contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
20/11/2009

Se Berlusconi si ravvedesse e si convertisse all'ascetismo ...

Facciamo finta. Facciamo finta che Berlusconi sia colto da una profondissima crisi mistica, decida di ritirarsi dalla politica e salga in eremitaggio sul Monte Athos per espiare tutti i suoi innumerevoli peccati. Tutto risolto? Avremo finalmente una democrazia libera e felice, una classe politica all'altezza della situazione, un popolo educato alla libertà e al contestuale dovere della responsabilità? Supereremo d'incanto tutti i problemi, ci lasceremo la crisi alle spalle, allenteremo la morsa della criminalità, cureremo la corruzione, ritroveremo etica, merito, competenza, cultura laddove oggi regnano opportunismo, approssimazione, dilettantismo, ignoranza? Permettetemi di dubitare. Del resto ne dubita anche Gustavo Zagrebelsky che scrive: "La riduzione del contrasto politico a questione personale (so bene peraltro che dietro la persona ci sono questioni aperte molto importanti) è essa stessa un fattore degenerativo".

Ecco perché la manifestazione del 5 dicembre non mi convince, con buona pace di Ignazio Marino e di Ivan Scalfarotto. Certo, Berlusconi non dovrebbe stare dove sta, ma bisogna pure ammettere che qualcuno ce l'ha mandato. E qualcun altro ha contribuito, anche fra chi dovrebbe fare opposizione, in un modo o nell'altro. La demagogia si cura con la demagogia? A una piazza che grida: "Berlusconi, vattene a casa!" risponderà sempre un'altra piazza che pregherà: "Berlusconi, santo subito!"

Magari, se decide di diventare santo, sul Monte Athos ci va sul serio.
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07/11/2009

Fra crocefissi, Guccini e PD.

Stamattina un amico mi incontra e mi fa: "Devo farti le congratulazioni o le condoglianze?" Si riferiva alla notizia, pubblicata giusto ieri sulla cronaca locale, della mia entrata nella segreteria territoriale del PD val di Cornia - Elba. Ieri pomeriggio, in visita dalla madre invalida, sono stata accolta da un indignatissimo "Comunista!" che, nella personale graduatoria degli insulti più sanguinosi concepiti da mammà, occupa senz'altro i primissimi posti. La confusione quaggiù regna sovrana, in famiglia e altrove.

Prendi la faccenda del crocefisso. Se ne parlava giusto ieri in sala insegnanti. Me ne sono uscita con un'ovvia (almeno per la sottoscritta) battuta: "A me il crocefisso appeso al muro francamente interessa poco. Purché il muro resti in piedi". Voglio dire: la situazione dell'edilizia scolastica in Italia è quella che è, le scuole crollano e i ragazzini ci restano sotto, ma noi Italiani ci squartiamo sull'ormai annosa questione del crocefisso, preteso simbolo della nostra identità e della nostra tradizione, delle quali siamo gelosissimi finché ci fa comodo: forse perché, sotto sotto, alcuni sono convinti che certi scivoloni eticamente assai discutibili facciano anch'essi parte della medesima tradizione, quella, per intenderci, che fa capo all'antico adagio "vizi privati e pubbliche virtù". E poi, occuparsi di faccenduole terra terra, tipo le crepe sulle paretii e le infiltrazioni di umidità, non è così chic: sai com'è più esaltante discettare di massimi sistemi, di radici cristiane e identità culturali.

D'altra parte, al Tg5 delle 20 mi sono ritrovata ad ascoltare un po' basita  la singolare intervista a Maurizio Bizzarri (nella foto), sindaco Pd di Scarlino (bersaniano), ben determinato ad appioppare una salata multa di cinquecento euro a chiunque si azzardi a togliere il crocefisso dalle aule delle scuole nel territori del suo Comune. Ricapitolando: mia madre mi accusa di essermi trasformata in una comunista mangiabambini; dall'altra parte, un compagno del PD usa argomentazioni che farebbero invidia al cardinal Bertone; gli amici non sanno se felicitarsi o compiangermi per la mia imprevista "carriera" (chiamiamola così) politica. C'è di che essere perplessi.

Per fortuna, tornando a casa piuttosto stravolta da una mattinata trascorsa in un'aula decisamente troppo piccola per accogliere i miei trenta, chiassosi, simpaticissmi alunni di prima, ho trovato il figlio quindicenne che aveva riesumato il vecchio vinile di "Amerigo" (il vinile! avete capito?) e se lo stava accuratamente studiando. Avete presente le parole di Libera nos Domine?

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Ecco, appunto. Se il buon Gesù
rispondesse alla laicissima preghiera di Guccini, credo che tante questioni si risolverebbero abbastanza felicemente. E' che dobbiamo fare da soli, senza chiese e senza candele, e il crocefisso, presente o meno, non è di grande aiuto in questi non facili frangenti.

E tuttavia un'arma sento di averla, nonostante tutto: l'incapacità di prendermi troppo sul serio. Sono preoccupata per un mucchio di questioni, personali e generali, ma, non chiedetemi perché, ogni tanto, mi scappa da ridere. Insomma, mi sento perfettamente ia mio agio  ascoltando le parole di Guccini (sempre lui) in via Paolo Fabbri 43

Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli,
farei con parole ghirlande da ornarti i capelli,
ma madri e morali mi chiudono,
ritorno a giocare da me:
do un party, con gatti e poeti,
qui all' alba in via Fabbri 43!

 


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23/10/2009

Caro Massimo Mantellini ...

Caro Massimo Mantellini, io una risposta alla tua laconica dichiarazione di "non voto" alle primarie del 25 ottobre tento di dartela qui. Lo snobismo può persino essere più pericoloso dell'incultura dominante. Starsene a casa, sollevando il ciglio con aria scettica, affermando beffardi "Io i due euro non glieli do", non serve. Non serve più. Per quanto mi riguarda, lunedì mattina voglio svegliarmi con la convinzione di aver fatto il possibile per contribuire all'uscita dall'impasse. Se poi non sarà servito a niente, pazienza. Almeno non avrò rimpianti, e se mi lamenterò, potrò sempre farlo con la consapevolezza che non mi sono limitata al solo mugugno.  Dopo, qualunque cosa accada, potrò persino permettermi di essere più incazzata di chi, come te, sarà rimasto alla finestra a guardare come andava.
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21/10/2009

Berlusconi, il grande Satana. O no?

