contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
27/04/2009

Ma che c'entra Morgan con il 25 aprile?

E' una domanda che qualcuno si è posto, quando Morgan è stato invitato nella mia Città, Piombino, in occasione del 25 aprile, per qualificare con la sua presenza la decisione di dedicare il "Centro Giovani" a Fabrizio De André. L'Amministrazione Comunale è stata all'incirca accusata di aver svuotato di senso la festa della Liberazione chiamando un personaggio da "reality", un'espressione di quel vuoto ideale e intellettuale che ormai si riversa quotidianamente nelle case degli Italiani dagli schermi televisivi: e tutto questo, con ogni probabilità, per biechi scopi elettorali.

Mah, non è che io spasimi per Morgan, anche se riconosco al personaggio un suo fascino. Morgan è stato artista tutto sommato abbastanza di "nicchia", forse più famoso per il suo tormentato rapporto con Asia Argento che per la sua musica, sebbene i Bluvertigp siano stati una delle migliori realtà musicali degli anni Novanta. Tuttavia Morgan ha riguadagnato visibilità mediatica  presso l'informe pubblico televisivo appunto con la partecipazione a X Factor: da lì è entrato nel cuore delle ragazzine, quelle che magari non hanno mai sentito parlare né di David Bowie, né di Fabrizio De André.

Strana scelta quella di Morgan, ma non incomprensibile: si è "venduto" al popolo dei reality che, dal basso della sua generica ignoranza, ha immediatamente osannato la sua cultura musicale (basta poco per apparire sensibile musicista, vedi il caso di Giovanni Allevi), anche se poi, alla fine, dal teatrino di X Factor è uscita una Giusy Ferreri con una canzone di Tiziano Ferro, e gli Aram Quartet, vincitori lo scorso anno con un pezzo dello stesso Morgan, "Chi (Who)", si sono rapidamente eclissati. Stringi stringi, i tre finalisti di quest'anno erano quanto di più "nazional popolare" si potesse ipotizzare: Matteo con la sua bella voce tenorile, Juri con quell'aria da bravo ragazzo, i Bastard con le loro supposte trasgressioni formato famiglia.

Morgan non è uno sciocco e avrà fatto bene i suoi conti. A questo punto, che dire? Avevano forse ragione quelli fra i miei concittadini che avrebbero preferito Ivan Della Mea o i Modena City Ramblers? Onestamente,  penso di no.

Sono andata in piazza al concerto di Morgan. Non l'ho visto fino alla fine perché mio figlio (evidentemente di pressione bassa come la sottoscritta, vedi la mia avventura al concerto dei Queen) ha avuto la sciagurata idea di svenire in mezzo alla calca e quindi abbiamo ingloriosamente terminato la serata al pronto soccorso. Colgo l'occasione per smentire ufficialmente il Tirreno: non è vero che quando Francesco (fortunatamente citato nell'articolo in forma anonima: tanto ci pensa mamma a sputtanarlo sul blog) si è accasciato, Morgan abbia rivolto uno sguardo dispiaciuto al malcapitato. Ha ovviamente continuato il suo show, ci mancherebbe altro. Beh, comunque quello che sono riuscita a vedere non mi è dispiaciuto.

Soprattutto un aspetto  mi ha colpito e, tutto sommato, convinto che la scelta dell'Amministrazione non sia stata sbagliata. Morgan cantava De André e i ragazzi attorno a me non ne sapevano niente. Ha esordito con La Canzone dell'Amore Perduto e una giovane pimpante fan del Nostro si è voltata verso un'amica e ha chiesto: "E questa che è?" "Mah - si è sentita rispondere - una canzone vecchia". Ora, può darsi che sia fin troppo ottimista, ma voglio sperare che qualcuno, attraverso Morgan con il suo ciuffo, il suo chinotto e le sue sigarette da falso maudit, arrivi a De André e alla Domenica delle Salme. E questa sì, che c'entra con il 25 aprile, specialmente oggi.

