contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
30/06/2009

Lezioni di giornalismo


Dunque il nostro beneamato lider màximo è stato contestato per ben due volte in poche ore, da un capo (Napoli) all'altro (Viareggio) della Penisola. Ma che cosa è veramente successo in quei momenti? Diciamo che ognuno la racconta come gli pare.

Di seguito un video (non televisivo) della contestazione viareggina





Straordinari i resoconti giornalistici della contestazione.
Libero:
Momenti di tensione si sono registrati al suo arrivo: un gruppo di persone lo ha contestato urlando "buffone" e "vergognati" e fischiandolo. Erano però presenti anche alcuni sostenitori del premier che lo hanno applaudito. Per cercare di stemperare gli animi, la conferenza stampa in programma alle 17 è stata annullata.

Il Giornale: Qualche contestatore ma anche molte persone che lo applaudivano avevano accolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi anche durante il sopralluogo. Quando il premier è uscito dall’auto è partita una salva di fischi da uno sparuto gruppo di contestatori, che sono stati poi allontanati da altri presenti che invece applaudivano.

L'Unità:
A Viareggio è giunto il capo della protezione civile Guido Bertolaso e nel primo pomeriggio Silvio Berlusconi che già in mattinata aveva annunciato: "Vado a Viareggio per prendere in mano la situazione". Appena arrivato sul luogo della tragedia però il premier è stato accolto soprattutto da fischi e da urla di buffone. Poi è andato al municipio e la scena si è ripetuta. Applausi ma anche fischi.

Il Corriere (che peraltro riporta anche servizi audio e video non così coerenti con il testo): Il premier si è soffermato con i vigili del fuoco chiedendo spiegazioni sul tipo di intervento che si sta realizzando ed è passato davanti alle abitazioni che sono crollate e dove si cercano ancora alcuni dispersi. Al suo arrivo nella zona dell’incidente in Largo Risorgimento Berlusconi è stato contestato da un piccolo gruppo di cittadini. Dopo momenti di tensione tra chi protestava e alcuni gruppi di sostenitori del premier, il presidente del Consiglio è stato applaudito. Poi diretto al Municipio. La visita è durata circa 15 muniti.

La Repubblica: Accolto dalla contestazione di un gruppo di persone, con fischi e urla di "buffone". Una protesta che coinvolge alcune centinaia di persone; ci sono anche momenti di tensione con la gente che invece lo sostiene.  "Sono stato al telefono finora con Bertolaso - aveva detto Berlusconi in mattinata, da Napoli - abbiamo già provveduto a trasferire i feriti più gravi negli ospedali e poi subito andrò a Viareggio a prendere in mano la situazione". Ma al suo arrivo le cose si fanno difficili. Un gruppo di cittadini presenti nella zona dell'incidente, in largo Risorgimento, non gradisce la sua presenza e gli grida a lunfo "vergogna", "vai a casa, i morti sono nostri" e frasi simili. Dopo momenti di tensione tra contestatori e sostenitori, il presidente del Consiglio riceve anche degli applausi, e si dirige poi al Municipio. La visita dura circa 15 minuti. La gente, fuori, continua a protestare. "Nel prossimo Consiglio dei ministri dichiareremo lo stato d'emergenza", annuncia il capo del governo. Poi esce dal retro. Mentre il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli esce sul davanti, e viene anche lui investito da urla e fischi dalla gente. Che nel frattempo è aumentata.

Insomma, voi ci capite qualcosa? Quanti erano i contestatori? Quanti i sostenitori? Mi appello ai viareggini che eventualmente leggano questo blog.

Di telegiornali ne ho seguiti quattro: su Sky, su Rai2 (dove si è parlato di contrapposizioni fra "fazioni"), su La7 (che ha dato più spazio alla contestazione napoletana e al commento abusato del premier sulla "sinistra" che rema contro) e, naturalmente su Canale 5. Il TG5, in ogni caso, ha sfiorato il sublime. L'inviato ha più o meno commentato così: "Unico neo in una giornata che avrebbe dovuto essere dedicata al silenzio: un gruppetto di facinorosi che ha contestato Berlusconi, zittiti da comuni cittadini" (Il sito del TGCom in confronto è molto più neutrale).

Insomma, sappiatelo:  nel concetto del giornalista del Tg5, se contestate verbalmente Berlusconi, siete  dei facinorosi, se lo appaludite, siete dei comuni cittadini.
 
