero dibattito, ma sempre più spesso come specchio di una società culturalmente impoverita, pronta ad arrendersi entusiasticamente allo stupidario del primo ciarlatano populista in grado di scalare il gradimento del cosiddetto "popolo di Internet". D'altra parte l'assenza di proposte forti, di ideali definiti e fondati che forniscano una possibilità concreta di autoriconoscimento, apre per forza di cose la strada a qualsiasi suggestione demagogica (e su questo, in Italia, dovrebbero meditare soprattutto le forze di opposizione).

Ma queste considerazioni ci porterebbero troppo lontano. Per quanto mi riguarda, credo che ci sia necessità di recuperare non l'astrattezza di uno studio fine a se stesso, ma la consapevolezza approfondita della posta che è in gioco: ovvero la possibilità, per noi e per i nostri figli, di affermare compiutamente la nostra autonomia di soggetti liberi e pensanti, non manipolati, non asserviti. Da questo punto di vista, libri come questo sono indispensabili.
postato da floria1405 alle ore 23:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: politica, libri




21/07/2009

MI pareva che qualcosa non tornasse

L'idea di una folla di prof con il coltello fra i denti, pronti a  vendicarsi di bulli e somari grazie ai provvidi strumenti approntati per loro dalla serafica Gelmini nella sua crociata contro la scuola figlia del '68,  mi turbava un po'. Più che altro, le lodi innalzate all'aumento delle bocciature e alla riconquistata serietà mi puzzavano di propaganda a buon mercato.

In effetti, pare che le cose stiano un po' diversamente e che i numeri non tornino, almeno stando a questo timido articolo di "Repubblica", l'unico finora reperito sull'argomento, che afferma:

I bocciati agli esami di terza media sono appena lo 0,48 per cento. Durante l'estate 2008 se ne contarono un numero maggiore (lo 0,53 per cento), differenza che si accentua se si prendono in considerazione i dati relativi ai soli ragazzini delle scuole statali: 0,45 nel 2009, contro 0,53 del 2008. Anche sui bocciati al superiore le prime stime ministeriali parlavano di crescita, per scoprire più tardi che è vero il contrario: 13,8 per cento di bocciati nel 2008 e 13,6 quest'anno.

Sarebbe interessante ascoltare nuovamente le opinioni dei sedicenti esperti, nostalgici di Don Milani o suoi acerrimi avversari,  a suo tempo prontamente intervistati da giornalisti frettolosi, su queste cifre abbastanza diverse rispetto a  quelle sparate da un Ministero poco accorto.

Io me le spiego così:
a) la scuola italiana (pubblica), nel complesso, non è quella giungla che a più riprese è stata evocata da mass media e politicanti;
b) i professori non sono marionette e sanno benissimo che le bocciature non risolvono di per sé problemi strutturali che hanno ben altre radici e motivazioni;
c) a bocciar troppo, fra l'altro, ci si rimette il posto: siamo in una fase di tagli selvaggi e isterici, vengono accorpate finanche le quinte, se  scende sotto i venti alunni una classe rischia di essere cancellata senza se e senza ma (e gli alunni superstiti  costretti a spostarsi per chilometri e chilometri, se vogliono concludere il loro corso di studi).

Conclusione? Piantiamola di prenderci in giro.
postato da floria1405 alle ore 12:11 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: politica, scuola, società




20/07/2009

Yes, We Can. O almeno ci proviamo

E' un tentativo di uscire dalle solite logiche. O una speranza, se preferite. Intanto, anche in Toscana ci stiamo organizzando (Io scelgo Marino. Toscana). C'è bisogno di contributi, suggerimenti, commenti, interventi. Facciamo Rete. Che ognuno di noi dia quello che può.

Non è stato facile, per me, decidermi. Qualche giorno fa, su Facebook, mi chiedevo se valesse la pena di impegnarsi in modo più fattivo, al di là delle semplici dichiarazioni di principio, a favore di questa candidatura. E scrivevo:


Non so, davvero. Una vocina mi sussurra, insistente: "Lascia perdere. Torna ai tuoi libri, pensa alla scuola, ascolta la tua musica, non barattare la libertà di dire sempre quello che ti pare senza dovere niente a nessuno. Non ti infilare in logiche che non ti appartengono, che capisci poco e che non sapresti, con tutta probabilità, gestire". D'altro canto, sono così profondamente e irrimediabilmente disgustata da tutto quello che ci circonda, che rimanermene nel mio orgoglioso Aventino vagamente anarcoide comincia a sembrarmi poco morale. "Vivi nascosto" ammoniva Epicuro e invitava ad evitare i turbamenti inutili. Ma non c'è niente da fare: certe cose ti vengono a cercare ovunque tu ti rintani.

Credo che questo dilemma non sia solo mio. Quello che vedo è una gran quantità di persone comuni che avrebbero voglia di cambiamento, di contare qualcosa, ma che si scontrano di continuo con barriere almeno in apparenza insormontabili: schieramenti, logiche di partito, propaganda, autoreferenzialità di una classe dirigente (a tutti i livelli) ormai incapace di ascoltare altro che i propri balbettii.

Alla fine ho deciso che era necessario almeno provare. Augurandomi che le energie messe in moto in questa sfida non siano, una volta di più, accantonate, disperse, irrise.

(Vedi anche: Io scelgo Marino)
 

postato da floria1405 alle ore 10:42 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
|
|categoria: politica, personale, ignazio marino




19/07/2009

Guelfi e Ghibellini. Come ti faccio risalire il ranking

Giuro che non l'ho fatto apposta. Complici gli esami di Stato e il conseguente lavoro che hanno comportato, il blog languiva e il ranking su ShinyStat si era pericolosamente abbassato. Come ho avuto un po' di tempo, ho ripreso il mio abituale ritmo grafomane. E tuttavia, il ranking continuava a intristire. Finché, giusto ieri, cinque minuti prima di chiamare la famiglia a cena, presa da improvvisa ispirazione ho scritto un post piccino piccino, nemmeno così intelligente, sui megamanifesti catechistici in quel di Brescia. Bingo! Accessi in vertiginosa ascesa, impetuosa risalita del ranking, e nel misero giro di un paio d'ore.

Ecco qui: una può scrivere di argomenti che le sembrano interessanti, se non addirittura appassionanti: di libri, di musica, di rete, di scuola, di politica ... non se la fila (quasi) nessuno. Inciampa nella secolare diatriba fra guelfi e ghibellini e zac! d'un botto l'audience cresce in misura che assolutamente non era stata prevista. Ora, non voglio fare la parte dell'ingenua. Lo so che in Italia le cose vanno così e che siamo propensi ad accapigliarci su faccende che in altri paesi verrebbero giudicate assolutamente irrilevanti: d'altra parte su questi parapiglia in parecchi hanno fondato le loro fortune politiche. E tuttavia, nel mio piccolo,  mi mette un po' di malinconia constatarlo di persona.
postato da floria1405 alle ore 23:43 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: politica, blog, attualità, laicità




18/07/2009

Cristo, il marketing, gli autobus

Ecco, non è che voglio fare polemica a tutti i costi. Sia chiaro: massimo rispetto per ogni credo. Ma proprio non mi riesce capire perché il cosiddetto "bus ateo" a Genova è stato ritenuto tanto scandaloso e provocatorio, mentre i megamanifesti a Brescia che inneggiano al messaggio evangelico "utilizzando le più moderne tecniche comunicative"(?) suscitano l'entusiasmo mistico del TG5. Va bene che siamo un paese cattolico, ma visto che nel famoso messaggio "La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne abbiamo bisogno" non c'era niente di offensivo, blasfemo o particolarmente irritante per chi non condivide, non si capisce perché ai non credenti  non vengano offerte le medesime possibilità di farsi pubblicità. E comunque è triste che la teologia sia ridotta a una faccenda di marketing.

Amen.
postato da floria1405 alle ore 20:02 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
|
|categoria: cronaca, media e comunicazione, attualità, laicità




18/07/2009

Il blogger sciopero del 14 luglio è stato un po' patetico?

Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli?  "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno)  è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".