 

Fra l'altro Morgan ha cantato anche  "Morire per delle idee". Straordinaria: bene che gli adolescenti  l'abbiano ascoltata, ignari come sono di De André (e di Brassens). E magari può aver fatto bene anche a qualche adulto, un po' troppo aduso alla retorica, il grande male del nostro popolo, sempre pronto alla chiacchiera e all'indignazione a comando ma poco alla coerenza e all'impegno veri. 

Concludo postando uno dei video che sono riuscita a riprendere. Magari, dopo De André, qualche giovane andrà anche ad informarsi su chi sia stato Piero Ciampi, perché no?

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24/04/2009

Note stonate

Prima nota stonata. Non ne parla quasi nessuno, a parte Il Giornale e pochi altri. Ma il licenziamento in tronco di 29 dipendenti di All Music (su 37), a seguito dei pessimi risultati economici della televisione del Gruppo Editoriale L'Espresso, fa pensare. A casa non vanno i volti noti, beninteso, ma il personale tecnico, gente da 1500 euro al mese. Chiudono gli studi di produzione, ma il lavoro sarà affidato ad agenzie esterne: una canzone vecchia. I dipendenti in agitazione sostengono che la responsabilità non è da attribuire alla crisi mondiale ma ad un'errata gestione che ha finito per penalizzare gravemente i lavoratori: insomma, com'è tristemente usuale, le ultime ruote del carro pagherebbero, e molto salato, le colpe del management. I soldi sono soldi, e non c'è progressismo che tenga: Carlo De Benedetti non fa una bella figura. Si invocano le normative esistenti,  ci si scusa sentitamente, si sbandiera il doveroso rammarico, ma intanto la gente va a casa. Tutte le informazioni sulla vicenda sono pubblicate sul sito aperto dai dipendenti in lotta per il loro posto di lavoro: FALL MUSIC. Il silenzio dei media è quasi assordante: forse 29 licenziamenti sembrano poco significativi, stante la difficile situazione economica, ma badate bene, si tratta di una televisione, il che rappresenta un dettaglio non trascurabile.

Seconda nota stonata. Leggo questo post di Leonardo e mi chiedo: "Ma di che cosa sta parlando?" Lasciamo perdere il giudizio di merito sui "Bastards". Sono giovani, sono pop, sono carini, piacciono alle ragazzine. Immagino che questo sia quanto di meglio possa concedere questo genere di programma. Ma non mi farei troppe illusioni. Il meccanismo di X Factor pare sia questo, ampiamente pilotato dalle major. Altro che televoto.

Terza nota stonata. L'hanno detto e l'hanno fatto. LastFm è diventata a pagamento. Magari abbonarsi non ti manda in rovina, ma l'impossibilità di ascoltare la radio finisce per penalizzare proprio quegli artisti cosiddetti "emergenti" che si servivano di questo canale per promuovere la loro musica. Benissimo, possono tutti tentare di sedurre Mara Maionchi. Presentandosi al provino cantando roba medievale, come i Bastards.

(Io, intanto, sto naturalmente ascoltando Together Through LIfe di Bob Dylan. E questa non è una nota stonata)



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22/04/2009

Dylan, vecchio, adorabile marpione

(impressioni dopo il concerto del 18 aprile 2009 al Mandela Forum di Firenze)

Ah che barba, che noia, che barba, che noia! Gente, cerchiamo, se possibile, di scrollarci di dosso lo stereotipo del fan di Dylan deluso, incazzato, scontento o, al contrario, estatico, entusiasta, perennemente in crisi mistica davanti al Vate. Sai che risate si farebbe Dylan se solo potesse leggere le troppe parole sprecate per ogni sua singola performance, per ogni gesto o tic o smorfia che si lascia scappare quando è sul palco, per ogni vezzo della sua voce, per ogni occhiata che rivolge alla band o in direzione del pubblico. Se potesse …  probabilmente non vorrebbe. Dylan, maledetto arrogante.

