Spero che il mio alunno Mirko non consideri un' insostenibile offesa alla sua privacy il fatto che pubblichi qui il nostro scambio di messaggi su FB. Mi incoraggia il fatto che il giorno dopo ha cercato di rinnovare la discussione in classe ma io l'ho immediatamente stoppato con una fluviale spiegazione sullo Sturm und Drang: gli esami attendono al varco e ogni tanto bisogna pure parlare di argomenti, diciamo così, più tradizionali. D'altra parte il nostro colloquio epistolare mi pare indicativo di un diverso approccio (diciamo un approccio "generazionale") alle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione.
Punto di partenza è stato questo articolo di Zambardino, già citato nel post precedente: Facebook, o del gusto degli altri. Ho spedito il link agli studenti presenti nei miei contatti su FB (oggetto: "affrontare criticamente Facebook"), accompagnandolo con queste parole: "Se avete voglia, provate a leggere quest'articolo del giornalista Zambardino (Repubblica) sull'esperienza Facebook: tanto per non essere solo "fruitori passivi" ma protagonisti consapevoli".
Risposta di Mirko: "senza offesa profe ma non mi pare così illuminante... Sarò un genio io (o banale lui) ma mi sembrano tutte riflessioni abb ovvie. FB è uno strumento. Sul tipo d strumento e sui modi di approcciarsi potremmo stare qui a parlarne x secoli, trovando altre svariate analogie alla psicologia umana. In fondo anke un cacciavite è uno strumento, posso usarlo per avvitare uno sportello, per cavarci un occhio o per scavicchiare una serratura. Rimane uno strumento. FB può essere Pet Society o un nuovo modo di comunicare e socializzare con infinite possibilità, rischi e opportunità. Ma questo, mi pare, già si sapeva...
Insomma nn sn rimasto impressionato, molto + illuminante cazzo miocuggino..." (il riferimento a Dick Mycousin va collegato alla bufala sulla morte di Marge Simpson che avevo utilizzato come esempio - limite della necessità di tenere sempre gli occhi aperti, in Rete e altrove, sull'attendibilità di ciò che si legge - nota di Floria -).
Risposta mia: "No, la questione è un'altra. Per i cosiddetti "nativi digitali" come siete voi, è ovvio che i social network, come strumenti di svago o informazione, non abbiano segreti. La faccenda è un po' meno scontata per quelli della mia generazione qui, in Italia, dove la "rivoluzione digitale" stenta ad essere pienamente compresa: quanti prof del nostro liceo, ad esempio, sanno che cos'è e a che cosa possa servire FB? Non lo dico per stabilire un confronto improprio fra me (che lo uso) e gli altri (che non si pongono nemmeno il problema e al massimo condividono l'allarmismo dei media tradizionali su questo genere di realtà): lo dico perché è, semplicemente, un fatto. Evidentemente la situazione non è così diversa fra i giornalisti, altrimenti Zambardino (che facendo il mestiere che fa, ha il compito di informare) non scriverebbe quello che scrive. Credo anche che i giovani usino certi strumenti in modo non sempre completo: FB è "pet society" e va bene, ma anche qualcosa di più (che mi piacerebbe sperimentare con voi in quest'anno scolastico: e i nostri scambi epistolari servono anche a questo)".
Contro - replica di Mirko: "Si ma allora il problema si estende mooooolto oltre FB e ritorna ad essere il solito, trito, ritrito discorso da latte-ai-ginocchi, in cui quei poveri suoi coetanei sono anche quelli che non sanno accendere un Ipod o fare una banale ricerca su google. Così come si rischia di tornare al solito, trito e ritrito discorsetto dei giovani che sanno usare solo emule e MSN... ripeto: dv sta la novità?"
A questo punto l'ora tarda ha interrotto lo scambio, ma la disinvoltura con cui Mirko liquida FB (e analoghe esperienze digitali) come mero strumento che ognuno può usare come vuole senza drammatizzare troppo ha continuato a martellarmi in testa.
Personalmente continuo a pensare che la differenza fondamentale sia questa. Noi, che ovviamente proveniamo da altre esperienze culturali e formative (di tipo, per intenderci, "analogico", se volete passarmi la metafora) abbiamo comunque un atteggiamento di distacco critico nei confronti del mondo dell'informazione e della socializzazione digitale (che pure abbiamo contribuito a costruire), anche nel caso in cui ci immergiamo nel variegato mare della Rete con un certo entusiasmo e con volontà di sperimentare. I ragazzi, i nostri figli (qualche volta i nostri nipoti), i nostri studenti, sono pienamente immersi in questo mondo, lo vivono con invidiabile naturalezza, ma, allo stesso tempo, non si rendono compiutamente conto né dei rischi né delle opportunità che esso offre: e così corrono il pericolo di trasformarsi da protagonisti di una possibile e fruttuosa "conversazione dal basso", creatori in proprio di cultura e informazione (la "loro" cultura, la "loro" informazione), in consumatori un po' sciocchini delle mode del momento veicolate dalla Rete con una velocità prima sconosciuta. Nel mezzo, in particolar modo in Italia, stanno coloro che sono affetti, a vario titolo e in misura più o meno grave, da una sorta di analfabetismo tecnologico (talvolta anche un po' snobistico) che rischia di tagliarli fuori da un mondo "liquido" che non sono più in grado né di interpretare né di governare.
E i miei venticinque lettori che cosa ne pensano?
Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu
Badges