contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
19/07/2008

La cattiveria dell'italiano medio

Mi ero fermamente proposta di non scrivere niente sul caso di Eluana Englaro, perché sono  nauseata dal can can assolutamente strumentale che si è sollevato intorno alla questione. Tuttavia ho seguito commenti, discussioni, interventi e, com'è normale, anch'io ho la mia opinione in merito: ma è un'opinione che non vale nulla davanti al dolore concreto di una famiglia intrappolata in una situazione tanto difficile e, immagino, tormentosa. Quindi non merita di essere espressa.

Ma c'è qualcosa che mi ha colpito, forse solo perché, nonostante tutto, sono un'inguaribile ingenua: la cattiveria  di tanti, troppi piccoli uomini che non possono trattenersi dallo spalancare quella specie di fogna che hanno al posto della bocca e vomitare tutta la loro meschinità. Senza possibilità di catarsi. Non mi riferisco ai vip, che siano politici, cardinali o semplici opinionisti: quelli fanno il loro mestiere, che spesso è uno sporco mestiere. Di loro parlerò a fine post. Penso a tutti quelli che di fronte a una tastiera e a uno schermo non sentono la minima vergogna, non hanno alcun scrupolo: gente che accusa il padre di Eluana di avere magari inconfessabili interessi economici o ipotizza innominabili dietrologie; tutti quelli che hanno la verità in tasca e la brandiscono come un'arma impropria; i tanti che si sentono già santificati, che immaginano di avere un filo diretto con Dio e, se potessero, con quello impiccherebbero chi non la pensa come loro. Gente che non conosce misericordia o perdono e che evidentemente ignora il Vangelo, perché altrimenti ricorderebbe quelle frasette che una volta si insegnavano al catechismo, tipo "chi è senza peccato, scagli la prima pietra" o, ancora, "non giudicare se non vuoi essere giudicato". E anche chi, dall'altra parte, usa il pretesto di Eluana per dare libero sfogo al proprio anticlericalismo di bassa lega o all'antipatia che nutre, che ne so, per Ferrara o Berlusconi.

E' lecito pensare qualsiasi cosa, ci mancherebbe: che la sentenza sia giusta o sbagliata, che la vita sia sacra sempre e comunque, oppure che certe condizioni non siano vita, che in un'analoga situazione le nostre scelte sarebbero diverse o simili a quelle della famiglia di Eluana. Ma la violenza, per quanto solo verbale e spesso mascherata da un'untuosa e farisaica (ma questi, lo sapranno chi erano i farisei?) ipocrisia, ecco, non è sopportabile.

Tanto più che spesso si confondono i termini (chi di noi è esperto di "stato vegetativo permanente", di procedure di rianimazione, o davvero si è fermato a riflettere sulla differenza fra "eutanasia" e "accanimento terapeutico", oppure conosce la legislazione in vigore altrove su questi temi?) e non si riesce ad ammettere che la nostra ignoranza è pilotata, che siamo spinti a parlare di cose di cui sappiamo solo quello che altri vogliono che noi sappiamo, che davvero bisognerebbe avere il buon senso, tutti, di fare un passo indietro e riconoscere, molto semplicemente, che per nostra fortuna ignoriamo quello di cui ci picchiamo di discettare in modo così convinto e intollerante. Che la triste vicenda di Eluana meriterebbe, a questo punto, un po' di silenzio e di rispetto e che, casomai, bisognerebbe discutere seriamente e serenamente, senza pregiudiziali ideologiche, di un sistema di regole che garantisca i cittadini, rispettando nel contempo i loro personali convincimenti.
 .
Naturalmente per tutto questo c'è una ragione: qui in Italia abbiamo l'abitudine di trasformare ogni problema in scontro sui massimi sistemi, di assolutizzare, a parole, idee e convincimenti, laddove nella pratica siamo poi pronti a qualunque porcheria. E la nostra classe dirigente, che ne è perfettamente consapevole, ci gioca su, solletica i bassi umori, ci distrae con proclami e slogan sui sacrosanti principi e intanto cura con soddisfatto cinismo  il proprio ingiustificato (perché dietro non c'è niente: né cultura, né senso di responsabilità, né vera coerenza morale) potere.

