Caro ministro Fioroni ...
Caro ministro Fioroni,
le sono grata per la gentile lettera con la quale invita me, e tutti gli altri docenti che giornalmente si danno da fare per garantire il decente funzionamento della scuola italiana, a rendere visibili i propri sforzi durante un'iniziativa ad hoc, "La scuola siamo noi: una settimana per raccontare come si vive e si lavora nelle scuole italiane": Le sono grata anche se non credo che tanto basti per scuotere via le pesanti ombre mediatiche che si sono addensate sulla scuola italiana negli ultimi mesi: certo, metteremo in mostra le nostre belle iniziative sul sito che l' ex - Indire si appresta a dedicarci, ma ho il fondato sospetto che le aule scolastiche, nell'immaginario dei più, continueranno ad ospitare una variegata fauna di bulli, tossici, depressi, inetti, incompetenti e finanche pedofili.
Vede, lei conclude la lettera così: "Sono certo di poter contare come sempre sul Suo impegno e sulla Sua collaborazione".Ma certo, Ministro. Continui pure a contare sul mio impegno e sulla mia collaborazione. Non solo in questa occasione. Ma ogni benedetta mattina. Lei lo sa, lo dovrebbe sapere. Mica siamo tutti fancazzisti come i prof che questi ragazzi descrivono. Non sono sciocca, né mi posso permettere di idealizzare più di tanto l'intera categoria: lo so bene che ci sono quelli che se ne fregano, quelli che tanto che differenza fa, quelli che i ragazzi sono tutti stronzi, le signore che lavorano a scuola per l'argent de poche tanto il marito fa il professionista e loro di problemi economici non ne hanno, i delusi, gli stupidi, i vagabondi, gli incolti, i meleducati e quelli che dio solo sa come ci sono arrivati dietro una cattedra. Fosse per me, Ministro, in barba a tutte le tutele sindacali, lascerei campo libero alla ramazza e butterei fuori, senza se e senza ma, le mele marce di ogni tipo e natura.
Detto questo, Lei sa tanto bene quanto me che la Scuola Italiana, in un modo o nell'altro, continua a funzionare. Zoppica zoppica ma va avanti. Lo sa perché? Perché il docente medio italiano, quello che magari non è un'aquila ma nemmeno un perfetto imbecille e si sforza di fare il suo lavoro come sa e come può, non riesce a liberarsi del senso di responsabilità. Lo ammette anche lei quando sottolinea: "La scuola italiana merita di essere conosciuta per questo, per la ricchezza e la varietà del lavoro che quotidianamente viene svolto con sacrificio, dedizione, professionalità e senso di responsabilità". Forse Lei ha inteso usare solo una bella frase ad effetto però nel topos che ha adoperato c'è parecchio di vero.
Perché, come accennavo sopra, il mitico docente medio, senza infamia e senza lode, si lascia ingannare proprio dal topos, che lei tanto efficacemente ha inserito nella sua lettera. Che stupido. E' pagato poco, magari è sbattuto senza riguardo da una sede all'altra, è considerato da famiglie e opinione pubblica un povero fallito, è bistrattato da pomposi dirigenti che si sentono d'un tratto investiti dal carisma del manager, è dimenticato dalla politica che riesce solo a riempirsi la bocca con belle parole sulla "centralità della scuola pubblica": ma, nonostante tutto, il docente medio non riesce, nella maggioranza dei casi, a fregarsene. I ragazzi sono lì, sono veri, aspettano di sapere il voto del loro ultimo compito, e lui come fa a dire: "Beh, scusatemi tanto, mi sono rotto le scatole"? Che figura. Il suo residuo senso del decoro glielo impedisce.
Fossimo tutti irresponsabili, bloccheremmo scrutini, esami e, già che ci siamo, le adozioni dei libri di testo. Faremmo un bello sciopero bianco e lavoreremmo tanto per quanto ci pagano, evitando rientri pomeridiani, corsi di recupero, iniziative varie e correzioni di compiti oltre le ore ufficiali. Fossimo tutti irresponsabili ci intestardiremmo a voler essere considerati dei professionisti e butteremmo a mare con tanti saluti l'ingannevole richiamo alla "missione". 'fanculo il sacrificio, la dedizione, la professionalità e, appunto, il senso di responsabilità.

Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu