... domani manifesteremo. Visto che sono appena tornata da un controllo dell'ottico che, ahimé, mi ha imposto i tristissimi occhiali da presbite, mi chiedo se questi tardivi rigurgiti "facinorosi" non siano per la sottoscritta un po' patetici. Può essere che, fidandomi delle esternazioni di Cossiga, che salverebbe i "docenti anziani" ma bastonerebbe a sangue le "maestre ragazzine", possa evitare, per meriti di età, le eventuali manganellate. Naturalmente scherzo e mi preparo spiritualmente alla levataccia di domani mattina con la ragionevole speranza che partecipare ad una manifestazione ufficialmente organizzata da tutti i sindacati della scuola non comporti particolari rischi.
Ma ... naturalmente c'è un ma. Il cosiddetto "decreto Gelmini" è diventato legge dello Stato solo oggi. Ma la legge 133, quella per la quale le Università (e non solo) si sono infiammate, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 21 agosto 2008, convertendo in legge il decreto 112 del 25 giugno 2008. Guardate bene le date. GUARDATE BENE LE DATE. Il 29 luglio 2008, su questo blog, la sottoscritta scriveva: In queste settimane, nell'indifferenza pressoché generale e nella quasi totale inconsapevolezza della maggioranza dei cittadini, è in atto una vera e propria macelleria educativa, ovviamente con il pretesto della necessaria razionalizzazione del sistema dell'istruzione nel nostro Paese e sulla base di statistiche abbondantemente taroccate.
In un post successivo (31 luglio 2008) ribadivo: Ora, sarà bene rendersi conto che per quanto riguarda la scuola non ci sono soldi, anzi, per la verità non ci sono più nemmeno gli occhi per piangere (e la responsabilità del disastro, sia chiaro, è rigorosamente bipartisan). Però di questo nessuno si scandalizza. Una prova? Leggete qui: "Nei prossimi tre anni, per alleggerire la spesa della Pubblica amministrazione, la scuola dovrà lasciare sul campo 87 mila posti di insegnante e 42 mila e 500 di Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario). Sono previsti alcuni interventi strutturali non ben definiti (il ritorno al maestro unico alle elementari?) e non viene esclusa una nuova "razionalizzazione della rete scolastica italiana" che tradotto dal burocratese significa tagliare e accorpare scuole". 87 mila cattedre in meno: il che significa cancellare e accorpare scuole e classi, ritrovarsi con trenta o più alunni in aula, alleggerendo magari nel contempo il tempo scuola, come propone la leggiadra Gelmini (voglio proprio vedere da quale misterioso cilindro tirare fuori la fantomatica "didattica personalizzata" quando si fa fatica anche a ricordarsi il nome degli alunni di chi ti sta davanti: pensate a quei docenti - scienze, storia dell'arte ... - che si ritrovano sul groppone dieci o più classi).
Perdonate le autocitazioni. Aggiungo dunque un richiamo al post di Giofilo sull'Università, post del 30 luglio 2008. E ora mi chiedo: in quegli afosi giorni estivi, quando si ponevano le premesse della situazione odierna, e chi aveva occhi per vedere si rendeva perfettamente conto che il risveglio autunnale sarebbe stato amarissimo, la cosiddetta opposizione dov'era? Dov'erano i sindacati? Dov'era l'informazione indipendente? Si allenavano già a quelle vacanze che qualche giorno fa il nostro beneamato premier consigliava a Veltroni? Perché sì, domani per dovere e per coerenza parteciperò alla manifestazione di Roma. Ma la manifestazione arriva tardi: e non perché il Decreto Gelmini sia stato approvato oggi, ma perché le scelte fondamentali sono state operate, nell'indifferenza generale, almeno cinque mesi fa. E perché la fase finale della macelleria educativa di cui parlavo nei miei post estivi è iniziata già con Padoa Schioppa e Fioroni ( al quale, a suo tempo, dedicavo la mia solita lettera aperta destinata a non essere mai letta dal destinatario di turno).
Ora Veltroni grida a gran voce: "Referendum Referendum!" Ho la spiacevole sensazione di essere presa in giro. Perché l'eventuale referendum sul decreto Gelmini, ammesso che una strada del genere sia davvero praticabile, non toccherebbe affatto tutto il resto. E ora dirò qualcosa che forse scandalizzerà qualcuno. Quando il già citato Cossiga, nella famigerata intervista al QN, definisce il PD "un ectoplasma guidato da un ectoplasma", a parte l'immagine piuttosto pittoresca, non è che abbia tutti i torti. E quando Gelmini, nell'intervista al Corriere del 27 ottobre, alla domanda "Ieri Veltroni ha chiesto il ritiro del suo decreto e la relativa modifica della Finanziaria. E' possibile?" replica "Scusi, ma non ne vedo la ragione. La manovra economica è legge da giugno. IL PD è fuori tempo massimo." dal suo punto di vista dà l'unica risposta possibile.
E dunque noialtri domani andremo in corteo, perché a questo punto sembra la sola alternativa ad un silenzio che è stato imposto, a suo tempo, non solo da Berlusconi e la sua corte dei miracoli ma anche da un'opposizione evidentemente incapace di fare il suo mestiere. Andremo in corteo, e speriamo di essere in tanti, non perché strumentalizzati e illusi ma, al contrario, nel tentativo di far comprendere un disagio che va ben oltre lo sterile teatrino politico che questa classe dirigente, da una parte e dall'altra, recita a beneficio dell'ipnotizzato pubblico della TV. Andremo in corteo perché altrimenti, a questo punto, ci resterebbero solo il silenzio e il progressivo, irreparabile istupidimento davanti a qualche reality, in attesa del disastro finale.
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Lorenza Boninu
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