Più belle ancora le affermazioni di Brian Boitano: "(Michele Ficara)
ha ragione quando parla di un nuovo popolo di fedayn digitali , che hanno necessità di mostrare la propria (poca, a mio avviso visti i risultati delle ultime tornate elettorali) forza, in barba ai principi, assolutamente trasversali, di libertà digitali  per il quale web è nato, e che sta perdendo proprio per causa dell’incapacità della politica di incontrare le richieste dell’elettorato".

Insomma, visto che ho aderito, sarei, nell'ordine: una marionetta agli ordini di un capobastone (Gilioli, se non ho capito male), una fedayn digitale (dai, questa mi piace), una blogger sconosciuta in cerca di visibilità, una che non ha idee e che ha rimediato un espediente qualsiasi per il post del 14 luglio.

Mah. Non potrei aver aderito solo perché il ddl Alfano mi pare una bestialità? Non potrei aver aderito solo per amore di discussione, prima, durante e dopo (e infatti su facebook con qualcuno ho civilmente e proficuamente discusso)? Non potrei aver aderito solo per manifestare, in un modo che mi pareva accettabile, il mio piccolo, piccolissimo dissenso? E diamine: anche se non me lo ribadite con sussiego, lo so bene che non si tratta di uno sciopero "vero" (è un po' come quello degli studenti, ai quali puntualmente noi prof ricordiamo che il danno lo fanno solo a  se stessi, visto che non hanno potere economico. E loro, com'è ovvio, rispondono: "O.K. prof, ma allora come riusciamo a farci sentire?")!  Detto questo, per me è legittima ogni forma di pacifico confronto, nonché di accesa polemica, soprattutto se serve a disseminare la Rete di quella consapevolezza che talvolta manca fra i peones della cosiddetta "informazione dal basso". Appunto, la famosa e citatissima trasversalità.

Poi ha ragione Zambardino che coglie uno spunto importante di Guido Scorza: vediamo se da tutta questa frenesia può uscire
"una dichiarazione dei diritti del cittadino digitale. Un manifesto alto, da discutere senza bullshit di marketing e stipendi di funzionario da difendere. Dai, forza, che forse stavolta ce la facciamo a parlarci".

Post Scriptum (apparentemente) off topic.
Ora datemi pure della prof pignola. Ma sapeste quanto si fa drammatico il mio sconforto quando ritrovo nei post di chi sicuramente, per ruolo e mansioni, gode di ben altra visibilità rispetto alla sottoscritta (e la fa pesare) un bel numero di sciatterie ortografiche e contorcimenti sintattici di varia misura e entità. E sì che esiste anche un meritorio gruppo su facebook, intitolato "Un po' si scrive con l'apostrofo, non con l'accento"!
postato da floria1405 alle ore 16:58 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
|
|categoria: tecnologia, blog, internet, giornalismo, media e comunicazione, società, web 20, diritto alla rete, sciopero dei blog




18/07/2009

Blues e non solo - Treves Blues Band

(una dedica speciale ad Alex Badalic, per pagare un vecchio debito, visto che nel suo a Copywriter's Blues mi ha ricordato come una sua amica un po' bluesy: e in quale contesto poi! in un post su Rick Danko e Paul Butterfield).

I
n un'intervista a "Newsweek" del 6 ottobre 1997 a David Gates che gli chiede come si sente a parlare del suo periodo cristiano, Dylan fra l'altro risponde: "La verità per quanto riguarda il mio rapporto con la religione è questa: io trovo religiosità e filosofia nella musica. Non le trovo da nessun'altra parte ... Non seguo né rabbini, né predicatori, né evangelisti, niente del genere. Ho imparato più dalle canzoni di quanto abbia mai imparato da questo tipo di persone. Le canzoni sono il mio vocabolario. Credo nelle canzoni ["I believe the songs"] (Via Alessando Carrera " La voce di Bob Dylan - Una spiegazione dell'America" Feltrinelli 2001).

Oggi, in auto con mia figlia, ascoltavo "Nebraska" di Bruce Springsteen e improvvisamente mi sono sentita di affermare: "Mi togliessero la musica, mi toglierebbero un buon 30% delle ragioni che mi rendono la vita tutto sommato accettabile". L'altro 70%, per inciso, si divide equamente fra la famiglia, la scuola e i miei libri, in proporzioni variabili. Tutto il resto è accessorio.

