contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
29/10/2009

Va bene tutto, purchè se ne parli

Ovvero: Catepol, la nostra eroina.

Dai, Cate, noialtri peones della blogosfera, siamo comunque con te! Non abbiamo la tua irruenza, il tuo presenzialismo spinto in Rete, la tua inesausta energia, né i nostr blog ambiscono alla tua visibilità (questo qui meno di altri, ondivago com'è e incline ad argomenti seriosi, persino un po' noiosi). Senza contare che, per quanto ci riguarda, la vita vera, quella fuori dal Net, spesso reclama i suoi diritti e ci lascia svuotati, privi dell'energia sufficiente a star dietro a tutto, gli aggiornamenti di Twitter, quelli di Facebook, la lettura dei feed, le conversazioni su FF, e  il resto. Ogni tanto ci abbandoniamo persino al grande Satana televisivo e semiaddormentati preferiamo uno stanco esercizio di zapping alla frenetica digitazione di contenuti più o meno spiritosi, più o meno intelligenti sui nostri blogghettini poco conosciuti. E ai barcamp non andiamo, i contest non li facciamo, gli awards di vario tipo e misura non li
desideriamo.

Ma non importa, Tu comunque ci rappresenti. Sei la nostra testimonial. Questo mi sento di dirti dopo aver letto l'articolo sul Corriere che ti chiama in causa e il relativo post del Tagliaerbe. Troppo occupata in altre faccende, la polemica mi era sfuggita. Ma non capisco proprio perché si debba polemizzare. Alla fine, tutto va bene, purché se ne parli. Ovvero, purché i media mainstream come il Corriere ne parlino e non descrivano il mondo del social network come una palude, così come sono soliti fare: visto che non di palude si tratta ma di un'opportunità. E per una volta viene detto (come tu stessa lasci bene intendere). Tu sai che sono sincera anche perché la mia presenza nella cricca degli italici blogger che contano è del tutto marginale: non sarò mai blogstar, né mi interessa diventarlo. Se anche conosco qualcuno di quelli che contano, sia pure in virtù di quelle evanescenti amicizie che si possono intrecciare in Rete, la tessera del club non la possiedo. E non ne invidio i membri.

Ebbene, Catepol, che dire? Non ti curar di loro ma guarda e passa. Attaccarsi al fatto che il tuo blog non sia "tecnico", mi pare puerile: almeno sai scrivere e, al contrario di tanti altri guru illuminati, ai poveri newbies della rete riesci a dare delle dritte e dei consigli sensati e praticabili. Francamente paragonarti a Lele Mora e Fabrizio Corona mi sembra una sciocchezza. Senza contare che Videocracy non è questa gran cosa: usarlo come testo sacro per definire il preteso peggio del peggio della comunicazione in rete è
solo un omaggio alla facile indignazione modaiola che in fondo non è affatto migliore di ciò che vuole deprecare.
postato da floria1405 alle ore 00:12 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: attualit, tecnologia, blog, giornalismo, web 20




07/09/2009

Ma che diavolo ci fanno i politici su (e con) Facebook?

Una doverosa premessa. Qui si parla di profili personali di politici e non di pagine di fan: sono due cose diverse (differenza che a chi parla del fenomeno "politici su facebook" non di rado sfugge). Si presume che il profilo sia gestito dal diretto interessato, mentre le "pagine", come i gruppi,  sono spesso frutto dell'iniziativa di anonimi supporter.

Ripropongo la domanda iniziale: che diavolo ci fanno i politici su (e con) facebook?

In linea di massima fanno poco. Ho  diversi "amici" fra i vip della politica italiana, in modo assolutamente "bipartisan" e senza illudermi che facebook sia davvero uno strumento perché il "popolo" possa interagire con il "palazzo". In realtà i loro profili sono degli straordinari mezzi di osservazione
per cogliere umori e malumori della "ggente": fra gli "amici" (ma forse è meglio chiamarli "contatti") chi lascia commenti, chi pubblica note, chi condivide video, chi si complimenta, chi lascia qualche foto, chi propone i suoi link, chi polemizza ...  Ma aggiornamenti di status che abbiano il sapore dell'autenticità? Pochi. Lo capisco. Chi ha alte responsabilità politiche, si presume, ha poco tempo per cazzeggiare su facebook, sia pure in nome della causa.  Immagino che i profili siano aperti e gestiti in linea di massima dallo staff di ciascun onorevole, con l'idea che sia bene, comunque, "esserci".  Ma i diretti interessati leggeranno mai quello che si pubblica sui loro profili? Mi permetto di dubitarne. Scuriosavo nel profilo di Gianfranco Fini e, ad occhio e croce, sono giorni che è in pratica "colonizzato" da una persona che posta a raffica video e insulti deliranti. Apparentemente senza alcuna reazione, a parte qualche blando consiglio da parte degli altri "amici" di ricorrere urgentemente ad un bravo specialista. E' che Facebook fa trendy: visto mai che da lì esca fuori un Barack Obama nostrano? L'altra cosa che mi chiedo, quando leggo i commossi ringraziamenti di chi ha visto accettata da qualche celebrità la richiesta di amicizia: crederanno davvero di aver ottenuto l'amicizia del potente di turno? Mah.

Un paio di idee. Facebook è un ottimo aggregatore e diffusore di contenuti. Dando per scontato che non è possibile  rapportarsi direttamente con 5000 amici e rispondere personalmente a ciascuno di loro, si potrebbe utilizzare lo strumento intanto per diffondere informazioni, notizie, opinioni fuori dal paludato rituale dei comunciati ufficiali. E poi, naturalmente, per misurare la temperatura della pubblica opinione sulla Rete: visto che ormai siamo un popolo di blogger che non possono trattenersi da discettare sui massimi sistemi, magari potrebbe essere interessante per chi ha responsabilità politiche andare a leggersi qualcosa che non sia frutto degli abusati meccanismi comunicativi.

Insomma, stare in Rete ha senso solo se si fa Rete. Altrimenti è solo propaganda malriuscita che espone anche a qualche sgradevole incidente di percorso: e tanto vale tenersi il solito sito o blogghettino più o meno statico dove pubblicare algidi comunicati stampa.


postato da floria1405 alle ore 23:54 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
|
|categoria: politica, blog, comunicazione, attualità, web 20, facebook




30/08/2009

Riprendiamo le trasmissioni

Una lunga pausa estiva, di riposo, riflessione e altro. E' giunto il momento di riprendere le trasmissioni dal blog: e certo l'attualità offre parecchi spunti di riflessione, polemica, azione e (re)azione. Ma ho qualche perplessità. Qualche tempo fa un mio contatto su Facebook mi ha chiesto, con una vena di (comprensibile) ironia: "Ma come si fa ad avere 900 amici su Fb?". Sono 991, al momento, e per una che non è una vip non sono pochi, in effetti. Che farò alla millesima richiesta di amicizia? Darò una festa virtuale? Stapperò una bottiglia di spumante per brindare al numero tondo? Ma, in effetti, chi li conosce, a parte qualche parente, qualche vecchio amico, qualche ex-alunno, davvero?

Per me conta soprattutto il blog. Facebook, come più volte ho avuto modo di dire, è giusto uno strumento di rozzo marketing per i miei contenuti.  Ma giunta a questo punto di relativa visibilità, mi è capitato di fare strane discussioni. Per esempio con chi mi rimprovera di essermi troppo visibilmente schierata in politica (sto con Ignazio Marino, per inciso) e di ritrovarmi di conseguenza in patente conflitto di interessi con il mio mestiere di insegnante. Curiosa obiezione, un po' inquietante, a dire il vero, se si tiene conto di certe esternazioni gelminiane: "Chi ha un ruolo nella scuola, professore o dirigente, deve astenersi da valutazioni di tipo politico. Mi pare chiaro”.  Dunque, a casa mia, nella quiete protetta del mio salotto, non sarei libera di argomentare le mie opinioni politiche come meglio credo (in ogni caso mi sembra mai in modo offensivo o particolarmente fazioso)? Che faccio, chiudo il blog? Anzi, visto che fra i post più letti, stando a BlogBabel, ci sarebbero proprio due lettere aperte  rispettivamente a Fioroni e a Gelmini, lo cancello addirittura? E "usa a obbedir tacendo", mi limito alla consecutio temporum, almeno fin quando mi concederanno di insegnare latino? Il fatto che una povera ignota come la sottoscritta sia indotta, sia pure per scherzo e per amor di retorica, a farsi di queste domande è di certo indicativo dei bizzarri tempi in cui viviamo.

Diamine, mi sento ( e da un po' lo ripeto spesso) come Alice nel Paese delle Meraviglie. Lo so cosa dovrei fare per guadagnare un po' di commenti e/o citazioni/link. Buttarmi a pesce sulle famose dieci domande al premier (e dai, querela anche me, ho messo il link apposta) o sulla squallida polemicuzza estiva Feltri - Boffo, due personaggi che non mi suscitano nessuna simpatia (ah sì, che il martire della libertà di stampa debba essere proprio il direttore di Avvenire dovrebbe forse suscitare qualche dubbio). Son tutti lì, che ironizzano, si indignano, denunciano, replicano. Oppure, date le mie ultime frequentazioni, potrei diffondermi in illuminati pareri sulle mozioni precongressuali del PD: in definitiva parteggio per un candidato, Marino appunto, che gode di straordinaria invisibilità sui media mainstream, Repubblica in primis. In alternativa potrei forse parlar male degli Oasis: le risse tirano sempre (a proposito, chapeau ai Deep Purple). Ma c'è qualcosa che non torna. Penso che ci stiamo avviando in direzione di un autunno durissimo, da diversi e più sostanziali punti di vista: ma sarà il caldo che non si attenua, sarà la stanchezza che ci prende tutti, e il disincanto, la disillusione, così scontata e, se vogliamo, così comoda, eppure di quello che ci aspetta nessuno ha voglia di parlare. Seriamente, intendo.

