contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
15/09/2009

Ma voi, li leggete i commenti dei lettori agli articoli dei quotidiani nazionali?

E' una sorta di perversione, e io ne sono afflitta: leggere i commenti dei lettori comuni, generalmente anonimi, agli articoli "caldi" pubblicati dai quotidiani on line. Stasera mi sono divertita a verificare quale sia l'umore che anima l'insopprimibile logorrea degli Italiani in Rete, scorrendo i commenti in coda agli articoli  rispettivamente di Repubblica e de Il Giornale sulle ultime dicharazioni della Gelmini. Istruttiva lettura, in verità. Dice molto sull'illusione della cosiddetta "democrazia" in Rete. La gente parla e straparla, litiga, offende, fa finta di ragionare, chiosa, si racconta, si lamenta nella (almeno in apparenza) totale inconsapevolezza della propria assoluta ininfluenza. Chi si prenderà mai la briga di rispondere a cotanta esuberanza oratoria? Politici? Giornalisti? Intellettuali? Non ne hanno bisogno. Ne prendono atto e la sobillano per i loro scopi. In definitiva è assai raro in quelle lande un'argomentazione degna di questo nome. La "ggente" ripete meccanicamente slogan altrui nella convinzione perversa che si tratti in realtà di pensieri partoriti in autonomia. E' singolare (ma non inattesa, intendiamoci) la quasi completa scissione fra esperienza reale e opinione ideologicamente orientata. Gli internauti si scannano non sulla base dei fatti ma in nome di un'appartenenza viscerale rispetto alla quale qualsiasi tentativo di ragionamento e discussione è destinato a cadere nel vuoto. E' il regno della demagogia becera, del populismo d'accatto, autoreferenziale, solipsistico, acritico. Ma quello che preoccupa è l'impressione di diffusa frustrazione che se ne ricava: gli Italiani, ex "brava gente",  sembrano tutti incazzati con qualcosa o con qualcuno, pronti a menar le mani, e non solo metaforicamente. Non sono conversazioni, ma risse virtuali.  Insomma, tira una brutta aria.

Una breve panoramica (cito a caso, refusi e errori d'ortografia originali inclusi).

Da "Il Giornale"

La gioiosa macchina da guerra che imperversa nelle scuole rimbambendo i nostri ragazzi a forza di inculcare con l'inganno le teorie marxiste e gli spot elettorali contro il governo, dovrebbe essere rinchiusa nelle classi con il 100% di extracomunitari. Prego i provveditorati, durante la selezione precedente l'ingresso dei bambini nelle classi , di non confondere i cinesi con i giapponesi, perchè sono molto suscettibili su questo punto, e di non mescolare musulmani e indù, a scanso di eventuali sommosse in classe che pregiudicherebbero la corretta comprensione della storia di Roma

I Professori????? Ci hanno rotto !!!! vadano a lavorare e fare il loro dovere di maestri di vita e non di sovversivi contestatori del progresso sano e utile per chi fvuole veramente contribuire a migliorare questo settore dominato da sempre da professori e maestre incapaci e spreparati si dal punto di vista educativo che da quello di una vera preparzione culturale!!!Frutto di una politica sempre a favore di questa classe di pseudo intellettuali >>>>anche loro sono cittadini che devono rispettare le leggi dello stato . Se questo garba loro, allora vadano a zappare la terra al posto degli immigrati e farebbero un favore all'Italia e al resto della classe insegnante SANA!!!

dall'alto delle mie 4 lauree, dei miei 3 dottorati in batracomiomachia applicata, delle mie sei lingue ( utili soprattutto in "certi frangenti") e di mio papà adorato pensionato brizzolato, posso orgoglio(ne)samente dire: leghisti: va'adaviaelciap! ( scusate gli errori sono barese al terzo anno fuori corso di lingua padana)

nella scuoal si fa politica perchè nella scuola si fa cultura... e mi dispiace per voi la cultura è strettamente di sinistra dato che l'intolleranza il razzismo la xenofobia destrorsa non è cultura, ma sottocultura. fatevene una ragione. La cultura dovre dovrebbe stare, nelle fila della lega? ahahaha per cortesia manica di ignorantoni non arrogatevi il diritto di essere colti, almeno questo. siete solo dei bocciati e strabocciati come il figlio del bossi. ignoranti.

"NON E' UNA MINORANZA" che fa politica nelle scuole tra "dirigenti", "insegnanti" e "collaboratori scolastici" ma sono come minimo il 50% ... ; ecco una delle tante piaghe della Nostra Italia ... . Ministro Gelmini "Vivere civilmente" significa anche non essere "indottrinati forbescamente" con ideologie di "sinistra" come fino ad ora è avvenuto in più parti d'ITALIA nell'ambito scolastico !!! Continui così e NON SI LASCI "intimidire" ed "abbindolare" .

purtroppo, come insegnante, verifico nel tempo ke a scuola si fa politica e troppa, a danno degli studenti ke vengono psicologicamente ricattati sui loro atteggiamenti partecipativi a scioperi e contestazioni...+ ke corretto quindi un intervento a questo proposito!...

brava gelmini ma si prendano severi provvedimenti effettivi per quegli insegnanti(e non sono pochi) che fanno politica anche ai bambini, adesso con il 30% di immigrati si scateneranno per inculcare loro la (direzione) impediamoglielo severamente, questa è gente militante che non si ferma alle raccomandazioni di un ministro del governo "nemico"..

Metà del libro di testo di filosofia del quinto anno, di mio figlio, al liceo, è dedicato a Marx e ai suoi compari. Gli alunni sanno che per prendere un bel voto basta parlare bene di Marx ed esporre approssimativamente le sue idee: ECCO A CHI E' IN MANO LA SCUOLA ITALIANA!

Da Repubblica

ricordo con tristezza i miei insegnanti fare proclami politici e criticare berlusconi in classe...che diritto ne hanno?? Sono pagati per insegnare...l'ho sempre percepita come una violenza.. E' giusto anche il tetto massimo agli stranieri, nessuno di voi manderebbe il figlio in una classe composta per lo più da alunni che non sanno l'italiano. Buonisti, vi consiglio di leggere altri giornali, pare che i 'servi dell'informazione' come li chiamate voi esistano da entrambe le parti.

Purtroppo ogni nazione ha il governo che merita, e si vede che gli italiani si meritano questo governo. Quanti di quei genitori, precari, disoccupati che oggi si lamentano, un anno e mezzo fa si lamentavano di Prodi? Quanti di loro hanno votato Berlusconi e la sua armata Brancaleone reazionaria alle ultime politche, europee e regionali? Cuccatevelo adesso! Chi saranno i prossimi? La sanità? Le forze dell'ordine? Sarebbe ora, visto che in Italia abbiamo 8 polizie differenti con un organico di ben 330.000 uomini (571 ogni 100.000 abitanti; Germania 321/100.000, Francia 227/100.000), e nonostante ciò una criminalità organizzata e un'evasione fiscale che fanno paura a tutti. Forse anche qui per "migliorare il servizio" come a scuola bisognerebbe ridurre il numero di polizie e l'organico ... ma qui si toccherebbero troppi vitelli d'oro della destra al governo e allora avanti così, continuamo a farci del male. Ben fatto, Italia!

Gelmini è inadatta a gestire la scuola italiana,come il suo capo è inadatto a governare.Sta facendo a pezzi la scuola italiana,per impedire che le future generazioni sviluppino conoscenze,competenze,capacità di pensare.Vuole la scuola pubblica fascista,del pensiero unico,un ghetto.E finanzia le scuole private per distruggere la scuola pubblica.Gelmini,che va al sud per ottenere un titolo di procuratore,dimostra come il suo livello culturale sia traballante.Rappresenta la casta di avventurieri che hanno preso il potere in Italia.Non sa neanche cosa sia la politica,la polis.L' intende come un mezzo per arricchirsi,devastare i diritti di tutti e offrire i risultati del saccheggio della scuola pubblica al suo sultano degli interessi privati

La religione? Il più grande dramma di tutte le civiltà, causa prima di guerre, razzismo, genocidi e tantaltro. Solamente persone insignificanti culturalmente come Gelmini possono pensare che la religione abbia un sia pur piccolo valore in una società civile e progredita. Per il resto....siamo un paese sottosviluppato culturalmente, pertanto non c'è di che meravigliarsi di nulla.

al sig. Laceto: probabilmente non mi sono spiegato nelle classi si fa troppa politica e poco insegnamento. negli ultimi 40 anni io ero in Italia e ho subito, come poi i miei figli le ingiustizie di professori di sinistra al liceo scientifico. La mia professoressa di storia e filosofia (anni 69/70) fino a che pensava che fossi di sinistra alle interrrogazioni mi dava 8 in storia ed un 6 in filosofia , quando ha scoperto che ero invece di famiglia ricca e non politicizzata e che non facevo gli scioperi, molto in voga in quegli anni ,i miei voti divennero sempre insufficienti fino a bocciarmi. La destra non era impegnata a fare qualcosa: i pochi professori che hanno fatto politica non di sinistra sono stati delegittimati e non hanno fatto carriera. se vogliamo la colpa dei professori non di sinistra è proprio quella di non aver mai fatto politica e di non essersi opposti a questa.

Ho 40 anni e quello che sta succedendo alla scuola ha la sua giustificazione nel passato quando io ero studentessa di liceo. Non sono d'accordo con chi dice che i PROF. devono fare politica. La facciano ma non nelle ore di lezione come è successo a me che mi sono dovuta sorbire un Prof. di matematica che per due anni non mi ha fatto lezione. Leggeva il giornale, parlava di politica. I genitori, che allora ci tenevano alla istruzione dei figli, hanno provato in tutti i modi di farlo sostituire. Impossibile. Berlinguer a suo tempo cercò di introdurre qualche criterio meritocratico per gli avanzamenti: successe il finimondo scioperi sindacati in rivolta, alla fine un contentino per tutti indiscriminatamente. E' stata proprio quel tipo di mentalità (appoggiata allora a sinistra) ad aprire la strada alla Gelmini. Adesso perchè nessuno ne parla di quella stagione?

ma questa quì..che fa al posto sbagliato? La storia dell'ultimo ventennio politico italiano ha dato come risultato che più delle volte si sono alternati dei personaggi a fare i ministri del governo del paese che nulla avevano a che fare con la materia del ministero assegnato. La riprova è la gelmini ..che ogni volta che comunica appare evidente che lo fa a memoria. Si capisce subito se uno la materia ce l'ha o non ce l'ha nel cranio. Madonna Gelmini..dalle sue labbra che esprimono l'acidità da suocera, si capisce che r4ecita a copione e non a braccio. E non hanno nessun pudore..questi personaggi prestati alla politica..solo perchè sono inclini all'essere cortigiani. che se ne stia zitta..almeno..questa zittella!!

