contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
26/05/2009

Se il Vecchio Corruttore riuscirà a rovinarsi con le sue mani, vi siete chiesti quale sarà l'alternativa?

Facciamo finta che il pressing su Berlusconi e la telenovela Letiziopoli sortiscano quell'effetto che i più acerrimi antiberlusconiani si augurano (e non solo loro). Poniamo che Berlusconi davvero sia costretto alle dimissioni (a proposito: ricordatevi della petizione già segnalata ieri), non tanto per i reiterati attacchi alle istituzioni, i tentativi di manipolazione della Costituzione, l'azione obiettivamente corruttrice sulla vita pubblica, ma per quella che già a suo tempo Feltri definì una "faccenda di gnocca" destinata a perderlo. Sogniamo che il risultato elettorale ampiamente previsto sia ridimensionato, se non addirittura rovesciato, o quasi. Passata l'euforia ... e poi?

Già: E POI?

Mai nessuno che si faccia questa domanda. Tutti sguazzano allegramente nel letame nella speranza che il Grande Corruttore finisca affogato nella latrina. Ma non trovo nessuno che cerchi di lanciare uno sguardo provvido verso le possibili alternative, a questo punto si spera più profumate. Anzi no, qualcuno l'ho trovato: Diego Bianchi scommette sulla Lega, il che è possibile, anzi probabile. Per quanto mi riguarda, punto sull'on Fini, sicuramente più presentabile nella buona società di quanto non siano gli esponenti leghisti, moderato, gentile, simpatico, laico, ottimo oratore, a tratti, almeno in apparenza, più progressista di Franceschini & Co. Mi pare si stia discretamente preparando a riscuotere il suo premio ( e mi sa che sia più lungimirante di quanto Panebianco non pensi).

Insomma, se alternativa ci sarà, sarà tutta interna al blocco politico attualmente al potere, perché la Sinistra
latita e pare comunque incapace di elaborare un progetto credibile, al di là degli strilli scandalizzati contro Berlusconi (alla cui ascesa, non dimentichiamolo, hanno ampiamente contribuito esponenti di spicco dell'attuale opposizione: per supposta convenienza, per incapacità strategica, per inettitudine, per stupidità, per manacanza di ideali davvero sentiti, per presunzione ... io non lo so, ma Berlusconi non è impresentabile da oggi, è sempre stato IMPRESENTABILE: eppure si trova dove si trova, e qualche responsabilità ce l'hanno anche i suoi supposti avversari, no?).
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21/05/2009

Berlusconi, Noemi e le signore della buona borghesia

Io ho una cara amica alla quale voglio molto bene sebbene sia esattamente il mio opposto: molto perbenista, molto signora-bene, se vogliamo anche un po' moralista, di vedute non esattamente ampie. E, per di più, berlusconiana. A parte questo, è una bravissima persona, onesta, disponibile, precisa, attenta. Pensate forse che sia rimasta scossa più di tanto dalle disavventure coniugali del premier? Macché. Ha sposato in toto la tesi del complotto della sinistra e recita come un mantra la vieta accusa all'opposizione di basare tutta la sua azione politica sull'antiberlusconismo acritico. Del caso Mills non vale  la pena di parlare, tanto la reazione è scontata. Della proposta berlusconiana di un disegno di iniziativa popolare per ridimensionare il Parlamento "perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale", proposta lanciata oggi dal palco dell'assemblea di Confindustria, gioverà non discutere nemmeno: posso immaginare le risposte.

Ora, noialtri possiamo tranquillamente continuare a rilanciare le famose dieci domande di Giuseppe D'Avanzo pubblicate da Repubblica sul caso Letizia, vieppiù solleticati dal resoconto piccante di una cena a Palazzo Madama offerta dal Premier  a 60 imprenditori protagonisti del made in Italy, cena alla quale avrebbe partecipato, non si sa a che titolo, la bella Noemi.  Quale sarà l'esito dello scandalo, sul quale in molti continuano a sprecare fiumi di parole, lo vedremo al momento delle elezioni: onestamente penso che non sposterà un voto. La cena si è svolta a novembre ed è singolare che salti fuori solo ora: segno evidente che, se non fosse stato per Veronica, sia questa, sia la famosa festa di Casoria, sarebbero state bellamente ignorate da tutti o quasi, o interpretate come fatti normali, comunque digeribili dallo stomaco di ferro del popolo italiano, per bacchettone, moralista e perbenista che sia. Meraviglioso: il destino politico dell'Italia affidato all'indignazione di una moglie tradita.