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27/04/2009

Ma che c'entra Morgan con il 25 aprile?

E' una domanda che qualcuno si è posto, quando Morgan è stato invitato nella mia Città, Piombino, in occasione del 25 aprile, per qualificare con la sua presenza la decisione di dedicare il "Centro Giovani" a Fabrizio De André. L'Amministrazione Comunale è stata all'incirca accusata di aver svuotato di senso la festa della Liberazione chiamando un personaggio da "reality", un'espressione di quel vuoto ideale e intellettuale che ormai si riversa quotidianamente nelle case degli Italiani dagli schermi televisivi: e tutto questo, con ogni probabilità, per biechi scopi elettorali.

Mah, non è che io spasimi per Morgan, anche se riconosco al personaggio un suo fascino. Morgan è stato artista tutto sommato abbastanza di "nicchia", forse più famoso per il suo tormentato rapporto con Asia Argento che per la sua musica, sebbene i Bluvertigp siano stati una delle migliori realtà musicali degli anni Novanta. Tuttavia Morgan ha riguadagnato visibilità mediatica  presso l'informe pubblico televisivo appunto con la partecipazione a X Factor: da lì è entrato nel cuore delle ragazzine, quelle che magari non hanno mai sentito parlare né di David Bowie, né di Fabrizio De André.

Strana scelta quella di Morgan, ma non incomprensibile: si è "venduto" al popolo dei reality che, dal basso della sua generica ignoranza, ha immediatamente osannato la sua cultura musicale (basta poco per apparire sensibile musicista, vedi il caso di Giovanni Allevi), anche se poi, alla fine, dal teatrino di X Factor è uscita una Giusy Ferreri con una canzone di Tiziano Ferro, e gli Aram Quartet, vincitori lo scorso anno con un pezzo dello stesso Morgan, "Chi (Who)", si sono rapidamente eclissati. Stringi stringi, i tre finalisti di quest'anno erano quanto di più "nazional popolare" si potesse ipotizzare: Matteo con la sua bella voce tenorile, Juri con quell'aria da bravo ragazzo, i Bastard con le loro supposte trasgressioni formato famiglia.

Morgan non è uno sciocco e avrà fatto bene i suoi conti. A questo punto, che dire? Avevano forse ragione quelli fra i miei concittadini che avrebbero preferito Ivan Della Mea o i Modena City Ramblers? Onestamente,  penso di no.

Sono andata in piazza al concerto di Morgan. Non l'ho visto fino alla fine perché mio figlio (evidentemente di pressione bassa come la sottoscritta, vedi la mia avventura al concerto dei Queen) ha avuto la sciagurata idea di svenire in mezzo alla calca e quindi abbiamo ingloriosamente terminato la serata al pronto soccorso. Colgo l'occasione per smentire ufficialmente il Tirreno: non è vero che quando Francesco (fortunatamente citato nell'articolo in forma anonima: tanto ci pensa mamma a sputtanarlo sul blog) si è accasciato, Morgan abbia rivolto uno sguardo dispiaciuto al malcapitato. Ha ovviamente continuato il suo show, ci mancherebbe altro. Beh, comunque quello che sono riuscita a vedere non mi è dispiaciuto.

Soprattutto un aspetto  mi ha colpito e, tutto sommato, convinto che la scelta dell'Amministrazione non sia stata sbagliata. Morgan cantava De André e i ragazzi attorno a me non ne sapevano niente. Ha esordito con La Canzone dell'Amore Perduto e una giovane pimpante fan del Nostro si è voltata verso un'amica e ha chiesto: "E questa che è?" "Mah - si è sentita rispondere - una canzone vecchia". Ora, può darsi che sia fin troppo ottimista, ma voglio sperare che qualcuno, attraverso Morgan con il suo ciuffo, il suo chinotto e le sue sigarette da falso maudit, arrivi a De André e alla Domenica delle Salme. E questa sì, che c'entra con il 25 aprile, specialmente oggi.

 

Fra l'altro Morgan ha cantato anche  "Morire per delle idee". Straordinaria: bene che gli adolescenti  l'abbiano ascoltata, ignari come sono di De André (e di Brassens). E magari può aver fatto bene anche a qualche adulto, un po' troppo aduso alla retorica, il grande male del nostro popolo, sempre pronto alla chiacchiera e all'indignazione a comando ma poco alla coerenza e all'impegno veri. 

Concludo postando uno dei video che sono riuscita a riprendere. Magari, dopo De André, qualche giovane andrà anche ad informarsi su chi sia stato Piero Ciampi, perché no?

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24/04/2009

Note stonate

Prima nota stonata. Non ne parla quasi nessuno, a parte Il Giornale e pochi altri. Ma il licenziamento in tronco di 29 dipendenti di All Music (su 37), a seguito dei pessimi risultati economici della televisione del Gruppo Editoriale L'Espresso, fa pensare. A casa non vanno i volti noti, beninteso, ma il personale tecnico, gente da 1500 euro al mese. Chiudono gli studi di produzione, ma il lavoro sarà affidato ad agenzie esterne: una canzone vecchia. I dipendenti in agitazione sostengono che la responsabilità non è da attribuire alla crisi mondiale ma ad un'errata gestione che ha finito per penalizzare gravemente i lavoratori: insomma, com'è tristemente usuale, le ultime ruote del carro pagherebbero, e molto salato, le colpe del management. I soldi sono soldi, e non c'è progressismo che tenga: Carlo De Benedetti non fa una bella figura. Si invocano le normative esistenti,  ci si scusa sentitamente, si sbandiera il doveroso rammarico, ma intanto la gente va a casa. Tutte le informazioni sulla vicenda sono pubblicate sul sito aperto dai dipendenti in lotta per il loro posto di lavoro: FALL MUSIC. Il silenzio dei media è quasi assordante: forse 29 licenziamenti sembrano poco significativi, stante la difficile situazione economica, ma badate bene, si tratta di una televisione, il che rappresenta un dettaglio non trascurabile.

Seconda nota stonata. Leggo questo post di Leonardo e mi chiedo: "Ma di che cosa sta parlando?" Lasciamo perdere il giudizio di merito sui "Bastards". Sono giovani, sono pop, sono carini, piacciono alle ragazzine. Immagino che questo sia quanto di meglio possa concedere questo genere di programma. Ma non mi farei troppe illusioni. Il meccanismo di X Factor pare sia questo, ampiamente pilotato dalle major. Altro che televoto.

Terza nota stonata. L'hanno detto e l'hanno fatto. LastFm è diventata a pagamento. Magari abbonarsi non ti manda in rovina, ma l'impossibilità di ascoltare la radio finisce per penalizzare proprio quegli artisti cosiddetti "emergenti" che si servivano di questo canale per promuovere la loro musica. Benissimo, possono tutti tentare di sedurre Mara Maionchi. Presentandosi al provino cantando roba medievale, come i Bastards.

(Io, intanto, sto naturalmente ascoltando Together Through LIfe di Bob Dylan. E questa non è una nota stonata)



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18/03/2009

Perché no?

Perché non candidare Alessandro Baricco alla Presidenza della Rai?

Beh, non è che Baricco riscuota la mia massima simpatia. E tuttavia, qualche settimana fa,
il suo discusso intervento su Repubblica (Basta soldi pubblici al teatro, meglio puntare su scuola e TV) mi ha convinto. Può piacere o non piacere, ma la verità vera è che un'autentica promozione culturale non può che passare dalla scuola (pubblica), quella stessa scuola che da anni ci si studia con impegno di smantellare in ogni modo possibile e immaginabile (al punto che mi sono a volte ritrovata a pensare ad una consapevole strategia bipartisan di rimbecillimento di massa). E dopo la scuola, duole dirlo, c'è la  televisione: sempre più scadente, sempre più desolante. Eppure, anche qui, anche in provincia, è tutto un fiorire di iniziative, settimane della cultura, festival vari, fiere e conferenze, appuntamenti teatrali, cicli di performance musicali, regolarmente foraggiati con i soldi pubblici. Gli spettatori? Sempre i soliti quattro gatti. Gli altri se ne stanno rintanati in casa, davanti alla scatola magica, catturati dall'angoscioso dilemma: il martedì,  meglio Amici o X Factor?

