contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
21/10/2009

Berlusconi, il grande Satana. O no?

Reduce dalla visione di Videocracy - Basta Apparire, dirò subito che il film documentario di Eric Gandini non mi è piaciuto. Alla fine uno esce dal cinema quasi quasi convinto che a modo suo Fabrizio Corona, moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per riempire le tasche di ... se stesso (parole sue), sia una specie di genio, l'incarnazione perfetta di quello che una buona parte degli Italiani vorrebbe essere. Il racconto di Gandini è una narrazione, ma non una vera decostruzione e, in certo modo, non critica ma finisce per mitizzare quella stessa spazzatura che descrive.  E' una specie di blob teratologico, un'opera parassitaria che si nutre di quello che vorrebbe denunciare. E alla fine gli fa un piacere (qualcuno se n'è accorto, pare).

Gente, è troppo facile dare la colpa di tutto a Silvio Berlusconi. Silvio è quello che è, non lo nego, ma se sta dove sta, significa che qualcuno ce l'ha messo. Il Grande Corruttore ha trovato un popolo più che disposto a lasciarsi corrompere. Le radici di questa desolante caduta verticale del buon senso comune, del sentimento civico, della responsabilità, della cultura, sono remote. Uno come Berlusconi non spunta dal nulla come un fungo malefico. Ha goduto di connivenze diffuse, di complicità insospettabili. Si è nutrito del conformismo e dell'ignoranza che appestano il ventre profondo dell'Italia.

Com'è che Pasolini definiva la società italiana nel 1963? "Il popolo più analfabeta, la borgesia più ignorante d'Europa". Siamo sempre lì. L'80% degli Italiani non legge i giornali, non frequenta la Rete, o la frequenta male, non compra libri, si nutre di televisione. Non è un fatto di oggi. E' storia antica. Berlusconi, casomai, l'ha capito e ha reso la televisione pervasiva come non mai: questo è il suo clamoroso (de)merito. Ma c'è chi gliel'ha lasciato fare: per ignavia, per imperizia politica, per convenienza, per calcolo. La gente si rimbecillisce davanti al piccolo schermo, ma non è una novità. Non è nemmeno un fatto solo italiano ma è il riflesso di processi che altrove sono iniziati, e altrove continuano a celebrare i loro ignobili fasti. Guardate quello che è accaduto negli Stati Uniti, qualche giorno fa, quando la nazione si è fermata per seguire via TV l'improbabile volo di un seienne in mongolfiera per scoprire poi che si trattava di una montatura demenziale del padre affamato di gloria televisiva.

Ho fatto un giro nel gruppo di Facebook denunciato dal Ministro Alfano, quello intitolato "Uccidiamo Berlusconi". E' sconfortante. Chiaramente le minacce non sono realistiche, anzi, vorrebbero essere ironiche, ma sono comunque imbevute di frustrazione, pessima goliardia, odio malsano. Gente che, se Berlusconi sparisse dalla scena, lo sostituirebbe senza pensare con quell'altro improbabile tribuno di Beppe Grillo. Beppe Grillo premier, sai che progresso. 

E' troppo comodo demonizzare il solo Berlusconi anche se, naturalmente, la personalizzazione della politica promossa dal Silvio nazionale a suo esclusivo vantaggio si trascina dietro questa inevitabile coda di reazione becera e per certi aspetti farneticante. Da una parte l'adorazione acritica, dall'altra invettive altrettanto acritiche e, per questo stesso motivo, assolutamente inefficaci, che non solo non incrinano il mito, ma lo rafforzano. Che tristezza.

Su un muro vicino a casa mia da qualche anno campeggia una bella scritta: "Silvio, levati i tacchi". Ecco, proviamo noi per primi a levare metaforicamente i tacchi a Berlusconi, a vederlo per quello che è: non un nuovo principe degno di Machiavelli, non un diabolico seduttore che ha tradito la buona fede degli Italiani, ma un mediocre tribuno, il sintomo perverso di una malattia antica.