Per esempio, tanto per limitarmi a un contesto che conosco: che ve ne pare di 57000 precari della scuola senza lavoro? Ci pensavo su qualche giorno fa, ascoltando la Gelmini che vantava le nuove (nuove?) regole per il reclutamento dei docenti: io sono entrata in ruolo, come vincitrice di concorso e senza raccomandazioni o santi in paradiso, a venticinque anni. Era il 1986. Venticinque anni:  magari già allora ho avuto fortuna, ma oggi una cosa del genere sarebbe semplicemente impensabile, anche per i più bravi e preparati (alla faccia della meritocrazia con la quale tutti, a destra e a sinistra, si sciacquano la bocca), non solo nel mio mestiere.

Ecco, lo so che questo post è un po' confuso. E' che sono confusa anch'io.  Avrei una gran voglia di menar le mani, ovviamente in modo metaforico: insomma mi vorrei indignare in nome di una grande causa, vorrei combattere, sentirmi partecipe di una convinta reazione collettiva a quest'epoca  squallida nella quale ci tocca vivere e resistere, come capita. Macché, mi scappa da ridere, invece. Che la risata sia amara, poi, è un altro discorso.
postato da floria1405 alle ore 23:44 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
|
|categoria: musica, politica, blog, personale, attualità, facebook, ignazio marino




19/07/2009

Guelfi e Ghibellini. Come ti faccio risalire il ranking

Giuro che non l'ho fatto apposta. Complici gli esami di Stato e il conseguente lavoro che hanno comportato, il blog languiva e il ranking su ShinyStat si era pericolosamente abbassato. Come ho avuto un po' di tempo, ho ripreso il mio abituale ritmo grafomane. E tuttavia, il ranking continuava a intristire. Finché, giusto ieri, cinque minuti prima di chiamare la famiglia a cena, presa da improvvisa ispirazione ho scritto un post piccino piccino, nemmeno così intelligente, sui megamanifesti catechistici in quel di Brescia. Bingo! Accessi in vertiginosa ascesa, impetuosa risalita del ranking, e nel misero giro di un paio d'ore.

Ecco qui: una può scrivere di argomenti che le sembrano interessanti, se non addirittura appassionanti: di libri, di musica, di rete, di scuola, di politica ... non se la fila (quasi) nessuno. Inciampa nella secolare diatriba fra guelfi e ghibellini e zac! d'un botto l'audience cresce in misura che assolutamente non era stata prevista. Ora, non voglio fare la parte dell'ingenua. Lo so che in Italia le cose vanno così e che siamo propensi ad accapigliarci su faccende che in altri paesi verrebbero giudicate assolutamente irrilevanti: d'altra parte su questi parapiglia in parecchi hanno fondato le loro fortune politiche. E tuttavia, nel mio piccolo,  mi mette un po' di malinconia constatarlo di persona.
postato da floria1405 alle ore 23:43 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: politica, blog, attualità, laicità




18/07/2009

Il blogger sciopero del 14 luglio è stato un po' patetico?

Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli?  "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno)  è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".

Più belle ancora le affermazioni di Brian Boitano: "(Michele Ficara)
ha ragione quando parla di un nuovo popolo di fedayn digitali , che hanno necessità di mostrare la propria (poca, a mio avviso visti i risultati delle ultime tornate elettorali) forza, in barba ai principi, assolutamente trasversali, di libertà digitali  per il quale web è nato, e che sta perdendo proprio per causa dell’incapacità della politica di incontrare le richieste dell’elettorato".

Insomma, visto che ho aderito, sarei, nell'ordine: una marionetta agli ordini di un capobastone (Gilioli, se non ho capito male), una fedayn digitale (dai, questa mi piace), una blogger sconosciuta in cerca di visibilità, una che non ha idee e che ha rimediato un espediente qualsiasi per il post del 14 luglio.

Mah. Non potrei aver aderito solo perché il ddl Alfano mi pare una bestialità? Non potrei aver aderito solo per amore di discussione, prima, durante e dopo (e infatti su facebook con qualcuno ho civilmente e proficuamente discusso)? Non potrei aver aderito solo per manifestare, in un modo che mi pareva accettabile, il mio piccolo, piccolissimo dissenso? E diamine: anche se non me lo ribadite con sussiego, lo so bene che non si tratta di uno sciopero "vero" (è un po' come quello degli studenti, ai quali puntualmente noi prof ricordiamo che il danno lo fanno solo a  se stessi, visto che non hanno potere economico. E loro, com'è ovvio, rispondono: "O.K. prof, ma allora come riusciamo a farci sentire?")!  Detto questo, per me è legittima ogni forma di pacifico confronto, nonché di accesa polemica, soprattutto se serve a disseminare la Rete di quella consapevolezza che talvolta manca fra i peones della cosiddetta "informazione dal basso". Appunto, la famosa e citatissima trasversalità.