E qui casca a fagiolo, come si dice, il commento fulminante di Pier Luigi Tolardo al post di Mantellini (Sbugiardare in piccolo) che linka alla notizia di Repubblica relativa alla cena di novembre: "Che forti gli italiani: pagano le tasse più alte d’Europa in cambio dei servizi peggiori, rimandano indietro i poveracci, hanno i salari più bassi del mondo occidentale, hanno perso il 30% del potere d’acquisto in 5 anni ma muoiono dalla voglia di sapere se un vecchio rinconglionito, che loro stessi a grande maggioranza hanno eletto Premier, si fa una ragazzina".
Che dire? Complimenti per la sintesi.
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21/05/2009

Io, una tardiva digitale

A essere "tardiva digitale" mi condanna in primo luogo l'anagrafe: visto che fra un pugno di giorni festeggerò il mio quarantottesimo compleanno, c'è poco da fare, sono "vecchia", per quante arie da rockettara in ritardo mi possa dare, nonostante il blog, nonostante le mie frequentazioni "sociali" in Rete, da Facebook a Twitter, da Friendfeed a Anobii, da LastFm a Tumblir o a Flickr, nonostante la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare. Figurarsi, sono laureata in Letteratura Greca e insegno Italiano e Latino: non ho proprio chance. Sarà per questo che leggendo il pezzo di Luca Sofri, inititolato appunto "L'era dei tardivi digitali", mi sono sentita debitamente urtata e il mio primo pensiero è stato: "ma di che caspiterina - veramente nella formulazione originaria la parolina era un'altra - sta parlando?"

Forse perché per mestiere e legami familiari (madre di una ventenne e un quattordicenne) in mezzo ai cosiddetti "nativi digitali" ci vivo  e lavoro, il primo paragrafo mi ha fatto letteralemente sganasciare. Cito: Le persone non più giovani che si accingano a voler capire com’è il mondo delle generazioni «native» devono innanzitutto liberarsi della solida sensazione di essere i protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo: inutile illudersi, non lo sono più. E devono liberarsi dall’inclinazione «entomologica» nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli (o nipoti): noi non siamo scienziati che studiano gli insetti, siamo insetti che studiano gli scienziati, per quanto insetti curiosi e colti, colti di un’altra vecchia cultura. Le nostre analisi le pubblichiamo ancora sui libri di carta e di centinaia di pagine, come questo. E non ci è facile pensare agli adolescenti e ai ventenni come al mondo che è già: lo consideriamo il mondo che sarà, appena ci toglieremo di torno noialtri. Ma il mondo ci ha già tolto di torno: ne frequentiamo uno che risulta sempre più emarginato, illuso da una grande finzione collettiva tenuta in vita dai mezzi di comunicazione che a loro volta gli appartengono e che con lui se ne stanno andando.

Poniamo che l'analisi sia corretta ... a essere sincera, sono quindici anni o giù di lì che in varie formulazioni, questo straordinario luogo comune ci viene sistematicamente somministrato, specialmente a noialtri insegnanti, rimproverati di essere attardati, vecchi, polverosi etc etc, a fronte di ragazzini che, per la prima volta nella storia, sarebbero in grado di insegnare ai loro pretesi maestri. Insegnare che cosa? Come si naviga in Rete, come si scarica via torrent, come si chatta con MSN, come si copia da Wikipedia? Perché sono queste le cose che i ragazzini comunemente fanno e, francamente, non è che occorrano tutte queste capacità cognitive per pigiare un tasto  e rimanere lì a vedere cosa succede.  Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i "nativi digitali" sono degli straordinari "consumatori" dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare

Sapete dove stanno buona parte dei ragazzini che conosco e che frequento? Ma tu guarda, proprio su Facebook (proprio quel luogo largamente sopravvalutato dai "tardivi", almeno secondo l'opinione di Sofri), a scambiarsi fotografie della cena di classe, a pubblicare video più o meno demenziali. ad iscriversi ai  gruppi tormentone tipo "quello che dormono a pancia in giù con un braccio sotto il cuscino ...", a fare test del genere "che parolaccia sei" o "che personaggio dei manga" o cose così. Sono un po' invelenita, se non altro perché ne ho tanti fra i contatti e con queste piacevolezze mi intasano la home: ma non importa, così da "insetto" posso studiare meglio i cosiddetti "scienziati" e le loro fissazioni.

Non ce l'ho con i ragazzini, sia chiaro. Anzi. Il fatto è che i nostri figli e i nostri nipoti stanno proprio perdendo la battaglia per essere davvero protagonisti dell'innovazione e, con tutta probabilità, la stanno perdendo proprio per colpa nostra. Ovvero per colpa di quegli adulti che hanno identificato nella loro generazione uno straordinario target per il marketing, che hanno avuto tutto l'interesse a trasformare gli adolescenti (non solo loro, per la verità) in consumatori: consumatori passivi di mode,  di simboli, di tecnologia, di atteggiamenti tanto vuoti quanto apparentemente irrinunciabili. Internet poteva (può) forse essere lo strumento per la rinascita di un diverso umanesimo. Si sta implacabilemnte trasformando nel trionfo del conformismo: non solo le idee navigano per le maglie della Rete, ahimé, ma anche l'idiozia, anche il pregiudizio, anche il luogo comune, anche l'insignificanza. Se sono questi i mali che avvelenano il nostro mondo, e Internet è appunto lo specchio del mondo, non si vede come potrebbe evitare di rifletterli.

