Ovvero: Catepol, la nostra eroina.
Sappiamo benissimo come funzionano certi meccanismi comunicativi. Fai finta che l'interlocutore non esista, non rispondere alle sue argomentazioni, battilo con il silenzio e con l'invisibilità, sposta il confronto su altro, trucca la partita. In una parola: sia pure con gentilezza, boicottalo. Se hai sufficiente potere mediatico, l'operazione, in genere, riesce benissimo. Per capire come i tre candidati alla segreteria del Partito democratico prendano in carico la cultura digitale vorrei partire da piccoli episodi.
In primo luogo, alcune dichiarazioni rese da Franceschini e Bersani negli ultimi mesi. Il segretario, durante i giorni dell’assemblea che lo elesse, sbottò contro quella che l’Unità definì “la rabbia del Web” e cioè contro e mail, commenti ai blog, prese di posizione che invasero il cibespazio in quel periodo, tesi a invocare un congresso immediato. Franceschini dichiarò: “Ma scusate la base qual è? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato, le duemila persone elette con le primarie? Quella è gente vera, non virtuale. Gli italiani non sono il popolo della rete”.
Da parte sua, Bersani alla recente festa del partito a
In secondo luogo, il sondaggio online de L’espresso a cui hanno già partecipato trenta mila persone: circa il 47% si dichiara a favore di Marino, il 40% di Bersani e il 13% di Franceschini. [...]
Dopo questa premessa, Antonio Tursi passa a confrontare le tre mozioni sul tema della cultura digitale e conclude:
Se la cultura digitale non riguarda solo gadget tecnologici, ma permette di cogliere il tempo nuovo in cui ci è dato vivere, Marino sembra sicuramente quello dotato di maggiore capacità prospettica.
Questo è confermato, infine, dal fatto che delle tre mozioni l’unica a occuparsi di questioni più specifiche alle reti telematiche sia proprio quella di Marino che, all’interno di un’attenzione generale all’informazione, affronta i problemi della banda larga nel nostro paese e della libertà dei citizen journalists, cioè di tutti noi che pubblichiamo qualcosa su internet.
Marino capisce che “è una politica miope quella che si occupa delle leggi sulla comunicazione ignorando che nel futuro i nuovi mezzi che oggi rappresentano lo strumento di massima democrazia, potrebbero finire per essere controllati da pochi colossi industriali e limitati da normative che tendano ad introdurre limiti all’informazione in rete”.
Io credo che la democrazia si basi su una diffusa partecipazione dei cittadini fondata su una corretta informazione. In questo momento, nel quale appunto la libertà di informazione sembra essere messa in discussione, c'è tuttavia da chiedersi se coloro i quali, nel centrosinistra, se ne fanno orgogliosi alfieri siano davvero disposti, nei fatti, a mettere in pratica i principi che con tanta indignazione sbandierano. Se, per dire, stiano conducendo il confronto al loro interno, quel confronto dal quale dovrebbe emergere un fisionomia definita di un partito che si candida ad essere concreta alternativa, secondo criteri di reale trasparenza e di rispetto per tutti coloro che a questo fine si stanno impegnando. A occhio, direi di no.
(Intanto altri giochi si stanno già giocando, a prescindere. Per esempio questo)
Una doverosa premessa. Qui si parla di profili personali di politici e non di pagine di fan: sono due cose diverse (differenza che a chi parla del fenomeno "politici su facebook" non di rado sfugge). Si presume che il profilo sia gestito dal diretto interessato, mentre le "pagine", come i gruppi, sono spesso frutto dell'iniziativa di anonimi supporter.
Sì, sì, è possibile, lo ammetto. L'italica blogosfera, litigiosa al solito, si è divisa sulla sua opportunità. A suo tempo, dopo un po' di riflessioni, ho deciso di aderire. In Piazza Navona erano quattro gatti, pare, anche se, evidentemente non gli stessi che hanno la pazienza di ascoltare Benedetto XVI. Il dibattito fra "guru" è proseguito anche dopo, con toni che non sempre mi sono piaciuti. Che vogliono dire, per esempio, queste frasi di Michele Ficara Manganelli? "Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità. E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno) è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio".
Che il cosiddetto web 2.0 sia una sorta di vampiro, già lo avevo scritto in tempi non sospetti. Ma quella che era una mia giocosa intuizione, riceve forza di dimostrazione filologica da questa nota dell'amico (di Facebook, ma non solo: una delle rare persone che posso dire di conoscere personalmente) Marco Trainito. Tanto per essere chiari: Marco è filosofo. Verrebbe da tirare un sospiro di sollievo. Fra le tante, troppe dissertazioni di marca giornalistico-sociologica che ci affliggono a proposito di social network, innovazione, rete etc etc, si sente talvolta il bisogno di guardare a siffatti elevati fenomeni, anche se solo per ridere (ridere?), da una prospettiva altra. Intertestualità, decostruzione, critica. Tutte cose che, guarda guarda, hanno bisogno dello sguardo disincantato degli immigrati (o ibridi) digitali, gente di buone, solide letture, che, nonostante questo (o forse, badate bene, proprio per questo) non disdegna di mescolarsi con la plebe internettiana, esattamente come il califfo Harun al Rashid che passeggiava in incognito per la città di Bagdad.
Come volevasi dimostrare, il luogo comune impazza. Il tema sui social network & C ha deliziato i commentatori digitali. Che, naturalmente, non hanno mancato di preoccuparsi dei proveri prof incartapecoriti che si troveranno alle prese con roba che non conoscono, incapaci quindi di correggere senza prevenzioni: ecchepalle, scusate! Incartapecoriti sarete voi.
Già li sento i paladini dell'innovazione internettiana plaudire al tema sui social network e new media.
un'interessante interazione didattica. Un'invasione di tesine e/o percorsi da parte dei miei studenti nella mia casella di posta, con correzione in tempo reale + commenti scherzosi riguardo l'intera faccenda sulla bacheca di facebook (persino uno studente che afferma: "Piergiorgio - Odifreddi n.d.r. - mi attizza"). Una classe virtuale semipubblica (si vuole aggiungere qualcuno dall'esterno? ben venga, così realizziamo in pieno la mia utopia della scuola "fuori di classe" e ... fuori di testa!). Beh, non male. E ancora non mi arrendo all'uso di msn!
Scusatemi tanto se, mentre in Rete ci si accapiglia sugli esiti potenzialmente nefasti dell'articolato riguardante Internet all'interno del disegno di legge sulle intercettazioni (ottima sintesi ne viene offerta su Punto Informatico), io mi soffermo su una problematica evidentemente marginale, legata non tanto alla minaccia che incombe sulla libertà di espressione di noialtri comunicatori via Web (almeno in apparenza), quanto al vissuto concreto della gente comune. Contaminazioni
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Lorenza Boninu