contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
01/07/2009

Statistiche 2

Qualcuno ricorda il mio post di un paio di giorni fa, che commentava la statistica secondo la quale per il 47% dei turisti stranieri l'Italia è un paese stupendo? Ecco, ho idea che i due fidanzatini giapponesi, ai quali è stato propinato un conto da 579,50 euro per un pranzo in uno dei locali caratteristici della Capitale, finiranno di necessità nell'altro 53%.
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29/06/2009

Statistiche

Io non mi intendo granché di statistiche e non voglio fare la catastrofista, ma se questa (da me ascoltata nel corso del Tg5, ovviamente celebrata in toni trionfalistici, e ritrovata online sulle pagine del Quotidiano Net) è vera, ossia che il 47% dei turisti in visita nel nostro Paese giudica l'Iitalia un paese stupendo (e per il 43% gli Italiani sono un popolo meraviglioso e per il 37% le nostre città sono bellissime), non è che all'altro 53% (più di uno su due, quindi) facciamo un po' schifo?
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|categoria: segnalazioni, viaggi, attualitĂ , societĂ 




28/06/2009

Come volevasi dimostrare (caro Vittorio Zambardino e C., un po' ve la cercate)

Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.

Vittorio Zambardino (che arriva addirittura a parlare di "emergenza correzione" , nei commenti al suo ultimo post, si è tirato giustam
ente dietro le ire di prof che dell'argomento ne sanno quanto e più dei pargoli. Giovanni Boccia Artieri, di sicuro più equilibrato (ma forse un momentino sviato della sua imprevista ascesa nell'olimpo delle fonti per il compito, accanto a Italo Svevo e a ... Francesco Alberoni) si lancia nella proposta, peraltro condivisibile, di usare i temi (saggi brevi, in realtà, o articoli di giornale) come campione statistico per misurare la consapevolezza di sè  e del loro vissuto che i nativi digitali hanno: ovvia, facciamolo! Mi sa che uscirebbe qualche sorpresa per gli entusiasti della mutazione in atto: magari che i ragazzi sono molto più passivi e convenzionali e banali e, sì, ignoranti, di quanto i vati della "tecnica che si fa cultura" (uào) non pensino. Che i nativi digitali, con tutto il rispetto, rischino di identificarsi con gli I.A.P. (Idioti Abbastanza Preparati) di cui qualche anno fa parlava Savater? 

Per quanto mi riguarda, preferirei un altro genere di statistica: come è andato il compito di matematica? Perché le chiacchiere sono chiacchiere, ma la scienza è scienza, to' (aggiungo
un link, per gradire: ma siccome l'articolo di Ruggero Zanin è riccamente argomentato e non so quanto adatto alla lettura rapida e sincopata tipica della Rete, chissà se  il mio riferimento potrà essere utile ai profeti delle cosiddette "conversazioni dal basso", quelle stesse conversazioni che diffondono, ahimé, con efficacia virale, il contagio esiziale della banalità)

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26/05/2009

Se il Vecchio Corruttore riuscirĂ  a rovinarsi con le sue mani, vi siete chiesti quale sarĂ  l'alternativa?

Facciamo finta che il pressing su Berlusconi e la telenovela Letiziopoli sortiscano quell'effetto che i più acerrimi antiberlusconiani si augurano (e non solo loro). Poniamo che Berlusconi davvero sia costretto alle dimissioni (a proposito: ricordatevi della petizione già segnalata ieri), non tanto per i reiterati attacchi alle istituzioni, i tentativi di manipolazione della Costituzione, l'azione obiettivamente corruttrice sulla vita pubblica, ma per quella che già a suo tempo Feltri definì una "faccenda di gnocca" destinata a perderlo. Sogniamo che il risultato elettorale ampiamente previsto sia ridimensionato, se non addirittura rovesciato, o quasi. Passata l'euforia ... e poi?

Già: E POI?

