Blog generation
Chiaro. Documentato. Stimolante. Il libro di Granieri, Blog Generation, rappresenta da un lato il bilancio di un'esperienza comunicativa con una storia gia' ricca e vitale alle spalle, dall'altro un'apertura verso prospettive che per adesso e' solo possibile immaginare ed accennare. E' certamente un' opera ottimista che, tuttavia, non nasconde le ombre che gravano sul pieno sviluppo di quella "democrazia comunicativa" che i blog possono rappresentare, che in parte gia' rappresentano.
Mentre scrivo, alle mie spalle la televisione e' accesa: e, naturalmente, sta proponendo il solito reality preconfezionato i cui autori, evidentemente, danno per scontato un vastissimo bacino d' utenza formato da spettatori - consumatori passivi (e ignoranti), costretti per forza di cose a sorbirsi un palinsesto insignificante, congegnato unicamente in funzione della vendita di spazi pubblicitari. Bene, il libro di Granieri ci dimostra con dovizia di argomenti che un'alternativa e' possibile e di fatto e' gia' praticata da molti: purche' non ci si lasci condizionare dalla "logica dell'ornitorinco", evocata a piu' riprese nel testo, logica che spinge ad interpretare ( e utilizzare) con categorie vecchie ed inadatte fenomeni e strumenti dalla fisionomia nuova e per molti versi inattesa.
C'e' molta passione nelle parole di Granieri: passione per la conoscenza, per un'informazione che possa, prima o poi, ritrovare un' eticita' e una trasparenza apparentemente smarrite, per una civile conversazione fra individui pensanti e capaci di critica, per un'idea forte di partecipazione politica dei cittadini. C'e' autentico umanesimo nell' interpretazione del mondo weblog come la piu' evidente manifestazione di quella intelligenza collettiva gia' auspicata e prevista all'epoca del primo affermarsi di Internet. La “societa' delle menti” a cui Granieri pensa e' evidentemente aperta, responsabile, matura, in grado di utilizzare intelligentemente la tecnologia a disposizione per uno scambio realmente produttivo di informazioni e conoscenza e per un efficace controllo "dal basso" delle logiche di potere sia politico che mediatico: un network animato dalla curiosita' e dalla generosita' intellettuale, dal desiderio di sapere e di partecipare.
Mi auguro che possa essere cosi', ma non mi nascondo le difficolta'. Non e' solo questione di maggiore o minore visibilita' del singolo blog, della sua maggiore o minore capacita' di attrazione, del suo carisma, della sua attendibilita' e della sua autorevolezza rispetto agli usuali strumenti della comunicazione mainstream. E' un problema, specialmente qui in Italia, di mentalita' diffusa, difficile da sradicare. Provo ad elencarne brevemente i sintomi. In primo luogo e' sempre troppo alto il numero di coloro che non sono connessi e che per pigrizia, incapacita' o altro, non sono nemmeno sfiorati dalla percezione che navigare in Internet, oggi, e' qualcosa di piu' che uno sfizio per maldestri smanettoni o aspiranti pedofili. Fra quanti hanno la possibilita' di accesso alla Rete, poi, sono troppi quelli che la interpretano solo come un puro e semplice mezzo di facile intrattenimento. Anche quando essa e' intesa piu' utilmente come serbatoio pressoche' infinito di notizie e vario materiale conoscitivo, non di rado e' adoperata acriticamente, quasi fosse una comoda scorciatoia grazie alla quale procurarsi senza sforzo e, ancora una volta, passivamente, una specie di surrogato della cultura (penso a quella ragazzetta quattordicenne che proprio stamattina ha candidamente ammesso: "Io non leggo libri. Tanto c'e' Internet". E, d’altra parte, mi sembra abbastanza chiaro che la scarsa familiarita’ dei nostri connazionali con la lettura – sia di libri che di quotidiani – non e’ estranea a questi meccanismi). Sono ancora troppi i pregiudizi, i luoghi comuni, le diffidenze che circondano la tecnologia, nonostante la sua diffusione: pregiudizi, luoghi comuni e diffidenza che naturalmente derivano dalla diffusa (oserei dire incoraggiata) ignoranza in materia. E poi, at last but not at least, anche nella cosiddetta "blog generation" sono forse la maggioranza i blogger che usano lo strumento secondo logiche che rispecchiano le tendenze, gli umori, i conformismi imposti altrove, in primo luogo dalla logica televisiva cui accennavo prima. Per carita': ognuno con il suo blog ci fa quello che gli pare, ci mancherebbe. Ma il rumore di fondo, via via sempre piu’ assordante, rischia di soffocare le possibili alternative, lasciando in primo piano le personalita’ che, per un motivo o per l’altro si sono tempestivamente affermate ( e in certi casi godono di un’autorevolezza conquistata altrove e con strumenti diversi) e costringendo gli altri, capaci e mediocri insieme, al ruolo di pallide, evanescenti comparse : il rischio e’ che i numerosi blogger italici che popolano oggi la Rete, pur occupando ciascuno uno spazio virtualmente pubblico, si ritrovino chiusi nel loro minuscolo angolo privato e che la “pubblica conversazione” si trasformi in una Babele di linguaggi e messaggi dove, in realta’, ciascuno ascolta solo se stesso.
Eppure questo mio grossolano elenco, a ben vedere, e’ una lista non tanto di ostacoli o limiti, ma soprattutto di sfide da vincere, purche’ si sappia cogliere, oggi, l’opportunita’ che viene offerta: e mi pare che il libro di Granieri interpreti appunto in quest'ottica le difficolta'. Molto puo’ fare la scuola, in questo senso, purche’ sappia uscire dalla logica angusta della cosiddetta “alfabetizzazione informatica” e sappia comprendere che, a parte i patentini ECDL sponsorizzati Microsoft e i facili slogan demagogici, nell’utilizzo accorto di cio’ che oggi la tecnologia ci offre puo’ celarsi il tesoro di una vera e propria rivoluzione cognitiva, in grado di restituire ai ragazzi capacita’ critica, motivazione e desiderio di essere davvero protagonisti della propria crescita umana e culturale, sottraendoli a quel perverso meccanismo di marketing che li vede solo come target passivo di cervellotiche operazioni pubblicitarie. In questo senso ha ragione chi ha scritto in un commento all’ultimo post di Granieri sul suo weblog che Blog Generation e’ un testo da consigliare nelle scuole.
Insomma, il merito piu’ grande di questo libro consiste soprattutto nella capacita’ che lo anima di ispirare un sentimento, peraltro sempre contenuto e misurato com’e’ nello stile di Granieri, di entusiasmo e fiducia nel cambiamento in atto. Alla fine della lettura ci si sente animati da un rinnovato desiderio di partecipare, come possiamo e sappiamo, allo scambio paritario ( e altruistico) di conoscenze e informazione che Granieri ritiene essere la qualita’ precipua del meccanismo comunicativo sottinteso alla pratica del blog. E di questi tempi non e' poco.
Un solo appunto, da vera prof: la spedizione in Sicilia di Atene del 415 a.C., citata nelle pagine 145 – 146 non “ando’ effettivamente a buon fine” come si afferma nel testo, ma termino’, due anni dopo, in un disastro completo, preludio alla vittoria finale di Sparta nella Guerra del Peloponneso e alla crisi irreversibile della democrazia ateniese (sulla quale, peraltro, ci sarebbe molto da discutere).