P.S. Per una volta mi trovo in assoluto accordo con quello che scrive sull'argomento Filippo Facci

Aggiornamento: via BlogBabel (lo vedete che serve!), ho scoperto questa storia e questa bella lettera. L'autrice, evidentemente, parla con piena cognizione di causa e con un tono ben diverso rispetto ai tanti che si sono sentiti in dovere di esprimere, e pure con una certa protervia, la loro (non richiesta) opinione.

Cito dalla lettera di Marina Garaventa (sottolineatura mia):
Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l'ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?
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|categoria: politica, diritti umani, attualitĂ , societĂ , sanitĂ , laicitĂ 




18/07/2008

BlogBabel

Insomma, io sono contenta che BlogBabel abbia riaperto. MI mancava. E poi è uno strumento. Non sarà perfetto, ma serve. A tener traccia. A scoprire nuovi blog. Nuovi spunti. Poi, da blogger di antico corso, so benissimo che l'utopia non abita più qui. E allora? Vedete altrove qualche traccia di vera, inossidabile purezza?
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|categoria: blog, internet, classifica, web 20




17/07/2008

Campagna contro le distorsioni della pubblicità e l'incultura diffusa dagli spot

Visto che i ragazzini sono autorizzati a pensare che la musichetta di questo spot sia giusto un jingle creato per l'occasione (come lascerebbero intendere  i commenti  su You Tube), provvedo a fare chiarezza. No, dico, come ex ragazza degli anni Settanta, quel biondone obeso con la vocina da eunuco che esce fuori da un' ostrica di plastica pensando di essere la Venere del Botticelli mi fa proprio senso.



 


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|categoria: cinema, personale, pubblicitĂ 




17/07/2008

Diventerò papà

Conoscendo i polli del mio pollaio (e le galline del mio gallinaio), come si suole dire, mi meravigliavo che ancora nessuno avesse protestato per lo spot Tim, quello del "diventerò padre", ambientato in un'improbabile camping hippy in un'epoca altrettanto improbabile, spot che evidentemente strizza l'occhio agli anni Settanta, a Woodstock, a Hair,  etc etc. Eccomi servita.

Naturalmente le parlamentari del PDL denunciano l'offesa alle donne, visto che lo spot offrirebbe un'immagine mortificante e superficiale della maternità.
Non poteva mancare il Moige (ma questi qui, chi diavolo rappresentano?) che ovviamente polemizza violentemente  con il fatto che nello spot si propone "un comportamento sessuale disinibito e privo di sicurezza" vanificando anni di campagne rivolte agli adolescenti per promuovere prevenzione (o la castità?)

Allora. Fate conto che questo mio post sia il completamento comico del mio intervento precedente, che era di sicuro un po' più apocalittico nei toni e nel contenuto. Certo è che la mancanza di ironia è piuttosto preoccupante.


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|categoria: politica, televisione, giovani, pubblicitĂ , politicamente corretto




16/07/2008

Voglia di Obbedienza

... e di Autorità. Di Sicurezza. Di Buoni Pensieri e Ottimi Sentimenti. Bambini vestiti con lindi grembiulini, che si fanno ordinatamente il segno della croce prima di cominciare la lezione mentre la signora maestra, seduta in cattedra con la sua bacchetta in mano, sorride gentile.

Sognare il ritorno al passato è solo un delirio. E poi, quale passato? Alle cartoline edificanti non crede più nessuno. Sono buone giusto per la pubblicità delle merendine.

