Reduce dalla visione di Videocracy - Basta Apparire, dirò subito che il film documentario di Eric Gandini non mi è piaciuto. Alla fine uno esce dal cinema quasi quasi convinto che a modo suo Fabrizio Corona, moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per riempire le tasche di ... se stesso (parole sue), sia una specie di genio, l'incarnazione perfetta di quello che una buona parte degli Italiani vorrebbe essere. Il racconto di Gandini è una narrazione, ma non una vera decostruzione e, in certo modo, non critica ma finisce per mitizzare quella stessa spazzatura che descrive. E' una specie di blob teratologico, un'opera parassitaria che si nutre di quello che vorrebbe denunciare. E alla fine gli fa un piacere (qualcuno se n'è accorto, pare).
Per me è diffiicile mettermi nei panni di un precario, lo ammetto, sia che appartenga al mondo della scuola, sia che la sua esperienza lavorativa si svolga in altri ambiti. A ventisei anni ero già di ruolo, a ventisette ero mamma e non mi sono mai dovuta preoccupare di quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. Ho sempre fatto il mestiere che avevo scelto, quello per cui avevo studiato, e se pure ho avuto le mie insoddisfazioni e difficoltà, sono sempre state di natura, diciamo così, esistenziale, mai pratiche, mai sostanziali. Ogni volta che ho scelto di mettermi in gioco, l'ho fatto volontariamente, e, alla fine, non ho mai rischiato davvero nulla.
L'idea di una folla di prof con il coltello fra i denti, pronti a vendicarsi di bulli e somari grazie ai provvidi strumenti approntati per loro dalla serafica Gelmini nella sua crociata contro la scuola figlia del '68, mi turbava un po'. Più che altro, le lodi innalzate all'aumento delle bocciature e alla riconquistata serietà mi puzzavano di propaganda a buon mercato.
Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli? "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno) è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".
Qualcuno ricorda il mio post di un paio di giorni fa, che commentava la statistica secondo la quale per il 47% dei turisti stranieri l'Italia è un paese stupendo? Ecco, ho idea che i due fidanzatini giapponesi, ai quali è stato propinato un conto da 579,50 euro per un pranzo in uno dei locali caratteristici della Capitale, finiranno di necessità nell'altro 53%.
Io non mi intendo granché di statistiche e non voglio fare la catastrofista, ma se questa (da me ascoltata nel corso del Tg5, ovviamente celebrata in toni trionfalistici, e ritrovata online sulle pagine del Quotidiano Net) è vera, ossia che il 47% dei turisti in visita nel nostro Paese giudica l'Iitalia un paese stupendo (e per il 43% gli Italiani sono un popolo meraviglioso e per il 37% le nostre città sono bellissime), non è che all'altro 53% (più di uno su due, quindi) facciamo un po' schifo?
Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.
Facciamo finta che il pressing su Berlusconi e la telenovela Letiziopoli sortiscano quell'effetto che i più acerrimi antiberlusconiani si augurano (e non solo loro). Poniamo che Berlusconi davvero sia costretto alle dimissioni (a proposito: ricordatevi della petizione già segnalata ieri), non tanto per i reiterati attacchi alle istituzioni, i tentativi di manipolazione della Costituzione, l'azione obiettivamente corruttrice sulla vita pubblica, ma per quella che già a suo tempo Feltri definì una "faccenda di gnocca" destinata a perderlo. Sogniamo che il risultato elettorale ampiamente previsto sia ridimensionato, se non addirittura rovesciato, o quasi. Passata l'euforia ... e poi?
... mi sa che alla fine si troverà a querelare un bel po' di gente. Magari, se è vero che le vuole bene come un padre, l'on. Berlusconi potrebbe decidersi a rispondere con chiarezza e coerenza alle domande di Repubblica proprio per rispetto della giovane Noemi, vera vittima sacrificale di tutta la faccenda (ha diciotto anni, non dimentichiamolo, e si è rapidamente trasformata nell'icona di questi tempi volgari e sconfortanti). Il Premier potrebbe muoversi per una questione d'affetto, diciamo, visto che i sottintesi politici della vicenda evidentemente gli sfuggono.
Io ho una cara amica alla quale voglio molto bene sebbene sia esattamente il mio opposto: molto perbenista, molto signora-bene, se vogliamo anche un po' moralista, di vedute non esattamente ampie. E, per di più, berlusconiana. A parte questo, è una bravissima persona, onesta, disponibile, precisa, attenta. Pensate forse che sia rimasta scossa più di tanto dalle disavventure coniugali del premier? Macché. Ha sposato in toto la tesi del complotto della sinistra e recita come un mantra la vieta accusa all'opposizione di basare tutta la sua azione politica sull'antiberlusconismo acritico. Del caso Mills non vale la pena di parlare, tanto la reazione è scontata. Della proposta berlusconiana di un disegno di iniziativa popolare per ridimensionare il Parlamento "perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale", proposta lanciata oggi dal palco dell'assemblea di Confindustria, gioverà non discutere nemmeno: posso immaginare le risposte. Contaminazioni
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Lorenza Boninu