Confusamente, drammaticamente, i ragazzi ne sono consapevoli. Sono disillusi prima ancora di essere delusi. Non si sentono proprio per niente, e non sono considerati, protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo, come afferma Sofri. Al contrario, vengono sistematicamente spossessati del futuro e della speranza.  E stanno male. Altro che Italia salvata dai nativi digitali, come ottimisticamente si augura Sofri a chiusura del suo pezzo:  questa è solo demagogia generazionale. Sciacquarsi la bocca con l'abusato aforisma "il mezzo è il messaggio" serve a poco, a questo punto. Il fatto è che in questo straordinario medium che è Internet sono proprio i "messaggi", i contenuti che troppo spesso mancano. Per un giovane, un adolescente trovarsi imprigionato in un loop di link che finiscono per rimandarsi l'uno con l'altro, che non riferiscono nulla di quello che veramente vale la pena di conoscere e sapere, che gli raccontano favolette puerili su quello che è importante e su quello che non lo è,  non è poi così esaltante.

Fra i ragazzi cresce il disagio: è un fatto  Mi limito ad un'osservazione. Insegno da ventisei anni e con le crisi esistenziali dei miei alunni adolescenti ho dovuto fare i conti più di una volta (non sono mancate autentiche tragedie), ma negli ultimi tempi mi pare che  i segnali di profondo malessere si siano drammaticamente moltiplicati: crisi di panico, isterismi, autolesionismo fino alle conseguenze peggiori, incapacità di affrontare le difficoltà, uso massiccio di psicofarmaci incoraggiato da psicologi e terapeuti fin troppo disinvolti, famiglie in affanno. Viviamo purtroppo nell'Epoca delle Passioni Tristi, come recita il titolo di un bel saggio di 
Miguel  Benasayag e Gérard  Schmit, saggio che quanti discettano amabilmente sui ragazzi dovrebbero urgentemente leggere.

Possiamo raccontarci quello che accadrà come più ci piace. Lungi da me demonizzare la Rete e quello che in Rete si fa, ma sia chiaro: mi tengo ben stretti la mia cultura classica, i miei libri di carta (non ebook!) e  non per smania  passatista e rifiuto del nuovo. So solo che senza passato il futuro è un'illusione, una mistificazione, un inganno. E allora, cari amici "tardivi digitali", come la sottoscritta, sarà bene, per quanto ci riguarda, tornare ad assumere qualche responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi: non siamo "scienziati che studiano insetti", ma siamo uomini e donne che abitano lo stesso mondo abitato dai "nostri" ragazzi e dovremmo sforzarci di guardarli davvero, per quello che sono, e non per quello che sembrano o vorremmo che fossero.
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17/05/2009

Le vie misteriose della Rete

Io di Dario "Twist of Fate" aka Poetadelcazzo79 non so quasi nulla se non che è molto più giovane di me, suona armonica e tastiera, il blues è per lui una ragione di vita, è un appassionato di Dylan (e infatti ci siamo "trovati" su Maggie's Farm) e  di Bruce Springsteen e, soprattutto, ama scrivere,  di musica e non solo (questo il suo blog). Tanto è bastato perché fosse arruolato nel cast di "Contaminazioni": il post precedente a questo è il suo primo contributo.  Immagino che sarà improbabile incontrarci di persona e che questa conoscenza, come la tante che ho fatto in questi anni qua e là per la Rete, rimarrà virtuale. Ma la faccenda è interessante. Che avranno mai in comune una seriosa prof di latino ormai di mezza età e un ragazzo che si firma Doctor Octopus? La risposta nelle prossime puntate.

E' appassionante sperimentare in che modo la Rete azzera le distanze fra generazioni, ridefinisce i ruoli, scompiglia le carte. Prendiamo Facebook: a oggi ho 809 "amici" divisi in varie categorie corrispondenti alla varietà dispersiva dei miei molteplici interessi. C'è il reparto letteratura, il reparto musica, il reparto marketing, il reparto giornalisti,  il reparto politica (locale e nazionale), il reparto scuola, il reparto web 2.0, blogger e assimilabili, il reparto "gente della Val di Cornia", il reparto studenti, il reparto ex studenti (ormai fin troppo affollato, triste segno del tempo che passa), il reparto vecchi amici e ricerca del tempo perduto, il reparto parenti o supposti tali (ma pare che i Boninu nel mondo abbiano tutti la medesima origine), il reparto "boh accetto tutti, basta che chiedano". Poi, non è che riesca a stare dietro a questo gran bailamme che non di rado mi costringe a mettere alla prova anche la mia capacità di scrivere, in maniera più o meno sgrammaticata, in inglese. Ma insomma, ci provo. Come si dice ... l'importante è comunicare.