Come si cura questo male? Il primo rimedio sarebbe una dose da cavallo di onestà intellettuale. La coerenza fra i proclami e gli atteggiamenti sarebbe la benvenuta. Non guasterebbe un po' di serietà. Mettiamoci anche la vecchia buona etica. E, se vogliamo, anche la cultura e l'informazione obiettiva sarebbero dei sani ricostituenti. Rimboccarsi le maniche e ricostruire. La classe politica d'opposizione, l'elite intellettuale, il ceto dirigente del nostro Paese saranno all'altezza del compito? Dalla risposta a questa domanda dipende molto. Dipende tutto. 

 


 

 
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|categoria: politica, cinema, televisione, berlusconi, societĂ 




09/10/2009

Storie di ordinaria precarietĂ 

Per me è diffiicile mettermi nei panni di un precario, lo ammetto,  sia che appartenga al mondo della scuola, sia che la sua esperienza lavorativa si svolga in altri ambiti. A ventisei anni ero già di ruolo, a ventisette ero mamma e non mi sono mai dovuta preoccupare di quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. Ho sempre fatto il mestiere che avevo scelto, quello per cui avevo studiato, e se pure ho avuto le mie insoddisfazioni e difficoltà, sono sempre state di natura, diciamo così, esistenziale, mai pratiche, mai sostanziali. Ogni volta che ho scelto di mettermi in gioco, l'ho fatto volontariamente, e, alla fine, non ho mai rischiato davvero nulla. 

Oggi mi capita sempre più spesso di interrogarmi su quali saranno le prospettive dei miei figli e non so darmi una risposta. Più precisamente, non so dare una risposta a loro. Cosa dovrei dire? Studiate, impegnatevi, il premio meritato è dietro l'angolo? L'università non è quella che ho conosciuto e certo anche allora era ben lontana da essere perfetta: ma ora si rasenta l'indecenza. Quando mia figlia si lamenta, e in genere si lamenta a ragione (disorganizzazione, corsi fantasma, approssimazione, confusione), mi trovo completamente impotente. Non so darle consigli, se non il prevedibile: "Beh, tu studia, poi si vedrà". Si vedrà che cosa? La cultura migliora la vita, ma la carta stampata, di certo, non è commestibile. E, in ogni caso, gli esempi che il mondo adulto offre non sono dei migliori, anche lì, nel supposto tempio della conoscenza.

Ma sì, arriverà in fondo, organizzeremo un bel pranzo di laurea e poi?

Ecco due mail che ho ricevuto, a poca distanza l'una dall'altra. Le riporto così come mi sono arrivate.

"Sono 5 anni e 7 mesi che lavoro in azienda (oggi a rischio chiusura) e.... non sono fisso. Già, ho avuto molti rinnovi di contratto interinale, un paio di contratti interinali, poi quando anche per legge sono costretti a prenderti fisso (non è vero perchè la regola è: o fisso o a casa, quindi devi decidere l'alternativa alla seconda) ti fanno un contratto a progetto (niente ferie, niente tfr, niente straordinari pagati, e così via). Al termine del progetto, di nuovo interinale per 15 mesi (quando l'accordo interno sindacale ne prevedeva 12 e poi l'entrata fissa). Poi la crisi, i rimedi ed un contratto di altri 12 mesi che ti pompa di gioia infinita perchè significa finalmente essere "dentro". Tempo tre settimane e la cassa integrazione, tempo otto mesi e la probabile chiusura dello stabilimento, con i primi ad andarsene proprio noi (otto persone) con contratto determinato e tante promesse alle spalle.
Quindi dal mio punto di vista questa fase di paura, di incertezza, di non sapere che fine fare l' ho già vissuta almeno un'altra dozzina di volte nel corso di questi cinqueanniessettemesi. Non ho quindi i sentimenti di terrore che invece hanno altri con figli, mutui e anni e anni di lavoro qui dentro. In un certo senso io ci sono abituato.
Mi sono arreso e una situazione del genere non credevo potesse esistere.  Sindacati a braccetto con l'azienda. L'azienda che crede di operare in un paese del terzo mondo. Istituzioni che ci considerano come un negozio del corso che chiuderà per poco commercio... Quindi non credo più in niente. Nè nello sciopero come arma, nè nel rimboccarsi le maniche per provare a ripartire".

