Ma che simpatici !!!
Internet Tax: ovvero quella stupenda pensata del Governo per la quale io e Repubblica su Internet facciamo la stessa cosa e quindi dobbiamo essere soggetti ai medesimi vincoli e balzelli (la battuta non è mia ma di Cloridrato di Sviluppina).
Per spiegare meglio la cosa a chi capiti qui senza le doverose informazioni (anche se buona parte dell'italica blogosfera è in ebollizione) cito direttamente da Repubblica: "Articolo 6 del disegno di legge (approvato dal Consiglio dei Ministri del 12 ottobre). C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.
Scritte così, le nuove regole sembrano investire l'intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog.[...] L'iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore): "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".
Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell'orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all'iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale".
In definitiva concordo con Stefano Quintarelli: non se ne farà niente. E infatti stanno già facendo marcia indietro. Resta il fatto che anche solo pensare una cosa del genere non depone certo a favore della lungimiranza di chi attualmente ci governa.
E da brava prof vorrei citare anche Paolo De Andreis: Quando andavo a scuola e sbagliavo una frase importante in una versione di greco, il mio insegnante non mancava mai di metterci sotto due righe a penna con due o persino tre "x rosse", e di conseguenza abbassava in modo sostanziale il voto finale che assegnava alla mia traduzione. Non contento, le correzioni si eseguivano sempre tutti insieme pubblicamente, ognuno cosciente e informato degli errori degli altri.
Nel caso del Governo, una penna rossa riscriverà quegli articoli ma nessun brutto voto verrà emesso. Chi è riuscito a scrivere quegli obbrobri non dovrà ammettere il proprio errore, né sarà chiamato a risponderne. Il Consiglio dei ministri che ha letto e approvato quel testo non verrà certo messo in croce per l'irresponsabilità dimostrata e l'allarme inutilmente causato. Nessuno dirà nulla a quegli esponenti governativi che parlano di riforma eccellente.
Così vanno le cose in Italia. L'unica speranza è che noi si possa continuare a raccontarle. Passi l'essere italiani, ma non ci ridurremo certo ad agire come omertosi pattalorrinchiti.
Infine, un suggerimento, via Alessandro Gilioli, nel caso prima o poi l'intera faccenda dovesse andare in porto:
"Leggendo Punto Informatico, viene in mente che la minacciata Internet tax forse si potrà fregare lasciando sul proprio blog una scritta fissa, del tipo:
Questo blog non ha finalità di informazione, né di formazione, né di divulgazione, né di intrattenimento. Lo scrivo solo perché sono un grafomane / perché mi aiuta a cuccare / perché al lavoro mi annoio
o altre motivazioni assurde, secondo creatività.
Et voila, aggirato l’articolo 2 comma 1".