La piazza virtuale è un luogo molto affollato, una casbah chiassosa e vociante. C'è chi frequenta sempre le solite quattro bancarelle, chi vagabonda qua e là facendo acquisti dove capita, chi urla e chi sussurra, chi è amico di tutti e chi si siede al bar con  quattro compagni fidati, sempre gli stessi, c'è chi va in cerca di avventura, chi importuna le ragazze, chi si mette in mostra, chi fa comizi, chi provoca, chi scappa, chi si limita a guardare affacciato alla finestra, chi passeggia con sguardo curioso, da vero flâneur della Rete. A meno che fisicamente non si viva nella medesima città (reale) o non si frequenti quei luoghi di perdizione che vanno sotto il nome di barcamp, in linea di massima siamo destinati a rimanere assolutamente estranei gli uni agli altri, almeno al di fuori di questo strano mondo proiettato sullo schermo del nostro computer.

Chi non ha familiarità con questo gioco, spesso lo considera con sospetto e
una buona dose di diffidenza, confondendo comportamenti diversi e frequentazioni che hanno poco in comune: le chat sono diverse dai blog, i forum implicano modalità di comunicazione ancora differenti, commentare uno status su Facebook spesso innesca conversazioni (semi)pubbliche che poco hanno a che spartire con quello che accade e ci si aspetta in altri luoghi della Rete. Resta da riflettere su questa costruzione o ricostruzione di identità che passa attraverso il medium della scrittura, come se tutti noi fossimo impegnati a elaborare la nostra autobiografia in tempo reale, e tuttavia non nella dimensione privata del diario, ma sotto gli occhi del mondo: non è solo questione di narcisismo diffuso, come molti, superficialmente, immaginano ma del tentativo, a volte ingenuo, a volte più scaltrito, di sfuggire allo stereotipo, alla maschera sociale che le convenzioni abitualmente impongono (ecco perché sono un po' patetici  i politici che si fanno la pagina su facebook ma non interagiscono mai, lasciando che il loro profilo si popoli di messaggi adoranti di falsi amici che ringraziano ossequiosi dell'add, pubblicano suppliche, link non richiesti, giudizi e opinioni che i destinatari non leggeranno mai: non hanno capito che la Rete è un luogo davvero "democratico" che ti impone di scendere dal piedistallo e di conversare alla pari, se vuoi essere credibile).  

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15/05/2009

Mi hanno intervistato ...

Tranquilli, come racconto nell'intervista che mi ha fatto Camu di Due Chiacchiere, mettendomi in simpatica sfda con Marileda, sarà difficile che mi monti la testa: tanto blogstar non diventerò mai, per quanto tenti di autopromuovermi qua e là nella Rete. Però rispondere a queste domande è stato divertente e, soprattutto, mi ha offerto l'occasione di conoscere, anche se solo virtualmente, Marileda e Camu. Che poi conoscere gente nuova e scambiare opinioni è il motivo per cui stiamo tutti qui, a ticchettare sulle nostre tastiere. O no?

Se volete dare un'occhiata, l'aspro duello è qui.
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14/05/2009

Se questo me lo chiamate noioso ...

Domani pomeriggio, nel corso dell'ultimo incontro del ciclo "Visivamente - Cinema e Pensiero fra Filosofia e Cultura Classica, introdurrò la professoressa Monica Longobardi, invitata a parlarci della sua pregevolissima traduzione del Satyricon di Petronio, recentemente pubblicato per i tipi della casa editrice Barbera,
E ora, chi capita qui per caso o per scelta, magari in virtù di qualche bizzarro capriccio di Google, potrà anche, se vuole, chiudere tutto e andarsene, temendo magari la solita pallosissima dissertazione da occhialuta prof di latino che ogni tanto, persino qui, sul blog, destinato in genere a ben diversi argomenti e cazzeggi vari,  si ricorda di essere una persona seria, con un'antica vocazione alla filologia. Beh,  peggio per lui, arrivederci e grazie della visita. Sappia comunque che si sbaglia, e di tanto.