Scrive Baricco, a proposito di Berlusconi e del suo roboante successo:
Bastava mettere su tre canali televisivi per aggirare la grandiosa cerchia di mura a cui avevamo lavorato? Evidentemente sì. E i torrioni che abbiamo difeso, i concerti di lieder, le raffinate messe in scena di Cechov, la Figlia del reggimento, le mostre sull'arte toscana del quattrocento, i musei di arte contemporanea, le fiere del libro? Dov'erano, quando servivano? Possibile che non abbiano visto passare il Grande Fratello? Sì, possibile. E allora siamo costretti a dedurre che la battaglia era giusta, ma la linea di difesa sbagliata. O friabile. O marcia. O corrotta. Ma più probabilmente: l'avevamo solo alzata nel luogo sbagliato.
(notare l'eleganza con la quale vengono usati gli aggettivi "friabile", "marcia", "corrotta" ...  ah, la nobile arte dell'allusione!)

L'intervento di Baricco ha suscitato varie reazioni. Non sto qui a riassumerle tutte: ma Baricco per lo più ha ragione quando dice che spesso chi ha risposto  non  ha mostrato di aver letto per intero, o almeno con sufficiente attenzione, il contenuto della sua provocazione (come Scalfari: che mi pare stia parlando sostanzialmente di altro).  E conclude: Sarà vent'anni che, più o meno confusamente, penso le cose che ho detto e posso testimoniarlo serenamente: non ho mai visto passare un giorno che secondo voi fosse quello giusto per dirle. Sempre stai a disturbare la delicatissima partita a Risiko che state giocando. E invece pensare è un gesto che non può farsi dare il calendario dalla politica.
Quando cerchiamo di abbozzare idee formate, schizzare modelli alternativi, immaginare soluzioni inedite, stiamo facendo un gesto lungo, sporto nel futuro: stiamo cercando di arrivare puntuali a un appuntamento che avremo tra anni: non domani, non alla prossima riunione sindacale, non alla prossima seduta della Commissione parlamentare, non alle prossime elezioni. Per quello c'è la politica. Ma riflettere, è un'altra cosa. Una cosa che non dobbiamo temere, anche quando strategicamente è scomoda. Un compito per cui nessun giorno è sbagliato.


Perché mai tiro fuori adesso questo dibattito già un po' datato? Perché proprio oggi ho ricevuto via Facebook questo messaggio, che riporto integralmente:

I
n più di quattrocento, via FaceBook, chiedono la nomina di Alessandro Baricco alla presidenza della Rai. Su iniziativa di Giulio Mozzi

Sono più di quattrocento. Tra loro ci sono Guido Michelone, saggista e docente di Storia del jazz; le scrittrici Sandra Petrignani, Maria Pia Quintavalla, Elisabetta Liguori, Carla Menaldo, Silvia Torrealta, Evelina Santangelo; gli scrittori Giuseppe Genna, Christian Frascella, Matteo Galiazzo, Giorgio Nisini, Massimo Cassani, Michele Governatori, Roberto Tossani, Federico Platania; la poetessa Giovanna Frene; l’editore Luca Sossella; l’editrice Chiara Fattori; l’editor Paolo Repetti; il gruppo letterario Sparajurij; l’anima del Premio Chiara Bambi Lazzati; il fotografo Luigi Tirittico; la direttrice della Scuola Holden Lea Iandiorio; l’editor Alessia Polli; il copywriter Giacomo Brunoro; il gallerista Massimo Arioli; la linguista Francesca Serafini; l’italianista Alberto Bertoni; il blogger Bloggo Intestinale; Maria Luisa Venuta responsabile dell’area di ricerca Contabilità ambientale e flussi di materiali del Crasl dell’Università Cattolica; l’architetto Fausto Carmelo Nigrelli; il sacerdote Fabrizio Centofanti, fondatore del blog «La poesia e lo spirito»; e poi semplici lettori & teleutenti, librerie, associazioni culturali, compagnie teatrali, e chi più ne ha più ne metta.

Tanti professionisti della cultura, e tanti «consumatori» di cultura, hanno aderito all’appello donchisciottesco lanciato via FaceBook dallo scrittore (e consulente editoriale, e curatore in rete del bollettino cult vibrisse) Giulio Mozzi per chiedere la nomina di Alessandro Baricco alla presidenza della Rai. «Alessandro Baricco è un intellettuale di fama nazionale e internazionale», dice il brevissimo testo dell’appello; «i suoi libri sono molto amati, ha lavorato con successo nel e per il teatro e il cinema, ha notevoli competenze musicali, ha curato uno dei programmi televisivi culturali più belli e seguiti. Perché non chiamarlo alla presidenza della Rai?».