La scuola pubblica dovrebbe essere limitata all'istruzione elementare, sulla quale concentrare gran parte delle risorse. Dopodiché, borse di studio ai meritevoli (non alle scuole private) per continuare. Questo sistema del "tutti a scuola fino a 18 anni" è un'idiozia. Guardate i ragazzi di oggi: hanno un vocabolario di 200 parole, incluso l'onnipresente turpiloquio, dopo 13 anni di scuola! I Cinesi se li mangeranno in insalata.

le solite gride per cui va famoso questo governo di inetti, di raccomandati, di dilettanti, di supponenti, di abietti. Se gli stranieri superano il numero, li si lascia a casa? si fanno doppie classi col doppio di insegnanti? si spostano gli studenti da una scuola all'altra? e chi? gli italiani o gli stranieri? o un mix? sul tema immigrati viene fuori più che altrove il delirio dei moderni governanti, convint che la realtà possa esser torta e costretta ad obbedire a furor di leggi e decreti secondo me si chiedono come mai sul Titanic il comandante non avesse dato ordine che l'acqua non entrasse oltre la quarta paratia, e avesse permesso che affondasse...era così semplice!!!!

Sono un disoccupato che non lavora da un anno con una famiglia a carico mi sono stufato di sentir parlare di Tagli-Extracomunitari-Berlusconi Veline e la Chiesa,mentre l'Italia stà andando a rotoli e nessuno di questo grande problema nessuno ne parla.

Può essere sufficiente. Devo dire che mi sono stomacata a leggere questo "stream of consciousness" collettivo, anche laddove alcune delle affermazioni coincidessero con le mie opinioni in merito. Non so dire se esso corrisponda alla realtà del comune sentire, se altrove si ragiona più con la testa e meno di pancia. Chissà.

P.S. Il fatto che le affermazioni di Gelmini a giustificazione del suo operato siano sicuramente strumentali non favorisce certo il dispiegarsi corretto della discussione.
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18/07/2009

Il blogger sciopero del 14 luglio è stato un po' patetico?

Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli?  "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno)  è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".

Più belle ancora le affermazioni di Brian Boitano: "(Michele Ficara)
ha ragione quando parla di un nuovo popolo di fedayn digitali , che hanno necessità di mostrare la propria (poca, a mio avviso visti i risultati delle ultime tornate elettorali) forza, in barba ai principi, assolutamente trasversali, di libertà digitali  per il quale web è nato, e che sta perdendo proprio per causa dell’incapacità della politica di incontrare le richieste dell’elettorato".

Insomma, visto che ho aderito, sarei, nell'ordine: una marionetta agli ordini di un capobastone (Gilioli, se non ho capito male), una fedayn digitale (dai, questa mi piace), una blogger sconosciuta in cerca di visibilità, una che non ha idee e che ha rimediato un espediente qualsiasi per il post del 14 luglio.

Mah. Non potrei aver aderito solo perché il ddl Alfano mi pare una bestialità? Non potrei aver aderito solo per amore di discussione, prima, durante e dopo (e infatti su facebook con qualcuno ho civilmente e proficuamente discusso)? Non potrei aver aderito solo per manifestare, in un modo che mi pareva accettabile, il mio piccolo, piccolissimo dissenso? E diamine: anche se non me lo ribadite con sussiego, lo so bene che non si tratta di uno sciopero "vero" (è un po' come quello degli studenti, ai quali puntualmente noi prof ricordiamo che il danno lo fanno solo a  se stessi, visto che non hanno potere economico. E loro, com'è ovvio, rispondono: "O.K. prof, ma allora come riusciamo a farci sentire?")!  Detto questo, per me è legittima ogni forma di pacifico confronto, nonché di accesa polemica, soprattutto se serve a disseminare la Rete di quella consapevolezza che talvolta manca fra i peones della cosiddetta "informazione dal basso". Appunto, la famosa e citatissima trasversalità.

Poi ha ragione Zambardino che coglie uno spunto importante di Guido Scorza: vediamo se da tutta questa frenesia può uscire
"una dichiarazione dei diritti del cittadino digitale. Un manifesto alto, da discutere senza bullshit di marketing e stipendi di funzionario da difendere. Dai, forza, che forse stavolta ce la facciamo a parlarci".

Post Scriptum (apparentemente) off topic.
Ora datemi pure della prof pignola. Ma sapeste quanto si fa drammatico il mio sconforto quando ritrovo nei post di chi sicuramente, per ruolo e mansioni, gode di ben altra visibilità rispetto alla sottoscritta (e la fa pesare) un bel numero di sciatterie ortografiche e contorcimenti sintattici di varia misura e entità. E sì che esiste anche un meritorio gruppo su facebook, intitolato "Un po' si scrive con l'apostrofo, non con l'accento"!
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25/06/2009

Come t'annacquo la prima prova (2)

Già li sento i paladini dell'innovazione internettiana plaudire al tema sui social network e new media.
Domanda: ma lo sapete che a conclusione dell'esame i pacchi dei documenti, verbali, compiti e quant'altro vada inviato all'Ufficio Scolastico Provinciale  vengono sigillati con la ceralacca? Sì, dico, con la ceralacca: usando la candela e il piattino con l'acqua.

Stamattina, da prof di letteratura italiana e latina e, nel contempo, blogger più o meno costante da sei anni a questa parte, mi sentivo curiosamente scissa. Da una parte il rito dell'esame, peraltro ormai spogliato della sua residua sacralità appunto di "rito di passaggio", con i fogli protocollo firmati uno ad uno dai commissari, la consegna preventiva dei telefonini, i verbali, le firme, le fotocopie delle tracce (e la fotocopiatrice doverosamente bloccata verso la fine del suo duro lavoro). Dall'altro titoli che inneggiavano all'innovazione e alla creatività, alla cultura giovanile, alla Rete. Per non peccare di eccessivo entusiasmo nei confronti del futuro, agli anonimi estensori delle tracce deve essere parso opportuno aggiungere fra gli argomenti l'accattivante "Innamoramento e Amore", con relativa citazione di Alberoni, il cui omonimo saggio viene presentato come edito nel 2009 (sbaglio, o la prima edizione risale al 1979?). Alberoni, per quanto mi riguarda, è il Mike Bongiorno della sociologia: qualunque cosa dica o scriva, ti fa sentire immediatamente al di sopra del livello di un professore universitario, il che, se vogliamo, può essere persino gratificante. Alla mia saggia collega di filosofia è parso sconsolante che nelle tracce manchino in pratica citazioni e riferimenti filosofici. In effetti sembra che a questo giro sia stato celebrato il trionfo della sociologia e della divulgazione giornalistica. Ma non solo.