Poi ha ragione Zambardino che coglie uno spunto importante di Guido Scorza: vediamo se da tutta questa frenesia può uscire
"una dichiarazione dei diritti del cittadino digitale. Un manifesto alto, da discutere senza bullshit di marketing e stipendi di funzionario da difendere. Dai, forza, che forse stavolta ce la facciamo a parlarci".

Post Scriptum (apparentemente) off topic.
Ora datemi pure della prof pignola. Ma sapeste quanto si fa drammatico il mio sconforto quando ritrovo nei post di chi sicuramente, per ruolo e mansioni, gode di ben altra visibilità rispetto alla sottoscritta (e la fa pesare) un bel numero di sciatterie ortografiche e contorcimenti sintattici di varia misura e entità. E sì che esiste anche un meritorio gruppo su facebook, intitolato "Un po' si scrive con l'apostrofo, non con l'accento"!
postato da floria1405 alle ore 16:58 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
|
|categoria: tecnologia, blog, internet, giornalismo, media e comunicazione, società, web 20, diritto alla rete, sciopero dei blog




14/07/2009

Oggi SCIOPERO!


Questo blog aderisce  all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl Alfano che imbavaglia la Internet italiana".
Aderisci anche tu!
postato da floria1405 alle ore 00:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: blog, alfano, diritto alla rete, sciopero dei blog




25/06/2009

Come t'annacquo la prima prova (2)

Già li sento i paladini dell'innovazione internettiana plaudire al tema sui social network e new media.
Domanda: ma lo sapete che a conclusione dell'esame i pacchi dei documenti, verbali, compiti e quant'altro vada inviato all'Ufficio Scolastico Provinciale  vengono sigillati con la ceralacca? Sì, dico, con la ceralacca: usando la candela e il piattino con l'acqua.

Stamattina, da prof di letteratura italiana e latina e, nel contempo, blogger più o meno costante da sei anni a questa parte, mi sentivo curiosamente scissa. Da una parte il rito dell'esame, peraltro ormai spogliato della sua residua sacralità appunto di "rito di passaggio", con i fogli protocollo firmati uno ad uno dai commissari, la consegna preventiva dei telefonini, i verbali, le firme, le fotocopie delle tracce (e la fotocopiatrice doverosamente bloccata verso la fine del suo duro lavoro). Dall'altro titoli che inneggiavano all'innovazione e alla creatività, alla cultura giovanile, alla Rete. Per non peccare di eccessivo entusiasmo nei confronti del futuro, agli anonimi estensori delle tracce deve essere parso opportuno aggiungere fra gli argomenti l'accattivante "Innamoramento e Amore", con relativa citazione di Alberoni, il cui omonimo saggio viene presentato come edito nel 2009 (sbaglio, o la prima edizione risale al 1979?). Alberoni, per quanto mi riguarda, è il Mike Bongiorno della sociologia: qualunque cosa dica o scriva, ti fa sentire immediatamente al di sopra del livello di un professore universitario, il che, se vogliamo, può essere persino gratificante. Alla mia saggia collega di filosofia è parso sconsolante che nelle tracce manchino in pratica citazioni e riferimenti filosofici. In effetti sembra che a questo giro sia stato celebrato il trionfo della sociologia e della divulgazione giornalistica. Ma non solo.


La traccia di ambito socio-economico riguardava la creatività e l'innovazione. E va bene. La traccia di ambito tecnico-scientifico verteva, appunto, sui social network e sui new media. Siamo proprio sicuri che quest'ultima traccia, così com'è stata formulata,  riguardasse scienza e tecnica? In effetti si chiedeva di riflettere sui cambiamenti "sociali" che l'uso di determinati strumenti comunicativi comporta. Insomma: di scienza, per davvero, non si parla e, a ben vedere, anche gli aspetti tecnologici che sono sottintesi all'utilizzo della Rete sono lasciati assolutamente in ombra. Ancora una volta si prende atto che la cultura scientifica ( anche nei suoi aspetti epistemologici) non è patrimonio dei nostri giovani all'uscita della scuola secondaria di secondo grado. Però si presume che grossomodo sappiano che cosa sia facebook.

Da frequentatrice assidua della Rete, dotata di blog, account su Twitter, Facebook, FriendFeed, Anobii, LastFm e qualche altro social network che non ricordo, mi sono sentita piacevolmente sdoganata, senza contare che ho potuto millantare con i miei alunni la presenza fra i miei contatti di almeno un paio delle auctoritates citate nelle tracce (compreso il prof. De Kerchove la cui citazione fuori contesto rischiava di trasformarlo in un passatista, cosa che evidentemente non è). Che per una volta si ragioni dell'innovazione comunicativa in atto senza necessariamente demonizzarla mi pare senz'altro positivo, intendiamoci. Mi fa tuttavia una certa impressione che se ne parli in una circostanza che non è possibile immaginare più vecchia e arretrata di così: in una scuola dove il cambiamento fatica a farsi strada, dove i docenti più giovani sono condannati al precariato a vita indipendentemente dai loro meriti,  dove i fondi vengono tagliati, la didattica non si rinnova o, se prova a farlo, lo fa in un modo raffazzonato e improvvisato ... e per di più durante lo svolgimento di un esame ormai superato nelle modalità e nelle finalità, che poco ha a che fare con l'esperienza quotidiana dei ragazzi,  comunque costretti a vivere in un Paese per vecchi, che mortifica sistematicamente ogni sforzo orientato al cambiamento, governato da una classe dirigente gerontocratica, peraltro anche abbastanza ignorante. Ecco: in una parola, le tracce di oggi mi sono sembrate ipocrite, un tentativo poco riuscito di rincorrere i giovani su quello che presumibilmente dovrebbe essere il loro terreno, di facilitare e assecondare la loro prevedibile tendenza al luogo comune e alla chiacchiera in scolastichese. Approfondimento, poco. Bla bla modaiolo, fin troppo.

(Una notazione personale. Qualche giorno fa ho postato su Facebook l'immagine del quadro di Ensor "L'entrata di Cristo a Bruxelles", intitolandola "L'entrata di Cristo in Facebook". Un mio studente mi ha chiesto se poteva citarla in questi termini. E un altro mi ha confessato di essersi in parte ispirato al mio post di ieri sera. Mi auguro di non avere troppe responsabilità per quello che uscirà fuori da queste impreviste relazioni educative via Rete)
postato da floria1405 alle ore 22:37 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
|
|categoria: tecnologia, scuola, blog, internet, giovani, web 20, facebook




24/06/2009

La "maturità" nell' era di Facebook

I telegiornali hanno trasmesso i loro usuali servizi fotocopia sugli Esami che domani cominceranno. Immagino che moltissimi studenti siano, come sempre accade, a caccia di improbabili anticipazioni sui titoli  della prova di Italiano. Il Ministro ha fatto i suoi auguri e ha pronunciato pubblicamente le solite paroline di raccomandazione e consolazione. Io, per quanto mi riguarda, sono reduce da uno straordinario tour de force su Facebook e Gmail per correggere e discutere con i miei studenti i loro lavori di ricerca e approfondimento. E fra una tesina e l'altra leggevo un istruttivo saggio, "Nati con la Rete. la prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l'uso" di John Palfrey e Urs Gasser.  Checché ne pensi Luca Sofri (autore dell'introduzione all'edizione italiana, con il quale ho avuto un'interessante discussione sui cosiddetti "nativi digitali" proprio qui, su Contaminazioni), si tratta di un testo problematico, non semplicemente entusiastico,  che sottolinea sia le straordinarie potenzialità della Rete, sia i pericoli che un uso acritico e non meditato dello strumento Internet può comportare tanto per i cosiddetti nativi quanto per gli immigrati digitali come noialtri (assai interessantii, da questo punto di vista, i capitoli sulla sicurezza e sulla privacy).

La Rete è un meraviglioso strumento di aggregazione e un infinito contenitore di informazioni. Ma la buona  qualità dei rapporti che si costruiscono in questo ambiente e dei materiali che il Web ospita, naturalmente, non è automatica. Sembra un'affermazione lapalissiana ma a volte ho l'impressione che in alcuni l'entusiasmo faccia velo allo spirito critico, mentre ad altri una diffidenza preconcetta giochi pessimi scherzi. I cambiamenti vanno governati, non subiti. Certo, possiamo lasciare i nostri figli e i nostri studenti soli davanti allo schermo dello computer: prima o poi  ne tireranno fuori qualcosa di buono, anzi, con tutta probabilità, alcuni di loro lo  stanno già facendo. E tuttavia, leggendo per esempio le pagine di "Nati con la Rete" dedicate a Wikipedia, sono stata colta da un pensiero fulminante: i contenuti che rendono attendibile e autorevole un lemma qualsiasi della geniale enciclopedia collaborativa da dove provengono? E, cosa altrettanto importante, come si forma quella capacità di discernimento e di critica che permette ad un utente qualsiasi della Rete di individuare le informazioni corrette fra gli innumerevoli risultati proposti dall'algoritmo di Google?

Esiste una differenza non da poco fra i tanti, giovani o più anziani, che si limitano a "scaricare" la prima cosa che sembra loro utile (o divertente) e chi affronta l'ambiente virtuale in maniera attiva e partecipata. La Rete dissemina intelligenza ma, ahimé, diffonde anche l'insanabile imbecillità che spesso contraddistingue l'umanità. Una volta c'erano i Bignami. Oggi una maggioranza poco accorta di ragazzini utilizza Internet come una sorta di Bignami formato gigante: non è certo l'utilizzo più indovinato, ma si tratta di un esito scontato se si continua a rispondere a nuove esigenze (ed emergenze educative) con un atteggiamento vecchio. Le "tesine interdisciplinari" e i "percorsi" che imponiamo ai nostri studenti sono la riedizione delle vecchie ricerchine che noi copiavamo dall'Enciclopedia dei Ragazzi o da "I Quindici". Non ci scandalizziamo se loro le scaricano da Internet: almeno non faranno fatica a copiare a mano.