Nel gruppo in FaceBook non mancano, ovviamente, gli scetticismi, i distinguo, le frecciatine e le indignazioni. «Visto che De Bortoli ha rifiutato quando ha capito che non avrebbe contato nulla, quale posto migliore per Baricco?», scrive nella bacheca Rodolfo Marotta, dirigente di movimento in Rete ferroviaria italiana nonché appassionato jazzista. «Mozzi e compagnia brutta, dovreste vergognarvi! Siete così miseramente ridicoli in questa proposta da minus habens che non posso che insultarvi tutti», tuona l’attore Orlando Cinque; e Saverio Fattori giudica addirittura «scorretta» la recente presa di posizione di Baricco proprio a proposito della distribuzione di risorse tra televisione e altre attività culturali tradizionalmente considerate più “nobili”. D’altra parte Pino Mercuri, pur non condividendo del tutto quella presa di posizione, conclude: «Credo che alla Rai, almeno finché ci sarà bisogno di una televisione pubblica, Baricco farebbe molto bene».

Claudia Casolaro si dice preoccupata che anche Baricco «come autore, pensatore, insomma pensiero “libero”, vada a impantanarsi», essendo quello della Rai «un terreno sconnesso e pieno di insidie»; e Valentina Pigmei si domanda: «Ma con quale coraggio uno potrebbe accettare di finire in un tale groviglio politico?». Alberto Bertoni: «Ma Baricco merita un incastro del genere?». Stella Brandini: «L’iniziativa è da condividere, ma Baricco merita questo uso?». D’altra parte, scrive Alessio Iarrera, deve pur cambiare, prima o poi, la «rosa culturale» italiana.
 
Ora io mi chiedo: perché no? E in alternativa propongo Baricco come prossimo ministro della Pubblica Istruzione: peggio della Gelmini non potrà fare. Anzi.

(Ah, se condividete, diffondete)

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20/01/2009

Nausea da reality

Tanto per alleggerire l'atmosfera di questo blog. La vostra Floria sta vivendo una fase musicale molto blues ed è scarsamente attratta dal cosiddetto "easy listening". Sarà per questo che, dopo la prima puntata, ha deciso che quest'anno X Factor non è cosa. Snobismo? Può essere. Giuro, tuttavia, che quando sfaccendo per casa (oddio, non è che io sia questa gran casalinga), non vado alla ricerca di un sottofondo particolarmente impegnato: mi va bene, per dire, anche Beyoncé.

No, la verità è che non tollero più quello sciagurato terzetto che fa finta di parlare di musica: la  starnazzante Ventura sempre più simile ad un ibrido fra la gallina e la giovenca da latte; Morgan che recita ispirato la parte dell'impegnato musicista contro  (ma dove? su Rai 2?); Mara Maionchi con quell'accento da milanesotta in carriera e l'aria da sbrigativa commenda della musica. All'allegra combriccola si è aggiunto quello sciagurato, il cui nome mi sfugge completamente, che si occupa del look dei concorrenti: ma mi faccia il piacere. Uh, che barba che noia, che noia che barba! L'anno scorso mi sono divertita ma ora poi basta, il copione è scontato, i siparietti prevedibili, le battute stantie.

E dai, ma un posto televisivo mainstream in orario decente dove si parla di musica, si fa musica, si promuove musica, senza fronzoli e chiacchiere inutili,  farebbe poi così schifo? Boh.
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29/10/2008

Per quel che serve ...

... domani manifesteremo. Visto che sono appena tornata da un controllo dell'ottico che, ahimé, mi ha imposto i tristissimi occhiali da presbite, mi chiedo se questi tardivi rigurgiti "facinorosi" non siano per la sottoscritta un po' patetici. Può essere che, fidandomi delle esternazioni di Cossiga, che salverebbe i "docenti anziani" ma bastonerebbe a sangue le "maestre ragazzine", possa evitare, per meriti di età, le eventuali manganellate. Naturalmente scherzo e mi preparo spiritualmente alla levataccia di domani mattina con la ragionevole speranza che partecipare ad una manifestazione ufficialmente organizzata da tutti i sindacati della scuola non comporti particolari rischi.

Ma ... naturalmente c'è un ma. Il cosiddetto "decreto Gelmini" è diventato legge dello Stato solo oggi. Ma la legge 133, quella per la quale le Università (e non solo) si sono infiammate, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 21 agosto 2008, convertendo in legge il decreto  112 del 25 giugno 2008. Guardate bene le date. GUARDATE BENE LE DATE. Il 29 luglio 2008, su questo blog, la sottoscritta scriveva: In queste settimane, nell'indifferenza pressoché generale  e nella quasi totale inconsapevolezza della maggioranza dei cittadini, è in atto una vera e propria macelleria educativa, ovviamente con il pretesto della necessaria razionalizzazione del sistema dell'istruzione nel nostro Paese e sulla base di statistiche abbondantemente taroccate.

In un post successivo (31 luglio 2008) ribadivo: Ora, sarà bene rendersi conto che per quanto riguarda la scuola non ci sono soldi, anzi, per la verità non ci sono più nemmeno gli occhi per piangere (e la responsabilità del disastro, sia chiaro, è rigorosamente bipartisan). Però di questo nessuno si scandalizza. Una prova? Leggete qui: "Nei prossimi tre anni, per alleggerire la spesa della Pubblica amministrazione, la scuola dovrà lasciare sul campo 87 mila posti di insegnante e 42 mila e 500 di Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario). Sono previsti alcuni interventi strutturali non ben definiti (il ritorno al maestro unico alle elementari?) e non viene esclusa una nuova "razionalizzazione della rete scolastica italiana" che tradotto dal burocratese significa tagliare e accorpare scuole". 87 mila cattedre in meno: il che significa cancellare e accorpare scuole e classi, ritrovarsi con trenta o più alunni in aula, alleggerendo magari nel contempo il tempo scuola, come propone la leggiadra Gelmini (voglio proprio vedere da quale misterioso cilindro tirare fuori la fantomatica "didattica personalizzata" quando si fa fatica anche a ricordarsi il nome degli alunni di chi ti sta davanti: pensate a quei docenti - scienze, storia dell'arte ... - che si ritrovano sul groppone dieci o più classi).

Perdonate le autocitazioni. Aggiungo dunque un richiamo al post di Giofilo sull'Università, post del 30 luglio 2008.  E ora mi chiedo: in quegli afosi giorni estivi, quando si ponevano le premesse della situazione odierna, e chi aveva occhi per vedere si rendeva perfettamente conto che il risveglio autunnale sarebbe stato amarissimo, la cosiddetta opposizione dov'era? Dov'erano i sindacati? Dov'era l'informazione indipendente? Si allenavano già a quelle vacanze che qualche giorno fa il nostro beneamato premier consigliava a Veltroni? Perché sì, domani per dovere e per coerenza parteciperò alla manifestazione di Roma. Ma la manifestazione arriva tardi: e non perché il Decreto Gelmini sia stato approvato oggi, ma perché le scelte fondamentali sono state operate, nell'indifferenza generale, almeno cinque mesi fa. E perché la fase finale della macelleria educativa di cui parlavo nei miei post estivi è iniziata già con Padoa Schioppa e Fioroni ( al quale, a suo tempo, dedicavo la mia solita lettera aperta destinata a non essere mai letta dal destinatario di turno).

Ora Veltroni grida a gran voce: "Referendum Referendum!" Ho la spiacevole sensazione di essere presa in giro. Perché l'eventuale referendum sul decreto Gelmini, ammesso che una strada del genere sia davvero praticabile,  non toccherebbe affatto tutto il resto. E ora dirò qualcosa che forse scandalizzerà qualcuno. Quando il già citato Cossiga, nella famigerata intervista al QN, definisce il PD "un ectoplasma guidato da un ectoplasma", a parte l'immagine piuttosto pittoresca, non è che abbia tutti i torti. E quando Gelmini, nell'intervista al Corriere del 27 ottobre, alla domanda "Ieri Veltroni ha chiesto il ritiro del suo decreto e la relativa modifica della Finanziaria. E' possibile?" replica "Scusi, ma non ne vedo la ragione. La manovra economica è legge da giugno. IL PD è fuori tempo massimo." dal suo punto di vista dà l'unica risposta possibile.

