Non c'è due senza tre
Insomma, sì, sto trascurando il blog. Travolta da faccende impellenti, incombenze familiari e scolastiche, letture rimaste indietro che richiamano attenzione e cura, non mi applico alla scrittura come vorrei, sento l'ispirazione languire, la noia incombere. Proviamo a fare breve riassunto.
La mitica scassatissima Punto, vero emblema della mia confusione mentale, la "macchina del cenciaio", come ormai era ovunque conosciuta (cumuli di cicche nel portacenere, cenere ovunque, cartacce a profusione, puzza di muffa visto che ad ogni temporale l'abitacolo si trasformava in mini - piscina) è andata, kaputt, defunta. Sostituita da nuovissima, profumata Toyota Yaris Now, il cui merito maggiore pare essere, agli occhi miei e degli eredi, il lettore cd/mp3. Per evitare di trasformarla in una pessima imitazione del Vesuvio, per il momento mi trattengo dal fumo. No smoking e Arbre Magique all'aroma di pompelmo. Controllo maniacalmente eventuali sportellate, temo prima o poi inevitabili nei ristretti parcheggi a spina di pesce davanti casa. Quanto durerà? E comunque ...
... e comunque, per risolvere almeno in parte lo stress da parcheggio (vedi qui), mi sono munita di nuovissimo ciclomotore, dal quale, peraltro, sono rovinosamente caduta a tre giorni dall'acquisto. Dovevo andare a vedere il film Time, del coreano Kim Ki Duk, nell'ambito del progetto "Intersezioni Culturali" sul tema dell' Identità, curato dal mio Liceo. Può darsi che la pessima impressione che mi ha fatto suddetto film sia stata condizionata dai postumi della caduta, visto che mi sono praticamente frantumata il piede sinistro, tuttora dolorante, in nome della cultura. Non sprecherò ulteriori parole. MI sono sentita sorella di Fantozzi e se "La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca" non vi dirò che cosa mi è sembrato il cervellotico, intellettualoide, contorto, imbarazzante "Time". I ragazzi hanno sghignazzato dall'inizio alla fine: dopo averli blandamente rimproverati, ho avuto la tentazione di unirmi ai loro sghignazzi. E non mi dite, come ha fatto un collega, che bisogna immedesimarsi nello spirito dell'oriente. Il re talvolta è nudo e quella che poteva essere l'affascinante storia di un'ossessione è sfilata davanti al mio sguardo attonito come la vicenda risibile di una coppia di fissati dementi. Per di più, mi stava gonfiando il piede.
E perché "non c'è due senza tre"? Perché quella non è stata l'unica caduta, ma nel giro di tre giorni mi sono ritrovata lunga distesa a terra almeno altre due volte (e, quel che è peggio, semplicemente camminando). Può essere che gli accidenti dei miei allievi, in questa fase di frenetiche verifiche e interrogazioni, siano arrivati tutti insieme, e inesorabili. Qualunque cosa mi stia accadendo, non mi sento molto bene. E fra doloretti veri o frutto di suggestione, si sta manifestando un lato del mio carattere che non mi conoscevo: un'intollerabile ipocondria. Me ne vado in giro dicendo: "Ahimé, son vecchia, l'ho avuta". Tenete conto che domenica prossima sarà il mio compleanno, e siccome son già quarantasette, inevitabilmente mi guardo attorno con aria lugubre e commento: "Quarantasette, morto che parla". Menopausa in agguato? Diffido chiunque da ventilare nei commenti questa ipotesi: ci penso da sola e l'idea non mi consola, visto che fino a ieri supponevo di essere comunque una fanciulletta (ma l'umiliante caduta dal ciclomotore mi ha traumaticamente dissuaso).
A proposito di compleanni. Abbiamo festeggiato, in data ventiquattro maggio, il compleanno di Bob Dylan. Siccome mia figlia mi ha costretto per anni a festeggiare il genetliaco di Colin Farrell (31 maggio) e Sean Penn (17 agosto), acquistando paste e brindando alla loro salute, stavolta anch'io ho preteso analogo trattamento per il sessantasettenne Dylan. Si invecchia, certo, e per di più si rimbambisce, come ha commentato acidamente il consorte, riferendosi, io credo, non a Dylan ma alla sottoscritta. Le paste erano ottime, in ogni caso.
Mi sono parzialmente tirata su con la lettura di Delitti Pitagorici del greco Tèfkros Michailìdis. Trama inconsistente, ma piacevole riassunto di un pezzetto di storia della matematica in salsa narrativa.
E per ora basta. Mi sono rimessa in pari.
Contaminazioni
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Lorenza Boninu
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