Reduce dalla visione di Videocracy - Basta Apparire, dirò subito che il film documentario di Eric Gandini non mi è piaciuto. Alla fine uno esce dal cinema quasi quasi convinto che a modo suo Fabrizio Corona, moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per riempire le tasche di ... se stesso (parole sue), sia una specie di genio, l'incarnazione perfetta di quello che una buona parte degli Italiani vorrebbe essere. Il racconto di Gandini è una narrazione, ma non una vera decostruzione e, in certo modo, non critica ma finisce per mitizzare quella stessa spazzatura che descrive.  E' una specie di blob teratologico, un'opera parassitaria che si nutre di quello che vorrebbe denunciare. E alla fine gli fa un piacere (qualcuno se n'è accorto, pare).

Gente, è troppo facile dare la colpa di tutto a Silvio Berlusconi. Silvio è quello che è, non lo nego, ma se sta dove sta, significa che qualcuno ce l'ha messo. Il Grande Corruttore ha trovato un popolo più che disposto a lasciarsi corrompere. Le radici di questa desolante caduta verticale del buon senso comune, del sentimento civico, della responsabilità, della cultura, sono remote. Uno come Berlusconi non spunta dal nulla come un fungo malefico. Ha goduto di connivenze diffuse, di complicità insospettabili. Si è nutrito del conformismo e dell'ignoranza che appestano il ventre profondo dell'Italia.

Com'è che Pasolini definiva la società italiana nel 1963? "Il popolo più analfabeta, la borgesia più ignorante d'Europa". Siamo sempre lì. L'80% degli Italiani non legge i giornali, non frequenta la Rete, o la frequenta male, non compra libri, si nutre di televisione. Non è un fatto di oggi. E' storia antica. Berlusconi, casomai, l'ha capito e ha reso la televisione pervasiva come non mai: questo è il suo clamoroso (de)merito. Ma c'è chi gliel'ha lasciato fare: per ignavia, per imperizia politica, per convenienza, per calcolo. La gente si rimbecillisce davanti al piccolo schermo, ma non è una novità. Non è nemmeno un fatto solo italiano ma è il riflesso di processi che altrove sono iniziati, e altrove continuano a celebrare i loro ignobili fasti. Guardate quello che è accaduto negli Stati Uniti, qualche giorno fa, quando la nazione si è fermata per seguire via TV l'improbabile volo di un seienne in mongolfiera per scoprire poi che si trattava di una montatura demenziale del padre affamato di gloria televisiva.

Ho fatto un giro nel gruppo di Facebook denunciato dal Ministro Alfano, quello intitolato "Uccidiamo Berlusconi". E' sconfortante. Chiaramente le minacce non sono realistiche, anzi, vorrebbero essere ironiche, ma sono comunque imbevute di frustrazione, pessima goliardia, odio malsano. Gente che, se Berlusconi sparisse dalla scena, lo sostituirebbe senza pensare con quell'altro improbabile tribuno di Beppe Grillo. Beppe Grillo premier, sai che progresso. 

E' troppo comodo demonizzare il solo Berlusconi anche se, naturalmente, la personalizzazione della politica promossa dal Silvio nazionale a suo esclusivo vantaggio si trascina dietro questa inevitabile coda di reazione becera e per certi aspetti farneticante. Da una parte l'adorazione acritica, dall'altra invettive altrettanto acritiche e, per questo stesso motivo, assolutamente inefficaci, che non solo non incrinano il mito, ma lo rafforzano. Che tristezza.

Su un muro vicino a casa mia da qualche anno campeggia una bella scritta: "Silvio, levati i tacchi". Ecco, proviamo noi per primi a levare metaforicamente i tacchi a Berlusconi, a vederlo per quello che è: non un nuovo principe degno di Machiavelli, non un diabolico seduttore che ha tradito la buona fede degli Italiani, ma un mediocre tribuno, il sintomo perverso di una malattia antica.

Come si cura questo male? Il primo rimedio sarebbe una dose da cavallo di onestà intellettuale. La coerenza fra i proclami e gli atteggiamenti sarebbe la benvenuta. Non guasterebbe un po' di serietà. Mettiamoci anche la vecchia buona etica. E, se vogliamo, anche la cultura e l'informazione obiettiva sarebbero dei sani ricostituenti. Rimboccarsi le maniche e ricostruire. La classe politica d'opposizione, l'elite intellettuale, il ceto dirigente del nostro Paese saranno all'altezza del compito? Dalla risposta a questa domanda dipende molto. Dipende tutto. 

 


 

 
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18/10/2009

Chi sono i sostenitori di Marino - commentando Scalfari

E bravo Eugenio. Nel suo editoriale di oggi, dedicato alla primarie del PD, riesce a non nominare nemmeno per sbaglio Ignazio Marino. Ho letto un paio di volte l'articolo:  niente, manco una citazione, a parte un sottinteso velatamente polemico laddove si dice: "Come se non bastasse, lo statuto ha anche stabilito che le primarie eleggeranno il segretario soltanto se uno dei tre candidati in lizza otterrà il 50 più uno dei voti espressi. Qualora ciò non avvenisse avrà luogo una terza fase dinanzi all'Assemblea nazionale eletta anch'essa il 25 ottobre. In questa terza fase i candidati rimasti in lizza saranno i primi due votati alle primarie. Il terzo sarà escluso dalla gara ma in realtà sarà il più forte dei tre perché i suoi rappresentanti nell'Assemblea, appoggiando uno dei due candidati in lizza, lo porteranno alla vittoria, naturalmente ponendo le loro condizioni di programma e di potere.
Le regole sono queste e vanno rispettate, ma sono a dir poco scriteriate perché di fatto danno il massimo potere al terzo arrivato. La conseguenza sarebbe quella di produrre un sentimento di frustrazione in tutti gli elettori delle primarie che vedrebbero capovolte le loro indicazioni".

Io non so se tutto questo sarà vero. Staremo a vedere. Una cosa tuttavia la so di sicuro. Il buon Scalfari non tiene affatto conto della frustrazione delle migliaia di sostenitori Marino che in questi mesi di impegno hanno visto il loro candidato sminuito se non addirittura ignorato da certa stampa, Repubblica inclusa. E poi uno dice: libertà di informazione. I suoi alfieri sarebbero più credibili se fossero sempre corretti nel riportare informazioni o notizie. 
Sia chiaro: Scalfari ha il diritto di somministrarci come vuole le sue illuminate argomentazioni. Che tuttavia, in queste circostanze, hanno lo stesso valore e significato degli editoriali di Minzolini, visto che si basano su una deliberata confusione fra fatti e opinioni.

E un fatto che molti fingono di dimenticare è questo: il 25 ottobre verrà eletto non solo il Segretario, ma saranno scelti  anche i membri delle Assemblee Regionali (con i relativi Segretari) e  Nazionale, ovvero degli organi di indirizzo del Partito Democratico per i prossimi anni. Allora, consentitemi, gioverebbe dare un'occhiata anche ai candidati delle liste che appoggiano Marino, scoprire chi sono e cosa vogliono. Perché la questione non riguarda solo il senatore - chirurgo ma anche quanti, in questi mesi, si sono fatti un mazzo così per sostenerlo. Per raccontare il loro sforzo e i loro intendimenti userò parole non mie, ma quelle di Luisa, una giovane volontaria piombinese che ha scritto questa nota su Facebook:

"Tra le mille cose in sospeso non c'è tempo per pensare.. i volantini da ultimare, i gazebo da organizzare, le iniziative a cui partecipare. Il lavoro per ScelgoMarino e l'entusiasmo delle migliaia di persone che ci hanno contattato per sapere come appoggiare la candidatura di Ignazio Marino, le notizie da diffondere,i comunicati da redigere. Ma a questo punto, mi viene spontaneo guardare indietro, alla strada percorsa negli ultimi mesi.

Non so come andrà a finire questa campagna, sostenuta solo dalla nostra passione e dalla nostra volontà, senza i contatti e le risorse degli apparati, senza l'appoggio della stampa, senza poltrone da poter promettere a chi vede la politica come un trampolino di lancio e si avvicina ai comitati solo per mettere un'opzione sul futuro, retti solo dall'entusiasmo e dalla voglia di spendersi per un progetto nuovo, per un programma politico che non ha paura di dire dei SI e dei NO chiari. Sull'ambiente, sui diritti civili, sui diritti dei lavoratori, dei precari, delle donne, degli ammalati.
Ignazio Marino ha proposto un partito moderno, aperto e partecipato. Un partito dove a contare sono le PERSONE, la base, i circoli e non i gradi che spuntano dalla giacca dei comandanti di turno. Un partito rinnovato. Non solo a parole, ma a cominciare dai fatti, fatti concreti. Una volta tanto.

Ignazio Marino ha mobilitato un esercito di semplici cittadini ed ha risvegliato la speranza. E tutto questo ha dato fastidio. Ha rotto gli equilibri della politica e forse reso traballante qualche poltrona.

E' stata una campagna in salita. Per raccogliere i fondi, altrove scontati, per trovare spazio alle Feste Democratiche (e purtroppo non sempre ci siamo riusciti), per trovare spazio sui giornali (ed anche qui spesso non ci siamo riusciti), per far ascoltare le nostre idee. Per dire che ci siamo. Ci sarebbe da scriverne un libro. Ma abbiamo superato ogni schiaffo ricevuto ed ogni silenzio, ed ogni bugia. E non ci siamo dati per vinti. Ma abbiamo provato ad inventarci. Con ostinazione e fantasia. E la Rete ci è venuta in aiuto, per fortuna.

Qui in Toscana, dove il partito è molto più monolitico che altrove, abbiamo costruito una Rete niente male! Abbiamo organizzato un organigramma a partire dal basso ed abbiamo avuto modo di scegliere chi doveva rappresentare il nostro modo di vivere e credere il PD: Simone SILIANI.
La sua candidatura rappresenta ciascuno di noi. Il suo modo di vivere ed intendere la politica ed il PD rappresenta ciascuno di noi. Ricordo ancora la telefonata sul treno che ci riportava a casa dal primo incontro al coordinamento regionale, da Pisa, da Firenze, da Livorno, da Siena, da Empoli.. tutti gli chiedevamo di accettare la nostra proposta e di candidarsi a rappresentare le nostre istanze. La nostra voglia di cambiare. Il nostro comitato è l'esempio tangibile di come le cose possano essere diverse.
Basta volerlo.

Non so come e se tutto questo sarà recepito dagli elettori, anche perchè spesso solo attraverso la Rete abbiamo avuto la possibiltà di raccontare la nostra storia.
Quello che abbiamo costruito fino ad adesso non andrà sprecato. Abbiamo un immenso patrimonio tra le mani.. e troveremo il modo di valorizzarlo e farne tesoro, anche dopo il 25. Comunque andranno le cose.

Ma abbiamo ancora una settimana per combattere, dateci una mano!!
Votiamo e facciamo votare Ignazio MARINO e Simone SILIANI (in Toscana) alle prossime primarie del 25 ottobre. PER CAMBIARLO DAVVERO QUESTO PD. Una volta per tutte!"


Ecco, i volontari per Marino, coloro che hanno dato vita ai tanti comitati sparsi per l'Italia, che si sono dati da fare in Rete e fuori dalla Rete in nome di un progetto condiviso, sono persone così, come Luisa: giovani e meno giovani, disoccupati, precari, membri della cosiddetta società civile, tutta gente che ci crede, che vuole crederci.

