Questo blog ha vissuto una repentina escalation degli accessi a motivo del post precedente. Bene, benissimo. Fra l'altro ho d'un botto scalato la classifica, ma questo in fondo è solo un dettaglio: la mia posizione su BlogBabel languiva da tempo, sebbene i lettori sembrassero comunque aumentare rispetto al periodo d'oro, quello in cui, tanto tempo fa, "Contaminazioni" si aggirava nell'ambito delle prime duecento posizioni. Si potrebbe dire: pochi link, molti feed. Quel che conta è che qualcuno sappia che in Rete ci sei. E gli strumenti sociali, evidentemente, lapalissianamente, servono anche a questo: a promuovere i tuoi esperimenti di scrittura.
Ho lasciato sbollire l'euforia e ora, a bocce più o meno ferme, torno sull'argomento, anche perché qua e là ho avuto l'impressione di essere stata fraintesa. Io non esorto, come qualcuno ha pensato, i cosiddetti "nativi digitali" ad un sano distacco critico rispetto alla Rete, vecchia argomentazione con la quale i docenti di un tempo tartassavano i loro alunni ad esempio nei confronti della televisione, vista come il "male" rispetto alla comunque assai poco praticata lettura di libri e giornali (in Italia poco praticata da sempre, anche quando la televisione e Internet non esistevano affatto). Se non altro il cosiddetto "distacco critico" lo predico sempre e comunque. Riferimento colto d'obbligo: i maestri del sospetto secondo Paul Ricoeur. Terra terra: le stronzate sono in agguato ovunque, anche nei testi (a stampa) più dotti e profondamente atteggiati. Persini nei "classici". Quindi, occhio ragazzi, ché qui ci fregano.
No, non si tratta, nello specifico, di "distacco critico" ma, se vogliamo, di un uso costruttivo della Rete, forse addirittura più intensivo. FB è un ottimo esempio e un'illuminante metafora. Mi sono rifiutata di aderire alla perversa Pet Society che laggiù impazza (figurarsi se posso perder tempo dietro a un cucciolo virtuale che, se non viene curato, finisce divorato da mosche elettroniche) ma, a dirla tutta, di giochini demenziali ne ho fatti parecchi, in modo quasi compulsivo. Si dice: "lasciamo uscire il nostro spirito ludico". Ottimo, ma cerchiamo anche di non regredire del tutto ad uno stadio prelogico. Con la Rete, nel suo complesso, è un po' la stessa cosa. Il marketing la sta colonizzando, com'è ovvio: uno crede di informarsi, e invece si ritrova ad essere manipolato, e neppure in modo così sottile (ricordate i deliri della blogosfera che conta per l'orrido nabaztag che anch'io, a suo tempo, ho fervidamente desiderato? evidentemente il mio "senso critico" aveva subito un improvvido obnubilamento). Ma, grazie a Dio, in Rete si possono battere altri percorsi: e, per dire, invece di limitarsi a subire i contenuti altrui (come fatalmente accade con altri media, per così dire, unidirezionali), tentare di produrre e condividere contenuti propri, se si ha voglia e tempo. E così FB: vanno bene i giochini e le carrambate, ma guarda guarda cos'è accaduto ad esempio con la pubblicazione dello scambio di mail fra me e Mirko ... la discussione è uscita allo scoperto, oltre il rapporto docente - allievo, e ha coinvolto, in luoghi diversi (il blog, i feed, FB ... ) altri attori: il giornalista, il curioso, il docente universitario, l'informatico, e comunque un'audience anonima e silenziosa che si sarà fatta pure una sua idea sull'argomento.
Sto trascinando le mie classi su FB. Spero di non incidere sul rendimento degli alunni e di non inimicarmi i colleghi: i ragazzini finiranno per passare il tempo aggiornando il loro stato e magari si dimenticheranno di studiare matematica? La verità è che sto sponsorizzando l'uso delle Rete Sociali perché sono convinta che: a) a scuola si debba fare cultura; b) la cultura e la conoscenza passino anche e soprattutto attraverso una condivisione e una possibilità di confronto che siano più ampi possibili; c) la Rete sia un ottimo strumento in questo senso, basta saperlo usare.
Vi sembrano tre verità scontate? Per forza, siamo tutti qui, su Internet, a discuterne: e se siete arrivati fino al mio blog, e a questo post, forse passando appunto per FB, immagino che sappiate esattamente di che cosa sto parlando. Ma non pensate che per altri (giovani, vecchi, nella scuola e altrove) la faccenda sia altrettanto evidente e scontata. MSN, e sia. EMule, d'accordo. Il blogghettino su Windows Live Spaces, va bene. Provate tuttavia a chiedere in giro, per le aule di un anonimo liceo di provincia come il mio, a docenti o allievi (supposti "nativi digitali"), se per caso sanno che cosa siano (vado a caso). un feed rss e relativi reader, un aggregatore, Technorati, un tag, un trackback, chrome, la "coda lunga", il web 2.0 ... etc etc Non dubito che in futuro queste nozioni si diffonderanno e diventeranno patrimonio comune. Per ora siamo, in generale, ancora un po' lontani dalla meta.
Contaminazioni
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Lorenza Boninu
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