Prima di tutto, perché Petronio è tutto meno che un autore noioso, e non solo perché il Satyricon è un romanzo un po' porco (figurarsi, con un protagonista perseguitato dall'ira di Priapo che gli sabota sistematicamente la virilità sul più bello, accompagnato per di più da un corteggio scalcagnato di froci, puttane, arricchiti, profittatori, ruffiani, intellettuali falliti, vecchiacce sordide, streghe, lupi mannari, cacciatori di eredità ... altro che il "pio Enea" e i suoi scrupoli da eroe riluttante). In realtà si tratta di un'operazione geniale e misteriosa di contaminazione letteraria e linguistica, una miscellanea di situazioni grottesche, di parodie finissime, di humor nero, il tutto contemplato con uno sguardo disincantato, ironico, che non giudica mai, ma si limita a prendere atto dell'insondabile complessità della vita, persino nei suoi aspetti più turpi e impresentabili.

E poi perché questa traduzione è straordinaria. Va detto: Dio ci salvi dai professori di latino. Ne abbiamo bisogno, perché non si può pretendere che il popolo dei lettori comuni dotati di comune cultura possa accedere direttamente al testo in lingua originale, sebbene per il Satyricon, che basa buona parte del suo fascino sul gioco linguistico, sull' intreccio e la sovrapposizione di diversi registri stilistici, sui motti di spirito, sullo stravolgimento dei generi, parrebbe quasi indispensabile, pena la rinuncia ad una piena comprensione del meccanismo di funzionamento del testo. Ma troppo spesso le traduzioni sono scialbe, piatte, magari "grammaticalmente" corrette, ma prive di quella verve espressionistica, quell'istrionismo comunicativo che rappresentano la cifra distintiva di questo vero unicum delle letterature classiche. 

Petronio è una sfida che i traduttori sembrano destinati invariabilmente a perdere. Non in questo caso. Monica Longobardi è filologa, certo, e l'operazione che compie si basa non sull'arbitrio, ma si fonda su una salda consapevolezza delle caratteristiche originarie dell'opera e su una riflessione attenta e motivata, come dimostra il ponderoso saggio introduttivo che dà conto puntualissimo e documentato delle motivazioni alla base delle singole scelte di traduzione, nonché dei presupposti metodologici che hanno guidato la curatrice in un'operazione che lei stessa definisce "arrischiata, incauta e spericolata": . Ma Monica Longobardi, per così dire, "ha orecchio", Non tradisce e non appiattisce. Ma interpreta in modo originalissimo e intelligente la polifonia varia delle mille voci che si incontrano nel Satyricon. Il risultato non solo è godibile ma è letterariamente ineccepibile: la traduzione è una riscrittura originale, viva, autentica in un senso che va al di là di una "fedeltà" magari erudita ma troppo spesso un po' pedestre, asfittica, esangue.

Concludo con una notazione solo apparentemente off topic. Leggo sul Corriere di oggi un pezzo per me abbastanza scioccante che riferisce i risultati di una ricerca condotta fra 1508 ragazzi della fascia d'età 19 - 25 anni delle province di Lecce, Siena, Bologna. Titolo: "A scuola meno latino e più italiano" Occhiello: "Molto apprezzati inglese e informatica. Bocciate letteratura, matematica, musica. Critiche sulla competenza dei professori". Catenaccio: " I giovani giudicano i programmi appena studiati: insofferenza per la teoria, voglia di materie subito utili". Il succo sarebbe questo:  i ragazzi vorrebbero più inglese (ma non per leggere Shakespeare!), più informatica,  e, per favore, via letteratura, via filosofia, via matematica. E noialtri prof? Giudicati noiosi, pedanti, spenti, non all'altezza.

Mi limito a un paio di considerazioni.  Poverini, questi ragazzi, che giudicano
una cosa inutile, vuota, insensata quella cultura che è il sale della vita, la panna montata che addolcisce la sconfortante noia di un'esistenza altrimenti piatta, unicamente votata al consumo e alla routine (compresa la routine della trasgressioni del finesettimana). Non sanno quello che si perdono: per esempio il ghigno sarcastico che di certo Petronio rivolgerebbe ai tanti discendenti di Trimalcione che popolano ancora oggi i palinsesti televisivi e non solo

Poveri noi prof, che abbiamo fra le mani questo tesoro e lo affoghiamo nella demotivazione, quella nostra e quella dei nostri alunni, nella ripetitività, nella mancanza di entusiamo, nell'incapacità di comunicare quella che pure dovrebbe essere la nostra passione.

E infine povera questa società che giudica superflui l'intelligenza, la bellezza, lo spirito  che ci sono stati tramandati e sarebbe disposto a barattarli per un corso di lingua De Agostini o una patente ECDL o un corso di educazione stradale o, peggio del peggio,  una canzonetta di Marco Carta.

Grazie a Dio, ogni tanto escono libri come questa traduzione: libri che sanno tenere lontana la noia senza rinunciare al rigore, capaci di restituirci la fiducia nella possibilità di scuotere via la polvere dai cosiddetti "classici", in grado di ridarceli vivi e veri: libri che ci fanno sentire quanto sia ancora entusiasmante continuare a studiare, a riflettere, a ragionare sulla nostra eredità. E chi non lo capisce ... mah.