"Credo sia importante ogni tanto assumere un punto di vista altro... altrimenti si rischia di essere schiacciati dalle IDEE e io non ho IDEE e IDEALI, ma solo speranze, sogni, intuizioni e spero ogni giorno di aprire meglio gli occhi e diventare una Persona, nn un numero, nn un povero operatore del 119 con cui ogni idiota si scaglia senza capire nè vedere oltre... e chi sta dalla mia parte oggi, se anke io sn contro me stesso e i miei simili...

certo leggerai disillusione nelle mie parole, quella di un giovane che ha smesso di rincorrere chimere e cerca di capire il Paese ke ama e in cui vive, in cui è cresciuto.... nel '94 avevo 15 anni... Italia 1 , il grande Milan, le riviste Mondadori, hanno rappresentato la mia formazione, umana culturale e spirituale.... scrivile queste cose nel tuo prossimo post...
io come sempre sarò quello che risponde "Benvenuti nel servizio clienti Tim, come posso aiutarla" e ascolterò Bob Seger e la sua Feel like a number".

Non storie drammatiche, alla fine, ma semplicemente racconti di usuale disillusione. Dietro ai numeri (delle statistiche, delle analisi, delle proposte), persone:  persone come tante, ignote, non dotate di meriti particolari o di particolari talenti. Gente normale. Ma chissà perché, in questo nostro strano paese, proprio la normalità è diventata una colpa o un fardello.

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|categoria: politica, giovani, attualitĂ , societĂ , universitĂ 




21/07/2009

MI pareva che qualcosa non tornasse

L'idea di una folla di prof con il coltello fra i denti, pronti a  vendicarsi di bulli e somari grazie ai provvidi strumenti approntati per loro dalla serafica Gelmini nella sua crociata contro la scuola figlia del '68,  mi turbava un po'. Più che altro, le lodi innalzate all'aumento delle bocciature e alla riconquistata serietà mi puzzavano di propaganda a buon mercato.

In effetti, pare che le cose stiano un po' diversamente e che i numeri non tornino, almeno stando a questo timido articolo di "Repubblica", l'unico finora reperito sull'argomento, che afferma:

I bocciati agli esami di terza media sono appena lo 0,48 per cento. Durante l'estate 2008 se ne contarono un numero maggiore (lo 0,53 per cento), differenza che si accentua se si prendono in considerazione i dati relativi ai soli ragazzini delle scuole statali: 0,45 nel 2009, contro 0,53 del 2008. Anche sui bocciati al superiore le prime stime ministeriali parlavano di crescita, per scoprire più tardi che è vero il contrario: 13,8 per cento di bocciati nel 2008 e 13,6 quest'anno.

Sarebbe interessante ascoltare nuovamente le opinioni dei sedicenti esperti, nostalgici di Don Milani o suoi acerrimi avversari,  a suo tempo prontamente intervistati da giornalisti frettolosi, su queste cifre abbastanza diverse rispetto a  quelle sparate da un Ministero poco accorto.

Io me le spiego così:
a) la scuola italiana (pubblica), nel complesso, non è quella giungla che a più riprese è stata evocata da mass media e politicanti;
b) i professori non sono marionette e sanno benissimo che le bocciature non risolvono di per sé problemi strutturali che hanno ben altre radici e motivazioni;
c) a bocciar troppo, fra l'altro, ci si rimette il posto: siamo in una fase di tagli selvaggi e isterici, vengono accorpate finanche le quinte, se  scende sotto i venti alunni una classe rischia di essere cancellata senza se e senza ma (e gli alunni superstiti  costretti a spostarsi per chilometri e chilometri, se vogliono concludere il loro corso di studi).

Conclusione? Piantiamola di prenderci in giro.
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|categoria: politica, scuola, societĂ 




18/07/2009

Il blogger sciopero del 14 luglio è stato un po' patetico?

Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli?  "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno)  è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".

Più belle ancora le affermazioni di Brian Boitano: "(Michele Ficara)
ha ragione quando parla di un nuovo popolo di fedayn digitali , che hanno necessità di mostrare la propria (poca, a mio avviso visti i risultati delle ultime tornate elettorali) forza, in barba ai principi, assolutamente trasversali, di libertà digitali  per il quale web è nato, e che sta perdendo proprio per causa dell’incapacità della politica di incontrare le richieste dell’elettorato".

Insomma, visto che ho aderito, sarei, nell'ordine: una marionetta agli ordini di un capobastone (Gilioli, se non ho capito male), una fedayn digitale (dai, questa mi piace), una blogger sconosciuta in cerca di visibilità, una che non ha idee e che ha rimediato un espediente qualsiasi per il post del 14 luglio.

Mah. Non potrei aver aderito solo perché il ddl Alfano mi pare una bestialità? Non potrei aver aderito solo per amore di discussione, prima, durante e dopo (e infatti su facebook con qualcuno ho civilmente e proficuamente discusso)? Non potrei aver aderito solo per manifestare, in un modo che mi pareva accettabile, il mio piccolo, piccolissimo dissenso? E diamine: anche se non me lo ribadite con sussiego, lo so bene che non si tratta di uno sciopero "vero" (è un po' come quello degli studenti, ai quali puntualmente noi prof ricordiamo che il danno lo fanno solo a  se stessi, visto che non hanno potere economico. E loro, com'è ovvio, rispondono: "O.K. prof, ma allora come riusciamo a farci sentire?")!  Detto questo, per me è legittima ogni forma di pacifico confronto, nonché di accesa polemica, soprattutto se serve a disseminare la Rete di quella consapevolezza che talvolta manca fra i peones della cosiddetta "informazione dal basso". Appunto, la famosa e citatissima trasversalità.

Poi ha ragione Zambardino che coglie uno spunto importante di Guido Scorza: vediamo se da tutta questa frenesia può uscire
"una dichiarazione dei diritti del cittadino digitale. Un manifesto alto, da discutere senza bullshit di marketing e stipendi di funzionario da difendere. Dai, forza, che forse stavolta ce la facciamo a parlarci".

Post Scriptum (apparentemente) off topic.
Ora datemi pure della prof pignola. Ma sapeste quanto si fa drammatico il mio sconforto quando ritrovo nei post di chi sicuramente, per ruolo e mansioni, gode di ben altra visibilità rispetto alla sottoscritta (e la fa pesare) un bel numero di sciatterie ortografiche e contorcimenti sintattici di varia misura e entità. E sì che esiste anche un meritorio gruppo su facebook, intitolato "Un po' si scrive con l'apostrofo, non con l'accento"!
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|categoria: tecnologia, blog, internet, giornalismo, media e comunicazione, societĂ , web 20, diritto alla rete, sciopero dei blog




01/07/2009

Statistiche 2

Qualcuno ricorda il mio post di un paio di giorni fa, che commentava la statistica secondo la quale per il 47% dei turisti stranieri l'Italia è un paese stupendo? Ecco, ho idea che i due fidanzatini giapponesi, ai quali è stato propinato un conto da 579,50 euro per un pranzo in uno dei locali caratteristici della Capitale, finiranno di necessità nell'altro 53%.
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|categoria: cronaca, societĂ 




29/06/2009

Statistiche

Io non mi intendo granché di statistiche e non voglio fare la catastrofista, ma se questa (da me ascoltata nel corso del Tg5, ovviamente celebrata in toni trionfalistici, e ritrovata online sulle pagine del Quotidiano Net) è vera, ossia che il 47% dei turisti in visita nel nostro Paese giudica l'Iitalia un paese stupendo (e per il 43% gli Italiani sono un popolo meraviglioso e per il 37% le nostre città sono bellissime), non è che all'altro 53% (più di uno su due, quindi) facciamo un po' schifo?
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|categoria: segnalazioni, viaggi, attualitĂ , societĂ 




28/06/2009

Come volevasi dimostrare (caro Vittorio Zambardino e C., un po' ve la cercate)

Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.

Vittorio Zambardino (che arriva addirittura a parlare di "emergenza correzione" , nei commenti al suo ultimo post, si è tirato giustam
ente dietro le ire di prof che dell'argomento ne sanno quanto e più dei pargoli. Giovanni Boccia Artieri, di sicuro più equilibrato (ma forse un momentino sviato della sua imprevista ascesa nell'olimpo delle fonti per il compito, accanto a Italo Svevo e a ... Francesco Alberoni) si lancia nella proposta, peraltro condivisibile, di usare i temi (saggi brevi, in realtà, o articoli di giornale) come campione statistico per misurare la consapevolezza di sè  e del loro vissuto che i nativi digitali hanno: ovvia, facciamolo! Mi sa che uscirebbe qualche sorpresa per gli entusiasti della mutazione in atto: magari che i ragazzi sono molto più passivi e convenzionali e banali e, sì, ignoranti, di quanto i vati della "tecnica che si fa cultura" (uào) non pensino. Che i nativi digitali, con tutto il rispetto, rischino di identificarsi con gli I.A.P. (Idioti Abbastanza Preparati) di cui qualche anno fa parlava Savater? 