A volte nelle canzoni si dicono certe cose anche se c’è solo una piccola probabilità che siano vere. A volte si dicono  cose che non hanno niente a che vedere con la verità di quello che si vuole dire, e altre volte ancora si dicono cose che tutti sanno essere vere. O magari si finisce per credere  che l’unica verità al mondo è che sul mondo non c’è nessuna verità. Qualunque cosa si dica, la si dice in modo meccanico. Non c’è mai tempo per pensare. Cucire, stirare, impacchettare e spedire; ecco quello che si fa”. (da Chronicles, volume I)

Questo è Dylan. Faremmo meglio a dargli retta. In ogni caso a Firenze ha cucito, stirato, impacchettato e spedito il suo show. In modo impeccabile. Mi è piaciuto? Diciamo pure che mi ha esaltato. Non mi sono fatta mancare niente: l’attesa in mezzo ai fedelissimi, la corsa all’apertura dei cancelli, l’ardua conquista del posto (quasi) in prima fila, le chiacchiere con chi, più fanatico di me, si era doverosamente fatto anche le date di Milano e Roma.  E poi è arrivato lui, con quel suo ghigno accennato, la mano che spesso correva al petto, spesso alla guancia, quel suo muoversi a scatti, i suoi passetti un po’ rigidi. Qualcuno ha parlato di cabaret, e lo ha fatto in modo velatamente dispregiativo, come dire “credevamo fosse rock and roll e guarda cosa ci tocca”. Beh, se anche era cabaret, era cabaret ben fatto. E secondo me, c’era anche parecchio rock and roll, perché, diavolo, non avrei mai pensato che Dylan, proprio lui, mi facesse venir voglia di ballare: ma è successo, grazie Bob, che almeno mi hai comunicato un po’ di sano buonumore.

Io non sono affatto un’ esperta di musica. Leggo le recensioni dei critici di professione e mi perdo. Leggo le recensioni degli appassionati e mi perdo lo stesso. Sono una che nella sua vita ha ascoltato tanto, ma senza metodo, senza approfondire, senza stare a cercare influenze, filiazioni, confronti, legami, rapporti e tutto il ciarpame che si porta dietro la supposta competenza. Certo che amo Dylan più di qualsiasi altro e gira che ti gira sempre lì torno: ma sono una povera letterata e quindi da questa falsa recensione non aspettatevi sottili disamine del timbro, dell’interpretazione, dello stile, dell’arrangiamento di ogni singolo pezzo.  Semplicemente posso dire che ho adorato il modo quasi giocoso in cui ha eseguito “Mr Tambourine Man”, che mi sono deliziata ascoltando “Man in the long black coat” alla chitarra, che ho avuto i brividi per tutto il tempo in cui abbiamo cantato insieme con lui “Like a rolling stone”, che mi ha colpito l’interpretazione di “The lonesome death of Hattie Carrol” (così astratta, remota, simile ad una favola nera, ad un mito senza tempo), che quando ha attaccato “Workingman’s blues #2” ho avuto la tentazione di salire sul palco e abbracciarlo,  che mi è piaciuta moltissima l’idea di chiudere il cerchio di “All along the watchtower” ripetendo in conclusione la prima strofa, che ho trovato cosa buona e giusta lo stravolgimento di “Blowin’ in the wind” , la canzone più abusata e forse più fraintesa di Dylan.

