contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
10/05/2007

Caro ministro Fioroni ...

Caro ministro Fioroni,

le sono grata per la gentile lettera con la quale invita me, e tutti gli altri docenti che giornalmente si danno da fare per garantire il decente funzionamento della scuola italiana, a rendere visibili i propri sforzi durante un'iniziativa ad hoc, "La scuola siamo noi: una settimana per raccontare come si vive e si lavora nelle scuole italiane": Le sono grata anche se non credo che tanto basti per scuotere via le pesanti ombre mediatiche  che  si sono addensate sulla scuola italiana negli ultimi mesi: certo, metteremo in mostra le nostre belle iniziative sul sito che l' ex - Indire si appresta a dedicarci, ma ho il fondato sospetto che le aule scolastiche, nell'immaginario dei più, continueranno ad ospitare una variegata fauna di bulli, tossici, depressi, inetti, incompetenti e finanche pedofili.

Vede, lei conclude la lettera così: "Sono certo di poter contare come sempre sul Suo impegno e sulla Sua collaborazione".Ma certo, Ministro. Continui pure a contare sul mio impegno e sulla mia collaborazione. Non solo in questa occasione. Ma ogni benedetta mattina. Lei lo sa, lo dovrebbe sapere. Mica siamo tutti fancazzisti come i prof che questi ragazzi descrivono. Non sono sciocca, né mi posso permettere di idealizzare più di tanto l'intera categoria: lo so bene che ci sono quelli che se ne fregano, quelli che tanto che differenza fa, quelli che i ragazzi sono tutti stronzi, le signore che lavorano a scuola per l'argent de poche tanto il marito fa il professionista e loro di problemi economici non ne hanno, i delusi, gli stupidi, i vagabondi, gli incolti, i meleducati e quelli che dio solo sa come ci sono arrivati dietro una cattedra. Fosse per me, Ministro, in barba a tutte le tutele sindacali, lascerei campo libero alla ramazza e butterei fuori, senza se e senza ma, le mele marce di ogni tipo e natura.

Detto questo, Lei sa tanto bene quanto me che la Scuola Italiana, in un modo o nell'altro, continua a funzionare. Zoppica zoppica ma va avanti. Lo sa perché? Perché il docente medio italiano, quello che magari non è un'aquila ma nemmeno un perfetto imbecille e si sforza di fare il suo lavoro come sa e come può, non riesce a liberarsi del senso di responsabilità. Lo ammette anche lei quando sottolinea:  "La scuola italiana merita di essere conosciuta per questo, per la ricchezza e la varietà del lavoro che quotidianamente viene svolto con sacrificio, dedizione, professionalità e senso di responsabilità". Forse Lei ha inteso usare solo una bella frase ad effetto però nel topos che ha adoperato c'è parecchio di vero.

Perché, come accennavo sopra, il mitico docente medio, senza infamia e senza lode, si lascia ingannare proprio dal topos, che lei tanto efficacemente ha inserito nella sua lettera. Che stupido. E' pagato poco, magari è sbattuto senza riguardo da una sede all'altra, è considerato da famiglie e opinione pubblica un povero fallito, è bistrattato da pomposi dirigenti che si sentono d'un tratto investiti dal carisma del manager, è dimenticato dalla politica che riesce solo a riempirsi la bocca con belle parole sulla "centralità della scuola pubblica":  ma, nonostante tutto, il docente medio non riesce, nella maggioranza dei casi, a fregarsene. I ragazzi sono lì, sono veri, aspettano di sapere il voto del loro ultimo compito, e lui come fa a dire: "Beh, scusatemi tanto, mi sono rotto le scatole"? Che figura. Il suo residuo senso del decoro glielo impedisce.

Fossimo tutti  irresponsabili, bloccheremmo scrutini, esami e, già che ci siamo, le adozioni dei libri di testo. Faremmo un bello sciopero bianco e lavoreremmo tanto per quanto ci pagano, evitando rientri pomeridiani, corsi di recupero, iniziative varie e correzioni di compiti oltre le ore ufficiali. Fossimo tutti irresponsabili ci intestardiremmo a voler essere considerati dei professionisti e butteremmo a mare con tanti saluti l'ingannevole richiamo alla "missione". 'fanculo il sacrificio, la dedizione, la professionalità e, appunto, il senso di responsabilità.

Lei ci scrive: Far conoscere il vostro lavoro ed il lavoro dei vostri studenti è il modo migliore per valorizzare e far crescere la stima nei confronti della nostra scuola e l'apprezzamento per quello che è e che fa.  Mi permetta, non è vero. In una società che ti valuta sulla base del quattrino, il modo migliore per "valorizzare e fra crescere la stima nei confronti della nostra scuola" sarebbe quello di pagare decentemente chi a scuola ci lavora e trasformare questo mestiere da un ripiego per laureati falliti in una professione appetibile socialmente ed economicamente.
Lei ribadisce:  è fondamentale far capire alla società come può essere affascinante e positiva l'esperienza dell'imparare e del crescere insieme, studenti e insegnanti.  Ah sì, sono d'accordo, il mio è il più bel mestiere del mondo: il punto è che talvolta lo dimentico, perché con il fascino del crescere insieme  non ci si paga il mutuo, non si mette la pagnotta in tavola, non si cambia l'automobile e nemmeno  si possono comprare i libri necessari all'aggiornamento, né si possono frequentare cinema e teatri o aggiornare le proprie obsolete strumentazioni informatiche.
Sa qual è il problema? Il giochino si sta rompendo. Non saranno le vetrine improvvisate e le belle lettere a risolvere la questione. Non è possibile continuare a scaricare il peso dell'intero sistema sulle spalle dei docenti, evitando nel contempo di coinvolgerli davvero nelle scelte che li riguardano. Non saranno le prese di posizione ideologiche e la demagogia di bassa lega a sanare le innumerevoli pecche del nostro sistema scolastico. Non saranno le chiacchiere, per dire, a rimettere in sesto l'edilizia scolastica, a pagare i supplenti, le fotocopie e la tassa sull'immondizia, a finanziare i progetti e a permettere l'avvio degli esami di Stato in un clima di decorosa decenza. Non prendiamoci in giro, per favore. I prof si stanno stancando e non perché, come qualcuno scrive, gli alunni non sono più quelli di vent'anni fa, ma perché svuotare l'oceano con un bicchiere sfondato alla lunga è quantomeno demotivante. E se verrà meno anche la buona volontà dei singoli, il sistema, dall'asilo fino all'Università,  collasserà sul serio. Forse sta già collassando.
Ministro, non dubiti, parteciperò alla sua bella iniziativa. Mentre lei percorrerà felice le strade di Roma nel corteo dedicato al Family Day, sentendosi un bravo cristiano e uno strenuo difensore dell'etica della famiglia, io, che non ho nobili cause da sposare se non quella della dignità del mio mestiere, mi sollazzerò con la preparazione delle ultime lezioni dell'anno. E penserò a che cosa inserire nella sua preziosa rassegna. Alle volte potesse servire.
Per il momento la saluto e, visto che è il mio giorno libero, me ne vado a correggere i compiti arretrati. Non vorrei che si dicesse che manco di senso di responsabilità.
 

 

 

postato da floria1405 alle ore 09:40 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
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|categoria: cultura, politica, scuola, società





Commenti
#1   10 Maggio 2007 - 10:51
 
Non posso evitare di notare che, tuttavia, se parliamo di lavoro e $.. ce n'è tanti, ma proprio tanti, ma proprio tantiassimi, ma proprio straordinariamente tanti di vostri ex studenti che lavorano 12 ore al giorno e più per quasi800 euro al mese come precari - ovviamente pagati dopo 120 giorni quando va bene; che fino ai 40 anni se lo sognano un mutuo e una macchina se non c'è papà e mamma; che fanno forse gli stessi sacrifici di un insegnante precario sia chiaro, so che ce ne sono tanti e molti amici miei.
Sai, comprendo, ma ti dico anche: io ho studiato lettere PER fare l'insegnante di italiano. Era il mio sogno perchè a un insegnante d'italiano morto di crepacuore - per una scuola infame, a soli 50 anni- volevo dedicare anche quel che avrei saputo fare di buono dopo aver tanto imparato, ricevuto.
Quando sono arrivate le SIS e ho capito l'andazzo ho fatto un passo indietro. E ora sono precario, come tanti, ma non nella scuola. Non potevo accettare di lavorare con i ragazzi per qualche mese o anche solo per un anno: NON SERVE, FA MALE, T'AVVELENA, SMINUISCE, ROVINA IL LAVORO STESSO.
Ho fatto il volontario a Bari in un quartiere non semplice: avevo 30-40 ragazzi dai 6 ai 17 anni, ogni giorno, compresi sabato e domenica dalle 16 alle 21 e da solo.
Ho visto coltelli e sentito minacce di pistolettate. Saputo di un padre in galera e di sniffate a 14 anni.Lo facevo GRATIS e i ragazzi ne erano stupiti.
Guarda, da uno che non ha soldi nè cognomi alle spalle potrai sentirtelo dire, anche se sono sicuro già lo sai: insegnare, avere una cattedra, in questo Paese e in questo momento è comunque un privilegio sacrosanto, perchè avete in mano una cultura che cambia o soffre la resistenza al cambiamento; avete in mano delle teste preziose perchè i ragazzi non sono mai stupidi, mai, nè demotivanti, qualcuno lo dice lo sai, ed è una bestemmia.
Avete anche un lavoro a tempo indeterminato, non tutti lo so, ma chi lo ha deve sapere quanto è difficile, quasi impossibile trovare un lavoro altrettanto bello. E non voglio parlare delle ore di lavoro o delle ferie. Ma solo della ricchezza di un tempo indefinibile, come quello della crescita. Ruolo sacro, direi, quello di chi accompagna l'introduzione al vivere sociale.
Rivendicare stipendi e considerazione non trovo sia sbagliato. Come segnalare le discrasie tra quel che è, quel che appare e quel che si dice.
Trovo sia, tuttavia, poco, troppo poco per non vivere felici, adesso quanto meno.
Sì, l'insegnante non è più guardato come un tempo. Ed è un peccato. Ma qualcun insegnante è guardato ancor meglio di un tempo: perchè si guadagna rispetto e considerazione grazie alla continua preparazione, al carisma e al desiderio di SAPERE che condivide coi suoi studenti (sapere e ancora sapere, non solo proporre il sapere posseduto o presunto).

Sono già lungo, ma questo mi preme scriverti: quel che manca alla scuola, da quando è così tristemente legata alla realizzazione professionale (!), è la condivisione del desiderio di conoscenza.
L'equazione scuola-cosafaròda grande è zoppa. La scuola nasce per scoprire quel che non sappiamo. La scuola nasce per conoscere cosa vuol dire esseri umani. E non è finalizzata al lavoro o al denaro, per nessuno degli attori sulla scena.
Che ne consegua, che consega dalla conoscenza come aspirazione e tensione, la realizzazione di un percorso concreto, credo e spero possa esser naturale conseguenza di un uomo e una donna appassionati.
Finchè saremo a misurare i meriti e i difetti della scuola dal grado di produttività della stessa, temo non si uscirà da diatribe meschine e circoscritte a questa o quell'altra vertenza.
Dai, ti saluto, magari riporto questa risposta nel mio bar, così si torna a ragionarci su.

Saluti,

A.


utente anonimo

#2   10 Maggio 2007 - 14:54
 
Non credo sia parlarsi addosso :-).
E grazie per il commento, ti ho risposto. Comprendendo,

A.

utente anonimo

#3   10 Maggio 2007 - 15:21
 
Una domanda non intenzionalmente maliziosa: ma, prima di fare il ministro, Fioroni che mestiere faceva?

G.
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#4   10 Maggio 2007 - 15:40
 
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente floria1405

#5   11 Maggio 2007 - 14:36
 
Un post veramente bello. Il primo post di un'insegnante che non fa quadrato con la sua categoria. E' un punto di partenza importante. Grazie. Stai bene. Cyrano.
utente anonimo

#6   17 Maggio 2007 - 17:16
 
brava collega: fuori da youtube e dal tubo catodico, i docenti che lavorano mediamente bene sono tanti e meritano d'essere pagati meglio. ancora troppi tra noi, quelli che si vergognano a dirlo. fa eco alla tua pugnace lettera, per la visione di fondo, il sito:
www.docentINclasse.it
buon lavoro!
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#7   17 Maggio 2007 - 22:18
 
Cara Collega, bello il tuo post, graffiante e vero, magari lo leggessero coloro che dovrebbero! Temo piuttosto che noi ci parliamo addosso, che siamo involuti in un meccanismo infernale che oscilla tra la depressione e l'autoesaltazione. Meccanismo che fa gioco,molto gioco, a chi vuole che il sistema scolastico funzioni così: perchè tra noi più insegnanti indolenti e/o incapaci e/o demotivate ci sono, meglio è, così possono usare questa come arma di ricatto per dire che non meritiamo nulla, che è già tanto quello che abbiamo: le troppe ferie (ma quali? io insegno al triennio superiore, ho sempre fatto gli esami di Stato e non mi sono mai liberata prima del 15 luglio! e da anni ormai nel nostro istituto i colleghi dei bienni fino alla 1 settimana di luglio sono impegnati nei corsi di recupero), il posto fisso (cosa si intende per fisso? che da un'anno all'altro, anche dopo 30 anni di insegnamento, puoi ritrovarti "perdente posto" e arrabbattarti a fare domande di trasferimento qui e là, con la certezza di dover ricominciare, o cominciare, a oltre 50 anni a fare centinaia di Km al giorno (senza alcun compenso accessorio) per raggiungere, con ogni clima, il luogo di lavoro e con la tua vecchia e scassata auto), uno stipendio in fondo decente se comparato a quello di x, y, z ... (caro giovanotto, anch'io da ragazza ho fatto i miei sacrifici e mi sono accontentata di nulla pur di lavorare; ma ritrovarti a 50 anni, dopo una vita di lavoro, sola e con due figlie a carico, senza alcun altro reddito che le tue 1400 € nette al mese, con la sola fortuna di vivere in una città di provincia e avere la casa grazie al papà, credi sia un successo? credi sia uno sballo? credi sia sufficiente per andare avanti e dare a quelle figlie qualche opportunità di studio o di lavoro?). Ma certo! ci vogliono tutti fregati e contenti, come se oltretutto la mia laurea, e la cultura che continuamente devo incrementare ed aggiornare, non valesse quanto quella di un avvocato o di un medico, come se la mia "missione" non avesse valore quanto quella di un magistrato o di un militare di carriera. Ora va di moda esaltare la figura del povero e bistrattato "ricercatore" italiano, della giovane e brillante mente che esce dall'università e non trova una giusta collocazione lavorativa, ma nessuno dice mai che quei ricercatori, quelle brillanti menti (anche noi lo siamo stati!), più che essere figli di una università che riconosce crediti dopo esami -quiz "a crocette", sono figlie di questa scuola sputtanata, di questi docenti incapaci, depressi e frustrati, che evidentemente qualcosa di buono ancora insegnano, che evidentemente sono l'unico presidio all'apertura delle menti, obnubilate dai vuoti affettivi e dalle cavolate massmediatiche.
Oggi sono particolarmente incavolata: sono chiamata ad essere "membro" esterno in commissione d'esame presso una città a 50 Km da qui, so che dovrò alzarmi ogni mattina alle 6 per partire alle 7 e rientrare a casa verso le 4 o le 5 del pomeriggio; per una ventina di giornate lascerò, per 6 gg alla settimana, la mia casa e le mie figlie da sole, tutte le innumerevoli incombenze a cui devo provvedere da sola, e tutto questo per un compenso aggiuntivo che non si sa nè a quanto ammonta, di certo poche centinaia di €, nè quando verrà poi pagato, alla faccia dei "tesoretti" vari che sono destinati a chissà chi! Ecco, caro giovanotto volontario in una scuola di borgata, forse tu riterrai riprovevole la mia lamentela, grazie! sono quelli come te che consentono a questo sistema iniquo di continuare ad esserlo, sono le consideraazioni come le tue, che lungi dal riconoscere giusti meriti e giusti valori, offrono la mano destra a coloro che, assisi in alto loco con stipendi d'oro, si sentono poi legittimati a dare aumenti contrattuali pari ad elemosine. Qui non si tratta di fare di tutt'erba un fascio o di tirare una coperta stretta e corta da una parte o dall'altra, perchè vogliamo cadere nel gioco del gatto e fare la fine dei topi? Qui si tratta di rivendicare il giusto PER TUTTI.
Saluti, Lucia
utente anonimo

#8   18 Maggio 2007 - 11:10
 
Ciao.
Volevo segnalarti che uno degli studenti del Liceo di Rimini mi ha scritto una nuova lettera che ho voluto pubblicare.

Visti i recenti telegiornali, nonchè la settimana dell'orgoglio scolastico, mi pare che davvero bisogna continuare a parlarne.

Non inserisco il link diretto al post, non vorrei spammare oltremodo. Se ti va segnalalo pure.

Alla prossima!

A.
utente anonimo

#9   19 Maggio 2007 - 02:28
 
Quanto sono vere le tue parole... il lavoro che svolgo mi porta tra le scuole del Piemonte... gli occhi e le parole dei colleghi esprimono esattamente l'amarezza e l'insoddisfazione descritta nel tuo articolo...
Ciao.
utente anonimo

#10   20 Maggio 2007 - 14:06
 
I miei complimenti per il tuo post e per il tuo blog!
Ci sono arrivata grazie Borg55.

A rileggerci!
Rosalba
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rosalbas

#11   23 Maggio 2007 - 14:17
 
Cara collega,
ho letto la tua lettera con molto interesse, ne ho fatto partecipi alcune colleghe e tengo a comunicarti che siamo perfettamente d'accordo con tutto ciò che hai scritto. Spero solo che questi commenti ed interventi arrivino a chi di dovere e vengano interpretati come un segnale forte di stanchezza nei riguardi di tutte le belle parole che non risolvono i problemi reali con i quali facciamo i conti tutti i giorni. Secondo me, sarebbe ora che la scuola la facessero davvero gli insegnanti, perchè solo loro operano tutti i giorni nella realtà.
utente anonimo

#12   25 Maggio 2007 - 11:50
 
Il Collegio dei docenti ha pubblicato una sua lettera sul quotidiano di Rimini.
Oggi l'ho potuta pubblicare anche io.
Il tono è freddo e le parole già sentite.
Comunque era giusto assicurare il diritto di replica.

A.
utente anonimo

#13   27 Maggio 2007 - 16:50
 
Salve. Se alla fine dell'anno si valutassero le conoscenze acquisite dai loro alunni la maggior parte dei miei colleghi non si meriterebbe il magro stipendio che percepisce. Con questo NON voglio parlare di carriera o stipendi differenziati ma dire semplicemente: fuori gli incapaci.
Prof. Antonello Pesce
utente anonimo

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