Non tutto è risolto in questo metaromanzo (romanzo che racconta come nasce un romanzo) di Amos Oz: non tutto è risolto perché è proprio l'enigma della scrittura a essere irrisolvibile. Come nasce la scrittura? Che senso ha scrivere? Che rapporto ha la scrittura con la vita? La vita fa rima con la morte, ma con che cosa rima quella strana, ibrida cosa che è la vita "descritta", la vita "raccontata", la vita che non è più vita ma pagina stampata?
Sono domande che mi faccio da un po' ... da sempre. Negli ultimi tempi con più insistenza, accanto a quelle complementari: che senso ha leggere? accumulare nella testa questa gran quantità di pagine stampate che il tempo finisce inevitabilmente per spazzare via? non sarebbe meglio, come mi consigliò un vecchio amico di tanti anni fa, che si voleva far chiamare "Lud", l'uomo dei giochi (e chissà se gioca ancora o l'età lo ha costretto a più miti consigli) vivere senza perplessità i giorni che ci sono concessi, invece di scapparsene via fra i surrogati di esistenza che storie raccontate da altri ci offrono come fragile dono di consolazione?
Ho concluso il romanzo di Oz e ne ho iniziato un altro, di un altro autore. Sono una vera tossica.
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?