Fuori dalle nostre illusioni, il mondo è esploso. Esplode. Esploderà. Non è detto che sia necessariamente un male. E tuttavia. Ci si attacca ai principi per sconfiggere la paura. E' così facile: basta usare la lettera maiuscola e qualunque astrazione diventa certezza. La Difesa della Vita. La Patria. La Famiglia. La Religione. Le Brave Signore Borghesi che giocano a fare le Dame di Carità, purché la loro ipocrisia non sia turbata troppo da vicino dagli straccioni delle periferie.

La paura, appunto, non va sottovalutata. Nemmeno l'istintivo egoismo di chi non vorrebbe essere disturbato nel suo tranquillo tran tran. Ma il caos del mondo entra quotidianamente nella sua casa attraverso la finestra televisiva, incautamente lasciata sempre spalancata. Qualcuno tiene al guinzaglio umori e malumori, li guida, li orienta, li plasma, li sveglia e li addormenta.

Usare la propria testa comporta una certa fatica. Di certo il nostro è un tempo di grande pigrizia.

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|categoria: personale, scritture, attualitĂ 




14/07/2008

Fenomenologia della cazzata d'autore

Prima di tutto il protagonista: il cattivo per definizione, uno che peggio di così non si può, e che proprio per questo si è dimostrato nel tempo capace di attirare ogni sorta di morbosa curiosità. Aggiungiamo la doverosa spruzzata di sesso, naturalmente perverso e sufficientemente disgustoso. Non può mancare l'usuale condimento a base di esoterismo da quattro soldi, arricchito da qualche ovvia provocazione parateologica. Collochiamo il tutto nella scontata cornice storica, tanto per dare l'impressione che alla base ci sia una pensosa e travagliata Weltanschauung. Che non manchino riferimenti letterari  tali da soddisfare il palato di lettori di media ma comunque pretenziosa cultura. Sull'intera operazione va appiccicato un nome che  goda di giusta e meritata notorietà. Perché, in ogni caso, il meccanismo è oliato da una capacità di scrivere di sicuro straordinaria, sebbene meritevole di miglior causa. Avremo come risultato un best seller, urtante, superfluo, e per di più  presuntuoso, visto che il romanziere, a più riprese, pare identificarsi con le oscure forze del Male che muovono i destini di omuncoli smarriti negli oscuri labirinti della Storia ... o, più semplicemente, della storiella che il suo paranoide delirio autoriale ci propina. 

Il titolo?  Il Castello nella foresta. L'autore? Duole parlar male di uno scrittore recentemente defunto, tanto più che questo è il suo ultimo romanzo,  ma si tratta di Norman Mailer che, come la bibliografia in fondo al volume indica con chiarezza, ha cercato disperatamente di emulare il Thomas Mann del  Dr. Faustus, e magari anche il Milton di Paradide Lost,  rimanendo, purtroppo per lui, molto al di sotto di siffatti ingombranti modelli. Il che aprirebbe un'interessante prospettiva interpretativa su uno scrittore che forse, alla conclusione della sua vita mortale, ha tentato di innalzarsi fino all'Olimpo, inciampando miserevolmente nei suoi stessi piedi.

Mi permetto un consiglio. Se decidete comunque di leggere questo improbabile mattone, quando vi sarete ripresi dall'inevitabile attacco di tedio, a parte altri numerosi titoli meritevoli di giusta ammirazione,  provate a rivalutare Mailer con I duri non ballano (il libro, non il film), geniale rivisitazione del genere noir.
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|categoria: segnalazioni, libri, letteratura, personale, scritture




13/07/2008

E la colpa di chi sarebbe?

Chi ha umiliato sistematicamente la scuola italiana, rendendola una sorta di refugium peccatorum per falliti o illusi, smantellandola una anno dopo l'altro con riforme controproducenti e demagogiche, aumentando oltre il tollerabile il precariato, inducendo alla fuga i migliori e i più motivati, disprezzando la professionalità docente, rendendo assolutamente inappetibile il lavoro nelle aule scolastiche per i giovani?

Di chi è la colpa?

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|categoria: politica, scuola




13/07/2008

I Pink Floyd mi buttano in paranoia ...

e quindi, pur giudicando la loro musica assolutamente geniale, dal momento che mi fa venir voglia di tagliarmi la vene, la evito. Senza entrare nel merito dei miei gusti musicali più nobili, ammetto senz'altro che quest'inverno, più di una volta, fra un compito da correggere e l'altro, mi sono ritrovata a saltellare come una deficiente al ritmo di "Snow (Hey Oh)", dei RHCP, brano che peraltro sto ascoltando anche in questo momento. Ebbene, sì: sono la conferma vivente della lapalissiana influenza della musica sull'umore.

Su questa base, visto che da sempre la musica è la mia droga,  mi sembrava abbastanza ovvio che avesse ragione Paolo Attivissimo a liquidare l'intera faccenda "I Doser" come l'immancabile bufala estiva sui rischi e le minacce di Internet. Tanto più che sull'ipotetica minaccia, dopo l'allarme iniziale, sembrava essere sceso un catacombale silenzio informativo. Senonché oggi il TG2 ha rilanciato l' affaire, come si racconta su Aleph Zero, aggiungendo fra l'altro un ricco corredo di immagini tratte da film dell'orrore e similia.

Ascoltando il servizio, ho doverosamente sghignazzato. Ma una passeggiata qua e là in Rete mi ha fatto passare la voglia di ridere. Il resoconto più (involontariamente, s'intende) apocalittico l'ho trovato qui, su Data Manager.  Va detto che, grazie a questo articolo, ho scoperto che il Colonnello Umberto Repetto già da anni si interessa di questioni simili: vedi qui e, soprattutto, qui, uno studio del 1997 pubblicato sul sito del Sisde dall'inquietante titolo "MInaccia Virtuale Pericolo Concreto". Devo essere sincera: mi pare che si parli di altro rispetto alla paventata minaccia rappresentata dal software I Doser.  I dispositivi ad ultrasuoni o le armi a radiazione acustica evocate dal saggio del '97 non sembrano avere effetti particolarmente eccitanti o piacevoli (senza contare che l'intero articolo, scritto prima dell'Undici Settembre, è stato ampiamente smentito dai fatti: sono bastati dei taglierini per fare di più e di  peggio), anzi. Non riporto l'ampia casistica di effetti descritta da Repetto: basti dire che si parte dalla nausea per arrivare ai danni gravi ad organi vitali ed infine alla morte.

Onestamente mi pare che TechUp fornisca le informazioni migliori sull'intera faccenda: insomma non si tratterebbe solo di una bufala, ma di una vera e propria truffa che mira a spillare soldi ad individui più deboli e suggestionabili, facendo leva su un presunto effetto placebo delle cosiddette "droghe virtuali". Se questo è vero l'informazione distorta dei media sta in un certo senso facendo il gioco dei truffatori, proprio in virtù dell'allarmismo che accompagna certi annunci strillati a pieni polmoni: così anche chi ignorava candidamente l'esistenza del marchingegno, ora lo sa e può sentirsi indotto in tentazione. Senza contare che è irritante il fenomeno tutto italiano in virtù del quale la parola Internet è costantemente accompagnata da riferimenti alla droga, alla pornografia, alla pedofilia, al terrorismo e, in generale, a quanto di peggio il nostro mondo può produrre.

Bah, mi vado a sparare una dose di Dire Straits.

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|categoria: internet, attualitĂ , societĂ , virale




11/07/2008

Da domani ...

sono ufficialmente in ferie, visto che ho appena concluso il mio impegno nei corsi di recupero di Greco. Io mi sono divertita, perché ho ripreso in mano quella che, nonostante da anni insegni Italiano e Latino nella sezione scientifica del mio Liceo, considero la mia materia e tradurre Lisia, Isocrate e Senofonte è un'attività di raro piacere intellettuale, checché ne possano pensare i disgraziati studenti "indebitati". I quali, naturalmente, in previsione della prova che dovranno affrontare a fine agosto, ricorreranno alle ripetizioni private, perché è ovvio che tre settimane fra fine giugno e inizio luglio, per quanto intense, non bastano per sanare le lacune di un intero anno scolastico.

