Mi sono divisa fra correzione delle prove d'esame e discussioni in Rete sui medesimi, nello specifico sul famoso (o a questo punto dovrei dire famigerato?) tema sui Social Network. Si capirà che a questo punto l'argomento mi ha saturato. Vagabondando, correggendo e conversando, una cosa però l'ho capita. C'è una bella quantità di teste pensanti che ancora non si è accorta che:
Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.
Già li sento i paladini dell'innovazione internettiana plaudire al tema sui social network e new media.
Divertiamoci a fare le pulci alla Prima Prova e cominciamo con un'occhiata alle cosiddette "consegne". Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).
Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo.
Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo’.
Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).
Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).
Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.
Notate le differenze? Per quanto riguarda la redazione del cosiddetto "saggio breve", quello che si richiede quest'anno è, in pratica, la stesura di un temino generico: non è prevista da parte dello studente la scelta della destinazione editoriale, ovvero una riflessione del candidato sulla diversità dei registri linguistici implicati da differenti destinatari, E' intutivo che, nel caso di una scrittura saggistica, tono e lessico varieranno, anche in modo significativo, se ci si rivolge, per dire, a studenti del liceo, a un pubblico indifferenziato, a una platea di specialisti. Poco male, direte. Ma ricordiamo che questa tipologia di prova è stata a suo tempo introdotta proprio per evitare la genericità di una scrittura ibrida ed irreale come quella del tema tradizionale. Perché sì: un temino scolastico è una cosa, un "saggio" breve un'altra, un articolo di giornale un'altra ancora. Io credo che l'omissione sia dovuta semplicemente alla fretta e all'approssimazione: come se ci si fosse stancati di credere ad una pratica didattica mirata ad un articolato "curriculum di scrittura" (pratica che l'introduzione dell'articolo di giornale e del saggio breve fra le tipologie di testi oggetto di prova doveva in qualche modo incoraggiare) e nella consapevolezza che i professori di italiano non sono, in genere, né giornalisti né saggisti, si sia ritornati di fatto, distrattamente, ai santi vecchi.
un'interessante interazione didattica. Un'invasione di tesine e/o percorsi da parte dei miei studenti nella mia casella di posta, con correzione in tempo reale + commenti scherzosi riguardo l'intera faccenda sulla bacheca di facebook (persino uno studente che afferma: "Piergiorgio - Odifreddi n.d.r. - mi attizza"). Una classe virtuale semipubblica (si vuole aggiungere qualcuno dall'esterno? ben venga, così realizziamo in pieno la mia utopia della scuola "fuori di classe" e ... fuori di testa!). Beh, non male. E ancora non mi arrendo all'uso di msn!
Se anche tenti di parlare d'altro, non riesci comunque a scansare la follia collettiva che sembra aver travolto ogni senso della decenza e dell'opportunità. Nella scuola (pubblica ... mica quella "steineriana" dove Papi e Veronica hanno mandato i figli loro), non c'è più un soldo, e i Presidi non sanno come fare per fronteggiare economicamente le tante follie demagogiche che hanno intasato il funzionamento corrente della macchina educativa? L'impareggiabile Gelmini non trova migliore risposta se non ripetere ossessivamente il mantra: "Non si deve fare politica nella scuola!" come se fare presenti le difficoltà concrete in cui si dibattono i Dirigenti Scolastici fra tagli, crediti inesigibili, spese per supplenze, corsi di recupero, visite fiscali etc etc, faccia parte di un insopportabile complotto dei "comunisti" contro l'illuminata gestione del Ministero. E i Presidi "colpevoli" di siffatto delitto di lesa maestà vengono sbrigativamente invitati a levarsi di torno se non sanno dirigere.
E cosa dire di Brunetta, l'impagabile Brunetta ossessionato dai fannulloni, che il giorno dopo la dichiarazione del primo sciopero della Celere, da gennaio senza straordinari, se la prende con i troppi "panzoni" che in Polizia dormono dietro le scrivanie? E aggiunge, serafico: "Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare». Da chi? dalle Ronde?
Afferma l'on Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera: "Su nuovo reclutamento e carriera docente siamo alla stretta finale". Nell'intervista rilasciata al Sussidiario.net l'on. Aprea dichiara: Subito dopo le europee presenteremo il testo (dopo tutti i passaggi necessari con il governo, con la maggioranza e con l’opposizione) per arrivare così a una votazione a fine giugno su un testo condiviso. Capite? Il disegno di legge Aprea potrebbe essere votato a fine giugno, nel disinteresse e nella disinformazione (quasi) generali, e comunque con il beneplacito dell'opposizione che ha la malsana abitudine di cavalcare demagogicamente la protesta solo quando la situazione diventa potenzialmente incontrollabile. E così si rischia di ripetere la sceneggiata dello scorso anno: risvegli tardivi e autunnali proteste più o meno convulse, destinate fatalmente a rimanere inascoltate. Contaminazioni
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Lorenza Boninu