Mai nessuno che si faccia questa domanda. Tutti sguazzano allegramente nel letame nella speranza che il Grande Corruttore finisca affogato nella latrina. Ma non trovo nessuno che cerchi di lanciare uno sguardo provvido verso le possibili alternative, a questo punto si spera più profumate. Anzi no, qualcuno l'ho trovato: Diego Bianchi scommette sulla Lega, il che è possibile, anzi probabile. Per quanto mi riguarda, punto sull'on Fini, sicuramente più presentabile nella buona società di quanto non siano gli esponenti leghisti, moderato, gentile, simpatico, laico, ottimo oratore, a tratti, almeno in apparenza, più progressista di Franceschini & Co. Mi pare si stia discretamente preparando a riscuotere il suo premio ( e mi sa che sia più lungimirante di quanto Panebianco non pensi).

Insomma, se alternativa ci sarà, sarà tutta interna al blocco politico attualmente al potere, perché la Sinistra
latita e pare comunque incapace di elaborare un progetto credibile, al di là degli strilli scandalizzati contro Berlusconi (alla cui ascesa, non dimentichiamolo, hanno ampiamente contribuito esponenti di spicco dell'attuale opposizione: per supposta convenienza, per incapacità strategica, per inettitudine, per stupidità, per manacanza di ideali davvero sentiti, per presunzione ... io non lo so, ma Berlusconi non è impresentabile da oggi, è sempre stato IMPRESENTABILE: eppure si trova dove si trova, e qualche responsabilità ce l'hanno anche i suoi supposti avversari, no?).
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24/05/2009

Povero sig. Letizia ...

 
...  mi sa che alla fine si troverà a querelare un bel po' di gente. Magari, se è vero che le vuole bene come un padre, l'on. Berlusconi potrebbe decidersi a rispondere con chiarezza e coerenza alle domande di Repubblica proprio per rispetto della giovane Noemi, vera vittima sacrificale di tutta la faccenda (ha diciotto anni, non dimentichiamolo, e si è rapidamente trasformata nell'icona di questi tempi volgari e sconfortanti). Il Premier potrebbe muoversi per una questione d'affetto, diciamo, visto che i sottintesi politici della vicenda evidentemente gli sfuggono.

Da Repubblica: E intanto Benedetto Elio Letizia, padre di Noemi, annuncia, in un comunicato dettato all'agenzia Ansa dal suo legale, l'avvocato Giulio Costanzo, la decisione di querelare Repubblica e Gino Flaminio (ex fidanzato di Noemi). Secondo Letizia, "il racconto reso dal signor Flaminio, apparso oggi sul quotidiano la Repubblica e relativo a mia figlia Noemi, è gravemente diffamatorio, perché le attribuisce cose mai fatte nè dette nè pensate. Ciò che si legge è un nuovo momento di mera notorietà che il quotidiano la Repubblica, strumentalizzando, ha voluto concedere al signor Flaminio, a danno nuovamente dell'immagine di mia figlia Noemi".

"Ovvio - conclude Letizia - che il signor Flaminio, nonché il quotidiano la Repubblica, dovranno rispondere di tutto in tribunale. Abbiamo già chiesto, infatti, ai nostri legali di redigere e sporgere querela. Naturalmente saranno chiamati a rispondere anche tutti coloro che dovessero riprendere in tutto o in parte questa incredibile narrazione".

P.S Blogger, fate attenzione!


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|categoria: politica, societĂ 




21/05/2009

Berlusconi, Noemi e le signore della buona borghesia

Io ho una cara amica alla quale voglio molto bene sebbene sia esattamente il mio opposto: molto perbenista, molto signora-bene, se vogliamo anche un po' moralista, di vedute non esattamente ampie. E, per di più, berlusconiana. A parte questo, è una bravissima persona, onesta, disponibile, precisa, attenta. Pensate forse che sia rimasta scossa più di tanto dalle disavventure coniugali del premier? Macché. Ha sposato in toto la tesi del complotto della sinistra e recita come un mantra la vieta accusa all'opposizione di basare tutta la sua azione politica sull'antiberlusconismo acritico. Del caso Mills non vale  la pena di parlare, tanto la reazione è scontata. Della proposta berlusconiana di un disegno di iniziativa popolare per ridimensionare il Parlamento "perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale", proposta lanciata oggi dal palco dell'assemblea di Confindustria, gioverà non discutere nemmeno: posso immaginare le risposte.

