Guida filosofica per tipi intelligenti
Noto che molti navigatori approdano qui digitando "Roger Scruton Guida filosofica ...", evidentemente ingannati dal fatto che questo testo appare nella lista delle mie letture e riletture. Ho pensato che sarebbe stato carino dar loro quello che cercavano. Voi non ci crederete: ho scritto per due volte una recensione al libro in questione e per due volte il ditino mi è scappato sul tasto sbagliato cancellando le mie brillanti argomentazioni. Non so cosa questo, freudianamente. voglia dire: forse che avevo scritto delle sciocchezze e lo intuivo, forse che Scruton non merita tanto sforzo. Bene, riprovo per la terza volta, ammettendo che probabilmente, nella prospettiva di Scruton, io non sono così intelligente: pazienza, me ne farò una ragione, visto che il brillante polemista inglese colloca un gradino sotto a se stesso gente del calibro di Cartesio, Spinoza, Hegel e Nietzsche. Non parliamo di Foucault (definito senza mezzi termini un impostore) o Lyotard.
Scruton mette subito le mani avanti: Questo libro è un tentativo di rendere interessante la filosofia; perciò ho insistito sulle idee che la rendono interessante per me Non aspettatevi dunque un protrettico alla filosofia. Qui troverete solo l'espressione delle personali idiosincrasie dell'autore. Mi permetto di osservare, tuttavia, che per valutare se esse siano giustificate o meno, non basta essere genericamente intelligenti ma occorre avere un'idea abbastanza precisa di quello di cui Scruton sta parlando: altrimenti si rischia di prendere per oro colato le sue pur brillanti argomentazioni. Insomma, occorre aver ben chiaro che qui non si parla di Kant, o di Wittgenstein, o di Russell, o di Aristotele: ma di Kant, Wittgenstein, Russell, Aristotele, secondo Scruton. E l'apparato di note o la bibliografia sono quello che sono, cioè tranquillamente inesistenti, come di solito accade non nei saggi filosofici ma nei pamphlet polemici. Quindi non cercate qui quello che non potete trovare: in queste pagine non ci sono fatti ma solo interpretazioni, tanto per parafrasare Nietzsche. Solo che Scruton li fa passare per incontrovertibili verità, chiare a tutti, evidenze di puro buon senso, se solo non fossimo sviati e corrotti dallo scientismo che avvelena il nostro mondo. Poi, siccome conferisce ai lettori che si sentono d'accordo con lui l'epiteto di "tipi intelligenti", il suo pubblico pagante e consenziente non può non sentirsi lusingato.
Il primo oggetto polemico di Scruton è la scienza, che avrebbe impietosamente disincantato il mondo, confondendo cause (fattuali) e moventi (intenzionali) e traviando l'autentica ricerca di senso per la propria vita che anima l'uomo. In quest'ottica, qual è il compito più autentico della filosofia? Il suo compito, scrive Scruton, così come lo vedo io, è quello di riparare premurosamente ciò che è stato incautamente danneggiato. Questa "cosa" danneggiata non è la religione, la moralità o la cultura, ma il mondo dell'uomo ordinario, il mondo nella sua innocenza, il mondo malgrado la scienza.
Confesso. Sono sobbalzata leggendo queste parole. Perché, da persona ordinaria, appunto, penso che sia più proficuo per me, se mi ammalo di polmonite, curarmi con gli antibiotici piuttosto che fare sacrifici ad Esculapio o ricorrere alla teoria degli umori. Poi, è ovvio, posso pure andare a Lourdes. Resta da verificare che cosa sia più efficace. Comunque la posizione di Scruton continua a sembrarmi una voluta confusione fra cose diverse: la scienza, appunto, e lo scientismo (che della scienza è la caricatura) o qualsiasi forma di rozzo riduzionismo che magari i giornali ci propinano quando parlano dell'ultima sensazionale scoperta (tipo il gene dell'umorismo o similari). L'uomo della strada teme la forza corrosiva della scienza forse perché, come il fisico Feynman scrive ne Il piacere di scoprire, di tutte le discipline la scienza è l'unica che racchiude in sé stessa il monito costituito dalla fede nell'infallibilità dei più grandi maestri della generazione precedente. O forse perché la scienza, in genere, è più difficile da capire e richiede più impegno e riflessione di una partita di calcio o di un reality show.
Su questo timore fa leva il pur brillante Scruton, abbandonandosi ad affermazioni di questo genere: Il quadro scientifico dell'essere umano ha sostituito quello teologico; addirittura ha de-moralizzato il mondo, eliminando il segno della libertà umana. Ma questo mondo senza morale non è quello vero, ed è la filosofia a dover dimostrare proprio questo. Oppure leggetevi questa perla: Anche se oggi non ci troviamo più di fronte alla realtà degli esperimenti nazisti e comunisti, abbiamo sempre i romanzi di Orwell, Huxley e Koestler che ci avvertono di ciò che diventerebbe il mondo se l'umanità si arrendesse alla scienza.
A me pare che affermazioni di questo genere non meritino nemmeno di essere controbattute ma debbano semplicemente essere rigettate come pregiudiziali e non giustificate. Sono animate dal luogo comune alimentato da pessima letteratura e pessimo cinema che vede ogni scienziato come un potenziale pazzoide chiuso nel suo micidiale laboratorio a complottare contro il genere umano. Che questo mito negativo abbia delle giustificazioni storiche nelle tormentate vicende del XX secolo e si alimenti della diffidenza nei confronti dei rapidissimi progressi della biologia negli ultimi decenni non toglie nulla al suo carattere, appunto, mitologico. Perché l'uomo comune può trastullarsi forse con lo stereotipo dello scienziato pazzo, sia pure utilizzando poi tutti i vantaggi che gli derivano dal progresso scientifico, (a meno che non preferisca vivere come gli Amish) ma un filosofo dovrebbe essere più accorto (e probabilmente più onesto) nel maneggiare in modo così semplicistico, oggi, una materia tanto scottante, almeno dal punto di vista della propaganda ideologica e della spicciola demagogia.
Tanto per chiarire: nel 2004 il 29% degli Americani, secondo dati della National Science Foundation, era convinto che il Sole giri intorno alla Terra (dato reperito via Effetto Farfalla). Alla faccia di Copernico. Ma forse Scruton ne sarebbe compiaciuto.
Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu
Badges