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12/05/2009

Silvio santo subito

Leggo ora che è si è costituito un comitato per promuovere la candidatura del nostro Silvio (mi permetto di chiamarlo così, per nome, perché si sa che Lui è uno alla mano, uno che ama mischiarsi alla gente comune, come me, come noi) al premio Nobel per la Pace. Il sito dell'iniziativa si apre con in sottofondo una dolce musica d'ambiente e la foto in homepage mostra il Beneamato in cordiale colloquio con il Papa.

Non vorrei apparire troppo ardita, ma l'immagine mi ha suggerito l'idea di intraprendere ben altra crociata in nome di quest'Uomo che tanto bene sta facendo agli Italiani tutti, e non solo: novello Mida, quello che tocca diventa oro, ma forse la sua innata modestia e la sua lodevole umiltà gli impedirebbero di aspirare a un riconoscimento tanto elevato quale quello che sto per proporre (sempre se qualcun altro non ci abbia pensato prima).

Per questo, dovremo essre noi a provvedere, noi,  membri fedeli del suo popolo, ai quali  l'Unto del Signore, con il suo carisma invincibile e un mirabile spirito di sacrificio personale, 
dopo averci strappato alla bieca tirrania liberticida della sinistra, ha fatto dono dell' unica Vera Libertà, quella che oggi anima i nostri cuori operosi e riconoscenti,
 
SILVIO SANTO SUBITO!


Si facciano avanti i miracolati, perché di sicuro non mancheranno (quelli folgorati sulla via di Damasco già sono noti e numerosi), e voi, madri, avanzate e lasciate che il Presidente sfiori con le sue dita gentili le bionde testoline dei vostri bimbi. Capezzone e Bondi officino i riti  e noialtri prostriamoci riconoscenti di fronte a Colui che ha riscattato la nostra bella Italia agli occhi del mondo, al nostro Campione di Libertà, Campione di Speranza, Campione di Pace. Amen.


(Ohé, sto scherzando, sia chiaro, altrimenti corro il rischio di trovarmi a capo di un comitato per la santificazione di Silvio, ché qui ormai il senso del limite pare smarrito da tempo: per inciso re Mida era quello dalle orecchie d'asino)

P.S. Per la verità l'idea non è nuova: una proposta simile era già stata fatta nel 2002 e così la commentava Paolo Attivissimo. Vuoi vedere che questa volta ci riesce?
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08/05/2009

Privato vs pubblico: fenomenologia del disgusto

Da un commento su Facebook al link al post precedente che ho pubblicato sul mio profilo: Non era un fatto privato che Berlusconi corteggiasse la Carfagna in diretta tv, perché poi ce la siamo ritrovata Ministro della Repubblica. Non era un fatto privato che Berlusconi si accompagnasse a veline, soubrette, presentatrici, perché ce le ritroviamo nelle liste per le europee. Non è un fatto privato che un messo comunale di Napoli che non ha alcun ruolo politico possa chiamare il Presidente del Consiglio e farlo correre a Napoli prima del previsto: sia nel caso in cui sia vero che voleva caldeggiargli delle candidature (anche io allora posso telefonare a Franceschini e proporgli mia sorella?), sia e nel caso in cui ci sia qualcosa di losco sotto. Il comportamento del Premier, che poi gestisce il governo del mio paese non è un fatto privato, perché domani potremmo ritrovarci questa ragazzina iper-truccata come ministro della Pubblica istruzione.

Tutto vero. Ma allora perché sento in queste parole qualcosa di stonato? Forse perchè Berlusconi, che è com'è non da ora ma da quando si è affacciato sulla scena politica (uno che promuove il suo commercialista a ministro dell'Economia e, a suo tempo, il suo avvocato,  il losco Previti, a ministro della Giustizia, ricordate?) ha dalla sua, nonostante queste performance, anzi forse proprio a causa loro, l'appoggio di un bel pezzo di Italia. Sono anni che mi chiedo meravigliata quali siano le ragioni del  consenso che buona parte degli Italiani tributa al nostro premier. Lo guardo, guardo i suoi capelli innaturali, i suoi lineamenti da sagoma di cartone, ascolto la sua voce, con quell'intonazione da venditore, assisto alle sue gag, annoto le sue battute grevi, considero i suoi atteggiamenti da piazzista e proprio non capisco l'eclisse totale del senso del ridicolo che sembra affliggere questo popolo. Qualcuno me la spieghi, se possibile. Ma una cosa è certa: Berlusconi non è uno sciocco e, se è arrivato dove è arrivato, evidentemente ha intuito che questa doveva essere la strada, piaccia o non piaccia. Io forse appartengo al gruppo delle anime belle, ma mi sa che siamo rimasti in pochi. 