Ora, noialtri possiamo tranquillamente continuare a rilanciare le famose dieci domande di Giuseppe D'Avanzo pubblicate da Repubblica sul caso Letizia, vieppiù solleticati dal resoconto piccante di una cena a Palazzo Madama offerta dal Premier  a 60 imprenditori protagonisti del made in Italy, cena alla quale avrebbe partecipato, non si sa a che titolo, la bella Noemi.  Quale sarà l'esito dello scandalo, sul quale in molti continuano a sprecare fiumi di parole, lo vedremo al momento delle elezioni: onestamente penso che non sposterà un voto. La cena si è svolta a novembre ed è singolare che salti fuori solo ora: segno evidente che, se non fosse stato per Veronica, sia questa, sia la famosa festa di Casoria, sarebbero state bellamente ignorate da tutti o quasi, o interpretate come fatti normali, comunque digeribili dallo stomaco di ferro del popolo italiano, per bacchettone, moralista e perbenista che sia. Meraviglioso: il destino politico dell'Italia affidato all'indignazione di una moglie tradita.

E qui casca a fagiolo, come si dice, il commento fulminante di Pier Luigi Tolardo al post di Mantellini (Sbugiardare in piccolo) che linka alla notizia di Repubblica relativa alla cena di novembre: "Che forti gli italiani: pagano le tasse più alte d’Europa in cambio dei servizi peggiori, rimandano indietro i poveracci, hanno i salari più bassi del mondo occidentale, hanno perso il 30% del potere d’acquisto in 5 anni ma muoiono dalla voglia di sapere se un vecchio rinconglionito, che loro stessi a grande maggioranza hanno eletto Premier, si fa una ragazzina".
Che dire? Complimenti per la sintesi.
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21/05/2009

Io, una tardiva digitale

A essere "tardiva digitale" mi condanna in primo luogo l'anagrafe: visto che fra un pugno di giorni festeggerò il mio quarantottesimo compleanno, c'è poco da fare, sono "vecchia", per quante arie da rockettara in ritardo mi possa dare, nonostante il blog, nonostante le mie frequentazioni "sociali" in Rete, da Facebook a Twitter, da Friendfeed a Anobii, da LastFm a Tumblir o a Flickr, nonostante la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare. Figurarsi, sono laureata in Letteratura Greca e insegno Italiano e Latino: non ho proprio chance. Sarà per questo che leggendo il pezzo di Luca Sofri, inititolato appunto "L'era dei tardivi digitali", mi sono sentita debitamente urtata e il mio primo pensiero è stato: "ma di che caspiterina - veramente nella formulazione originaria la parolina era un'altra - sta parlando?"

Forse perché per mestiere e legami familiari (madre di una ventenne e un quattordicenne) in mezzo ai cosiddetti "nativi digitali" ci vivo  e lavoro, il primo paragrafo mi ha fatto letteralemente sganasciare. Cito: Le persone non più giovani che si accingano a voler capire com’è il mondo delle generazioni «native» devono innanzitutto liberarsi della solida sensazione di essere i protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo: inutile illudersi, non lo sono più. E devono liberarsi dall’inclinazione «entomologica» nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli (o nipoti): noi non siamo scienziati che studiano gli insetti, siamo insetti che studiano gli scienziati, per quanto insetti curiosi e colti, colti di un’altra vecchia cultura. Le nostre analisi le pubblichiamo ancora sui libri di carta e di centinaia di pagine, come questo. E non ci è facile pensare agli adolescenti e ai ventenni come al mondo che è già: lo consideriamo il mondo che sarà, appena ci toglieremo di torno noialtri. Ma il mondo ci ha già tolto di torno: ne frequentiamo uno che risulta sempre più emarginato, illuso da una grande finzione collettiva tenuta in vita dai mezzi di comunicazione che a loro volta gli appartengono e che con lui se ne stanno andando.