Qualche giorno fa, ero al Rivellino di Piombino, ad ascoltare dal vivo la  Treves Blues Band (il resoconto della serata lo trovate qui, su piombino.blogolandia.it, grazie alla magistrale scrittura di Ale Melillo, assai più esperto di me sul tema). Come si conviene, ero seduta per terra proprio sotto il palco, e quindi mi sono goduta da vicinissimo la performance del Puma di Lambrate, aka Fabio Treves (armonica, voce), e della sua straordinaria band, il trascinante Alex "Kid" Gariazzo (chitarre, mandolino, dobro, lap steel, voce), l'incredibile Tino Cappelletti (basso, cori), lo straordinario, imprevedibile Massimo Serra (batteria, spoons, washboard). A prescindere dal fatto che mi trovavo davanti a un bel pezzo di storia della musica italiana (e non solo: andatevi a leggere, se non le conoscete, le vicende della band) e che la professionalità, unita all'eccezionale disponibilità verso il pubblico, durante e dopo l'esibizione, mi delizia sempre, è stato proprio il blues suonato dal vivo, per così dire in presa diretta,  a trasportarmi in quell'altrove che sempre la via di fuga della musica garantisce. Il fatto è che Fabio Treves, come il Dylan della citazione, "believes the songs", crede nelle canzoni, anzi "crede le canzoni". E si sente.

"Muddy Waters a Piombino, in una calda serata di luglio. Chissa cosa direbbe, lui. Ma il blues resta. Fra un paio di anni chi si ricorderà di quel signor nessuno che ha vinto il Festival di Sanremo?  A proposito, chi ha vinto il Festival? Ma Muddy Waters sarà ricordato anche fra due secoli" Così, più o meno, Fabione (come lo chiamano gli aficionados) a un certo punto del concerto. Ora, non voglio tirarmi addosso le ire delle ragazzine che ascoltano estasiate Marco Carta o Valerio Scanu. Alla loro età, confessiamolo, anch'io mi esaltavo per la robetta generazionale che il tempo, com'è giusto, ha spazzato via persino dai miei ricordi. La questione è diversa. Oggi sembra che non esista altro: le musichette ci perseguitano ovunque, mentre facciamo la spesa, nelle sale di aspetto,  quando prepariamo la cena con il sottofondo consueto dagli spot televisivi. La banalizzazione vittoriosa sul potere dionisiaco della musica vizia le nostre abitudini di ascolto. Apparentemente sembra un trionfo, in realtà è una sconfitta, se vogliamo anche abbastanza drammatica: la capacità trasgressiva della musica di evocare i demoni e gli angeli che si nascondono nel fondo di ciascuno viene semplicemente anestetizzata da un mainstream perversamente alla ricerca dell'omologazione della masse e della trasformazione degli individui in semplici consumatori.

Mrecoledì il pubblico si moltiplicava  man mano che il concerto andava avanti. La gente un po' scoglionata, occupata come di consueto nell'obbligatorio passeggio serale si fermava, incuriosita, all'entrata del Rivellino, e poi finiva per restare, catturata dalla magia del blues. E l'impressione era quella di navigare nel tempo e nello spazio, che ne so, al tempo del Delta Blues o del Chicago Blues, della Chess Record ... Robert Johnson, Charley Patton, Muddy Waters, Howlin' Wolf  e scusatemi se non vado avanti, ma la storia del blues è una vera epopea e io la sto ancora studiando. Prendete per esempio "Stone Fox Chase", una lunga collana di citazioni anni '60, magistralmente eseguita l'altra sera, che semplicemente dimostra come il cuore  pulsante di buona parte di tutto quello che è venuto dopo, anche di generi  apparentemente estranei, sia appunto il blues, potente, metamorfico, sensuale, ipnotico, a buon diritto vera "musica del diavolo".

Ecco, c'è un gran bisogno di occasioni come questa, e soprattutto di gente come Fabio Treves e i suoi eccezionali compari,  per scoprire e riscoprire che cosa la musica, una certa musica, sia stata in passato  e, soprattutto, che cosa  possa ancora essere in futuro: un ideale testimone consegnato alle nuove generazioni, perché i ragazzi non si lascino troppo sviare da chi li vorrebbe tutti uguali, anestetizzati, imbambolati davanti alle canzoncine usa e getta che la moda (sorella della morte, come ben sapeva Leopardi) impone.

E per ribadire,  chiudo con un video un po' particolare, scovato su Youtube: non una performance durante un concerto, ma una "lezione" di Fabio Treves ai ragazzini del Liceo Berchet di MIlano durante l'autogestione

(un grazie sentito a Ale Melillo per la foto)


postato da floria1405 alle ore 14:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: segnalazioni, musica, blues, bob dylan, piombino, treves blues band




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


Site search Web search

powered by FreeFind


Sottoscrivi il feed


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feedbox

Add to Technorati Favorites

Elfa Promotin

MigliorBlog.it

Enhanced with Snapshots
Per disabilitare SnapShot, cliccare su "Opzioni" nell'angolo destro in alto dell'anteprima del link

Posta

lboninu at gmail.com

Technorati Profile

Badges



Profilo Facebook di Lorenza Boninu

Un'occhiata fuori

Blog Aggregator 3.3 - The Filter

Links

>Skip Intro
After2000
Ali d'argento
Artaut
Bakis
Barbabianca
Blog Didattici
Blublog
Bookcafè by G.G.
Brodoprimordiale
Buba
Caporale Reyes
Captain's Charisma
Catepol 3.0
CenerAntola
Censura Rossa
Classico e Moderno
Cosette, Casette
Currenti Calamo
Daisy
Diego Petrucci' s blog
Donna Bissodia
E io che mi pensavo
Ecate
Elfluxusvomitato
Errore 404 - Uno strappo nella Rete
Eva Carriego
Far finta di essere sani
Gidibao
Giovy
Glob
Haramlik
heteronymos
I compagni del fuoco
Il Blog di Ivo Riccardo Forni
Il Gossip di Giulia
Il Mazziniano
Inconnuaubataillon
Korus
La torre di Babele
Letture e Riletture
Licenziamento del Poeta
Lipperatura
Lu
Madame de Bergerac
Maria Strofa
Marsilio black
Mauro Gasparini
Minimo Karma new
Momoblog
Nessun giorno senza una riga
Newbrigand
Paese d'ottobre
Pasta al tonno
Pesce Vivo
Peter Sauerkirsche
Phoebe
Pix & Stef
Placida Signora
Polenta e Cammelli
Remo Bassini
Roquentin
Schegge del Tempo
Senza Qualità
shymay
Sichiamamassimo ...
Sole Luminoso
Squonk
Succede@catepol (trasferito)
Temporalia
The Rat Race
Vaghe stelle dell'orsa (Caracaterina)
Venti gocce per tre
Vincenzo Russo
Webgol
Why Don't You Eat Carrots?
Yaub
ZetaVu
Zeus Blog
Zoro
[Quablog]

I miei spazi
Piombino su Blogolandia Contaminazioni Tumblelog
My Twitter Page
My Jaiku Page
Fuori di classe
La mia pagina su Last.fm
La mia libreria

Fortza Paris
Cut & Paste
Gilgamesh
Grande Onda
Squonk
Contaminazioni
YAUB
Maria Circassa

Strumenti
Accademia della Crusca
Roots Highway
Griseldaonline
Il Mestiere di scrivere
Il portale di filosofia
Il sito di Piergiorgio Odifreddi
Liber Liber
I Corsi del MIT
Osservatorio della ricerca
Punto Informatico
Risorse per classicisti
Origine - Scritture in movimento

La cassapanca delle vecchie cose

Partecipano

Contatori

visitato *loading* volte

Site Meter

Who Links Here

Contatore Sito
Bpath Contatore

Banner

GeoURL

Search For Blogs, Submit Blogs, The Ultimate Blog Directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Radioblog


Bob Dylan widget by 6L & Daxii