Ma non è solo questione di “Blowin’ in the wind” … Vogliamo dire che Dylan quando canta i suoi cavalli di battaglia è assolutamente ironico e, quel che più conta, autoironico? E’ uno strano circolo vizioso: Dylan che si rifiuta di trasformarsi nel monumento di se stesso, i fan che non glielo permettono, e lui che continua a prenderli in giro, a prendersi in giro, e che proprio per questo si rivela assolutamente geniale, un passo avanti a tutti, e suscita ancora e ancora e ancora le medesime reazioni … chi lo chiama traditore, chi semplicemente lo adora, chi si sente urtato, chi si taglierebbe le vene per l’idolo, chi non capisce, chi pensa di capire tutto.  Sono più di quarant’anni che va avanti questa storia, mi sa che Dylan ha smesso da un pezzo di farci caso.  Fa parte del copione, ognuno ha la sua parte e la recita come meglio crede.  La verità è che l’artista vero, in qualunque campo operi, non sta lì a chiedersi se e come accattivarsi il pubblico: se ha qualcosa da dire, la dice, senza tanti complimenti, se si sente di fare una cosa piuttosto di un’altra, la fa. La logica dell’audience appartiene alla pessima televisione italiana, quella di Amici e di X Factor, delle cover plastificate e del “pianobarismo” (rubo la definizione a Morgan, peraltro complice di certe operazioni) pretestuosamente innalzato al rango di profonda interpretazione, non certo a Dylan.

Dylan a Firenze era tranquillo, divertito, rilassato. Ha suonato con evidente piacere. Eravamo tanti, ma era come essere in pochi ad ascoltare un vecchio amico con la sua band in qualche locale fumoso.  Accanto a me c’era un ragazzino con una capigliatura (finta?) stile Caparezza, peraltro molto interessato all’influsso di Rimbaud su Bob; davanti, un giovanotto venticinquenne (classe 1984 l'anno in cui io ho visto Dylan la prima volta a Roma) che, dopo essersi imbattuto  in Dylan a Bologna, quando il nostro Jokerman si esibì davanti a Giovanni Paolo II, se ne è istantaneamente innamorato nel vederlo tendere sportivamente la mano al Papa;  e ancora una signora più o meno mia coetanea che mi ha raccontato, con le stelline nello sguardo, di Roma e Milano;  e poco prima, mentre ancora eravamo in fila, avevo origliato il resoconto estasiato di un tizio che il giorno prima era riuscito a seguire il concerto dal backstage. Beh, un concerto di Dylan è anche questo, il mescolarsi delle generazioni, il rendersi conto che, grazie a Dio, non è solo questione di attardati e attempati nostalgici,  ma che il vecchio Bob può dare ancora qualcosa anche ai nostri figli, ai nostri fratelli minori.  Per esempio lo scatto imprevisto che ci riporta a prima, a quando tutto è cominciato, al blues delle origini, che ci rammenta che se vogliamo davvero un nuovo inizio, dobbiamo volgere lo sguardo indietro nel tempo, a quando la musica aveva un’anima e un senso, e non si era ancora trasformata in un repertorio di suonerie per cellulari.
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12/04/2009

E meno male che a Maroni piace Springsteen.

Insomma, alla fine pare proprio che il concerto del 19 luglio del Boss si farà. Perchè Springsteen è per Maroni passione di vecchia data. Sentite che cosa dice il nostro Ministro: "Le canzoni di Bruce Springsteen sono state le prime che suonavo da giovane con la mia band. Ho visto il suo primo concerto a Milano, credo fosse l'82, la sua canzone The river è in assoluto una delle mie canzoni preferite. E conservo ancora i vinili. Quando ho letto la notizia sul giornale, che il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza poneva il problema della concomitanza del concerto con i Mondiali di nuoto, sono rimasto molto colpito. Non ero stato informato e ho deciso di chiamare il prefetto Pecoraro".

Ora, sia chiaro: ci compiacciamo del buon gusto musicale del MInistro, visto che condividiamo con lui l'amore per le musica di Springsteen. E siamo felici che si possa risolvere la faccenda, per tutti i fan del Boss che aspettano con ansia la sua data italiana (che noialtri ci perderemo per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, accidenti). Ma non possiamo sottrarci ad un pensiero malizioso: e se Maroni avesse ignorato, o addirittura odiato, l'opera del Boss? Se invece di Springsteen si fosse trattato di un altro, che ne so, degli Oasis, tanto per citare un gruppo che non ci piace più di tanto? Se il Ministro Maroni fosse stato appassionato esclusivamente di Mozart? Ecco, è questo modo un po' troppo personale di intendere le cose da parte degli esponenti delle nostre Istituzioni che ci  irrita un po' (come nel caso della Gelmini e di Gaber, per intenderci). Anzi, si potrebbe dire che ci preoccupa, solo un gocciolino, intendiamoci: avvertiamo, come dire, un certo qual sentore di demagogia a buon mercato. Ma può darsi che ci sbagliamo, eh.
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10/04/2009

Ma che gli ha fatto Bruce Springsteen agli Italiani?

Vi risulta che un concerto del Boss abbia mai causato problemi di ordine pubblico (a parte il risicato comitato di cittadini che ha montato una causa a Claudio Trotta della Barley Arts per lo sforamento dell'orario durante l'ultimo concerto dell'artista americano a San Siro)? Alla Prefettura di Roma sono convinti di sì, visto che la concomitanza con i mondiali di nuoto renderebbe ingestibile la situazione, pena una militarizzazione dei luoghi assolutamente improponibile data la natura dell'evento sportivo.  E dunque il concerto del prossimo 19 luglio a Roma sarebbe a rischio.

Insomma. 40.000 biglietti già venduti, prevendita iniziata a gennaio, location prenotata a dicembre e solo ora ci si accorge che negli stessi giorni ci saranno i mondiali di nuoto? Francamente l'intera faccenda, se non rischiasse di apparire patetica (ah, i soliti Italiani casinisti e disorganizzati!), fa quasi ridere: mi auguro che si trovi una soluzione, per evitare di rimarcare una volta di più il provincialismo desolante e meschino  che ci contraddistingue. Ma insomma, che ci ha fatto il Boss?

Come non sottoscrivere quello che
scrive oggi Gino Castaldo su Repubblica? "Ora la data è a rischio per motivi d'ordine pubblico. Peccato che le guerre siano altrove, che sono le partite di calcio a mettere spesso a dura prova l'ordine pubblico. Non i concerti, meno che mai quelli di Springsteen. Nel suo "rumore" c'è più consapevolezza civile e più amore di quanto le forze d'ordine e i rigidi comitati cittadini possano mai neanche lontanamente supporre."

Sarà mica per questo che lo si boicotta?
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31/03/2009

E' Tornato

Ora, io lo so che quando parlo di Dylan, per molti non risulto attendibile: perché la mia passione è di quelle totali e il Nostro potrebbe scrivere qualunque ciofeca, io direi sempre che è inarrivabile (riesco a farmi piacere persino le astrusità di "Selfportrait"). Ma l'anteprima che il Nostro ha gentilmente concesso al suo pubblico, "Beyond here lies nothin'" a me pare comunque strabiliante: un pezzo teso, aspro, per niente accattivante, con quella voce di cartavetrata che Dylan si ritrova adesso, accompagnata da una musica che sembra venire da un altro tempo, da luoghi remoti, (e probabilmente è così: leggete qui) assolutamente estranei alle mode, alle note plastificate che ci accompagnano ovunque con ipocrite pretese di originalità: qualcosa che non ti aspetti e che ti inquieta, e ti cattura. Lui se lo può permettere, certo. E non fatevi ingannare dall'apparente sentimentalismo del testo: la muisca lo nega, lo stravolge, lo incrina. Straordinario.


oh well i love you pretty baby
you’re the only love i’ve ever known
just as long as you stay with me
the whole world is my throne
down here lies nothing
nothing we could call our own
well, i’m moving after midnight
down boulevards of broken cars
don’t know what i’d do about it
without this love that we call ours
down here lies nothing
nothing but the moon and stars
down in the street
there’s a window
and it a window made of glass
we’ll keep on loving
pretty baby for as long as love will last
down here lies nothing
but the mountains of the past
well my ship is in the harbour
and the sails are spread
now listen to me pretty baby
lay your hand upon my head
beyond here lies nothing
nothing done and nothing said

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29/03/2009

Stringi stringi ... si deve pagare!

Sta creando una notevole agitazione fra gli appassionati di musica la decisione di LastFm di obbligare gli utenti al pagamento di 3 euro mensili per l'ascolto della radio, escludendo chi abita negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Germania: in quei paesi la radio verrà mantenuta gratis. Questo il testo della notizia, così come pubblicato sul blog ufficiale di LastFm.

Today we’re announcing an upcoming change to the way Last.fm Radio works in some parts of the world. In the United States, United Kingdom and Germany, nothing will change.

In all other countries, listening to Last.fm Radio will soon require a subscription of €3.00 per month. There will be a 30 track free trial, and we hope this will convince people to subscribe and keep listening to the radio. Everything else on Last.fm (scrobbling, recommendations, charts, biographies, events, videos etc.) will remain free in all countries, like it is now.

Naturalmente molti parlano di discriminazione, di colonialismo (nella prima stesura mi era scappato un refuso: colionalismo ... in effetti, questa scelta sembrerebbe proprio una "colionata") culturale (perché americani, inglesi e tedeschi possono continuare ad usufruire gratuitamente di un servizio che il resto del mondo è cpstretto a pagare?) e di altre dietrologie. Mi pare, dopo una rapida indagine, che la motivazione più credibile possa essere questa: nelle zone costrette all'abbonamento, LastFm non raggiungerebbe un traffico tale da generare gli introiti necessari a coprire i costi delle licenze. Qualunque sia la ragione, c'è chi ha già deciso di salutare LastFm e, francamente, anch'io ho la tentazione di chiudere l'account, che pure mi aveva visto entusiasta adepta.

Fra l'altro la decisione di LastFm (nel 2007 acquisita trionfalmente dalla CBS ) rischia di avere delle conseguenze poco piacevoli per gli artisti indipendenti che utilizzano la piattaforma allo scopo di promuovere e far conoscere la loro musica. A questo proposito, cito  dalla pagina del gruppo "Free for Free" che si è appena costituito in Italia (e al quale invito ad aderire) ed è per lo più formato appunto da artisti emergenti:

Il punto focale di questa proposta si basa sul dato di fatto che diversi artisti presenti su Last.fm donano la propria musica permettendone l'ascolto integrale e/o il download. Attualmente l'unico compenso per tale scelta è il pagamento delle royalties, recentemente introdotte da Last.fm. Tale compenso è ovviamente puramente simbolico specie per artisti che, non avendo una grande quantità di ascolti, trovano il loro vero compenso esclusivamente nel poter condividere la propria arte. Stando a quanto annunciato forse ci si troverebbe addirittura di fronte al paradosso che, essendo tali artisti anche utenti, si troverebbero a dover pagare per poter ascoltare la propria musica. Tra l'altro bisogna considerare che nella maggioranza dei casi utenti paganti preferiranno sempre rivolgere l'uso del proprio denaro all'ascolto di artisti già affermati e di cui conoscono sia la musica che le capacità preferendo questa strada a quella della scoperta di nuovi artisti e nuova musica. Cosa che fa decadere l'originaria promessa di Last.fm che ha spinto tanti di noi, artisti indipendenti a scegliere Last come piattaforma su cui rendere disponibile la propria musica, ovvero la possibilità di essere ascoltati insieme ai Big della musica internazionale.

Il gruppo Free for Free ha dunque elaborato una proposta di mediazione, ovvero:

1 - I brani che sono resi disponibili gratuitamente da parte dei titolari dei loro diritti non devono essere vincolati alla necessità di essere utenti paganti per poter essere ascoltati.

2 - Per brani disponibili gratuitamente si intendono quei brani che, oltre ad essere disponibili per l'ascolto integrale e/o il download gratuito, non generino alcun genere di royalties nei confronti dell'autore.