Poniamo che l'analisi sia corretta ... a essere sincera, sono quindici anni o giù di lì che in varie formulazioni, questo straordinario luogo comune ci viene sistematicamente somministrato, specialmente a noialtri insegnanti, rimproverati di essere attardati, vecchi, polverosi etc etc, a fronte di ragazzini che, per la prima volta nella storia, sarebbero in grado di insegnare ai loro pretesi maestri. Insegnare che cosa? Come si naviga in Rete, come si scarica via torrent, come si chatta con MSN, come si copia da Wikipedia? Perché sono queste le cose che i ragazzini comunemente fanno e, francamente, non è che occorrano tutte queste capacità cognitive per pigiare un tasto  e rimanere lì a vedere cosa succede.  Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i "nativi digitali" sono degli straordinari "consumatori" dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare

Sapete dove stanno buona parte dei ragazzini che conosco e che frequento? Ma tu guarda, proprio su Facebook (proprio quel luogo largamente sopravvalutato dai "tardivi", almeno secondo l'opinione di Sofri), a scambiarsi fotografie della cena di classe, a pubblicare video più o meno demenziali. ad iscriversi ai  gruppi tormentone tipo "quello che dormono a pancia in giù con un braccio sotto il cuscino ...", a fare test del genere "che parolaccia sei" o "che personaggio dei manga" o cose così. Sono un po' invelenita, se non altro perché ne ho tanti fra i contatti e con queste piacevolezze mi intasano la home: ma non importa, così da "insetto" posso studiare meglio i cosiddetti "scienziati" e le loro fissazioni.

Non ce l'ho con i ragazzini, sia chiaro. Anzi. Il fatto è che i nostri figli e i nostri nipoti stanno proprio perdendo la battaglia per essere davvero protagonisti dell'innovazione e, con tutta probabilità, la stanno perdendo proprio per colpa nostra. Ovvero per colpa di quegli adulti che hanno identificato nella loro generazione uno straordinario target per il marketing, che hanno avuto tutto l'interesse a trasformare gli adolescenti (non solo loro, per la verità) in consumatori: consumatori passivi di mode,  di simboli, di tecnologia, di atteggiamenti tanto vuoti quanto apparentemente irrinunciabili. Internet poteva (può) forse essere lo strumento per la rinascita di un diverso umanesimo. Si sta implacabilemnte trasformando nel trionfo del conformismo: non solo le idee navigano per le maglie della Rete, ahimé, ma anche l'idiozia, anche il pregiudizio, anche il luogo comune, anche l'insignificanza. Se sono questi i mali che avvelenano il nostro mondo, e Internet è appunto lo specchio del mondo, non si vede come potrebbe evitare di rifletterli.

Confusamente, drammaticamente, i ragazzi ne sono consapevoli. Sono disillusi prima ancora di essere delusi. Non si sentono proprio per niente, e non sono considerati, protagonisti del nostro mondo e del nostro tempo, come afferma Sofri. Al contrario, vengono sistematicamente spossessati del futuro e della speranza.  E stanno male. Altro che Italia salvata dai nativi digitali, come ottimisticamente si augura Sofri a chiusura del suo pezzo:  questa è solo demagogia generazionale. Sciacquarsi la bocca con l'abusato aforisma "il mezzo è il messaggio" serve a poco, a questo punto. Il fatto è che in questo straordinario medium che è Internet sono proprio i "messaggi", i contenuti che troppo spesso mancano. Per un giovane, un adolescente trovarsi imprigionato in un loop di link che finiscono per rimandarsi l'uno con l'altro, che non riferiscono nulla di quello che veramente vale la pena di conoscere e sapere, che gli raccontano favolette puerili su quello che è importante e su quello che non lo è,  non è poi così esaltante.

Fra i ragazzi cresce il disagio: è un fatto  Mi limito ad un'osservazione. Insegno da ventisei anni e con le crisi esistenziali dei miei alunni adolescenti ho dovuto fare i conti più di una volta (non sono mancate autentiche tragedie), ma negli ultimi tempi mi pare che  i segnali di profondo malessere si siano drammaticamente moltiplicati: crisi di panico, isterismi, autolesionismo fino alle conseguenze peggiori, incapacità di affrontare le difficoltà, uso massiccio di psicofarmaci incoraggiato da psicologi e terapeuti fin troppo disinvolti, famiglie in affanno. Viviamo purtroppo nell'Epoca delle Passioni Tristi, come recita il titolo di un bel saggio di 
Miguel  Benasayag e Gérard  Schmit, saggio che quanti discettano amabilmente sui ragazzi dovrebbero urgentemente leggere.

Possiamo raccontarci quello che accadrà come più ci piace. Lungi da me demonizzare la Rete e quello che in Rete si fa, ma sia chiaro: mi tengo ben stretti la mia cultura classica, i miei libri di carta (non ebook!) e  non per smania  passatista e rifiuto del nuovo. So solo che senza passato il futuro è un'illusione, una mistificazione, un inganno. E allora, cari amici "tardivi digitali", come la sottoscritta, sarà bene, per quanto ci riguarda, tornare ad assumere qualche responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi: non siamo "scienziati che studiano insetti", ma siamo uomini e donne che abitano lo stesso mondo abitato dai "nostri" ragazzi e dovremmo sforzarci di guardarli davvero, per quello che sono, e non per quello che sembrano o vorremmo che fossero.
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14/05/2009

Se questo me lo chiamate noioso ...

Domani pomeriggio, nel corso dell'ultimo incontro del ciclo "Visivamente - Cinema e Pensiero fra Filosofia e Cultura Classica, introdurrò la professoressa Monica Longobardi, invitata a parlarci della sua pregevolissima traduzione del Satyricon di Petronio, recentemente pubblicato per i tipi della casa editrice Barbera,
E ora, chi capita qui per caso o per scelta, magari in virtù di qualche bizzarro capriccio di Google, potrà anche, se vuole, chiudere tutto e andarsene, temendo magari la solita pallosissima dissertazione da occhialuta prof di latino che ogni tanto, persino qui, sul blog, destinato in genere a ben diversi argomenti e cazzeggi vari,  si ricorda di essere una persona seria, con un'antica vocazione alla filologia. Beh,  peggio per lui, arrivederci e grazie della visita. Sappia comunque che si sbaglia, e di tanto.

Prima di tutto, perché Petronio è tutto meno che un autore noioso, e non solo perché il Satyricon è un romanzo un po' porco (figurarsi, con un protagonista perseguitato dall'ira di Priapo che gli sabota sistematicamente la virilità sul più bello, accompagnato per di più da un corteggio scalcagnato di froci, puttane, arricchiti, profittatori, ruffiani, intellettuali falliti, vecchiacce sordide, streghe, lupi mannari, cacciatori di eredità ... altro che il "pio Enea" e i suoi scrupoli da eroe riluttante). In realtà si tratta di un'operazione geniale e misteriosa di contaminazione letteraria e linguistica, una miscellanea di situazioni grottesche, di parodie finissime, di humor nero, il tutto contemplato con uno sguardo disincantato, ironico, che non giudica mai, ma si limita a prendere atto dell'insondabile complessità della vita, persino nei suoi aspetti più turpi e impresentabili.

E poi perché questa traduzione è straordinaria. Va detto: Dio ci salvi dai professori di latino. Ne abbiamo bisogno, perché non si può pretendere che il popolo dei lettori comuni dotati di comune cultura possa accedere direttamente al testo in lingua originale, sebbene per il Satyricon, che basa buona parte del suo fascino sul gioco linguistico, sull' intreccio e la sovrapposizione di diversi registri stilistici, sui motti di spirito, sullo stravolgimento dei generi, parrebbe quasi indispensabile, pena la rinuncia ad una piena comprensione del meccanismo di funzionamento del testo. Ma troppo spesso le traduzioni sono scialbe, piatte, magari "grammaticalmente" corrette, ma prive di quella verve espressionistica, quell'istrionismo comunicativo che rappresentano la cifra distintiva di questo vero unicum delle letterature classiche. 