E dunque noialtri domani andremo in corteo, perché a questo punto sembra la sola alternativa ad un silenzio che è stato imposto, a suo tempo, non solo da Berlusconi e la sua corte dei miracoli ma anche da un'opposizione evidentemente incapace di fare il suo mestiere. Andremo in corteo, e speriamo di essere in tanti, non perché strumentalizzati e illusi ma, al contrario, nel tentativo di far comprendere un disagio che va ben oltre lo sterile teatrino politico che questa classe dirigente, da una parte e dall'altra, recita a beneficio dell'ipnotizzato pubblico della TV. Andremo in corteo perché altrimenti, a questo punto, ci resterebbero solo il silenzio e il progressivo, irreparabile istupidimento davanti a qualche reality, in attesa del disastro finale.
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10/10/2008

Un fatto che non diventa notizia non è mai accaduto

La scuola italiana soffre e protesta. Oggi, manifestazioni degli studenti in tutta Italia. Anche qui, anche a Piombino. Mio figlio, nemmeno quattordici anni, matricola del Ginnasio, alle prese con le primissime esperienze di scioperi e manifestazioni, ha deciso di entrare in classe. Mi sono limitata a consigliare: "Fa' quello che ti sembra più giusto. Se vuoi protestare, protesta. Se vuoi entrare a scuola, entra. L'importante è che tu ragioni con la tua testa. Non ti dirò mai quello che dicono tanti genitori: - Guarda quello che fa la maggioranza, e fallo anche tu - Se so che hai usato il tuo cervello, e non quello degli altri, sarò sempre dalla tua parte, qualunque decisione tu prenda". Minuscole pillole di  materna saggezza. Lui ha concluso che una protesta limitata e invisibile non è una protesta. Che bisognerebbe inventare altri strumenti. Trovare la strada della visibilità. Un fatto che non diventa notizia, e soprattutto notizia televisiva, non è mai accaduto. E dunque ha rinunciato ad una bella passeggiata al sole e si è sorbito cinque ore di lezione.

E' ben vero che oggi esiste la Rete e che YouTube, i blog, i social network sono in grado di ripensare i criteri di notiziabilità. Guardate questi video, i primi due relativi alle proteste dei giorni scorsi a Pisa, il terzo al "flash mob" di Firenze (.quest'ultimo via ArtAut, blog al quale rimandiamo per ulteriori informazionii)




Credo che i vari cortei non dovrebbero dirigersi soltanto verso gli Uffici Scolastici, i Rettorati delle Università o il Ministero della Pubblica Istruzione. Penso che dovrebbero concentrarsi davanti alle Redazioni dei giornali e delle Televisioni. Occupare quei luoghi, costringere chi è deputato all'informazione a prendere atto che qualcosa sta succedendo, che il disagio è tanto, che grembiuli e voto in condotta, argomenti sui quali giornalisti ed intellettuali ci hanno deliziato per mesi,  sono solo fumo negli occhi, che il pensiero unico e il morbo dei reality ancora non hanno avvelenato l'intera società italiana, che le proteste non sono solo le manovre subdole di un'opposizione senza immaginazione ma il sintomo di un profondo e trasversale malessere che attraversa l'intero sistema formativo.
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13/09/2008

Denise, i bambini scomparsi e i Rom

C'è una mia amica, una molto sensibile ai temi sociali e sempre in lotta contro le ingiustizie vere o presunte, che, quando i miei figli erano piccoli, li invitava a stare attenti, se per caso c'era una carovana di nomadi nelle vicinanze "perché gli zingari rubano i bambini". Quando le feci notare che non esisteva un solo caso documentato e la esortai a piantarla di terrorizzare i miei figli, lei mi rispose che no, non era vero, mi sbagliavo, gli zingari li rubano i bambini, eccome!  E avrei fatto meglio a stare attenta.

