Se c'è una cosa ...
per la quale i libri di Galimberti sono utili è il repertorio di facili citazioni che contengono.
Questa sta all' inizio dell'ultimo capitolo de "L'ospite inatteso. Il nichilismo e i giovani". Da sottolineare (se fossi adolescente, me l'appunterei sul diario, anche se poi, a pensarci bene, non è che Nietzsche abbia fatto una bella fine).
No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa - da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è vòlto alla conoscenza - e non un dovere, non una fatalità, non una fede. [...] La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. (F.Nietzsche "La Gaia Scienza" 1882 §324).
Ora, c'è qualcosa in questo libro di Galimberti che mi ha fatto prima "gioiosamente ridere" e poi pensare, appunto: "Non si finisce mai di imparare".
Galimberti è costretto a citare correttamente Nietzsche, ci mancherebbe. Ma per altri autori, è evidentemente più disinvolto. Qui si scusa con Giulia Sissa per aver "saccheggiato" parti del testo di quest'ultima "Il Piacere e Il Male" ( della serie "non l'ho fatto apposta" ... ma via, nemmeno i miei figli a cinque anni si giustificavano così per le loro marachelle) proprio ne "L'ospite inquietante"; e qui (scorrete la pagina per trovare il materiale cui mi riferisco nel link) le prove che il vizietto (ovvero la tentazione di copiare) di Galimberti non è una novità, visto che ne è stato vittima anche Salvatore Natoli e non solo. Dopo queste edificanti letture, mi è venuta voglia di scrivere una lettera aperta al filosofo
Caro professor Galimberti,
io sono una di quegli insegnanti di scuola media superiore che lei crocifigge (magari a ragione, chissà) quasi in ogni pagina del suo libro sui giovani. A differenza di quanto fa lei, forse a motivo della sua sovraesposizione mediatica che non le lascia il tempo di "curare i dettagli", cerco nella mia pratica didattica di essere precisa e di trasmettere ai miei alunni il senso di questa precisione, anche in una cosa apparentemente così "formale" come l'uso corretto dei virgolettati: e non per inutile pedanteria ma perché l'onestà intellettuale passa anche (soprattutto) da questi particolari. MI piace insegnare ai miei allievi che appropriarsi del lavoro altrui senza citare la fonte non è solo segno di maleducazione ma, quel che è peggio, di irrispettoso disconoscimento dell'altro. Ammettendo pure che i numerosi incidenti in cui, stando alle fonti giornalistiche, lei è incorso, siano frutto non di malafede ma di distrazione, resta il fatto che l'approssimazione non è certo un valore da insegnare ai nostri giovani (concorderà con me che di cialtroni, in ogni campo e mestiere, ce ne sono fin troppi), mentre lo è la cura (che riflette la passione) con la quale si realizza il proprio lavoro in ogni singolo particolare. Abbia pazienza, ma lei indirizza così tanti pistolotti a noialtri insegnanti che non mi sono potuta trattenere da fargliene uno io, qua sul mio blog, anche su una questione che, preso dal suo furor predicatorio, lei giudicherà sicuramente secondaria rispetto alla bontà del suo messaggio. Beh, mi consenta almeno di avere qualche dubbio sul fatto che "predicare bene e razzolare ... uhm così così'" (e poi giustificarsi come una ragazzino colto sul fatto mentre ruba la marmellata: sono più divertenti, e credibili, le fantasiose scuse dei miei ragazzi quando non hanno studiato per l'interrogazione) sia il miglior biglietto da visita per accreditarsi presso i nostri smaliziati adolescenti come profondo e partecipe maître à penser.
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Lorenza Boninu