Petronio è una sfida che i traduttori sembrano destinati invariabilmente a perdere. Non in questo caso. Monica Longobardi è filologa, certo, e l'operazione che compie si basa non sull'arbitrio, ma si fonda su una salda consapevolezza delle caratteristiche originarie dell'opera e su una riflessione attenta e motivata, come dimostra il ponderoso saggio introduttivo che dà conto puntualissimo e documentato delle motivazioni alla base delle singole scelte di traduzione, nonché dei presupposti metodologici che hanno guidato la curatrice in un'operazione che lei stessa definisce "arrischiata, incauta e spericolata": . Ma Monica Longobardi, per così dire, "ha orecchio", Non tradisce e non appiattisce. Ma interpreta in modo originalissimo e intelligente la polifonia varia delle mille voci che si incontrano nel Satyricon. Il risultato non solo è godibile ma è letterariamente ineccepibile: la traduzione è una riscrittura originale, viva, autentica in un senso che va al di là di una "fedeltà" magari erudita ma troppo spesso un po' pedestre, asfittica, esangue.

Concludo con una notazione solo apparentemente off topic. Leggo sul Corriere di oggi un pezzo per me abbastanza scioccante che riferisce i risultati di una ricerca condotta fra 1508 ragazzi della fascia d'età 19 - 25 anni delle province di Lecce, Siena, Bologna. Titolo: "A scuola meno latino e più italiano" Occhiello: "Molto apprezzati inglese e informatica. Bocciate letteratura, matematica, musica. Critiche sulla competenza dei professori". Catenaccio: " I giovani giudicano i programmi appena studiati: insofferenza per la teoria, voglia di materie subito utili". Il succo sarebbe questo:  i ragazzi vorrebbero più inglese (ma non per leggere Shakespeare!), più informatica,  e, per favore, via letteratura, via filosofia, via matematica. E noialtri prof? Giudicati noiosi, pedanti, spenti, non all'altezza.

Mi limito a un paio di considerazioni.  Poverini, questi ragazzi, che giudicano
una cosa inutile, vuota, insensata quella cultura che è il sale della vita, la panna montata che addolcisce la sconfortante noia di un'esistenza altrimenti piatta, unicamente votata al consumo e alla routine (compresa la routine della trasgressioni del finesettimana). Non sanno quello che si perdono: per esempio il ghigno sarcastico che di certo Petronio rivolgerebbe ai tanti discendenti di Trimalcione che popolano ancora oggi i palinsesti televisivi e non solo

Poveri noi prof, che abbiamo fra le mani questo tesoro e lo affoghiamo nella demotivazione, quella nostra e quella dei nostri alunni, nella ripetitività, nella mancanza di entusiamo, nell'incapacità di comunicare quella che pure dovrebbe essere la nostra passione.

E infine povera questa società che giudica superflui l'intelligenza, la bellezza, lo spirito  che ci sono stati tramandati e sarebbe disposto a barattarli per un corso di lingua De Agostini o una patente ECDL o un corso di educazione stradale o, peggio del peggio,  una canzonetta di Marco Carta.

Grazie a Dio, ogni tanto escono libri come questa traduzione: libri che sanno tenere lontana la noia senza rinunciare al rigore, capaci di restituirci la fiducia nella possibilità di scuotere via la polvere dai cosiddetti "classici", in grado di ridarceli vivi e veri: libri che ci fanno sentire quanto sia ancora entusiasmante continuare a studiare, a riflettere, a ragionare sulla nostra eredità. E chi non lo capisce ... mah.



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|categoria: letteratura, scuola, personale, giovani, classici, societĂ , intersezioni culturali




29/04/2009

Il perverso virus dell'idiozia attraverso la Rete

Avete presente il famoso detto "la madre dei cretini è sempre incinta e, quel che è peggio, ne partorisce due alla volta"? Com'è noto, io sono una strenua sostenitrice della socialità in Rete. Internet mi ha dato tanto, in termini di conoscenza, condivisione di informazione e, anche perchè no? di sano, liberatorio cazzeggio. Però però però ... ci sono degli aspetti che mi fanno allibire. Sono un'ingenua, lo so, e parto dal presupposto che la media delle persone sia dotata di intelligenza media. Ma alla mia non più verdissima età, dovrei pure aver capito che ciascuno di noi alberga in sè zone oscure di perfetta idiozia.