Ora, immaginate di passeggiare tranquillamente con vostra figlia di otto anni in una città straniera. A una passante, una perfetta estranea, sembra che la bambina abbia qualche somiglianza con una piccola rapita qualche anno prima in un'altra nazione, un caso relativamente noto ma del quale non avete mai sentito parlare.. Avverte la polizia, e dunque vi fermano, vi interrogano abbastanza bruscamente, mettono in dubbio la vostra identità, non credono alle vostre ragioni, naturalmente balbettate abbastanza confusamente, vista la situazione, vi separano da vostra figlia  (di otto anni, non dimentichiamolo e quindi debitamente terrorizzata dal repentino distacco) che viene sbattuta in qualche casa-famiglia in attesa che la vostra posizione si chiarisca. Nel frattempo i giornali strombazzano i dettagli più strampalati, e lasciano presagire che in breve giustizia sarà fatta: la perfida ladra di bambini (voi) punita e la vittima restituita alla famiglia d'origine. La faccenda si scioglie, effettivamente, ma non nella direzione auspicata dalla stampa,  e grazie al DNA potete dimostrare che sì, siete la madre naturale, che no, non avete rubato nessuna bambina. Se vi capitasse una cosa del genere, credo che vi irritereste non poco, magari scrivereste ai giornali e forse ci scapperebbe anche una bella denuncia, che ne so, per abuso d'autorità, diffamazione o qualcosa del genere.  Se viceversa una cosa così capita a una giovane nomade, com'è accaduto in questi ultimi giorni a Kos nel corso delle ricerche di Denise Pipitone,  nessuno si sente in debito, nessuno riflette un poco su quanto sia fuorviante, anche da un punto di vista investigativo, continuare ad alimentare l'ipotesi che Denise sia stata rapita dagli zingari: se non altro perché se la vera Denise per caso venisse avvistata non in compagnia di nomadi ma di persone "normali", ben vestite ed educate,  si correrebbe il rischio che nessuno nutra sospetti, nessuno si rammenti di eventuali somiglianze con le foto da tutti conosciute, nessuno la riconosca  e la segnali. Si sa che gli zingari rubano i bambini e quindi il sospetto è legittimo, i controlli doverosi, l'emergenza giustificata.

Ora, siccome esiste la Rete e abbiamo la possibilità di informarci  oltre i luoghi comuni, le deformazioni, le generalizzazioni e le manipolazioni dei mass media, non sarebbe male tentare di andare a fondo delle questioni, senza ingollare acriticamente qualsiasi beverone preconfenzionato ci venga propinato.

Per esempio, provare a leggere: Luoghi comuni contro Rom e Sinti: parte 1, 2, 3, 4
di Alberto Prunetti su Carmilla on line. 
Lettura illuminante.







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07/08/2008

Fannulloni? Ne conosco anch'io

Fannulloni? Ma sì, chi non ne conosce? Chi non se ne lamenta? Fanno parte del tipico panorama italiano, inseme alla pizza, al mandolino e agli spaghetti al pomodoro. Sulla base della mia personale esperienza, posso dire che i fannulloni a me noti sono, fra l'altro, esemplari da manuale di quell'ambiguità, strettamente collegata alla malafede, di cui parla l'illuminante saggio di Simona Argentieri recentemente pubblicato (vedi questa intervista).

Detto questo, i proclami di Brunetta mi lasciano perplessa. C'è chi dice che i dati siano abbondantemente taroccati. Propaganda, insomma, dello stesso genere dei servizi televisivi sul premier che a Napoli si improvvisa spazzino. Attenzione, però: si tratta di una propaganda facile, diretta ed efficace, che arriva. Nonostante tutto. Perché fa leva sul malcontento dilagante. Perché all'italiano medio piace fare il furbo per
poi dire che i furbi sono sempre gli altri e vanno doverosamente puniti. E questo, chi attualmente ci governa l'ha capito egregiamente.

Di Brunetta e dei suoi dati non mi fido. Ma sono consolanti e non difficili da comprendere. Come qualsiasi forma di demagogia, di banalizzazione, di semplificazione. Non contano i fatti, Conta la loro rappresentazione, se vogliamo la loro mistificazione. E per ora conta sempre parecchio Madama Televisione.

postato da floria1405 alle ore 23:43 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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|categoria: politica, televisione




05/08/2008

Strani accostamenti




E' già la seconda volta che mi passa davanti la pubblicità di una collana, qualcosa del tipo "I classici di ogni tempo e paese". Prima uscita, in edicola a 4 euro e novantacinque (o giù di lì), I Promessi Sposi e il Kamasutra. Rimango talmente basita che non mi riesce concentrarmi sulla casa editrice, quindi non chiedetemela. Ma cosa ne penserebbe Manzoni di questo ardita accoppiata?
postato da floria1405 alle ore 23:21 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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|categoria: letteratura, televisione, divertimento, pubblicitĂ 




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