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Domani, XI Meeting sui Diritti Umani
Al centro il tema della Libertà Religiosa
Vi avverto: domani potrete trovarmi insieme ad una delle mie classi qui: facilmente riconoscibile, sia pure fra migliaia di partecipanti (sarò la prof spilungona con l'aria da sconvolta: per forza, stanotte non ho dormito per finire di montare il video citato nel post precedente e domani la partenza è prevista per le sei e un quarto - non ho parole). Il programma, come potrete constatare seguendo il link, è stimolante. Prometto resoconto preciso e dettagliato nei prossimi giorni.
Qualcuno si ricorda della Birmania?
Nel mio umile blog, campeggia in alto la scritta "Blog in rosso per la Birmania". A che serve? In primo luogo a ricordarmi, quando apro il blog, che alcune settimane fa, come molti altri, mi ero mobilitata per questo sventurato paese: in breve, a ricordarmi di ricordare. Leggo adesso questa notizia sul sito dell'AGI: BIRMANIA: DIAMANTI AIUTANO GIUNTA, 150 MLN DOLLARI DALL'ASTA
Lentamente, inavvertitamente, il terrore sta tornando alla sua aberrante normalità. Noialtri occidentali non possiamo rimanere indignati troppo a lungo. O invece possiamo? O invece dovremmo?
Sabato 17 novembre ero fra il pubblico pomeridiano dell'iniziativa Birmania: non lasciamoli soli!
che si è tenuta nella mia Città con il patrocinio di una lista lunghissima di associazioni. Ho ascoltato, confusa fra un pubblico tutto sommato esiguo, le belle e intelligenti parole di Mimmo Càndito, inviato della Stampa (questo è il suo blog) e Presidente della sezione italiana di Reporters Sans Frontièrs.
Non mi dilungherò sulla sua attenta analisi della situazione birmana. Sono informazioni che chiunque, con un po' di buona volontà e un minimo di autentica motivazione, può reperire in Rete. Ma mi ha colpito il suo esordio: ha elencato una per una le associazioni che avevano fornito sostegno all'iniziativa piombinese: Forum della Democrazia, Amnesty international, Arci, Samarcanda, Croce del Sud, Commissione Pari Opportunità, Casa Crocevia dei Popoli, Pubblica Assistenza, Comunità Missionaria del Cotone, Centro Missionario Diocesano, Corriere Etrusco, Lega Ambiente e, ovviamente, l'Amministrazione Comunale. E ha notato che se solo fosse stato presente un paio di rappresentati per associazione, la sala sarebbe stata sicuramente più affollata. Il punto è proprio questo, secondo Càndito: è più conveniente spendersi in belle dichiarazioni di principio e in nobili iniziative sicuramente democratiche che esporsi in modo concreto e agire responsabilmente in prima persona. E' vero per gli Stati (quanti e quali sono gli interessi in gioco nei rapporti dell'Europa con la Birmania e, dietro la Birmania, con la Cina?), è vero per i singoli individui. La colonna sonora del video proiettato nel corso dell'iniziativa era La storia siamo noi. Ecco, ha commentato Càndito, dovremmo convincerci di questo, che la storia siamo noi e agire di conseguenza, mantenendo desta l'attenzione e continuando a rivendicare un ruolo di opinione pubblica attiva piuttosto che di consumatori passivi di notizie. Purtroppo la velocizzazione dell'informazione comporta di fatto una perdita di qualità e l'impossibilità da parte degli utenti di reale approfondimento. Riceviamo l'apparenza e la decodifichiamo come realtà, ha detto Càndito. E' vero che i media hanno oggi un ruolo e un potere assolutamente non confrontabili con quanto accadeva in passato: ma la conoscenza che passa attraverso il loro filtro, per quanto pervasiva, spesso consiste soltanto in brandelli di apparenza, più o meno sottilmente manipolati. In qualche modo occorre richiamare l'attenzione sul pericolo connesso a questa straordinaria diffusione planetaria di informazioni che si susseguono troppo rapidamente per essere metabolizzate davvero. In qualche modo occorre risvegliare la capacità di critica e di interpretazione del pubblico, richiamandolo al dovere della cittadinanza e della partecipazione. Perché, appunto, la storia siamo noi e in troppi cercano di farcelo dimenticare. (Di Mimmo Càndito consiglio la lettura di questa bella intervista che tocca molti dei temi affrontati nell'incontro piombinese. E naturalmente vale la pena di acquistare il volume da lui curato Il braccio legato dietro la schiena - Storie dei giornalisti in guerra).
Peccato che ad ascoltare queste illuminate parole eravamo quattro gatti. Va bene che era sabato pomeriggio. Va bene che in televisione davano la partita. Va bene ... va bene così.
(ma intanto la Birmania sembra scomparsa dall'agenda setting. Anche da quella artigianale dei blogger).
P.S.
Al termine dell'incontro mi sono avvicinata al professor Candito e, visto che l'intera blogosfera italica era allora in fibrillazione per l'improvvida sortita di Gabriele Romagnoli, ho chiesto la sua opinione sulla demonizzazione dei blog che certa stampa sembra incoraggiare. Mi ha risposto con grande gentilezza, esprimendo un parere tutto sommato condivisibile: posto che l'attendibilità dei blogger non sempre è il massimo, visto che con i loro post tendono ad esprimere preferibilmente emozioni e soggettivi stati d'animo piuttosto che notizie verificate e verificabili, la demonizzazione non pare la strategia migliore per comprendere i processi comunicativi in atto e il desiderio positivo di critica e partecipazione che l'utilizzo diffuso della tecnologia di fatto comporta.
Ma voi la capite la logica delle statistiche?
O forse farei meglio a chiedere: "Ma voi la capite la logica di certi articoli?" Mica per altro, io avrei qualche difficoltà. Secondo l'articolo del Corriere testé linkato, in Italia i clienti tipo della prostituta hanno un'età compresa tra 35 e 40 anni, lavorano, sono single e con un livello di istruzione medio-alto. Il dato sarebbe frutto di un'analisi dei forum su Internet e dell'elaborazione di un questionario on line. Un paragrafo sotto, tuttavia, si afferma che dalla ricerca sul campo il profilo del cliente risulterebbe ben diverso: età tra 23 e 50 anni, sposato, con un partner regolare e uno o più figli, livello di istruzione basso o molto basso, incontri ogni 15 giorni. Embé, allora mettiamoci d'accordo: chi mai sarà il puttaniere tipico? Sia come sia, a me questa ricerca, e relativo articolo, sembra la classica puttanata (lo so lo so, il gioco di parole è veramente pessimo) che al massimo può arrivare alla canonica scoperta dell'acqua calda (che ne so, magari è intuitivo che il target delle squillo d'alto bordo non è lo stesso delle battone di una qualunque tangenziale).
Quel che mi colpisce, in ogni caso, è la diffusa nostalgia per le cosiddette "case chiuse", sulle quali, com'è noto, si è esercitata tanta mitologia letteraria paradecadente. Non sarebbe male ricordare, al di là delle distorte fantasticherie maschili (e non solo maschili), cos'erano davvero i casini per le donne che lì vivevano e lavoravano e a che cosa mirasse effettivamente, nell'ormai remoto 1958, la legge Merlin (secondo la quale la prostituzione non è reato, ma è reato lo sfruttamento). A parte il doveroso richiamo alla storia, davvero si pensa che siano poi così numerose le donne disposte a guadagnarsi da vivere facendo ufficialmente marchette (oddio, a pensarci bene, con tutto questo precariato ...) e che i nuovi mercanti di schiave spesso minorenni si adattino così facilmente alla legalità e al pagamento regolare delle tasse liberando di un botto le nostre strade da spettacoli sconvenienti?
(Vi prego: seguite in particolare l'ultimo link, alla puntata "Vendute" della "Storia siamo noi", tanto per capire di che cosa stiamo parlando e quanto sia ipocrita il vagheggiamento di molti, troppi, per la poesia delle case di tolleranza)
Contaminazioni
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di
Lorenza Boninu
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