Per esempio: esaurita la moda dei video stile "Scuola Zoo", che ora i media hanno fortunatamente cessato di propagandare, si è aperto il triste caso dei gruppi su Facebook che irridono, in  genere in modo greve e per niente divertente, nonostante le intenzioni di fondatori e fan siano talavolta benevole, poveri disgraziati per lo più ignari. Ovviamente una categoria particolarmente bersagliata è quella dei professori. Ho già avuto a che fare con situazioni che, pur non riguardandomi direttamente, colpivano altri in modo oggettivamente offensivo. E ogni volta che ho fatto notare quanto certe affermazioni o epiteti rischiassero di tracimare nel reato di diffamazione, i "colpevoli" sono sempre caduti dalle nuvole. Insultare qualcuno pubblicamente in Rete pare un peccatuccio veniale, quasi non ci si rendesse conto
che le piacevolezze digitate nell'intimità della propria stanzetta hanno in realtà una risonanza pressoché globale, peggio che se fossero pubblicate sulla cronaca cittadina del giornale locale. Dico la verità: dovessi mai scoprire qualcosa del genere indirizzato alla sottoscritta, andrei dritta dai carabinieri. Mica per l'offesa in sé: ma per punire la totale mancanza di raziocinio che certe estrinsecazioni per via telematica denunciano.

E passi pure il fatto dei professori: che i docenti non siano particolarmente amati, posso anche capirlo. Ma che dire quando, senza la minima pietà, si sbeffeggiano nella medesima maniera i poveracci, quelli "strani", gente che magari ha problemi anche seri? E' nato un nuovo, triste  personaggio: lo scemo del villaggio globale. Tanto il disgraziato preso di mira, presumibilmente poco aduso alle nuove tecnologie, non lo verrà mai a sapere. Una cosa di una meschinità infinita. E magari condivisa da gente che, tanto per dire, quando ascolta  De André cantare "Un Matto" si sdilinquisce in espressioni in entusiastica approvazione. Ma il politicamente corretto talvolta non riesce a varcare la soglia di Facebook.

Poi ci sono i video. Ne ho appena visto uno, sulla mia home di Facebook, postato a ripetizione da vari miei contatti, ragazzi per niente stupidi ma che evidentemente ogni tanto perdono la bussola: due amici che, urlando come babbuini, sollevano di peso il letto dove un loro compagno sta dormendo, mandando a sbattere il malcapitato sulla parete di fronte, Tutti commentano, ridono, si scompisciano, fra emoticon e esclamazioni varie. Che cosa ci sia di tanto comico in uno che si sveglia di soprassalto rischiando di rompersi la testa su un muro, io proprio non lo so.

Provate a segnalare al network qualcosa di questo genere. Credete che Mr Facebook si muova con celerità? Macché. Per una violazione vera o supposta del copyright non passa un giorno. Per una diffamazione ad personam, roba, lo ripeto, da codice penale, possono trascorrere mesi, sempre ammesso che effettivamente vengano presi provvedimenti.

Lo so, lo so. Sono piccolezze. Ma si tratta di piccolezze diffuse, atteggiamenti assunti senza essere assolutamente consapevoli delle implicazion, qualcosa che la dice lunga su quanto il trash (proprio nel senso di robaccia, spazzatura) abbia colonizzato l'anima di molti. Troppi.
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|categoria: personale, giovani, societĂ , facebook




06/02/2009

il Crociato

Che ci sia ben altro in gioco che la vita della povera Eluana, credo sia ormai  chiaro a tutti. Sepolcri imbiancati. Siamo tutti ostaggio di una svergognata ipocrisia che si nasconde dietro a un moralismo da quattro soldi, impunito, nauseante.

Guardiamolo bene, questo sfacciato paladino della vita, questo demagogo furbo e populista, il nostro premier, l'unto del popolo, fra poco anche unto del Signore, quello che si vuole e ci vuole salvare l'anima.

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|categoria: politica, religione, cronaca, bioetica, diritti umani, costituzione, societĂ , laicitĂ 




Contaminazioni
è il blog
di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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