D'altra parte, quando ancora era possibile fermare, o almeno rallentare, la sua ascesa solo apparentemente irresistibile, mi pare che nessuno, fra i tanti catoni che ora si sgolano, si sia davvero impegnato in questo senso: può essere che anche loro abbiano smarrito da tempo la credibilità morale per indignarsi sul serio e agire di conseguenza.  E adesso dovremmo attendere la salvezza dall'esasperazione della signora Veronica Lario che, dopotutto, è rimasta sposata a questo bel tipo per trent'anni? Dovevamo aspettare lei per sentirci dire che il re è nudo? Ieri, a dirla tutta, guardando durante Anno Zero la Guerritore che recitava le battute di Veronica come se stesse rappresentando l'Antigone, quasi quasi mi scappave da ridere.

Non c'è bisogno di toni da tragedia greca, perché si tratta solo di una farsa, l'ennesima. E con toni da farsa bisognerebbe rispondere. Come si diceva ai tempi della contestazione? Una risata vi seppellirà. Mi sento di dare un consiglio all'opposizione. Invece di far tanto i seriosi e tirare in ballo paroloni come dignità, rispetto della donna, etc etc, occorrerebbe battere il signore in questione intanto sul piano della comunicazione, a costo di sembrare più rozzi e ignoranti di lui: andare a lezione da qualche portuale livornese, di quelli che non lesinano parolacce in vernacolo, se è il caso.  Ma poi, dopo essersi tolti il gusto della battutaccia, possibilmente pesante e volgarissima, Il signore in questione andrebbe contrastato sui fatti.

Voglio dire: è inutile prendersela con quello poverine della Carfagna, della Gelmini e affini, come fa il commento con il quale ho dato inizio al post. Che ci stanno a fare lì dove stanno? perché ci stanno? appunto, perché le ha volute lui. Ma prima cosa è stato fatto? Non mi direte che l'azione politica di Fioroni, il predecessore di Gelmini, è stata  tanto più illuminata.  Il Governo Prodi è collassato in modo pietoso: occorre ricordarne le modalità? occorre rievocare i nomi dei responsabili? Il cognome Mastella vi dice qualcosa? Il modo indecoroso che ha caratterizzato il suicidio della sinistra è sparito dai nostri ricordi? E ancora: cos'è peggio, il cilicio di Binetti o l'autoreggente della neoministra Brambilla?

E' su questa totale mancanza di alternativa  che si gioca il dramma, quello sì reale, nel quale si dibatte il nostro Paese. La demagogia scollacciata del premier travolge le chiacchiere  di un'opposizione priva di carisma, incapace di  ritrovare un autentico scatto morale per rimescolare davvero le carte, impossibilitata ad uscire dalla propria autoreferenzialità, troppo spaventata per liberarsi dai propri rituali, senza la fantasia necessaria a fare anche solo un passo fuori dalle beghe di cortile che l'avvelenano. 


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29/04/2009

Il perverso virus dell'idiozia attraverso la Rete

Avete presente il famoso detto "la madre dei cretini è sempre incinta e, quel che è peggio, ne partorisce due alla volta"? Com'è noto, io sono una strenua sostenitrice della socialità in Rete. Internet mi ha dato tanto, in termini di conoscenza, condivisione di informazione e, anche perchè no? di sano, liberatorio cazzeggio. Però però però ... ci sono degli aspetti che mi fanno allibire. Sono un'ingenua, lo so, e parto dal presupposto che la media delle persone sia dotata di intelligenza media. Ma alla mia non più verdissima età, dovrei pure aver capito che ciascuno di noi alberga in sè zone oscure di perfetta idiozia.

Per esempio: esaurita la moda dei video stile "Scuola Zoo", che ora i media hanno fortunatamente cessato di propagandare, si è aperto il triste caso dei gruppi su Facebook che irridono, in  genere in modo greve e per niente divertente, nonostante le intenzioni di fondatori e fan siano talavolta benevole, poveri disgraziati per lo più ignari. Ovviamente una categoria particolarmente bersagliata è quella dei professori. Ho già avuto a che fare con situazioni che, pur non riguardandomi direttamente, colpivano altri in modo oggettivamente offensivo. E ogni volta che ho fatto notare quanto certe affermazioni o epiteti rischiassero di tracimare nel reato di diffamazione, i "colpevoli" sono sempre caduti dalle nuvole. Insultare qualcuno pubblicamente in Rete pare un peccatuccio veniale, quasi non ci si rendesse conto
che le piacevolezze digitate nell'intimità della propria stanzetta hanno in realtà una risonanza pressoché globale, peggio che se fossero pubblicate sulla cronaca cittadina del giornale locale. Dico la verità: dovessi mai scoprire qualcosa del genere indirizzato alla sottoscritta, andrei dritta dai carabinieri. Mica per l'offesa in sé: ma per punire la totale mancanza di raziocinio che certe estrinsecazioni per via telematica denunciano.

E passi pure il fatto dei professori: che i docenti non siano particolarmente amati, posso anche capirlo. Ma che dire quando, senza la minima pietà, si sbeffeggiano nella medesima maniera i poveracci, quelli "strani", gente che magari ha problemi anche seri? E' nato un nuovo, triste  personaggio: lo scemo del villaggio globale. Tanto il disgraziato preso di mira, presumibilmente poco aduso alle nuove tecnologie, non lo verrà mai a sapere. Una cosa di una meschinità infinita. E magari condivisa da gente che, tanto per dire, quando ascolta  De André cantare "Un Matto" si sdilinquisce in espressioni in entusiastica approvazione. Ma il politicamente corretto talvolta non riesce a varcare la soglia di Facebook.

Poi ci sono i video. Ne ho appena visto uno, sulla mia home di Facebook, postato a ripetizione da vari miei contatti, ragazzi per niente stupidi ma che evidentemente ogni tanto perdono la bussola: due amici che, urlando come babbuini, sollevano di peso il letto dove un loro compagno sta dormendo, mandando a sbattere il malcapitato sulla parete di fronte, Tutti commentano, ridono, si scompisciano, fra emoticon e esclamazioni varie. Che cosa ci sia di tanto comico in uno che si sveglia di soprassalto rischiando di rompersi la testa su un muro, io proprio non lo so.

Provate a segnalare al network qualcosa di questo genere. Credete che Mr Facebook si muova con celerità? Macché. Per una violazione vera o supposta del copyright non passa un giorno. Per una diffamazione ad personam, roba, lo ripeto, da codice penale, possono trascorrere mesi, sempre ammesso che effettivamente vengano presi provvedimenti.

Lo so, lo so. Sono piccolezze. Ma si tratta di piccolezze diffuse, atteggiamenti assunti senza essere assolutamente consapevoli delle implicazion, qualcosa che la dice lunga su quanto il trash (proprio nel senso di robaccia, spazzatura) abbia colonizzato l'anima di molti. Troppi.
postato da floria1405 alle ore 23:52 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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|categoria: personale, giovani, società, facebook




24/04/2009

Note stonate

Prima nota stonata. Non ne parla quasi nessuno, a parte Il Giornale e pochi altri. Ma il licenziamento in tronco di 29 dipendenti di All Music (su 37), a seguito dei pessimi risultati economici della televisione del Gruppo Editoriale L'Espresso, fa pensare. A casa non vanno i volti noti, beninteso, ma il personale tecnico, gente da 1500 euro al mese. Chiudono gli studi di produzione, ma il lavoro sarà affidato ad agenzie esterne: una canzone vecchia. I dipendenti in agitazione sostengono che la responsabilità non è da attribuire alla crisi mondiale ma ad un'errata gestione che ha finito per penalizzare gravemente i lavoratori: insomma, com'è tristemente usuale, le ultime ruote del carro pagherebbero, e molto salato, le colpe del management. I soldi sono soldi, e non c'è progressismo che tenga: Carlo De Benedetti non fa una bella figura. Si invocano le normative esistenti,  ci si scusa sentitamente, si sbandiera il doveroso rammarico, ma intanto la gente va a casa. Tutte le informazioni sulla vicenda sono pubblicate sul sito aperto dai dipendenti in lotta per il loro posto di lavoro: FALL MUSIC. Il silenzio dei media è quasi assordante: forse 29 licenziamenti sembrano poco significativi, stante la difficile situazione economica, ma badate bene, si tratta di una televisione, il che rappresenta un dettaglio non trascurabile.

Seconda nota stonata. Leggo questo post di Leonardo e mi chiedo: "Ma di che cosa sta parlando?" Lasciamo perdere il giudizio di merito sui "Bastards". Sono giovani, sono pop, sono carini, piacciono alle ragazzine. Immagino che questo sia quanto di meglio possa concedere questo genere di programma. Ma non mi farei troppe illusioni. Il meccanismo di X Factor pare sia questo, ampiamente pilotato dalle major. Altro che televoto.

Terza nota stonata. L'hanno detto e l'hanno fatto. LastFm è diventata a pagamento. Magari abbonarsi non ti manda in rovina, ma l'impossibilità di ascoltare la radio finisce per penalizzare proprio quegli artisti cosiddetti "emergenti" che si servivano di questo canale per promuovere la loro musica. Benissimo, possono tutti tentare di sedurre Mara Maionchi. Presentandosi al provino cantando roba medievale, come i Bastards.

(Io, intanto, sto naturalmente ascoltando Together Through LIfe di Bob Dylan. E questa non è una nota stonata)



postato da floria1405 alle ore 23:30 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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|categoria: musica, politica, personale, televisione




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