Lascio scorrere lo sguardo sulla mia incasinatissima libreria e penso che no, non rinuncerei a nessuno dei libri che ho letto o che ancora devo leggere. Piuttosto posso provare a mettere in comune con altri l'esperienza culturale accumulata nel corso degli anni grazie alla lettura, utilizzando a questo scopo uno strumento veloce, collaborativo, flessibile. Posso dimostrare disponibilità nei confronti di nuove forme di relazione, accettando fra l'altro di ridefinire anche il mio ruolo di insegnante oltre gli angusti confini dell'aula scolastica. Posso tentare di  insegnare un metodo e, al tempo stesso, posso io per prima sperimentare e imparare, integrando le mie competenze (che, sia chiaro, non giudico affatto obsolete) con quelle necessarie ad interagire nell'ambiente virtuale. Posso, in una parola, mettermi in gioco.

Domani celebreremo per l'ennesima volta l'abusato rito dell'esame, quest'anno condito da moralistici richiami alla ritrovata serietà e plausi alla fine ingloriosa della cosiddetta scuola del lassismo (quella del '68, come ha ribadito serafica la Gelmini). E mentre la solita propaganda si trastulla con una poco credibile riedizione del maestro Perboni di deamicisiana memoria (quello che a un certo punto sbatte fuori dall'aula l'incorreggibile Franti), i nostri alunni si destreggiano come possono fra le nostre pretese abbastanza anacronistiche e le loro abituali frequentazioni virtuali, in genere poco meditate.

In questi ultimi giorni mi sono divertita moltissimo. Come racconto rapidamente nel post precedente a questo, ho mantenuto un contatto diretto e costante, via mail e via facebook, con la maggior parte dei miei alunni per revisionare i loro lavori e, se possibile, fornire loro informazioni e suggerimenti, senza tralasciare un sano e sdrammatizzante cazzeggio. L'ho chiamata, scherzosamente, "interessante interazione didattica". In realtà è semplicemente  accaduto perchè tutti noi utilizziamo abitualmente, senza tanto clamore, il social network per comunicare. Fa ormai parte delle nostre abitudini, di adulti e di giovani insieme: c'è poco da sperimentare, casomai è indispensabile utilizzare questo strumento con la stessa tranquillità con la quale, nelle aule, entrano ormai da anni lettori dvd e videoregistratori.

Quali sono state le osservazioni che mi hanno fatto più piacere? L'affermazione di un mio studente: "Ho usato Internet come una biblioteca multimediale, così come lei ci ha insegnato" e l'inusuale ringraziamento, a conclusione di tesina, di un altro: a Facebook, "un social network che è ormai diventato parte stessa del metodo di lavoro di noi studenti".




 


postato da floria1405 alle ore 23:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
|
|categoria: scuola, blog, giovani, web 20, facebook




17/06/2009

Sto sperimentando ...

un'interessante interazione didattica. Un'invasione di tesine e/o percorsi da parte dei miei studenti nella mia casella di posta, con correzione in tempo reale + commenti scherzosi riguardo l'intera faccenda sulla bacheca di facebook (persino uno studente che afferma: "Piergiorgio - Odifreddi n.d.r. - mi attizza"). Una classe virtuale semipubblica (si vuole aggiungere qualcuno dall'esterno? ben venga, così realizziamo in pieno la mia utopia della scuola "fuori di classe" e ... fuori di testa!). Beh, non male. E ancora non mi arrendo all'uso di msn!
postato da floria1405 alle ore 22:36 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
|
|categoria: scuola, blog, divertimento, web 20, facebook




21/05/2009

Io, una tardiva digitale

A essere "tardiva digitale" mi condanna in primo luogo l'anagrafe: visto che fra un pugno di giorni festeggerò il mio quarantottesimo compleanno, c'è poco da fare, sono "vecchia", per quante arie da rockettara in ritardo mi possa dare, nonostante il blog, nonostante le mie frequentazioni "sociali" in Rete, da Facebook a Twitter, da Friendfeed a Anobii, da LastFm a Tumblir o a Flickr, nonostante la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare. Figurarsi, sono laureata in Letteratura Greca e insegno Italiano e Latino: non ho proprio chance. Sarà per questo che leggendo il pezzo di Luca Sofri, inititolato appunto "L'era dei tardivi digitali", mi sono sentita debitamente urtata e il mio primo pensiero è stato: "ma di che caspiterina - veramente nella formulazione originaria la parolina era un'altra - sta parlando?"