La traccia di ambito socio-economico riguardava la creatività e l'innovazione. E va bene. La traccia di ambito tecnico-scientifico verteva, appunto, sui social network e sui new media. Siamo proprio sicuri che quest'ultima traccia, così com'è stata formulata,  riguardasse scienza e tecnica? In effetti si chiedeva di riflettere sui cambiamenti "sociali" che l'uso di determinati strumenti comunicativi comporta. Insomma: di scienza, per davvero, non si parla e, a ben vedere, anche gli aspetti tecnologici che sono sottintesi all'utilizzo della Rete sono lasciati assolutamente in ombra. Ancora una volta si prende atto che la cultura scientifica ( anche nei suoi aspetti epistemologici) non è patrimonio dei nostri giovani all'uscita della scuola secondaria di secondo grado. Però si presume che grossomodo sappiano che cosa sia facebook.

Da frequentatrice assidua della Rete, dotata di blog, account su Twitter, Facebook, FriendFeed, Anobii, LastFm e qualche altro social network che non ricordo, mi sono sentita piacevolmente sdoganata, senza contare che ho potuto millantare con i miei alunni la presenza fra i miei contatti di almeno un paio delle auctoritates citate nelle tracce (compreso il prof. De Kerchove la cui citazione fuori contesto rischiava di trasformarlo in un passatista, cosa che evidentemente non è). Che per una volta si ragioni dell'innovazione comunicativa in atto senza necessariamente demonizzarla mi pare senz'altro positivo, intendiamoci. Mi fa tuttavia una certa impressione che se ne parli in una circostanza che non è possibile immaginare più vecchia e arretrata di così: in una scuola dove il cambiamento fatica a farsi strada, dove i docenti più giovani sono condannati al precariato a vita indipendentemente dai loro meriti,  dove i fondi vengono tagliati, la didattica non si rinnova o, se prova a farlo, lo fa in un modo raffazzonato e improvvisato ... e per di più durante lo svolgimento di un esame ormai superato nelle modalità e nelle finalità, che poco ha a che fare con l'esperienza quotidiana dei ragazzi,  comunque costretti a vivere in un Paese per vecchi, che mortifica sistematicamente ogni sforzo orientato al cambiamento, governato da una classe dirigente gerontocratica, peraltro anche abbastanza ignorante. Ecco: in una parola, le tracce di oggi mi sono sembrate ipocrite, un tentativo poco riuscito di rincorrere i giovani su quello che presumibilmente dovrebbe essere il loro terreno, di facilitare e assecondare la loro prevedibile tendenza al luogo comune e alla chiacchiera in scolastichese. Approfondimento, poco. Bla bla modaiolo, fin troppo.

(Una notazione personale. Qualche giorno fa ho postato su Facebook l'immagine del quadro di Ensor "L'entrata di Cristo a Bruxelles", intitolandola "L'entrata di Cristo in Facebook". Un mio studente mi ha chiesto se poteva citarla in questi termini. E un altro mi ha confessato di essersi in parte ispirato al mio post di ieri sera. Mi auguro di non avere troppe responsabilità per quello che uscirà fuori da queste impreviste relazioni educative via Rete)
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13/06/2009

La privacy e la reputazione non hanno prezzo. E infatti, chi se ne frega?

Scusatemi tanto se, mentre in Rete ci si accapiglia sugli esiti potenzialmente nefasti dell'articolato riguardante Internet all'interno del disegno di legge sulle intercettazioni (ottima sintesi ne viene offerta su Punto Informatico), io mi soffermo su una problematica evidentemente marginale, legata non tanto alla minaccia che incombe sulla libertà di espressione di noialtri comunicatori via Web (almeno in apparenza), quanto al vissuto concreto della gente comune.

In effetti una violazione del copyright in un filmato pubblicato su You Tube o Facebook, anche se soltanto presunta, comporta la rapida rimozione del contenuto sospetto, qualunque ne sia l'origine o la finalità. Mi è personalmente capitato: sono stata costretta a rimuovere da Google Video almeno tre video didattici, dal momento che contenevano materiale protetto da copyright (ovvero frammenti di note canzoni a commento delle immagini), a seguito di relativa notifica da parte del team di Google. Francamente non mi sono strappata i capelli, anche se mi pare abbastanza risibile che un pezzettino di una canzone di Mika usato come sottofondo alla presentazione  degli indirizzi di un oscuro liceo di provincia rappresenti questo immedicabile danno al diritto d'autore. Ma tant'è, si sa che la legge va rispettata e di fatto l'avevamo violata.

Ma ipotizziamo un altro scenario: un video diffamatorio su un perfetto sconosciuto, magari minorenne (e quindi vittima inconsapevole di uno strisciante cyberbullismo),  o ancora un gruppo di buontemponi su facebook che insultano un malcapitato esposto al pubblcio ludibrio con tanto di foto scattata a sua insaputa. Provate a segnalarli, usando l'apposito tastino, vero monumento all'ipocrisia. Passano i giorni, le settimane, i mesi: nessuno rimuove nulla. Puoi consumarti il dito ripetendo compulsivamente la segnalazione. E non esiste uno straccio di mail, su Youtube o Google o Facebook, che ti permetta di contattare direttamente un responsabile. Ovvio: esiste la possibilità di denuncia alla polizia postale. Eppure non sempre è una strada praticabile o opportuna, almeno in prima battuta, per i più svariati motivi: ad esempio per tutelare la vittima, che magari non si è accorta di niente, e quindi per evitare contraccolpi psicologici, ovvero che il rimedio sia peggiore del male; oppure perché prima di rovinare un ragazzino con una denuncia, preferiresti fargli capire in altro modo che ha sbagliato.
In ogni caso, occorrerebbe monitorare a priori l'esistenza di contenuto del genere che fra l'altro scatena la dubbia fantasia dei commentatori (di ogni età), se non altro perché comunque la segnalazione può arrivare con notevole ritardo, dopo mesi dall'avvenuta pubblicazione del contenuto diffamatorio, quando il danno è già stato fatto, e da tempo.

Ne parlavamo a scuola qualche giorno fa e naturalmente la reazione di qualche collega non particolarmente esperto di scenari digitali è stata drastica: "Sarebbe meglio oscurare tutto". Ecco quindi il nesso con tematiche più ampie, quelle stesse tematiche alle quali accennavo in apertura di post. Il bavaglio alla Rete che la blogosfera politicamente più accorta giustamente paventa ed esecra trova la sua giustificazione propagandistica nelle quotidiane violazioni alla privacy e alla reputazione che l'idiozia della plebe pratica.  Date ad un adolescente (ma anche a qualche maggiorenne privo di criterio) un telefonino e un computer senza controllo e  rischiate di trasformarlo in un'arma letale. L'adulto spaventato, genitore o educatore che sia, preferirà azzerare anche il buono che in Rete esiste, pur di non correre rischi. D'altra parte, per dire, Facebook o You Tube dimostrano di preoccuparsi più del diritto d'autore che dell'onorabilità degli anonimi cittadini: chissà perché.

Io non sono una tecnica, e non so se sia effettivamente possibile studiare delle soluzioni accettabili in grado da un lato di non castrare irrimediabilmente il diritto di espressione e di libera opinione, dall'altro di evitare il gran numero di abusi che di fatto l'anarchia della Rete consente. Mi piacerebbe confrontarmi su questo tema con qualcuno che lavori sul campo, magari nell'ufficio legale in Italia dei network multinazionale più noti: ma sono personaggi sconosciuti e irraggiungibili per gli utenti comuni come la sottoscritta, al punto che sono arrivata a dubitare della loro esistenza. Quando mi ritroverò a fronteggiare situazioni come quelle che ho descritto, continuerò ad insistere, ma senza grandi speranze, con il tasto "segnala". 


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25/05/2009

Abruzzo, ma che succede?



Giornalisti, vi prego, fate il vostro dovere. Documentate quello che c'è da documentare, raccontate quello che c'è da sapere, fateci sapere il pro e il contro delle situazioni, ma per favore, ritrovate un po' di sana deontologia professionale.

Io in Abruzzo non ci sono stata e non posso assumermi la responsabilità di scrivere qui sul blog di cose che non conosco e che non ho personalmente verificato. Ma guardo i telegiornali, leggo i giornali, frequento i blog e noto una straordianria discrepanza fra i resoconti che vengono fatti rispetto alle problematiche della ricostruzione e alle reali condizioni di vita nelle tendopoli. Allora chiedo, anzi pretendo, di essere messa nelle condizioni di capire, di farmi un'opinione precisa, di non essere manipolata, di giudicare sulla base dei fatti. Chiedo che mi venga garantita la possibilità di essere davvero parte della pubblica opinione,


Giornalisti, vi prego. Dovete capire che le regole del gioco sono cambiate, che altri attori vi rubano la scena.

Sull'ultimo Venerdì di Repubblica, nella rubrica di Michele Serra, leggo questa lettera che riporto così come pubblicata.

Gentile Serra,
sono una cittadina aquilana. Non voglio approfittare della sua rubrica per fare polemica sul circo mediatico cui abbiamo assistito più o meno increduli per oltre un mese intorno alla tragedia che ci è capitata, sulle solite trasmissioni che hanno barattato il dolore con lo share, sulle menzogne indecenti che abbiamo ascoltato quotidianamente nelle affermazioni dei nostri politici, sull'assurdità delle domande rivolte a noi sfollati da alcuni giornalisti, sull'abbondanza di numeri e dati (rigorosamente falsi) sulla ricostruzione che vengono forniti per "drogare"  i meno informati. Però mi e le domando: tra le dirette strappalacrime e il silenzio totale che fine ha fatto l'informazione? Perché nessuno racconta le notizie che pure circolano nei blog, i disagi e le umiliazioni, gli scatoloni di Nike nuove che scompaiono, i Tir di latticini e di carne  che arrivano di notte nelle tendopoli e di cui al mattino non c'è più traccia? Perché nessuno manda in onda le interviste - che pure vengono fatte - a quelli che denunciano? Perché non si viene a sapere che le macerie sono state triturate con tutto il loro contenuto di amianto? Perché nessuno si prende la briga di far sapere che l'organizzazione del G8 all'Aquila non è altro che una passerella elettorale? Perché non viene dato il debito risalto al fatto che lo stanziamento per il territorio è da intendersi in 24 anni? Quando latita la verità, latita pure la giustizia. Ma i media ci hanno dipinto come un popolo pieno di dignità: hanno insistito tanto, così che non ci venisse voglia, magari di alzare un po' la voce. (Paola Pacifici email)


Su Giornalettismo leggo questo pezzo, L'Irrisistibile disastro della ricostruzione dell'Abruzzo, del quale merita di essere citata la conclusione:

Insomma, ammettiamolo: Berlusconi è riuscito a stupirci anche stavolta. Poteva avviare una rapida ricostruzione in emergenza per togliere subito la gente delle tende e sistemarla in moduli abitativi temporanei il più vicino possibile alle proprie case, e contemporaneamente creare consorzi tra tutti i proprietari di prime e seconde case con contributo commisurato al reddito e alla superficie abitativa, e comunque pari al 100% per la prima casa. Ma lui non è scienza, è fantascienza. Lui ha mantenuto la sua promessa. Non ha fatto come in passato. E’ riuscito a fare molto, ma molto peggio.

Badate bene, non sto dicendo che quello che leggo qua e là in Rete sia oro colato solo perché gronda antiberlusconismo. Penso, tuttavia, di non essere la sola a sentire il bisogno di verità, a non poterne più della pessima retorica con la quale ci ingozzano dalla mattina alla sera.
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21/05/2009

Io, una tardiva digitale

A essere "tardiva digitale" mi condanna in primo luogo l'anagrafe: visto che fra un pugno di giorni festeggerò il mio quarantottesimo compleanno, c'è poco da fare, sono "vecchia", per quante arie da rockettara in ritardo mi possa dare, nonostante il blog, nonostante le mie frequentazioni "sociali" in Rete, da Facebook a Twitter, da Friendfeed a Anobii, da LastFm a Tumblir o a Flickr, nonostante la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare. Figurarsi, sono laureata in Letteratura Greca e insegno Italiano e Latino: non ho proprio chance. Sarà per questo che leggendo il pezzo di Luca Sofri, inititolato appunto "L'era dei tardivi digitali", mi sono sentita debitamente urtata e il mio primo pensiero è stato: "ma di che caspiterina - veramente nella formulazione originaria la parolina era un'altra - sta parlando?"

Forse perché per mestiere e legami familiari (madre di una ventenne e un quattordicenne) in mezzo ai cosiddetti "nativi digitali" ci vivo  e lavoro, il primo paragrafo mi ha fatto letteralemente sganasciare. Cito: Le persone non più giovani che si accingano a voler capire com’è il mondo delle generazioni «native» devono innanzitutto liberarsi della solida sensazione di essere i protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo: inutile illudersi, non lo sono più. E devono liberarsi dall’inclinazione «entomologica» nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli (o nipoti): noi non siamo scienziati che studiano gli insetti, siamo insetti che studiano gli scienziati, per quanto insetti curiosi e colti, colti di un’altra vecchia cultura. Le nostre analisi le pubblichiamo ancora sui libri di carta e di centinaia di pagine, come questo. E non ci è facile pensare agli adolescenti e ai ventenni come al mondo che è già: lo consideriamo il mondo che sarà, appena ci toglieremo di torno noialtri. Ma il mondo ci ha già tolto di torno: ne frequentiamo uno che risulta sempre più emarginato, illuso da una grande finzione collettiva tenuta in vita dai mezzi di comunicazione che a loro volta gli appartengono e che con lui se ne stanno andando.

Poniamo che l'analisi sia corretta ... a essere sincera, sono quindici anni o giù di lì che in varie formulazioni, questo straordinario luogo comune ci viene sistematicamente somministrato, specialmente a noialtri insegnanti, rimproverati di essere attardati, vecchi, polverosi etc etc, a fronte di ragazzini che, per la prima volta nella storia, sarebbero in grado di insegnare ai loro pretesi maestri. Insegnare che cosa? Come si naviga in Rete, come si scarica via torrent, come si chatta con MSN, come si copia da Wikipedia? Perché sono queste le cose che i ragazzini comunemente fanno e, francamente, non è che occorrano tutte queste capacità cognitive per pigiare un tasto  e rimanere lì a vedere cosa succede.  Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i "nativi digitali" sono degli straordinari "consumatori" dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare

Sapete dove stanno buona parte dei ragazzini che conosco e che frequento? Ma tu guarda, proprio su Facebook (proprio quel luogo largamente sopravvalutato dai "tardivi", almeno secondo l'opinione di Sofri), a scambiarsi fotografie della cena di classe, a pubblicare video più o meno demenziali. ad iscriversi ai  gruppi tormentone tipo "quello che dormono a pancia in giù con un braccio sotto il cuscino ...", a fare test del genere "che parolaccia sei" o "che personaggio dei manga" o cose così. Sono un po' invelenita, se non altro perché ne ho tanti fra i contatti e con queste piacevolezze mi intasano la home: ma non importa, così da "insetto" posso studiare meglio i cosiddetti "scienziati" e le loro fissazioni.

Non ce l'ho con i ragazzini, sia chiaro. Anzi. Il fatto è che i nostri figli e i nostri nipoti stanno proprio perdendo la battaglia per essere davvero protagonisti dell'innovazione e, con tutta probabilità, la stanno perdendo proprio per colpa nostra. Ovvero per colpa di quegli adulti che hanno identificato nella loro generazione uno straordinario target per il marketing, che hanno avuto tutto l'interesse a trasformare gli adolescenti (non solo loro, per la verità) in consumatori: consumatori passivi di mode,  di simboli, di tecnologia, di atteggiamenti tanto vuoti quanto apparentemente irrinunciabili. Internet poteva (può) forse essere lo strumento per la rinascita di un diverso umanesimo. Si sta implacabilemnte trasformando nel trionfo del conformismo: non solo le idee navigano per le maglie della Rete, ahimé, ma anche l'idiozia, anche il pregiudizio, anche il luogo comune, anche l'insignificanza. Se sono questi i mali che avvelenano il nostro mondo, e Internet è appunto lo specchio del mondo, non si vede come potrebbe evitare di rifletterli.

Confusamente, drammaticamente, i ragazzi ne sono consapevoli. Sono disillusi prima ancora di essere delusi. Non si sentono proprio per niente, e non sono considerati, protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo, come afferma Sofri. Al contrario, vengono sistematicamente spossessati del futuro e della speranza.  E stanno male. Altro che Italia salvata dai nativi digitali, come ottimisticamente si augura Sofri a chiusura del suo pezzo:  questa è solo demagogia generazionale. Sciacquarsi la bocca con l'abusato aforisma "il mezzo è il messaggio" serve a poco, a questo punto. Il fatto è che in questo straordinario medium che è Internet sono proprio i "messaggi", i contenuti che troppo spesso mancano. Per un giovane, un adolescente trovarsi imprigionato in un loop di link che finiscono per rimandarsi l'uno con l'altro, che non riferiscono nulla di quello che veramente vale la pena di conoscere e sapere, che gli raccontano favolette puerili su quello che è importante e su quello che non lo è,  non è poi così esaltante.

Fra i ragazzi cresce il disagio: è un fatto  Mi limito ad un'osservazione. Insegno da ventisei anni e con le crisi esistenziali dei miei alunni adolescenti ho dovuto fare i conti più di una volta (non sono mancate autentiche tragedie), ma negli ultimi tempi mi pare che  i segnali di profondo malessere si siano drammaticamente moltiplicati: crisi di panico, isterismi, autolesionismo fino alle conseguenze peggiori, incapacità di affrontare le difficoltà, uso massiccio di psicofarmaci incoraggiato da psicologi e terapeuti fin troppo disinvolti, famiglie in affanno. Viviamo purtroppo nell'Epoca delle Passioni Tristi, come recita il titolo di un bel saggio di 
Miguel  Benasayag e Gérard  Schmit, saggio che quanti discettano amabilmente sui ragazzi dovrebbero urgentemente leggere.

Possiamo raccontarci quello che accadrà come più ci piace. Lungi da me demonizzare la Rete e quello che in Rete si fa, ma sia chiaro: mi tengo ben stretti la mia cultura classica, i miei libri di carta (non ebook!) e  non per smania  passatista e rifiuto del nuovo. So solo che senza passato il futuro è un'illusione, una mistificazione, un inganno. E allora, cari amici "tardivi digitali", come la sottoscritta, sarà bene, per quanto ci riguarda, tornare ad assumere qualche responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi: non siamo "scienziati che studiano insetti", ma siamo uomini e donne che abitano lo stesso mondo abitato dai "nostri" ragazzi e dovremmo sforzarci di guardarli davvero, per quello che sono, e non per quello che sembrano o vorremmo che fossero.
postato da floria1405 alle ore 13:45 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
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17/05/2009

Le vie misteriose della Rete

Io di Dario "Twist of Fate" aka Poetadelcazzo79 non so quasi nulla se non che è molto più giovane di me, suona armonica e tastiera, il blues è per lui una ragione di vita, è un appassionato di Dylan (e infatti ci siamo "trovati" su Maggie's Farm) e  di Bruce Springsteen e, soprattutto, ama scrivere,  di musica e non solo (questo il suo blog). Tanto è bastato perché fosse arruolato nel cast di "Contaminazioni": il post precedente a questo è il suo primo contributo.  Immagino che sarà improbabile incontrarci di persona e che questa conoscenza, come la tante che ho fatto in questi anni qua e là per la Rete, rimarrà virtuale. Ma la faccenda è interessante. Che avranno mai in comune una seriosa prof di latino ormai di mezza età e un ragazzo che si firma Doctor Octopus? La risposta nelle prossime puntate.

E' appassionante sperimentare in che modo la Rete azzera le distanze fra generazioni, ridefinisce i ruoli, scompiglia le carte. Prendiamo Facebook: a oggi ho 809 "amici" divisi in varie categorie corrispondenti alla varietà dispersiva dei miei molteplici interessi. C'è il reparto letteratura, il reparto musica, il reparto marketing, il reparto giornalisti,  il reparto politica (locale e nazionale), il reparto scuola, il reparto web 2.0, blogger e assimilabili, il reparto "gente della Val di Cornia", il reparto studenti, il reparto ex studenti (ormai fin troppo affollato, triste segno del tempo che passa), il reparto vecchi amici e ricerca del tempo perduto, il reparto parenti o supposti tali (ma pare che i Boninu nel mondo abbiano tutti la medesima origine), il reparto "boh accetto tutti, basta che chiedano". Poi, non è che riesca a stare dietro a questo gran bailamme che non di rado mi costringe a mettere alla prova anche la mia capacità di scrivere, in maniera più o meno sgrammaticata, in inglese. Ma insomma, ci provo. Come si dice ... l'importante è comunicare.


La piazza virtuale è un luogo molto affollato, una casbah chiassosa e vociante. C'è chi frequenta sempre le solite quattro bancarelle, chi vagabonda qua e là facendo acquisti dove capita, chi urla e chi sussurra, chi è amico di tutti e chi si siede al bar con  quattro compagni fidati, sempre gli stessi, c'è chi va in cerca di avventura, chi importuna le ragazze, chi si mette in mostra, chi fa comizi, chi provoca, chi scappa, chi si limita a guardare affacciato alla finestra, chi passeggia con sguardo curioso, da vero flâneur della Rete. A meno che fisicamente non si viva nella medesima città (reale) o non si frequenti quei luoghi di perdizione che vanno sotto il nome di barcamp, in linea di massima siamo destinati a rimanere assolutamente estranei gli uni agli altri, almeno al di fuori di questo strano mondo proiettato sullo schermo del nostro computer.