3 - Gli utenti che in qualità di artisti propongono la propria musica nei termini esposti al punto precedente acquisiscono il diritto di ascoltare una quantità di brani non gratuiti pari al numero di ascolti che hanno ricevuto.

La padrona di casa di  "Contaminazioni",  com'è noto, si sta interessando da un po' appunto di musica emergente, nella convinzione che proprio la Rete e il meccanismo del passaparola possano contribuire a quel rinnovamento del panorama musicale del quale, in effetti, si avverte un gran bisogno. E dunque si sente di sponsorizzare in pieno la richiesta. Cancellare l'account su LastFm per una questione di principio (ovvio che non vado in rovina per 3 euro al mese!) non mi costerebbe niente, i miei cd li potrei ascoltare comunque: ma perderei di sicuro uno strumento prezioso di conoscenza e informazione,
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17/03/2009

Le magiche armonie di Monica Shannon

In collaborazione con
Elfa Promotin

Mettetevi tranquilli. Accomodatevi nella stanza più quieta della vostra casa. Lasciate il mondo fuori dalla porta. Basta poco. Chiudete gli occhi. La musica giusta, il giusto mood. E così, d'un tratto, potreste trovarvi proiettati in un luogo diverso, lontano dalla confusione, dall'abituale, inquieta frenesia.  Spiagge infinite lungo l'oceano, la luce tenue del tramonto, una pioggia sottile, il disco della luna intravisto nel cielo che rapidamente si oscura.

La voce avvolgente di Monica Shannon può creare un incantesimo come questo. Evocativa, carica di suggestioni. al tempo stesso remota e confidenziale, accompagnata da una musica nella quale si intrecciano elementi di jazz, rimandi alla tradizione celtica,  sonorità elettroniche, citazioni funk. Il risultato è un particolarissimo amalgama, una melodia ipnotica, onirica, che riesce a contaminare con successo tradizioni diverse in una sintesi accattivante ma mai scontata, sempre personale: un esercizio di stile pienamente riuscito.

Monica Shannon (nome d'arte di Monica Marengo, scelto in onore dell'Irlanda) ha alle spalle una lunga gavetta. Si sente che  dietro al suo album "Beyond 9", uscito nel 2007 negli Stati Uniti e attualmente in distribuzione su CdBaby, iTunes e altri portali digitali, ci sono professionalita e attenzione ai dettagli. Ma si avvertono anche sincerità di ispirazione, autentica passione, amore per gli altri e per la natura, desiderio di impegno, voglia di mettersi in gioco.  Vuole essere, nelle intenzioni dell'artista, una sorta di "concept album" che ruota attorno ai quattro elementi fondamentali: Acqua (The Island e Up and Down), il Fuoco (Marina's Tale e Soul Portrait), la Terra (The Iron Train,The shadows among the trees, I'm aware), l'Aria (My Sheltering Sky e Infinita Infinità): un omaggio all'armonia della natura, all'autenticità dei sentimenti, alla passione, alla libertà, ai sogni più segreti che possono comunque darci la forza di andare avanti. Nulla di gridato, di esasperato: tutto molto tenue, accennato, a tratti sussurrato.

E dunque, visto che, se state leggendo queste parole, siete davanti allo schermo del computer, fate un salto nel Myspace di Monica o nella sua pagina di IMIsound e ascoltate le sue proposte, magari i suoi ultimi brani, The free side of you o More.

Mettetevi tranquilli. Accomodatevi nella stanza più quieta della vostra casa. Lasciate il mondo fuori dalla porta ...

Monica%20Shannon
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17/03/2009

Novità

Da qualche giorno Contaminazioni è presente nell'aggregatore di ShowFarm. Che carino! Nella pagina dell'aggregatore è immediatamente preceduto da "Cinema e Dintorni" e immediatamente seguito dal blog su Costantino Vitagliano. Quando si dice il postmoderno: l'austera prof e la fan sfegatata dell'ex tronista gomito a gomito nella stessa dimora virtuale. Insomma, passate parola: magari, se ci saranno inserzionisti, con il revenue sharing una pizza me la pago!

Feedbox

Ma a proposito del blog, c'è un'altra novità che mi preme segnalare: l'inizio di una carriera di recensionista musicale, in collaborazione (gratuita) con ELFA Promotions. Non che sia questa grande esperta di pop-rock.funky-jazz-celtic e chi più ne ha più ne metta: ma sono un'ascoltatrice, una che va a caccia di novità, una che crede nel potere della "coda lunga" (non sapete cos'è? studiate!), e visto che robetta come "Amici", "X Factor", Povia annessi e connessi, nonchè l'ineffabile Arisa, mi ha un po' stufato, mi sono messa in cerca di quel qualcosa di diverso, di inaspettato, che, nonostante la qualifica di "emergente", in realtà stenta parecchi ad emergere nei mezzi di comunicazione mainstream. Staremo a vedere gli sviluppi (a seguire il post su Monica Shannon, artista emergente della scuderia di ELFA).

Elfa Promotin
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04/03/2009

Sono basita

Sono basita. Alla Gelmini piace Giorgio Gaber. E siccome le piace Gaber, che fa? Lo fa diventare materia di studio, possibilmente nella neonata ora di Costituzione ed Educazione alla Cittadinanza, seguendo l'illuminato suggerimento di Enzo Iachetti.

Guardate, che non ce l'ho con Gaber, ci mancherebbe. Anzi. Ma mi meraviglia il metodo. Una si sveglia la mattina e decide: "Gaber insegnerà a pensare ai ragazzi". E vai. In effetti noialtri prof, in genere, presentiamo in classe giusto sfigati imbranati, gobbi come Leopardi, sciupafemmine come Foscolo, nevrotici come Svevo, erotomani come D'Annunzio. Non a caso la figlia di Gaber ha qualche perplessità:
avverte il rischio di affidare i testi della coppia Gaber-Luporini a quei professori che rendono noiosa routine lo studio anche degli autori più geniali. E beh, si sa, il prof è palloso per definizione: altrimenti non avrebbe fatto il prof, ma il guitto. Comunque sia la Ministra, serafica e rassicurante, ama Gaber: e allora mette in moto un ambaradàn pazzesco, una santificazione che non sarebbe piaciuta allo stesso Gaber (come ammette la medesima Ombretta Colli) e lo promuove ipso facto al rango di auctoritas in discipline giuridiche. E quel che è peggio, nessuno obietta, nessuno si meraviglia. Anzi, sembrano tutti piuttosto intimiditi, quasi spaventati, non di rado pensosamente ammirati. Spiazzati, ecco.

Nasce, scontata e spontanea, una domanda:  perché solo Gaber? E De André? Guccini? De Gregori? Rino Gaetano?  BOB DYLAN! IO VOGLIO BOB DYLAN OBBLIGATORIO: non è italiano, ma chi se ne frega.
Cavolo, voglio diventare Ministro della Pubblica Istruzione. Una bella ora di "Dylanologia" non gliela toglierebbe nessuno,  ai ragazzi italiani. Dopo tutto Dylan ha avuto il Pulitzer ed è candidato al Nobel. ... E' universale, come Shakespeare e Dostojevskij.

Nel frattempo, sia pure occupata in queste piacevolezze, per esigenze di cassa la Gelmini spazza via dalle scuole la Storia dell'Arte, ma di questo, nessuno o quasi parla.

P.S. Visto che la Gelmini insiste, almeno a parole, per introdurre l'insegnamento della musica in tutte le scuole di ogni ordine e grado (ma intanto mortifica e riduce l'orario di docenza proprio nelle scuole dove l'educazione musicale già esisteva e comprime, in prospettiva, l'organizzazione didattica nel superiore), come docente in un ipotetico corso di aggiornamento voglio Morgan
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|categoria: musica, scuola, personale, attualità




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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