Consigli a un giovane ribelle
Consigli a un giovane ribelle, e non solo: consigli anche a tutti coloro che, magari non più giovani, si sono stancati di essere presi per il naso dall'ennesima manipolazione ideologica o manovra populistica. Pensare contro, pensare con la propria testa, pensare creativamente, pensare e, soprattutto, agire in modo da testimoniare la propria libertà di giudizio. Detto in altri termini: accettare di essere considerato un inguaribile rompiscatole.
Ho consigliato la lettura di questo libro ai miei alunni, ricevendo in cambio sguardi perplessi, allarmati o semplicemente vuoti. Il fatto è che questi adolescenti proprio non se la sentono la vocazione del ribelle e un titolo come questo li disorienta o, peggio, li irrita. La loro silenziosa ribellione consiste piuttosto in una resistenza passiva a tutto ciò che potrebbe scuoterli dal comodo nido di conformistiche certezze (o incertezze) che scuola, famiglia, società hanno amorevolmente (ma, allo stesso tempo, in modo sottilmente perverso) arredato attorno a loro: in primo luogo la cultura o meglio, quel particolare genere di cultura che ti prende a scappellotti e ti dice: "Ragiona! Anche contro di me, se necessario".
La trasgressione, se c'è, consiste per lo più nello sfregio vandalico, nello sballo privato del sabato sera, nel mugugno tacito, nella lamentazione fine a se stessa: se per caso subiscono un sopruso da chi è più forte di loro, al massimo brontolano, ma difficilmente si alzeranno in piedi per difendere i loro diritti; se, al contrario, si trovano davanti chi è più debole, sono protervi, sfacciati, prepotenti (per questo, sia detto per inciso, la scuola sta diventando un caos: i docenti sono figure fragili, svalutate, attaccabili e attaccate un po' da tutti, a prescindere dai loro meriti individuali o dalle loro qualità culturali e didattiche. Ricordo una giovane insegnante preparata, intelligente, straordinariamente sensibile e colta, letteralmente messe in croce dai suoi studenti quattordicenni che, giorno dopo giorno, sistematicamente, scientificamente, la sbeffeggiavano soltanto per quello che era: espressione di una cultura e di una passione completamente estranee a questi ragazzini e al loro orizzonte di valori, seppure ne avevano uno). Non sempre riesco a sottrarmi alla triste impressione che siano già persi, a meno di diciotto anni, già inquadrati nello spaventoso esercito dei consumatori di massa, non più individui ma solo gente, anzi la ggente, tristemente fiera della propria ignoranza e dei propri pregiudizi da quattro soldi. Magari si tratta di un sorta di distorta volontà di sopravvivenza, chissà, in tempi tanto confusi e contraddittori. O semplicemente del fatto che la mediocrità è immedicabile.
Non è così, naturalmente: le eccezioni esistono, e in ogni caso vale la pena darsi da fare per arginare il conformismo ovunque dirompente. Ecco perché consiglio caldamente di leggere queste 19 lettere immaginarie a uno studente altrettanto immaginario ( e uno e molti direbbe Eliot), che illustrano le gioie insostituibili dell'essere se stessi a dispetto di tutti, anche quando può sembrare inutile o, peggio, dannoso.
Christopher Hitchens, Consigli a un giovane ribelle, Einaudi 2008
Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu