Qualcuno ricorda il mio post di un paio di giorni fa, che commentava la statistica secondo la quale per il 47% dei turisti stranieri l'Italia è un paese stupendo? Ecco, ho idea che i due fidanzatini giapponesi, ai quali è stato propinato un conto da 579,50 euro per un pranzo in uno dei locali caratteristici della Capitale, finiranno di necessità nell'altro 53%.
Io non mi intendo granché di statistiche e non voglio fare la catastrofista, ma se questa (da me ascoltata nel corso del Tg5, ovviamente celebrata in toni trionfalistici, e ritrovata online sulle pagine del Quotidiano Net) è vera, ossia che il 47% dei turisti in visita nel nostro Paese giudica l'Iitalia un paese stupendo (e per il 43% gli Italiani sono un popolo meraviglioso e per il 37% le nostre città sono bellissime), non è che all'altro 53% (più di uno su due, quindi) facciamo un po' schifo?
Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.
Facciamo finta che il pressing su Berlusconi e la telenovela Letiziopoli sortiscano quell'effetto che i più acerrimi antiberlusconiani si augurano (e non solo loro). Poniamo che Berlusconi davvero sia costretto alle dimissioni (a proposito: ricordatevi della petizione già segnalata ieri), non tanto per i reiterati attacchi alle istituzioni, i tentativi di manipolazione della Costituzione, l'azione obiettivamente corruttrice sulla vita pubblica, ma per quella che già a suo tempo Feltri definì una "faccenda di gnocca" destinata a perderlo. Sogniamo che il risultato elettorale ampiamente previsto sia ridimensionato, se non addirittura rovesciato, o quasi. Passata l'euforia ... e poi?
... mi sa che alla fine si troverà a querelare un bel po' di gente. Magari, se è vero che le vuole bene come un padre, l'on. Berlusconi potrebbe decidersi a rispondere con chiarezza e coerenza alle domande di Repubblica proprio per rispetto della giovane Noemi, vera vittima sacrificale di tutta la faccenda (ha diciotto anni, non dimentichiamolo, e si è rapidamente trasformata nell'icona di questi tempi volgari e sconfortanti). Il Premier potrebbe muoversi per una questione d'affetto, diciamo, visto che i sottintesi politici della vicenda evidentemente gli sfuggono.
Io ho una cara amica alla quale voglio molto bene sebbene sia esattamente il mio opposto: molto perbenista, molto signora-bene, se vogliamo anche un po' moralista, di vedute non esattamente ampie. E, per di più, berlusconiana. A parte questo, è una bravissima persona, onesta, disponibile, precisa, attenta. Pensate forse che sia rimasta scossa più di tanto dalle disavventure coniugali del premier? Macché. Ha sposato in toto la tesi del complotto della sinistra e recita come un mantra la vieta accusa all'opposizione di basare tutta la sua azione politica sull'antiberlusconismo acritico. Del caso Mills non vale la pena di parlare, tanto la reazione è scontata. Della proposta berlusconiana di un disegno di iniziativa popolare per ridimensionare il Parlamento "perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale", proposta lanciata oggi dal palco dell'assemblea di Confindustria, gioverà non discutere nemmeno: posso immaginare le risposte.
A essere "tardiva digitale" mi condanna in primo luogo l'anagrafe: visto che fra un pugno di giorni festeggerò il mio quarantottesimo compleanno, c'è poco da fare, sono "vecchia", per quante arie da rockettara in ritardo mi possa dare, nonostante il blog, nonostante le mie frequentazioni "sociali" in Rete, da Facebook a Twitter, da Friendfeed a Anobii, da LastFm a Tumblir o a Flickr, nonostante la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare. Figurarsi, sono laureata in Letteratura Greca e insegno Italiano e Latino: non ho proprio chance. Sarà per questo che leggendo il pezzo di Luca Sofri, inititolato appunto "L'era dei tardivi digitali", mi sono sentita debitamente urtata e il mio primo pensiero è stato: "ma di che caspiterina - veramente nella formulazione originaria la parolina era un'altra - sta parlando?"
Avete presente il famoso detto "la madre dei cretini è sempre incinta e, quel che è peggio, ne partorisce due alla volta"? Com'è noto, io sono una strenua sostenitrice della socialità in Rete. Internet mi ha dato tanto, in termini di conoscenza, condivisione di informazione e, anche perchè no? di sano, liberatorio cazzeggio. Però però però ... ci sono degli aspetti che mi fanno allibire. Sono un'ingenua, lo so, e parto dal presupposto che la media delle persone sia dotata di intelligenza media. Ma alla mia non più verdissima età, dovrei pure aver capito che ciascuno di noi alberga in sè zone oscure di perfetta idiozia. 
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Lorenza Boninu