Da questo punto di vista il Preside che ha scelto la soluzione drastica (o promossi, o bocciati), senza la cosiddetta "sospensione del giudizio", non ha tutti i torti. Il pannicello caldo dei cosiddetti "corsi di recupero" di (massimo) quindici ore è appunto quello che sembra: un pannicello caldo, una soluzione demagogica e inutilmente dispendiosa (sempre ammesso che i corsi vengano finanziati e dunque  pagati: per quanto mi riguarda sono ancora in attesa di quanto mi spetta per le attività accessorie svolte in aggiunta all'insegnamento durante l'anno scolastico a partire da novembre). 

Ma queste sono quisquilie, se paragonate alla fondamentale questione "grembiule sì, grembiule no" che ha riscaldato le cronache estive sulla scuola. Eppure, mentre ci dilettiamo su queste delicate problematiche di look, si prepara, sembra, un avvio di anno scolastico abbastanza agitato, almeno a giudicare da articoli come questo. Cito:
Classi da 33 alunni e tagli allo stipendio per chi si ammala. La scuola, più che ad un autunno caldo, si prepara ad un autentico tsunami. Per ammodernare la macchina scolastica italiana, il governo Berlusconi agirà essenzialmente su due leve: le riforme di sistema e la razionalizzazione delle risorse. Ma una cosa è certa: nei prossimi tre anni, spariranno migliaia di posti di lavoro, si potranno fare classi sempre più affollate e gli insegnanti prima di ammalarsi dovranno "pensarci bene". E non solo: verrà rilanciato il ruolo delle scuole private, i precari dovranno pensare ad un'altra sistemazione e i dirigenti scolastici saranno chiamati a rispondere dei mancati obiettivi raggiunti. Leggete l'intero articolo e terrorizzatevi, se siete colleghi o comunque genitori di figli in età scolare.

Ma di cosa mi preoccupo? Non sono precaria e non sono preside, non sono una fannullona (anzi ho la disgraziata abitudine di lavorare persino gratis), godo di ottima salute e ho già avuto a che fare con classi di trenta alunni, uscendone viva e vegeta ( e quindi gli eventuali tre in più che mi possono fare?). Magari ho la lingua un po' lunga e per di più tengo un blog. Il che potrebbe espormi a qualche rischio.

La verità (ma che cos'è la verità?) è una sola. La sirena della cosiddetta "meritocrazia" nasconde in realtà esigenze brutalmente contabili, a danno della reale qualità della scuola italiana. Dall'altra parte, tuttavia, troppi si nascondono dietro il dito dell'indignazione per timore di perdere gli squallidi privilegi di una classe docente già da tempo culturalmente (ed economicamente!) immiserita (leggete, se avete voglia, questo  emblematico contributo da foruminsegnanti.it: tanto per dire, non si potrebbe cominciare da una sintassi più lineare e corretta?). Insomma: da un lato la logica del "siamo tutti uguali e tutti sulla stessa barca", una logica che avvilisce quelli che lavorano davvero e con passione (non sono pochi) e li rende di fatto indistinguibili dai mediocri e dai nullafacenti (che, anche se minoranza, sono sempre troppi); dall'altro una soluzione aziendalistica e ideologica che rischia di azzerare anche quanto di buono rimane nella scuola pubblica e che finirà non per valorizzare il merito ma per danneggiare in primo luogo gli studenti (e di riflesso, ricordiamolo, la società tutta). Nel mezzo, al solito, tanta, troppa demagogia.