Per quanto mi riguarda, preferirei un altro genere di statistica: come è andato il compito di matematica? Perché le chiacchiere sono chiacchiere, ma la scienza è scienza, to' (aggiungo
un link, per gradire: ma siccome l'articolo di Ruggero Zanin è riccamente argomentato e non so quanto adatto alla lettura rapida e sincopata tipica della Rete, chissà se  il mio riferimento potrà essere utile ai profeti delle cosiddette "conversazioni dal basso", quelle stesse conversazioni che diffondono, ahimé, con efficacia virale, il contagio esiziale della banalità)

postato da floria1405 alle ore 11:44 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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|categoria: scuola, cronaca, scienza e tecnologia, giovani, media e comunicazione, societĂ , web 20, virale




26/05/2009

Se il Vecchio Corruttore riuscirĂ  a rovinarsi con le sue mani, vi siete chiesti quale sarĂ  l'alternativa?

Facciamo finta che il pressing su Berlusconi e la telenovela Letiziopoli sortiscano quell'effetto che i più acerrimi antiberlusconiani si augurano (e non solo loro). Poniamo che Berlusconi davvero sia costretto alle dimissioni (a proposito: ricordatevi della petizione già segnalata ieri), non tanto per i reiterati attacchi alle istituzioni, i tentativi di manipolazione della Costituzione, l'azione obiettivamente corruttrice sulla vita pubblica, ma per quella che già a suo tempo Feltri definì una "faccenda di gnocca" destinata a perderlo. Sogniamo che il risultato elettorale ampiamente previsto sia ridimensionato, se non addirittura rovesciato, o quasi. Passata l'euforia ... e poi?

Già: E POI?

Mai nessuno che si faccia questa domanda. Tutti sguazzano allegramente nel letame nella speranza che il Grande Corruttore finisca affogato nella latrina. Ma non trovo nessuno che cerchi di lanciare uno sguardo provvido verso le possibili alternative, a questo punto si spera più profumate. Anzi no, qualcuno l'ho trovato: Diego Bianchi scommette sulla Lega, il che è possibile, anzi probabile. Per quanto mi riguarda, punto sull'on Fini, sicuramente più presentabile nella buona società di quanto non siano gli esponenti leghisti, moderato, gentile, simpatico, laico, ottimo oratore, a tratti, almeno in apparenza, più progressista di Franceschini & Co. Mi pare si stia discretamente preparando a riscuotere il suo premio ( e mi sa che sia più lungimirante di quanto Panebianco non pensi).

Insomma, se alternativa ci sarà, sarà tutta interna al blocco politico attualmente al potere, perché la Sinistra
latita e pare comunque incapace di elaborare un progetto credibile, al di là degli strilli scandalizzati contro Berlusconi (alla cui ascesa, non dimentichiamolo, hanno ampiamente contribuito esponenti di spicco dell'attuale opposizione: per supposta convenienza, per incapacità strategica, per inettitudine, per stupidità, per manacanza di ideali davvero sentiti, per presunzione ... io non lo so, ma Berlusconi non è impresentabile da oggi, è sempre stato IMPRESENTABILE: eppure si trova dove si trova, e qualche responsabilità ce l'hanno anche i suoi supposti avversari, no?).
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|categoria: politica, personale, societĂ 




24/05/2009

Povero sig. Letizia ...

 
...  mi sa che alla fine si troverà a querelare un bel po' di gente. Magari, se è vero che le vuole bene come un padre, l'on. Berlusconi potrebbe decidersi a rispondere con chiarezza e coerenza alle domande di Repubblica proprio per rispetto della giovane Noemi, vera vittima sacrificale di tutta la faccenda (ha diciotto anni, non dimentichiamolo, e si è rapidamente trasformata nell'icona di questi tempi volgari e sconfortanti). Il Premier potrebbe muoversi per una questione d'affetto, diciamo, visto che i sottintesi politici della vicenda evidentemente gli sfuggono.

