Facciamo finta. Facciamo finta che Berlusconi sia colto da una profondissima crisi mistica, decida di ritirarsi dalla politica e salga in eremitaggio sul Monte Athos per espiare tutti i suoi innumerevoli peccati. Tutto risolto? Avremo finalmente una democrazia libera e felice, una classe politica all'altezza della situazione, un popolo educato alla libertà e al contestuale dovere della responsabilità? Supereremo d'incanto tutti i problemi, ci lasceremo la crisi alle spalle, allenteremo la morsa della criminalità, cureremo la corruzione, ritroveremo etica, merito, competenza, cultura laddove oggi regnano opportunismo, approssimazione, dilettantismo, ignoranza? Permettetemi di dubitare. Del resto ne dubita anche Gustavo Zagrebelsky che scrive: "La riduzione del contrasto politico a questione personale (so bene peraltro che dietro la persona ci sono questioni aperte molto importanti) è essa stessa un fattore degenerativo".
D'altra parte, al Tg5 delle 20 mi sono ritrovata ad ascoltare un po' basita la singolare intervista a Maurizio Bizzarri (nella foto), sindaco Pd di Scarlino (bersaniano), ben determinato ad appioppare una salata multa di cinquecento euro a chiunque si azzardi a togliere il crocefisso dalle aule delle scuole nel territori del suo Comune. Ricapitolando: mia madre mi accusa di essermi trasformata in una comunista mangiabambini; dall'altra parte, un compagno del PD usa argomentazioni che farebbero invidia al cardinal Bertone; gli amici non sanno se felicitarsi o compiangermi per la mia imprevista "carriera" (chiamiamola così) politica. C'è di che essere perplessi.
Caro Massimo Mantellini, io una risposta alla tua laconica dichiarazione di "non voto" alle primarie del 25 ottobre tento di dartela qui. Lo snobismo può persino essere più pericoloso dell'incultura dominante. Starsene a casa, sollevando il ciglio con aria scettica, affermando beffardi "Io i due euro non glieli do", non serve. Non serve più. Per quanto mi riguarda, lunedì mattina voglio svegliarmi con la convinzione di aver fatto il possibile per contribuire all'uscita dall'impasse. Se poi non sarà servito a niente, pazienza. Almeno non avrò rimpianti, e se mi lamenterò, potrò sempre farlo con la consapevolezza che non mi sono limitata al solo mugugno. Dopo, qualunque cosa accada, potrò persino permettermi di essere più incazzata di chi, come te, sarà rimasto alla finestra a guardare come andava.
Reduce dalla visione di Videocracy - Basta Apparire, dirò subito che il film documentario di Eric Gandini non mi è piaciuto. Alla fine uno esce dal cinema quasi quasi convinto che a modo suo Fabrizio Corona, moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per riempire le tasche di ... se stesso (parole sue), sia una specie di genio, l'incarnazione perfetta di quello che una buona parte degli Italiani vorrebbe essere. Il racconto di Gandini è una narrazione, ma non una vera decostruzione e, in certo modo, non critica ma finisce per mitizzare quella stessa spazzatura che descrive. E' una specie di blob teratologico, un'opera parassitaria che si nutre di quello che vorrebbe denunciare. E alla fine gli fa un piacere (qualcuno se n'è accorto, pare).
E bravo Eugenio. Nel suo editoriale di oggi, dedicato alla primarie del PD, riesce a non nominare nemmeno per sbaglio Ignazio Marino. Ho letto un paio di volte l'articolo: niente, manco una citazione, a parte un sottinteso velatamente polemico laddove si dice: "Come se non bastasse, lo statuto ha anche stabilito che le primarie eleggeranno il segretario soltanto se uno dei tre candidati in lizza otterrà il 50 più uno dei voti espressi. Qualora ciò non avvenisse avrà luogo una terza fase dinanzi all'Assemblea nazionale eletta anch'essa il 25 ottobre. In questa terza fase i candidati rimasti in lizza saranno i primi due votati alle primarie. Il terzo sarà escluso dalla gara ma in realtà sarà il più forte dei tre perché i suoi rappresentanti nell'Assemblea, appoggiando uno dei due candidati in lizza, lo porteranno alla vittoria, naturalmente ponendo le loro condizioni di programma e di potere.
Sto ascoltando una delle più belle canzoni del Boss, "New York City Serenade". Diciamo che ne ho bisogno. Forse anche qualcun altro ne ha bisogno: ve la regalo, via YouTube, così potrete godere dell'ascolto mentre leggete il post.
Ma nulla è più piacevole che star saldo sulle serene regioni
elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti,
donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,
e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura,
la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà,
adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica
per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.
Di piccoli e grandi opportunismi, strategie, tatticismi, ne ho visti non pochi in queste settimane. Ho usato questi versi come puntello spirituale, mi si perdoni la solennità della formula, assieme al richiamo costante al mio lavoro, la cosa più importante che ho (a parte la famiglia), il che mi ha permesso di non perdere il sorriso e, soprattutto, Deo gratias, di non prendermi troppo sul serio.
Per me è diffiicile mettermi nei panni di un precario, lo ammetto, sia che appartenga al mondo della scuola, sia che la sua esperienza lavorativa si svolga in altri ambiti. A ventisei anni ero già di ruolo, a ventisette ero mamma e non mi sono mai dovuta preoccupare di quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. Ho sempre fatto il mestiere che avevo scelto, quello per cui avevo studiato, e se pure ho avuto le mie insoddisfazioni e difficoltà, sono sempre state di natura, diciamo così, esistenziale, mai pratiche, mai sostanziali. Ogni volta che ho scelto di mettermi in gioco, l'ho fatto volontariamente, e, alla fine, non ho mai rischiato davvero nulla.
Come quei bulletti furbastri che ci annoiavano con le loro torpide battutacce ai tempi della scuola. "Signora Bindi, lei è più bella che intelligente". E il mellifluo Vespa che sobbalza e geme: "Ma Presidente, per favore ...". Si potrebbe chiuderla qui e liquidare l'episodio come l'ennesima manifestazione dell'esuberanza verbale del premier, scuotere la testa e passare decisamente ad altro. Ma c'è qualcosa di più, che fa riflettere. Il fatto è che Berlusconi piace non nonostante questo, ma proprio per questo: per la sua goliardia, per le sue spiritosaggini grossolane, per lo sdoganamento della maleducazione furbastra e per niente politicamente corretta.
Non è che mi mancassero gli argomenti. Mi mancavano le energie per mettermi a scrivere post. Troppa carne al fuoco, troppe contraddizioni, troppi motivi di scontento e insoddisfazione. Arrivi a un certo punto e ti chiedi: "Sì, va bene, posso sfogarmi sul blog. Ma a che pro?"
(Dove si parla di stampa locale, ma anche di giornali nazionali, di libertà di stampa, dei ragazzi della via Pal e di un certo signore, un professore, si chiama Ignazio Marino, mi pare, e vorrebbe fare, figurarsi, il segretario del PD)Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu