contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
15/11/2007

Il triangolo nero

Dalla rubrica delle lettere di "Repubblica" di martedì 13 novembre 2007:

Nell'agosto del 2004 una ragazza rumena di 28 anni, immigrata clandestina, baby sitter presso una famiglia italiana, si tuffò in una piscina di un villaggio turistico in Calabria per salvare la vita a un bambino italiano che stava annegando. Riuscì a salvare il bambino, ma annegò a sua volta. Ricoverata in un Ospedale calabrese (dove lavoro) dopo poco morì. I medici rintracciarono la madre e chiesero il consenso alla donazione degli organi. La madre, malgrado l'immenso dolore diede il suo consenso e per farlo si recò presso uno studio notarile, pagando la relativa tassa, che fu inviata in Italia tramite fax. Gli organi di C.C. furono trapiantati a cittadini italiani. A fronte del nobile gesto della famiglia rumena, spiccò il comportamento vigliacco ed egoista della famiglia italiana dove lavorava, la cui unica preoccupazione fu di nascondere lo sfruttamento di una clandestina per non avere guai. Infatti nessuno si fece mai vedere, nemmeno per chiedere informazioni sulla ragazza che aveva sacrificato la sua vita per salvare il loro bambino. -  Mario Bonura (Ospedale di Crotone)

Avete letto? Meditato? Bene, ora leggete con attenzione quello che segue. E, se condividete, diffondete.

Da Nazione Indiana, Loredana Lipperini e altri

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne
 

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza

Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto. 

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? 

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero. 

Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori. 

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco. 

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”. Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale.

Per aderire on line qui.

Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Alberto Prunetti, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.

postato da floria1405 alle ore 16:47 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, politica, cronaca, petizioni, razzismo, violenza, libertà, società





Commenti
#1   15 Novembre 2007 - 18:32
 
Ciao, ottima Floria!(ti leggo da un po') :-)
vergogna, tristezza, indignazione....
Ho aderito.
g.
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#2   16 Novembre 2007 - 09:26
 
Questo testo mi sembra buonismo bello e buono. Perchè nessuno si mette mai nelle vesti delle famiglie delle vittime? Signori, andate voi a spiegare queste vostre teorie a Daniele Pelliciardi oppure ai familiari della donna stuprata da un rom, oppure ai familiari dei quattro ragazzi investiti da un rom ubriaco ( che attualmente alloggia a spese naturalmente dello Stato in una comunità sul mare nelle Marche). Gli esempi potrebbero continuare fino a notte. E' facile poi dare del "razzista" o dell'insensibile a destra e a manca. Con l'apertura delle frontiere e l'entrata in Europa della Romania il cittadino italiano non ha più sicurezza (non importa ricercare questo dato su statistiche, basta semplicemente uscire di casa e chiedere al primo passante), in certe città la gente ha paura ad uscire di casa, vive segregata perchè sotto casa c'è la solita lite tra albanesi o zingari. Se integrare allora vuol dire mettere a repentaglio la sicurezza io sono contrario. Perchè Prodi invece di pensare ai gasdotti non pensa alla sicurezza dell'Italia? Perchè la CE non ammonisce la Romania o il Governo italiano non prende accordi con quello romeno? Per quanto riguarda poi la norma da Voi citata (43/2000) questa non introduce nulla di nuovo perchè queste cose erano già previste nella Costituzione nel 1947 e l'assistenza sanitaria obbligatoria e compagnia bella erano e sono già state applicate molte volte.
utente anonimo

#3   16 Novembre 2007 - 21:09
 
Caro utente anonimo, io credo che chi sbaglia deve pagare. Italiano, romeno, inglese ... non importa. E stai tranquillo che rispetto i parenti delle vittime molto più di chi strumentalizza il loro dolore in nome dei biechi interessi demagogici della propria bottega, o botteguccia, politica. Ma non credo che questa semplice constatazione ti interessi molto. Un rom ha investito quattro ragazzi e li ha uccisi: i pirati della strada sono "tutti" rom o annoverano nelle loro fila sciagurate anche italianissimi virgulti? Fra i romeni che minacciano la nostra sicurezza, collocheremo anche le numerose badanti di quella nazionalità che alleviano le pene domestiche delle famiglie italiane che se le possono permettere e che magari le pagano in nero? I romeni sono criminali in quanto tali? Così come altrove gli italiani, compresi te e la sottoscritta, sono mafiosi per definizione?
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#4   16 Novembre 2007 - 21:33
 
Senza titolo

[..] Splinder (15/11/2007) Il triangolo nero Dalla rubrica delle lettere di "Repubblica" di martedì 13 novembre 2007: Nell'agosto del 2004 una ragazza rumena di 28 anni, immigrata clandestina, baby sitter presso una famiglia italiana, si [..]
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#5   16 Novembre 2007 - 21:45
 
Cara owner del blog, (scusa se ti do del tu) ma te lo chiedi come mai dei rom vengono fermati anche 75 volte e tutte le volte sono regolarmente rilasciati liberi dopo poche ore? La colpa è oltre loro naturalmente della nostra Giustizia Penale alla quale forse è servito a poco il tentativo di rinnovamento del 1988. Una donna in gravidanza non può essere arrestata, un bambino sotto i 14 anni pure, però esistono degli istituti per farli studiare, per educarli. Ma loro no. Vengono rilasciati liberi, alla vita di sempre. Perchè? Perchè non hanno permesso di soggiorno? Perchè non sono in regola? Perchè non hanno fissa dimora? Perchè rimetterli in mano dei loro aguzzini? Allora non è che andrebbe riformato anche il Codice di Procedura Penale ormai non più al passo con i tempi? Questo argomento come ben puoi vedere tocca molti aspetti e altrettanto lunghe potrebbero essere le discussioni al riguardo. Forse nel mio intervento precedente hai capito male: io non voglio fare di tutta un'erba un fascio, però, se guardi qualsiasi statistica capirai che dopo l'indulto i crimini sono aumentati mi pare del 33%(non sono sicuro) e più della metà hanno la firma di extracomunitari. Per me chi ha un lavoro in regola e paga le tasse è il ben accetto in Italia, ma chi pretende di venire qui e usare la prepotenza andrebbe espulso in quanto sarebbe solo un tassello negativo nella società. Lo so che anche gli italiani sono ladri, assassini, non abito sulla Luna, però, visto che ne abbiamo già tanti di italiani criminali, perchè vogliamo accollarci anche quelli stranieri? E li manteniamo noi con le tasse che ogni santo anno paghiamo...
utente anonimo

#6   18 Novembre 2007 - 10:29
 
Caro utente anonimo, figurati se mi sconvolgo se mi dai del tu: in Rete le distanze si azzerano. Mi dà più fastidio il fatto di parlare a chi non si dichiara, mentre, naturalmente, chi sono e come mi chiamo è ben evidenziato nella colonna sinistra del blog. Ma pazienza. Naturalmente la tua analisi ha degli agganci nella realtà, ma permettimi di dirti che è poco attinente a quello che è scritto nell'appello da me pubblicato: e potrai rendertene conto se solo procederai ad una lettura più attenta del testo, cosa che sempre raccomando di fare ai miei studenti . Vedrai che non si dice affatto che chi delinque vada perdonato in nome di un inconsistente buonismo ma solo che è inaccettabile criminalizzare interi gruppi sociali e/o etnici agitando lo spauracchio della sicurezza in modo strumentale e demagogico (e, ovviamente, non intervenendo in modo coerente e proficuo nella legislazione ma limitandosi a proclami e a goffe azione di emergenza che peggiorano la situazione di tutti invece di migliorarla). Per il resto mi pare che le tue certezze siano pressoché inossidabili e qualunque dato concreto (comprese le statistiche, che da un lato disprezzi in nome della sensibilità dell'uomo della strada, dall'altra brandisci come arma impropria, ad esempio nel caso dell'indulto, approvato con il concorso di tutte le forze politiche, di destra e sinistra, escluse Italia dei Valori e Lega) io citassi non potrebbe scalzarle. Per cui concludo qui questa discussione fra sordi e ti saluto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente floria1405

#7   19 Novembre 2007 - 21:35
 
Non ho problemi a dichiararmi, anche se ritengo che sia più importante il contenuto del commento piuttosto che il soggetto che lo scrive: mi chiamo Massimo Ballarin, sono assistente di Diritto Penale presso la facoltà di Giurisprudenza di Padova e sono arrivato qui perchè appena hai aggiornato il blog mi è apparso in splinder. Resto comunque dell'idea che il mio commento sia perfettamente attinente all'argomento. Ti saluto.
utente anonimo

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