Da Repubblica: E intanto Benedetto Elio Letizia, padre di Noemi, annuncia, in un comunicato dettato all'agenzia Ansa dal suo legale, l'avvocato Giulio Costanzo, la decisione di querelare Repubblica e Gino Flaminio (ex fidanzato di Noemi). Secondo Letizia, "il racconto reso dal signor Flaminio, apparso oggi sul quotidiano la Repubblica e relativo a mia figlia Noemi, è gravemente diffamatorio, perché le attribuisce cose mai fatte nè dette nè pensate. Ciò che si legge è un nuovo momento di mera notorietà che il quotidiano la Repubblica, strumentalizzando, ha voluto concedere al signor Flaminio, a danno nuovamente dell'immagine di mia figlia Noemi".

"Ovvio - conclude Letizia - che il signor Flaminio, nonché il quotidiano la Repubblica, dovranno rispondere di tutto in tribunale. Abbiamo già chiesto, infatti, ai nostri legali di redigere e sporgere querela. Naturalmente saranno chiamati a rispondere anche tutti coloro che dovessero riprendere in tutto o in parte questa incredibile narrazione".

P.S Blogger, fate attenzione!


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|categoria: politica, societĂ 




21/05/2009

Berlusconi, Noemi e le signore della buona borghesia

Io ho una cara amica alla quale voglio molto bene sebbene sia esattamente il mio opposto: molto perbenista, molto signora-bene, se vogliamo anche un po' moralista, di vedute non esattamente ampie. E, per di più, berlusconiana. A parte questo, è una bravissima persona, onesta, disponibile, precisa, attenta. Pensate forse che sia rimasta scossa più di tanto dalle disavventure coniugali del premier? Macché. Ha sposato in toto la tesi del complotto della sinistra e recita come un mantra la vieta accusa all'opposizione di basare tutta la sua azione politica sull'antiberlusconismo acritico. Del caso Mills non vale  la pena di parlare, tanto la reazione è scontata. Della proposta berlusconiana di un disegno di iniziativa popolare per ridimensionare il Parlamento "perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale", proposta lanciata oggi dal palco dell'assemblea di Confindustria, gioverà non discutere nemmeno: posso immaginare le risposte.

Ora, noialtri possiamo tranquillamente continuare a rilanciare le famose dieci domande di Giuseppe D'Avanzo pubblicate da Repubblica sul caso Letizia, vieppiù solleticati dal resoconto piccante di una cena a Palazzo Madama offerta dal Premier  a 60 imprenditori protagonisti del made in Italy, cena alla quale avrebbe partecipato, non si sa a che titolo, la bella Noemi.  Quale sarà l'esito dello scandalo, sul quale in molti continuano a sprecare fiumi di parole, lo vedremo al momento delle elezioni: onestamente penso che non sposterà un voto. La cena si è svolta a novembre ed è singolare che salti fuori solo ora: segno evidente che, se non fosse stato per Veronica, sia questa, sia la famosa festa di Casoria, sarebbero state bellamente ignorate da tutti o quasi, o interpretate come fatti normali, comunque digeribili dallo stomaco di ferro del popolo italiano, per bacchettone, moralista e perbenista che sia. Meraviglioso: il destino politico dell'Italia affidato all'indignazione di una moglie tradita.

E qui casca a fagiolo, come si dice, il commento fulminante di Pier Luigi Tolardo al post di Mantellini (Sbugiardare in piccolo) che linka alla notizia di Repubblica relativa alla cena di novembre: "Che forti gli italiani: pagano le tasse più alte d’Europa in cambio dei servizi peggiori, rimandano indietro i poveracci, hanno i salari più bassi del mondo occidentale, hanno perso il 30% del potere d’acquisto in 5 anni ma muoiono dalla voglia di sapere se un vecchio rinconglionito, che loro stessi a grande maggioranza hanno eletto Premier, si fa una ragazzina".
Che dire? Complimenti per la sintesi.
postato da floria1405 alle ore 21:03 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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Contaminazioni
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di
Lorenza Boninu

Chi sono

Utente: floria1405
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?


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