Chi non ha familiarità con questo gioco, spesso lo considera con sospetto e
una buona dose di diffidenza, confondendo comportamenti diversi e frequentazioni che hanno poco in comune: le chat sono diverse dai blog, i forum implicano modalità di comunicazione ancora differenti, commentare uno status su Facebook spesso innesca conversazioni (semi)pubbliche che poco hanno a che spartire con quello che accade e ci si aspetta in altri luoghi della Rete. Resta da riflettere su questa costruzione o ricostruzione di identità che passa attraverso il medium della scrittura, come se tutti noi fossimo impegnati a elaborare la nostra autobiografia in tempo reale, e tuttavia non nella dimensione privata del diario, ma sotto gli occhi del mondo: non è solo questione di narcisismo diffuso, come molti, superficialmente, immaginano ma del tentativo, a volte ingenuo, a volte più scaltrito, di sfuggire allo stereotipo, alla maschera sociale che le convenzioni abitualmente impongono (ecco perché sono un po' patetici  i politici che si fanno la pagina su facebook ma non interagiscono mai, lasciando che il loro profilo si popoli di messaggi adoranti di falsi amici che ringraziano ossequiosi dell'add, pubblicano suppliche, link non richiesti, giudizi e opinioni che i destinatari non leggeranno mai: non hanno capito che la Rete è un luogo davvero "democratico" che ti impone di scendere dal piedistallo e di conversare alla pari, se vuoi essere credibile).  

postato da floria1405 alle ore 23:44 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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29/03/2009

Una motosega per Brandon Sclero a Piombino

E vai. E' andata. Cosa io pensi di queste occasioni che dalla Rete approdano alla vita reale è noto: l'ho dichiarato solo pochi giorni fa, su questo blog e altrove.

Ora, per scrivere questo post di resoconto, avevo pensato di riportare una delle poesie lette da Guido, oppure un passo delle narrazioni di Mauro.
Ma siamo sicuri che renderei giustizia ai due autori? Mah, forse no. Da sempre sono convinta che la parola detta, esibita, recitata, giocata a diretto contatto con il pubblico abbia comunque un'efficacia tutta particolare. E questo pomeriggio mi ha ulteriormente confermato nella mia idea. E' strano davvero. Questo evento è nato  dalla Rete, da quel mondo virtuale che rappresenta il cuore pulsante di questo primo decennio di XXI secolo (wow, come sono aulica!) ma poi si è trasformato in una cosa antichissima eppure insostituibile: non solo un momento di teatro (va da sé) ma un incontro diretto fra chi scrive e chi legge, per una volta trasformato in complice diretto degli equilibrismi verbali di Guido e Mauro, in bilico fra ironia, un pizzico di rimpianto, una spruzzata di malinconia, sorrisi e memorie. Non c'è stato bisogno di effetti speciali, musica, giochi di luce, cambi di scena, complesse operazioni di regia: due leggii, due microfoni, qualche foglio e la parola che creava mondi, situazioni, scene, personaggi, evocando amori, ricordi, strade, piazze, treni, viaggi, stelle, canzoni. Accidenti, è stato bello.

Insomma, se Mauro e Guido capiteranno anche dalle vostre parti nel loro tour, andate a trovarli. Perchè vi divertirete, riderete e magari penserete anche un po', al nostro presente e al nostro recente passato.

Aggiungo un'ultima nota, del tutto personale: visto che io sono una blogger non così presenzialista e i vari barcamp, litcamp e quant'altro me li perdo tutti perchè abito troppo in periferia, è stato davvero straordinario non solo conoscere di persona Guido e Mauro, ma anche avere fra il pubblico Antonio Sofi (Webgol), arrivato appositamente da Firenze (è lui che ha scattato la foto che segue). E così eravamo quattro blogger impenitenti in compagnia: insomma, ho avuto anche il mio mini litcamp personale al Castello di Piombino.



(via, il link a una poesia di Guido lo posto lo stesso, per chi non c'era)


postato da floria1405 alle ore 23:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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28/03/2009

La Carlucci la fa facile ...


... e risponde come può e come sa (cioè male), esponendosi a critiche più o meno gentili ed educate (vedi commenti al post
di Gilioli). Nel frattempo in Europa viene approvata a larga maggioranza la Raccomandazione sulle libertà fondamentali su Internet. Comunque in Italia c'è qualcuno che si batte a favore della neutralità della Rete, grazie a Dio. La battaglia è aperta, l'esito ancora non è deciso, ma non tutto è perduto. Stiamo in campana.
postato da floria1405 alle ore 14:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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|categoria: segnalazioni, tecnologia, internet, censura, attualità, libertà, web 20, net neutrality




17/03/2009

Novità

Da qualche giorno Contaminazioni è presente nell'aggregatore di ShowFarm. Che carino! Nella pagina dell'aggregatore è immediatamente preceduto da "Cinema e Dintorni" e immediatamente seguito dal blog su Costantino Vitagliano. Quando si dice il postmoderno: l'austera prof e la fan sfegatata dell'ex tronista gomito a gomito nella stessa dimora virtuale. Insomma, passate parola: magari, se ci saranno inserzionisti, con il revenue sharing una pizza me la pago!

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Ma a proposito del blog, c'è un'altra novità che mi preme segnalare: l'inizio di una carriera di recensionista musicale, in collaborazione (gratuita) con ELFA Promotions. Non che sia questa grande esperta di pop-rock.funky-jazz-celtic e chi più ne ha più ne metta: ma sono un'ascoltatrice, una che va a caccia di novità, una che crede nel potere della "coda lunga" (non sapete cos'è? studiate!), e visto che robetta come "Amici", "X Factor", Povia annessi e connessi, nonchè l'ineffabile Arisa, mi ha un po' stufato, mi sono messa in cerca di quel qualcosa di diverso, di inaspettato, che, nonostante la qualifica di "emergente", in realtà stenta parecchi ad emergere nei mezzi di comunicazione mainstream. Staremo a vedere gli sviluppi (a seguire il post su Monica Shannon, artista emergente della scuderia di ELFA).

Elfa Promotin
postato da floria1405 alle ore 17:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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