Rileggete questo passaggio della nota di Luisa:

E' stata una campagna in salita. Per raccogliere i fondi, altrove scontati, per trovare spazio alle Feste Democratiche (e purtroppo non sempre ci siamo riusciti), per trovare spazio sui giornali (ed anche qui spesso non ci siamo riusciti), per far ascoltare le nostre idee. Per dire che ci siamo. Ci sarebbe da scriverne un libro. Ma abbiamo superato ogni schiaffo ricevuto ed ogni silenzio, ed ogni bugia. E non ci siamo dati per vinti. Ma abbiamo provato ad inventarci. Con ostinazione e fantasia. E la Rete ci è venuta in aiuto, per fortuna.

Aggiungerei, se mi è lecito, che non solo è stata una campagna in salita, ma è stata soprattutto una campagna pulita: pulita come Luisa e i tanti simili a lei che non hanno posizioni di potere da difendere o ambizioni da realizzare o consolidare (altrimenti, parliamoci chiaro, avrebbero fatto altre scelte, apparentemente più facili e produttive) ma solo  speranze da condividere e entusiasmo da trasmettere.

Se andrete a votare per le Primarie, tenete conto anche di queste speranze, di questo entusiasmo. Tenete conto di questo idealismo. E' un ingrediente raro da trovare, di questi tempi, un ingrediente che molti, troppi, disprezzano, ma Dio sa se ce ne sarebbe bisogno. Eccome.  










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16/10/2009

Che noia la politica: meglio il blues

Sto ascoltando una delle più belle canzoni del Boss, "New York City Serenade". Diciamo che ne ho bisogno. Forse anche qualcun altro ne ha bisogno: ve la regalo, via YouTube, così potrete godere dell'ascolto mentre leggete il post.


 Ale, un mio caro amico, collaboratore sull'altro blog e lettore più o meno fedele, già da un po' mi sta implorando di piantarla con la lunga sequela di post "politici" con i quali ho ammorbato il mio esiguo pubblico. Ah sì, ha ragione, lo so.

Ogni sera mi metto davanti alla tastiera e mi dico: "Ora parlerò dell'ultimo libro che ho letto ... Oppure mi abbandonerò alla musica e lascerò che la melodia guidi la scrittura ... O magari parlerò un po' della Rete ... o della scuola ... o di Dylan, che non guasta mai ... o più semplicemente dei fatti miei. E magari potrei pure rimettere mano a piombino.blogolandia.it che langue da un po'. Oppure, ancora, tornerò su Anobii e aggiornerò finalmente la mia libreria, ferma da mesi". Macché, succede sempre qualcosa che mi fa incazzare e finisco per buttare via il poco tempo a dispos
izione a discettare del PD, di Berlusconi o male che vada del Papa. Altro che intossicazione da Internet, sindrome della quale i media straparlano a giorni alterni. E' la situazione generale che è tossica, almeno per quanto mi riguarda, e mi trascina in questo loop di indignazione ciclica che cerco di tenere a bada con l'abusato strumento della parola.

Suvvia, spezziamo il circolo vizioso, almeno per una volta. Mi sono cacciata con le miei mani in questa faccenda delle primarie, al punto da ritrovarmi nella mia provincia in lista per Marino per l'Assemblea Nazionale (per la verità con scarsissime possibilità di essere eletta), ma grazie a Dio il mio Lucrezio mi aiuta a mantenere il giusto distacco:


Ma nulla è più piacevole che star saldo sulle serene regioni

elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti,

donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,

e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura,

la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà,

adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica

per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.

 

Di piccoli e grandi opportunismi, strategie, tatticismi, ne ho visti non pochi in queste settimane. Ho usato questi versi come puntello spirituale, mi si perdoni la solennità della formula, assieme al richiamo costante al mio lavoro, la cosa più importante che ho (a parte la famiglia), il che mi ha permesso di non perdere il sorriso e, soprattutto, Deo gratias, di non prendermi troppo sul serio.

Una come me non solo può appoggiarsi ai suoi classici (come diceva Calvino: "È classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno"), e scusate se è poco, ma anche al blues. Blues alle masse, esorta l'amico Fabio Treves (andatevi ad ascoltare la sua trasmissione "Life in Blues", ogni giovedì su LIfeGate Radio, più o meno in contemporanea con Anno Zero, e poi ditemi che cos'è più interessante), e non è solo un bello slogan, vi assicuro.

E allora, a proposito di Fabio Treves, facciamo un po' di promozione, sperando  di dare un'informazione gradita agli appassionati di blues che, più o meno per caso, capitino da queste parti:

Una notizia che farà felici gli appassionati di musica. Lo storico locale Jux Tap di Sarzana (La Spezia) dal 19 novembre riprende la programmazione di musica dal vivo con 3 eventi che saranno di antipasto ad altri concerti nel corso dell’inverno e della primavera.
Il menu è ancora una volta all’insegna dell’alta qualità; il miglior rock, blues e jazz nazionale e internazionale e un ambiente unico dove assistere ai concerti, l’unico club ligure di grandi dimensioni con un’acustica perfetta e un’accoglienza di primo livello, con la possibilità di sedersi ai tavoli e cenare prima degli show in un’atmosfera eccezionale. Il Jux Tap ha rappresentato negli anni un punto di riferimento per la programmazione della musica di qualità live nel panorama nazionale.
Il primo ospite, il 19 novembre, è in tutto e per tutto degno della storia del locale e sarà l’inglese Peter Green, il leader dei Fleetwood Mac e membro storico dei Bluebreakers. Chitarrista sopraffino, Green ha scritto alcune tra le più memorabili pagine del blues inglese al punto di meritarsi la stima incondizionata di mostri sacri del blues americano come B. B. King. In questa serata Peter sarà accompagnato da Mike Dodd alla chitarra ritmica, Geraint Watkins al piano e organo, Matt Radford al basso, Andrew Flude alla batteria e Will Parnell alle percussioni e il set prevede vecchi successi dei Fleetwood Mac e di Green insieme a una selezione di cover di brani blues.

Giovedì 26 novembre sarà la volta del migliore e più longevo bluesman italiano, Fabio Treves, che ha deciso di celebrare il suo 60° compleanno proprio al Jux Tap. Sarà una grande festa con la più energica macchina da blues italiana e tanti amici.

Giovedì 3 dicembre approda al Jux Tap uno dei migliori jazzisti italiani, Francesco Cafiso, uno dei talenti più precoci del jazz italiano che il 19 gennaio ha suonato a Washington durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barack Obama.
Ad aprire il concerto di Peter Green la Southside Blues Boys Band, un gruppo di musicisti che da sempre ha fatto del blues una ragione di vita. Prima di Treves il giovane rocker Leo James.
La rassegna non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di SpecTec, azienda che da sempre sostiene la musica di qualità.

Chiudo con un altro video, sempre del Boss: Working on a Dream.

Ognuno di noi sta lavorando al suo sogno, qualunque esso sia, in un modo o nell'altro. Che la sorte ci sia propizia.

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09/10/2009

Storie di ordinaria precarietà

Per me è diffiicile mettermi nei panni di un precario, lo ammetto,  sia che appartenga al mondo della scuola, sia che la sua esperienza lavorativa si svolga in altri ambiti. A ventisei anni ero già di ruolo, a ventisette ero mamma e non mi sono mai dovuta preoccupare di quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. Ho sempre fatto il mestiere che avevo scelto, quello per cui avevo studiato, e se pure ho avuto le mie insoddisfazioni e difficoltà, sono sempre state di natura, diciamo così, esistenziale, mai pratiche, mai sostanziali. Ogni volta che ho scelto di mettermi in gioco, l'ho fatto volontariamente, e, alla fine, non ho mai rischiato davvero nulla. 

Oggi mi capita sempre più spesso di interrogarmi su quali saranno le prospettive dei miei figli e non so darmi una risposta. Più precisamente, non so dare una risposta a loro. Cosa dovrei dire? Studiate, impegnatevi, il premio meritato è dietro l'angolo? L'università non è quella che ho conosciuto e certo anche allora era ben lontana da essere perfetta: ma ora si rasenta l'indecenza. Quando mia figlia si lamenta, e in genere si lamenta a ragione (disorganizzazione, corsi fantasma, approssimazione, confusione), mi trovo completamente impotente. Non so darle consigli, se non il prevedibile: "Beh, tu studia, poi si vedrà". Si vedrà che cosa? La cultura migliora la vita, ma la carta stampata, di certo, non è commestibile. E, in ogni caso, gli esempi che il mondo adulto offre non sono dei migliori, anche lì, nel supposto tempio della conoscenza.

Ma sì, arriverà in fondo, organizzeremo un bel pranzo di laurea e poi?

Ecco due mail che ho ricevuto, a poca distanza l'una dall'altra. Le riporto così come mi sono arrivate.

"Sono 5 anni e 7 mesi che lavoro in azienda (oggi a rischio chiusura) e.... non sono fisso. Già, ho avuto molti rinnovi di contratto interinale, un paio di contratti interinali, poi quando anche per legge sono costretti a prenderti fisso (non è vero perchè la regola è: o fisso o a casa, quindi devi decidere l'alternativa alla seconda) ti fanno un contratto a progetto (niente ferie, niente tfr, niente straordinari pagati, e così via). Al termine del progetto, di nuovo interinale per 15 mesi (quando l'accordo interno sindacale ne prevedeva 12 e poi l'entrata fissa). Poi la crisi, i rimedi ed un contratto di altri 12 mesi che ti pompa di gioia infinita perchè significa finalmente essere "dentro". Tempo tre settimane e la cassa integrazione, tempo otto mesi e la probabile chiusura dello stabilimento, con i primi ad andarsene proprio noi (otto persone) con contratto determinato e tante promesse alle spalle.
Quindi dal mio punto di vista questa fase di paura, di incertezza, di non sapere che fine fare l' ho già vissuta almeno un'altra dozzina di volte nel corso di questi cinqueanniessettemesi. Non ho quindi i sentimenti di terrore che invece hanno altri con figli, mutui e anni e anni di lavoro qui dentro. In un certo senso io ci sono abituato.
Mi sono arreso e una situazione del genere non credevo potesse esistere.  Sindacati a braccetto con l'azienda. L'azienda che crede di operare in un paese del terzo mondo. Istituzioni che ci considerano come un negozio del corso che chiuderà per poco commercio... Quindi non credo più in niente. Nè nello sciopero come arma, nè nel rimboccarsi le maniche per provare a ripartire".

"Credo sia importante ogni tanto assumere un punto di vista altro... altrimenti si rischia di essere schiacciati dalle IDEE e io non ho IDEE e IDEALI, ma solo speranze, sogni, intuizioni e spero ogni giorno di aprire meglio gli occhi e diventare una Persona, nn un numero, nn un povero operatore del 119 con cui ogni idiota si scaglia senza capire nè vedere oltre... e chi sta dalla mia parte oggi, se anke io sn contro me stesso e i miei simili...

certo leggerai disillusione nelle mie parole, quella di un giovane che ha smesso di rincorrere chimere e cerca di capire il Paese ke ama e in cui vive, in cui è cresciuto.... nel '94 avevo 15 anni... Italia 1 , il grande Milan, le riviste Mondadori, hanno rappresentato la mia formazione, umana culturale e spirituale.... scrivile queste cose nel tuo prossimo post...
io come sempre sarò quello che risponde "Benvenuti nel servizio clienti Tim, come posso aiutarla" e ascolterò Bob Seger e la sua Feel like a number".

Non storie drammatiche, alla fine, ma semplicemente racconti di usuale disillusione. Dietro ai numeri (delle statistiche, delle analisi, delle proposte), persone:  persone come tante, ignote, non dotate di meriti particolari o di particolari talenti. Gente normale. Ma chissà perché, in questo nostro strano paese, proprio la normalità è diventata una colpa o un fardello.

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08/10/2009

La Bindi racchia e il Berlusconi bullo

Come quei bulletti furbastri che ci annoiavano con le loro torpide battutacce ai tempi della scuola. "Signora Bindi, lei è più bella che intelligente". E il mellifluo Vespa che sobbalza e geme: "Ma Presidente, per favore ...". Si potrebbe chiuderla qui e liquidare l'episodio come l'ennesima manifestazione dell'esuberanza verbale del premier, scuotere la testa e passare decisamente ad altro. Ma c'è qualcosa di più, che fa riflettere. Il fatto è che Berlusconi piace non nonostante questo, ma proprio per questo: per la sua goliardia, per le sue spiritosaggini grossolane, per lo sdoganamento della maleducazione furbastra e per niente politicamente corretta.

Oggi, al volo, su facebook ho scritto il seguente status:
Una cosa mi sento di dire: se (a detta di Berlusconi) la Bindi è "più bella che intelligente" (ma che battuta greve), Berlusconi è di certo più alto che onesto (ma davvero crede di essere questo gran figo?). Poi, se il livello della discussione è questo, che tristezza. E' seguita la prevedibile coda di commenti, tutti più o meno sdegnati con il nostro, a parte uno, che mi ha particolarmente colpito, anche perché l'autore è un amico, per quanto virtuale, che stimo molto: cmq berlusconi è tutto meno che un uomo brutto, tutto meno che un uomo banale, tutto meno che un uomo poco visionario... ora quando si parla di arte, cinema, musica questo viene accettato ben volentieri, ma in politica ci sono ancora, tanti, troppi tabù da superare...
Berlusconi è un personaggio unico, vitale e stimolante... quello di cui un Paese come l'Italia aveva bisogno... sinistra compresa...

Mi vorrei soffermare sull'ultima frase. Berlusconi è un personaggio unico, vitale e stimolante ... quello di cui un Paese come l'Italia aveva bisogno ... sinistra compresa. E' quello che pensano in molti. E, vi dirò, a costo di stupire chi mi segue da un po' e sa come la penso, forse hanno un po' di ragione. Berlusconi è uno che disorienta gli avversari. Troppo spenti, incapaci di liberarsi dai loro stereotipi, dalla loro ritualità vuota. Guardate lo sguardo fisso di Franceschini quando recita il copione dell'indignazione o l'espressione triste del malinconico e un po' cupo Bersani. Ragazzi, ma che chance hanno con un Berluska che agita il pugno e grida ridendo in faccia alle telecamere (e agli spettatori): "Meno male che Silvio c'è! Viva l'Italia e viva Silvio Berlusconi!" Si raccontava, un tempo, che Berlusconi aveva lo stile del piazzista dozzinale. Togliamoci la puzza sotto il naso: il nostro, probabilmente senza ricordare i suoi antichi studi classici, ha pienamente assimilato l'ammonizione di Cicerone, ovvero "actio in dicendo una dominatur", nell'eloquenza il gesto soltanto domina. Il gesto che alletta, seduce, solletica, trascina la piazza. Tanto più se la piazza è adeguatamente drogata da dosi massicce di pessima televisione.

Il bullo Berlusconi che non trova niente di meglio da dire se non un apprezzamento volgare e insultante sull'avvenenza di una donna è in perfetta sintonia con una mentalità diffusa: non è né il primo né l'ultimo a ironizzare sulla Bindi (che, fra l'altro, è una donna come tante altre), ma la pessima abitudine di fare dello spirito sulle qualità estetiche del gentil sesso non è solo sua. Alla faccia delle pari opportunità. Il Parlamento è affollato di signori parecchio più brutti  di quanto non sia la signora Bindi: pelati, flaccidi, rugosi, insignificanti, mosci, canuti. In una parola: squallidi. Sul loro conto il sarcasmo è assai più raro, anche se non mancherebbe certo la materia (forse l'unica eccezione è Brunetta, ma perché lui sembra proprio la parodia di se stesso). Il loro piccolo potere di maschi li assove automaticamente.

Eppure bisognerebbe proprio che il ricatto del look funzionasse anche con loro. Bisognerebbe ripagare certa gente con la medesima moneta. Agitare davanti alle loro maschere  uno specchio e ridere in faccia alla protervia della loro mediocrità. Spezzare l'incantesimo, una volta per tutte. Senza urlare, senza risse, per carità, perché di quelle ce ne sono anche troppe. Ma un po' di sana ironia, per favore, qualche colpo di teatro, qualche battuta velenosa, di quelle che arrivano e restano nella memoria: ecco se ne sentirebbe proprio il bisogno, fuori dalle riserve indiane dei cabaret televisivi. Sarebbe necessario ritrovare la voce di quel bambino che gridò: "Il re è nudo!" e da quel momento in avanti nessuno potè più fingere che non fosse così.

P.S. Il fatto è che la sinistra è seriosa, ma non è seria.


postato da floria1405 alle ore 23:58 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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|categoria: politica, televisione, berlusconi




05/10/2009

Sono tornata

Non è che mi mancassero gli argomenti. Mi mancavano le energie per mettermi a scrivere post. Troppa carne al fuoco, troppe contraddizioni, troppi motivi di scontento e insoddisfazione. Arrivi a un certo punto e ti chiedi: "Sì, va bene, posso sfogarmi sul blog. Ma a che pro?"

Prendiamo, ad esempio, il mio nuovissimo e inedito impegno politico. In questi ultimi giorni ho vissuto situazioni degne di un film di Nanni Moretti (finita le festa, prometto che ci scrivo su un racconto umoristico). Una ci mette tutta la buona volontà. Non si aspetta molto: forse soltanto di essere almeno parzialmente smentita.
Se in passato ho scelto di non avere tessere, avevo le mie buone ragioni. Questa volta ho preferito mettermi in gioco fino in fondo. Con quale risultato? Le sopracitate  buone ragioni sono state tutte puntualmente confermate. Piccoli giochi di potere di basso profilo. Aggiustamenti. Parole parole parole. Volontà di svoltare davvero? Mah.