Forse perché per mestiere e legami familiari (madre di una ventenne e un quattordicenne) in mezzo ai cosiddetti "nativi digitali" ci vivo  e lavoro, il primo paragrafo mi ha fatto letteralemente sganasciare. Cito: Le persone non più giovani che si accingano a voler capire com’è il mondo delle generazioni «native» devono innanzitutto liberarsi della solida sensazione di essere i protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo: inutile illudersi, non lo sono più. E devono liberarsi dall’inclinazione «entomologica» nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli (o nipoti): noi non siamo scienziati che studiano gli insetti, siamo insetti che studiano gli scienziati, per quanto insetti curiosi e colti, colti di un’altra vecchia cultura. Le nostre analisi le pubblichiamo ancora sui libri di carta e di centinaia di pagine, come questo. E non ci è facile pensare agli adolescenti e ai ventenni come al mondo che è già: lo consideriamo il mondo che sarà, appena ci toglieremo di torno noialtri. Ma il mondo ci ha già tolto di torno: ne frequentiamo uno che risulta sempre più emarginato, illuso da una grande finzione collettiva tenuta in vita dai mezzi di comunicazione che a loro volta gli appartengono e che con lui se ne stanno andando.

Poniamo che l'analisi sia corretta ... a essere sincera, sono quindici anni o giù di lì che in varie formulazioni, questo straordinario luogo comune ci viene sistematicamente somministrato, specialmente a noialtri insegnanti, rimproverati di essere attardati, vecchi, polverosi etc etc, a fronte di ragazzini che, per la prima volta nella storia, sarebbero in grado di insegnare ai loro pretesi maestri. Insegnare che cosa? Come si naviga in Rete, come si scarica via torrent, come si chatta con MSN, come si copia da Wikipedia? Perché sono queste le cose che i ragazzini comunemente fanno e, francamente, non è che occorrano tutte queste capacità cognitive per pigiare un tasto  e rimanere lì a vedere cosa succede.  Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i "nativi digitali" sono degli straordinari "consumatori" dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare

Sapete dove stanno buona parte dei ragazzini che conosco e che frequento? Ma tu guarda, proprio su Facebook (proprio quel luogo largamente sopravvalutato dai "tardivi", almeno secondo l'opinione di Sofri), a scambiarsi fotografie della cena di classe, a pubblicare video più o meno demenziali. ad iscriversi ai  gruppi tormentone tipo "quello che dormono a pancia in giù con un braccio sotto il cuscino ...", a fare test del genere "che parolaccia sei" o "che personaggio dei manga" o cose così. Sono un po' invelenita, se non altro perché ne ho tanti fra i contatti e con queste piacevolezze mi intasano la home: ma non importa, così da "insetto" posso studiare meglio i cosiddetti "scienziati" e le loro fissazioni.

Non ce l'ho con i ragazzini, sia chiaro. Anzi. Il fatto è che i nostri figli e i nostri nipoti stanno proprio perdendo la battaglia per essere davvero protagonisti dell'innovazione e, con tutta probabilità, la stanno perdendo proprio per colpa nostra. Ovvero per colpa di quegli adulti che hanno identificato nella loro generazione uno straordinario target per il marketing, che hanno avuto tutto l'interesse a trasformare gli adolescenti (non solo loro, per la verità) in consumatori: consumatori passivi di mode,  di simboli, di tecnologia, di atteggiamenti tanto vuoti quanto apparentemente irrinunciabili. Internet poteva (può) forse essere lo strumento per la rinascita di un diverso umanesimo. Si sta implacabilemnte trasformando nel trionfo del conformismo: non solo le idee navigano per le maglie della Rete, ahimé, ma anche l'idiozia, anche il pregiudizio, anche il luogo comune, anche l'insignificanza. Se sono questi i mali che avvelenano il nostro mondo, e Internet è appunto lo specchio del mondo, non si vede come potrebbe evitare di rifletterli.

Confusamente, drammaticamente, i ragazzi ne sono consapevoli. Sono disillusi prima ancora di essere delusi. Non si sentono proprio per niente, e non sono considerati, protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo, come afferma Sofri. Al contrario, vengono sistematicamente spossessati del futuro e della speranza.  E stanno male. Altro che Italia salvata dai nativi digitali, come ottimisticamente si augura Sofri a chiusura del suo pezzo:  questa è solo demagogia generazionale. Sciacquarsi la bocca con l'abusato aforisma "il mezzo è il messaggio" serve a poco, a questo punto. Il fatto è che in questo straordinario medium che è Internet sono proprio i "messaggi", i contenuti che troppo spesso mancano. Per un giovane, un adolescente trovarsi imprigionato in un loop di link che finiscono per rimandarsi l'uno con l'altro, che non riferiscono nulla di quello che veramente vale la pena di conoscere e sapere, che gli raccontano favolette puerili su quello che è importante e su quello che non lo è,  non è poi così esaltante.