Ma siamo, finalmente, in vacanza. E se traducessi un po' di Demostene? Così, tanto per non pensare  a tutto il resto.
postato da floria1405 alle ore 23:20 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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|categoria: cultura, politica, scuola, attualitĂ , societĂ 




09/07/2008

Du' palle

E basta, dai. Gli animi si sono accesi, l'indignazione si spreca, doverosamente bipartisan. E sia: ammettiamo pure che le sparate di Grillo e della Guzzanti siano improprie, offensive, di certo inopportune, e pure controproducenti.

Ma che strano che dagli avversari più radicali ci si aspetti un fair play degno di un collegio per signorine di buona famiglia, quando qualsiasi bestialità, volgarità, eccesso degli attuali padroni del vapore, nel passato, nel presente e nel futuro, venga al massimo catalogato come allegra goliardata grondante inoffensiva simpatia popolare ... Tutto questo stracciarsi le vesti, e gli applausi di solidarietà, e il richiamo all'ordine, e il paventato degrado dei costumi politici, e l'imbarbarimento della dialettica, e la prevedibile indignazione vaticana, e il greve sarcasmo del premier sventolante godurioso dal Giappone  supposti sondaggi  trionfanti (veri? falsi? chissà ...) che profumano di glorioso plebiscito, e gli ultimatum di Veltroni a Di Pietro della serie "o noi o loro" ... du' palle, scusate.

To', voglio essere volgare anch'io, anche se gentilmente mi limito e non eccedo nell'esasperazione turpiloquente. Potrei fare di peggio, dopotutto ho studiato, io, e mi sono letta Aristofane e del suo Salsicciaio,  e  pure quel gran lazzarone di Catullo, che apertamente straparlava dei turpi amplessi del padrone di Roma con tale Mamurra - Mentula ... e che vuol dire Mentula immaginatevelo perché io non lo traduco anche se di certo incentiverei gli accessi casuali al blog ... e allora magari c'era Cicerone ad agitare il ditino e a dire "no no no, così non va, ragazzaccio, 'ste cose non si dicono", era Cicerone, che diamine, mica Schifani,  ma insomma, tutto questo si studia a scuola, niente di nuovo sotto il sole, e dunque oggi mi dovrei commuovere per la Carfagna, poverina? Ma non ci penso proprio, scusate. Mi girano come pale di elicottero e, se permettete, ho altri problemi, un po' più seri di questi. .

Perché, facendo un giro random per blog e siti giornalistici vari, vedo che tutti si indignano, litigano fra loro, si scaldano per la polemica balneare di turno, ma la sensazione che ho è che tutta la faccenda sia, da una parte e dall'altra, un gigantesco mostruoso depistaggio per distoglierci dalle questioni vere, che non sono, scusate,  le due parolacce della Guzzanti e  le ansimanti battute di Grillo.

Continuiamo pure a discutere del niente, mentre i giullari cavalcano l'indignazione popolare, i giornalisti arrancano e nessuno, dico, nessuno, vuole accorgersi che ballettiamo allegramente sull'orlo dell'abisso. Ci fosse almeno una voce che propone, chessò, un'alternativa, una soluzione, un progetto, fosse anche un sogno o un'utopia, ma insomma, un qualcosa che ci dia speranza, che ci strappi al nostro cinismo da quattro soldi  e  ci restituisca, vi prego, un po' di serietà.

Vi dico che le parole più sensate, alla manifestazione di ieri, le ha pronunciate Camilleri e guarda caso  non erano sue, ma di Pasolini. Beninteso, vanno ben al di là delle intenzioni di chi le ha citate e si applicano in blocco a tutto il can can becero delle ultime ore, alla destra e alla sinistra,  a chi si indigna e a chi ci gode, a chi fa il serio e a chi sghignazza, a chi pensoso censura e a chi irridente ci sguazza ( e vai, anche la rima). Eccole qua e meditiamo.

Sei così ipocrita, che come l'ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all'inferno e ti crederai in Paradiso.
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|categoria: politica, attualitĂ , politicamente corretto




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Blogger: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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