Sono andata in giro per circoli a presentare la mozione Marino. Faccio un'unica osservazione: in separata sede tutti a complimentarsi, a sottolineare come, in effetti, gli errori del passato fossero stati gravi e le nostre argomentazioni, al contrario, apparissero convincenti. Nei fatti un gran timore del cambiamento: e, come sempre, tatticismi, furbizie, conformismo, arrivismo, timore. Una votazione dove un candidato ottiene il 90% dei consensi non è sana (ed è quello che è successo nella mia città), non c'è niente da fare: poi la si può spacciare per un grande e autentico successo, ma nemmeno Berlusconi si azzarda a vantare sondaggi in suo favore superiori al 70% di consensi. Che dire? Ormai siamo in ballo e balliamo fino in fondo, per amore di coerenza. Ma sono altri a condurre la danza, secondo regole che non condivido: e non è una situazione che mi piaccia granché. Attendo, fiduciosa nonostante tutto, che i prossimi sviluppi  mi diano torto e che le primarie del 25 ottobre significhino davvero un nuovo inizio per l'unica forza che, almeno sulla carta, avrebbe la possibilità di fare un'opposizione concreta e seria. Ma le premesse (locali e nazionali) non sono incoraggianti.

Nel frattempo sono arrivata alla rispettabile cifra di 1081 amici su Facebook. Che cosa spinga tutta questa gente a seguirmi, resta un mistero. L'originalità dei miei aggiornamenti di status? Banalità. Le brillanti argomentazioni dei miei post? Ma se sono giorni che non produco un accidente. I rari video musicali che mi capita di condividere? Chissà.  La gente di Facebook sta precipitando nella mia vita virtuale come un'inarrestabile frana. Gli argini che ho faticosamente costruito nel tempo terranno?

Detto questo, qualche novità positiva c'è stata. Per esempio la lettura consolatoria del saggio di Tzvetan Todorov, La paura dei barbari. Oltre lo scontro di civiltà, testo che consiglio caldamente: non tanto perché sia particolarmente originale, ma perché il sano buon senso illuminista che lo ispira è, in fondo, confortante. Per fortuna c'è ancora qualcuno che argomenta senza urlare, che sembra non essere vittima dell'isterismo tipico degli intolleranti a destra come a sinistra. Il ragionamento pacato è come un balsamo, specialmente subito dopo la lettura dei quotidiani e l'ascolto dei tg.

A proposito. Forse dovrei dire qualcosa sulla grande manifestazione di sabato scorso in difesa della libertà di stampa. Il caso Minzolini, in particolare, sta infiammando gli animi: basta dare un'occhiata qui (pro) e qui (contro). La mia opinione, l'opinione di una che non conta un accidente e che si limita a blaterare qualcosa di tanto in tanto sul suo modestissimo blog, è forse in controtendenza rispetto a tutto il coro degli urlatori di mestiere, da una parte e dall'altra. Perchè io lo capisco, al buon MInzo, quando dice: "La manifestazione è per me incomprensibile". Lo capisco senza assolverlo, sia chiaro. Ma non mi si venga a dire che il sistema dell'informazione in Italia è stato in passato un prodigio di libertà e autonomia, messo ora fatalmente in pericolo dal grande Satana, il perfido Berluska (che, casomai, si è fatalmente infiltrato nelle contraddizioni di un sistema peraltro già compromesso). Il conformismo, la lottizzazione, l'asservimento ai poteri forti, la manipolazione del consenso, la censura e l'autocensura non sono novità. Siamo d'accordo: oggi si è persa financo la decenza e di questo dobbiamo ringraziare anche qualcuno di coloro che oggi si strappano le vesti denunciando il rischio (reale, beninteso) che corre la nostra democrazia. MInzolini, (in)degno erede di pratiche che di certo non sono state inventate adesso, sebbene adesso siano state portate all'esasperazione (ad ogni livello, vedi post precedente a questo) si stupisce. E perché non dovrebbe? Vi risulta davvero che il nostro giornalismo, salvo qualche illustre eccezione, sia mai stato all'altezza dei fasti (peraltro oggi un po' appannati) della stampa anglosassone? Il Minzo, poverino, ben sistemato sulla poltrona di direttore del TG1, credeva forse di essere definitivamente al sicuro, all'ombra del padrone di ora: e guarda che razza di tempesta mediatica si è attirato sul lucidissimo cranio. Che non capisca, poverino, mi sembra il minimo (d'altra parte leggete qui il suo curriculum, sul sito del Premio Ischia, da lui ottenuto nel giugno 2009 - mica trent'anni fa -  per scelta di  questa giuria). Perché di padroni e padroncini ce ne sono tanti, ce ne sono troppi, da una parte e dall'altra. 

 

postato da floria1405 alle ore 23:35 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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|categoria: politica, personale, televisione, censura, berlusconi, libertà




18/09/2009

Ignazio Marino, chi? A proposito di stampa locale e nazionale

(Dove si parla di stampa locale, ma anche di giornali nazionali, di libertà di stampa, dei ragazzi della via Pal e di un certo signore, un professore, si chiama Ignazio Marino, mi pare, e vorrebbe fare, figurarsi, il segretario del PD)

L'articolo pubblicato oggi nella cronaca locale del "Tirreno" sulla fase precongressuale del PD cittadino mi ha lasciato, come dire, perplessa. Diciamo che mi è parso curiosamente sbilanciato: per tre quarti era dedicato ai big locali che sostengono Bersani, mentre uno spazio del tutto residuale era concesso alle altre due mozioni. Magari non fossi stata fra i sostenitori della mozione Marino, non avrei fatto granché caso alla questione: può essere quindi che il mio punto di vista sia, come dire, un po' parziale. Se così è, se vedo un briciolo di malizia (solo un briciolo, beninteso) là dove non ce n'è, me ne scuso fin d'ora.

D'altra parte, immagino benissimo quali possano essere le possibili risposte: "Ma che volete? Non è forse vero che Bersani, qui a Piombino, fa la parte del leone? e che voialtri "marinai"(ovvero "Volontari per Marino") siete quattro gatti? se siete degli illustri sconosciuti mica è colpa del "Tirreno", etc etc. Uhm.

Tutto vero, per carità. Però l'impressione di un gioco truccato resta. Anche perché il meccanismo che pare funzionare, in piccolo, sulla cronaca locale di un giornale indipendente, sembra ricalcato, pari pari, su analoghi atteggiamenti della stampa nazionale più titolata. "Marino, chi?" "Ah quello che gioca a fare il terzo candidato" "Via, lasciateci lavorare. Lasciate lavorare le persone serie, quelle che la politica la sanno fare e interpretare, le vecchie volpi, i navigatori di lungo corso, chi sa quello che fa e perché lo fa. Non fateci perdere tempo". Buffetto su una guancia, pacca sulla spalla. Questo succede, per esempio, su "Repubblica". Vuoi far perdere credibilità a qualcuno? Oscuralo. Chi non fa notizia, è noto, non esiste.

Nel nostro caso, nell'articolo che "Il Tirreno" ha dedicato alla fase precongressuale del PD locale, alla mozione Marino vengono riservate ben cinque righe - con annessa imprecisione - su settanta, senza contare il titolo che si dimentica persino il nome del buon Ignazio: perché concedere di più? Tanto si sa già chi vince. Anzi, parliamoci chiaro, cinque righe sono comunque un gesto di grande generosità.

Mah, sarà. Potrebbe essere interessante e forse intellettualmente più limpido, per dire, capire da dove derivano i fermenti che agitano attualmente le acque del PD. Non sarebbe male chiedersi da dove sbuca fuori il fenomeno Marino, da quali inquietudini. Certo, qui a Piombino la maggioranza è blindata. Ma questo benedetto PD, quanti schiaffi in piazza ha preso negli ultimi due anni in ambito nazionale? Non sarà che qualche problemino con il vecchio e collaudato establishment effettivamente c'è? E anche qui, qui nella nostra Città, quanta gente nel tempo si è allontanata da ogni forma di coinvolgimento politico attivo perché avvertiva che i conti non tornavano? Intendiamoci, sono solo domande, mica chissà quali insinuazioni maligne. Ma ho idea che un giornalismo davvero indipendente dovrebbe provare a farsele, queste domande nemmeno troppo impertinenti, a ben vedere ... e a farle a chi di dovere, se vuole e può. Scenderemmo tutti in piazza per la libertà di informazione con cuore più leggero e maggiore convinzione, credo.

E invece? 57 righe pro Bersani, 7 per Franceschini, e per Marino? Il buffetto, la caramellina di cui sopra. Il sospetto è legittimo, se i numeri non sono opinioni. Sarà stato un caso, intendiamoci. Si sa, ognuno la racconta come la crede, ognuno vede quello che vuol vedere. La verità non esiste. La informazioni vanno selezionate, filtrate, adattate al contesto, distinte per rilevanza: si tratta della famosa "notiziabilità". A proposito, Marino chi?


Di seguito l'intervento su Facebook di Luisa Merlini, responsabile di Scelgomarino Toscana


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Questa volta della carta stampata.

Stamani, su " Il Tirreno", in cronaca di Piombino, è uscito un articolo sul congresso del Pd in zona. Ben 57 righe pro Bersani. Con endorsment e sviolinate di sindaci, segretario di federazione, deputato di zona ed altri del mondo della politica. Sembrava un appello al voto anzichè un articolo che illustra il congresso.
7 righe per Franceschini, con due endorsment illustri, il segretario dell'Unione Comunale ed il coordinatore della Mozione, che è un politico famoso area ex Margherita.
5 righe per Marino, con una breve dichiarazione del coordinatore di zona. Tra l'altro una cosa è stata travisata. Un illustre sconosciuto rispetto a tutto l'apparato locale.

Vi cito solo il titolo:
Pd, coro di consensi per Pierluigi Bersani nuovo segretario
In pochi appoggiano la candidatura di Dario Franceschini
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Marino non è nemmeno nominato!!!!!!!!

Questa la mia risposta, inviata con preghiera di pubblicazione:

Nell'articolo di oggi, in Cronaca di Piombino, a proposito del prossimo Congresso nei Circoli PD della Val di Cornia, sono stati elencati i sostenitori illustri delle mozioni Bersani e Franceschini. Per la mozione Marino è citato il coordinatore di zona, Davide Leonelli. Uno sconosciuto, tra tanti noti. Davide contro Golia. La mozione Marino non ha in Val di Cornia politici da esibire, ma questo non ci preoccupa. Ignazio Marino ha messo al centro del suo programma le persone ed i circoli. La passione e l'entusiasmo della base del partito. Che non deve essere chiamata solo per lavorare come volontaria alle feste, ma anche consultata nelle decisioni più importanti. Ignazio Marino parla di primarie aperte, di partecipazione a 360 gradi, di poter giudicare l'operato dei nostri amministratori anche in un momento successivo alla loro elezione. Parla di referendum tra gli iscritti per definire la linea da portare avanti in materia di nucleare, di testamento biologico, di unioni civili. E' anche quello che Simone Siliani, il nostro candidato alla segreteria regionale del PD propone - tra le altre cose - per la nostra Toscana: darci la possibilità di decidere sulle tematiche che cambiano la nostra vita.
Il nostro modo diverso di intendere il partito è dimostrato nei fatti, già nell'organizzazione dei comitati, dove non sono stati favoriti i più alti in grado ma semplicemente coloro che hanno riscosso la fiducia degli altri. Lo stesso Siliani è stato scelto dai volontari che hanno richiesto e sostenuto la sua candidatura davanti al comitato nazionale. Questo è il progetto di Marino. Il nostro progetto.
L'articolo del Tirreno mi ha ricordato il famoso Libro "I ragazzi della via Pal" di Molnar, che racconta di un esercito di ragazzi composto da soli graduati, con un unico soldato semplice. Ma vorrei ricordare che solo con il sacrificio di quest'ultimo, Ernesto Nemecsek, l'esercito si salva e riesce a vincere.

Vi farò sapere se sarà pubblicato.
postato da floria1405 alle ore 21:47 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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|categoria: politica, cronaca, comunicazione, giornalismo, media e comunicazione, ignazio marino




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