Fra i ragazzi cresce il disagio: è un fatto  Mi limito ad un'osservazione. Insegno da ventisei anni e con le crisi esistenziali dei miei alunni adolescenti ho dovuto fare i conti più di una volta (non sono mancate autentiche tragedie), ma negli ultimi tempi mi pare che  i segnali di profondo malessere si siano drammaticamente moltiplicati: crisi di panico, isterismi, autolesionismo fino alle conseguenze peggiori, incapacità di affrontare le difficoltà, uso massiccio di psicofarmaci incoraggiato da psicologi e terapeuti fin troppo disinvolti, famiglie in affanno. Viviamo purtroppo nell'Epoca delle Passioni Tristi, come recita il titolo di un bel saggio di 
Miguel  Benasayag e Gérard  Schmit, saggio che quanti discettano amabilmente sui ragazzi dovrebbero urgentemente leggere.

Possiamo raccontarci quello che accadrà come più ci piace. Lungi da me demonizzare la Rete e quello che in Rete si fa, ma sia chiaro: mi tengo ben stretti la mia cultura classica, i miei libri di carta (non ebook!) e  non per smania  passatista e rifiuto del nuovo. So solo che senza passato il futuro è un'illusione, una mistificazione, un inganno. E allora, cari amici "tardivi digitali", come la sottoscritta, sarà bene, per quanto ci riguarda, tornare ad assumere qualche responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi: non siamo "scienziati che studiano insetti", ma siamo uomini e donne che abitano lo stesso mondo abitato dai "nostri" ragazzi e dovremmo sforzarci di guardarli davvero, per quello che sono, e non per quello che sembrano o vorremmo che fossero.
postato da floria1405 alle ore 13:45 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
|
|categoria: blog, personale, internet, comunicazione, scritture, giovani, media e comunicazione, società, web 20




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


Site search Web search

powered by FreeFind


Sottoscrivi il feed


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feedbox

Add to Technorati Favorites

Elfa Promotin

MigliorBlog.it

Enhanced with Snapshots
Per disabilitare SnapShot, cliccare su "Opzioni" nell'angolo destro in alto dell'anteprima del link

Posta

lboninu at gmail.com

Technorati Profile

Badges



Profilo Facebook di Lorenza Boninu

Un'occhiata fuori

Blog Aggregator 3.3 - The Filter

Links

>Skip Intro
After2000
Ali d'argento
Artaut
Bakis
Barbabianca
Blog Didattici
Blublog
Bookcafè by G.G.
Brodoprimordiale
Buba
Caporale Reyes
Captain's Charisma
Catepol 3.0
CenerAntola
Censura Rossa
Classico e Moderno
Cosette, Casette
Currenti Calamo
Daisy
Diego Petrucci' s blog
Donna Bissodia
E io che mi pensavo
Ecate
Elfluxusvomitato
Errore 404 - Uno strappo nella Rete
Eva Carriego
Far finta di essere sani
Gidibao
Giovy
Glob
Haramlik
heteronymos
I compagni del fuoco
Il Blog di Ivo Riccardo Forni
Il Gossip di Giulia
Il Mazziniano
Inconnuaubataillon
Korus
La torre di Babele
Letture e Riletture
Licenziamento del Poeta
Lipperatura
Lu
Madame de Bergerac
Maria Strofa
Marsilio black
Mauro Gasparini
Minimo Karma new
Momoblog
Nessun giorno senza una riga
Newbrigand
Paese d'ottobre
Pasta al tonno
Pesce Vivo
Peter Sauerkirsche
Phoebe
Pix & Stef
Placida Signora
Polenta e Cammelli
Remo Bassini
Roquentin
Schegge del Tempo
Senza Qualità
shymay
Sichiamamassimo ...
Sole Luminoso
Squonk
Succede@catepol (trasferito)
Temporalia
The Rat Race
Vaghe stelle dell'orsa (Caracaterina)
Venti gocce per tre
Vincenzo Russo
Webgol
Why Don't You Eat Carrots?
Yaub
ZetaVu
Zeus Blog
Zoro
[Quablog]

I miei spazi
Piombino su Blogolandia Contaminazioni Tumblelog
My Twitter Page
My Jaiku Page
Fuori di classe
La mia pagina su Last.fm
La mia libreria

Fortza Paris
Cut & Paste
Gilgamesh
Grande Onda
Squonk
Contaminazioni
YAUB
Maria Circassa

Strumenti
Accademia della Crusca
Roots Highway
Griseldaonline
Il Mestiere di scrivere
Il portale di filosofia
Il sito di Piergiorgio Odifreddi
Liber Liber
I Corsi del MIT
Osservatorio della ricerca
Punto Informatico
Risorse per classicisti
Origine - Scritture in movimento

La cassapanca delle vecchie cose

Partecipano

Contatori

visitato *loading* volte

Site Meter

Who Links Here

Contatore Sito
Bpath Contatore

Banner

GeoURL

Search For Blogs, Submit Blogs, The Ultimate Blog Directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Radioblog


Bob Dylan widget by 6L & Daxii